La Grande Piramide Casa della Conoscenza nascosta - Sapienza misterica

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La Grande Piramide Casa della Conoscenza nascosta

Egitto Misterico
<> PREMESSA <> L'ENIGMA DI PIETRA <> CRONACHE PREDILUVIANE DISTRUZIONE DALLO SPAZIO <> UNA SCIENZA IGNOTA <> PARTE PRIMA SCIENZA DELLA FORMA E SCIENZA DELLO SPIRITO <> LA COSMOGONIA DI ELIOPOLIS - LA GRANDE ENNEADE <> LA COLLINA-PIRAMIDE PRIMORDIALE <> PER-AA-SA-RÂ <> SAPIENZA MISTERICA <> ERODOTO NARRA UNA STORIA VELATA <> IL NUMERO π DALL’IDEA ALLA FORMA <> SIMBOLISMO DEL TRIANGOLO CHE CADE NEL QUADRATO <> LA GRANDE PIRAMIDE NASCONDE LA SCALA PLANETARIA <> LA TOMBA DI THOTH <> I POTERI CREATORI <> LA DIVINA MISURA <> RITUALE DELLA FONDAZIONE DEL TEMPIO <> LA SCELTA DELL’INCLINAZIONE <> LA GEOMETRIA ARCHITETTONICA <> PIRAMIDI, STRUTTURE MATEMATICHE <> DISPOSIZIONE DELLE TRE PIRAMIDI DI GIZA <> IL PASSAGGIO ATTRAVERSO LA PORTA <> RELAZIONI FRA IL p E IL Φ <> PARTE SECONDA <> IL SENTIERO DEI MORTI E LE CAMERE DI RESURREZIONE <> IL CAMMINO NELLE VISCERE DELLA MATERIA <> I PASSAGGI DEI SERPENTI <> IL PASSAGGIO DISCENDENTE <> LA CAMERA SOTTERRANEA - LA DISCESA NELLA CRIPTA <> LA DISCESA NEL POZZO <> IL PASSAGGIO NELLA PELLE <> IL SENTIERO DELL'INIZIATO <> IL PASSAGGIO ASCENDENTE <> IL PASSAGGIO ORIZZONTALE, LA VIA DELL’AVANZAMENTO <> LA CAMERA DELLA REGINA <> RITO DELL’APERTURA DELLA BOCCA <> LA GRANDE GALLERIA LA STANZA DEL TEMPO <> IL TEMPO DI OSIRIDE <> IL NUMERO DELLA TRAVERSATA <> IL PASSAGGIO VERSO LA CAMERA DEL RE <> LA CAMERA DEL RE <> IL PAVIMENTO <> SUPERFICIE LATERALE MINORE <> SUPERFICIE LATERALE MAGGIORE <> IL VOLUME DELLA CAMERA DEL RE <> IL TRIANGOLO SACRO EGIZIO <> L’ARCA (BARA) DI OSIRIDE <> RITI DI MORTE E DI RESURREZIONE <> IL DJED NASCOSTO <> IL SOSPETTO DI FALSIFICAZIONE <> APPENDICE <> I NUMERI DEL MITO DI OSIRIDE <>
PREMESSA

 
L’ENIGMA DI PIETRA
 
Da quando Erodoto scrisse la storia del Faraone Cheope e della sua famiglia, cioè di Chephren e Micerino e delle tre tombe a forma di piramidi da loro costruite, le piramidi sono state considerate il prodotto eccentrico di potenti della terra per conservare nel tempo i loro nomi e le loro spoglie. Erodoto vide quei monumenti nel quinto secolo a.C. sotto la dominazione persiana, circa duemila anni dopo la loro presunta costruzione, e riferì notizie trasmessegli dai sacerdoti, i custodi del sapere egizio, ma di questo si discuterà in seguito.
                                                                           
Nel nono secolo il Califfo governatore del Cairo decise di impossessarsi dei tesori[1] nascosti nella Grande Piramide e pertanto assunse una squadra di cavapietre con l’ordine di praticare una galleria nella facciata settentrionale della piramide, con la speranza di trovare le camere sepolcrali e tutti i tesori annessi. L’ingresso della piramide era stato occultato, ma ai tempi del geografo greco-romano Strabone, durante l’occupazione romana, la porta di pietra provvista di cardini sul lato nord era visibile, e la parte sotterranea della Grande Piramide era visitata, tanto che nella camera sotterranea furono trovati graffiti romanici, proprio come alcuni continuano a fare oggigiorno, visitano un posto e lasciano scritto il proprio nome o delle frasi idiote! Al tempo del Califfo mussulmano non c’era più traccia dell’ingresso che era perfettamente occultato. La fortuna baciò il Califfo perché il tunnel scavato dai suoi operai confluì nel corridoio discendente che partiva dall’ingresso nascosto nella facciata settentrionale.

 
FIGURA 1. GIZA[2]
 
Il corridoio portava a quella camera sotterranea descritta da Strabone, priva di lucroso interesse. La fortuna continuò ad essere vicina al Califfo, perché la vibrazione degli arieti contro le pareti fece staccare un blocco di pietra calcarea dal soffitto del corridoio discendete, svelando un’altra via, che saliva inoltrandosi nel cuore della piramide. Gli operai scoprirono l’esistenza di un corridoio ascendente bloccato da enormi tappi di durissimo granito, impossibile da frantumare. Si preferì scavare nel calcare una galleria che aggirasse l’ostacolo, creando così l’attuale strada percorsa dai turisti per imboccare il corridoio ascendente. Il Califfo entusiasta dei risultati ottenuti pregustava la vista d’immensi tesori che lo avrebbero ripagato del molto denaro speso nell’opera di scavo. Si scoprì una prima camera alla fine del corridoio ascendente, chiamata dagli Arabi Camera della Regina, perché essi seppellivano le donne in tombe dal soffitto a due spioventi, che si rivelò completamente vuota, ma stranamente con i muri ricoperti di uno spesso strato di sale. Dopo la prima delusione si esplorò la Grande Galleria, che stranamente aveva il pavimento a forma di un canale incassato, e alla sua sommità si esplorò la Camera del Re che apparve desolatamente spoglia, ad eccezione di un sarcofago di granito vuoto, privo di mummia regale, privo d’iscrizioni e senza coperchio. Al-Ma’mun contrariato fece distruggere il pavimento e il granito in un angolo della stanza, ma non trovò nulla. Si racconta che Al-Ma’mun per calmare la rabbia dei suoi uomini abbia fatto trasportare di notte in segreto dentro la Piramide, un tesoro affinché gli operai lo ritrovasse il giorno dopo. Il Califfo investì una parte dei suoi averi affinché i posteri potessero ammirarne gli interni di questa costruzione classificata come una delle sette meraviglie del mondo antico.
 
Gli egittologi, per spiegare il mistero della mummia mancante, continuano a sentenziare che la piramide sepolcrale è stata spogliata cinquecento anni dopo la morte di Cheope. La prima contestazione dei fatti parte dal coperchio del sarcofago mancante, perché se c’era, doveva avere dimensioni tali che non poter passare dal corridoio che portava alla camera, e poi che senso logico ha frantumare un coperchio di granito per portarsi via i cocci. Ammesso che i ladri abbiano voluto portarsi via i cocci, essendo la via ascendente bloccata, l’unico passaggio possibile, era un budello stretto, un pozzo quasi verticale, lungo cinquanta metri, che partiva dalla Grande Galleria e che finiva sessanta metri più in basso, dall’ingresso del corridoio ascendente. Questo pozzo non fu scoperto dagli operai del Califfo perché troppo impegnati nella battaglia contro i tappi di granito che bloccavano la galleria ascendente.
 
Il pozzo era bloccato da sabbia e pietre che furono asportate solo nel secolo scorso da un avventuriero italiano Giovanni Battista Caviglia, dopo diversi giorni di scavi in condizioni al limite del possibile. Da questo pozzo stretto e verticale, per giunta bloccato dovevano per forza essere passati dei ladri con i tesori, stranamente senza lasciare anche una piccolissima traccia: non un frammento di vasellame rotto, non un brandello di stoffa. Contrariamente alle usanze egizie, questo monumento funebre è completamente privo d’iscrizioni, pitture, e di riferimenti al defunto: il potentissimo Faraone Cheope! È vero sono state ritrovate delle scritture, dei marchi di fabbrica che si riferivano a Cheope nelle camere di scarico situate sopra la Camera del Re, ma come si vedrà in seguito, hanno tutta l’aria di essere dei falsi grossolani risalenti al secolo scorso.
 
La camera sepolcrale della Seconda Piramide quella di Chephren, quando fu aperta nel 1818 da Giovanni Belzoni fu trovata spoglia, il sepolcro di granito era anch’esso vuoto con il coperchio spaccato in due a fianco. La Terza Piramide quella di Micerino esplorata da Howard Vyse nel 1837 conteneva una camera sepolcrale con il coperchio di legno e la bara di basalto senza mummia ma con delle ossa all’interno che furono attribuite al Faraone. In tempi più recenti le ossa all’esame del carbonio 14 si sono rivelate appartenenti ad un intruso della prima epoca cristiana, non erano quelle di Micerino. Il sarcofago, nel suo trasporto in Inghilterra, andò poi perduto in un naufragio in mare.
 
