Arithmòs III - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Arithmòs III

Insegnamento Pitagorico

Nume Nomen Omen

Questo libro è basato sul metodo operativo pitagorico che stabilisce un rapporto tra Numero e Suono, tra ἀριθμός Arithmòs e λόγος Logos, in altre parole il Numero che diventa Parola, Suono.  I Pitagorici contavano le lettere, le consonanti e le vocali del nome e a seconda che fossero in quantità pari o dispari traevano le loro predizioni. Si conteggiano le lettere, suddividendole in vocali e consonanti, si attribuiscono i valori numerici corrispondenti alle lettere e si sommano. Il numero che si ottiene è il potere che sta dietro la parola, si riduce il numero sommandone le lettere e s’interpreta secondo attraverso la conoscenza di Arithmòs, la sapienza pitagorica dei numeri.
Nomen omen è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa “il nome è un presagio”, “il destino nel nome”, di nome e di fatto. Nell’antica Roma il Nume era il Nome della Potenza che proteggeva la città, il Nomem-Numen, i Romani sapevano che il Nome o Nomen era la sostanza del Nume o Numen.
 
Nell’antica Grecia la pratica dell’Isopsefia accomuna parole di significato diverso, mentre il numero che le rappresenta, può essere definito “psefia”. Isopsefia era un particolare sistema di calcolo, derivato direttamente dalla psefia (conteggio), che consisteva nell’attribuire una quantità numerica a ciascuna delle lettere dell’alfabeto greco. Si procede sommando i valori numerici di una parola ottenendo il valore numerico a essa corrispondente. Attraverso questo calcolo si poteva attribuire a due o a più parole diverse (ma anche a sigle e a nomina sacra) lo stesso valore isopsefico, facendo sì che esse assumessero lo stesso significato simbolico. Fiorì, nei primi secoli dell’era cristiana in Efeso il maggior collegio in cui venivano insegnate unitamente le astratte speculazioni orientali e la filosofia platonica. Efeso era il centro delle dottrine “segrete” universali, il misterioso laboratorio da cui, foggiata nell’elegante fraseologia greca.

Nella parte finale è fatto un esempio di calcolo aritmomantico del nome di una persona. si analizza il nome e la data di nascita di NIKOLAJ KONSTANTINOVIČ ROERICH  famoso archeologo, pittore, etnologo, geografo, scienziato, poeta, storico, filosofo, scrittore, pensatore.

NUMERO LETTERA SUONO <> LE LETTERE DELL’ALFABETO GRECO  <>  METODO OPERATIVO PITAGORICO <> TAVOLA TRIPARTITA DI THEONE DI SMIRNE E BILANCIA PITAGORICA  <>  IL TRIANGOLO DIVINO DI NESTORIO <>  IL SISTEMA DI NUMERI E LETTERE DI MARCO <>  L’ECO DEL NOME <>  LE GEMME GNOSTICHE <>  CHNUMIS - CHNUBIS <>  ABRASAX <>  ABRACADABRA – ABLANATHANALBA <>  IAO - IAΩ <>  IEOU <>  LE SETTE VOCALI I SETTE TUONI <>  LE CINQUE VOCALI - LE CINQUE PAROLE <>  LE SEI LETTERE DEL NOME GRECO IESOUS - IL NUMERO 888 <>  CRISTOS – ΧΡΙΣΤΟΣ <>  MONOGRAMMA DI CRISTO - I NUMERI 218 E 318 <>  TEMPIO DI SAN MICHELE ARCANGELO A PERUGIA <>  LE SCRITTE MISTERICHE DEL DUOMO DI BARGA <>  NUME - NOME OMEM <> ARITMOMANZIA METODO DI AGRIPPA  <>  NOMEN DI DUE MAESTRI COSTRUTTORI <> LE SCRITTE MISTERICHE DELLA CATTEDRALE DI CHARTRES  <> VALORI NUMERICI DEI NOMI SHAMBALLA E IBEZ  <>  TEMA ARITMOMANTICO DEL NOME <>  APPLICAZIONI PRATICHE OPERATIVE
NUMERO LETTERA SUONO
 
Il mondo è stato creato con delle frasi, composte di parole, formate da lettere. Dietro di queste ultime sono nascosti dei numeri, rappresentazione di una struttura, di una costruzione ove appaiono senza dubbio degli altri mondi ed io voglio analizzarli e capirli perché l'importante non è questo o quel fenomeno, ma il nucleo, la vera essenza dell'universo.
Albert Einstein
 
Questo libro riguarda essenzialmente i rapporti tra Numero e Suono, tra ἀριθμός arithmòs e λόγος Logos, in altre parole il Numero che diventa Parola, Suono.
 
Pitagora affermava che ciascuna lettera dell’alfabeto ha un suo grado di vibrazione, il quale produce un particolare suono che determina effetti su chi lo ascolta. Gli indù sostengono di aver ricevuto i caratteri sanscriti dai Deva (Dèi) e la scrittura fu chiamata Devanâgâri, la “lingua dei Deva”. Nello stesso modo la maggior parte delle nazioni antiche rivendicò un analogo privilegio per l’origine delle proprie lettere e della propria lingua. La Cabala denomina l’alfabeto ebraico “le lettere degli Angeli”, che furono comunicate ai Patriarchi, proprio come il Devanâgâri fu comunicato ai Rishi dai Deva. I Caldei trovarono le loro lettere tracciate nel cielo dalle “stelle e comete non ancora orbitanti”, afferma il Libro dei Numeri.
 
Albert Einstein afferma che il mondo è stato creato con parole composte di lettere e dietro di esse i numeri. C’è una matematica divina le cui cifre sono i simboli arcani, applicata all’Uomo Celeste il cui corpo è l’universo, che governa le leggi e la struttura dell’universo, e un’applicata all’uomo, creato sul suo modello.
 
I caratteri Devanâgâri, in cui di solito è scritto il Sanscrito, hanno tutto quello che hanno gli alfabeti ermetici, caldei ed ebraici, e in più il significato occulto del “suono eterno” e il significato dato a ogni lettera nel suo rapporto con le cose tanto spirituali che terrestri. Poiché nell’alfabeto ebraico vi sono soltanto ventidue lettere e dieci numeri fondamentali, mentre nel Devanâgâri vi sono trentacinque consonanti e sedici vocali, che fanno in totale cinquantuno lettere semplici, con più innumerevoli combinazioni, il margine per la speculazione e il sapere è in proporzione assai più ampio. Ogni lettera ha la sua equivalente nelle altre lingue e il suo equivalente in una o più cifre della tabella dei calcoli. Ha anche numerosi altri significati che dipendono dalle speciali idiosincrasie e caratteristiche della persona, dell’oggetto o del soggetto da studiare.[1]
 
La Tradizione misterica afferma che è esistito un alfabeto primordiale i cui segni e suoni erano la diretta manifestazione del potere della Parola di Dio. Se questo è vero, allora l’alfabeto esprime attraverso dei simboli, cioè le lettere con cui è composto, i principi primi (archetipi) che costituiscono l’Universo. Alcuni alfabeti moderni mantengono di più le potenti vibrazioni originarie dell’alfabeto primordiale, mentre altri le hanno in gran parte perse essendo molto spuri.
 
Il suono delle parole può alterare la dimensione dello spazio-tempo in cui ci collochiamo, e di conseguenza di produrre effetti immediati sulla nostra psiche, fino ad alterare quello spazio energetico da cui il nostro corpo dipende. L’utilizzo delle parole, l’emissione di suoni, ripetizione di fonemi, di sillabe, di vocali come atto performativo crea le immagini nella materia subatomica delle forme che producono perturbazioni a livello mentale emozionale ed energetico fisico.
 
La potenza della Parola era talmente temuta che Il nome di Dio non era pronunciabile se non attraverso un suo sostituto. Tra gli Ebrei, la nomina del nome di Dio in modo improprio era giudicata blasfemia è punita con la morte, per lapidazione[2]. Tanto nei sacri testi ebraici come in quelli sanscriti, vi sono molti nomi sacri misteriosi che, all’orecchio profano, non dicono più di qualsiasi altra parola, spesso anche volgare, perché nascosti sotto forma di anagramma o altrimenti.
 
Nella IV Stanza di Dzyan dopo il Primogenito, il cui numero 1065, appaiono le Potenze Creatrici, numericamente i 31415 o i due volte sette, chiamati Fiamme, Costruttori, Numeri, nella Gerarchia cristiana sono i Poteri divini e celestiali, gli Arcangeli. Nel Sepher Jetzirah il mondo fu fatto “per opera di tre Seraphim, cioè Sepher, Sephar e Sipur”, o “per opera del Numero, dei Numeri e dei Numerati”.
 
Queste Fiamme divine sono le copie moderne di prototipi arcaici. Il reale simbolismo dei loro nomi, quando sono tradotti e disposti in greco e in latino, è sufficiente a dimostrarlo, come si proverà più avanti. La IV Stanza prosegue affermando che questo è l’Esercito della Voce, il settenario divino, un’espressione strettamente unita al mistero del Suono e della Parola, come effetto e corollario della Causa - il Pensiero Divino.
 
Nell’alfabeto sanscrito, come pure in quello ebraico, greco, e in qualsiasi altro, tutte le lettere hanno il loro significato occulto e la loro analisi ragionata: ciascuna è una causa e un effetto di una causa precedente, e la loro combinazione produce spessissimo i più potenti effetti magici. Le vocali specialmente contengono le potenze più occulte e formidabili. Le sacre Scritture ci informano che le invocazioni magiche piuttosto che religiose carmina o mantra sono sempre cantate.
 
La parola e le lettere che la compongono possono avere effetti benefici o malefici. L’effetto malefico o punitivo è la maledizione l’αρά (arà[3]) prevista mondo antico come atto verbale a garanzia di trattati ufficiali tra città quale sanzione punitiva a livello giuridico. Nell’Antico Testamento la maledizione è il modo che il Signore, si riserva per punire chi non rispetta i suoi precetti.
 
Platone nel Filebo (18 b-c), dove ricorda che le vocali (chiave della fonetica) sono state distinte per opera del dio egiziano Thoth. Esse permettevano la costruzione di un linguaggio che imitava quello degli Dèi. Nell’antica Grecia, la conoscenza della modulazione del suono è attribuita in modo esplicito ai Μάγοί, ai maghi esperti di saperi misterici. I Μάγοί in particolare sono ritenuti specialisti di complicate modalità di comunicazione con gli dei, che vanno dalla specifica conoscenza del valore fonetico delle vocali al sapiente utilizzo del suono indistinto, il barabrum murmur, il magicum sussurramen, le invocazioni senza suono che organizzano il linguaggio incomprensibile con il quale i Μάγοί comunicano con le potenze. Nel De interpretatione dello pseudo Demetrio Falareo si ricorda che per il Μάγοζ Ostanes ogni nome divino doveva essere pronunciato “secondo sette” (vocali).
 
Il suono delle vocali pronunciate ritualmente, secondo le precise regole, permette al Mago di porsi nella posizione stessa di Colui che è considerato Signore e Creatore dell’universo e da questa posizione dominare attraverso il sapere “magico”. Com’è stato espresso così bene da P. Christian, il profondo autore di L’Histoire de la Magie e di L’Homme Rouge des Tuileries, le parole pronunziate da qualsiasi individuo e il nome che egli porta, determinano in gran parte il suo futuro destino.
 
Il pronunziare un Nome non è soltanto definire un Essere (un’Entità), ma significa porlo, mediante l’emissione della Parola (Verbum), sotto l’influenza di uno o più poteri occulti e condannarlo a subire quest’influenza stessa. Le cose sono, per ciascuno di noi, come essa (la Parola) le fa mentre le nomina. La Parola (Verbum) di ogni individuo è, per quanto inconsciamente per lui, una benedizione o una maledizione, ed ecco perché la nostra attuale ignoranza intorno alle proprietà e agli attributi dell’idea, del tutto inconsciamente per noi, è una benedizione o una maledizione; ed ecco perché la nostra attuale ignoranza sulle proprietà e gli attributi dell’idea, come pure sugli attributi e la proprietà della materia, è spesso fatale per noi. Sì, i nomi (e le parole) sono benefici o malefici; essi sono in un certo senso velenosi o salubri, secondo le influenze occulte che la Saggezza Divina ha unito ai loro elementi, cioè alle lettere che li compongono e ai numeri correlativi a queste lettere.
 
Platone considera il numero, il generatore e l’essenza dell’Armonia, che a sua volta costituisce la base del Cosmo, e quindi dello stesso essere umano. Proclo afferma che il numero sussiste sempre e si ritrova in tutto: nel nome, nelle proporzioni, nell’anima, nella ragione e nelle cose divine. Dietro il nome vi è il numero che dà la chiave della forma, e dello scopo della vita velata dalla forma. I Pitagorici insegnavano che le menti, le azioni e i successi degli uomini riuscivano conformi ai loro nomi, le cui vocali e consonanti corrispondevano ad Arithmòs, cioè numero misura ritmo, da cui Aritmomanzia, l’oracolo numerico che definiva il genio e il destino degli uomini. Diceva Pitagora:
 
Vi è un misterioso legame tra gli Dèi e i Numeri, su cui è basata la scienza dell’Aritmomanzia. L’anima è un mondo che si muove da sé; l’anima contiene in se stessa, ed è, il quaternario, la Tetractis (il cubo perfetto).
 
Aritmomanzia è la scienza della corrispondenza fra Dèi, uomini e numeri, come insegnava Pitagora. Essa insegnava le relazioni e i legami fra gli Dèi e i numeri che, perché usati dagli uomini, diventavano intermediari fra gli Dèi e gli uomini. Ad esempio: l’anima contiene il 4, l’uomo fisico e spirituale il 3, gli animali sono ternari, l’uomo è un settenario se virtuoso, un quinario se cattivo, ecc[4].
 
Aritmomanzia, deriva dalla composizione delle parole greche Arithmòs cioè numero misura ritmo, e mantéia cioè oracolo, predizione. Tutto è numero, tutto viene dal numero e vi ritorna. L’Aritmomanzia applicata agli uomini si affida alle nozioni di esattezza, di rito, d’arte, di ritmo e di predizione, riassunte con il nome di “vibrazioni”, cioè tendenze, qualità potenziali, forze e caratteristiche di cui ciascuno di noi è dotato. Il termine mantéia fu utilizzato anche da Platone, che considerava la divinazione come una capacità superiore alla stessa ragione. Anche gli Stoici ritenevano possibile divinare il futuro interpretando i segni del presente, perché consideravano il mondo retto da una ragione universale (Logos).
 
Apollonio di Tiana vissuto, grande filosofo Neopitagorico, scrivendo a Eufrate, conferma che l’Insegnamento Pitagorico comprendeva anche l’arte della divinazione:
 
Qualora tu incontrassi un filosofo pitagorico, ti dirò cosa e quanto otterrai: la scienza delle leggi, la geometria, l'astronomia, l'aritmetica, l'armonica, la musica, la medicina, tutta la divina arte della divinazione, ogni cosa bella …
 
Nel mondo antico la divinazione era regolata dalla religione e si esprimeva nella consultazione degli oracoli. In Grecia, i responsi dell’oracolo di Delfo erano tenuti in elevata considerazione, al punto da costituire norme religiose; queste raccolte dai sacerdoti di Apollo, sono considerate la base della comune cultura greca e non solo dal punto di vista etico o religioso.
 
Quando Pitagora dopo la deportazione a Babilonia, arrivò al tempio Delfo, l’arte divinatoria era ormai spenta. A Delfi c’era un santuario dedicato ad Apollo Pitio. Pizio deriva da pyth, radice del verbo pynthànomai (interrogo). A Delfo c’era il più grande tempio oracolare del dio Apollo. Il nome Pitagora indica, quindi, un legame con la divinità oracolare di Delfo, Pitagora è una forma di Pitio. Egli restituì forza e prestigio al santuario ove le sacerdotesse praticavano la mantéia cioè l’oracolo. Ci viene riferito che Teoclea, la sacerdotessa di Delfo quando vide e ascoltò Pitagora, la sua anima fu scossa da un sussulto a tal punto che riconobbe immediatamente il suo maestro. All’epoca Pitagora, nel pieno delle sue forze, indossava la classica veste bianca chiusa all’egiziana, e una fascia di porpora gli cingeva la vasta fronte. Pitagora riuscì a restituire ai sacerdoti di Delfo la coscienza della loro importantissima missione. L’importanza della sua missione al santuario mantico di Delfo la ritroviamo nel nume dell’Istruttore ionico. Il nome Pitagora significa “annunciatore di Pitio”, cioè colui che comunica i responsi del Dio.
 
Nell’antica Roma era usanza recarsi ogni anno al santuario della Fortuna Primigenia per una consultazione. Di diversa natura erano i Libri Sibillini, trascrizione di responsi oracolari che erano consultati da particolari sacerdoti[5] (detti viri sacris faciundis) in occasione di certe decisioni pubbliche di carattere religioso. Nomen omen è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa “il nome è un presagio”, “il destino nel nome”, di nome e di fatto. Nell’antica Roma il Nume era anche il Nome della Potenza che proteggeva la città, il Nomem-Numen, i Romani sapevano che il Nome o Nomen era la sostanza del Nume o Numen.
 
Quando l’Aritmomanzia è basata sull’alfabeto ebraico, è detta Gematria. I metodi di calcolo dello Zohar, con le loro tre sezioni, Gematria, Notaricon e Temura, sono difficilissimi da mettere in pratica. La Gematria cabalistica è aritmetica, non geometrica. È uno dei metodi per estrarre il significato nascosto da lettere, parole e frasi. Consiste nell’applicare alle lettere di una parola il significato che hanno quali numeri, nella forma esteriore e anche nel loro senso individuale. Il termine Gematria è formato per metatesi dalla parola greca γραμματεία; Notaricon può essere comparato a Stenografia; Temura è permutazione, un anagramma, un modo di dividere l’alfabeto e spostare le lettere. Secondo certe regole, una lettera o un numero è sostituito da un altro. L’alfabeto cabalistico è diviso in due parti uguali, e ogni lettera o numero di una parte corrisponde a una lettera o a un numero simile all’altra parte. Cambiando le lettere alternativamente, sono prodotte ventidue permutazioni o combinazioni, con un procedimento che è chiamato Tziruph.
 
Si tratta di un sapere che rivestì grande importanza nell’ambito del simbolismo numerico. È una delle discipline alla base dell’onomanzia greca, perché si riteneva che le parole isopsefiche avessero tra loro un legame. Per onomanzia s’intende la pratica divinatoria basata sull’interpretazione etimologica, simbolica e numerica del nome di una persona. Deriva dal greco “ὄνομα (ónoma)”, che significa “nome”, mentre il suffisso “-manzia” significa “divinazione”. L’onomanzia era praticata per cercare dei presagi in nomi già impostati in precedenza ma non solo. Spesso, quando stava per nascere un bambino, si ricorreva all’onomanzia per tentare di trovare il nome più fortunato o quello che sarebbe stato più adatto a ciò che i genitori si prefiggevano per il loro figlio. Questa tecnica fu usata da Pitagora, di pari passo con l’Isopsefia. Platone riteneva che, quando si doveva assegnare un nome, si dovesse ricorrere all’utilizzo di questa pratica. I sistemi che venivano utilizzati, che citerò erano due, il primo faceva corrispondere a ogni lettera greca un simbolo del sistema di numerazione greco, il secondo, invece, si basava sugli anagrammi del nome.
 
Nell’antica Grecia la pratica dell’Isopsefia accomuna parole di significato diverso, mentre il numero che le rappresenta, può essere definito “psefia”. Isopsefia era un particolare sistema di calcolo, derivato direttamente dalla psefia (conteggio), che consisteva nell’attribuire una quantità numerica a ciascuna delle lettere dell’alfabeto greco, cominciando da alfa (il cui valore è 1) e finendo con omega (il cui valore è 800). Si procede sommando i valori numerici di una parola ottenendo il valore numerico a essa corrispondente. Attraverso questo calcolo si poteva attribuire a due o a più parole diverse (ma anche a sigle e a nomina sacra) lo stesso valore isopsefico, facendo sì che esse assumessero lo stesso significato simbolico.
 
I Pitagorici contavano le lettere, le consonanti e le vocali del nome e a seconda che fossero in quantità pari o dispari traevano le loro predizioni. Ritenevano inoltre che più fosse alto il numero associato a un nome secondo il sistema di numerazione greco e più felice sarebbe stata la persona. Sulla base di questo numero qualcuno arrivò a sostenere anche che la vittoria di Achille su Ettore era prevedibile, perché associato al numero maggiore. Achille = 1 (Α) + 600 (Χ) + 10 (Ι) + 30 (Λ) + 30 (Λ) + 5 (Ε) + 400 (Υ) + 200 (Σ) = 1276; Ettore = 5 (Ε) + 20 (Κ) + 300 (Τ) + 800 (Ω) + 100 (Ρ) = 1225.
 
Questo metodo di esegesi mistica per mezzo di lettere numeri, fu grandemente sviluppato dalle tendenze ellenizzanti dei Rabbini colti della Diaspora; l’Egitto, e specialmente Alessandria, fu uno dei principali centri di questa particolare scienza. Valentino e i suoi seguaci gnostici, conoscevano perfettamente la filosofia numerica pitagorica, il cui simbolismo aveva senza dubbio molte somiglianze con il Libro dei Numeri degli antichi Caldei.

   
LE LETTERE DELL’ALFABETO GRECO
 
 
Dal V secolo a.C. in avanti nell’antica Grecia entrò in uso la cosiddetta numerazione ionica o alfabetica, che faceva uso delle lettere dell’alfabeto. Si utilizzavano oltre ai 24 simboli contenuti nell’alfabeto classico, anche i 3 presenti in quello arcaico. I segni dei tre episemi sono il digamma (ϝ), che in età medievale viene deformato in stigma Ϝ (ϛ), il qoppa Ϙ (ϟ) (dal fenicio Qoph), e il sampi (ϡ). Lo stigma, ϛ, è una legatura delle lettere sigma (σ) e tau (τ) nella scrittura greca del medioevo e dell’epoca moderna fino al XIX secolo, scomparvero con l’assunzione dell’alfabeto ionico e furono utilizzate solamente come numero; dunque non compaiono nelle parole scritte in greco ionico.
 
Nell’alfabeto greco detto anche ionico, i segni utilizzati per indicare le vocali sono 7, due di più rispetto al latino. La differenza è dovuta al fatto che il greco possiede due diversi segni per indicare sia il suono E sia il suono O, distinguendo tra vocale breve “ε, ο” e vocale lunga “η, ω”. Una delle leggi generali che regolano la scrittura greca già al II secolo è che le lettere in quanto simboli, devono assimilarsi alle forme di base: cerchio O, triangolo D, quadrato ¨, o rettangolo . A quest’epoca tutte le lettere greche sono contenute in moduli inclusi in alto e in basso fra due linee parallele che ne impediscono l'estensione sopra e sotto. Le lettere s’inscrivevano in un quadrato virtuale. Le immagini o lettere che compongono l’alfabeto greco sono:
 
·        Nove consonanti o lettere senza suono;
·        Cinque semiconsonanti o semisuoni, dette liquide;
·        Tre semiconsonanti doppie.
·        Le consonanti sono 9+5+3 = 14, di cui 3 doppie in totale 17.
·        Sette vocali o suoni.
·        In totale 17+7 = 24 lettere.
·        Tre arcaiche, utilizzate solamente come numero 24+3 = 27.
·        Considerando che tre semiconsonanti sono doppie si giunge esotericamente al mistico numero 30.
 
[1] H.P. Blavatsky, Dottrina Segreta Scritti Esoterici - Vari sistemi occulti di interpretazione degli alfabeti e dei numeri.
[2] Levitico XXIV 16.
[3] In ebraico il verbo della maledizione è ‘arar.
[4] Dottrina Segreta, Antropogenesi sezione X: “La Croce e la Decade Pitagorica”.
[5] I custodi dei sacri Libri Sibillini erano minacciati di pena di morte se ne rivelavano una parola.
 
Figura 1. Le 24+3 lettere greche
 
L’alfabeto greco classico ha un duplice segno per il sigma: σ, sempre iniziale e interno, ς sempre finale. Quando veniva posto l’apice in alto a destra delle lettere, serviva per distinguere i numeri dalle parole: δ΄ = 4. Sebbene l’ordine in cui si presentano i segni del sistema alfabetico di numerazione scritta coincida di massima con l’ordine delle ventidue lettere dell’alfabeto caldeo-fenicio, da cui indubbiamente proviene l’alfabeto greco, l’idea di servirsi dei segni alfabetici per designare i numeri è greca; e gli ebrei formarono il loro sistema di numerazione scritta mediante le lettere a somiglianza del sistema greco. Anche gli ebrei fecero uso delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico cui aggiunsero le cinque lettere finali. Tanto nel sistema greco che in quello ebraico le prime nove lettere servono a indicare i numeri monadici cioè dall'uno al nove, la seconda enneade serve a indicare le decine o numeri decadici e l’ultima enneade a indicare le centinaia o numeri eka-tontadici. In questi due sistemi le lettere rappresentano i numeri e viceversa i numeri corrispondono alle lettere. Ne derivano i metodi di onomanzia numerica e i calcoli isopsefici tanto in greco che in ebraico.
 
Esempio di conteggio psefia parole greche. La parola ἀγάπη (agápē), cioè Amore, ha valore  [1 (Α) + 3 (Γ) + 1 (Α) + 80 (Π) + 8 (Η)] = 93.  La parola θέλημα (thélēma), cioè Volontà, ha valore numerico  [9 (Θ) + 5 (Ε) + 30 (Λ) + 8 (Η) + 40 (Μ) + 1 (Α)] = 93 . Le due parole Amore e Volontà poiché hanno lo stesso numero sono legate tra loro. Nel mondo degli uomini Amore è la chiave dell’applicazione della libera Volontà, per un equilibrato sviluppo nel rispetto della diversità. Amore è attrazione, è il desiderio che porta all’unione dei contrari. Nei Purana indù la Volontà è il “Desiderio” di Brahmâ di creare, e nella Cosmogonia fenicia di Sanconiathon la dottrina che il Desiderio, è il princìpio della creazione. La volontà è lo sviluppo del desiderio. Quando affermiamo che qualcosa accade secondo la volontà divina, significa che era un comando; un desiderio che si trasforma in azione. Quando il desiderio si trasforma in azione diventa volontà, diventa comando.
 
Un greco del Medio Evo, di soprannome Rabda, ci ha lasciato notizia che i primi nove numeri costituivano il gruppo dei numeri monadici, mentre gli 81 numeri dal dieci al novanta estremi inclusi venivano anch’essi aggruppati e detti numeri decadici, e quelli dal cento ai novecento ecatontadici. Nel sistema di numerazione decimale ogni numero è congruo modulo nove a uno dei primi nove numeri monadici. I Pitagorici chiamavano pitmene o fondo di un numero, il resto della divisione del numero per nove. Ogni numero si può considerare in un certo senso la ripetizione del suo pitmene; e quindi basta considerare i soli 9 numeri contenuti nella decade. Ogni numero si può considerare in un certo senso la ripetizione del suo pitmene; e quindi soprattutto dal punto di vista dell’aritmetica formale importa e basta considerare i soli numeri della decade[1].
 
Regola pratica per determinare il pitmene: si fa l’addizione teosofica, sommando tutte le cifre corrispondenti alle lettere. Esempio, la parola άγγελος ánghelos, cioè “angelo”, ha valore numerico 1+3+3+5+30+70+200 = 312 = 3+1+2 = 6. La parola γνῶσις “gnosis” ha valore 3+50+800+200+10+20 = 1263, riducendo tale numero 1+2+6+3 abbiamo 12 che può essere ulteriormente ridotto al pitmene 1+2 = 3.
 
 
METODO OPERATIVO PITAGORICO
 
 
Si conteggiano le lettere, suddividendole in vocali e consonanti, si attribuiscono i valori numerici corrispondenti alle lettere e si sommano. Il numero che si ottiene è il potere che sta dietro la parola, si riduce il numero sommandone le lettere e s’interpreta secondo attraverso la conoscenza di Arithmòs, la sapienza pitagorica dei numeri. I Pitagorici contavano le lettere, le consonanti e le vocali del nome e a seconda che fossero in quantità pari o dispari traevano le loro predizioni. Ritenevano inoltre che più fosse alto il numero associato a un nome secondo il sistema di numerazione greco e più felice sarebbe stata la persona. Più precisamente:
 
·     Le vocali sono legate ai Ministri Divini, ai Logoi, e pertanto si riferiscono ai poteri spirituali.
·     Le consonanti si riferiscono ai mondi della forma e nell’uomo al potere della personalità.
 
La parola greca noesis indica la conoscenza filosofica intellettiva, cioè la più alta forma di conoscenza secondo il pensiero greco. Il valore numerico della parola νόησις di 6 lettere, 3 vocali e 3 consonanti è 50+70+8+200+10+200 = 538, valore ridotto 5+3+8 = 16. Si ha un perfetto equilibrio tra vocali e consonanti tra Spirito e Forma. Il valore numerico delle tre vocali è 7+8+10 = 88 = 8+8 =16. Il numero 16 è il quadrato di 4 che è un numero dei Sacri Quattro, la Misura divina.
 
Il valore numerico delle consonanti è 450 = 4+5+0 = 9. Il numero 9 è l’ultimo numero monadico, rappresenta il cerchio. La lettera theta Θ il cui simbolo è un cerchio, ha valore 9. Questo numero impone la concordia, cioè restare uniti nel cerchio per portare a termine il compito assegnato.
 
 
TAVOLA TRIPARTITA DI THEONE DI SMIRNE E BILANCIA PITAGORICA
 
 
Theone di Smirne nel II secolo dispone in un quadrato di lato tre, le prime nove lettere dell’alfabeto greco come si usava allora per segni numerali dei primi nove numeri. Theone di Smirne dispone secondo l’Insegnamento Pitagorico, i nove numeri monadici dell’Enneade in un quadrato con il numero Cinque al centro, come mediatore armonico fra le quattro coppie di numeri: maschili le diagonali, femminili le perpendicolari. Il Quadrato è una rappresentazione della Sacra Tetractis, il macrocosmo. Il numero Cinque, è riferito all’uomo e rappresenta il microcosmo. La somma dei numeri in queste otto direzioni determinate dalle diagonali e perpendicolari passanti per il centro è 15.
 
Le diagonali e le perpendicolari rappresentano l’uomo nell’equilibrio del Macrocosmo cioè: 5 (uomo) + 10 (Macrocosmo) = 15.
 
Figura 2. Quadrato di 3x3 di Theone di Smirne
 
Inserendo le cifre corrispondenti alle lettere del nome del nome in questione all’interno del quadrato considerato come una matrice, si ottiene un’interpretazione approfondita del carattere e della personalità e degli obiettivi dell’individuo. In particolare la mancanza di numeri nelle celle, la preponderanza di numeri in alcune celle, l’equilibrio di presenze nelle righe, nelle colonne danno elementi di valutazione. Nell’analisi delle lettere del nome, le colonne e diagonali del quadrato assumono un significato ben preciso che deve essere interpretato secondo l’Insegnamento Pitagorico che si discosta dall’odierna analisi numerologica. Per questi motivi l’interpretazione che dà dall’autore, basata sull’Insegnamento tradizionale risulta diversa da quella riportata dai testi di numerologia.
 