Le tre piramidi furono tutte trovate senza mummie al loro interno, i ladri, secondo gli esperti trafugarono tutto anche i corpi regali. Non è chiaro quale fosse la funzione delle piramidi e non è chiaro quando sono state costruite da quei tre faraoni che gli egittologi collocano nella quarta dinastia e che si ostinano a dichiarare che esse sono “tombe e solo tombe”. La Piramide a Gradoni di Saqquara, aperta per la prima volta nel 1954, più antica “per gli egittologi” di quella di Cheope conteneva un sarcofago rimasto sigillato e inviolato, che quando fu aperto risultò vuoto. Poiché l’ingresso era ancora sigillato, i profanatori non erano entrati e non avevano violato la tomba, e per tanto, per assurdo, la mummia, come nei tre casi precedenti, la devono aver trafugata gli stessi sacerdoti. Le altre piramidi come quella crollata di Meidum non contenevano nemmeno un sarcofago. Con buona pace della casta dei custodi di un sapere costruito su errori precedenti e mai ammessi, non un segno di sepoltura è mai stato scoperto in queste piramidi!
 
Le sepolture furono sempre fatte dagli Egizi nelle profondità, nelle viscere della Terra, mai ad un livello superiore del terreno che rappresentava l’orizzonte, la linea di separazione fra il Cielo e la Terra.
 
[1] Si diceva che all’interno della Grande Piramide oltre a pietre preziose vi erano mappe stellari e globi terrestri estremamente precisi, che facevano gola al Califfo che era un anche un cultore di scienza, tanto che mise in discussione il risultato di Tolomeo riguardante la circonferenza terrestre. Nell’anno 820 giunse in Egitto con un grande seguito di studiosi e architetti.
[2] Questa immagine è stata rilasciata nel pubblico dominio dal detentore del copyright, il copyright è scaduto o non possiede i requisiti per essere soggetta ad un copyright. http://it.wikipedia.org.
CRONACHE PREDILUVIANE DISTRUZIONE DALLO SPAZIO
 
Il custode degli archivi sacri del tempio di Eliopoli, Manetho (III sec. a.C.) ci ha lasciato un resoconto della storia egiziana, attinto dalle incisioni che comparivano sulle colonne dei templi e dei sotterranei segreti vicino a Tebe, in cui si afferma che la Grande Piramide non fu costruita dagli Egiziani. Eusebio (265-340 d.C.) scrive che Manetho aveva studiato la storia sulle iscrizioni che Thoth[1] aveva inciso sulle colonne dei templi. Dopo il diluvio, Agatodaemon, secondo figlio di Thoth, tradusse queste iscrizioni su dei rotoli che in seguito furono depositati nei sotterranei.
 
Secondo Giorgio Sincelle (morto nel 886 d.C.) gli Egiziani avevano custodito cronache di 30 dinastie per 36.525 anni, periodo ben più lungo di quello citato da Erodoto che si riferiva alle 341 statue dei re-sacerdoti. Diogene Laerzio, nelle “Vite”, fa risalire i calcoli astronomici degli Egiziani a un periodo di 48.863 anni prima di Alessandro Magno. Simplicio, vissuto nel sesto secolo, scrisse che gli Egizi conservavano registrazioni risalenti a 630.000 anni prima.
 
Una versione copta conservata nella Biblioteca Bodleiana di Oxford scritta dal copto Abu’l Hassan Ma’sudi che afferma che le due piramidi più grandi furono costruite 300 anni prima del diluvio dal re prediluviano Surid, che avrebbe sognato che un enorme asteroide sarebbe caduto sulla terra quando il cuore del Leone[2] avrebbe raggiunto il primo grado del Cancro. Nel Libro dei Morti è scritto che il movimento del Sole nel cielo è custodito da due divinità leoni, i guardiani del mattino e della sera. Il Sovrano le fece edificare secondo i disegni dei saggi e ordinò ai sacerdoti di depositarvi i segreti delle loro scienze e i precetti della loro saggezza. Ibn Abd Hokm, uno storiografo arabo (IX sec), ha scritto a proposito delle piramidi.
 
“La maggior parte degli storiografi è d’accordo nell’attribuire la costruzione delle piramidi a Sarib Ibn Salhouk, re egiziano, che visse tre secoli prima del Diluvio... essendosi svegliato pieno di paure, radunò i gran sacerdoti delle centotrenta province d’Egitto, guidati da Aclimone, e disse loro dei suoi presagi. I sacerdoti misurarono l’altezza delle stelle e predissero il Diluvio. Il re chiese. “Colpirà anche il nostro paese?”. I sacerdoti risposero: “Sì, e lo distruggerà”. Ma poiché dovevano passare un certo numero di anni, il re ordinò che nel frattempo si costruissero delle piramidi con dei sotterranei a volta, e li riempì di talismani, oggetti strani, ricchezze, tesori e molte altre cose: poi fece preparare nella piramide occidentale trenta tesorerie in cui ammassò ricchezze e utensili, proiettili fatti di pietre preziose, strumenti di ferro, modelli di navi in argilla, armi che non arrugginivano e vetrerie che si piegavano senza rompersi”.
 
Il passaggio riguardante le “armi che non arrugginivano” e i vetri “che si piegavano senza rompersi” è molto espressivo. Nel IX secolo d.C. l’acciaio e la plastica non erano immaginabili. È evidente che questo manoscritto arabo affonda le sue radici in documenti ben più antichi[3].
 
Il papiro copto di Abou Hormeis, tradotto in arabo nel IX secolo, afferma che il cataclisma avvenne quando il cuore del Leone entrò nella testa del Cancro. Lo studioso Makrizi (XV secolo) scrive che il fuoco sarebbe giunto dal segno del Leone e avrebbe consumato il mondo[4]. Ecco le parole dette a Solone, il legislatore greco, da Psonchis, il sacerdote egiziano di Sais: “Molti e molti modi sono stati e saranno gli stermini degli uomini: i più grandi per il fuoco e l’acqua, altri minori per moltissime altre ragioni. Perché quello che anche presso di voi si racconta, che una volta Fetonte, il figlio del Sole, avendo aggiogato il carro del padre, bruciò tutto sulla terra ed egli stesso morì fulminato; questo ha l’apparenza di una favola, ma la verità è la deviazione dei corpi che si muovono intorno alla terra e nel cielo e la distruzione per molto fuoco e a lunghi intervalli di tempo di tutto quello che è sulla terra”.[5]
 
Un mito greco racconta che Selene, la Luna, venne sedotta da Zeus, e dall’incontro nacque un Leone che precipitò sulla Terra destinato a vagare, terrorizzandola, in una valle dell’Argolide. Il Leone chiamato Nemeo venne ucciso da Ercole. Per alcuni il Leone Nemeo era figlio di Tifone, la forza distruttrice. La chiave per interpretare i miti, gli scritti misterici, deve essere girata sette volte, pertanto Ercole al pari di tutti i personaggi della mitologia misterica si presta a sette rappresentazioni distinte, fra le quali oltre ad essere un Eroe è il Sole[6] serbatoio di forza magnetica. La parola magnetismo trae origine da magh, magnus, grande. Magnesia[7], il magnete, era nota come la Pietra di Ercole. Il Leone potrebbe essere un corpo celeste proveniente dalla Costellazione del Leone che viene catturato dal campo magnetico del Sole e della Luna, per poi schiantarsi sulla Terra.
 
Il sacerdote Psonchis, maestro di Pitagora, ci parla di registri sacri in cui si menziona in tempi remoti, la collisione della terra con un gigantesco asteroide. Il papiro della XII dinastia conservato all’Ermitage di Leningrado, descrive la caduta di una stella (un meteorite) sulla terra. Il papiro di Harris e il papiro di Ipuwer descrivono il capovolgimento della terra in seguito ad un cataclisma. I sacerdoti egizi avevano a disposizione archivi antichissimi che narravano una storia dell’umanità diversa da quella ora insegnata nei libri di storia.
 
Dello storico arabo Abu Zeyd el Balkhy si cita un’iscrizione secondo la quale la Piramide di Cheope sarebbe stata innalzata nel tempo in cui la costellazione della Lira si trovava nel segno del Cancro. Si sarebbe inteso che il periodo fosse due volte 36.000 anni prima dell’Egira[8]. Ouspensky[9], il più famoso discepolo di Gurdjieff[10] scrivendo del suo maestro afferma che aveva avuto fra le mani una pergamena antichissima, di proprietà da generazioni, di un prete del Caucaso, che raffigurava “l’Egitto prima delle sabbie“. A proposito della Sfinge e delle Piramidi Gurdjieff affermava che erano state costruite dagli abitanti di Atlantide[11].
 
Secondo l’arabo Ibn Battuta (XIV secolo), la costruzione delle Grandi Piramidi risalirebbe a Ermete Trismegisto che avrebbe maturato il progetto in conformità a considerazioni sugli spostamenti delle costellazioni che annunciavano un diluvio. Ermete Trismegisto è Thoth, il custode della conoscenza, divenuto Enoch presso gli Ebrei.
 
Un’altra versione araba afferma che la Grande Piramide sarebbe la tomba di Seydna Idris. Il Corano chiama Idris gli Istruttori ed Enoch è uno di Essi. Da questa precisazione si capisce che ciò che fu sepolto nella Piramide non fu il corpo fisico di Idris, ma la sua Scienza arcana. Abd el-Latif, uno scrittore arabo, riferì di migliaia di geroglifici riportati sul rivestimento di lucente roccia calcarea delle piramidi, rimossi perché il materiale fu usato per costruire le case del Cairo oltre mille anni fa. Balkhi un astronomo (VIII secolo), scrisse che sull’esterno delle piramidi era scolpita ogni rarità e meraviglia della fisica.
 