Visualizzando i nove numeri della Bilancia Pitagorica, il 5 è il fulcro, l’asse di equilibrio[2] fra i Nove numeri monadici disposti in un quadrato secondo la tavola tripartita. In particolare la mancanza di numeri nelle celle, la preponderanza di numeri in alcune celle, l’equilibrio di presenze nelle righe, nelle colonne danno elementi importantissimi di valutazione.
 
Prendendo in considerazione il modello della Bilancia Pitagorica e il suggerimento di Theone di Smirne di disporre linearmente i primi Nove numeri in modo otto numeri siano simmetrici rispetto al Cinque al numero centrale. Un buon Pitagorico sa interpretare e disporre tutti i numeri, dispari e pari.                           
 
Figura 3. Bilancia Pitagorica e tavola tripartita con i primi 9 numeri
 
 
I numeri dispari per i Pitagorici sono in relazione con le motivazioni spirituali, del mondo dello Spirito, mentre i numeri pari con le motivazioni pratiche del mondo della forma. Il principio di Armonia prevede l’equilibrio fra lo Spirito e la Materia fra ideazione e realizzazione.
 
Nella tavola tripartita di Theone di Smirne, s’individuano due diagonali di numeri dispari, 1-5-9 e 3-5-7, e due perpendicolari a croce con coppie di numeri pari, 2-5-8 e 4-5-6. I numeri dispari per i Pitagorici sono in relazione con lo Spirito, mentre i numeri pari sono in relazione con la Diade la differenziazione nella Materia nella forma.
 
Significato delle diagonali dei numeri dispari:
·        La prima 1-5-9 proietta le nostre azioni verso gli altri, riguarda la sfera dei rapporti esterni;
·        La seconda 3-5-7 riguarda la sfera dei rapporti più intimi più profondi.
Significato della croce della coppia di numeri pari:
·        I numeri 2-5-8 della verticale, nei numeri più esterni esprimono il due e il suo cubo: la verticale rappresenta le creazioni nel mondo della forma;
·      I numeri 4-5-6 dell’orizzontale composta dalla coppia di numeri più interni, il quadrato e l’esagono, posti agli estremi di cinque rappresentano i progetti (il quadrato) realizzati dalla mentalità concreta (l’esagono).
I numeri delle diagonali e della croce risultano simmetrici rispetto al cinque, a differenza dei numeri delle colonne e righe esterne o di confine che non lo sono.
 
[1] A. Reghini Prologo dei Numeri Pitagorici.
[2] Cinque è collegato alla consapevolezza dei cinque sensi così come alla protezione. Rappresenta anche il servizio agli altri. Perché numero delle dita della mano, il cinque indica il potere dell'uomo. Questo significato si riflette nella matematica a base 10 (visto come doppio cinque), nelle costruzioni militari a forma di pentagono o di stella a cinque punte, nello stesso pentacolo. È un numero dalle molte facce che collega lo stato fisico alla salute mentale, che governa l’abilità di pensare chiaramente e la capacità intellettuale. Rappresenta l’apertura a nuove idee ed esperienze.
 
IL TRIANGOLO DIVINO DI NESTORIO

Nel Commento alla Repubblica di Platone, Proclo[1] cita uno schema (misterico) attribuito a Nestorio[2] a lui anteriore di tre generazioni, che applicava al Triangolo Sacro egizio (3, 4, 5) una disposizione delle 17 consonanti e delle 7 vocali dell’alfabeto greco[3]. La vocale a è la prima l’inizio della creazione, è posta sul cateto 4, quello della Madre, la vocale w chiude la serie, ed è l’ultima del cateto 3, quello del Padre. I 7 pianeti erano designati con le 7 vocali dell’alfabeto greco, come testimonia lo scolio a Dionisio Trace, filologo e grammatico greco antico del II secolo a.C. e autore di una Tέχnh Grammatikή: a era la lettera caratteristica della Luna, e quella di Mercurio, h quella di Venere, i quella del Sole, o quella di Marte, u quella di Giove, w infine quella di Saturno. Le 7 vocali corrispondevano all’anima dei 7 pianeti ed erano disposte sui due cateti. Delle 17 consonanti nove 5+4 erano messe sull’ipotenusa e sul cateto maggiore, otto (5 semiconsonanti e 3 doppie) erano messe sull’ipotenusa e sul cateto minore.
 
Si hanno così una disposizione delle 24 lettere dell’alfabeto greco, due per ciascuna delle dodici misure del triangolo di Pitagora.
·     Le 7 vocali sono disposte sui cateti di lato 4 e di lati 3, della Madre Materia e del Padre Spirito.
·     Sull’ipotenusa, il lato del Figlio, di valore 5. sono disposte in due gruppi: 5 consonanti semplici, 5 semiconsonanti, in totale 10. Il Numero dell’Uomo è 5, completo con la sua controparte è 2x5 = 10.
·     Sul cateto di valore 4, il lato della Madre, sono disposte 4 consonanti e le prime 4 vocali.
·     Sul cateto di valore 3, il lato del Padre, sono disposte 3 semiconsonanti doppie e le ultime 3 vocali.
 


Figura 1. Schema triangolare di lettere attribuito a Nestorio
 
Proclo ci dice che le 17 consonanti erano in corrispondenza dei 12 segni dello zodiaco. Ci è permesso di conoscere attraverso un riassunto sintetico di Proclo, nel suo commento alla Re­pubblica di Platone, e un’analisi, al tempo stesso più ampia e più antica, di Porfirio, nei capitoli XXI e XXII del “De Antro Nympharum”, gli scritti del pitagorico Numenio. Proclo e a Porfirio concordano nell’attribuire a Numenio la determinazione dei punti estremi del cielo, il tropico d’inverno, sotto il segno del Capricorno, e il tropico d’estate, sotto quello del Cancro, e nel definire, evidentemente sulle sue tracce, e sulle tracce dei teologi che egli cita e che gli sono serviti da guide, il Cancro e il Capricorno come le due Porte del Cielo. Secondo Proclo, il pitagorico Numenio le avrebbe rigidamente specializzate: per la porta del Cancro, la caduta delle anime sulla terra; per quella del Capricorno, l'ascensione delle anime nell’etere. A livello misterico l’inizio della generazione, cioè la caduta nella materia è l’alfa e la Porta è il Cancro, l’uscita dalla materia dopo sei segni zodiacali è il Capricorno, la Porta del Cielo.
 
Le due Porte sono all’inizio del lato della Madre a, e alla fine del lato del Padre g. Tutte le anime si incarnano in Cancer. Con s’intende che l’incarnazione iniziale avviene sempre in questo segno, riconosciuto nei millenni come “l’ingresso nella vita di coloro che devono conoscere la morte”; così come Capricornus è sempre stato inteso come un’altra porta, esotericamente detta “ingresso nella vita di coloro che non conoscono la morte”. Il Cancer l’uomo fa parte della massa e ha coscienza di massa, sfuocata e indistinta, senza fini riconosciuti (salvo che appagare gli istinti). In Capricornus avviene la grande rinuncia, è la nascita del Christos individuale.
 
La disposizione delle 24 lettere greche e dei 12 segni dello zodiaco potrebbe essere quella esposta nella seguente tabella.

 
Figura 2. Le 24 lettere dell’alfabeto greco i 7 pianeti e lo zodiaco
 
Il Maestro D.K. ci informa che nel grande ciclo delle sue molte incarnazioni l’uomo percorre lo zodiaco da Pisces ad Aries, e quindi retrocede seguendo la scia o il sentiero illusorio del Sole. Quando l’uomo emerge da quell’illusione, il moto della grande Ruota della Vita s’inverte ed egli comincia (lentamente e a fatica) a procedere nel senso opposto. Passa allora attraverso i segni da Aries a Pisces. Coscientemente e con pazienza inizia a vivere come anima che lotta verso la luce finché, al termine della via in Pisces, emerge come Vincitore e Salvatore del Mondo. Allora apprende cos’è il trionfo sulla morte, poiché ha superato e vinto il desiderio. Possiamo aggiungere che a ogni tappa è emesso un suono visualizzato dalla lettera greca abbinata al segno zodiacale.
 
Guardando il Triangolo di Nestorio, per l’uomo in cui è avvenuta la nascita del Christos interiore suggellata dall’eco del suono w (ὦ μέγα gruppo di cinque lettere suoni) partendo da g con il suono della semiconsonante doppia ψ, si procede in senso inverso f, e, con i suoni s, z, poi sul cateto della Madre d, c, b, a, con i suoni delle consonanti χ, f, t, p. Giunti sull’ipotenusa, il Figlio, l’Uomo (duplice) si percorre due volte `, _, ^, i, h, con i suoni k, θ, d, g, b. Dopo aver percorso i 12 segni, gli Gnostici fanno ripercorrere gli ultimi 5 segni in modo inverso: h, i, ^, _, `, questa volta accompagnati da 5 suoni diversi r, x, n, m, λ, giungendo alla Porta del Cancro. Il percorso fatto è stato accompagnato con 17 gruppi di suoni.
 
I dieci Punti inscritti nel Triangolo pitagorico valgono tutte le teogonie e le angiologie che siano mai uscite da un cervello teologico; poiché chi sa interpretare questi 17 punti (con i 7 punti matematici occulti) nel loro vero senso e nell’ordine dato, vi troverà la serie ininterrotta delle genealogie, dal primo Uomo celeste al terrestre.[4]
 
Il Maestro D.K. chiarisce il perché del ritorno alla Porta iniziale di Cancer: “Per diverse vite allora, dal punto conseguito in Capricornus, gira attorno al sentiero dello zodiaco, scende nel mare della coscienza di massa per essere ciò che nei testi antichi è chiamato il Granchio, che purifica l’oceano di materia che circonda l’anima umana, per divenire infine un capace salvatore del mondo in Pisces. Scende allora fra gli uomini per dar loro salvezza e promuovere il piano. È il Pesce che nuota libero nell’oceano della materia”.

[1] Nato a Costantinopoli nell’anno 410, educato in Licia, a 20 anni si recò ad Atene, dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 485. Le opere sue più importanti sono il Commentario al Timeo, alla Repubblica, al Parmenide, all'Alcibiade I e al Cratilo, e due scritti sistematici, l'Istituzione teologica e la Teologia platonica.
[2] Nestorio il Grande – Ierofante e Teurgo; il nipote di quest’ultimo, Plutarco, maestro di Siriano e Proclo, la cui figlia fu la celebre Asclepigeneia, che trasmise tutta la sua scienza sacerdotale e teurgica al grandissimo Proclo.
[3] Lucien Gérardin, “Le mystere des nombres”. Edition Dangles.
[4] Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta  III, Scienza occulta e scienza moderna.
 
IL SISTEMA DI NUMERI E LETTERE DI MARCO
 
Secondo S. Gerolamo, Marco era egizio, secondo altri insegnava in Asia Minore. Di Marco stesso non sappiamo nulla oltre al fatto che egli era stato uno dei primissimi discepoli di Valentino. Valentino e i suoi seguaci conoscevano perfettamente la filosofia numerica pitagorica. Ippolito scrive che, Valentino e altri Gnostici erano discepoli di Pitagora e di Platone, e che pertanto posero la scienza aritmetica come principio fondatore della loro dottrina. Gli Gnostici avevano dunque conoscenza del sistema dei seguaci di Pitagora, di cui disgraziatamente solo qualche frammento è giunto sino a noi, e senza dubbio lo utilizzarono adattandone a proprio uso, l’aritmetica e la geometria per aiutare le loro esposizioni.
 
Marco ha realizzato con i numeri e le lettere dell’alfabeto greco, un sistema analogo a quello adottato dai Rabbini Cabalisti. I rabbini degli Ebrei, ritornando dalla cattività babilonese, riportarono in patria le nozioni espresse in un simbolismo di numeri apprese dai Caldei[1], il Sepher Yetzirà è basato sull’antico Libro dei Numeri Caldeo. Questo metodo di lettere e numeri, fu grandemente sviluppato dalle tendenze ellenizzanti dei Rabbini istruiti al tempo della Diaspora. L’Egitto e specialmente Alessandria, fu uno dei centri di questa particolare scienza.
 
A Marco, lo Gnostico Pitagorico, uno dei primissimi seguaci di Valentino, fu attribuito un sistema cabalistico di numeri e lettere, e a questo proposito Ippolito dichiara che l’intero sistema di Valentino era basato sui numeri e sulla geometria di Platone. G.R.S. Mead[2] commentando la Gnosi da fonti tratte dai Padri della Chiesa Cristiana, spiega che la fonte quasi unica, da cui possiamo trarre notizie di Marco, il più Pitagorico fra gli Gnostici, è una lunga sezione degli scritti di Ireneo. Ippolito ed Epifanio, inseguito, non fanno altro che copiare Ireneo, il Vescovo di Lione, nelle cui mani era giunto un manoscritto di un seguace di Marco e attribuito dal Vescovo a Marco stesso. Ireneo, vescovo di Lione, ansioso di veder diminuire l’influenza nella vallata del Rodano dei seguaci di Marco, per primo lo attacca riportando storie scandalose, riconoscendo che si basavano su dicerie e ciarlataneria, su un uomo che egli non aveva mai visto. Ireneo, scrive G.R.S. Mead[3], si limita a citare alcuni passi integralmente, ma per la maggior parte si accontenta di riassumere il manoscritto, così che non possiamo essere certi di che cosa dicesse lo scrittore del documento. Secondo G.R.S. Mead, il racconto di Ireneo sembra essere una grottesca parodia delle cerimonie, il cui rituale ci è stato in parte preservato nel Codice di Askew e in uno dei MS del Codice Bruciano.
 
Il seme della maldicenza come tutti ben sanno attecchisce e non muore mai, perché oltre a basarsi su pregiudizi, si alimenta sulle bassezze umane, quali l’invidia, la gelosia, il rancore ecc. una volta che la pianta del pregiudizio e dell’ingiusta calunnia è cresciuta continua a dare i suoi frutti avvelenati. Ecco cosa si ritrova in rete riguardo Marco all’indirizzo www.eresie.it: “Marco frequentava le signore ricche e nobili dell’alta società, con il pretesto di farle partecipi della sua grazia, ma con il principale scopo di sedurle. Sempre secondo Ireneo ed anche Epifanio, Marco, inoltre, eseguiva una complessa cerimonia di trasformazione di un miscuglio di vino e acqua in un liquido di colore porpora, che diceva, essere il sangue della grazia. Analogamente ad altri gruppi gnostici, la miscela probabilmente conteneva minuscole quantità di sperma o sangue mestruale, intesi come l’essenza dei generi umani”.
 
Ireneo che ebbe fra le mani un manoscritto gnostico di un seguace e di Marco ci informa che:
 
Þ    In Principio il Padre era solo senza spazio e senza tempo, in perfetto riposo;
Þ    Il Padre ha in Sé la prima coppia, Abisso e Silenzio;
Þ    Il Padre generò Mente e Verità, la Diade, la prima Sigizia;
Questi Quattro formano la Tetrade Superiore;
Þ    Mente e Verità emanò Parola e Vita, la seconda Sigizia;
Þ    Parola e Vita emanò Uomo e Chiesa, la terza Sigizia;
I successivi Quattro formano la Tetrade Inferiore, che unita con la Superiore forma l’Ogdoade, i Sacri Otto.
Þ    Mente e Verità quando vide che la propria creazione era diventata a sua volta creatrice, fece al Padre un’offerta di 10 Eoni, il numero perfetto.
Þ    Parola e Vita dopo che Mente e Verità aveva glorificato il Padre, volle glorificare il proprio padre Mente e Verità e gli fece un’offerta di 12 Eoni.
 
Marco nella sua Rivelazione descrive i quattro suoni emessi dal Padre della Tetrade:
     
  • Primo suono           4   elementi,        Prima      Tetrade o Superiore.
  • Secondo suono       4   elementi,        Seconda Tetrade o Inferiore.
  • Terzo suono           10 elementi,        Decade.
  • Quarto suono         12 elementi,        Dodecade.
 
I primi due suoni formano l’Ogdoade che era divisa in una Tetrade Superiore e in una Tetrade Inferiore. La pronuncia del Nome intero consisteva di Trenta elementi e di Quattro combinazioni. Ogni lettera ha il proprio accento e modo di scrivere, ma nessuna comprende né contempla mai la forma di tutto il Nome e neppure la potenza della lettera che vi è prossima (all’Inconoscibile). E sono questi suoni che manifestano nella forma l’Aeon (il Primo) inesistente e ingenerabile, e queste sono le forme che vengono chiamate angeli, che contemplano perpetuamente il Volto del Padre, che sta presso Dio.
 
L’ECO DEL NOME
 
Marco aggiunge che ogni singolo elemento dei Trenta ha la sua speciale espressione, ma non conosce la forma del suono di cui è un elemento. Così proferendo tutto quello che sa, crede di far risuonare l’intero Nome. Poiché essendo ciascun elemento, parte dell’intero Nome, enuncia il suo suono speciale come se fosse l’intera Parola, e non cessa di risuonare fino a che non giunga l’ultimissima lettera dell’ultimo sub-elemento nella sua lingua speciale.
 
Ogni elemento divino, con tutti i suoi sottosuoni, note, o lettere, era contenuto in quella fase dell’Essere Divino alla quale era stato dato il nome simbolico di Chiesa … ed è il sostituto di un nome “autentico” che era solamente rivelato ai membri iniziati della scuola. La Chiesa era l’aspetto femminile della quarta e ultima sizigia, o coppia, della Tetrade, o i Sacri Quattro, i Signori del Pleroma.[4]
 
Quando l’ultima nota dell’Armonia Divina dell’ultimo sub-elemento cantata dal Verbo, ebbe espresso il proprio suono speciale, l’eco di questo si propagò nell’immagine di tutti questi elementi e sub-elementi, e dette origine a un’altra serie; e questa serie è la causa non solo degli elementi del mondo che conosciamo, ma anche di quegli elementi che hanno un’esistenza anteriore a quelli del nostro mondo. L’ultima nota divina stessa, un’eco dopo l’altra risuonò verso il basso, fu sospinta verso l’alto dal proprio suono per completare l’intero Nome, mentre un’eco discendeva nelle parti inferiori. L’ultima nota divina che consisteva di trenta elementi, ciascuno dei quali conteneva altri elementi, mediante i quali il nome di ciascun elemento radicale era compilato; e così all’infinito. L’elemento può significare una nota musicale, o una lettera dell’alfabeto greco.
 
Marco impresse questa grandiosa idea nelle menti dei suoi discepoli additando loro un’analogia nell’alfabeto greco. Così prendendo qualunque singola lettera, per esempio il delta D, appena la nominiamo abbiamo cinque lettere:
D = d;   E = e   L = l   T = t   A = a
Di nuovo seconda lettera e = epsilon     
 
E = e   PS = y I = i  L = l   O = o  N = n
E così via all'infinito. [5]
 
Marco adattò il sistema numerico a quello delle lettere dell’alfabeto greco. Ogni lettera dell’alfabeto antico aveva il suo significato filosofico e la sua ragion d’essere. Questo metodo di esegesi mistica, per mezzo di lettere e numeri fu grandemente sviluppato in Egitto sia dai Rabbini e sia dalla scuola Neoplatonica e Neopitagorica di Alessandria.
 
·        Le 9 consonanti simboleggiano gli elementi ineffabili o senza suono della seconda sizigia Mente-Verità.
·        Le 8 liquide o le semiconsonanti a mezza strada fra le lettere senza suono e i suoni simboleggiano gli elementi della terza sizigia Parole-Vita.
 
Marco, la cui filosofia era certamente più Pitagorica di qualunque altra, parla di una rivelazione che gli fu fatta dei sette Cieli, che, pronunciando i sette nomi delle sette Gerarchie Angeliche, emisero ciascuno una vocale[6].
 
·        Le 7 vocali rappresentano gli elementi della quarta sizigia Uomo-Chiesa, poiché il suono emanando attraverso l’Uomo informò tutte le cose. Poiché l’eco della sua Voce rivestì la forma. Queste vocali sono i suoni emessi dai Sette cieli o Sfere. Il primo cielo emana la vocale A, il secondo cielo la E, il terzo l’H, il quarto la I, il quinto la O, il sesto la U, il settimo la W. E tutti i suoni unendosi insieme in armonia emanarono un suono, glorificando Colui dal quale furono emanati.
 
La somma dei valori numerici delle 7 vocali greche A, E, H, I, O, U, W, è: 1+5+8+10+70+400+800 = 1294 = 1+2+9+4 = 16. Il numero 16 è é generato dall’Uno per crescita fino al numero quattro, per poi decrescere fino all’Uno, con 7 numeri: 1 + 2 + 3 + 4 + 3 + 2 + 1 = 16. Abbiamo il 4 collegato al 7 attraverso il numero 16 = 42. Il numero 16 rappresenta la progressione e la regressione dei 4 numeri della Tetractis, e il 4 occupa la posizione centrale fra progressione e regressione.
 
Le 24 lettere simbolo dell’alfabeto greco nel manoscritto gnostico citato da Ireneo erano assegnate da Marco in coppie alle 12 membra del Corpo dell’Uomo Celeste. Il Corpo dell’uomo Celeste era il simbolo grafico dell’ordinamento gerarchico dell’universo. Ventiquattro, afferma la Cabala, sono le Ore durante le quali si compie la  Creazione. Plutarco descrivendo la religione di Zoroastro parla di 24 dèi luminosi creati da Hormuz.
 
Hormuz dalla luce più pura e Ahriman, nato dalla tenebra sono rivali. Hormuz creò Sei diversi dèi … Anche Ahriman creò Sei demoni antagonisti agli dèi di Hormuz. Quest’ultimo si fece tre volte più grande … costellò il cielo di stelle e ne pose una a guardia sopra le altre: Sirio. Creò 24 dèi e li depose in un uovo. Ma i demoni … 24 anch’essi riuscirono a bucare l’uovo, e da allora bene e male furono mescolati.[7]
 
Dopo che Hormuz costellò il cielo di stelle ponendo sopra di esse Sirio, creò altri 24 dèi, in totale 30 il numero del Pleroma. Plutarco prosegue ancora dicendo che anche il Principe delle Tenebre, creò 6 + 24 = 30 demoni. I commentatori di Plutarco scrivono che la religione di Zoroastro non cita la creazione di altri 24 dèi e che probabilmente sono influenze della religione orfica. Gli Gnostici come gli Ebrei presero molto dalla religione dei Parsi (Parsi = Farsi) da cui la setta dei Farisei, pertanto ci deve essere un collegamento. G.R.S. Mead riporta il commento di Ippolito il quale dice che gli Eoni emanarono un’altra serie di 30 Eoni, seguendo la legge della similitudine, perché i Pitagorici dividevano in dodici, trenta e sessanta. Ippolito probabilmente riassunse a modo suo il manoscritto gnostico o forse non era completo, il gruppo dei trenta demoni è fuori del Pleroma, appartiene all’aborto. La somma di 30 per la Luce, con 30 per le Tenebre fa 60 il numero caldeo di Anu, il Cielo, l’unità di misura del tempo.

[1] L’antica religione dei Caldei era astronomica e matematica; la cosmogenesi e l’evoluzione venivano espresse dal simbolismo dei numeri. Ciascuna lettera della lingua sacra aveva un certo equivalente numerico, e così si poteva costruire parole e frasi che potevano essere interpretate numericamente.
[2] G.R.S.  Mead, Gnosticismo e Cristianesimo delle origini, Fratelli Melita Editori, pag. 264 e seguenti.
[3] Opera citata, pag. 265.
[4] G.R.S. Mead, Gnosticismo e Cristianesimo delle origini, Fratelli Melita Editori, pag. 270 e seguenti.
[5] Ib.
[6] Helena Petrovna Blavatsky, La Dottrina Segreta I, Cosmogenesi, Le Sette Creazioni.
[7] Plutarco, Iside e Osiride, 47.
 
LE GEMME GNOSTICHE
 
Nel culto segreto degli Gnostici venivano adoperati oggetti rituali, tra questi sono noti le gemme e i “diagrammi”, in cui erano riassunte le dottrine misteriche[1]. In una raccolta si vede una pietra gnostica che porta incise 7 stelle di uguale grandezza, sormontate da una 8a più grande; è evidente la rassomiglianza con i sette pianeti e il cielo fisso dei Misteri di Mithra. Ve ne sono delle altre che portano, incisi un compasso, una squadra[2] e altre figure geometriche. Qualunque fosse la figura o il motivo scolpito, questi gioielli segnavano i diversi gradi della gerarchia iniziatica corrispondenti alle tappe della progressiva liberazione dell’anima.
 
La grande quantità di gemme gnostiche era dovuta essenzialmente ai maghi egittizzanti che le hanno copiate da modelli Gnostici, occorre fare una distinzione fra “uso magico[3]” e “uso gnostico” della simbologia riportata su tali gemme. In quei tempo era praticato l’incanto efesino, ossia delle iscrizioni magiche incise su di una pietra o scritte su pergamena, come negli amuleti ebraici con versetti della Legge, chiamati filatteri, σνλατήρςα, e negli incanti mussulmani con versetti del Corano. Tutti erano usati come incanti magici protettivi e venivano portati dai credenti sulla propria persona.
 
C. W. King, la grande autorità sulle antichità gnostiche, afferma che le gemme non sono opera degli Gnostici, ma appartengono ai periodi pre-cristiani, e sono l’opera di “maghi”. Le pietre gnostiche, alcune delle quali sono giunte fino a noi, oltre che potenti talismani, erano veri e propri segni di riconoscimento tra Iniziati. La pietra usata con maggiore frequenza è il calcedonio, sia esso bianco, grigio, blu, giallo pallido e ancora grigio; utilizzati con minore frequenza il diaspro verde e la crisolite. Più raramente si è fatto ricorso all’agata, al diaspro nero o all’ossidiana.
 
Figura 1. Gemma gnostica Chnumis  e il suo triplice segno

 
San Giovanni nell’Apocalisse scrive: “A colui che vincerà darò da mangiare la manna occulta[4], e gli darò una PIETRA BIANCA con un nuovo nome scritto in essa, che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve[5]”, ossia la parola che nessun uomo conosce eccetto colui che la riceve. Giovanni allude chiaramente alla “potente cornalina bianca (calcedonio)”, una gemma nota agli adepti come “Alba Petra” o pietra d’iniziazione, su cui si trova generalmente incisa la parola “premio”. L’uomo è, spiritualmente, la pietra filosofale, “una trinità in unità”, come dice Filalete, ma egli è anche quella pietra fisicamente.
 
Giovanni cita espressamente la manna e la pietra bianca, quale premio al vincitore. In un trattato alchemico, “De manna Benedicto”, l’autore esprime le sue idee sulla pietra filosofale nei seguenti termini: “Per certe ragioni non è mio intento il parlar troppo di quest’argomento, che è una cosa già troppa chiaramente descritta; perché esso mostra ed espone usi magici e naturali di essa (la pietra) che molti che l’hanno avuta ignorano e di cui non hanno mai sentito parlare; e questi usi sono tali che, quando li ho visti, mi tremarono le gambe, il cuore mi balzò in petto ed io rimasi sbigottito dinanzi a essi”.[6]
 
La parola “premio” nell’antica Grecia era in relazione con atleta. I greci antichi consideravano l’olivo, una pianta sacra e la usavano per fare delle corone con cui cingevano gli atleti vincitori delle Olimpiadi, in Giovanni è detto “a colui che vincerà”. Nei Misteri greci (Kabirici), l’iniziato veniva posto su un trono risplendente, ornato da una fascia di porpora e coronato d'olivo[7]. La parola premio in greco è athlon άqlon 1+9+30+70+50 = 160 ed è legata alla figura di atleta. Il numero può essere espresso in modo rettangolare 10x16, dove 10 è il 4° numero triangolare, la Tetractis, e 16 il quadrato di 4, il numero giusto. Il numero 160 è la somma dei primi 11 numeri primi, infatti, 2 + 3 + 5 + 7 + 11 + 13 + 17 + 19 + 23 + 29 + 31 = 160. L’undici, essendo la prima cifra che segue il dieci 11, simboleggia l’inizio di un nuovo progresso, di un rinnovamento o anche di un capovolgimento.
 
Nel terzo grado d’iniziazione egizia, al candidato che aveva superato il Giudizio, otteneva il titolo di Giustificato e riceveva una corona vegetale, perché aveva vinto la morte. Riceveva il nome di Osiride, diventando uno con il Dio. La corona della giustificazione era il simbolo di conoscenza superiore dell’Iniziato. In Egitto veniva eseguito un rituale simile: “Sono colui che cinge la testa con la fascia della conoscenza, la fascia del Nun brillante e risplendente, attorno alla sua fronte, quella che rischiara le tenebre, e che riunisce i due Urei (cobra reali)[8]”. La corona esterna era solo un segno di una trasformazione del corpo e delle capacità cerebrali in grado di accogliere potenti energie. Pitagora disse di essere stato incoronato dagli Dei, alla cui presenza aveva bevuto “le acque della vita”. A questo grado gli veniva comunicato il misterioso nome di IAO[9].
 
I teurghi impiegavano sostanze minerali per scacciare i cattivi spiriti. Tra questi ultimi, uno degli agenti più potenti era una pietra chiamata Μνίζονπιν. “Quando vedete avvicinarsi un demone terrestre, Alzate la voce e sacrificate la pietra Mnizurin”, esclama un oracolo zoroastriano (Psel. 40). I pianeti - gli elementi dello Zodiaco — non hanno figurato solamente a Eliopoli come le 12 pietre chiamate i “misteri degli elementi” (elementorum arcana). Secondo parecchi scrittori cristiani ortodossi, esse si trovavano anche nel Tempio di Salomone.
 
CHNUMIS - CHNUBIS
 
In Egitto, Chnouphis, il Dio dal corpo di Serpente con la testa radiante di leone, fin dalla più remota antichità era considerato emblema di Sapienza, istruttore e salvatore dell’umanità, il “Figlio di Dio”. Ermete chiamò il serpente il più spirituale di tutti gli esseri. Mosé, Iniziato alla Saggezza Egizia, fece lo stesso nella Genesi, essendo il Serpente Gnostico con le sette vocali sulla testa, l’emblema delle Sette Gerarchie dei Creatori Settenari o Planetari. Da ciò pure derivò il serpente indù Shesha o Ananta, l’Infinito, un nome di Vishnu, del quale questo serpente fu il primo Vâhana o Veicolo sulle Acque Primordiali. Gli Iniziati fecero una differenza fra il Serpente buono e quello cattivo, fra il primo - personificazione della Saggezza Divina nella regione dello Spirituale - e l’altro, il Male, sul piano della Materia.
 
Scrive Champollion: “È rappresentato, fra varie altre forme, sotto quella di un enorme serpente con gambe umane; questo rettile, essendo l’emblema del Genio del Bene e del vero Agathodaemon, talvolta è barbuto”. Il serpente fu pure un emblema del Cristo presso i Templari, come lo prova il grado dei Templari nella Massoneria. Quest’animale sacro è quindi identico al serpente degli Ofiti ed è rappresentato su un gran numero di pietre scolpite, chiamate gemme Gnostiche o Basilidiane. Esso è rappresentato con varie teste, umane e di animali, ma su tutte queste gemme vi si legge sempre il nome XNOYBIS (CHNOUBIS).
 
C.W. King descrive una gemma gnostica: “Sui sette raggi della corona del leone, in corrispondenza delle loro punte, stanno spesso le sette vocali AEHIOUW dell’alfabeto greco per testimoniare i Sette Cieli”. King è l’unico archeologo che ha colto un barlume di questa dottrina complicata, e il migliore conoscitore odierno degli Gnostici e delle loro gemme. Per gli Gnostici è il Serpente delle sette vocali ma ancora meglio è il Christos, il Chnouphis (Knuphis Xnoubis, Chnumis) solare, legato con i 7 figli di Sophia, o di Aditi degli Indù, la Saggezza. È una figura composita con la testa di un leone e il corpo di un serpente, di solito con 7 raggi provenienti dalla testa, a volte, con i dodici raggi e altre volte con i segni zodiacali. Ci troviamo di fronte a una divinità suprema, circondata dai raggi solari. La testa del leone rappresenta la forza solare, l’illuminazione; il serpente, la forza proveniente  dalla terra. I 7 raggi rappresentano i sette pianeti, le sette vocali greche, e i sette colori dello spettro visibile.
 
CNOUMIϹ è una parola composta con 7 lettere suddivise in 3 vocali (O, Y, I) e 4 consonanti, 600+50+70+400+40+10+200= 1370 = 10x137. Il 137 è il 33° numero primo, e 33 sono gli anni mistici della vita di Gesù-Cristo. In ebraico 137 è il valore numerico della parola Cabala: Quf-Beit-Lamed-Hey = 100+2+30+ 5= 137. Riducendo il numero 137 si ottiene 1+3+7 = 11. Altre volte il nome è scritto con una variante CNOUBIϹ, una parola di 7 lettere, ma a differenza di CNOUMIϹ abbiamo 4 vocali e 3 consonanti il cui valore numerico è 1332 = 3x444, abbiamo ripetuto 3 volte il numero 444, che a sua volta è composto con il numero 4 ripetuto 3 volte. Questo 3x3 si ritrova nel pitmene 1+3+3+2 = 9. Il numero ripetuto Quattro è la Divina Misura. Il numero 444 appartiene alla terna o triangolo pitagorico 333, 444, 555 e ne rappresenta la parte materna, 333 il padre, 555 il figlio.
 
·    CNOUMIϹ 3 vocali e 4 consonanti valore 1370 ridotto 1+3+7 = 11;
·    CNOUMIϹ 4 vocali e 3 consonanti  valore 1332 ridotto 1+3+3+2 = 9;
·    CNOUMIϹ + CNOUBIϹ 7 vocali e 7 consonanti valore 2702 ridotto 2+7+2 = 11.
 
Figura 2. Rappresentazioni di Chnumis
 
I due nomi differenti per una sola lettera non sono un errore degli incisori, ma appartengono a uno schema ben preciso. In alcune gemme gnostiche i 7 raggi uscenti dalla testa leonina sono doppi, altre volte 7 raggi e 7 stelle, in totale 7+7, questo ci informa che i due nomi differenti per una sola lettera realizzano una coppia di 7 vocali e 7 consonanti, ecco trovate le due schiere di Eoni.
 
Khnoubis raffigurato nelle gemme di quel periodo è il simbolo di uno dei tre Decani, che reggono il segno del Cancro, che è la Porta verso l’incarnazione, la caduta nella materia. La porta del Cancro, Janua Inferi, era vista dallo gnostico come inizio della caduta cosmogonica e quindi, abbia indicato tutta l’opera degli Arconti in generale. Khnoumis doveva rappresentare la Porta del Capricorno del solstizio d’inverno, la Porta stretta come la cruna di un ago simbolizzata nella lettera P. Khnoumis- Khnoubis come Giano forma una coppia spirituale e materiale, la totalità della manifestazione.
 
La testa di Chnumis indica il Leone Solare, l’emblema del Ciclo Solare, come tra gli Indù Garuda, simbolo è del grande ciclo. Come osserva giustamente C. W. King: “Qualunque sia, il significato originario (della gemma con il leone solare e le 7 vocali), essa fu probabilmente importata nella forma presente dall’India”.
 
Figura 3. Ouroboros e segno di Chnumis
 
 
C.W. King riporta il Mistero di Agathodaemon, la cui leggenda dice: “Io sono Chnumis, il Sole dell’Universo, 700”. Il suo segno di Chnumis è realizzato con tre S attraversate da una barra centrale. Le tre lettere S (sigma) valgono 3x200 = 600, il numero del Naros, il ciclo temporale dei Caldei. Un cerchio fatto da un serpente circonda le scritte e la figura, unendo simbolicamente il cerchio con la linea otteniamo una P, cioè la lettera greca Rho. Il simbolo P che compare anche nel monogramma di Cristo è composto di una linea verticale e un occhiello. La lettera P (Rho) ha valore 100, sommando 600+100 = 700. Il numero 1 per gli Iniziati alessandrini, significava un corpo eretto, un uomo vivo in piedi, essendo questi il solo animale che ha tale privilegio, e aggiungendo all’1 una testa, si trasformava in una “P”, simbolo di paternità del potere creatore.
 
Gli Gnostici Alessandrini sono fra coloro che hanno più divulgato parecchio i segreti riguardanti l’argomento dei Misteri. Essi parlavano nei loro annali della caduta degli Eoni nella loro doppia qualità[10]. Vi sono due ramificazioni degli Eoni universali, che non hanno né principio né fine, emessi entrambi dalla stessa radice, la Potenzialità invisibile e incomprensibile, Sige (Silenzio). Una di questa serie di Eoni appare dall'alto: questa è la Grande Potenza, la Mente Universale, l’Ideazione Divina, essa ordina tutte le cose ed è maschile. L’altra è dal basso, poiché è il Grande Pensiero manifestato – l’Eone femminile, che genera tutte le cose nel mondo della materia. I primi 6 Eoni, sintetizzati dal 7°, la Potenza Genitrice, passarono all’Atto, ed emanarono, a loro volta, i 6 Eoni, che erano quindi quelli sintetizzati dal loro rispettivo Genitore. La somma delle due ramificazioni è 7+7 = 14. Poi sul piano della materia, emanata nello stesso modo, appare la terza serie di “6” Eoni sintetizzati nel 7°, il Genitore.
 
La forza materializzante creatrice nel mondo della forma, agisce incontrastata nei regni minerale, vegetale e animale. Nel regno umano, coesistono l’animale e il divino  e le due correnti entrano in contrasto fra loro e nasce la cosiddetta lotta fra le forze del male inerenti alla materia, e quelle del bene. Platone a riguardo del male diceva che: “Nella materia esiste una forza cieca e inerte che si oppone alla Volontà del grande Artefice”. La dogmatizzazione a uso del popolino, di questo duplice aspetto della realtà, ha portato alla visione manichea degli opposti inconciliabili, descritti brevemente come male e bene. Queste Potenze Creatrici sono divise in Due Schiere di Sei più Uno Esseri. Nello Zend Avesta[11] dei Persiani abbiamo l’antagonismo fra Ormudz il Luminoso cui fanno capo i Sei Ameshaspenta[12] e da Ahrimane, il Tenebroso e i suoi Sei Dev.
 
 
ABRASAX
 
Nel suo libro “Contro le Eresie”, Ireneo testimoniò del culto di Abraxas da parte degli gnostici di Basilide: “Distribuiscono le posizioni dei 365 cieli come gli astrologi. Infatti, hanno accolto le dottrine di questi e le hanno adattate al carattere della loro dottrina. Il capo dei cieli è Abraxas e per questo esso vale 365”. Dopo Ireneo Tertulliano dichiara: “Dopo di ciò, l’eretico Basilide si staccò dalla Chiesa.  Affermò che vi è un Dio supremo, il cui nome è Abraxas, dal quale fu creata la Mente, chiamata Nous dai Greci. Dalla Mente procedette il Verbo, Logos: dal Verbo, la Provvidenza (o piuttosto la Luce Divina); poi, da questa, la Virtù e la Saggezza in Principati, Poteri, Angeli, ecc.”. Da questi Angeli furono creati i 365 Æon. Il “Libro dei segreti di Giovanni”, della biblioteca di Nag Hammadi, afferma che 365 angeli sono coinvolti nella creazione del corpo di Adamo, dove ognuno lavora su un membro.
 
La Gnosi greca di Alessandria d’Egitto, procedendo sull’assioma isopsefico che “le cose uguali alla stessa cosa sono uguali tra loro”, esplorando il numero sacro 365 in molti Santi Nomi, ha implicitamente rivelato l’identità dei vari personaggi. Il nome greco di Αβρασαξ, Abrasax, il Dio misterico Gnostico, ha come valore numerico 1+2+100+1+200+1+60 = 365. La parola Νειλος, Nilo, ha valore numerico 50+5+10+30+70+200 = 365. Neilos è anche Osiride, perché Plutarco scrive: Osiride è il Nilo che si congiunge alla Terra simboleggiata da Iside, e Tifone è il mare in cui il Nilo si getta e si disperde[13]. Gli gnostici hanno fatto notare che il valore numerico della parola Mithra scritta in greco dà 365: MEIQRAS,  40+5+10+9+100+1+200 = 365. Erano 365 tavole di offerte che circondavano la tomba di Osiride. Abrasax, Mithra e Osiride avendo lo stesso numero sono uguali. La parola greca biblica Santo Nome ha valore isopsefico 365. “Aguion Onoma”, il “Santo Nome”, AGIONONOMA, 1+3+10+70+50+70+50+70+40+1 = 365.
 
Basilide predicava 7 Eoni che erano usciti dalla sostanza del Supremo. Due di loro, Potere e Saggezza, generarono la gerarchia celeste della prima classe e dignità; questa ne emanò una seconda; quest’ultima una terza, e così via; poiché ogni susseguente evoluzione era di natura meno elevata della precedente, e ognuna creava per se stessa un Cielo come dimora, la natura di ciascuno di questi rispettivi Cieli decrebbe in splendore e purezza man mano che si avvicinavano alla terra. In tal modo il numero di queste Dimore ammontava a 365; e, sopra al tutto, presiedeva il Supremo Inconosciuto chiamato Abraxas, un nome che con il metodo isopsefico dà il numero 365.
 
Le gemme gnostiche, rappresentavano veri e propri segni di riconoscimento fra Iniziati e vennero per la prima volta adoperate all’interno della comunità gnostica Basilidiana. Per primo fu Basilide, maestro alessandrino, a introdurre il culto segreto di Abraxas, allegoricamente raffigurato con busto umano, testa di gallo e due serpenti che formano la lettera w sostituire le gambe. La figura appariva solitamente nell’atto di reggere la frusta e lo scudo, inoltre era attorniata da caratteri singolari costituenti nomi misterici. Gli amuleti e i talismani gnostici sono per lo più emblemi di allegorie apocalittiche. Le “7 vocali” sono strettamente collegate con i “7 sigilli”, e il titolo mistico Abraxas partecipa tanto all’espressione Shem Hamphirosh, “la parola sacra” o nome ineffabile, quanto al nome detto: La parola di Dio, “che nessuno conosce se non lui stesso”, come dice S. Giovanni.
 
Il valore numerico o cabalistico del nome Abraxas si riporta direttamente al titolo persiano del Dio Mitra, signore dell’anno, adorato fin dai primi tempi con l’appellativo Iao. Il nome ΑΒΡΑΣΑΞ è composto con 7 lettere, 3 vocali e 4 consonanti che secondo le regole della psefia valgono: “Α = 1, Β = 2, Ρ = 100, Α = 1, Σ = 200, Α = 1, Ξ = 60; 1+2+100+1+200+1+60 = 365 = 3+6+5 = 14”.
 
·  Nell’antica Roma il dio Giano, il Sole dei Misteri, era rappresentato con il numero 365. Il numero 365 è il numero di Osiride. Il numero 14 nasconde i primi cinque numeri di p, cioè 3+1+4+1+5=14.
·  3 vocali identiche, alfa “A”, la cui forma è un triangolo e il cui valore è 1 ripetuto tre volte, 111.

      
Figura 4. Disposizione geometrica lettere Abrasax  
 
·    4 consonanti suddivise in 2 consonati “B” e “P”, 2 semiconsonanti, una semplice “Ξ”, e una doppia “Σ”.
·    La prima figura geometrica composta dalle 7 lettere è il quadrato ¨ delle consonanti sormontato dal triangolo D delle vocali. La seconda figura è un doppio triangolo intrecciato di 3 vocali e 3 consonanti Y, al centro la semiconsonante doppia.
 
Nell’ambito della gnosi alessandrina, Abraxas è l’Agatodaemon, benefico, Spirito buono come contrapposto al cattivo, Kakodaemon. Il primo è il Serpente di Bronzo della Bibbia; mentre i serpenti volanti di fuoco, sono un aspetto di Kakodaemon. Lo Spirito Buono risiede nei Figli della Luce, il principio buono della creazione, l’uomo che reintegra la sua primordiale condizione più che sovrumana. Nell’Antico Testamento, solo Enoch raggiunse questa condizione, e visse 365 anni, la cifra isopsefica di Abraxas.
 
La rappresentazione sulle gemme gnostiche di Abraxas dalla testa di gallo oppure con la testa e il becco di un’aquila o di un falco - tutti uccelli solari - denota il carattere solare e ciclico come la Fenice e Garuda degli Indù, suo figlio è Jatâyu, il ciclo di 60.000 anni. Intorno ad Abraxas ci sono 7 stelle e le tre lettere  iaw cioè IAO, il nome gnostico del Dio dei Misteri, chi dimora sopra i 7 Cieli rappresentati da 7 stelle.
 
I Padri della Chiesa che combatterono tali eresie gnostiche consideravano Abraxas una forma del culto di Satana, non consapevoli del simbolismo animale celato nelle immagini ricorrenti su Abraxas medesimo. Abraxas è raffigurato con una testa di gallo e gambe di serpente che formano un omega ω simbolo della sua eterna dualità, armato di una frusta e uno scudo. Abraxas dalla testa di gallo[14] attributo di Hermes e di Apollo, allude alla Sapienza segreta La testa di gallo rappresenta la vigilanza, l’attenzione. Il gallo è quindi colui che saluta il Primo Sole, che emerge dalle tenebre, a indicare quindi la volontà protesa verso lo Spirito occultato dalle tenebre della notte. La frusta è antico simbolo egizio di potere, era uno degli attributi del faraone, indicante la leva del rigore e della forza iniziatica. L’associazione scudo frusta, indica la completezza di Abraxas in grado di dispiegare il proprio supremo potere. Il frustino fu pure adoperato da un terribile Gesù nel tempio per cacciare i mercanti. In Egitto, il frustino era un attributo del Faraone.
 
Uno dei sigilli templari superstiti, “Secretum Templi”, porta inciso la sagoma di Abraxas, prendendone quindi il nome. Storicamente il sigillo è fatto risalire al Precettore di Francia Andrè de Coloors, 1215 circa,
 
Figura 5. Abrasax nel sigillo templare  Segretum Templi
 
Gnostici, Vescovi, Priori Templari, cabalisti, massoni e occultisti si sono fregiati di tale sigillo, chi per il riconoscimento, chi per l’operatività, e chi per entrambe. L’iscrizione Abraxas (o Abrasax) la ritroviamo anche sui sigilli appartenuti a Luigi VII, da Margherita di Fiandra, con la frase incisa Sigillum Secreti, simile al sigillo templare Segretum Templi, dai Vescovi di Canterbury e di Chichester, e da altri prelati. Tutti questi sigilli hanno una collocazione temporale che non pare superi il primo due decenni del 1200. Ci si domanda perché Abraxas apparisse in sigilli ufficiali di Vescovi, Arcivescovi, Priori di un ordine monastico, e nobili. La prima è come una certa conoscenza simbolica gnostica, fosse diffusa in un modo maggiore di quanto solitamente si pensa. La seconda ipotesi è quella dell’esistenza una fratellanza gnostica basilidiana presente in tale periodo, e raccogliesse al suo interno anche elementi rilevanti della Chiesa Cattolica, indicando come lo gnosticismo sia sopravvissuto nei secoli proprio occultandosi nella viva carne del suo persecutore.
 
La presenza dei termini ADONAI (mio Signore) e SABAOTH (schiere, cavalleria celeste) sulle gemme sono un riferimento al Cristo Michele, cioè ADONAI TSEBAIOTH (nostro Signore degli Eserciti). Le fonti dirette sono alcuni testi gnostici facenti parte del Corpus di Nag Hammadi: il Vangelo degli Egiziani 52:26 e l’Apocalisse di Adamo 75:22. Quest’ultimo rotolo ci rivela che Abraxas è un grandissimo Eone (un Elohim) che insieme a Sablo e Gamaliel, “Libererà gli uomini dal fuoco e dalla collera e li porterà al di sopra degli eoni e degli Arconti delle potenze, liberandoli e dando loro l’eterna gloria della vita, introducendoli nella forza degli Eoni”.
 
ABRACADABRA – ABLANATHANALBA
 
La parola di 11 lettere Abracadabra[15] era usata come incantesimo ed era incisa sui Cammei portata come amuleto sul petto, sotto gli abiti. Sembra comparire per la prima volta come formula magica nel Liber medicinalis dell’erudito medico di Caracalla, Quinto Sereno Sammonico nel III secolo, appartenente ad ambienti gnostici della dottrina di Basilide, assai diffusi anche a Roma nel II e III secolo. Quinto Sereno Sammonico, cita come cura per la malattia lo scritto abracadabra in forma triangolare con 66 lettere[16] col vertice capovolto.
 
ABRACADABRA in greco antico ABRACADABRA è una parola composta con la vocale alfa è ripetuta ben 5 volte, e 6 consonanti, in tutto 11 lettere, e 11 è il 5° numero primo. L’addizione del 5 o Pentagono, l’Uomo, con il 6 l’Esagono, il Macrocosmo, fornisce il numero 11=5+6. Il labirinto della cattedrale gotica di Chartres[17] è formato con 11 spire o anelli. Si entra sulla sinistra, contando dall’esterno la prima curva è nella 5a pista. Cinque è il numero dell’uomo! Se sottraiamo il numero 5 delle spire con la prima svolta otteniamo il numero 6 = 11-5. Il labirinto al suo centro ha 6 lobi che formano con la direzione di arrivo, un fiore con il suo gambo, che ricorda una rosa selvatica.  
 
Il valore numerico di ABRACADABRA è: 1+2+100+1+20+1+4+1+2+100+1 = 233. Il numero 233 è intimamente legato ai numeri primi detti incorruttibili, infatti, è il 50° numero primo, è la somma di 11 numeri primi consecutivi (5+7+11+13+17+19+23+29+31+37+41). Il numero 233 è il 13° nella successione di Fibonacci. Può essere espresso come somma di due quadrati (233=132+82). Il pitmene di 233 è 2+3+3 = 8.
 
Una forma di abracadabra troncata rappresentata su una croce di piombo, è stata ritrovata in una tomba della cattedrale di Losanna sulla quale figurano incise più volte, su entrambe le facce, soltanto i segmenti della parola abracadabra: abraca, abrac, abra.
 
Un’altra parola greca di 13 lettere, simile ad abracadabra è ABLANAqANALBA (ABLANATHANALBA), veniva anch’essa scritta su pergamene vergini in forma triangolare capovolta. Questa formula era in Egitto pronunciata, come carmina[18]cioè cantata. Si trova anche in numerose preghiere-scongiuro del Medioevo Cristiano e incisa, come mezzo di difesa, sullo stesso simbolo della Croce. Disposte triangolarmente le 13 lettere generano il numero 91, che è visualizzabile come il 6° numero esagonale centrato, un esagono con 6 punti per lato. Le tre diagonali sono composte di 11 punti, 30+1=31 punti. L’esagono è riempito con 6 Tetractis 6x10=60.
 
                                               
Figura 6. Disposizione triangolare ABRACADABRA - ABLANATHANALBA

 
L’efficacia della parola in quanto tale si rivela anche nella prospettiva speculare e rovesciata. La parola ABLANAqANALBA è composta di 13 lettere suddivise in 6 vocali e 7 consonanti. Il numero 13=7+6, può essere scomposto[19] nella somma della stella a 6 punte, con una seconda stella a sei punte con il punto al centro 6+1=7. La parola è palindroma, cioè si legge nello stesso modo da entrambe i sensi, in due diversi modi:
 
·    Le 13 lettere sono divise in due gruppi di 6 lettere speculari ABLANA-q-ANALBA, rispetto alla lettera q centrale, 2x6+1. Il 13 è il 6° numero primo.  Il 13 espresso come 12+1, rappresenta i 12 attorno all’Uno Solus, Solis, il Sole il cui simbolo è “q“. Non è certamente per caso che 13 è il numero che compone un capitolo templare e dei grandi elettori del Gran Maestro, ed è anche il numero necessario per fondare un nuovo monastero cistercense.
 
·    Le 13 lettere sono divise in tre gruppi di lettere in modo da formare un palindromo complesso ABLA-NAqAN-ABLA composti di 4-5-4 lettere, cioè 2x4+5 = 8+5, i cui valori numerici compongono la terna 34-111-34. Il numero 34 nasce dal raddoppio di 17 = 1+7 = 8 =2x4. Sommando i due gruppi di 4 lettere uguali ABLA-ABLA, abbiamo numericamente 34+34 = 4x17, un riferimento oltre che al 17, al 4, il quadrato. Esiste il quadrato magico 4x4, detto di Giove, che utilizza i primi 16 numeri la cui costante è 34. Il numero 111 è la costante di un quadrato magico 6x6 noto come il quadrato del Sole, con i numeri interi da 1 a 36. È il valore della parola ebraica Aleph, che indica la prima lettera dell’alfabeto fenicio ed ebraico, composta di 3 lettere. Il 111 è il simbolo della Triplice Divinità, la Triade.
 
Secondo C.W. King ABLANAqANALBA significa “Pater nobis tu es, cioè tu sei nostro Padre”. Se si considera Q come indicazione di sezione della parola, si legge ABLANAQ ANALBA, si può trascrivere in latino con Pater ad nos veni, Padre vieni a noi. L’iscrizione ABRASAX ABLANAQ ANALBA che collega Abraxas con Ablanath-analba, si trova su di una placca di metallo nel Museo Carlsruhe.
 
La parola ABLANATHANALBA si ritrova nel testo gnostico nell’Apocrifo Greco del Ritorno al Pleroma.
 
Queste preghiere giunsero fino al trono di Propàtor che s’impietosì e permise agli Eoni intercessori di visitare i pentiti, che essendosi ravveduti di tutti i loro errori, piansero e invocarono direttamente Propàtor insieme agli intercessori stessi, dicendo in coro: AEIA (Tu che Sei), ABLANATHANALBA (Padre, vieni a noi!), GHITANTOREKTA (Sconfiggi il Gigante!), MOPHAX (Tu che insuffli la Vita), KAKO (Storna il male!), UPHNONONO (Esaudiscimi dunque!), SURIEL (La mia Fortezza è Dio)[20].
 
La parola greca ABLANAqANALBA ha come valore numerico 179, che è il 41° numero primo. Il pitmene della parola di valore 179 è 1+7+9 = 17 = 1+7 = 8. Il numero 179 è composto dalle cifre 17 e 9, e ha questa proprietà (17x9)+(17+9) = 153+26. Il numero 153 è il 17° triangolare! Nei Vangeli si narra dell’apparizione agli Apostoli di Gesù risorto sul lago di Tiberiade dove invita Simon Pietro a gettare la rete nel lago: “Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di 153 grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò”. Il nome cabalistico della Divinità è Jod(10) - Hè(5) - Vau(6) - Hè(5), cioè il numero 26 = 10+5+6+5.
 
IAO - IAΩ
 
Nelle gemme ofite descritte da C.W. King troviamo ripetuto il nome IAO composto di 3 vocali, Ιάω, spesso confuso con quello di Ievo, mentre quest’ultimo rappresenta semplicemente uno dei geni antagonisti di Abraxas. Nella collezione di Matter di gemme preziose gnostiche è raffigurato “Horus” seduto sul loto, che porta l’iscrizione ABPAΣAX  IAW (Abrasax Iao). Pochi sono a conoscenza che uno dei nomi di Horus, la divinità solare generata da Osiride e Iside, era IAO, e questo a sancire la catena iniziatica esistente fra gli gnostici alessandrini e i sacerdoti dell’Antico Egitto.  Intorno a IAO, vi è la scritta ΣΕΜΕΣ ΕΙΛΑΜ ΑΒΡΑΣΑΞ, l’Eterno Sole-Abrasax, il Sole Centrale Spirituale di tutti i cabalisti.
 
Il nome יהוה YHVH, secondo il Teodoreto, è Yava o Iao, ossia il nome segreto del dio dei Misteri fenici; e venne tratto dai Caldei, presso i quali era egualmente il nome segreto del Creatore. Come lo Iao dei Misteri era distinto da Jehovah, così lo erano più tardi Iao ed Abraxas.
 
Iaω, il Dio del Mistero dalle 3 vocali, ha come valore numerico, 10+1+800=811 = 10, l’Uno nel Cerchio, il numero dell’Uomo Celeste. IAO, in tal caso, considerato etimologicamente, significherebbe il “Respiro di vita” generato o derivante fra un naturale principio maschile eretto, e un principio femminile a forma di Uovo; DIECI è la madre dell’anima e che in esso sono unite la vita e la luce. In uno dei libri di Ermete si afferma: “Perché il numero 1 è nato dallo spirito e, il numero 10 dalla materia”; “l’Unità ha fatto il 10 e il 10 l’Unità”. Dieci è l’Unità di secondo livello, il Tutto.
 
Il valore numerico di IAO, 811 è il 140° numero primo, che mistericamente indica 10x14, il numero 10, il Tutto e il numero 14 = 2x7, che indica la coppia dei 7 Arcangeli della Luce o dello Spirito, e dei 7 dell’Ombra o della Materia con cui è fatta ogni forma.
 
Perché, il triuno IAO, il Dio del Mistero, è anche chiamato il “quadruplice”?
 
 
IEOU
 
Ireneo trattando tutte le eresie, ci informa che nella dottrina degli Gnostici Ialdabaoth[21] dichiara orgogliosamente: ”Io sono Padre e Dio, e non c’è nessun altro sopra di me”. Per questo sua Madre freddamente lo fa tacere dicendogli: “Non mentire Ialdabaoth, poiché il Padre di tutto, il Primo Uomo (Anthrôpos) è sopra di te, come pure Anthrôpos, Figlio di Anthrôpos. E chi era dunque quell’Anthrôpos stesso, di tanto superiore a Ialdabaoth? Soltanto gli scritti Gnostici possono risolvere questo enigma[22]. Nella Pistis-Sophia il nome di Ieou, è composto di 4 vocali, ed è accompagnato generalmente dall’appellativo di “Primo Uomo”. G.R.S. Mead suggerisce che Ieou sia la translitterazione del nome misterico di 4 lettere, il Creatore YHVH, seconda la tradizione semitica caldaica. Come nella Genesi, il Demiurgo si dichiara di essere l’unico Dio, e che non ne esistono superiore a lui; Solo associandolo con i segni masoretici i rabbini successivi riuscirono a trasformare Jehovah in “Adonai” o Signore. Filone Byblo lo scrive in caratteri greci IEYΩ-IEOV.
 
Allorché il nostro Signore Gesù fu crocifisso e, nel terzo giorno, risorse dai morti, i suoi discepoli si radunarono attorno a lui, e lo pregarono dicendo: Signore nostro, abbi misericordia di noi giacché abbiamo abbandonato padre, madre, tutto il mondo, e ti abbiamo seguito. Allora Gesù, stando con i suoi discepoli presso l’acqua dell’oceano, elevò questa preghiera, dicendo: Ascoltami, Padre mio, Padre di ogni paternità, luce infinita:
 
αεηιουω. ιαω. αωι. ωια. ψινωϑερ. ϑερνωψ. νωψιτερ. ζαγουρη. παγουρη. νεϑμομαω. νεψιομαωϑ. μαραχαχϑα. ϑμβαρραβαυ. ϑαρναχαχαν. ζοροχοϑορα. ιεου. σαβαωϑ [aeeiouo iao aoi oia psinother thernops nopsither sagoure pagoure nethmomaoth nepsiomaoth marachachtha thobarrabau tharnachachan zorocothora ieou Sabaoth][23].
 
Cinque sono le parole con solo vocali, “Cinque altre Parolesono scritte sulla veste splendente di Gesù alla sua glorificazione ZAMA ZAMA WZZA RACAMA WZAI, l’anagramma dei 5 poteri mistici rappresentati sulla veste dell’Iniziato “risorto”.
 
Nei testi gnostici, le tre vocali IAO sono spesso ripetute più volte, mutando l’ordine delle vocali e con prolungamenti chiaramente evocatori, infatti in questo passo il nome misterico di tre lettere è scritto nelle tre combinazioni: iao, aoi, oia. Il testo gnostico Pistis Sophia dopo le 17 parole arcane fa pronunciare a Gesù ai quattro angoli del mondo tre volte il nome IAO:
 
“... Con i discepoli indossanti abiti di lino e rivolgendosi ai quattro angoli del mondo, Gesù gridò: iaw, iaw, iaw [iao iao iao]. Questa è la spiegazione: jota, perché è scaturito il tutto; alfa, perché ritornerà di nuovo; omega, perché avrà luogo il compimento di tutti i compimenti”.
 
Il significato di a e w è immediato se si considera che alfa sia la prima, e omega l’ultima lettera dell’alfabeto greco, quindi con la a si ha l’inizio di ogni cosa, e quindi il principio di continua manifestazione e ritorno; con la w abbiamo la fine di ogni cosa, il compimento. Il significato della i è meno intuitivo, specie se si considera che l’attuale testo sia la traduzione in italiano di una traduzione in inglese a sua volta di una traduzione in copto del testo in greco! È probabile che nel testo originale greco fosse presente una coniugazione del verbo ihmi (íemi), ossia mandare, inviare, emettere, da cui la parola scaturire, quindi iaw ingloba tutta la cosmogonia.
 
L’invocazione è fatta con 17 parole, e il nome Ieou, vale numericamente 17, infatti: Ιεου, 10+5+70+400 = 485 = 4+8+5 = 17. Il numero 17, il 7° numero primo, è anche la somma dei primi Quattro numeri primi 17 = 2+3+5+7 = 1p+2p+3p+4p, una Tetractis dei numeri primi. Il 17 aveva una considerazione particolare perché è il numero delle consonanti dell’alfabeto greco, divise in 9 mute e 8 sonore, il cui rapporto 8/9 è il RE, il tono della scala musicale pitagorica.
 