Anche la Sfinge, il Padre del Terrore, il custode del Luogo del Principio di ogni Tempo, è di origine prediluviana, anche se è attribuita dagli egittologi a Chephren[12]. Plinio[13] scrive la Sfinge di Giza pareva dipinta di rosso (il colore degli atlantidei), e che sul capo della stessa era sistemato un grande piatto d’oro che rifletteva i raggi del sole e in quel preciso istante i sacerdoti si inginocchiavano ai suoi piedi per pregare. Poiché la Sfinge è perfettamente orientata verso est, si trova di fronte al sorgere del sole nei due giorni equinoziali dell’anno, la cerimonia descritta da Plinio doveva avvenire in forma solenne nei giorni equinoziali.
 
Archeologi statunitensi trovarono nella roccia della Sfinge delle erosioni causate da un lunghi periodi di pioggia che non vi furono ai tempi della IV Dinastia.
 
La tradizione copta, tramite Masondi (X secolo), afferma che nei sotterranei delle piramidi sono depositati tesori segreti fra cui del ferro che non arrugginisce e vetro pieghevole. Secondo l’autore, le gallerie di queste piramidi sono sorvegliate da statue meccaniche che distruggono tutto, tranne coloro che per la loro condotta meritano di essere ammessi. La Grande Piramide è una tomba, dove è sepolta la scienza antidiluviana, la sua storia e i suoi segreti[14] gelosamente custoditi al riparo dell’opera distruttrice sia di fanatici di scienza e di religione, e sia del tempo che riduce ogni cosa in polvere. Furono i discendenti dei giganti prediluviani citati nel sesto capitolo della Genesi e nel Popol Vuh che tradizionalmente sono denominati Atlantidei che costruirono la Grande Piramide e la Sfinge, salvaguardando così il loro sapere dalle convulsioni della terra e degli uomini, lasciando messaggi esterni nella geometria sacra, e interni nelle camere sotterranee ancora da scoprire. I sacerdoti Egizi con cui parlò Erodoto erano i custodi di un segreto millenario che non poteva essere rivelato se non attraverso allegorie e racconti mitici a coloro che il loro sapere lo avevano appreso nel segreto dei templi.
 
Il Grande Drago non rispettò che i Serpenti di Saggezza, i Serpenti le cui tane sono sotto le Pietre Triangolari.[15]
 
Il Commentario alle Stanze di Dzyan, commentando l’ultima grande distruzione planetaria, afferma che: Il Grande Drago, rispettò solo le tane triangolari dei Serpenti di Saggezza. Questi Serpenti erano gli Iniziati della generazione antidiluviana. Le tane triangolari sono le piramidi poste ai quattro angoli del mondo. Per lo storico messicano Ixtlilxochitl, i Toltechi costruirono le loro piramidi per rifugiarsi nel caso che anche il secondo mondo fosse distrutto.
 
Se in Europa non si trovano più vere piramidi geometricamente corrette, molte delle supposte caverne neolitiche primitive, dei colossali menhir, conici e piramidali, di Morbihan e della Bretagna in genere, molti tumuli danesi e anche tombe dei giganti della Sardegna con i loro inseparabili nuraghi, sono altrettante copie, circa riuscite delle piramidi.[16]

 I libri della conoscenza indiani, noti come i Veda, furono scritti da Sette Saggi dopo il Diluvio per salvaguardare la conoscenza. In Egitto i Testi della costruzione di Edfu descrivono la conoscenza di Sette Saggi attraverso la quale si intendeva ricostruire, in questa terra, il mondo com’era all’epoca del Primo Tempo, quando regnavano gli Dèi. I testi di Edfu ci narrano anche che il metodo usato da quei saggi consisteva nella creazione delle “sacre colline”, le piramidi nei luoghi ritenuti consacrati alla divinità.  
 
[1] Thoth, porta in testa un disco solare con Sette Raggi, divenendo così Thoth-Lunus, il Dio settenario, custode della settimana, cioè del tempo. Thot è identificato con Ermete, anch’egli patrono del numero sette, e con Enoch, il settimo Patriarca.
[2] La Sfinge dalla forma leonina vuole alludere all’evento astronomico avvenuto nel segno del Leone.
[3] A. Tomas, I segreti dell’Atlantide, p.118, Oscar Mondadori.
[4] A. Tomas, I segreti dell’Atlantide, Oscar Mondadori, p.121.
[5] Platone, Timeo, 22-23
[6] Il poeta Nonno designa Ercole come il Dio Sole adorato dagli abitanti di Tiro, i Fenici. L’Inno orfico XII designa Ercole come il Sole, valoroso Titano.
[7] Platone, Ione, dialogo di Socrate.
[8] Citato da P. Krassa e R. Habeck nel libro La Luce dei Faraoni, p.21, ECIG.
[9] G. I. Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari, p:147, Gli Adelphi.
[10] Gurdjieff è un maestro russo di questo secolo che ha appreso il suo sapere da confraternite orientali che vantano un antichissimo passato e che affermano di custodire un insegnamento (apparentemente) perduto per gli uomini.
[11] Si discute molto se la  Piramide di Cheope possa essere stata costruita ben 12.500 anni fa, ma le confraternite esoteriche di Oriente dicono che la  Grande Piramide ha 205.000 anni ed ha visto ben due grandi inondazioni o diluvi. Il primo cataclisma avvenne 200.000 anni fa quando l’Africa e l’Europa si separarono, come è attestato nel mito di Ercole (il Sole, la Forza Magnetica) quando egli separò l’Africa dall’Europa e a ricordo dell’evento piantò le omonime colonne; il secondo cataclisma avvenne 70.000 anni fa.
[12] In realtà Chephren avrebbe solo restaurato la Sfinge come aveva già dichiarato l’egittologo Maspero. L’archeologo ed egittologo ortodosso Selim Hassan nel suo libro Gli Scavi di Giza afferma che il cartiglio sul fianco della Sfinge rivendica il diritto di proprietà e non di costruzione.
[13] Plinio, Historia Naturalis, Libro XXXVI-XVIII.
[14] La tradizione orale, narra di stanze segrete, situate sotto il livello del suolo dove sono custoditi documenti ed oggetti che provano l’esistenza di un passato glorioso. In una di queste stanze dovrebbero trovare riposo le spoglie dei Re Divini.
[15] H.P. Blavatsky, Antico Commentario alle Stanze di Dzyan, XII.
[16] H.P. Blavatsky, Dottrina Segreta, Antropogenesi, commento alla Stanza di Dzyan XII, 49.
UNA SCIENZA IGNOTA
 
Le illustrazioni su ogni genere di libro che tratta di storia, archeologia riferite agli Egiziani e alla costruzioni delle piramidi dono piene di disegni di rampe, carrucole, schiavi e operai sottoposti ad un lavoro massacrante in obbedienza ai desideri di un Faraone despota. Poiché nulla deve essere dato per scontato, cerchiamo di fare chiarezza su come fu costruita la meraviglia del mondo.
 
Secondo calcoli moderni la Grande Piramide consiste di 2.300.000 blocchi e per terminare la costruzione in vent’anni gli operai dovevano lavorare dieci ore il giorno per 365 giorni l’anno e mettere un blocco ogni due minuti. Poiché Erodoto ha scritto che gli operai lavoravano tre mesi l’anno, il numero dei blocchi al minuto sale a quattro. Si dice che furono costruite delle rampe che crescevano in larghezza di base man mano che aumentava l’altezza della costruzione, alla fine per realizzare una rampa con pendenza un decimo occorreva realizzarla lunga 1460 metri con un apporto di materiali tre volte maggiore quello necessario per la Grande Piramide. Dopo la costruzione dove erano stati portati gli stimati otto milioni di metri cubi di materiale usato per la rampa? Madame Akila esperta egittologa, insegnate dell’Università del Cairo affermò sconsolata:
 
Secondo me nessuna delle teorie tradizionali sulla costruzione della Piramide di Giza è sostenibile, con la teoria dello “spingi e tira” ci si occulta una scienza e una tecnica che sono inimmaginabili. Il fallimento dell’esperimento giapponese del 1978 è un indizio in questo senso.[1]
 
L’esperimento citato da Madame Akila è curioso e divertente nei risultati. Un’équipe guidata da un luminare dell’Università Waseda di Tokyo, il prof. Sakuji Yoshimura, tentò con mezzi moderni di avvallare un dogma dell’egittologia: costruire una piramide e dimostrare che gli antichi avevano voluto seguire quella via. La piramide in costruzione logicamente non poteva essere alta più di centoquaranta metri, ci si accontentò di soli 12 metri. Con questo esperimento che doveva essere documentato dalle telecamere, secondo i luminari della scienza, si dovevano mettere a tacere una volta per sempre tutte le fantasie non scientifiche. I risultati ottenuti sfiorarono il ridicolo, dopo un’altezza di sei metri, nei muri si aprivano crepe e gli operai puntellarono la costruzione. Il trasporto del materiale da una cava vicina dei blocchi di pietra su slitte di legno fallì miseramente le slitte non reggevano il peso. Si trasportarono perciò i blocchi con gli autocarri. le pietre vennero fresate con i macchinari e non a mano, poi anziché usare le rampe si usarono le gru. Ad un certo punto le autorità egiziane non ne poterono più e vietarono la continuazione di quel ridicolo esperimento.
 
Una leggenda araba narra che quando il Faraone costruì le Piramidi, pietre immense furono posate su fogli di papiro sui quali erano stati tracciati dei simboli arcani, poi esse furono percorse da un bastone ed allora si mossero galleggiando in aria percorrendo un tragitto pari ad un tiro d’arco. Questa leggenda descrive un’azione magica, capace di annullare momentaneamente la forza di gravità, ma la Magia degli antichi a differenza di quella dei moderni, era Scienza, la Conoscenza delle leggi della natura, una scienza ormai apparentemente perduta.
 
Tentando di capire come gli Egizi potessero sollevare enormi blocchi di roccia ho chiesto a Cristopher Dun l’ingegnere che aveva studiato il sarcofago della Camera del Re … se avesse qualche suggerimento… Leedskalnin sembrava essere un tipo strano che viveva in un luogo chiamato Coral Castle, il castello di corallo … lui stesso aveva costruito questo posto con giganteschi blocchi di corallo, alcuni pesavano addirittura 30 tonnellate…in 28 anni aveva estratto e utilizzato per la propria costruzione 1.100 tonnellate di materiale… studiò qualche metodo segreto per spostare e sollevare blocchi giganti del peso di 6,5 tonnellate, più o meno il peso dei blocchi della Grande Piramide … Leedskalnin … dichiarava. “Io so come venivano erette le piramidi degli Egizi”. Ma si rifiutò di dirlo anche quando a visitarlo furono dei rappresentanti del governo … l’unico indizio furono alcune sue parole: “Tutta la materia consiste di magneti individuali, è il movimento di questi magneti nella materia attraverso lo spazio che produce fenomeni qualificabili come il magnetismo e l’elettricità”.[2]
 
I blocchi levigati posti alla base della Piramide di Cheope sono connessi con una tale precisione che non è possibile infilare fra essi un foglio di carta. Com’è stato possibile costruire la Grande  Piramide muovendo dei blocchi giganteschi e contemporaneamente realizzando come si vedrà in seguito, non solo rapporti costruttivi con numeri irrazionali, ma anche pendenze rigorosamente esatte.

 
[1] P. Krassa – R. Habeck, La luce dei Faraoni, Ipotesi su scienza e magia nell’antico Egitto, p. 14, ECIG.
[2] C. Wilson, Da Atlantide alla Sfinge, p. 297-8, Piemme.



Il calcolo è assicurato: la porta d’accesso alla Conoscenza di tutte le cose e agli Oscuri Misteri. (Papiro di Rhind)
LA COSMOGONIA DI ELIOPOLIS - LA GRANDE ENNEADE
 
La cosmogonia dei sacerdoti di Heliopolis, narra che dapprima esisteva un Oceano di Energia immobile, lo Spazio senza confini, il Num. Improvvisamente si produsse una vibrazione, un punto di luce, che prese il nome di Atum “colui che è, e Colui che non è”. Atum-Râ è descritto, nel Libro dei Morti, radiante nel suo Uovo.
 
Io sono l’Anima Creatrice dell’Abisso Celeste. Nessuno vede il mio nido, nessuno può spezzare il mio Uovo. Io sono il Signore.[1]
 
Nella Notte Cosmica, simbolizzata da un Cerchio in perfetto riposo, la Materia Spaziale conosciuta come la Vergine Cosmica è in uno stato indifferenziato. Quando giunge il Giorno della manifestazione, il Soffio agisce sulle Acque della Materia Cosmica polarizzandola e differenziandola: la Vergine Cosmica diviene la Madre Universale, partorisce i suoi Figli e resta sempre Vergine. Vi è una Materia Primordiale, Indifferenziata, chiamata Sostanza, ciò che essa emana non nasce da Essa, ma attraverso Essa, pertanto questa Materia resta Vergine, infecondata e asessuata. Come lo Spirito, la Vita, si differenzia in Tre Aspetti, così pure la Materia si differenzia in Tre Attributi: ad una Trinità Maschile fa equilibrio una Trinità Femminile. La filosofia Indù paragona i Tre stati della Materia a corde musicali, associate a Tre vibrazioni fondamentali. Nei Veda è scritto che nel Caos primordiale, prima della formazione dei Sapta Samudra, i Sette Oceani di materia. I Tre attributi della Materia, in oriente sono detti Guna. Tamas è l’inerzia, la stabilità o la base della materia, la contrazione, il perfetto riposo. Rajas, il movimento, l’espansione: è l’attività della materia, la forza centrifuga, l’opposto dell’inerzia che rappresenta la forza centripeta. Sattva è l’equilibrio fra le Due Polarità, la causa del movimento rotatorio, la forza che rende possibile la formazione di nuclei di materia
   
Il Mistero di Eliopoli narra la creazione della Grande Enneade, i Nove Dei o Principi, emersi dal Num, la divinità astratta, l’Oceano freddo e oscuro, le Acque dello Spazio stellare. Atum (Tum) aprendo la bocca (scissione dell’Uovo Cosmico) vomita, Shu, e Tefnut, la Forza Duale. Atum Shu e Tefnut, formano la Triade (Triangolo) Primordiale.
 
Questa coppia genera Nut e Geb, il Cielo e la Terra che vengono separati da Shu. Il mito narra che Shu sollevò Nut affinchè formasse l’arco del firmamento lasciando Geb sdraiato sulla schiena in modo che diventasse la Terra, separando così il Cielo dalla Terra.
 
Questa seconda coppia creò altre due coppie Osiride e Iside, Seth e Neftis. Le Nove energie uscite dal Num, lo spazio celeste, i cui nomi sono Atum, Shu, Tefnut, Nut, Geb, Osiride, Iside, Seth, Neftis, sono i principi che compongono la Grande Enneade.                                                                                                                                                                              

FIGURA 1. LA GENERAZIONE DEI DIECI DEI
 
Il mito racconta che Iside si accoppiò già nel ventre materno con Osiride e da questa unione nacque Horos, portando così il numero degli dei a dieci. Il numero sacro attribuito ad Horos[2] è in effetti dieci il cui simbolo nell’antica scrittura visualizza un ritorno all’inizio simboleggiato dal numero Uno.
                                                                      
Una Triade Atum, Shu, Tefnut, genera sempre un Settenario. Dal punto di vista matematico i Tre Principi si combinano in Sette Gruppi, cioè: 2N – 1, per N = 3 sia ha: 8 -1 = 7.
Il primo sviluppo del Caos primordiale sono i Sapta Samudra, i Sette Tipi di Materia, indicati come i Sette Oceani[3] o i Sette Piani o Stati di Manifestazione. I Sapta Samudra rappresentano il primo sviluppo del Caos primordiale e sono il simbolo dei sette Guna, o qualità condizionate.
 
[1] Libro dei Morti cap. XVII, 50-51.
[2] Jeremy Naydler, Il Tempio del Cosmo, Neri Pozzi Editore, p.68.
[3] I Sette Oceani che poi vengono sbattuti o frullati dagli Dei.
LA COLLINA-PIRAMIDE PRIMORDIALE
 
Atum uscendo dal suo Uovo Cosmico, prese forma ed emerse dall’Oceano d’Energia su una Collina primordiale, a forma di piramide, sulla cui cima era posta la pietra piramidale detta Benben direttamente associata ad Atum-Râ, su cui si posava il Bennu, la Fenice, le cui apparizioni e scomparse erano legate ai cicli planetari di distruzione e rinascita delle epoche del mondo. Atum decise di creare la prima coppia Shu e Tefnut, la Forza Duale, aprendo la bocca, cioè spezzando in due l’Uovo Cosmico.
 
Le informazioni fondamentali che si traggono dal mito egizio sono le seguenti:
 
  1. La Forma o la creazione Primordiale è rappresentata tramite una Piramide.
  2. In cima alla piramide si posa la Fenice, simbolo di ciò che rinasce dopo una distruzione di un continente o di una generazione di uomini.
  3. La Piramide individua nello spazio Cinque punti.
  4. La Collina Primordiale esprime sette stati di materia che nella Piramide di Zozer sono visualizzati in sei gradini e sette livelli.NU, OCEANO       CELESTE
           

                       
FIGURA 1. COSMOGONIA DI HELIOPOLIS
 
La prima forma geometrica, la piramide primordiale, è composta di quattro superfici triangolari. Come Pitagora dimostrò, il Cosmo non fu prodotto attraverso nessun numero, ma geometricamente.
 
Nel Timeo di Platone, il principio armonico e la ragione matematica alla base della teoria dei quattro elementi è la proporzione, e il principio geometrico, gli oggetti del sensibile sono formati da triangoli che si compongono in figure geometriche.
 
La minima superficie è individuata da tre punti, i vertici di un Triangolo. Proco, scriveva che i Pitagorici dicevano che il Triangolo è il principio della generazione. Per i Pitagorici e per Platone, il Triangolo rappresentava l’atomo, la parte ultima e indivisibile di una superficie, perché un poligono è sempre suddividibile in triangoli.
 
Se si uniscono tre punti nello spazio, si ha la prima figura piana, la prima elementare manifestazione razionale, si ha il primo stadio della realizzazione di qualsiasi progetto. Lo sanno bene i matematici e gli ingegneri che il sistema della triangolazione è alla base di tutti i problemi di calcolo e di misurazioni perfino in astrofisica e geodesia.
FIGURA 2. GEOMETRIE DEL TIMEO     
                                                                                      
La base della piramide è un perfetto Quadrato, che il Timeo descrive composto di quattro triangoli isosceli, uniti nel centro: ciò che appare è la vista dall’alto della piramide. Inoltre la piramide è esattamente la metà della figura del secondo elemento cosmico del Timeo, la forma dell’Aria.