L’invocazione è fatta con 17 parole di cui 5 con solo vocali per un totale di 7+3+3+3+4 = 20. Il numero 20 è rappresentabile con due Tetractis opposte ciascuna con 10 punti. Il venti rappresenta un’unione perfetta (10+10), come le dita delle mani e dei piedi dell’uomo. È la somma dei primi 4 numeri triangolari 1D+2D+3D+4D = 1+3+6+10 = 20. È la Tetractis dei numeri triangolari!
 
Del gruppo di 17 parole, le ultime due sono ιεου, Σαβαωϑ, IAO SABAOTH. In Lydus è detto che “I Caldei chiamano Dio IAO e spesso SABAOTH, come Colui che è sopra le sette orbite (cieli o sfere), ossia il Demiurgo”.
 
Infine le 13 parole sono composte con 116 lettere, il cui pitmene è 1+1+6 = 8, il perfetto equilibrio tra Spirito e materia. Il numero 116 è 4x29, dove il 4 allude ai quattro angoli del mondo dove necessita la presenza del 29, il 10° numero primo che chiude la decade dei numeri incorruttibili. Le 116 lettere sono suddivise in 65 vocali  e 51 consonanti. Scrive Macrobio che il dio dei Misteri Giano, si dipingeva con il numero 65 nella mano sinistra, e il numero 300 nella mano destra. La parola romana LVX, luce, corrisponde ai numeri 50+5+10=65. È il valore numerico in ebraico di Adonai, il nome del Signore. Il numero 51 può essere espresso come prodotto 3x17 e come somma: 5D+6o = 15+36 = 51. I numeri 6 e 5 sono quelli che compongono il numero delle vocali 65.

[1] Vedi diagramma di Valentino, in Pitagorismo Gnostico di Vincenzo Pisciuneri.
[2] Allo ierofante egiziano venivano dati un cappello quadrato che egli doveva portare sempre, e una squadra, senza la quale non poteva uscire. Nella chiesa di Santa Croce a Firenze, sopra la porta principale, si può vedere la figura di Cristo con mano una perfetta squadra.
[3] È la scienza cabalistica dei talismani e delle gemme. Le gemme “magiche”, gli amuleti e altri talismani contro il “malocchio”, che servono come incanti per esercitare un’influenza misteriosa sia su chi li possiede, sia sulla persona sia il mago desidera controllare. Malocchio, è l’influenza maligna esercitata dall’invidia e dello sguardo altrui, facoltà di danneggiare o distruggere cose e persone sulle quali si posasse.
[4] Nei misteri mitraici precristiani, il candidato che aveva impavidamente superato le “dodici torture” che precedevano l’iniziazione finale, riceveva una piccola focaccia rotonda, o cialda, di pasta non lievitata che, in uno dei suoi significati, simbolizzava il disco solare ed era conosciuta come il pane celeste o “manna” e recava figure tracciate su di essa.
[5] L’Apocalisse, non meno del Libro di Giobbe, è semplicemente una narrazione allegorica dei misteri e dell’iniziazione a essi di un candidato che era Giovanni stesso.
[6] H.P. Blavatsky Iside Svelata II, parte I.
[7] La Sapienza era rappresentata come una donna dal viso quasi virile, occhi celesti, una lunga asta in mano, uno scudo di cristallo al braccio, un elmo coronato d’olivo.
[8] Libro dei Morti cap. LXXX.
[9] Diodoro Siculo, libro I, Ægyptiis Legum latoribus.
[10] Eone significa sia Emanazione sia Periodo determinato nell’Eternità.
[11] Sistema Zoroastriano.
[12] Creati da Ormudz tramite la Parola.
[13] Plutarco, Iside e Osiride, 363, D, E.
[14] La testa di leone (Mithra) allude alla forza solare, dalla testa di Serapide, dalla testa di Anubi con testa doppia per indicare l’Io umano e quello divino.
[15] Essa è ora degradata dai prestigiatori come parola magica durante i loro spettacoli d'illusionismo.
[16] L’undicesimo numero triangolare è 66.
[17] È un Tempio misterico!
[18] Tra i più antichi canti della poesia religiosa, risalenti al sec. VI a.C., vi è il Carmen Saliare, legato ai riti magico-religiosi dei Salii, è uno dei primi testi romani pervenuti, di cui sono rimasti pochi e incomprensibili frammenti, conservati dagli eruditi latini
[19] Vincenzo Pisciuneri, Sapienza Pitagorica Arithmos II - Numeri misterici generati dalla Decade da 11 a 311.040.000.000.000.
[20] http://www.paxpleroma.it/
[21] Ialdabaoth è identico al Fetahil del Codex Nazaraeus, il Demiurgo del sistema di Valentino.
[22] Quest’allegoria interessante in cui la creatura diventa superiore al creatore, può essere compresa solo se si ricorda l’identità dell’essenza di ciò che è in continua evoluzione con l’essenza da cui si è evoluto.
[23] Pistis Sophia (136, 2).
 
LE SETTE VOCALI I SETTE TUONI
 
“Gli dissero poi i discepoli: - Rabbi, rivelaci il mistero della luce di tuo Padre … Cercate voi questi misteri?” - domanda Gesù. “Nessun mistero è più eccellente di queste 7 vocali perché esse condurranno le vostre anime alla Luce delle Luci” - cioè alla vera Saggezza. “Niente quindi è più eccellente dei misteri che voi cercate, eccettuato il mistero delle 7 Vocali, dei loro 49 Poteri e dei loro numeri”[1].

Ippolito riferisce che il “mago Marco cantava le lodi del Demiurgo gnostico in sette vocali. Una scala con sette gradini occupati da sette vocali (greche) compare in una gemma “gnostica” databile al II d.C., un eliotropio da Monaco. In una gemma gnostica di corniola [2] da un lato il serpente che si morde la coda con centro 4 simboli misterici e sull’altro lato un’iscrizione che usa il linguaggio vocalico, con cui i maghi-sacerdoti si rivolgevano agli Dei, di 7+6 vocali, 13 in tutto.
 
Figura 1. Sigillo misterico gnostico con 7+6 vocali                                                
 
I 4 simboli sono composti con due Z invertite e barrate, una stella a 6 punte Ú che ricorda il Chrisma, un cerchio con diametro verticale che lo divide in due semicerchi, di cui un semicerchio diviso in due per formare un T rovesciata in un cerchio   . Le due Z invertite ci informano che i 4 simboli vanno letti al contrario da destra verso sinistra, inoltre come nel segno di Chnumis vanno disposti in verticale.
 
·   Il primo simbolo   come un “martello di Thor”, è una Croce a forma di T nel cerchio   , la Croce del Mondo. La T o Tau chiusa in un cerchio è anche denominata Antigua Tau, Croce Arcaica. Croce nel Cerchio, è la terza manifestazione che procede dal Padre e dal Figlio, il Terzo Logos. Il Terzo Essere è la Mente Creatrice, il Demiurgo, lo Spirito Santo della tradizione cristiana. Tre sono i tratti della lettera T, tre sono i Logoi noti come Padre, Figlio e Spirito Santo. Il numero associato a questo simbolo è 3.
·   Il simbolo successivo è una stella a 6 raggi. Il numero 6 negli Antichi Misteri era considerato come un emblema della Natura fisica, essendo 6 la rappresentazione delle 6 dimensioni di tutti i corpi, le 6 direzioni che compongono la loro forma. I Tre assi spaziali sono polarizzati, positivi e negativi. Nelle sei direzioni, la natura umana e quella divina trovato il loro equilibrio nel Punto centrale, il Cristo. Il simbolo rappresenta il numero sette, 1+6 = 7.
·     Seguono due glifi, due Z invertite e barrate, ciascuna Z vale numericamente 7.
 
Dapprima il Dio dalle 3 lettere, poi il Punto che genera 6 raggi, il primo settenario, i 7 cieli superiori, poi una Z invertita, i 7 cieli inferiori, infine un’altra Z invertita e i 7 incarnati nella materia. Per la prima terna, abbiamo in totale 3+(6+1)+7 = 17.
 
Nel trattato del Fuoco Cosmico il Maestro D.K., afferma: “In essi è celato il mistero dei 3 che diventano i 16, uniti o sintetizzati dal 17°, che corrispondono sui livelli cosmici ai 7 con l’ottava sfera[3]. Questo deve rimanere per ora un mistero praticamente insolubile per l’uomo[4].
 
·     Riepilogando i 3 , generano il 6 visualizzato con Ú una stella a 6 raggi, sintetizzati nel punto centrale il 7°.
·    La stella a 6 punti precipitando nella dualità diventa 2x6=12, cioè i Dodici che circoscrivono la nostra sfera di manifestazione sono quelli della fascia dello Zodiaco, questi 12 sono gli assistenti celesti del Dio dei Misteri Giano.
·     Il Sole come il Dio dei Misteri è al centro e con essi forma il numero 13 = +Ú+ƻ , ma il Dio dei Misteri è duplice maschile e femminile, ed ecco che abbiamo il numero 14, che sommato alla Triade spirituale fa 3+14=17.
·     Con la seconda ƻ, abbiamo la terza ebdomada, i “7 Uomini terrestri”, e complessivamente il numero 17+7 = 24. La Cabala afferma che, 24 sono le Ore durante le quali si compie la Creazione.
I Caldei distinguevano, al di fuori del cerchio zodiacale, 24 stelle di cui 12 australi e 12 boreali, chiamate “Giudici dell’universo”. Esseri celesti che secondo la mitologia babilonese e persiana costituiscono la corte celeste. Questi sono i 24 Vegliardi della visione di Giovanni, che (nell’Apocalisse) dice che attorno a “Uno seduto sul Trono”, vi sono 24 Vegliardi, seduti su 24 troni[5].
·        Sull’altra faccia della gemma abbiamo che le 7 vocali greche “α ε ι η ο u ωcreano la doppia sequenza di 7+6 = 13, cioè IAHIEHI OUWHIH, il settenario è realizzato con una combinazione di 4 vocali iahe, il senario è realizzato con una combinazione di 5 vocali onwhi. Il valore numerico di Cristos Χριστοσ è: Χ (600) + ρ (100) + ι (10) + σ (200) + τ (300) + ο (70) + σ (200) = 1480. Sommando assieme i valori, Cristo equivale alla cifra 1480. Riducendo il numero 1+4+8+0 = 13.
 
I misteri delle 7 Vocali gnostiche, pronunciate dai Tuoni di San Giovanni, possono essere risolti solo dalla Sapienza primordiale e originale asiatica dei Rishi[6] dell’antica Aryavarta[7]. Le Sette Vocali sono i Sette Logoi, le Potenze creatrici, le Sette Gerarchie dei Creatori Planetari.
 
Il canto sillabato dei sacerdoti egizi era: «Ti invoco, Signore, con quest’inno, lodo la tua Gloria Α Ε Ι H Ο Υ Ω». L’Ophis o Serpente Gnostico con le sette vocali sulla testa, contiene lo stesso triplice simbolismo nelle sue sette vocali, con le sue una, tre, e sette sillabe; cioè il primo il Non-Manifestato, il Secondo, il Manifestato, poi il Triangolo che si concretizza nel Quaternario e i Raggi di quest’ultimo sul piano materiale[8].
 
L’oratore ateniese Demetrio Falerèo (II metà IV sec. a. C.) nel De Elocutione (37) “In Egitto, i sacerdoti, volendo celebrare gli Dei, usano le sette vocali e le fanno risonare l’una dopo l’altra; il suono di queste lettere viene  sostituito, a causa della loro eufonia, al suono del flauto e della cetra”.
 
Questo Mistero incompreso delle Sette vocali porta a conclusioni grottesche come quelle riportate da Wikipedia alla voce sacramento gnostici si legge: “Veniva tributata una prominenza straordinaria all’espressione delle vocali: alfa, epsilon, eta, iota, omicron, ipsilon, omega. Gli gnostici credevano che il Salvatore ed i suoi discepoli, nel mezzo delle loro frasi, prorompessero in un farfugliamento interminabile di sole vocali; ci sono pervenuti incantesimi magici formati solo di vocali; le sette vocali, ripetute con tutti i generi di artifici, formavano un’iscrizione molto comune sugli amuleti.”
 
In Oriente, il nome occulto per le “7 vocalizzazioni” è Oeaihwu, o Oeaohoo, la manifestazione sempre presente del Principio Universale. Nelle Stanze di Dzyan Oeaohoo è la Radice Settenaria da cui tutto procede. Oeaohoo è un termine esoterico per indicare i Sei nell’Uno, o il mistico Sette, contiene lo stesso triplice simbolismo nelle sue sette vocali.

H. P. Blavatsky commentando la III Stanza di Dzyan scrive a proposito delle vocali Oeaohoo: “Tutto dipende dall’accento che si dà a queste sette vocali, che possono essere pronunciate come una, tre, o anche sette sillabe, aggiungendo una ‘e’ dopo la lettera ‘o’. Questo nome mistico è divulgato soltanto perché, se non si ha la cognizione perfetta della triplice pronunzia, rimane sempre senza effetto”.
 
Oeaohoo è chiamato il “Drago risplendente di Saggezza” perché: primo, egli è ciò che i filosofi greci chiamavano il Logos, il Verbo del Pensiero Divino; secondo, perché nella Filosofia Esoterica questa prima manifestazione, essendo la sintesi o l’aggregato della Saggezza Universale. Oeaohoo, il “Figlio del Sole”, contiene in sé le Sette Legioni Creative (le Sephiroth della Cabala) ed è così l’essenza della Saggezza manifestata.
 
Le Sette vocali erano disposte dagli Gnostici secondo un quadrato, pitagoricamente il 7° numero quadratico, e secondo un triangolo, pitagoricamente il 7° numero triangolare. Disponendo le sette vocali in modo quadratico si ottiene quello che comunemente è detto, un quadrato magico, più precisamente misterico.
 
 
Figura 2. Le 7 vocali disposte in modo quadratico  i 49 Suoni
 
Un’iscrizione di carattere gnostico fu trovata nel XVI sec. a Vars, nei pressi di Angoulême. Élie Vinet, umanista di Bordeaux, racconta che nel 1541, scavando profondamente il suolo, trovò un blocco di grandi pietre chiuse da un coperchio e contenente una bara di piombo. In questa cassa riposava un corpo umano che si polverizzò a contatto con l’aria; sullo scheletro all’altezza del cuore, fu trovata una laminetta d’oro sottile, recante la tabella delle 7x7 vocali greche.
 
Gli Gnostici Marcosiani avevano tre Ebdomada (letteralmente gruppo di Sette). Due in Cielo, una nel Cielo superiore e una in quello inferiore, infine una terza e una in terra sul piano della materia: in totale 7 + 7 + 7 = 21. Questo numero coincide con la somma dei valori numerici, psefici, delle vocali: 1+5+8+10+70+800 = 894 = 8+9+4 = 21. Marco, la cui filosofica era sicuramente pitagorica, parla di una rivelazione che gli fu fatta dai Sette Cieli, che pronunciavano i Sette nomi delle Gerarchie angeliche, emettendo ciascuno una vocale.
 
·     Iao, il cui nome è di Tre vocali, il Dio del Mistero, era il capo dell’Ebdomada superiore del Cielo.
 
·     Quella del Cielo inferiore nasceva dall’Uno dai Sette Raggi, per gli Indù Agni, il Sole, il Fuoco, Ildabaoth per gli Gnostici[9].
 
·     L’Ebdomada terrestre è composta dai Sette Uomini Primordiali, chiamate in oriente Pitri, i Padri, gli Antenati, coloro che crearono l’uomo fisico. I sette Uomini Primordiali sono quei Saggi, i Buon Pastori, i Rishi, che insegnarono all’umanità tutto ciò che essa doveva sapere. Questi Esseri Angelici, incarnati in dei corpi illusori, sono a ogni Ciclo di manifestazione i primi Iniziatori ai Misteri, oltre che i loro Fondatori. Essi non muoiono mai, sono sempre presenti in mezzo agli uomini per proteggerli e dirigerli. La Tradizione afferma che solo i grandi Iniziati sono in grado di mettersi in contatto con loro.

Marco stabilì un rapporto diretto fra la parola di Gesù, che si presentava come l’Alfa e l’Omega e il Battesimo nello Spirito Santo. Il valore numerico di a+w = 1+800 = 801, è lo stesso numero che indica la colomba in greco peristera 80+5+100+10+200+300+5+100+1 = 801. Marco descrive la Rivelazione che gli fu fatta dai Sette Cieli, che pronunciavano i Sette nomi delle Gerarchie angeliche, emettendo ciascuno una vocale.  Il primo cielo emana un suono o una vocale  A (a), il secondo l’E (e), il terzo H (h) il cielo mediano, il quarto emana I (i), il quinto O (o), il sesto l’U (u), il settimo W (w). E tutte unendosi insieme per armonia, emanano un suono, e glorificano colui dal quale furono emanate: il Logos del sistema o edificatore del mondo.   

Figura 3. Le 7 vocali disposte in modo triangolare -  i 21 Suoni
 
La gloria del suono è portata in alto all’antenato del Pleroma; mentre l’eco del loro inno di gloria è portato in terra e diviene il modellatore e generatore di quelli in terra, le anime degli uomini. Disponendo le sette vocali in modo triangolare come per la Tetractis, si ottengono 21 suoni, visualizzati con 21 triangoli, perché la seconda vocale si combina con la prima formando un triangolo vocale, le due seconde si combinano con le tre terze vocali formando due triangoli e così via. La figura ottenuta visualizza il Sesto numero triangolare, la discesa del numero Sei. La figura, inoltre, mostra una serie di triangoli con il vertice in alto e in basso. La somma dei 21 triangoli con il vertice verso l’alto con i 15 con il vertice verso il basso, fa in totale 36. Il numero 36, per Plutarco rappresenta ancora una Tetractis.
 
G.R.S. Mead scrive che il Drago Gnostico ha 7 vocali in cima alla sua cresta, queste rappresentano i 7 pianeti del cosmo, i 7 princìpi nell’uomo e tutti i settenari in natura. Il suono eufonico delle 7 vocali riflette così la pienezza di questa vibrazione creativa che ha formato i cosmi e i pianeti, così come ha dato forma alle nostre anime. Il suono di una certa vocale, per esempio, può creare una vibrazione alla quale una certa energia planetaria risponde. Dalla conoscenza della corrispondenza (non rivelata) tra i pianeti e le note della scala musicale si possono accoppiare le vocali ai pianeti.
 
Nicòmaco di Gerasa matematico e filosofo neopitagorico della prima metà del II sec. d.C. nel suo Encheirídion afferma: “Ciascuna delle 7 sfere produce un suono, la prima realizza il primo suono, e a questi suoni è stato attribuito il nome di vocali … Ecco perché i teurgi onorano la divinità, la invocano simbolicamente con schiocchi, sibili, suoni articolati e senza consonanti”. La vocale era chiaramente soltanto l’indicazione dinamica sonora del pianeta dominante nel canto di una melodia, cioè il timbro con cui si cantava la serie delle vocali, poiché le scritte gnostiche di Mileto dimostrano chiaramente che per ogni pianeta si potevano cantare tutte quante le vocali.
 
Esploratori inglesi nel diciassettesimo secolo scoprirono su una pietra incassata in un muro nel teatro di Mileto (oggi Palatscha, in Asia Minore) un’iscrizione. In figura possiamo vederne il disegno tratto dal Corpus
 
Inscriptionum Graecarum del Böckh che il filologo tedesco definisce pregiudizialmente publicae Milesiorum superstitionis insigne documentum. Nell’iscrizione erano presenti sette aree, una per ciascuno dei pianeti, l’ultima a destra delle quali, a causa di una mutilazione della pietra, non è più leggibile. La prima riga sopra ciascun’area contiene il simbolo di un pianeta, l’unico dei quali certamente riconoscibile è quello centrale e cioè il Sole; la seconda un elenco diversamente disposto delle sette vocali. Un’ampia dissertazione su questa iscrizione, ancor prima che da Böckh, è stata fatta dall’Abate Barthelemy: questi dopo aver riferito che furono alcuni inglesi a ritrovare nel giugno del 1673 la pietra, commenta che le vocali diversamente combinate, sia sopra sia nelle aree conservateci – in cui appare costantemente la frase Aghie, phulaton ten polin Milesion kai pantas tous katoikountas - costituivano una formula d’invocazione alle divinità planetarie affinché proteggessero la città di Mileto e tutti i suoi abitanti.
 
       
 
Figura 4. Le 7 vocali dell’iscrizione di Mileto
 
I sette pianeti venivano infatti designati con le sette vocali dell’alfabeto greco, come peraltro testimonia (uno tra altri) anche lo scolio a Dionisio Trace, filologo e grammatico greco antico del II secolo a.C. e autore di una Tέχnh Grammatikή: a era la lettera caratteristica della Luna, e quella di Mercurio, h quella di Venere, i quella del Sole, o quella di Marte, u quella di Giove, w infine quella di Saturno; indirizzarsi agli dei nelle preghiere pronunciando a, e, h etc. era dunque come dire tacitamente o Luna! o Mercurio! o Venere! In ciascun’area dell’iscrizione, l’aggettivo Aghie (o Santo) è preceduto da una combinazione delle sette vocali: la prima delle quali le presenta nel loro ordine naturale a e h i o u w; nella seconda si comincia con la seconda vocale e la prima è finita in coda alle altre; nella terza si comincia con la terza vocale; nella quarta con la quarta, etc[10].
 
Gli Egiziani e i Pitagorici, dai quali gli Gnostici avevano preso a prestito molte idee, sostenevano che ciascun pianeta emanasse un suono e che tutti insieme formassero un eptacordo: bisognava dunque che alle vocali destinate a designare i pianeti fossero assegnati gli stessi suoni della lira celeste. Sette le lettere greche così come le sfere planetarie, della cui musica costituivano l’unico suono udibile dall’orecchio umano.
 
 
LE CINQUE VOCALI - LE CINQUE PAROLE
 
Gli antichi Romani nei loro templi, usavano solo Cinque vocali (A,E,I,O,U) con significato occulto. Gli Gnostici Perati[11] descrivono Chozzar (Cwξxar o Χόρξάρ), Il Serpente Buono, maschio-femmina, che ha Cinque Ministri androgini. Essi sono chiamati rispettivamente Ou, Aoai, Ouô, Ouôab … (Oύ, ̉Aoaί, Oύώ,  Oύwάb16 …), e ….  il quinto, un nome triplo (che fa sette) essendo perduto - cioè tenuto segreto. Per gli Gnostici le “Cinque Parole” scritte sulla veste splendente di Gesù alla sua glorificazione: le 5 parole ZAMA ZAMA WZZA RACAMA WZAI, tradotte dagli orientalisti “la veste, la gloriosa veste della mia forza”.21 Queste parole, a loro volta, sono l’anagramma “mascherato” dei 5 poteri mistici rappresentati sulla veste dell’Iniziato “risorto” dopo la sua ultima prova di tre giorni di trance; i cinque diventano sette solo dopo la sua “morte”, quando l’Adepto è divenuto il Christos completo. Numericamente: ZAMA (49) + ZAMA (49) + WZZA (815) + RACAMA (710) + WZAI (818) = 2441 = 2+4+4+1 = 11.
 
·    Le due parole ZAMA (49) + ZAMA (49) = rappresentano la coppia dei 49 suoni (tutto è duale).
·     La parola WZZA (815), numericamente è ridotta a 8+1+5 = 14, la prima coppia di Eoni.
·     La parola RACAMA (710), numericamente è ridotta a 7+1 = 8. Il numero otto rappresenta la coppia dei quadrati dello spirito e della materia, l’Ogdoade.
·     La parola WZAI (818) numericamente è ridotta a 8+1+8 = 17, che è il 7° numero primo, e il numero delle consonanti dell’alfabeto greco.
·    Le cinque parole  ZAMA ZAMA WZZA RACAMA WZAI, complessivamente 22 lettere, di valore 2441, che numericamente sono ridotte a 11. Le 22 lettere sono suddivise il 12 vocali e 10 consonanti. Il numero 12 è 3x4 = Dxo. Il numero 22 è come somma di un numero a forma di triangolo D più un numero a forma di quadrato o, cioè: 3D+4o = 6+16 =22. Le lettere ebraiche sono 22 che Elohim ha usato per creare il mondo. Per Valentino, lo Gnostico Pitagorico, dall’Ogdoade, la generazione prosegue con altri 22 Eoni il numero 22 è una coppia di 11, il valore numerico delle 5 frasi, l’11 è il 5° numero primo. Questo numero nasce dalla somma 6+5, dove il 6 è l’Esagono, la stella a Sei punte, rappresenta le Sei Forze della Natura in equilibrio, il Macrocosmo, mentre il 5 è il sacro Pentagono, la stella a Cinque punte, il numero dell’Uomo, il microcosmo.
 
Il papiro magico[12] PGM XIII della raccolta Preisendanz - Heinrichs conserva una collezione di testi attribuiti a Mosè. Nel papiro l’operatore deve portare a termine la sua progressiva comprensione del cosmo mimando e cantando le 5 vocali.
 
Parlando verso il sole che sorge con la mano destra tesa verso destra e la sinistra verso sinistra pronuncia “A”. Volto a nord stendendo solo il pugno destro, pronuncia ”E“. Poi volgendoti a ovest con tutte due le braccia protese pronuncia “E” (lunga) ... Rivolto a sud con le braccia sullo stomaco pronuncia “I “. Piegandoti verso terra in modo da toccare le dita dei piedi pronuncia “O”. Guardando in aria con la mano sul cuore pronuncia “U”. Con entrambe le mani sulla testa pronuncia “O” lungo. Segue l’invocazione comando:
 
Io ti chiamo eterno e increato, tu che sei uno (ton onta ena), solo che tieni insieme l’intera creazione, che nessuno conosce, che gli dei onorano inchinandosi, il cui nome neppure gli dei osano pronunciare, inspira dal tuo respiro, Signore del cielo, che ti è sottoposto, compi per me le cose.[13]
 
 
A noir E blanc I rouge U vert O blue voyelles
Je dirai quelque jour vos naissances latentes
Arthur Rimbaud (1872)
 
[1] Pistis Sophia, 143.
[2] Ed. Capello, fig.159; Montfaucon, L’Antiquité expliquée, II.2, tav.166; Antiquity explained, II, tav.52, 10. Materiale: corniola.
[3] Avitchi, l’ottava sfera, la dimora delle anime perdute o di quei gusci dell’uomo inferiore che si sono separati dal loro principio vitale o Sé spirituale. È il contenitore dove tutte le forme sono ridotte agli elementi base. Il Sentiero della Mano Sinistra quello della Magia Nera, deriva dall’uso delle forze naturali per fini egoistici; è caratterizzato da egoismo e da separatività intensi, e termina nell’Avitchi, l’ottava sfera.
[4] A.A. Bailey, Trattato del Fuoco Cosmico  879. L’argomento trattato riguarda il Mistero dei Fuochi Solari.
[5] L’alfabeto greco è composto di 24 lettere, 7 vocali e 17 consonanti.
[6] Corrispondono ai Teodidaktoi della Grecia.
[7] Āryāvarta è la denominazione dell’India settentrionale nella letteratura classica sanscrita. Il Manu Smriti (2.22) indica con il termine Āryāvarta “la distesa tra l’Himalaya e la catena del Vindhya, dal mare orientale al mare occidentale”.
[8] H.P. Blavatsky, Dottrina Segreta commento alle sette vocali Oeaohoo.
[9] Questa seconda Ebdomada emanata dal Sole era formata da: Iove (Jehovah), Sabaoth, Adonai, Eloi, Osraios, Astaphoios.
[10] Lucia Bellizia, L’alfabeto celeste.
[11] Gli Gnostici Perati onoravano il serpente universale, il cui simbolo era il serpente di bronzo che Mosè innalzò nel deserto; credevano inoltre che tutto, nel mondo, fosse sottoposto all’influsso della costellazione del Serpente. Secondo i Perati, la triade, struttura costitutiva dell’universo, è articolata nei principî del Padre, il Bene perfetto, del Figlio-Logos, l’infinità delle potenze autogenerate, e della Materia corporea, il mondo separato.
16 Philosophumena, V, 14.
21 C. W. King, Gnostics and their Remains, p. 297.
[12] Papiri magici greci (Papyri Graecae Magicae, abbreviato in PGM) è il nome dato a un gruppo di papiri dell’Egitto greco e romano, ognuno dei quali contiene parole, formule, inni e rituali magici. Questi papiri spaziano dal II secolo a.C. al V secolo d.C.  
[13] http://www.sslmit.units.it/crevatin/Documenti/Daris/Chirassi.pdf
 
 
LE SEI LETTERE DEL NOME GRECO IESOUS - IL NUMERO 888
 
Le 24 lettere dell’alfabeto greco sono suddivise in 9 consonanti o lettere senza suono, 8 liquide o semi-suoni, e 7 vocali o suoni. Così abbiamo la serie 9, 8, 7, e se applicando la Bilancia Pitagorica, togliamo ciò che in eccesso per darlo a ciò che è in difetto, togliamo 1 da 9 e lo aggiungiamo al 7, abbiamo 8, 8, 8, ossia il nome di Gesù in greco di 6 lettere IESOUS, Ihsous.  Formato da 6 lettere suddivise in 4 vocali e 2 consonanti. Il numero delle vocali è doppio rispetto a quello delle consonanti.
 
I (10) h (8) s (200) o (70) u (400) s (200) =  10 + 8 + 200 + 70 + 400 + 200 = 888 = 8 + 8 + 8 = 24
Il nome di Ihsous, è composto di Sei lettere, il Sesto numero triangolare vale 21, Tre Ebdomade.
 
Ihsous è Colui che aveva il suo seggio con il Padre – non la Monade, ma la Mente[1] – lasciò il seggio e discese mandato all’uno da cui Egli era separato – la Chiesa[2] – a ricondurre la divina creazione a uno stato di equilibrio affinché le tre fasi o i tre spazi del Pleroma o Cosmo Ideale fossero ridotte a un’eguaglianza “8-8-8”, così il 7 ottenne il potere dell’8, il nome greco di Cristo.
 
·        Il numero 888 si ritrova anche negli Oracoli Sibillini (Sybyll. I,327). Essendo Otto in rapporto all’Ogdoade Marco espressamente parla di 8 unità, 8 decine, 8 centinaia.
 Da un’iscrizione cristiana rinvenuta a Filippopoli di Tracia, proviene un altro interessante confronto epigrafico: si tratta della sigla ωΠΗ, formata dalle tre lettere greche omega, pi, eta, 2 vocali e 1 consonante, anche in questa scritta.
 