FIGURA 3. LA CASA-TEMPIO NEL CERCHIO CELESTE

Per quanto riguarda la seconda affermazione, fondandoci su un passo di Diodoro, in cui si legge che la Grande Piramide terminava con una piattaforma larga sei cubiti, si deduce che il Pyramidion aveva sei cubiti come dimensione di base. Questo Pyramidion o Benben si trovava posto non solo sulle piramidi ma anche sugli obelischi ed era identificato con la sacra pietra conica dei Greci e dei Siriani, l’Omphalos[1] e il Betilo. Si affermava che la sacra pietra era d’origine celeste, perché caduta dal cielo, cioè un meteorite. Il colore di questa pietra è nero, come quello della sacra pietra dei Mussulmani. In Siria, ad Emessa sorgeva il santuario del dio Eliogabalo dove si trovava una sacra pietra conica e nera. La pietra piramidale Benben della piramide di Amenemhet III che     si trova al Museo del Cairo è nera.

 
FIGURA 4. BENBEN MUSEO DEL CAIRO
 
Le grandi piramidi non rappresentano dei sepolcri di monarchi com’è inteso dagli studiosi, forviati dal sibillino racconto d’Erodoto che doveva mantenere fede al giuramento che impone il silenzio iniziatico, ma esse sono dei libri di pietra ai quali era affidata la trasmissione della conoscenza alle generazioni successive. La costruzione del Tempio era prerogativa del Faraone che dopo aver eseguito il “rituale della fondazione del tempio”, affidava la realizzazione dell’opera agli “amici unici”, i custodi della Conoscenza Sacra che facevano capo alla Casa della Vita[2].
 
La Casa della Vita rievoca anch’essa la Collina-Piramide originaria. Essa è definita dai quattro punti cardinali e dal vertice, il quinto punto, e come per le piramidi e il tempio, rappresenta uno spazio sacro, un quadrato nel cerchio celeste.
 
Lo stesso concetto era applicato nella vicina Mesopotamia, dove la Piramide era la Ziggurat sacra dalla cui sommità discendeva il Creatore del mondo. Nel circolo celeste di 360 gradi-giorni vi erano i Cinque Punti che limitavano la Ziggurat che rappresentavano i cinque elementi con cui tutto è creato. Alla fine dell’anno sacro di 360 giorni si sommava la settimana di cinque giorni, durante la quale il vecchio anno moriva e il nuovo nasceva e si ricostituiva il principio della divinità nel mondo. Lo stesso ragionamento valeva per gli Egizi secondo quanto ci viene riferito da Plutarco in De Iside: 360 + 5 = 365 = 3 + 6 + 5 = 14 = 2x7.
 
La piramide a gradini di Saqquara opera del geniale architetto e astronomo Imhotep, è particolarmente espressiva perché costruita con Sei gradoni[3], in modo da formare Sette Livelli. Questo tipo d’architettura sacra era noto anche dai vicini Babilonesi, dove la ziggurat di Borsippa riparata da Nabuconodosor era chiamata il tempio delle sette sfere del mondo.
 
FIGURA 5. LA ZIGGURAT SACRA A SEI GRADONI   
                                    
I sette livelli, corrispondenti alle sette sfere planetarie, rappresentano i vari stadi dell’ascesa attraverso cui l’anima deve passare dopo la morte. L’archeologo Petrie ha scoperto che la piramide di Medun fu costruita in sette spezzoni prima che le applicassero una copertura esterna continua[4].
 
L’Egitto è un’immagine del Cielo, un trasferimento di tutto quello che è esercitato nel Cielo. Il nostro paese è il Tempio del mondo intero. (Ermete Trismegisto)
 
Il Nilo Celeste, Nen-naou, la Via Lattea è la Madre di mille stelle e per ultimo del nostro piccolo sistema solare. In alto nel cielo, le stelle luminose, in basso sulla terra i Re di Luce, i Faraoni, alla cui morte si ritrasformavano, come Osiride, in stelle. Osiride era identificato con Orione, Iside, la sua sposa, con Sirio.
 
Guardate egli è diventato come Orione, guardate Osiride è diventato come Orione … O re, il Cielo ti concepisce con Orione … [5]
Il Re è una stella che illumina il Cielo …[6]
Io sono un’anima … io sono una stella d’oro …[7]
 
Il Nilo che scorre orientato sud-nord sulla terra d’Egitto, al pari del modello celeste, divide la terra in due parti uguali, una ad est, l’altra ad ovest. Il Sole, Râ sorge ad oriente, attraversa il Nilo, invecchia e muore ad occidente. L’est e l’ovest, non sono semplici punti cardinali, bensì direzioni metafisiche: così il lato occidentale della valle del Nilo diviene il luogo dei processi di morte con i suoi complessi funebri, mentre oriente è il luogo della rinascita, della nuova vita che inizia ad ogni nuovo giorno.
 
Il sud è la direzione che guarda la terra degli Etiopi, da cui vennero i primi Faraoni, e da cui giunge il Nilo, la direzione delle sorgenti dell’acqua di vita. Gli Egizi affermavano che il Nilo arrivasse sulla terra dalle regioni della Duat, tradotta come oltretomba, ma in realtà è la zona di confine fra la terra materiale e il cielo spirituale. Osiride, il Nilo, il Signore della Duat con la piena del flusso fecondatore irrorava la terra arida dandole vita vegetativa. Guardando verso sud, Osiride appariva come Orione nell’epoca immediatamente precedente l’inondazione, che veniva annunciata da Iside Sirio, la stella delle acque, che seguiva Orione sulla linea dell’orizzonte meridionale. A nord, in contrapposizione, si hanno le stelle polari che non tramontano mai.
 
[1] L’Omphalos erta noto anche come l’ombelico del mondo.
[2] Quando Flavio Clemente fondò verso l’anno 200 una comunità di sapienti ad Alessandria d’Egitto, utilizzò 42 libri segreti provenienti dalla biblioteca della Casa della Vita.
[3] I sei gradoni decrescono in altezza dai 9,40 metri del primo fino ai 7,70 dell’ultimo.
[4] Citato da R. Bauval e A. Gilbert nel “Il Mistero Di Orione”, p. 29, Corbaccio.
[5] Testi delle Piramidi, 820.
[6] Testi delle Piramidi.,362.
[7] Testi delle Piramidi., 886, 889.
PER-AA-SA-RÂ
 
Il Faraone, che secondo gli egittologi il cui sepolcro doveva trovarsi all’interno delle piramidi, è da un punto di vista sacerdotale il costruttore di piramidi, perché è considerato il figlio di Nut e di Geb (il Cielo e la Terra) e al pari di Osiride egli regna sulla terra di Egitto sgorgata dall’Oceano o Nilo Celeste, da cui gli stessi Dei sono nati.
 
La terra d’Egitto, fin dal tempo degli Dei, è l’unica figlia della Luce, il cui figlio è colui che siede sul trono del Dio Shu.[1]
 
Il trono di Shu è quello del Faraone, questo Re, Sa-Râ figlio della Luce o di Râ, regna fin dall’Uovo le cui due metà sono aperte all’inizio della manifestazione. Il Faraone è definito con chiarezza come l’immagine del Signore dell’Universo. Il nome egizio di Re è Pra, che significa la “Grande Casa”, il Faraone è dunque Per-aa ossia la Grande Dimora e come figlio di Râ il suo nome diviene Per-aa-Sa-Râ. Quale essere collettivo dell’Egitto, riuniva in sé tutta la collettività in una Grande Casa, costruita con le leggi dell’equilibrio e dell’armonia, che come si vedrà in seguito sono tutte riportate nella Grande Piramide.
 
Il Re ha unito i Cieli, il Re costruisce la Città di Dio.[2]
 
Il mito racconta che quando gli Dei regnavano sull’Egitto utilizzavano un’opera intitolata “Libro di fondazione dei templi per gli Dei della prima Enneade”, quest’opera era poi stata redatta in linguaggio sacro e misterico da Imhotep, grande Architetto e grande sacerdote di Ptah. Il Re era anche noto come il Maestro dei Costruttori, egli costruisce il Tempio, il Set-ib, o il posto nel cuore, secondo le proporzioni originarie stabilite nel Libro della Fondazione. I testi delle piramidi affermano che il Re ha unito i Cieli e ha costruito la città di Dio intesa come mezzo di comunicazione fra il Cielo e la Terra. In Egitto, il Faraone rappresentava la Grande Casa, in altre parole l’Essere Comunitario, il ricettacolo di tutte le energie del Cielo e della Terra[3]. Egli come il suo simbolo, la Grande Piramide, ha come segno di riconoscimento il numero cinque, il numero dei vertici della Grande Casa, la Piramide, e dei nomi del Re.
 
I cinque nomi del Faraone che componevano la sua titolatura, erano incisi su ogni monumento, su ogni stele, su ogni tempio, perché sono i nomi della Grande Casa e nel simbolismo della Grande Piramide, rappresentano i quattro vertici di base, simbolo dei quattro elementi sintetizzati dal quinto vertice, la Luce divina o Râ. Il primo nome lo identifica come Horos vivente erede del trono di Geb, la terra vivente[4]. Il secondo nome e Le Due Signore, le Dee Nekbet e Vadjit nelle sembianze di un avvoltoio e di un cobra eretto, simboli delle De Terre o dell’Alto e del Basso Egitto.

 
FIGURA 1. FALCO REGALE
 
Il terzo nome è Horos-Nubti, Horos d’oro, simboleggiato come un falco su un collare d’oro. Il simbolo è quello della forza di Horos che doma Seth, la forza bruta. Il quarto nome è quello dell’ape e del giunco, Sut-Bit. L’ape è quella regina che si accoppia con il maschio nel cielo sotto i raggi del sole. L’ape e il miele nell’antichità erano legati al potere della riproduzione. Il giunco è la pianta che nasce dal fango e sale verso il cielo, simbolo della via evolutiva di ciò che è generato. Infine il quinto nome è Sa-Râ, figlio di Râ, la luce divina, il vertice della piramide.
 
I cinque nomi del Faraone che componevano la sua titolatura, erano incisi su ogni monumento, su ogni stele, su ogni tempio, perché sono i nomi della Grande Casa e nel simbolismo della Grande Piramide, rappresentano i quattro vertici di base, simbolo dei quattro elementi sintetizzati dal quinto vertice, la Luce divina o Râ. Il Faraone come il suo Dio Râ egli scende dal vertice della Grande Casa sulla terra per unificare le Due Terre che rappresentano i due opposti, che se lasciati liberi si combatterebbero continuamente, come Horos e Seth gli acerrimi nemici, portando disordine e rovina.
 
Il Faraone come il suo Dio Râ egli scende dal vertice della Grande Casa sulla terra per unificare le Due Terre che rappresentano i due opposti, che se lasciati liberi si combatterebbero continuamente, come Horos e Seth gli acerrimi nemici, portando disordine e rovina.
 
I cinque vertici della piramide, al pari dei cinque nomi del Faraone, sono un’immagine degli elementi con i quali è creato il mondo materiale. Il vertice non visibile della piramide, la pietra d’angolo discesa dal cielo, il Benben, detto Pyramidion, rappresenta il Dio Atum-Râ che discende sulla terra, simboleggia il quinto elemento, l’Etere luminoso, che sovrasta i quattro elementi densi di base, cioè Fuoco, Aria, Acqua, Terra. In Grecia Zeus, il Padre Etere, e in India Brahma sono rappresentati quadruplici, cioè padroni dei quattro elementi.

[1] Stele di Israele. Shu, il padre di Geb e di Nut, l’energia solare.
[2] Piramidi, 514.
[3] Christian Jacq, Potere e sapienza nell’antico Egitto.
[4] La terra geografica è Ta.
SAPIENZA MISTERICA
 
Il Grande Sacerdote di Ptah, Imhotep, ideatore della piramide a gradoni di Saqquara, architetto, astronomo[1], primo scrutatore delle stelle, sommo guaritore, è ritenuto il più grande rappresentante delle Scuole di Sapienza Misterica, Iniziato ai Misteri del Cielo e della Terra cui nessuna conoscenza era preclusa.
 
Le Scuole di Sapienza in passato si identificavano completamente con le Scuole Misteriche. Da queste antiche Scuole uscì l’opera di architettura dell’epoca augusta di Vitruvio Pollione contenente le regole e le proporzioni insegnate solo durante le iniziazioni. Quest’opera fu divulgata solo per errore perché doveva rimanere segreta. Secondo queste proporzioni armoniche furono costruiti i templi dell’Egitto, dell’India, della Grecia. Rapporti armonici e allineamenti astronomici si ritrovano nelle disposizioni delle pietre megalitiche dell’Europa settentrionale, una piramide a gradoni è celata sotto una collina a Silbury Hill. Il padre della medicina moderna, Ippocrate, era sacerdote di Asceplio[2], e come tale era un Iniziato al culto di Esculapio. Il giuramento di Ippocrate[3] fatto dai medici, è un giuramento sodale, da sod o mistero, e nell’antichità veniva fatto dal candidato istruito nelle Scuole Misteriche.
 
Voltaire[4] scrisse che nel caos delle superstizioni popolari è sempre esistita un’istituzione che ha impedito all’uomo di cadere nella brutalità più assoluta: quella dei Misteri. Platone, nel Fedone scrive che coloro che hanno istituito i Misteri o i segreti raduni degli Iniziati, non erano persone mediocri ma possenti Geni che dai primi secoli hanno cercato di farci capire le cose sotto forma di enigmi. Platone stesso usa anch’egli un linguaggio simbolico e a volte enigmatico, quando descrivendo l’Età dell’Oro[5], afferma che molto prima che gli uomini costruissero le città, regnava Saturno che per impedire forme d’ingiustizia a capo del genere umano descritto come un gregge, mise in Pastore, un Essere appartenente ad una specie diversa da loro, i Pastori successivi erano possenti Geni di natura più divina dell’uomo, della natura di semidei. Erodoto parla delle Dinastie Divine seguite dai Semidei, dagli Eroi e poi dai Re umani. Diodoro, Eratostene, Manete, Platone, ripetono la stessa storia, che per i critici moderni è solo un esercizio di pura fantasia.
 
Nei racconti mitici Osiride viene descritto in modo duplice, come un dio, figlio di Nut (il Cielo) e di Geb (la Terra), e sia come Re Divino che regnò in Egitto apportando civiltà. Si dice che Osiride costruì città, inventò l’astronomia, insegnò l’agricoltura, l’uso del vino, la geometria, la musica: Iside la sua consorte insegnò agli uomini il segreto del frumento. Secondo il significato dato alla terra, Osiride diviene il Signore dello Spazio celeste se la terra è lo spazio stellare, diviene il Signore dell’Egitto se la terra è quella del Nord Africa, diviene il Signore del nostro corpo, se la terra è la nostra personalità, campo di battaglia fra due forze opposte rappresentate da Osiride e dal suo fratello Seth, il principio oscuro.
 
La conoscenza misterica fu dunque trasmessa ai Re Divini e poi ai Re umani Iniziati. I Faraoni egizi, frequentatori della Casa della Vita, erano Re e contemporaneamente Sacerdoti Iniziati ai misteri della medicina e potevano curare gli ammalati, erano guaritori per privilegio[6] ed erano assistiti nell’arte di guarire da altri Iniziati conoscitori dei poteri della natura, detentori del potere di sanare i corpi malati.
 
I Sapienti non sono soltanto liberi, ma anche Re, perché regnare è un dominio non soggetto a rendiconti, che può sussistere solo se è retto da sapienti … e il capo deve avere una chiara scienza del bene e del male.[7]
 
Nell’antico Egitto i Misteri cui capo erano i Grandi Ierofanti, erano noti fin dal tempo di Menes. I Misteri furono spesso sinonimo di Magia, parola che oggigiorno ha assunto il significato d’illusione, imbroglio e di superstizione. La parola magia anticamente significava “ Grande Via”, la radice è magh, che si trasforma in latino in Magnus, in greco Megas, in sanscrito Mahat, in zend la lingua degli antichi Parsi in Maz, tutti significanti Grande. Magia nel senso dato nei Misteri significa Grande Via o Grande Vita divina, la Via dello Spirito Creatore: nel capitolo riguardante le misure, ottenute attraverso l’uso del cubito, questa parola assumerà nuovi significati. In Egitto le sedi dell’istruzione segreta erano situate a Tebe, a Menfi, a Sais, ed a Eliopoli. In queste sedi vennero formate le migliori menti della Grecia classica.
 
A Menfi, Orfeo concretò l’astrusa metafisica appresa in India.
Ad Eliopoli, Platone ed Eudosso, appresero rispettivamente l’Etica e la matematica.
A Menfi, Pitagora andò a perfezionarsi dal suo ritorno dall’India.
A Sais, Solone e Licurgo, appresero l’arte di governare e di legiferare.
 
Diogene Laerzio scrive che Democrito, il padre dell’atomo, studiò la magia per un tempo considerevole presso i sacerdoti egiziani.
 
I Sapienti sono gli unici sacerdoti, perché essi si sono fatte idee chiare sui sacrifici divini, sulle costruzioni dei templi, sulle purificazioni e su tutti i riti divini.[8]
 
Nell’antichità accanto all’adorazione popolare degli Dei nelle loro forme, ogni nazione aveva i suoi culti segreti o Misteri, i quali erano anche delle Scuole di Sapienza, dei Collegi, dove venivano insegnate le scienze naturali, l’etica, le leggi, la medicina e l’arte sacra. Si narra che Pitagora trascorse ventidue anni a studiare nei templi egizi. Diogene Laerzio scrisse che Pitagora dopo essere stato Iniziato in Grecia, andò in Egitto, visitò la Caldea e frequentò i Magi.
 
La condizione affinché venisse impartito il Sapere era la totale segretezza. Il profano, chi stava fuori del Tempio non doveva conoscere la Scienza della Vita che in mani sbagliate diveniva la Scienza della Morte, cioè il sapere finalizzato a scopi egoistici e distruttivi.
 
Per evitare che persone deboli nello spirito potessero dopo aver conosciuto i segreti del tempio divulgarne i contenuti cedendo alle lusinghe dell’oro, del sesso, dell’ambizione, prove durissime, con il rischio della morte fisica, o della più completa pazzia, attendevano i candidati all’Iniziazione. Chi non era padrone della propria integrità morale e la cui mente non era completamente cristallina, falliva e spariva senza lasciare traccia.
 
La Conoscenza era paragonata al volto velato d’Iside, una Pura Luce capace di stroncare il candidato se il suo cuore non era preparato a riceverla. Quando Mosè, il Sommo Sacerdote di Israele chiese al Signore di mostrargli il suo volto, Egli rispose che non poteva vederlo e pertanto lo avrebbe coperto con la propria mano quando Egli passava[9]. E quando Mosè ritornò dal Monte del Signore, la pelle del suo viso era diventata raggiante … ed egli si mise un velo sulla sua faccia[10] … e mise il velo sulla faccia del Pentateuco oscurando la Rivelazione ai profani.
 