·        Il numero delle vocali è doppio rispetto a quello delle consonanti.
·        Sommando i valori delle lettere ωΠΗ, troviamo 800 (ω) + 80 (π) + 8 (η), il numero 888.
·        Questo numero 888 che si riduce a 24, cioè 2x12, è chiaro e oscuro, spirituale e materiale.
·        Lo ritroviamo cabalisticamente in un passo chiave della Bibbia[3], quando Mosè chiese al Signore il suo Nome, ed egli rispose:
 
Io sono colui che sono - Ahiyè (5+ 10+5+1) asher (200+300+1) ahiyè (5+ 10+5+1)[4]
 
Sommando i numeri corrispondenti alle parole ebraiche della risposta si ottiene: 21 + 501 + 21 = 543. Quando Mosè gli chiese al Signore di fargli vedere il suo volto, la divinità rispose: “Tu non puoi vedere la mia faccia, ma mi vedrai di dietro”; che significa: tu non puoi vedere la mia natura spirituale, ma solo quella materiale, la mia ombra. In termini numerici il riflesso del nome luminoso del Signore 543, deve essere letto in senso inverso:
 
Luce 543|345 Ombra
 
In totale, la Faccia Luminosa del Signore 543 più il suo riflesso 345 cioè 888.
Il nome Mosè םשח, è 5+300+40, e la somma dei valori delle sue lettere è 345, che coincide con l’ombra del Signore.
 
Il valore numerico 888 rappresenta Luce- Ombra cioè Geova+Mosè.
 
Luce e tenebre, vita e morte, destra e sinistra, sono gemelli [Come Pollùce  e Càstore (in greco antico: Πολυδεύκης e Κάστωρ)]. Non è possibile separarli. Perciò né i buoni sono buoni, né i cattivi sono cattivi, né la vita è vita, né la morte è morte. Per questo ognuno si dissolverà nel suo stato originale. Ma coloro che sono al di sopra dei mondi, sono indissolvibili ed eterni.” (Vangelo di Filippo).
 
Ireneo continuando il commento al manoscritto di Marco, parla della Tetractis di cui non è possibile dare nomi umani. Nella Cabala, la pronuncia dell’ineffabile nome di 4 lettere è l’arcano più segreto. Questi nomi appartengono al linguaggio sacro di cui vengono dati dei sostituti in altri testi gnostici.
     
  • G.R.S. Mead[5]  scrive che questi sostituti sono Ineffabile, Silenzio, Padre e Verità che  in greco consistono rispettivamente di 7 e 5, e di 5 e 7 lettere, ossia di  due volte sette e di due volte cinque, in totale i 24 elementi del Pleroma.
  • Così ancora per i  sostituti dei nomi della seconda tetrade: Parola e Vita, Uomo e Chiesa, che in greco consistono rispettivamente di 7 e 3, e di 8 e 8 lettere, in totale 24.
  • Tre volte otto “888” è il valore numerico del nome di Gesù, in totale 24.
  • La stessa operazione numerica si può fare con le lettere greche della parola Cristo.
  • Ciascuno di questi  tre gruppi è duplice (positivo e negativo), 6 in tutto di 4 unità per  un totale di 24.
·     Le mistiche lettere del nome greco di Gesù sono 6 che generano 888, tre gruppi di otto, 24.
·     Pitagora dice che: “Il numero 8, o ottoade, è il primo cubo, ossia quadrato in tutti i sensi, come un dado, procedendo dalla base di due o altro numero; così è l’uomo squadrato o perfetto”.
 
Le 24 lettere simbolo dell’alfabeto greco venivano assegnate dagli Gnostici in coppie alle 12 membra del Corpo dell’Uomo Celeste. Il Corpo dell’uomo Celeste era il simbolo grafico dell’ordinamento gerarchico dell’universo.
 
G.R.S. Mead scrive che “Essi (i Marcosiani) trattavano le leggende dei vangeli non come storia, ma come allegoria, e non solo come allegoria, ma come simbolo del dramma dell’iniziazione … Perciò dicevano che la storia della trasfigurazione era un simbolo della divina economia come manifestata nell’uomo che cercava la perfezione, in altre parole, un certo stadio dell’iniziazione … “Dopo 6 giorni”, cioè a dire al 7° stadio da quando l’Iniziato ha posto i suoi piedi sul percorso, egli “ascende” al monte – un simbolo grafico della più alta consapevolezza. Era questo “Sei”, dicevano i Marcosiani, che era disceso ed era stato trattenuto nell’Ebdomade, o regione delle Sette Sfere. Il 6 è della stessa sostanza della Madre del Mondo, la Sapienza, l’8° circondante la sfera dell’identità, che è al di sopra o di là di questi 7. Il “ sei”, essendo così della stessa essenza della Madre del Mondo (Sapienza), contiene essenzialmente in sé l'intero numero di tutti gli elementi o poteri - un fatto già caratterizzato nella fase simboleggiata dal mito del battesimo della discesa della colomba.
 
L’ora dell’inizio e della fine della passione di Gesù è la sesta. Nel racconto del battesimo nel Giordano la discesa di questo “Sei”, è raffigurato con la discesa della colomba. La colomba è l’alfa e l’omega 1+800=801. Il nome in greco per la colomba è peristera, 9 lettere suddivise in 4 vocali e 5 consonanti. La colomba vale numericamente quanto l’alfa e l’omega: p(80)+e(5)+r(100)+i(10)+s(200)+t(300)+e(5)+r(100)+a(1) = 801. La creazione del nostro particolare universo è considerata come un’edificazione della Mente Divina. Il costruttore, il Demiurgo, è un riflesso del Logos Universale, da Lui informato, ma separato, tagliato fuori.
 
 
CRISTOS – ΧΡΙΣΤΟΣ
 
La parola Christos, Χριστός, ha vari significati, come unto (olio puro, chrisma). In tutte le lingue, sebbene il sinonimo della parola significhi pura o sacra essenza, esso è la prima emanazione della Divinità invisibile che si manifesta tangibilmente in spirito. In sanscrito Χρισ è Kris e significa sacro, e per questo la divinità indù fu chiamata Krishna (il puro o il sacro) è il mediatore promesso da Brahma al genere umano, e rappresenta la stessa idea del Christos gnostico.
 
Il valore numerico di Cristos Χριστοσ è: Χ (600) + ρ (100) + ι (10) + σ (200) + τ (300) + ο (70) + σ (200) = 1480. Sommando assieme i valori, Cristo equivale alla cifra 1480. Il gesuita Athanasius Kircher pubblicò una gemma gnostica con la scritta ΧΝΟΥΜΙΣ · ΡΙ, e suppone, con ragione che occorre sommare i valori numerici delle due parole,  600+50+70+400+10+200 +(100+10) = 1480 al fine di ricavare il valore numerico equivalente a χριστὸς = 1480.  Riducendo il numero 1480 si ha, 1+4+8+0 = 13.
 
Il 13 è il sesto numero primo. Tredici è la somma dei quadrati del primo numero pari e del primo numero dispari: 22+32=13. L’accoppiamento di questi due quadrati è chiamato dai Pitagorici insufficienza, perché è basato sull’esponente pari. Rappresenta l’Insufficienza perché manca un’unità affinché si abbia 14.  Il compito del Cristo non è terminato, si attende la sua venuta! Nella saga del Graal, e di Re Arthur, il tredicesimo posto vuoto è riservato al cavaliere predestinato, il capo dei 12. Il posto vacante è pericoloso, per chi lo occupa indegnamente, sotto di esso si spalanca l’abisso o viene folgorato da 7 mani di fuoco.
 
Nel triangolo rettangolo sacro l’ipotenusa è il Figlio, generato dai cateti dispari Padre, e pari Madre. La madre 2 e il padre 3, nel primo triangolo rettangolo possibile generano la radice quadrata di tredici √(22+32) = √(4+9) = √13, un numero irrazionale, il numero 13 diventa razionale (intero), solo nel secondo stadio della creazione, quando il padre è 5 e la madre 12 . Il numero 13 è l’ipotenusa del triangolo pitagorico di lati 5-12-13, infatti: 52+122=132. Sommando le due parole  Gesù Cristo,
 
Ihsous + Χριστοσ: 24+13 = 37
 
Il numero 37 è il dodicesimo numero primo. Che cosa rappresenti il 37, è sussurrato dalla terna pitagorica 35, 12, 37, dove il 37 è l’ipotenusa, il Figlio, dove il padre è 35, chiamato Armonia dai Pitagorici, e la Madre, il numero 12, la sacra Dodecade. Il numero primo 37 è permutabile col numero primo 73. Inoltre 37 è il 12° numero primo, mentre 73 è il 21° numero primo, dunque anche le loro posizioni nella serie dei numeri primi sono l’una il rovescio dell’altra.

 
MONOGRAMMA DI CRISTO - I NUMERI 218 E 318
 
Quando il nome di Gesù Cristo è scritto Iesus Hominum Salvator, il monogramma del nome Gesù Cristo è IHS, contrazione di ΙΗΣΟUΣ, il valore numerico di IHΣ è 10 +8 + 200 = 218. Ad Alessandria di Egitto si venerava la Triade: Iside, Horus, e Seb (IHS). Il monogramma IHS viene a volte interpretato nel senso (Gesù, Salvatore degli uomini), e connesso da Eusebio di Cesarea con il significato “In Hoc Signo”. Barnaba al pari degli Gnostici attribuisce a Gesù Cristo il valore numerico 318 e non il valore 218. Barnaba corregge il valore numerico di 218 cambiando nel monogramma IHS la “S” in “T”, trasformandolo in IHT, di valore 318.
 
Abramo, che ha nominato per primo la circoncisione, ha auspicato nello spirito a Gesù, quando ha circonciso ... Per la Scrittura dice: “E Abramo circoncise della sua casa diciotto maschi e trecento”. Qual era dunque la conoscenza dato a lui? Osservate che Egli prima dice “18”, poi, dopo una separazione, aggiunge “300” Nel numero diciotto “I” sta per dieci, “H” per otto. Qui avete JESUS ​​(IHSOUS). E perché la croce nella “T” era di avere la grazia, ha detto "300”. Così ha rivelato Gesù nelle due lettere, e nella restante una, la croce.[6]
 
Il numero 318 “IHT” è arditamente calcolato da Barnaba aggiungendo la lettera T greca, “Tau”, che ha l’aspetto di una croce, alle prime due lettere IH, iota-Eta, del nome di Gesù, IHSOYS. IHT = 10+8+300 = 318. Per Barnaba, 318 è il numero del nome di Gesù crocifisso espresso nella mistica IHT. Il numero 318 rappresenta, per gli Gnostici e per Barnaba, il valore della parola Gesù, come pure il famoso numero dei servitori addestrati o circoncisi di Abramo. Il numero 318 è stato considerato per alcuni popoli come un numero astratto e universale, che esprime il valore di una circonferenza il cui diametro è l’unità. La lettera greca Theta Q ricorda una circonferenza tagliata dal suo diametro. Il valore numerico della parola greca Theta, Qheta è 9 +8 + 300 +1 = 318 unità. Il valore numerico della parola greca Helios, Helios = 8 + 30 + 10 + 70 + 200, è anche uguale a 318 unità. Riducendo il numero abbiamo 3+1+8 = 12, il cui pitmene diventa 1+2 = 3. Helios significa Sole. La prima forma della lettera greca theta è il simbolo del Dio-Sole, un cerchio con un puntino al centro. Il simbolo greco per indicare la lettera Q (theta), appare come un cerchio con una linea o diametro attraverso di esso. Un cerchio con un diametro di 318 ha una circonferenza di 999 unità, 318 p = 999 = QQQ, perché la lettera Q ha valore 9.
 
[1] Mente e Verità, la Diade, la Prima Sigizia,
[2] Uomo e Chiesa, terza Sigizia.
[3] Esodo III, 13, 14.
[4]   Ahiyè היהא, asher רשא.
[5] G.R.S. Mead Gnosticismo e Cristianesimo delle origini.
[6] Epistola di Barnaba 9:6-7, circa 71-131 d.C.
 
TEMPIO DI SAN MICHELE ARCANGELO A PERUGIA
 
A Perugia sorge un tempio paleocristiano circolare dedicato all’Arcangelo Michele, il più grande Santo e Patrono delle Chiese Orientali e Occidentali sotto il duplice nome di S. Michele e della sua supposta copia sulla terra, San Giorgio vincitore del Drago. Michele è l’Angelo della Faccia, il “quis ut Deus” (che è come Dio). È una figura gerarchicamente superiore a quella dell’angelo, che ne assume il ruolo di comandante (la parola deriva dal greco ed è composta dai termini àrchein, comandare. L’Arcangelo Michele è il rappresentante sulla terra del Dio Celato degli Ebrei; ossia è la sua “Presenza” che, si dice, abbia preceduto gli Ebrei nell’Esodo, sotto l’aspetto di una “Colonna di Fuoco”, “Il mio volto andrà con te” davanti agli israeliti, dice Dio a Mosè (Esodo, XXXIII, 14). Peri cattolici Michele è il Volto di Cristo.
 
Per gli Ebrei Mikael Michele מינאל è l’Angelo della Faccia è “che è come Dio”. L’Angelo Michele è Uno con Dio del volto del Signore, ossia il suo Doppio per gli scopi terrestri rappresenta la Divinità nelle sue visite alla terra. I cattolici romani identificano Cristo con Michele, che è anche misticamente il suo “volto”.
 
Antonella Bazzoli in un suo studio c’informa che all’interno del tempio circolare paleocristiano di Sant’Angelo a Perugia esistono 8 sigle misteriche, incise su 4 capitelli disposti a coppie[1] a nord e a sud. L’entrata originaria era a sud-ovest, mentre ora è a sud. Le sigle sono state incise soltanto su quattro dei sedici capitelli del peristilio, e in corrispondenza delle arcate nord e sud quelle che, nella tradizione religiosa ed esoterica, erano conosciute come porte solstiziali. La Porta degli Dèi era chiamata quella corrispondente al solstizio invernale, e la Porta degli uomini, quella corrispondente al solstizio estivo, due attraversamenti simbolici.
 
                                                    Figura 1. Perugia - Interno San Michel Arcangelo
 
 
Delle otto iscrizioni 7+1=8, sette sono formate da tre lettere greche, mentre una è costituita da un’unica lettera. Si conoscono trigrammi divini come IHS, IHT e ωΠΗ.
 
Ciascuna delle lettere greche ha sempre la stessa forma maiuscola. Solo la lettera omega è scritta nella forma minuscola rotonda ω, e una volta, invece, nella forma diritta W. In tutte le 8 scritte greche è presente il carattere eta H; sette volte l’omega, sei volte nella forma minuscola ω e una volta nella forma maiuscola W; cinque volte il rho, tre volte nella forma regolare P e due volte nella forma retroversa; una volta compaiono lo iota I e un lambda Λ, che secondo A. Bazzoli si può immaginare una particolare forma di “A”, alpha[2].
 
Antonella Bazzoli giustamente osserva che l’omega ω, presente in tutti i trigrammi, risulta sempre inciso verso il centro dell’abaco, cioè in prossimità del fiore centrale del capitello. In posizione opposta, cioè verso l’angolo dell’abaco, troviamo invece sempre incisa la lettera eta H. Ciò lascia intuire che le sigle vadano lette in senso convergente verso il fiore centrale del capitello.
 
Procediamo con il trigramma HPω (letta ERO), che compare 3 volte e 2 volte nella forma speculare   , in totale 3+2=5 volte. Sommando i valori numerici delle lettere HPω  si ottiene 8+100+800 = 908, ridotto al suo pitmene diventa, 8+1+8 = 17 = 1+7 = 8. Lo stesso risultato si consegue ovviamente con la sigla speculare   .
 
Un solo capitello presenta la scritta ωIH vale a dire OIE, ma con la lettera ω omega che solitamente è una vocale finale, visti che la ω è incisa verso il centro del capitello, la scritta è rovesciata e va letta come EIO. I valori numerici delle lettere che formano il trigramma ωIH sono 800+10+8 = 818, che è un numero palindromo, speculare, poiché si può leggere nei due sensi proprio come ωIH e HIω. Ridotto al suo pitmene diventa, 8+1+8 = 17 = 1+7 = 8.
 
Prendiamo infine in considerazione la sigla H Λ W, l’ipotesi di A. Bazzoli è che il secondo simbolo Λ, sia una forma modificata di A alpha, pertanto il valore numerico è 8+1+800 = 809. La somma delle tre singole cifre che formano questo numero 8+0+9 = 17. Se poi riduciamo il 17, cioè 1+7 = 8.
 
Troviamo in tutte queste tre scritte il numero 17, il 7° numero primo, che è anche la somma dei primi Quattro numeri primi 17 = 2+3+5+7 = 1p+2p+3p+4p, una forma diversa della Divina Misura, e la Tetractis dei numeri primi. Il 17 aveva una considerazione particolare perché è il numero delle consonanti, i poteri creatori, nell’alfabeto greco, divise in 9 mute e 8 sonore. Infine 8/9 è il RE, il tono della scala musicale pitagorica. Scrive Plutarco, che Osiride fu ucciso il giorno 17 del mese di Athyr. Il 17 ottobre è il primo giorno della creazione secondo la tradizione ebraica. La morte del Dio nel numero 17 equivale alla caduta dello Spirito nella Forma. Il pitmene o la riduzione teosofica del numero diciassette dà otto: 17 = 1+7 = 8. L’otto è due volte 4 ed è quindi un numero che rivela l’interesse per la materia, ma all’interno di un equilibrio tra l’ordine terrestre e quello e quello celeste.
 
La lettera eta, H, ha valore numerico 8, è l’ottava dell’alfabeto latino e in quelli da esso derivati, l’ottava anche nell’alfabeto Ebraico e in quello Fenicio, dove il suo significato era “siepe chiusa, ovile”. I Romani, così come gli Etruschi, adottavano una settimana di otto giorni (ciclo nundinale), contrassegnando con le lettere dall’A alla H, l’inizio e la fine. Il pitmene di 17 è 8, il numero delle iscrizioni misteriche del tempio, due per ciascuno dei quattro capitelli incisi, disposte su otto diversi lati degli abachi, con un preciso orientamento. Il numero otto domina nel tempio. Otto sono le coppie di colonne, speculari tra loro e disposte ad anello a sostenere in alto il tamburo. Otto sono anche le colonne in granito grigio, che individuano i due bracci ortogonali della croce, in corrispondenza delle aperture centrali dei quattro vani periferici. Nella tradizione ebraica, la purificazione del Tempio avviene all’ottavo giorno, dura otto giorni e termina al sedicesimo; la circoncisione ordinata da Dio ad Abramo è prescritta per gli Ebrei all’ottavo giorno dalla nascita, Davide è l’ottavo figlio di Jesse.
 
Figura 2. Perugia - San Michele lastra con Pentacolo
 
La sigla H Λ W, formata con 5 segni, 3 lettere 2 punti. La sigla HPω appare 3 volte e 2 volte nella forma riflessa, 5 volte in tutto. Il simbolismo del numero 5 appare in una pietra incastonata di traverso[3] sul pavimento a pochi metri dall’ingresso principale. Su questa pietra è inciso il segno di riconoscimento dei pitagorici, una stella a 5 punte circondata da un cerchio, con alcuni caratteri ebraici, il “Pentacolo di Salomone”, un pentagramma. Chi ha voluto disporre di traverso nel pavimento del tempio una simile pietra? Quando è avvenuto? Probabilmente nel XII o nel XIII secolo, l’epoca dei Templari.
 
Anche se la costruzione a Perugia del Tempio di Sant’Angelo risale a parecchi secoli prima dell’epoca templare, presenta affinità e indizi che richiamano la presenza dei Cavalieri Templari e il loro ricco e complesso simbolismo. In più punti compaiono delle croci patenti: un paio sono sugli stipiti della porta d’ingresso, mentre un’altra la ritroviamo dipinta sul collo della Madonna in un affresco interno. La cintura stessa del suo abito forma una vistosa Tau[4]. All’inizio dell’XI sec. dal piccolo paese di Altopascio, vicino a Lucca, fu fondato l’Ordine dei Cavalieri del Tau[5], così denominato per l’adozione come emblema rappresentativo del segno del Tau, già adottato sia dall’Ordine di Sant’Antonio, sia da quello Francescano, e poi dagli stessi Templari. Il sigillo del Maestro Generale della Magione Templare di Parigi mostra in alto una croce templare, sotto il Tau a forma di spada e ai lati due conchiglie. D’altronde, Perugia è stato un territorio templare, stante la presenza di una loro importante chiesa, quella di San Bevignate. Il tempio di Sant’Angelo si presenta in una significativa forma circolare che simboleggia il Cielo, tipica delle costruzioni templari. Un altro piccolo tempio a forma circolare, La Rotonda, anch’esso collegato al culto di San Michele, ai Cistercensi e ai Templari si trova in Toscana a Montesiepi. Non è certamente un caso che alla Rotonda di Montesiepi si ritrovano i numeri 8 e 17 delle scritte misteriche di Sant’Angelo[6].
 
L’autore di questo scritto, a differenza di Antonella Bazzoli, considera che lettera centrale Λ nella scritta H Λ W sia effettivamente una lambda, di conseguenza, il valore numerico delle tre lettere diviene 8+30+800 = 838, un numero palindromo che si può leggere nei due sensi! Il numero 838 ridotto al suo pitmene diventa: 8+3+8 = 19 = 1+9 = 10 = 1. La scritta è composta con 5 segni, il numero dell’uomo. Le 3 lettere hanno valore numerico 10, il numero dell’Uomo Celeste. Solo in questo trigramma l’omega è realizzato maiuscolo, ma non nella forma canonica W, bensì W, la forma arrotondata femminile, si è trasformata in diritta, con 4 linee che salgono verso l’alto.
 
Poiché le 3 lettere H Λ W di valore 1, sono separate da 2 punti unità, sommando i valori si ottiene 1+2 = 3, la Trinità. Considerando il 10 non ridotto al pitmene, allora abbiamo 10+2 = 12, che si ritrova nel numero delle finestre nel tamburo centrale e di altrettante aperture nel muro perimetrale interno. Per Barnaba, 318 è il numero del nome di Gesù crocefisso espresso nella mistica IHT. Il valore numerico in greco di Helios, Helios è 8+30+10+70+200 = 318. Helios significa Sole. La prima forma della lettera greca theta è il simbolo del Dio-Sole, un cerchio con un puntino al centro. Riducendo il numero abbiamo 3+1+8 = 12. H Λ W di valore 12 è equivalente Helios, Helios il Sole, e al trigramma IHT. La lettera greca Theta Q ricorda una circonferenza tagliata dal suo diametro. Il valore numerico della parola greca Theta, Qheta è 9+8+300+1 = 318.
 
Si hanno 3 scritte HPω, 2 scritte speculari   , e una scritta ωIH che può essere anch’essa intesa come speculare di HIω. Il tempio è consacrato all’Arcangelo Michele, in greco biblico Μιχαήλ (Mikaél), nome composto di 6 lettere, 3 vocali e 3 consonanti. Poiché il Sigillo di Salomone Y è composto con due triangoli intrecciati 2x3=6, possiamo ipotizzare che le 3 scritte normali appartengono al triangolo col vertice in alto e le 3 speculari appartengono al triangolo col vertice in basso.
 
Entrambi i triangoli hanno valore numerico 888, proprio come IESOUS, Ihsous.
 
·   Triangolo   ©   ©HIω                       valore numerico 8+8+8 = 3x8 = 24 = 2+4 = 6
 ·    Triangolo HPω©HPω©HPω        valore numerico 8+8+8 = 3x8 = 24 = 2+4 = 6
·    H                                                valore numerico 1x8 = 8
·    H Λ W                                         valore numerico 10+2 = 12 = 1+2 = 3
·    Totale delle scritte                       valore numerico 6+6+8+3 = 23

Ognuna delle sei sigle misteriche ha valore 8, al centro del doppio triangolo possiamo disporre la settima sigla misterica di valore 8 l’eta, H.  
Figura 3. Sant’Angelo disposizione a stella delle sigle misteriche
 
 
L’ottava sigla H Λ W si stacca nettamente dalle 6+1=7 precedenti, è formata con 5 segni. Nel tempio le due sigle H Λ W e H sono mistericamente collegate, i valori numerici delle lettere delle due sigle possono essere letti in entrambi i sensi 838 e naturalmente 8. I Maestri Costruttori, i Magister, le hanno entrambe poste sul capitello della colonna sud-est. La parte centrale della stella è anch’essa doppia, contiene H e H Λ W.
 
Il valore numerico di Mikaél in greco biblico di Μιχαήλ è 40+10+600+1+8+30 = 689 = 6+8+9 = 23. Nel Talmud, Michele è il “Principe dell’Acqua” e il Capo dei 7 Spiriti. Indubbiamente tutte le 8 sigle concorrono a creare 6+6+8+3 = 23, cioè il numero psefico che caratterizza l’Angelo Michele.
 
Il numero 23 che caratterizza l’Angelo Michele, è la somma di 3 numeri primi consecutivi, molto spirituali: 23 = 5+7+11=3p+4p+5p, i tre numeri primi che caratterizzano il triangolo sacro 3-4-5. La somma dei tre numeri non primi del triangolo sacro è 12, che caratterizza le 12 finestre del circolo in alto nel tamburo centrale. Il numero 23 è il 9° numero primo, che esprime il Cerchio della Vita. È un numero misterioso che non permette l’intromissione dei profani. Il pitmene di 23 = 2+3 è 5. Cinque 3+2 sono i segni che compongono la scritta H Λ W; 5 volte appare sui capitelli la sigla HPω. In ebraico il nome di Mikael è composto di 5 lettere מינאל.
 
Tutto è duale, luce e ombra, caldo e freddo ecc., ragionando i termini misterici poiché 23 è il numero di Michaél, il suo riflesso è 32. Trentadue Sentieri dell’Albero della Vita sono costituiti dalle 10 Sephiroth e dai 22 canali che le congiungono, i quali sono formati dalle 22 lettere dell'alfabeto ebraico. Il Quaternario, la Divinità, crea il mondo, con 32 Sentieri di Saggezza. Michele il rappresentante in terra della Divinità è il suo riflesso, numericamente è 23. La Creazione, così com’è descritta nel primo capitolo della Genesi, contiene esattamente 32 volte il nome Elohim, 10 volte riguardo all’affermazione Elohim creò. Notiamo che il trigramma H Λ W, contando solo le lettere ha valore 10, e se lo leggiamo constatiamo che al trigramma Elo, manca il trigramma him per completare Elohim.
 
Altro particolare, certamente non casuale, è rappresentato dalla P che compare 5 volte nelle scritte HPω. Il simbolo P che compare anche nel monogramma di Cristo è composto di una linea verticale e un occhiello. La linea verticale è in realtà una figura dell’Asse del Mondo, e al suo vertice, l’occhiello destinato a trasformare la I in P, è come l’occhio dell’ago, un simbolo del­la “Porta stretta”, attraverso cui passa solo l’Iniziato. Per gli Gnostici, Cristo, al pari di Michele, che per certi aspetti è a lui identico, era il “Capo degli Eoni”. Michele fu chiamato dai cabalisti e dagli gnostici “il Salvatore”, l’Angelo del Sole, e Angelo della Luce (ביבאל , probabilmente, da יבח , manifestare, e אל , Dio), il Sole è sinonimo di Michele, come la Luna, è sinonimo di Gabriele. Per gli Gnostici è l’Angelo del Sole, il primo degli Eoni. Michele era il primo degli Eoni ed è noto agli studiosi di antichità come o “l’Angelo sconosciuto” rappresentato sugli amuleti gnostici. E poiché Apollo è Elio, il Sole, Michele corrisponde ad Apollo, anche lui uccisore di un drago, Pitone; fra gli Egizi è Horus, che trafigge Tifone, il Serpente o il drago Apophis.
 
Il pavimento è cosparso oltre a quella misterica della stella a 5 punte, di numerose pietre tombali che presentano gli stemmi di numerose corporazioni artigiane, ma da perfetti profani ignoriamo che dietro queste congregazioni si cela ben altro. Nell’antica Roma i Collegia Fabrorum, erano depositari delle conoscenze legate all’architettura, e che non scomparvero con l’antica civiltà romana, poiché avevano continuato la loro attività senza interruzione nel cristianesimo stesso. In Italia queste Corporazioni medievali erano note sotto il nome di Magister Comacini, che uniti in fratellanza tramandarono l’arte antica di edificare, dall’alta Lombardia si diffusero in Italia poi in Francia, Svizzera, Valle del Reno. I Comacini conoscevano e rispettavano i precetti di Vitruvio e avevano un linguaggio misterico con cui ornare i capitelli e i portali.
 
Tracce di questi Magister le troviamo incastonate nel pavimento, ad esempio in una lastra con uno scudo al cui interno è scolpito un Tau con l’estremità inferiore a punta, disposto tra una scure e un martello. Attorno al Tau si vedono 4 stelle a 8 punte. Dopo la presenza del numero 5 nella stella pitagorica troviamo la presenza del numero 8 nelle stelle dello stemma. Un’altra lastra mostra una strana ascia che somiglia a una mano con il pollice recto, e l’iscrizione leggibile: “1493 - Magistri Ciani Mattei et suorum”.  
 
Figura 4. Sant’Angelo lastre dei Magister
 

 
[1] Le coppie di colonne a est, nord e sud sono in granito grigio, quella a ovest è in marmo proconnesio; le coppie a nordest e a nordovest, a sudest e a sudovest, sono invece in marmi policromi: nero antico, bigio venato e cipollino. Le colonne provenivano dal tempio della Dea Flora smantellato pezzo per pezzo a Civitella d’Arno.
[2] Antonella Bazzoli: VERA DEUM FACIES - A proposito delle iscrizioni greche del tempio di Sant’Angelo in Perugia.
[3] Anche nell’ala Ovest del transetto Sud della Cattedrale di Chartres, c’è una pietra rettangolare incastrata di traverso, di sbieco rispetto al pavimento, che è illuminata da un raggio di sole il giorno di San Giovanni, del solstizio d’estate.
[4] http://www.angolohermes.com/Luoghi/Umbria/Perugia/Tempio_S_Angelo.html
[5] La soppressione definitiva dell’Ordine avvenne nel 1587, per opera di papa Sisto V.
[6] Vincenzo Pisciuneri: Cistercensi Templari e la leggenda di Artù in Italia.
 
LE SCRITTE MISTERICHE DEL DUOMO DI BARGA
 
Sul lato destro del portale nord d’ingresso e successivamente stipite destro del portale principale del Duomo è stata posta un’incisione misterica, costituita da 7 segni una combinazione di 3 lettere e 4 simboli: “Ê m Ñ h Ñ L Ñ”. L’epigrafe è ripetuta tre volte, su tre righe, e la terza riga ha anche una croce finale a bracci uguali, in totale 7+7+8 = 22 simboli.
 
Figura 1. Barga triplice scritta misterica
 
 
Di questa scritta, ne esistono tutt’oggi pochi esemplari, diffusi in un’area ristretta della Toscana: Pisa (San Frediano[1], Battistero, Museo San Matteo[2]), a San Pier Maggiore in Pistoia e Barga, a questi esemplari, si aggiunge quello lucchese, oggi non più esistente di cui c’è giunta solo la testimonianza[3].
 
Questa è una scritta misterica e non si può decifrare facendo riferimento semplicemente alla psefia. Vi sono più livelli d’interpretazione. Il primo livello fa giustamente riferimento all’Arcangelo Michele. Il secondo livello è quello propriamente misterico o iniziatico dei Maestri della Grande Opera[4].
 
Gli studiosi che ritengono l’epigrafe sia una triplice invocazione all’Arcangelo Michele (MIHILI) sono l’epigrafista Marisa Guarducci (La misteriosa iscrizione medievale di Pisa, Barga e Lucca) e Ottavio Banti (Simbolismo religioso e stilizzazione grafica in un’iscrizione longobarda del secolo VIII).
 
Marisa Guarducci giustamente ritiene che tre caratteri dell’epigrafe siano in lingua greca. La studiosa è giunta a questa conclusione costatando che il sesto simbolo L è scritto in greco lambda maiuscolo, in conseguenza si deduce che il simbolo centrale h corrisponda a un eta corsivo, mentre il primo simbolo m a un my latinizzato. Si ottengono per i tre simboli le lettere greche M, ή e λ, composte di due consonanti e una vocale. Usando il comune sistema di compendio dell’epoca, che consisteva nel contrarre la parola tenendo conto della lettera iniziale e delle due ultime, si ottiene la contrazione della parola greca Mιϰαήλ, Michele.
 
Secondo Ottavio Banti, invece, i caratteri non sarebbero di origine greca ma latina, modificati nella forma per via d’influenze esterne. Il lambda sarebbe in realtà una L, esasperata a tal punto che il trattino orizzontale non si congiungesse più in basso ma in alto. Inoltre, attribuisce un significato differente ai triangoli rovesciati, che la Guarducci aveva considerato come simboli trinitari messi a demarcazione dei singoli caratteri greci. Banti, invece, vede in questi triangoli un’esasperazione della lettera “i” influenzata probabilmente, dalla volontà di inserire nel testo questo potente simbolo trinitario. Anche Banti, interpreta la triplice sequenza come ripetizione del nome Mihili, derivato dall’originale Mikaél.
 
Il nome Μιχαήλ (Mikaél) è composto di 6 lettere, 3 vocali e 3 consonanti, due gruppi di tre. La prima riga contiene 7 segni, una croce iniziale è poi 6 segni, il numero delle lettere greche di Mikaél 1+6=7. Il gruppo di 6 è diviso in due, 3 lettere greche e 3 triangoli rovesciati Ñ. Si hanno 3 triangoli per riga, e 3 righe misteriche, dunque, intenzionalmente si è messo l’accento sull’aspetto trinitario. La terza scritta con l’aggiunta di una croce finale è composta di 8 segni, 6+2 = 8. Ritroviamo nei numeri il simbolismo misterico visto a Perugia nel tempio consacrato a Michele Arcangelo. Le croci che si staccano nettamente dal resto vanno poste al centro del doppio triangolo intrecciato.
 
Le scritte misteriche generano delle combinazioni numeriche, sono realizzate con 7 simboli, suddivisi in tre righe, la somma dei simboli è 7+7+8=22. Il numero 22 rappresenta le lettere o suoni[5] descritti nel Libro della Creazione, il Sepher Yetzirah. Esse sono le lettere fondamentali con le quali Dio ha formato l’anima dell’intera creazione e di tutto ciò che è stato creato, sono la causa prima della formazione nella materia.
 
Il valore numerico delle tre lettere greche M, ή e λ è: 40+8+30 = 78 = 7+8 =15 = 1+5 = 6, il numero 78 può essere analizzato come:
 
·        Il 12° numero triangolare.
·        Il 6° multiplo di 13, che è il 6° numero primo: 6x13=78.
 ·     È la somma degli Arcani Minori 56 e Maggiori 22 dei Tarocchi. In numero totale dei segni delle tre righe è 22. I Pitagorici associavano il poligono di 56 lati di Tifone (la potenza distruttiva), il 22 è il numero della formazione o costruzione del mondo, i suoni o le consonanti emesse da Elohim. “I Tarocchi sono la chiave di tutto l’esoterismo occidentale”.
 ·      Il numero 78 è formato da 7 e 8, esattamente i caratteri delle prime due righe e della terza riga.
·     La prima riduzione di 78 fornisce il numero 15 che è il 5° numero triangolare, la Pentactide, ritroviamo il 5 nel numero dei segni diversi della scritta di Barga e nelle scritte misteriche di Sant’Angelo.
·        L’ultima riduzione, il pitmene ci dà il numero 6, le lettere del nome di Mikaél, l’Angelo del Sole.
 
Per gli Gnostici, Cristo, al pari di Mikaél, per certi aspetti è a lui identico, era il “Capo degli Eoni”. Michele fu chiamato dai cabalisti e dagli gnostici “il Salvatore”, l’Angelo del Sole, e Angelo della Luce. Per gli Ebrei Mikaél מינאל è l’Angelo della Faccia è “che è come Dio”. L’Angelo Michele del volto del Signore, è Uno con Dio, ossia il suo Doppio per gli scopi terrestri, e rappresenta la Divinità nelle sue visite alla terra. I cattolici romani identificano Cristo con Michele, che è anche misticamente il suo “volto”. I Templari nutrivano una profonda venerazione per l’Arcangelo Michele.
 
Il secondo livello d’interpretazione si basa sulla conoscenza del significato misterico dei singoli simboli.
 
Il primo simbolo “É” è una croce a bracci uguali che rappresenta verticalmente lo Spirito e orizzontalmente la Materia da esso vivificata. È la Croce Cosmica, causa di ogni manifestazione.
 
Il secondo simbolo se interpretato come una variante della lettera “m”. La lettera “M” è utilizzata per indicare la Madre, Maria, il Mare della Materia. Nel Sepher Yetzirah, la lettera M è indicata come una delle tre lettere madri (con aleph e shin); essa raffigura simbolicamente la morte, ma anche la rinascita, la riformazione, il ritorno. È la lettera matrice di vita che dona l’immortalità. Come simbolo è difficile da interpretarsi, in realtà è un ovale, una Vesica Piscis[6], con una linea sinuosa che tende a richiudersi su se stessa, che si può intendere come una seconda vescica però aperta. Il Pesce, in passato era il simbolo della Dea Madre, rappresentazione grafica del ventre femminile. I primi cristiani, nei loro Misteri sacri, chiamavano se stessi “pisciculi” (piccoli pesci) e si ritenevano tutti pesci cresciuti nell’acqua e salvati da un grande Pesce, Cristo. I piccoli pesci escono dalla seconda vescica aperta. I simboli del femminile sono tutte le forme e gli andamenti sinuosi, ruotanti, tondeggianti.
 
Il terzo segno “è un triangolo con la punta in basso cioè rovesciato, è riflesso del triangolo con il vertice in alto nella manifestazione, lo sguardo dell’occhio della divinità appare in un certo modo diretto “verso il basso”, cioè dal Principio verso la manifestazione stessa. La forma non è altro che lo schema geometrico del cuore, l’occhio del cuore.  Il triangolo con la punta in basso è assimilabile a una coppa, quella che raccoglie il sangue divino. Nel simbolismo cristiano il doppio getto di sangue e d’acqua che esce dalla “ferita”del cuore di Cristo si riferisce alla “fonte d’immortalità. Proprio questo “sangue d’immortalità”, secondo la leggenda, fu raccolto in una coppa da Giuseppe d’Arimatea.
 
Il quarto simbolo segno che si trova al centro della scritta misterica è la lettera “h” o ““, numericamente è “8” come valore della lettera greca, nell’alfabeto latino, h è l’8a lettera, e anche l’ottava nell’alfabeto Ebraico e in quello Fenicio, dove il suo significato era “siepe chiusa, ovile”; è l’8a lettera, aspirata, dell’alfabeto Inglese. I Romani, così come gli Etruschi, adottavano una settimana di otto giorni (ciclo nundinale), contrassegnando con le lettere dall’A alla H, l’inizio e la fine.
 
Il quinto segno “è di nuovo un triangolo con la punta in basso.
 
Il sesto segno è la lettera greca “L” lambda, che è sia la lettera iniziale della parola Logos, e sia la rappresentazione stilizzata di un compasso, può raffigurare la spiritualizzazione del compasso stesso e il suo superamento nell’indicazione del Logos. I 7 numeri dell’Anima del Mondo[7] di Platone, ci informa Plutarco, devono essere disposti su due rette disposte secondo la lettera lambda “L”. Sette sono anche i simboli per le prime due righe. La lettera lambda tenuta in gran considerazione da Platone, indica la discesa del Logos nella manifestazione.
 
Il settimo segno è nuovamente “un triangolo con la punta in basso.
 
I 7 simboli sono ripetuti per due righe, diventando così due volte sette, cioè 14, sette per lo Spirito sette per la Forma, i Sette Cieli e le Sette Terre. Nella terza riga abbiamo 8 simboli, il numero otto che rivela l’equilibrio tra l’ordine terrestre e quello celeste. La terza riga ha due croci: la Croce iniziale è la discesa dello Spirito nell’oscura Materia Caotica, la Croce finale è la risalita dello Spirito dalla Materia redenta e divenuta raggiante. Le Croci nella terza riga rappresentano il primo e l’ultimo simbolo, l’Alfa “α” e l’Omega “ω” della creazione.
 
Si hanno 5 simboli diversi, croce, triangolo, lettere greche M, e λ. Si formano due terne una di triangoli rovesciati e una con solo lettere. Il triangolo ripetuto tre volte assume ogni volta una qualità diversa come le tre Guna o stati della materia della filosofia orientale, per questo motivo nel disegno i triangoli sono colorati con tre colori diversi.
 
I bracci della Croce, il primo simbolo, e l’ottavo simbolo trovano l’equilibrio nel punto centrale, l’Alfa da cui inizia la creazione, e l’Omega, con cui termina la creazione. Sovrapponendo le 2 croci abbiamo una stella a 8 raggi.

      
Figura 2. Disposizione geometrica dei simboli di Barga  
 
Questa è la stessa disposizione misterica vista per il Tempio di Sant’Angelo a Perugia, una coppia di tre, due triangoli intrecciati, e una coppia al centro della stella 2x3+2 = 8. Con quanto scritto è più che probabile che i Maestri d’Opera seguaci fedeli all’antica tradizione abbiano adottato questa epigrafe quale immagine della loro conoscenza misterica.
 
[1] La Scritta è posta su un’unica riga orizzontale.
[2] Nella chiesa a Pisa degli SS: Cosma e Damiano (XI secolo), oggi distrutta, vergata su tre righe e si trovava sullo stipite destro della porta, sopra un’altra iscrizione che citava gli artefici Giovanni e Venacio, che aveva lavorato alla porta stessa. La pietra con l’iscrizione è esposta presso il Museo Nazionale di San Matteo.
[3] A Staffarda i segni templari sono sotto gli occhi di tutti, all’esterno della chiesa, nel chiostro e nella foresteria. Un architrave della finestra della loggia (broletto) dei mercanti, riporta 7 simboli noti come “la scritta templare”, databile tra gli anni 1230 e 1240. È costituita da un rombo centrale (un quadrato ruotato di 45°), collocato tra due U rovesciate, simbolo di due colonne unite dall’arco, cioè una nicchia; poi altri due rombi più piccoli, fiancheggiati a sinistra da un ramoscello con tre diramazioni, e a destra da un cerchio con due petali (dualismo).
[4] Vincenzo Pisciuneri, Simbolismo templare a Barga e Lucca.
[5] L’insegnamento gnostico parla di 30 suoni, mancano gli otto suoni delle due Tetradi: 30-4x2=22.
[6] La Vescica del Pesce.
[7] L’Anima del Mondo viene divisa in più parti in base a criteri di proporzionalità e armonia le cui misure sono date dalle due quaterne (4 + 4) geometriche di: 1, 2, 4, 8 e 1, 3, 9, 27 che insieme formano una serie di Sette numeri 1, 2, 3, 4, 8, 9, 27.
 
NUME - NOME OMEM

Pitagora attribuiva, con la scienza dei numeri, un suono a ogni forma esistente. Scoprendo, così, la correlazione tra suono e forma, che l’antica tradizione misterica definiva nomi occulti. Quando viene dato il nome a una persona, a una città, o a qualsiasi cosa, esso libera una forza espressa nel numero che gli corrisponde. Anche Dio aveva un Nome inconoscibile e intrasmissibile, perché, la sua essenza era un Suono e non una Parola. Il Cristianesimo afferma che: “Dio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e che il Verbo era Dio”. Il Verbo, la Parola indica in mono univoco che la Sua è un Essenza sonora. Si racconta ancora che Dio nel libro della Genesi, comandò all’uomo di imporre “un nome a ogni cosa ed essere vivente”. Tutto ciò ci riporta al collegamento tra forma e nome, che dal punto di vista iniziatico sta a significare: l’assonanza tra forma e suono.
 
L’aritmomanzia fu usata da Pitagora sia a scopi crittografici sia a scopi mantici. È una delle discipline alla base dell’onomanzia greca. Pitagora dimorò per 22 anni in Egitto, dove fu iniziato ai misteri di Osiride. I Pitagorici insegnavano che le menti, le azioni e i successi degli uomini riuscivano conformi ai loro nomi, al loro genio e al loro destino. Platone raccomandava la massima circospezione nell’imporre i nomi. L’etimologia e il significato del nome è solo il primo di tanti aspetti che sono analizzati per l’onomanzia. Ogni nome ha la sua ragion d’essere.
 
Nominare significa infondere vita alla materia col potere dell’intenzione. Assegnare un nome corrisponde a materializzare una realtà invisibile, attivando i principi primi (Archetipi), che appartengono al mondo invisibile.
 
I Romani erano convinti che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. Nomen omen è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa “il nome è un presagio”, “il destino nel nome”, di nome e di fatto. Nell’antica Roma il Nume era anche il Nome della Potenza che proteggeva la città, il Nomem-Numen, i Romani sapevano che il Nome o Nomen era la sostanza del Nume o Numen. I nostri antenati sapevano che ogni nome possieda in sé una “potenza”,”un destino” o una vocazione particolare. Il nome assume il significato di essenza stessa dell’essere. Ecco spiegata la corrispondenza in latino tra i termini nomen, nome, numen potenza spirituale, e numerum numero, e infine omen presagio.
 
Il Nome Segreto di Roma, distinto da quello pubblico, è dunque quello del Numen che sta dietro l’Urbe e il suo destino “numen in cuius tutela Urbs est”, ed è pertanto il Nome che, come insegnava Macrobio, era tenuto nascosto perché non subisse da parte dei nemici il rito dell’evocatio. Secondo la tradizione romana il nome era la formula che esprimeva l’energia di ciò che si nominava. Conoscere il nome era conoscere la cosa, sicché la conoscenza del nome dava le chiavi per influire - nel bene e nel male - sulla cosa stessa. Conseguentemente i Romani usavano evocare negli assedi il dio che aveva in tutela la città assediata promettendogli un culto pari o maggiore in Roma. Scriveva Servio (V secolo d.C.): “Per questo motivo i Romani, vollero che fosse celato il dio nella tutela del quale è Roma, e nelle leggi pontificali si badò bene a non chiamare con i loro nomi gli dei di Roma affinché essi non potessero essere oggetto di exauguratio”.
 
Il nome segreto di Roma era tutelato severamente, e la sua divulgazione era punita con la morte, come attesta Servio: “Nessuno pronuncia il vero nome dell’Urbe, persino nei riti. E così dunque Valerio Sorano, tribuno della plebe, poiché ardì pronunciare questo nome, fu rapito per ordine del Senato e posto in croce, come dicono alcuni storici; secondo altri, per timore del supplizio fuggì e in Sicilia, catturato dal pretore, fu ucciso per ordine del Senato”. La storia del tribuno della plebe giustiziato per aver pronunciato il suo nome, sembra più un ammonimento che una notizia fondata perché era impossibile che il nome arcano potesse essere conosciuto al di fuori di una ristretta cerchia di Inizia ai Misteri. È improbabile che il nome segreto della città sia pervenuto fino a noi perché chi era autorizzato a conoscerlo non lo avrebbe mai affidato a uno scritto, che poteva cadere nelle mani di un profano.
 
Sul Campidoglio riferisce Servio, fu posto uno scudo consacrato sul quale era scritto: “Genio Urbis Romae sive mas sive femina, cioè al Genio della città di Roma, maschio o femmina”. Il Dio dei Misteri Giano aveva due facce maschio e femmina. Secondo una tradizione diffusa nell'antichità, una città aveva tre nomi: uno sacrale, uno pubblico e uno segreto. Il nome pubblico di Roma era unito il nome religioso di Flora o Florens, usato in occasione di determinate cerimonie sacre, quello segreto di Roma è rimasto sconosciuto. Secondo Ovidio la dea Flora è la ninfa Chloris, sposa di Zefiro, il vento che spira da Occidente dopo l’equinozio di primavera. La pronuncia latina ha modificato la lettera iniziale “c” del nome Chloris in una “f” di Floris. Ovidio descrive anche la nascita di Marte da Giunone grazie a un fiore particolare colto dalla stessa Flora, evento che ricalca la nascita di Efesto narrata da Esiodo nella Teogonia.
 
Figura 1. Flora il nome sacerdotale di Roma

Il “Ren”, ossia il nome, dicevano gli Antichi Egizi, é lo strumento che conferma l’esistenza di una persona, uomo o donna. Senza il proprio nome, dicevano, la persona non esiste. Conoscere il Ren di qualcuno permetteva (con un particolare rituale magico) di appropriarsi della sua forza, potenza e vitalità. Nell’antico Egitto il nome personale era molto più di un segno d’identificazione. Era una dimensione essenziale dell’individuo, una cosa viva e, proprio in virtù di questo, capace di garantire la sopravvivenza. Era questa la ragione per cui tutti gli egizi avevano più di un nome: il nome completo REN AQ; il diminutivo: REN NADJES; il vero nome: REN MAA; il nome segreto: REN SHETA; una misura precauzionale adottata per cautelarsi da eventuali attacchi nemici. Conoscere il nome segreto di qualcuno conferiva un enorme potere su questa persona: significava poterla ammaliare o anche annientare, guarire o uccidere. Poiché i Nomi Occulti di cose e persone sono i suoni silenziosi, diventa di capitale importanza, per chi percorre il sentiero misterico, ricollegare l'aspetto energetico che unifica le forme fisiche materiali, all’energia delle forme sottili e spirituali. Un essere vivente è identificato interiormente ed esteriormente con due nomi. Il nome exoterico, espresso come nome profano che tutti conoscono. Il nome esoterico, silenzioso e segreto, perché si manifesta attraverso la sua sonorità interiore, la nota dell’anima, il nome occulto dell’iniziato. Nell’antichità a coloro che erano Iniziati era attribuito un nuovo nome, questa prassi passò anche nel Cristianesimo con l’imposizione di un nuovo nome ai sacerdoti.
 
Il mito egizio narra che Ra, il potente dio che venne all’esistenza per se stesso, colui che fece i cieli, la terra, le acque, che creò la vita, il fuoco, gli uomini e gli dei, il bestiame e i rettili, gli uccelli e i pesci, il re degli uomini e degli dei per il quale gli eoni sono come anni, aveva molti nomi che neanche gli dèi conoscevano.
 
Iside, la Grande Maga, era una donna dalla voce abile, più abile dei cuori di un milione di uomini. Emergeva su milioni di dei, ed era più astuta e intelligente di milioni di Akh[1]. Conosceva, come Ra, il demiurgo, tutto quello che si può sapere sul Cielo e la Terra. La dea tramò nel suo cuore per scoprire il nome segreto del dio, quello che gli dava il potere sul resto degli uomini e degli dèi. Con la complicità di Tiamat, Dea-serpente, iniettò del veleno nel corpo di RA e lo ricattò: “Rivelami il tuo ren, il Tuo nome segreto, ed io ti libererò da questa sofferenza. Io sono Khepry che sorge al mattino – disse – Ra che arde a mezzogiorno e Ammon che tramonta a sera. Questo non è il tuo ren. insistette la Dea”. Quando RA capì che Iside non avrebbe ceduto, disse: “Figlia ingrata! La pregò di accostare l’orecchio alle sue labbra affinché altri non udissero il suo divino-ren”[2].
 
Possiamo dire che le cose esistono solo se possono essere nominate. Dice un vecchio motto della comunicazione, ciò che non ha nome non esiste. Nominare le cose, come dice anche la Cabala, è dare la vita, effettuare la loro rimozione dal limbo dei senza identità. Poco sappiamo su una società finché non ne conosciamo il nome, o il logo. Un prodotto non esiste se non lo possiamo nominare.
 
Tra gli Aztechi, i bambini ricevevano un nome “provvisorio” in base al giorno e al mese in cui erano nati. Crescendo, ai sette anni di età, giungeva il momento in cui si decideva quale sarebbe stato il nome definitivo, in base ad una serie complessa di calcoli. Il rito del cambio del nome, pertanto, designava il momento di crescita. Anche i Nativi americani utilizzavano questo metodo. Nella Genesi, ad esempio, Dio cambia il nome ad Abramo e Sarai, sua moglie. Così Abramo (Genesi 17,5) divenne Abrahamo ( Sarai divenne Sarah (Genesi 17,16). In Massoneria, si ricorda la Parola Perduta che nessuno dei Massoni possiede. Il nome mistico è assegnato dal Maestro quando il discepolo è pronto a dedicare la sua vita in un sentiero spirituale.

 
I PITAGORICI
 
Il nome di una pianta o di un minerale indicava a un Pitagorico, al primo sguardo, la sua natura. L’essenza di ogni cosa era da lui facilmente percepita, una volta che fosse raffigurata con tali caratteri.
 
I Pitagorici contavano le lettere, le consonanti e le vocali del nome e a seconda che fossero in quantità pari o dispari traevano le loro predizioni. Ritenevano inoltre che più fosse alto il numero associato a un nome secondo il sistema di numerazione greco e più felice sarebbe stata la persona. Più precisamente:
 
·     Le vocali sono legate ai Ministri Divini, ai Logoi, e pertanto si riferiscono ai poteri spirituali.
·     Le consonanti si riferiscono ai mondi della forma e nell’uomo al potere della personalità.
·     I numeri dispari, considerati maschili, sono in relazione con le motivazioni spirituali, del mondo dello Spirito.
·     I numeri pari, considerati femminili, sono in relazione con le motivazioni pratiche del mondo materiale.
·     Il principio di Armonia prevede l’equilibrio fra lo Spirito e la Materia fra ideazione e realizzazione.
 
 
SIGNIFICATO DEI PRIMI NOVE NUMERI
 
Si rimanda per uno conoscenza più approfondita dei numeri monadici al volume Sapienza Misterica Arithmòs. Di seguito si riporta una guida semplificata per un primo approccio al significato de Numero collegato al Nomen.
 
·    ll numero 1 in sé perfetto, corrisponde all’Intelletto, al principio razionale sia della materia sia della forma. Era anche chiamato nascita e materia, perché senza di esso non esiste alcun numero.
·    Il numero 2 all’Opinione perché in essa ci può essere il vero o il falso. Lo chiamavano movimento, audacia, impulso.
·    Il numero 3 all’Armonia, il primo numero dispari, essendo composto di unità e diversità. I Pitagorici lo chiamavano amicizia e pace.
·    Il numero 4 alla Giustizia intesa come stabilità, equilibrio.
·    Il numero 5 al Matrimonio, perché unione del primo numero femminile 2, col primo numero maschile 3, rende uguali i disuguali. Per quanto riguarda la Giustizia era chiamato assenza di contesa.
·    Il numero 6 alla Perfezione, è il primo numero perfetto, la polarità equilibrata 2x3; in virtù di questo numero il mondo è animato e armonizzato.
·    Il numero 7 è il numero perfetto, colui che conduce a termine, il Giusto Momento, perché contiene brevi azioni nei momenti critici di passaggio da uno stato all’altro.
·    Il numero 8 alla Sicurezza, Filolao diceva che gli enti acquistano le proprietà dell’amore, dell’amicizia, dell’inventiva in virtù del numero otto.
·    Il numero 9 alla Concordia, che non permette che i numeri vadano oltre, disperdendo la loro compattezza, ma li raccoglie, impone limitazione, dopo il 9 il 10 diventa 1, si torna indietro.

I numeri 11 e i suoi multipli (11, 22, 33 …) sono chiamati numeri Mastri o Maestri e di norma non devono essere ridotti. Se nel calcolo per esempio si ottiene 83, ridotto vale 8 + 3, che si scrive 11/2. Il numero 11 è detto numero della prova, perché porta a superare ostacoli e sfide, o si vince o si torna indietro con effetti rovinosi. Il numero 11 considerato Maestro ha le seguenti proprietà:
 
1.  Espresso in modo naturale 11 ridotto 1+1=2                          vale 2
2.  Espresso in modo triangolare 66 ridotto 6+6=12                     vale 3
3.  Espresso in modo quadratico 11x11=121 ridotto 1+2+1=4        vale 4

[1] L'Akh appare riunendosi al Ka, la forza vitale, e al Ba, l’anima personale, visualizzata come un uccello.
[2] Papiro 1993 di Torino (XIX Dinastia), conservato nel Museo Egizio di Torino.
 
ARITMOMANZIA METODO DI AGRIPPA

Fino a questo punto si è seguito l’antico metodo d’indagine tramandatoci dai Neopitagorici. Con il Rinascimento inizia una nuova epoca di studiosi delle discipline classiche. La riscoperta degli antichi testi e metodi risale a quei tempi. L’Aritmomanzia moderna è una loro figlia.
 
A Pitagora è attribuito il detto: ”La miglior cosa in qualsiasi azione è il Kairos”. Kairos indica il tempo opportuno, il momento propizio, quello che noi oggi definiremmo il tempo debito. La capacità di adattarsi alle diverse circostanze e al tempo è appunto il Kairos. L’aspetto del Kairos è quello legato all’idea di fugacità, al tempo che corre e alla nostra capacità di cogliere le opportunità che ci offre.
 
Agire al momento opportuno determina la riuscita, il successo dei propri propositi, perché se lasciamo sfuggire l’occasione, la stessa configurazione di opportunità non si ripresenterà più. Dalla conoscenza dei nostri numeri possiamo scoprire le date, i periodi a noi favorevoli per fare iniziative, contratti col massimo delle nostre energie numerologiche positive.
 
Di seguito sono elencati i principali strumenti d’indagine che possono essere utilizzati a seconda la sensibilità e le tendenze interpretative di chi li utilizza.
 
Proclo sentenzia che il numero sussiste sempre e si ritrova in tutto: nel nome, nelle proporzioni, nell’anima, nella ragione e nelle cose divine.
 
Il primo ad applicare l’Aritmomanzia alle lettere dell’alfabeto latino fu Cornelio Agrippa[1]. Tutti gli esseri, dalla prima emanazione divina, o “Dio manifestato” fino all’infima esistenza atomica “hanno il loro particolare numero che distingue ciascuno di loro e diviene la fonte dei loro attributi e delle loro qualità come pure del loro destino.” Il caso, come insegnava Cornelio Agrippa, è in realtà solo una progressione sconosciuta; e il tempo solo una successione di numeri. Di conseguenza, il futuro, essendo un composto di caso e tempo, questi sono utilizzati per i calcoli occulti per trovare il risultato di un evento, o il futuro del proprio destino[2].
 
Cornelio Agrippa per le sue predizioni applicava un metodo numerologico al nome e alla data di nascita di una persona in modo simile alla psefia greca.
 
Figura 1. I nove numeri nell’uomo
 
L’Aritmomanzia moderna è conosciuta sotto il nome di Numerologia, una scienza che trova corrispondenze tra i numeri e i diversi aspetti della vita nell'universo (macrocosmo) e della vita dell'uomo (microcosmo). Intreccia i numeri e la loro simbologia con il carattere, lo scopo, il destino dell’esistenza. Vi sono numeri fortunati e numeri sfortunati, numeri benefici e numeri malefici. Tutte le cose terrene sono prodotte e governate da numeri, pesi, misure, movimenti, luce, che hanno radice e fondamento nella matematica. Ogni lettera esprime un geroglifico, un numero e un’idea. La riunione di queste lettere, sotto forma di numeri, può creare centri di energie che possono operare quando sono usati dalla volontà dell'uomo.
 
Quando viene dato il nome a una persona, a una città, a un libro o a qualsiasi altra cosa, esso immediatamente libera una certa forza espressa nel numero che gli corrisponde. In ogni giorno della nostra vita, noi rispondiamo con le nostre azioni ai numeri del nostro nome, della nostra nascita e della nostra ubicazione. Alcuni nomi fanno immediatamente appello su di noi, altri passano inosservati. La nostra reazione al magnetismo numerico fa sì che noi li notiamo o li ignoriamo.
 
Il metodo moderno cui è assegnato il nome sia di Pitagora sia di Agrippa, non potendo usare sia le lettere greche sia le lettere ebraiche utilizza le lettere dell’alfabeto latino. Questo metodo si basa sull’associazione tra le lettere dell'alfabeto latino e i numeri da 1 a 9. Basandosi sull’alfabeto latino, non ha nulla a che vedere con Pitagora; inoltre, considerando distinte le lettere I e J e anche le lettere U e V, non ha nulla a che vedere nemmeno con Agrippa, perché queste distinzioni risalgono al XVIII secolo ossia a due secoli più tardi. I nomi che sono dunque dati a questo metodo sono da considerarsi solamente un tributo a questi due insigni esoteristi. Gli studiosi latini di numerologia trovarono il modo applicare la psefia greca alle persone, attraverso all’alfabeto latino.
 
·        Codifica di un nome;
·        Data di nascita di una persona.
Questo metodo è quello più conosciuto nel presente e si basa sulle seguenti associazioni lettere e primi nove numeri dell’alfabeto latino:

 
Figura 2. Corrispondenze dei nove numeri nell’alfabeto con 26 lettere

Si devono fare le seguenti osservazioni:
 
1.      Le vocali da sette greche si sono ridotte a sei A,E,I,O,U,Y; LA Y solo nei grecismi; fu sempre considerata una lettera straniera.
2.      Il totale delle lettere è 26.
3.      I Romani, prima dell’avvento del Cristianesimo nei loro templi, usavano solo Cinque vocali (A,E,I,O,U) con significato occulto;
4.      Le vocali sono legate ai Ministri Divini, ai Logoi, e pertanto si riferiscono ai poteri spirituali;
5.      Le consonanti si riferiscono al potere della personalità ai mondi della forma;
6.      L'alfabeto latino consiste oggi di 26 caratteri (o lettere). Questa in realtà è la versione moderna ed estesa dell’alfabeto latino.
 
Gli antichi Romani usavano solo 23 lettere, non conoscendo la J e la W, di origine anglosassone, mentre la lettera U fece la sua comparsa agli inizi del Rinascimento. I latini avevano infatti in età classica la sola lettera V, sia con il valore vocalico della U italiana di uno (come nel lat. vnvs), sia con quello semiconsonantico della u italiana di quale (lat. qvalis). La forma U della lettera V comparve nelle iscrizioni latine fin dal 2° sec. d.C.
 