[1] Astronomo, era il titolo dato all’Iniziato che conseguiva il Settimo grado, dopo di che egli riceveva il Tau, divenendo oltre che Astronomo anche Guaritore. La  grande Iniziazione aveva luogo a Tebe in Egitto.
[2] Imhotep fu divinizzato alla sua morte e per i Greci divenne tutt’uno con Esculapio, il dio della medicina.
[3] “Ippocrate aveva una tale fede nell’influenza delle stelle sugli esseri umani, e sulle loro malattie, che esplicitamente raccomandava di diffidare dei medici che fossero ignoranti di astronomia” (Arago).
[4] Voltaire, Saggio sui costumi, Misteri di Cerere.
[5] Platone, IV Libro delle Leggi.
[6] Questo privilegio di guarire è rimasto ai re della nostra era. Si diceva che Pirro poteva guarire gli ammalati toccandoli con un piede, Vespasiano e Adriano potevano ridare la vista ai ciechi dopo aver pronunciato alcune parole sacre. I re di Ungheria sostenevano di poter guarire l’itterizia; i Duchi di Borgogna potevano proteggere dalla peste; i Re di Spagna e d’Inghilterra vantavano e continuano a vantare poteri di guarigione.
[7] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VII, 122.
[9] Esodo, XXX III, 22.
[10] Esodo XXXIV, 29-35.
ERODOTO NARRA UNA STORIA VELATA
 
Erodoto, narra ciò che i sacerdoti egizi volevano che lui scrivesse, riguardo la loro storia antica[1], infatti egli inizia sempre con le parole: “narravano, dicevano”, ciò che la sapienza popolare ha codificato nella frase “c’era una volta”.
 
Cheope regnando su di loro (gli Egizi) li ridusse nella più estrema miseria … E lavorarono a centomila uomini per volta continuamente, ciascuno per gruppo di tre mesi. E passarono per il popolo dieci anni di stenti nella costruzione della strada ... (e) per la costruzione delle stanze sotterranee sull’altura su cui sorgono le piramidi … per la piramide stessa passarono venti anni, finché non fu costruita …
 
Narrano che Cheope giunse a tal punto di malvagità che, avendo bisogno di denari, posta sua figlia in un postribolo le ordinò di esigere una certa somma di denaro … e a ognuno che veniva presso di lei chiedeva di donare una pietra (per i suoi lavori): E con queste pietre fu costruita la piramide che sorge in mezzo alle tre, dinanzi alla grande piramide. Dicevano gli Egiziani che questo Cheope regnò per 50 anni e che morto lui regnò il suo fratello Chephren … regnò per 56 anni. Questi 106 anni li computano come quelli in cui gli Egiziani ebbero a soffrire di ogni sorta di mali … Per odio, questi re, gli Egiziani, non vogliono nemmeno  nominarli, anzi anche le piramidi le chiamano del pastore Filizio che in quel periodo pascolava i greggi in quei luoghi.
 
Dopo di questi regnò Micerino figlio di Cheope … che era mite verso i cittadini…
 
Il racconto è una strana mescolanza di storia e di mito, tipica della mentalità dei sacerdoti egizi che dovevano ripettare il giuramento misterico che imponeva loro di tacere su determinati argomenti, pena la morte. Erodoto, scrive di aver assistito a Sais ad una cerimonia misterica notturna, su cui doveva tenere un sacro silenzio.
 
Dietro la cappella … è la tomba di Uno del quale considero empio divulgare il nome... nel recinto sacro si trovano grandi obelischi di pietra, e vicino c’è un lago … su questo lago celebrano di notte le rappresentazioni della passione di questo personaggio, che gli egiziani chiamano Misteri. Ma su questo soggetto, benché io conosca tutti i particolari, devo osservare un sacro silenzio.[2]
 
Questo era il lago di Osiride, dove i sacerdoti facevano di notte la rappresentazione della sua vita. I sacerdoti erano circoncisi, e il neofita non poteva essere Iniziato se non aveva presenziato ai solenni Misteri del Lago[3].
 
Erodoto descrivendo l’episodio osserva un discreto silenzio sui particolari del rito, non perché come affermano alcuni studiosi, per rispetto, ma perché era un Iniziato e come tale era vincolato al silenzio su certi argomenti, che potevano essere divulgati solo sotto forma velata attraverso il racconto mitico, le favole di c’era una volta della tradizione popolare. Se non era un Iniziato, non poteva assistere al rito[4].
 
Questa premessa è necessaria per comprendere ciò che si va ad indagare, il mistero delle piramidi, del loro scopo e della loro costruzione. Il primo punto anomalo della narrazione fatta da Erodoto, è che la Grande Piramide, il simbolo per eccellenza dell’Egitto dei Faraoni, sia opera di un uomo malvagio, materialista che aveva chiuso tutti i templi, un simile uomo dovrebbe essere un obbrobrio per la mentalità sacerdotale che col tempo avrebbe cercato di cancellarne il suo nome, anziché tramandarlo ai posteri. Il secondo punto che non convince è che il Faraone abbia indotto la figlia alla prostituzione per pagare i lavori necessari alla costruzione della Grande Piramide. Un uomo potente e crudele non aveva bisogno di far prostituire la figlia, il denaro se lo procurava con la forza e la violenza. Il terzo fatto curioso è che ogni uomo che si univa con la principessa, doveva portare oltre al denaro una pietra che doveva servire alla costruzione di un’altra piramide. Erodoto in questo racconto prende in giro gli storici e gli studiosi in genere, che non hanno nulla da ribattere a questo strano racconto.
 
Nelle cerimonie misteriche d’Eleusi, in Grecia, veniva mimata l’unione del Grande Sacerdote con la Sacerdotessa[5] e da quest’unione veniva generato il mistero della spiga di grano, simbolo di Dioniso, sotto forma di futuro pane, smembrato poi dai Titani in 14 (Quattordici)[6] pezzi. Questa vicenda ricorda quella di un altro figlio del Cielo, Osiride che fu tagliato in 14 pezzi da Seth, le forze della materia. La Sapienza Arcana era sempre raffigurata sotto forma di una bellissima fanciulla, il cui nome greco era Sophia. L’unione fra il maschile, la conoscenza di questa terra, e il femminile, la Conoscenza Arcana o Divina, rappresentava la meta, la perfezione per chi seguiva la via misterica. Ogni uomo che si univa con la figlia del faraone doveva donarle una pietra che doveva servire per costruire una piccola piramide in mezzo alle tre di Cheope, di Chephren e di Micerino.
 
Il simbolismo della pietra e del Maestro Costruttore o Architetto, è molto profondo, in quanto al capo degli Iniziati, egizi veniva dato un copricapo a forma quadrata e una squadra senza la quale egli non poteva mai uscire e come tale si qualificava come Maestro Costruttore. Questo simbolismo è conservato anche nel Cristianesimo, dove S. Paolo si definisce Maestro Costruttore. Il nome di pietra o di Petra ha subito varie trasformazioni in Patar, Phtah, Peth’r, ma significa sempre roccia e fondamento, non per niente Gesù cambiò il nome di Simone in quello di Pietro. Gesù Cristo, in altri brani viene paragonato ad una pietra, la pietra che i costruttori avevano scartato e che è diventata principale pietra d’angolo. Nel gergo dell’iniziazione, la pietra rappresenta l’uomo che deve essere sgrossato e poi squadrato ed infine levigato per poi poter essere inserito nelle mura della comunità, in altre parole nel Tempio dell’umanità.
 
Con le pietre portate alla Figlia del Faraone, fu costruita un’altra piramide ad imitazione di quella costruita secondo il modello cosmico.
 
Per odio, scrive Erodoto, questi re, gli Egiziani, non vogliono nemmeno nominarli, anzi anche le piramidi le chiamano del pastore Filizio che in quel periodo pascolava i greggi in quei luoghi. Si ritorna al concetto spiegato da Platone: all’inizio prima che gli uomini costruissero le città, regnava Saturno, il quale, per impedire forme di ingiustizia, a capo del genere umano descritto come un gregge, mise in Pastore, un Essere appartenente ad una specie diversa da loro. Ad Eleusi[7], in Grecia, l’Iniziatore Supremo era chiamato il Buon Pastore, e la dimora degli Iniziati, l’Ovile. Nel Cristianesimo, Gesù è raffigurato come il Buon Pastore[8] che si cura della pecora smarrita.
 
Queste premesse per quanto noiose possano apparire sono necessarie, per affermare che lo storico Erodoto in questi brani si trasforma nel narratore di miti, vincolato dal giuramento di non dire più di quanto concesso. Viene raccontata una storia di una creazione materiale, di cui la piramide, è il simbolo della collina primordiale, la prima terra solida, collina che dagli Architetti o Maestri Costruttori è poi stata costruita come si vedrà in seguito, con una precisione, un linguaggio matematico e mistico che ha sfidato la forza distruttiva dei secoli, per tramandare fino a noi una conoscenza impressa nella pietra, non più grezza ma squadrata e levigata.
 