Figura 3. Corrispondenze dei nove numeri nell’antico alfabeto latino con 23 lettere
 
Le lettere racchiudono numeri divini che permettono, se estratti principalmente dai nomi propri e dalla data di nascita, di prevedere il futuro, individuare lati del carattere, la “Missione” cui siamo chiamati a svolgere in questa esistenza e di scoprire i misteri delle cose. L’addizione dei numeri corrispondenti al nome, cognome, data di nascita, ora e in alcuni casi anche il luogo di nascita e quello di residenza, ridotta a un numero fondamentale, assume un potere mantico. L’interpretazione fatta da parte dell’Essere interiore e non dalla maschera esteriore, la personalità, pertanto deve necessariamente fare riferimento al significato dei numeri secondo l’Insegnamento Pitagorico[3], e non quello modernamente suggerito dalla numerologia commerciale che cerca di indicare le strade per soddisfare le ambizioni di una personalità egocentrica possessiva ed esclusiva.
 
Ricordiamo che valgono ancora i fondamenti del sistema sacro: nel sistema di numerazione decimale ogni numero è congruo modulo nove a uno dei primi nove numeri. I Pitagorici chiamavano pitmene o fondo di un numero, il resto della divisione del numero per nove, che è facilissimo determinare mediante la nota regola la quale serve per i due numeri tre e nove e solo per essi. Questo è il numero da prendere in considerazione ad eccezione dei numeri 11 e 22 che sono chiamati numeri mastri[4]  e che di norma non sono ulteriormente ridotti: si scrive 11/2 e 22/4 e si valuta dal contesto generale quale frequenza è opportuno considerare.

[1] Alchimista, astrologo, esoterista e filosofo tedesco, vissuto tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500.
[2] H.P. Blavatsky Dottrina Segreta Scritti Esoterici - Vari sistemi occulti di interpretazione degli alfabeti e dei numeri.
[3] Si può fare riferimento a quanto scritto nel libro Arithmòs.
[4] I numeri mastri o maestri sono in generale tutti i multipli di 11 fino a 99.
 
NOMEN DI DUE MAESTRI COSTRUTTORI

Sul finire del X secolo, in Piemonte all’imbocco della valle di Susa, in cima sul monte Pirchiriano (alto 962 metri dalla strada di fondovalle), fu edificato un santuario dedicato all’Arcangelo Michele, noto come Sacra di San Michele. Il Maestro Nicholaus, l’autore del Portale dello Zodiaco (1114-1120) , ha lasciato incise sulle lesene alcune frasi che attesterebbero l'esistenza di più livelli di lettura: “Vos qui transitis sursum vel forte reditis / vos legite versus quos descripsit Nicholaus” - Voi che salite, o per caso ridiscendete, leggete i versi che scrisse Niccolò. - Da notare in questo caso come l’accento sia effettivamente posto sul salire, mentre la discesa sia vista solamente come un’eventualità. D’altronde la salita verso il cielo non è mai stata immaginata come un’ascensione decisa e unidirezionale, ma al contrario come una strada tortuosa e piena di bivi: facile è sbagliare la via e ridiscendere nella materialità del peccato. Sullo stipite delle Costellazioni, ce n’è un’altra: “Hoc opus hortatur saepius ut aspiciatur” (Quest’opera spinge ad osservarla ripetutamente). Ed ancora, su altre lesene: “Hoc opus intendat quisquis bonus expendat / Flores cum beluis comixtos cernitis” (Osservi quest’opera chiunque, capace, ne misuri il valore; vedete fiori frammisti ad animali), e “Hoc opus intendat quisquis bonus / exi… (exit et intrat)” (Volga la sua attenzione a questa opera chiunque, capace, esca ed entri).
 
Di Nicholaus sappiamo che fu un Maestro d’Opera (architetto) e scultore che lavora alla Sacra negli anni 1114-1120, alla Cattedrale di Piacenza dopo il 1122, che incide il suo nome a Ferrara nel 1135 (nel portale del Duomo di cui fu Maestro d’Opera), e che nel 1138 lavora al portale di San Zeno a Verona.

Figura 1. Sacra San Michele - monaco o Maestro d’Opera?

Entrando a destra della porta d’ingresso della Sacra di San Michele vi è il volto austero attribuito a un monaco. Il cappuccio a punta sembra un berretto frigio. Uno dei segni di riconoscimento dei Maestri d’Opera è il cosiddetto berretto frigio. Il berretto frigio di color rosso nasconde il segreto delle orecchie d’asino; esso, legato al significato della conoscenza dell’ultima fase della Grande Opera, è considerato dagli adepti un importantissimo oggetto con valenze simboliche, il copricapo per eccellenza, il sigillo dell’Iniziazione; attributo dell’Adeptato, veniva posto sul capo del novizio nei Misteri Eleusini mentre venivano pronunciate queste parole: “copriti con questo berretto, vale più della corona di un re”. Ritroviamo il simbolismo dell’asino nella Cattedrale di Chartres e a Lucca nell’onocentauro l’asino con il busto di uomo, prossimo a staccarsi dalla parte inferiore di asino per diventare l’uomo perfetto in corpo e spirito. Nella simbologia dell’arte medievale in diverse chiese gotiche francesi l’alchimista è stato raffigurato come un uomo barbuto con il berretto frigio.
         
        

 
Il nome NICHOLAVS è composto con 9 lettere, il numero dell’Iniziazione, dell’Iniziato Maestro Costruttore. Il valore numerico del nome Nicholaus utilizzando le lettere latine è 43. Il valore numerico 43 si riduce come pitmene a 4+3 = 7, il numero perfetto, colui che conduce a termine l’Opera spirituale nel mondo della forma, che sa cogliere il Giusto Momento. Il numero 43 è il 14° numero primo. Segue l’ordine del sette nei numeri primi. Il grembiule del Libero muratore corrisponde al Numero 43, che simboleggia, 4 il quadrato o, e 3 il triangolo D.
 
·        Le vocali sono legate ai Ministri Divini, ai Logoi, e pertanto si riferiscono ai poteri spirituali.
·        Le consonanti si riferiscono al potere della personalità ai mondi della forma.
 
Il nome contiene 4 vocali. Il valore numero corrispondente alle vocali è 17, il 7° numero primo. Diciassette è la somma dei primi Quattro numeri primi 17 = 2+3+5+7 = 1p+2p+3p+4p, una forma diversa della Divina Misura, e la Tetractis dei numeri primi. L’importanza della divina misura è affermata dalle 4 vocali del nome. Il pitmene o la riduzione teosofica del numero diciassette dà otto: 17 = 1+7 = 8. L’otto è due volte 4 ed è quindi un numero che rivela l’interesse per la materia, ma all’interno di un equilibrio tra l’ordine terrestre e quello e quello celeste.
 
Il numero delle consonanti è 5, il numero dell’uomo. Il valore numerico associato alle consonanti è 24, le 24 sono le Ore 12 giorno e 12 notte, durante le quali si compie la Creazione. Il numero 24 rappresenta la polarità del 12. Il pitmene è 2+4=6, vi sono 4 gruppi di 6 4x6 = 24 e 4/6 = 2/3 il SOL. Compito della personalità del Maestro d’Opera è la realizzazione di forme armoniche ed equilibrate, L’applicazione della divina misura nelle infinite forme.
 
La cattedrale di Chartres è riconosciuta come un bellissimo edificio non solo proporzioni esterne, ma anche nelle interne perché Maestri d’Opera successivi hanno continuato a utilizzare le dimensioni presenti nei corridoi a tutti i livelli dell’edificio, compresa l’altezza complessiva delle principali volte.
 
Vi è qualcosa di meglio e di più, nel gotico, che delle nuove soluzioni tecniche. Vi è insita la costruzione di Templi che sono dei vestiboli al Regno di Dio; e questo richiede una scienza più alta di quella dei calcoli di forze e di resistenze. È necessaria una conoscenza delle leggi dei Numeri, una delle leggi della materia, una delle leggi dello spirito e, per agire sugli uomini, una conoscenza delle leggi fisiologiche e psichiche[1]
 
Guardando il lato Ovest della Cattedrale di Chartres tra il Portale Principale e il Portale Destro, su una colonnetta, in alto si vede un uomo eretto col nome di ROGERVS. La scritta con caratteri del XII secolo, si riferisce a un Maestro d’Opera scalpellino cui si devono le sculture del Portale Reale.

Figura 2. Chartres - IL Maestro Rogervs e l’Asina

Il valore numerico del nome ROGERVS utilizzando le lettere latine è 44.
         

 
Il nome è composto di 7 lettere, il numero del mistero, infatti, il Maestro d’Opera era istruito alla scienza misterica. Il numero Maestro 44 quattro volte undici, che è in relazione con il lato in cubiti reali egizi CR della grande piramide (440 CR). I numeri in piedi con cui è stata progettata la Cripta di St. Lubin sono 11, 22, 44. Il numero 44 oltre essere un numero maestro, come numero doppio e palindromo è in relazione con la dualità, infatti si riduce 4+4 a 8, il perfetto equilibrio tra lo spirito e la materia. È il numero che caratterizza il Maestro d’Opera.
 
Il valore numerico 12 associato alle 3 vocali esprime i poteri spirituale del nome. Il Re e sacerdote Numa, nell’antica Roma costituì in numero di 12 il collegio sacerdotale dei Salii a custodire un pegno caduto dal Cielo. 12. Secondo Theone di Smirne il numero 12 è dato 2D+3o = 3+9 =12. Come triangolo D più quadrato o, abbiamo una forma occulta del 7. Il nome è formato con 3 vocali e 4 consonanti 3+4 = 7.
 
Il valore numerico 32 è associato alle 4 consonanti. Nel Sepher Yetzirah, Elohim crea mediante le 10 Sephiroth e le 22 consonanti dell’alfabeto ebraico, 32 in tutto. Il pitmene o la riduzione del numero 32 fa nascere il cinque 3+2=5, il numero dell’esponente di due 25=32. È la somma di due quadrati, 32=42+42. Ritroviamo il due 4 del valore numerico 44 di ROGERVS, solo che ora sono elevati al quadrato. Nel primo caso 4+4 il Maestro crea il modello, nel secondo caso il Maestro realizza l’opera il modello prende forma.
 
Ai piedi di Rogervs un animale, definito un puledro, più probabilmente un’asina la cui testa che si volge indietro in senso opposto a quello del corpo, per dirla esattamente alla francese, un animale contrasté, che ricorda l’asina di Balaam raffigurata nel Portale Nord.
 
Ricordiamo che uno dei segni di riconoscimento dei Maestri d’Opera è il cosiddetto berretto frigio. Il berretto frigio di color rosso nasconde il segreto delle orecchie d’asino. Un secondo riferimento misterico all’asino lo ritroviamo appena superata la Torre Sud, guardando in alto si vede la scultura di un asino che suona la lira. La bocca dell’asina secondo il Talmud è una delle dieci cose furono create alla fine del Sesto Giorno della creazione del mondo. A cavallo di un’asina Gesù fece il suo ingresso trionfale a Gerusalemme.
 
LE SCRITTE MISTERICHE DELLA CATTEDRALE DI CHARTRES
 
Sul lato sud del Portale Nord, detto degli Iniziati, troviamo due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo, che si riferiscono al trasporto dell’Arca. Si è ipotizzato che i Templari negli scavi sotto il Tempio di Gerusalemme abbiano trovato qualcosa: si presumono l’Arca dell’alleanza e le Tavole di Pietra scritte dal Signore Iddio. Due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo mostrano il trasporto dell’Arca, per mezzo di una coppia di buoi. La prima colonnetta scolpita a destra reca l’immagine del trasporto dell’Arca, per mezzo di un carro trainato da coppia di buoi guidati da un Angelo, la colonna in basso riporta l’iscrizione “Archa cederis”. La seconda colonnina reca l’immagine dell’Arca che un uomo ricopre con un velo, o afferra con un velo, vicino a un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere in cotta di maglie, un Templare. I costruttori di cattedrali, i Maestri d’Opera non potevano ignorare che l’Arca non si poteva toccare, infatti, per il trasporto dell’Arca a braccia d’uomo, i Leviti dovevano usare “pali di legno” infilati in anelli che non dovevano essere tolti. Questa scena, questo trasporto dell’Arca, non riguarda eventi narrati dalla Bibbia che si riferiscono al tempo di Mosè, ma al periodo in cui i Templari erano a Gerusalemme. L’Arca rappresentata è un cofano munito di ruote quattro con ruote a otto raggi, un cofano a ferrature “con le borchie marchiate con il Fleur de Lys[2]”, che trascinano direttamente i buoi, contrariamente a quello che dicono le scritture2, cioè a mano. L’iscrizione sotto riportata sotto è: “Hic amititur”.
 
Figura 3. Chartres Portale Nord colonnine con scritte misteriche che si riferiscono all’Arca
 
 
La maggior parte degli esperti affermano senza mezzi termini che sono state scritte in modo errato per via dell’ignoranza della lingua latina dei Maestri d’Opera e indirettamente dei Templari[3]. Quest’affermazione è la dimostrazione del pregiudizio, una forma di ignoranza, per affermare un’ingannevole superiorità intellettuale. I latinisti si sono divisi tra l’interpretazione di amitittur in amitittur o amicitur.
 
A Chartres nulla è come sembra, la traduzione ha senso se si leggono le scritte delle due colonne in modo inverso “Hic amitittur”, Archa cederis”. La Prima interpretazione è che cederis sia foederis scritta in modo errato, e amittitur sia un riferimento ad amicitur. La frase si trasformerebbe in “Hic Amicitur Archa Foederis”, in buona sostanza: “Qui è nascosta l’Arca dell’alleanza”. La seconda interpretazione  maggiormente accettata sostituisce amititur considerata una parola errata con amittitur (che significa insegna, afferma). La seconda parola alterata è Arca, scritta Archa, con l’aggiunta di una “h”.  Il significato interpretato è: “Qui è ammessa opererai tramite l’Arca. Qui le cose prendono il loro corso, cioè dovete lavorare tramite l’Arca. Qui si afferma tu lavorerai per l’Arca. Qui si afferma, tu lavorerai per l’Arca”. Qui è ammessa [o è ospitata] opererai tramite l’Arca. Qui le cose prendono il loro corso, dovete lavorare tramite l’Arca[4]”.
 
L’iscrizione della prima colonnetta “Archa cederis” è formata da 5+7=12 lettere, un riferimento indiretto al Triangolo Sacro Egizio: infatti, il triangolo sacro egizio è formato di tre lati di lunghezza 5+(4+3)=5+7 la somma dell’ipotenusa e dei due cateti, per un totale di 12 (perimetro). La superficie di questo triangolo è ancora uguale a 12.
 
L’iscrizione della seconda colonnetta “Hic amititur” è formata da 3+8=11 lettere, il quinto numero primo e il primo numero Maestro. Sono chiamati “Maestri”, i Numeri della Prova, perché riproducono una trasposizione accentuata della loro trasformazione da uno a due cifre. La cripta di Saint Lubin sotto la cattedrale di Chartres, è stata realizzata utilizzando un modulo di 11 piedi! È un riferimento che lega l’Arca alla cripta di St. Lubin?

 
ARCA CEDERIS
 
La prima colonnina del portale Nord di Chartres porta l’iscrizione “Archa cederis”, lavorerai, cioè servirai l’Arca. La parola Arca è stata scritta con la lettera “H”. L’importanza della lettera “H” sarà sviluppata alla fine delle analisi numeriche.
 
Applicando il metodo aritmomontico alla parola Archa si hanno 2 vocali per il mondo spirituale e 3 consonanti per i mondi della forma, il perfetto numero 5 il matrimonio tra spirito e materia, il terzo numero primo.
 
Il numero associato alle vocali è 2, la Madre, e rappresenta l’impulso a fare, a realizzare un progetto che proviene dal mondo dello spirito.
 
Il numero associato alle consonanti è 19, ridotto il numero 19 è 1+9 = 10 = 1+0 = 1, nascita e materia secondo i Pitagorici. Il 19 è anche l’8° numero primo, e il terzo numero ottaedrico, è legato al numero 8 l’equilibrio tra spirito e materia. L’ottaedro per Platone rappresenta l’elemento Aria. La somma numerica delle lettere è 1+8+3+8+1=21. Il valore numerico ebraico di YHVH, Jod(10) – (5) – Vau(6) – (5) è 26, ma se si considera una sola volta Hè, allora si ha 21. Gli Gnostici avevano tre Ebdomadi: due in Cielo (una superiore e una inferiore) e una in Terra. IAO era il capo dell’Ebdomada superiore del Cielo, mentre quella inferiore nasceva dall’Uno dai Sette Raggi[5]. Ridotto al pitmene 21, è 2+1 = 3, l’armonia, l’equilibrio tra gli opposti.
 
La seconda parola modificata legata all’Archa non è Foederis (Alleanza), ma Cederis e stranamente non si trova nel linguaggio latino.
         
        

 
Cederis è formata da 3 vocali e 4 consonanti il triangolo e il quadrato che formano il 4+3 = 7, il Mistero, l’Iniziazione. Il numero associato alle vocali è 19, lo stesso numero che caratterizza le consonanti di Archa, il suo pitmene vale 1. Il numero associato alle consonanti è 24. Ventiquattro sono le ore del giorno e della notte durante le quali si compie la creazione. Luce e ombra spirito e materia sono in perfetto equilibrio in questo numero. Plutarco racconta in de Iside che secondo i persiani Horomazes, nato dalla luce più pura, e Arimanios, nato dalla tenebra crearono ciascuno 24 Dei nell’Uovo Cosmico. Il numero corrispondente alla parola Cederis è 19+24=43, il 14° numero primo. Ridotto al suo pitmene 43, è 4+3 = 7, il numero del Mistero, per i Pitagorici rappresenta il Giusto Momento, perché contiene azioni di breve durata nei momenti critici di passaggio da uno stato all’altro.
      
Sommando i due valori numerici di “Archa cederis” si ottiene 21+43=64, il numero dei quadrati che compongono la scacchiera. Alcuni testi buddhisti descrivono l’universo come una tavola di 8×8 riquadri, 64 è il numero della realizzazione dell’unità cosmica fissati per mezzo di corde d’oro. La scacchiera la troviamo rappresentata nelle vetrate di Chartres, sul Duomo di Genova, sul Duomo di Crema, sulla Basilica di S. Ambrogio a Milano. Nel “Libro de Juegos” del 1283 di Alfonso X detto il Saggio, si vedono due Cavalieri Templari che giocano a scacchi. Ridotto al pitmene 6+4 = 10 = 1+0 = 1 riconduce all’Uno senza il quale non ci può essere neppure qualsiasi atto conoscitivo, nessun proposito. Le due parole unite formano 5+7 = 12, il re e sacerdote Numa costituì in numero di 12 il collegio sacerdotale dei Salii a custodire un pegno caduto dal Cielo. Il Sole, era mistericamente il Messia, il Christos - l’Essere “l’Unto” dal Grande Respiro, circondato dalle 12 potenze, 12 Grandi Dèi, a Lui subordinate.
 
Per ottenere l’interpretazione approfondita della frase “Archa cederis” s’inseriscono le cifre corrispondenti alle lettere del nome in questione all’interno del quadrato dei Nove numeri di Theone di Smirne, scrivendo una X per ogni lettera-numero presente. Nella tavola tripartita di Theone di Smirne, s’individuano due diagonali di numeri dispari, 1-5-9 e 3-5-7, e due perpendicolari a croce con coppie di numeri pari, 2-5-8 e 4-5-6. I numeri dispari per i Pitagorici sono in relazione con lo Spirito, mentre i numeri pari sono in relazione con la Diade la differenziazione nella Materia nella forma.
 
La prima diagonale dei numeri dispari 1-5-9 riguarda il campo dei rapporti esterni. La diagonale mostra attraverso il numero (1) una decisa determinazione xx, che si esplica attraverso il numero (5), l’uomo xx ma che non ha ancora completato il ciclo x rappresentato dal numero (9). In ebraico la nona lettera dell’alfabeto è   teth, il cui simbolo è il Serpente. Il numero Nove rappresenta il Cerchio in Rotazione, il simbolo del Serpente che si morde la coda che si riferisce tanto ai cicli quanto ai moti energetici della materia ignea dell’universo. In oriente è noto come Fohat, uscito dalla testa del Padre degli Dei come Rudra, il Fulmine. Questa diagonale esprime il potere igneo dell’Arca.
La seconda diagonale 3-5-7 riguarda il campo dei rapporti più profondi. Le doppie xx ci informano che l’equilibrio tra spirito e forma (3) è conseguito, e si attua xx attraverso l’umanità (5), il servizio per l’Arca deve attuarsi, perché mancano x attraverso gli Iniziati, caratterizzati dal numero 7, che rappresenta il triangolo spirituale sommato al quadrato della forma.
 
La verticale con i numeri 2-5-8 rappresenta le creazioni nel mondo della forma. Manca il numero (2) la Materia creativa, l’umanità è pronta xx (5), vi è un’esuberanza di progetti xxx (8) che attendono la loro realizzazione attraverso i poteri dell’Arca.
 
I numeri 4-5-6 dell’orizzontale composta dalla coppia di numeri più interni, il quadrato e l’esagono, posti agli estremi del 5 rappresentano il progetto (il quadrato) che deve essere realizzato dalla mentalità concreta (l’esagono). La linea orizzontale c’informa che per il progetto vi è x (4), manca però il numero (6), la mentalità concreta scientifica per attuare il Piano divino.

 
HIC AMITITUR
 
La seconda colonnina porta l’iscrizione “Hic amititur”.  Interpretando Amittitur abbiamo: Hic, Qui Amitittur, si afferma (il proposito). Nella parola arca i costruttori hanno aggiunto una H, archa, nella parola amitittur hanno sottratto una T, amititur. Quest’operazione modifica i valori numerici delle due parole.         
        

 
La parola hic è formata con una vocale e due consonanti, 3 lettere in tutto, 1 per lo spirito, 2 per la materia. La vocale, la voce dello spirito, impone il numero 9, la Concordia, che non permette la dispersione dei numeri. Le consonanti si esprimono con numero 13 il sesto numero primo. Espresso nella forma 12+1=13 compare nella saga del Graal, e di Re Arthur, il tredicesimo posto vuoto è riservato al cavaliere predestinato, il capo dei 12. Tredici è un numero che fu tanto caro ai Templari, legato misteriosamente alla loro storia e al loro destino. È il numero che compone un capitolo templare e dei grandi elettori 12+1 del Gran Maestro, è anche il numero necessario per fondare un nuovo monastero cistercense. Il pitmene di 13 è 4 che è l’emblema della Giustizia Morale e dell’equità divina.
 
La parola amititur è formata con 4 vocali e 4 consonanti, il doppio quadrato, il perfetto equilibrio tra anima e personalità. Il numero 8 tanto caro ai Templari. I valori numerici delle vocali e delle consonanti sono dispari, numeri che appartengono alla sfera spirituale. Si ottiene per le vocali 21, il numero della perfezione spirituale 2+1=3, il 21 è riferito a YHVH e alle tre Ebdomadi  degli Gnostici. Il numero 13 ottenuto per le consonanti, che esprimono il potere della personalità nei mondi della forma.
 
Amititur ha valore numerico 34, cioè due volte diciassette. Secondo la Kabbalah ebraica la creazione ebbe inizio il 17 ottobre, Osiride fu ucciso il 17 del mese di Athyr (segno zodiacale Scorpione)[6]. Come per il numero 14 = 2x7 si ha una coppia di 7 per lo Spirito e 7 per la Materia, così per il 34 si ha ugualmente una coppia di 17. Il numero 7 è il 4° numero primo, il numero 17 è il 6° numero primo e 34 =6p+6p, una forma del 12 espresso come 6+6.
 
Il pitmene di 34 è 3+4=7. L’indicazione è quella dell’inizio del lavoro nel mondo della forma per realizzare la perfezione del numero 7.
 
Il valore numerico che si ottiene sommando i due valori numerici delle due parole “Hic amititur” è (8+9+3) + (1+3+9+1+91+1+2+8) = 20+34=54. Cinquantaquattro è due per ventisette 2x33. Ventisette è il cubo perfetto, il cubo del numero 3. L’alfabeto ebraico ha ventisette lettere. La Torah è divisa in 54 sezioni settimanali, chiamate parashoth, (plurale di parashah, ossia porzione) o Sidra dagli ebrei. È legato come numero al ciclo 4+4 = 9. È un sottomultiplo del numero sacro del ciclo 8x54 = 432.       
   
Si dispongono i valori numerici di “Hic amititur” nel quadrato di Theone di Smirne. Manca il numero centrale 5, che rappresenta l’uomo o l’umanità, ciò significa che il progetto dell’Arca al tempo dei Templari non poteva essere attuato, era rimandato al futuro.
 
La prima diagonale dei numeri dispari 1-5-9 riguarda il campo dei rapporti esterni. La volontà divina xxx (1) è pronta a riversarsi nel ciclo umano xxx (9), le energie sono caricate al massimo, attendono il tempo degli uomini.
 
La seconda diagonale 3-5-7 riguarda il campo dei rapporti più profondi.  L’equilibrio tra Spirito e materia è raggiunto xx (3) attende il contributo degli uomini (5) e degli Iniziati (7), che ancora manca.
 
La verticale con i numeri 2-5-8 rappresenta le creazioni nel mondo della forma. Vi è disponibilità x (2) della materia su cui operare, mancano gli uomini (5), ma il Piano Divino è pronto xx (8).
 
Nell’orizzontale 4-5-6 mancano tutti i numeri che si riferiscono al progetto il quadrato (4), e all’esagono (6), realizzato dalla mentalità concreta degli uomini (5). Il proposito sarà attuato solo in tempi lontani dal XIII secolo. Siamo nel XXI secolo, e i tempi sono maturi.

 
ARCHA CEDERIS HIC AMITITUR
 
L’iscrizione “Archa cederis” è formata da 5+7=12 lettere, un riferimento al Triangolo Sacro Egizio: infatti, il triangolo egizio è formato di tre lati di lunghezza 5+(4+3)=5+7 la somma dell’ipotenusa e dei due cateti, per un totale di 12 (perimetro). L’iscrizione “Hic amititur” è formata da 3+8=11 lettere, il primo numero Maestro.  Sono chiamati “Maestri”, i Numeri della Prova, perché riproducono una trasposizione accentuata della loro trasformazione da uno a due cifre.
 
Il Numero 11 simboleggia anche l’inizio di un progresso, di un rinnovamento oppure il capovolgimento di una situazione. Questo numero porta un invito e una sfida: raggiunto un completamento, un perfezionamento, si dà il via a nuovi traguardi e nuove realizzazioni.
 
La somma delle lettere delle due iscrizioni “Archa cederis” e Hic amititur”, è 12+11=23, Il numero 23, il 9° numero primo, esprime il Cerchio della Vita. È la somma di tre numeri primi consecutivi, molto spirituali: 23=5+7+11=3p+4p+5p, i tre numeri primi del triangolo sacro 3,4,5. È un numero misterioso che non permette l’intromissione dei profani. La somma dei valori numerici di “Archa cederis” e Hic amititur” è 44+54=99.
 
Il pitmene di 99 è, 9 il fattore moltiplicatore di 11, il numero della prova. Il numero 99 chiude il ciclo delle prove dei numeri doppi o Maestri. Il numero 99 è in relazione con la circonferenza, è il completamento di un ciclo maggiore. Il numero 99 è scomponibile in 33 x 3. I due fattori sono uno, 33, gli anni mistici di Cristo e 3 che è il numero della Trinità. Dice il Vangelo: “Chi tra voi, se ha 100 pecore e ne perde 1, non abbandona le altre 99 per andare a cercare quella che si è perduta, finché non l’abbia ritrovata?”. All’esterno della Basilica templare di Collemaggio ad Aquila[7] vi è la fontana (Fonte vitale) realizzata con 99 cannelle.
 
Quando Abram aveva 99 anni, Jahweh  stabilì i termini “della grande Alleanza” e gli mutò il nome in Abrahm e quello della moglia Saraj in Sarah. Il patriarca aveva 100 (99+1) anni quando Sarah gli partorì Isacco[8]. Nel mutamento da Sarai a Sarah, comunque, possiamo evidenziare alcuni particolari importanti: la perdita della “yod” finale, e l’aggiunta di una “Hè“.Gli antichi nomi hanno sempre presentato una consonanza con le cose che rappresentavano. Secondo un’interpretazione tradizionale ebraica la “yod“, prima lettera del “Tetragrammaton“ - il nome di YHVH - è suddivisa in due: dal 10 si hanno due 5, cioè le due “Hè“ assegnate una ad Abraham e una a Sarah. In relazione al misterioso nome della Divinità in questione, il finora inesplicabile accenno dei cabalisti circa l’efficacia della lettera H, “che Abramo tolse dal nome di sua moglie Sarah” e “mise nel mezzo del proprio nome”, diviene chiaro. La parola ARCA fu modificata con l’aggiunta della lettera H in ARCHA dal Maestro d’Opera sotto la supervisione templare.
 
Figura 4. Raffigurazione dell’Arca del Patto
 
L’Arca del Patto di IHVH corrisponde al potere generatore femminile. Un potente generatore di energie che permise agli Israeliti di sconfiggere i loro nemici. Il potere generatore è dimostrato dal simbolismo delle ali dei Cherubini spiegate in modo da formare un perfetto yoni o utero. In particolare, i volti dei cherubini erano l'uno maschile e l'altro femminile. Questo significa un matrimonio mistico, lo hyeros gamos. Ecco perché le tavole della Torà riposte nell'Arca erano due, a indicare la polarità fondamentale presente in ogni processo pensante. Nella scritta IHVH la “I” sta per lingua o fallo, la prima “H” per l'utero, la “V” per gancio o artiglio, e la seconda “H” per apertura. È il simbolo del potere generatore maschile-femminile. Mosè proveniva dall’Egitto. L’Arca di Osiride con le sacre reliquie del dio, era della stessa misura dell’arca degli Ebrei, portata nelle processioni sacre dai sacerdoti con bastoni passati attraverso i suoi anelli di sostegno, come l’Arca intorno alla quale danzò David. L’Iside alata era il cherubino, o Arieh in Egitto, secoli prima che vi giungessero Abramo e Sara.
 
Scrive Louis Charpentier: “Vale la pena di proporre questa questione perché mi sembra che ci sia stata una difesa presso la cattedrale che è per lo meno inconsueta. Il capocroce della cappella di Saint Piat, costruita all’estremità dell’abside nel XIV secolo, è addossato a due torri che, evidentemente, sono a esso anteriori. Queste due torri non corrispondono in niente allo stile della cappella di Saint Piat, né a nessuno stile religioso. Esse possono - e sembrano proprio - aver fatto parte di una piccola torretta difensiva. Una di queste torri, d’altra parte, quella a Nord, si situa esattamente nell’asse della cattedrale e ha potuto servire di «riferimento» per il tracciato al suolo”.
 
Le due Torri sembrano per la parte bassa strutture di difesa o militari. Intorno alla cattedrale si vedono finestre difensive con feritoie destinate a soldati con arco e freccia. I Templari hanno costruito la cattedrale di Chartres come una fortezza, dove doveva difendere qualcosa di prezioso e importante, che cosa? L’Arca di Mosè, il Graal? Sicuramente qualcosa essi trovarono nel sottosuolo di Gerusalemme. La cattedrale di Chartres per alcuni versi assomiglia a una fortezza che potrebbe essere facilmente difesa. Si può ipotizzare che i Templari per fare un’operazione del genere non visti portarono l’Arca all’interno della loro Torre Nord, e da questa tramite gallerie sotterrane poi ostruite, nascosero l’Arca in una camera sotterranea situata sotto il coro.

[1] Louis Charpentier “I misteri della cattedrale di Chartres”.
[2] Fiore onnipresente nelle chiese e cattedrali templari.
[3] Per approfondimenti, di Vincenzo Pisciuneri: NOTRE-DAME DE CHARTRES TEMPLARE V – L’ARCA E LA WOUIVRE.
[4] Una terza interpretazione è: l’Arca nel cofano di cedro è qui nuovamente nascosta.
[5] L’ebdomada terrestre è composta dai sette uomini primordiali, le ombre degli Dei Lunari proiettate dalla prima Ebdomada.
[6] La morte di Osiride nel numero 17 equivale alla caduta dello Spirito nella Forma, questo è il vero motivo perché tale numero era inviso ai Pitagorici la cui Dottrina era rivolta verso il ricongiungimento di ciò che è stato separato all’Uno, all’Esseità.
[7] L’Aquila, con i suoi emblemi imperiali, viene fondata da Federico II, in evidente opposizione alla Roma del tempo.
[8] Sarah morì a 127 anni e Abrahmo a 175 anni.
 
VALORI NUMERICI DEI NOMI SHAMBALLA E IBEZ
 
Nel libro “I Raggi e le Iniziazioni[1] il maestro D.K. conosciuto sotto il nome del Tibetano, applica il metodo di Agrippa al nome misterico di Shamballa[2] attestando così la correttezza dell’accostamento lettere cifre del metodo occidentale[3]. Il primo avamposto per la Fratellanza Spirituale di Shamballa, fu il tempio di IBEZ, istituito nelle terre del continente Americano, nell’attuale Amazzonia, in Brasile. Una diramazione fu istituita in Asia, nell’Himalaya con i Maestri dell’Himalaya e dell’India Meridionale. Shamballa esiste da quanto il genere umano venne individualizzato, il luogo di azione planetario si sposta secondo le necessità.
 
SHAMBALLA        
        

·     Numero delle lettere                                                  9
·     Numero vocali                                                 3
·     Numero consonanti                                          6
·     Il valore numerico delle vocali                             3
·     Il valore numerico delle consonanti                      21
·     Il valore numerico della parola                            24
·     Numeri dispari: voc. (1, 1, 1), cons. (3, 3, 1)          6
·     Numeri pari: 4, 2                                                         2
 
In questo libro seguiremo le antiche vie della Scuola Pitagorica.
 
Le vocali sono legate ai Ministri Divini, ai Logoi. Si anno 3 vocali identiche “A”, l’Inizio l’a, il valore di A come numero è 1, ed è ripetuto tre volte, a immagine della divina Trinità di cui nessuno dei Tre è maggiore o minore degli altri, 1+1+1=3.
 
Le consonanti si riferiscono ai mondi della forma e nell’uomo al potere della personalità. Vi sono 6 consonanti. Il numero Sei per natura dà forma alla materia priva di forma, in grado di dare forma stabile all’anima e generare in essa la sua natura, donde il suo nome Esade, di principio di vita. Il numero 6 è il numero della forma o manifestazione, che è l’agente o mezzo tramite il quale si giunge a questa comprensione e tramite il quale si sviluppa la coscienza in modo da poter divenire la base del processo superiore.  
 
Il valore numerico delle consonanti è 21= 3x7, che è il prodotto dei due numeri spirituali della Decade 3 e 7: le tre Ebdomada degli Gnostici. Il numero 21 è il 6° numero triangolare, 6 sono le consonanti che formano il 21. Marco lo Gnostico pitagorico, descrive una rivelazione che gli fu fatta dai 7 Cieli, che pronunciavano i 7 nomi delle Gerarchie angeliche, emettendo ciascuno una vocale. Disponendo le 7 vocali in modo triangolare come per la Tetractis, si ottengono 21 suoni. Riducendo 21 si ritrova nuovamente il numero 3, il numero spirituale per eccellenza, le 21 Potenze sono emanate dalla Trinità Astratta.
 
Il valore numerico della parola è 24 ridotto vale 2+4=6, ma 6 sono anche i numeri dispari spirituali divisi in due triadi di vocali e consonanti, i due triangoli intrecciati. il numero perfetto. Il numero 24 è profondamente esprime il doppio di 12, lo zodiaco maggiore e il minore. I Caldei distinguevano, al di fuori del cerchio zodiacale, 24 stelle di cui 12 australi e 12 boreali, chiamate “Giudici dell’universo”. Esseri celesti che secondo la mitologia babilonese e persiana costituiscono la corte celeste. Il numero 24 il numero di ore della giornata 12 di luce e 12 di buio è in relazione con il Tempo della creazione. Inoltre 24 è 888 = 8+8+8 = 24, che per gli Gnostici Pitagorici rappresenta Colui che fu mandato dall’Uno a ricondurre la divina creazione a uno stato di equilibrio. Come il numero 6 esprime lo spazio, così il 24 esprime il tempo ed è la chiave del grande ciclo di manifestazione. È la chiave di ogni apparizione ciclica o incarnazione.
 
Il Maestro D.K. spiega che le sue due cifre del numero 24, delineano il metodo evolutivo; il 2 equivale alla qualità di amore-saggezza, operante secondo la Legge d’Attrazione e che attira l’uomo da un punto di conseguimento all’altro; il 4 indica invece la tecnica del conflitto e il conseguimento dell’armonia tramite questo conflitto. Shamballa è il potere che da forma al Piano Divino sulla Terra.
 
Il numero 9 delle lettere, della parola Shamballa, rappresenta la conclusione del Ciclo, il ritorno all’Uno. In termini misterici è il numero dell’Iniziazione.
 
Vi sono Due numeri pari 2 e 4, la somma dei due numeri pari è nuovamente 6. Vi sono 3 numeri dispari nelle vocali e 3 numeri dispari nelle consonanti, insieme formano 3+3 = 6.
 
“Poiché il 6 è il numero del sesto raggio, è quindi il numero dell’idealismo e della forza motrice che fa avanzare il genere umano sul sentiero in risposta alla visione, e lo sollecita a salire verso la luce. In realtà si tratta di devozione a una meta invisibile, che è sempre avanti, e di un irremovibile riconoscimento dell’obiettivo. Come ogni altra qualità divina, esso ha la sua controparte materiale, ad esempio il 666 è considerato il numero della Bestia o del materialismo, il numero del predominio dei tre mondi prima del processo di riorientamento e dell’espressione dell’idealismo e del proposito sviluppati. Il terzo aspetto si esprime mediante il puro materialismo, onde i tre sei. In un antico libro sui numeri, l’iniziato viene definito come colui che ha sperimentato ed espresso il 666, e l’ha trovato vuoto, senza valore; che ha lasciato cadere il 6 ed è divenuto il 66, ritrovandosi così sulla VIA; più tardi lascia di nuovo cadere un 6 e diviene il perfetto 6 forma, lo strumento e l’espressione dello spirito[4].  

Per ottenere l’interpretazione approfondita del nome di SHAMBALLA s’inseriscono le cifre corrispondenti alle lettere del nome in questione all’interno del quadrato dei Nove numeri di Theone di Smirne, scrivendo una X per ogni lettera-numero presente.
 
Manca nel quadrato il numero 5, il numero dell’Uomo, ne consegue che il potere di Shamballa, per agire ha bisogno della collaborazione l’umanità spiritualmente progredita. Le quattro diagonali si potranno completare solo con la comparsa di un nuovo attore, l’umanità, il Cinque.
 
Significato delle diagonali dei numeri dispari:
 
La prima 1-5-9 riguarda la sfera dei rapporti esterni. Vi è xxxx un eccesso di 1 di volontà, di proposito, mancano il 5 e il 9. La diagonale si completerà solo con la presenza del numero 5, l’uomo, e del 9, numero dell’Iniziazione, l’uomo risvegliato. Nell’architettura sacra, la Decima Porta, è l’architrave orizzontale posta sui pilastri a Nove pietre della porta. Nove rappresenta la perfezione ottenuta alla fine del ciclo ed equivale al potere di espandersi oltre l’anello non passare, limite invalicabile della sfera della coscienza. È ciò che è chiamato Iniziazione, l’inizio di un nuovo ciclo di consapevolezza. Nove è il numero sacro dell’Essere e del Divenire. Sono necessari per l’uomo nove mesi di gestazione del grembo (uovo) materno, affinché una vita da embrione si possa trasformare in un bimbo.
 
La seconda diagonale 3-5-7 riguarda la sfera dei rapporti più profondi. Vi è xx, una buona presenza del 3, mancano i numeri 5 e 7. Il rapporto Maestro discepolo ha bisogno del numero 7, vi è un raddoppio di tre, il 6, il solo numero che possiede nello stesso tempo un inizio, un mezzo e una fine, tempo e spazio sono contenuti nel Triangolo nel Tre, il numero che appartiene al Maestro. Il numero Sette che manca e che deve essere acquisito, contiene la consonanza di Quarta ¾, era considerato dai Pitagorici come un numero religioso e perfetto, perché in Lui tutto l’universo e tutta l’umanità è portata al punto culminante, che è quello di riunire nell’Unità.
 
Significato della croce della coppia di numeri pari:
 
I numeri 2-5-8 della verticale, rappresenta le creazioni armoniche ed equilibrate nel mondo della forma. Sono presenti x, il 2 e l’8, manca il 5. Solo con la presenza attiva del numero 5 la verticale sarà operativa. Il numero 8 rappresenta la coscienza cristica, e il Maestro D.K. ci dice che è il numero della Gerarchia Spirituale del pianeta.
 
I numeri 4-5-6 dell’orizzontale, rappresentano i progetti (il quadrato, 4) realizzati dalla mentalità concreta (l’esagono, 6). Vi è sola la presenza x del numero 4. Oltre alla presenza attiva del numero 5, l’uomo, manca il numero 6 che in realtà è presente nel numero delle vocali e nel numero delle consonanti. Il numero 6 è nascosto, deve essere portato alla manifestazione dall’uomo, il Cinque, tramite i progetti creativi applicati a una civiltà basata sul Giusto, sul Vero e sul Bello.
 
IBEZ
 
Il Maestro D.K. ci informa che il primo avamposto della Fraternità di Shamballa fu il tempio di IBEZ, situato al centro dell’America del Sud nell’attuale Amazzonia, in Brasile. Il tempio IBEZ fu il primo avamposto per la Fratellanza Spirituale di Shamballa. Molto più tardi vi fu una sua diramazione nelle antiche istituzioni Maya e nella fondamentale adorazione del Sole come sorgente di vita nel cuore di tutti gli uomini. Ancora più tardi fu stabilita una seconda diramazione in Asia, i cui rappresentanti sono gli Adepti dell’Himalaya e dell’India meridionale.
 
Potremmo far notare che la parola Ibez è letteralmente un acrostico che vela il vero nome del Logos planetario della Terra, uno dei cui principi opera in Sanat Kumara, facendo di lui un’incarnazione diretta del Logos planetario e un’espressione della sua coscienza divina. Queste quattro lettere sono le iniziali dei veri nomi dei quattro Avatar sui quattro globi della nostra catena terrestre, che hanno incorporato quattro principi divini. Le lettere I B E Z non sono le vere lettere Senzar[5], se si possono chiamare lettere i simboli di un linguaggio ideografico, ne sono soltanto una corrispondenza approssimativa nella nostra scrittura[6].
         

 
·     Numero delle lettere                                            4
·     Numero vocali                                            2
·     Numero consonanti                                     2
·     Il valore numerico delle vocali                        14
·     Il valore numerico delle consonanti                 10
·     Il valore numerico della parola                       24
·     Numeri dispari: (9, 5) entrambi vocali                 2
·     Numeri pari: (2, 8) entrambi consonanti             2
 
Le vocali sono legate ai Ministri Divini, ai Logoi. Le consonanti si riferiscono ai mondi della forma .Si hanno 2 vocali, e 2 consonanti il numero indica dinamismo movimento impulso, il Quadrato perfetto ed equilibrato. Si ripete il numero 4 come 2x2 si hanno 2 numeri dispari equilibrati con 2 numeri pari.
 
Il valore numerico delle vocali è 14 = 2X7. È un numero misterico per eccellenza. L’Uomo Celeste della mitologia Indù fu diviso in Sette pezzi, al pari di Dionisio Zagreo e di Osiride (2x7). Osiride era il Sole del Giorno e quello della Notte, il divino e il mortale. A Noè, il Decimo Patriarca prima del Diluvio, è ordinato di far salire sull’Arca Sette Paia di animali (2x7 = 14), maschi e femmine, poiché fra 7 giorni Iddio farà piovere su tutta la Terra. In numero 14 è legato allo scorrere del tempo: 365 = 3+6+5 = 14 = 2x7. In un Giorno di Brahma, composto di 14 Manvantara, compaiono 14 Manu.
 
Il valore numerico delle consonanti è 10 = 2X5.
 
·        Il valore numerico della parola è nuovamente 24.
 
I singoli valori numerici di Shamballa e di Ibez, sono uguali 24, ma i numeri delle vocali e delle consonanti sono diversi, ecco un bel campo d’indagine! Il Maestro D.K. c’informa Ibez è letteralmente un acrostico che vela il vero nome del Logos planetario della Terra, uno dei cui principi opera in Sanat Kumara, l’Antico dei Giorni. Queste 4 lettere sono le iniziali dei veri nomi dei quattro Avatar della nostra catena terrestre, che hanno incorporato 4 principi divini. Le lettere I B E Z non sono le vere lettere Senzar, se si possono chiamare lettere i simboli di un linguaggio ideografico, ne sono soltanto una corrispondenza approssimativa nella nostra scrittura. Le Quattro lettere sono le iniziali del Quattro Avatar, di conseguenza i Quattro numeri hanno un importante significato quanto sono presi singolarmente. Si assiste alla potenza generativa di Due coppie di Numeri.
 
·        Iniziale Avatar I = 9
 
Il numero 9 è il primo cubo sul primo numero dispari, il movimento nella forma, la somma dei numeri della Tetractis eccetto l’Unità 2 + 3 + 4 = 9.  Nel Libro della Genesi sono citato Nove Patriarchi antidiluviani, che con Noé, il Decimo chiudono il ciclo antidiluviano. Il numero Nove rappresenta il Cerchio in Rotazione, Il moto rotatorio caratteristico dell’azione di Fohat, il Serpente di Fuoco. Fohat, raccontano gli scritti orientali,è uscito dalla testa del Padre degli Dei come Rudra, il Fulmine. La verga dell’Iniziatore è Fuoco elettrico. Quest’Avatar in Shamballa rappresenta l’Iniziatore. Il valore numerico dell’azione di Fohat è Nove. In ebraico la nona lettera dell’alfabeto è   teth, il cui simbolo è il Serpente, inoltre è la Nona lettera delle cinquanta porte che conducono ai misteri dell’Essere. È il numero dell’Iniziazione che permette di passare oltre il cerchio del Karma.
 
Figura 1. Raffigurazione del Serpente che si morde la coda, il numero 9 il cerchio

·        Iniziale Avatar B = 2
 
Il Due è il principio dei Numeri pari, la Diade, il movimento nella Materia, l’audacia, l’impulso a realizzare. Senza questa Entità Spirituale, non vi può essere pensata alcuna realizzazione nel mondo delle forme.
 
·        Iniziale Avatar E = 5
 
Il numero 5 è la combinazione 2 + 3 = 5 del maschile e del femminile nell’uomo. Il numero centrale, perno o asse dei nove numeri monadici. È il principio degli armonici, la quinta musicale 2/3. Questa Entità Spirituale o Avatar rende ogni cosa possibile se il suo riflesso, l’umanità vibra in accordo armonico con essa. Attraverso il potere del numero 5 dispari, che appartiene all’umanità, sotto l’impulso di Fohat 9, l’umanità attraversa il portale dell’Iniziazione, il numero 9, iniziando così un nuovo ciclo.
 
·        Iniziale Avatar Z = 8
 
La Diade, muovendosi genera la forma perfetta, il Cubo 23. Senza questa Entità Spirituale, non vi può essere alcuna masterizzazione alcun compimento nel mondo delle forme. Attraverso il potere del “2”, della Diade genera forme perfette l’”8”, l’umanità fisica è portata al suo apice. Quest’Avatar consente la creazione di civiltà strutture.
 
Gli adepti di Ibez avevano a che fare con un’umanità ancora nella sua infanzia, la cui polarizzazione era per lo più instabile e la coordinazione alquanto imperfetta. Il fattore mente era ben poco sviluppato e gli uomini erano praticamente e completamente astrali; essi erano persino più coscienti sul piano astrale che su quello fisico. Parte del compito di quegli adepti, che operavano sotto istruzione di Shamballa, era di sviluppare l’energia dei centri dell’unità umana, stimolarne il cervello e renderla pienamente autocosciente sul piano fisico … A quei tempi era necessario impiegare metodi più specificamente fisici di quelli permessi oggi; vennero usati questi metodi fisici e furono insegnate le leggi dell’energia che operano attraverso i centri [7].

S’inseriscono le cifre corrispondenti alle lettere del nome in questione all’interno del quadrato dei Nove numeri di Theone di Smirne. La prima 1-5-9 riguarda la sfera dei rapporti esterni. Manca il numero 1, il Proposito, Il proposito la Volontà Divina dovranno essere fatte dall’umanità, dal Cinque, per equilibrare la bilancia.
 
La seconda diagonale 3-5-7 riguarda la sfera dei rapporti più profondi. Mancano i numeri 3 e 7. Il numero 3 il primo numero dispari, essendo composto di unità e diversità, è un perfetto numero di equilibrio che quando sarà conseguito dall’umanità, la condurrà in un’era di amicizia e pace. All’umanità per conseguire l’armonia manca anche il 7, il numero perfetto, che conduce a termine, il Giusto Momento, perché contiene azioni di breve durata nei momenti critici di passaggio da uno stato all’altro.
 
I numeri 2-5-8 della verticale, rappresenta le creazioni armoniche ed equilibrate nel mondo della forma.  Vi sono tutti e tre, a riprova che l’umanità è in grado di creare armonicamente giusti equilibri.
 
I numeri 4-5-6 dell’orizzontale, rappresentano i progetti realizzati dalla mentalità concreta (l’esagono, 6). Mancano il 4, i progetti e il 6 gli strumenti per operare nei tre mondi della forma.
 
[1] A.A. Bailey I Raggi e le Iniziazioni” pag. 79-81 ed. inglese.
[2] Shamballa sede del Signore del Mondo Sanat Kumara.
[3] S’invitano i lettori di andare a leggere le tre pagine di commento fatto dal maestro Tibetano sui numeri collegati al nome di Shamballa.
[4] A.A. Bailey I Raggi e le Iniziazioni.
[5] Senzar linguaggio sacerdotale arcaico.
[6] A.A. Bailey Trattato di Magia Bianca.
[7] A.A. Bailey Trattato di Magia Bianca.
 
TEMA ARITMOMANTICO DEL NOME
 
Per compilare un tema aritmomantico si usa nome e cognome per esteso (compresi tutti i nomi che si hanno). Ad esempio, Anna Lucia e la data di nascita. Si trasformano in numeri le lettere sia del nome sia del cognome e si tiene conto dei numeri della data di nascita, riducendoli a una sola cifra. Nel cercare i valori numerici dei nomi, è consigliabile usare il nome con il quale la persona è conosciuta. Alla nascita può essere stato dato il nome Giuseppe a un fanciullo che poi è sempre stato chiamato Pino, contrazione di Giuseppe. Se accade che Giuseppe produca influenze migliori di Pino, egli dovrebbe immediatamente riprendere il suo nome e firmare sempre con quello insistendo perché gli amici lo chiamino Giuseppe e non Pino.
 
I riferimenti dei numeri che ci appartengono sono diversi, i Quattro Numeri Guida sono i seguenti:
 
1.      Numero dell’anima o della Determinazione
Si compone sommando i valori che corrispondono alle vocali del nome e del cognome, riducendo, poi, la somma a una sola cifra. Descrive le aspirazioni più profonde, la componente spirituale che cerca di modellare il carattere collegata all’Anima Spirituale che si relaziona con la personalità.
 
2.      Numero dell’apparenza
Si ricava dalla somma dei valori che corrispondono alle consonanti del nome e del cognome, ridotta a una sola cifra. Descrive l’atteggiamento esteriore, l’armatura che s’indossa la maschera o l’immagine con cui ci si relaziona con il mondo esterno.
 
3.      Numero d’Espressione o personalità
Deriva dalla somma dei numeri che corrispondono alle vocali e alle consonanti del nome e del cognome, ridotta a una sola cifra. Indica la vera personalità di un individuo, le qualità, i difetti, i talenti di cui è in possesso. Ci informa sui modi con cui l’individuo esprime i propri desideri, speranze e inclinazioni.
 
4.      Numero della vita
È il numero della data di nascita. Le principali categorie che si ricavano dalla data di nascita sono i numeri della vita o del destino e i numeri sfida. Dalla data di nascita si traggono informazioni sul destino e sugli ostacoli che è necessario superare per esprimere al meglio la propria personalità
 
A questi Quattro numeri Guida si affiancano ulteriori numeri che possono fornire importanti indicazioni.
 
5.      Numero della maturità
È la somma del numero completo del nome con quello di nascita (Data di nascita + Nome + Cognome). Descrive una traiettoria ideale, la strada da percorrere affinché si realizzi il proprio progetto di vita.
 
È chiamato anche Equilibratore e indica quale può essere il modo migliore per equilibrare le caratteristiche della propria personalità con quelle del proprio destino
 
6.      Numeri Karmici
Sono le cifre dall’1 al 9 che non compaiono mai nel nome e cognome. Indicano le caratteristiche che mancano in una persona, ciò che necessita per completare la personalità.
 
7.      Numero più frequente
È la cifra tra l’1 e il 9 che compare più frequentemente nel nome intero. Al contrario dei numeri mancanti, rappresenta la caratteristica e la qualità che un individuo possiede in misura maggiore e che guida la sua vita.
 
8.      Numero ereditario
Deriva dalla somma dei numeri che corrispondono alle vocali e alle consonanti del cognome.
 
9.      I Numeri Sfida
I Numeri Sfida sono quelli che indicano i punti deboli nel nostro cammino. Forniscono delle indicazioni sulle proprie debolezze e sugli stress che devono essere superati per riuscire a realizzare i propri obiettivi. Per calcolare questi numeri, bisogna ridurre a una sola cifra rispettivamente il mese, il giorno e l’anno di nascita.
 
·        Il primo numero sfida si ottiene dalla differenza tra il mese e il giorno di nascita (o viceversa secondo qual è il maggiore).
·        Il secondo numero sfida si ottiene dalla differenza tra il giorno e l’anno di nascita (o viceversa secondo qual è il maggiore).
·        Il terzo numero sfida deriva dalla differenza tra il primo e il secondo numero.
 
 
NUMERI E AFFINITÀ
 
I numeri pari armonizzano fra loro. I numeri dispari armonizzano con altri numeri dispari. I numeri pari e i numeri dispari raramente sono in armonia eccetto i numeri Maestri dell'11 e del 22. Questi due numeri armonizzeranno con quasi ogni altro numero.
 
L’affinità fra i numeri una persona e un’altra rappresentati dal proprio numero del destino. L’affinità può essere anche fra persona e luogo o tipo di lavoro espressi anch’essi con i numeri. Ad esempio fra il 5 e il 7 vi è affinità: tra persone e tra persone, e tra persone e luoghi, di lavoro o di dimora.
 
                                                      APPLICAZIONI PRATICHE OPERATIVE
 
 
NIKOLAJ KONSTANTINOVIČ ROERICH -  NICHOLAS KONSTANTINOVIC ROERICH
 
San Pietroburgo, 10 ottobre 1874 – Kullu, 13 dicembre 1947.
 
N. K. Roerich fu archeologo, pittore, etnologo, geografo, scienziato, poeta, storico, filosofo, scrittore, pensatore. La sua conoscenza appartiene alla galassia di figure di spicco della cultura russa e mondiale. Il suo talento versatile, non lo indirizzò in un’unica direzione, per tutte le attività intraprese con successo, può essere paragonato solo con i titani dell’epoca rinascimentale.
 
ANALISI DEL NOME E COGNOME
 
Figura 1. Nikolaj Konstantinovič Roerich
 
 
1       2       3       4       5       6       7        8       9
 
A      B     C       D     E      F      G     H     I
 
J       K     L       M     N      O     P     Q     R
 
S      T     U       V     W      X     Y     Z
 
Si scrive il nome completo della persona in una tabella a tre righe; nella riga superiore si riporta il valore numerico di ogni vocale e nella riga inferiore il valore numerico di ogni consonante.
         
   
·     Numero delle lettere
1° Nome Nikolaj                                            7
2° Nome Konstantinovič                         14
Cognome Roerich                                  7                                          
 
Numero totale delle lettere 7 e suoi multipli 7+14+7=28 il settimo numero triangolare. Il pitmene è 2+8=10. I Pitagorici chiamavano il 10 unità o monade del secondo ordine. Il numero delle lettere della personalità è 10, la perfezione relativa, egli fu un valido strumento della Fratellanza Bianca Spirituale.
 
·        Numero vocali   Nikolaj                         3
·        Numero consonanti Nikolaj                    4
·        Numero vocali   Konstantinovič               5
·        Numero consonanti Konstantinovič          8
·        Numero vocali   Roerich                        3
·        Numero consonanti Roerich                   4
 
Le vocali dei due nomi e del cognome sono dispari 3-5-3 numeri che rafforzano l’aspetto spirituale. Inoltre se analizziamo solo Nikolaj Roerich il nome principale e il cognome troviamo 3 vocali e 4 consonanti. Il Triangolo dello spirito sopra il Quadrato della forma!
 
Le consonanti dei due nomi sono tre numeri pari 4-8-4 il quadrato e il doppio quadrato. Roerich si era adoperato affinché le nazioni giungessero a un trattato internazionale che si impegnasse, in caso di guerra, al rispetto dei musei, delle biblioteche, delle cattedrali e delle università, le quali avrebbero dovuto godere di una immunità simile a quella accordata alle strutture sanitarie della Croce Rossa. La cosa giunse a compimento con la stipulazione, nel 1935, del cosiddetto Patto Roerich. Egli fu un “Artista” nel senso superiore del termine, infatti per N.K. Roerich, la bellezza ha un ruolo essenziale nell’evoluzione dell’umanità: “L’Arte unificherà l’umanità intera. L’Arte è una indivisibile. L’Arte è la manifestazione della Sintesi futura. Le porte della ‘Fonte sacra’ devono aprirsi a tutti. Allora molti cuori, con amore rinnovato, saranno pervasi dalla luce dell’Arte.
 
Nikolaj Konstantinovič Roerich
 
·        Il valore numerico delle vocali            12+30+20=62=6+2=8
·        Il valore numerico delle consonanti     11+30+29=70=7+0=7
 
Qui la situazione s’inverte, il valore numerico di tutte le vocali e un numero pari, 8, il doppio quadrato, l’equilibrio nella creazione. Il valore numerico delle consonanti e 11, il primo numero Maestro, che impone prove durissime nel mondo materiale. Egli fu continuamente ostacolato e si cercò di farlo morire assiderato senza viveri in inverno nel Tibet.
 
·        Il valore numerico complessivo           8+7=15
 
Il Quinto numero triangolare è 15 la Pentactide, i Dodici punti che circondano i Tre punti del Triangolo Divino.  Il pitmene è 1+5=6, l’equilibrio delle forze del creato, armonia.                   
 
·        Numero della Vita
 
Giorno: 10                                            10
Mese: OTTOBRE                                     10
Anno 1874 = 1+8+7+4 = 20                    20
Numero di vita: 10+10+20 = 40 =4            4
 
La somma dei quattro numeri è 40 cioè 4 volte 10, Quattro è la Misura, Dieci la perfezione relativa. Il numero è poi ridotto a 4 la stabilità , la divina misura.
 
Applichiamo il modello della Bilancia Pitagorica suggerito da Theone di Smirne (II secolo), e disponiamo linearmente i primi Nove numeri in modo otto numeri siano simmetrici rispetto al numero centrale, il Cinque, il fulcro della Bilancia. S’individuano 4 coppie di numeri 1-9, 2-4, 3-7, 4-8, simmetriche rispetto al cinque.            Theone di Smirne dispone secondo l’Insegnamento Pitagorico, in un quadrato di lato tre, le prime nove lettere dell’alfabeto greco come si usava allora per segni numerali dei primi nove numeri. Il cinque si posizione al centro del quadrato le quattro coppie divengono le quattro diagonali. Inserendo le cifre del nome in questione all’interno del quadrato dei Nove numeri di Theone di Smirne si ottiene un’interpretazione approfondita e personale del carattere e della personalità. Nel quadrato corrispondente alle lettere-numeri di Albert Einstein, si scrive una X per ogni lettera-numero presente.

Tramite la matrice numerica è possibile individuare con più facilità i numeri mancanti (karma) e il numero più frequente.
 
Karma (le cifre che mancano nel nome intero):  7
 
Indica le caratteristiche che mancarono a Nikolaj Konstantinovič Roerich per completare lo scopo dell’anima attraverso la sua persona. Il numero 7 si ritrova nelle consonanti e questo mitiga la mancanza di questo numero che chiude la settimana della sua vita
 
Numero più frequente    5 (compare 6 volte).
 
Osserviamo che è una fortissima preminenza xxxxxx del numero 5, il numero dell’Uomo, il Cinque, l’equilibrio.
 
Significato delle diagonali dei numeri dispari
 
La prima diagonale 1-5-9 proietta le nostre azioni verso gli altri, riguarda la sfera dei rapporti esterni;. Si ripete ben cinque volte il numero 5, uomo e umanità. L’1 è fortemente marcato xxxx, e il 9 si ripete per cinque volte xxxxx. L’anima razionale o spirituale (1) dona all’umanità (5), precipita un archetipo, un’idea astratta, dal mondo spirituale delle Idee che troverà la sua realizzazione fisica rappresentata dal numero del compimento 9.
 
La seconda diagonale 3-5-7 riguarda la sfera dei rapporti più intimi più profondi. È presente il fortemente 3 xxx che caratterizza equilibrio. Manca il numero 7, non vi sono rapporti intimi e confidenziali.
 
I numeri 2-8 del braccio verticale rappresentano le creazioni nel mondo della forma. Vi è una xxxx preminenza del 2, la dicotomia. Un solo l’8, la realizzazione pratica che sarà completata da altri.
 
Vi è un solo numero 4 e bel quattro 6 del braccio orizzontale che rappresentano i progetti realizzati dalla mentalità concreta. Egli portò alla realizzazione un solo grande progetto.

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Sapienza Pitagorica Arithmòs III
Nume Numen Omen
(Revisione 2018)
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