Chephren (Khafra), dopo 50 anni di regno di Cheope (Khufu), regnò al suo posto, anch’egli in modo malvagio per altri 56 anni, costruendo per vizio di famiglia, una piramide, più piccola. Dicono i sacerdoti che, questi 106 anni furono considerati dagli Egizi come quelli in cui ebbero più da soffrire. Cattivi e longevi, questi due fratelli con l’idea fissa di costruire enormi piramidi. Il numero 50 degli anni del regno di Cheope è molto significativo, tutta la mitologia greca fa largo uso di questo numero, possiamo affermare che esso è in relazione con il conteggio del tempo. Questo numero è formato da sette cicli di sette unità più il numero Uno che rappresenta il Principio: 50 = 7x7 + 1. Il Santo dei Santi è il cinquantesimo anno, chiamato anche la Voce che emana dal Pensiero. Il numero 50 è sacro per gli Ebrei, e per i Cristiani rappresenta il numero del Giubileo e si riferisce anche al Regno dello Spirito Santo. I 56 anni di regno di Chephren coincidono con due cicli lunari di 28 giorni e con il numero dei pollici contenuti in due cubiti (la dualità), la larghezza dei cunicoli nella Grande Piramide. Il numero 28 (sette volte quattro) è fondamentale per il calcolo del tempo. Il Faraone Chephren maschera il Signore del Tempo, crudele e inflessibile che al pari di Kronos alla fine di ogni ciclo distruggerà ogni opera.
 
Al regno di questi due seguì il regno di Micerino (Menkaura), figlio di Cheope, che a differenza dei due predecessori era di temperamento mite.
 
Dicono che egli non solo giudicava bene, ma a chi si lamentava del suo giudizio … dava qualcosa del suo per placarne l’ira … cominciò … a morirgli la figlia che egli aveva unica … fece costruire una vacca di legno, cava, poi, fattola indorare, dentro di essa seppellì questa sua figlia morta.
 
Questa vacca non fu sepolta sotto terra ma ancora ai miei tempi era visibile nella città di Sais … La vacca … in mezzo alle corna c’è il disco del sole imitato in oro … Viene portata fuori ogni anno, quando gli Egiziani piangono il dio che non viene da me nominato in siffatta circostanza.
 
Questa vacca sacra, la figlia del buon Micerino è senza dubbio una forma di Hathor, la vacca cosmica anch’essa simbolo di una dea, Iside, la sposa d’Osiride, il dio smembrato in 14 pezzi. Cheope, Chephren, Micerino, la figlia di quest’ultimo, celano delle divinità, un mito cosmogonico: per incominciare a dipanare questa matassa imbrogliata, s’inizierà dal mito egizio della creazione, perché di questo si tratta.

[1] “Quanto a me nei confronti di ogni racconto, vale come norma fondamentale che io scrivo ciò che da ciascuno viene narrato secondo come l’ho sentito dire.” Erodoto, Le Storie, II, 123, 1.
[2] Erodoto, Le Storie, II, 170, 171.
[3] Questi luoghi di acqua consacrata o bagni cerimoniali si trovano presso tutti i principali templi di ogni popolo. In India fuori del tempio vi è un lago, un fiume, un serbatoio di acqua sacra dove gli Indù si bagnano continuamente. Un Inno Orfico cita l’acqua come la massima purificatrice degli uomini e degli Dei.[4] I culti misterici rimasero segreti perché la pena di morte era la punizione che attendeva colui che avesse osato divulgarne anche solo in parte i contenuti. Il più grave delitto era il tradimento del giuramento tramite la rivelazione a persone non iniziate di pari grado, il traditore veniva punito con la morte e con la confisca dei beni.
[5] Erodoto, cita le Hierodules, le sacerdotesse vergini dedicate al culto di Zeus Tebano, che in genere erano figlie dei Faraoni. Secondo gli orientalisti la moglie di Chephren era una sacerdotessa di Thoth, lo scriba celeste, il dio della Sapienza Arcana. Il grande costruttore del Tempio di YHWH, Salomone, sposò una figlia del Faraone.
[6] I Titani dilaniarono il bimbo Dioniso in Sette parti, cucinarono la sua carne e la mangiarono. Il numero di questi  Titani  o Cureti, è esplicitamente precisato in Due (Nonni Dionysiaca, 48, 29), in totale 14 pezzi mangiati.
[7] Eleusi era il centro dei sacri riti misterici della Grecia.
[8] Stranamente, per pura combinazione, il gregge è formato da 100 (2x50) pecorelle.
IL NUMERO π DALL’IDEA ALLA FORMA
 
Quando re Zozer consulta il suo visir e architetto Imhotep per conoscere l’ubicazione delle sorgenti del Nilo, questi va a consultare alla Casa della Via i Libri Sacri. Il Saggio Khaefsnofru, grande sacerdote di Ptah, per la costruzione della piramide di Cheope, dopo aver consultato nella Casa della Vita il Libro della Fondazione dei Templi dichiara[1]:
 
La piramide sarà costruita in maniera tale che, se un cerchio possiede una circonferenza uguale al perimetro di base della piramide, il raggio di questo cerchio costituirà la misura della sua altezza.
 
Il monumento sarà posto sotto la protezione di Horus, signore di Khem.
 
  • Circonferenza = 2πR = perimetro quadrato di base
  • Diametro Cerchio = 2R = Circonferenza/π
  • Semidiametro = Altezza della Piramide = R
     
L’architetto che progettò la Piramide volle concretare la quadratura del cerchio, il passaggio dall’Idea alla Forma.
      

      
FIGURA 1. IL π NELLA PROGETTAZIONE DELLA GRANDE PIRAMIDE

I sacerdoti egizi insegnarono ad Erodoto, che il rapporto tra il lato di base e l’altezza è tale che il quadrato costruito sull’altezza verticale equivale esattamente alla superficie di ciascuna delle facce triangolari. Inoltre, il rapporto fra la superficie di base e quella laterale è uguale a quello fra la superficie laterale e quella totale.

 
FIGURA 2. SEZIONE VERTICALE GRANDE PIRAMIDE
 
Se si esegue la sezione verticale passante per il vertice, si ottiene un Triangolo isoscele con angolo di base 51°51’ che rapportato al Quadrato di base fornisce ancora la relazione:
     
AREA TRIANGOLO/AREA QUADRATO = 1/π = Triangolo/Quadrato

Come il rapporto Diametro Cerchio vale 1/p, così il rapporto Triangolo (simbolo della Divinità, il mondo delle idee, 3) su Quadrato (simbolo del mondo materiale, il mondo della forma, 4) vale ancora 1/π.

Lo stesso rapporto costruttivo viene riscontrato nell’America Centrale, in Messico, con la Piramide del Sole di Teotihuacán, con un’altezza dimezzata rispetto alla piramide egizia. Teotihuacán la Città degli Dei era nota perché coloro che ivi erano sepolti si trasformavano in dèi. Le piramidi divengono metafisicamente il luogo dove avveniva la trasformazione da uomini a dèi, prerogativa questa di tutti i sistemi iniziatici e misterici del passato.
 
Come a Giza anche a Teotihuacán erano state erette tre grandi piramidi. La Piramide di Quetzalcóatl, la Piramide del Sole e la Piramide della Luna. A Giza le cime della Grande Piramide e della Piramide di Chephren si trovano allo stesso livello, anche se la prima è più alta della seconda, analogamente a Teotihuacán le cime delle piramidi del Sole e della Luna sono allo stesso livello, anche se la prima è più alta della seconda[2]. La stessa coincidenza sia in America che in Egitto, si trova anche nell’allineamento delle tre piramidi, due edifici allineati, il terzo disposto di proposito da un lato.

 
FIGURA 3. LA PIRAMIDE DI CHEOPE E LA PIRAMIDE DEL SOLE SIMBOLI DEL π

[1] G. Goyon (egittologo francese), Il segreto delle Grandi Piramidi, p. 57 ed. Newton tascabili
[2] G. Hancock, Impronte degli Dei, Corbaccio p. 217.
SIMBOLISMO DEL TRIANGOLO CHE CADE NEL QUADRATO
 
E questi Tre Δ racchiusi entro il  sono i sacri Quattro o, i Dieci dell’Universo Arupa (senza Forma)[1]
 
I Tre nel Cerchio rappresentano la Trinità astratta (al di fuori della forma), i Tre aspetti divini racchiusi nel cerchio della materia spaziale.
 
I Tre Logos, nel Cerchio della Materia Primordiale, formano i Sacri quattro, il Quadrato aformale. Quando il Quadrato cade nella manifestazione, diventa volume, Cubo, il cui facce visibili sono in numero di Sei, sintetizzate nel Settimo, il Figlio di Dio sacrificato, alla creazione dei mondi. In totale si ha: 3 + 7 = 10.

Dieci è il numero sacro dell’Universo, “la compiutezza”, esso è in rapporto tanto con il Sacro Cerchio, quanto con l’Uno. La Divina Essenza Unica, non manifestata, genera un Secondo Sé Androgino nella sua natura. Questo Secondo Sé, l’Uomo Archetipo, l’Adam Kadmon. dell’insegnamento della Cabala, dà origine a tutte le cose di questo Universo. L’immagine è un Cerchio con il Diametro verticale, il numero Uno. Il Dieci è il simbolo dell’Uno emanato dallo Zero.    
Il simbolo della Circonferenza tagliata in due da Diametro, indica dualità, la polarità della manifestazione visibile, per i Pitagorici Dieci è il simbolo dell’Universo. Afferma Filolao: “Il 10 è responsabile di tutte le cose, fondamento e guida sia della vita divina e celeste, sia di quella umana.
 
  • Come numero (qualità) 1 è astratto e diventa concreto solo quando è 10, e 10 è l’1 concreto. 10 è la prima potenza di 1! La seconda potenza di 1 è 100 (100 = 1, 101 = 10, 102 = 100).
  • Il Dieci è Due volte Cinque, come i Dieci Comandamenti riportati sulle due Tavole della Legge da Mosè. Il 10 è anche considerato simbolo di unione e di fratellanza, infatti scambiandosi una stretta di mano, due persone uniscono fra loro le dieci dita.

   
 
[1] Stanze di Dzyan, IV, 5.
 
 
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