Le-Puy-en-Velay - Sapienza misterica

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Le-Puy-en-Velay

Sacri Luoghi di energia

 Le Puy en Velay è un luogo ad alta energia proveniente da Madre Terra.

La cittadina di Le Puy en Velay (Massiccio Centrale), è un caso stupefacente. Essa poggia quasi in bilico su spuntoni di roccia, del cratere di un vulcano spento. Nella regione si contano all’incirca 300 vulcani! Situata a pochi chilometri dal corso superiore del fiume Loira, Le Puy che significa “il Picco” è cresciuto alla base di due masse sostanziali di basalto, coni di antichi vulcani. Le Puy en Velay è stata definita la Chartres meridionale della Francia. Luis Charpentier scriveva nei ”Segreti della cattedrale di Chartres”, che la cattedrale della Vergine nera era stata costruita inglobando un grosso dolmen, e che vi era un pozzo sacro druidico le cui acque erano miracolose:
 
A Chartres e in qualche altro luogo, come a Puy-en-Velay o a San Giacomo di Compostela, una qualità particolare della Terra, una corrente tellurica di una potenza speciale, permette all'uomo di ottenere questa integrazione, questa iniziazione, questa grazia, ed è evidente che questa nuova nascita in uno stato superiore d'umanità era considerata una meta importante per mettere in cammino tanta folla di pellegrini. Bisogna pure ammettere che, fra tutti quelli chiamati, il numero degli «eletti» doveva essere molto esiguo, e, senza dubbio, i Druidi che furono per molto tempo i gerofanti del luogo, prendevano qualche precauzione per iniziare solo quelli che ne erano degni e, di conseguenza, era necessario che non fossero tentati di adoperare male i poteri eccezionali loro concessi.
 
Chartres e Le Puy en Velay hanno custodito le Vergini Nere, entrambe famose. I due santuari hanno condiviso lo stesso destino con la rivoluzione francese: le antiche statue della Vergine Nera furono bruciate. Nessuno delle due cattedrali poteva ricevere sepolture, questi sacri luoghi potevano solo celebrare la vita.
 
Ognuno dei suoi tre punti vulcanici più elevati è segnato da una chiesa o da una statua. Una grande statua della vergine è posta su un picco di basalto vulcanico. Il nome della roccia è “Comeille” che nella vecchia lingua francese significava suonare il corno, cioè dare l’allarme. Sul più piccolo di questi, l’Aiguilhe (l’ago) ammiriamo la cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe un piccolo eremo fu costruito nell’anno 969. Visibilissimo da lontano, questo spuntone di roccia alto 80 metri sulla cui cima si può ammirare la bellissima cappella dedicata a San Michele Arcangelo, la vetta si raggiunge dopo esserci inerpicati per 268 gradini! È forse la più bella chiesa altomedievale in Francia. L'unico modo per raggiungere la cappella di Saint Michel de l’Aiguilhe è di 268 gradini.
 
 
Figura 1. Francobollo emesso nel 1933 in onore di Le Puy-en-Velay
 
Edificata in cima al Mont Anis, la Cattedrale di Notre-Dame, emana un fascino tutto particolare, è una delle più grandi e distintive cattedrali romaniche di Francia. Salendo e 134 gradini della scalinata centrale che portano all’entrata, si resta colpiti perché essa è architettonicamente parlando molto particolare. Infatti, ha le sembianze di un vascello che accoglie il pellegrino per guidarlo verso la navata e arrivare così davanti al coro. A causa della sua situazione sul lato del “Puy”, l’ingresso principale della cattedrale è nel seminterrato, e i visitatori devono poi salire le scale, per emergere nel centro della cattedrale. Percorrendo la scalinata di questa chiesa si ha l'impressione di essere accolti da una madre. Non per nulla è denominata la scalinata del ventre. Si ha l’impressione di rientrare nel ventre materno. La costruzione dell’ampliamento della cattedrale fatta nel XII secolo probabilmente è opera dei Maestri d’Opera di scuola cistercense.
 
A Le Puy en Velay, un presidio dei Cavalieri Templari, un Quadrato Magico del SATOR, confermano la particolare aura sacra del luogo che, anche prima del Cristianesimo, era stato interessato da culti assidui della Grande Madre. Le sue origini sono antichissime ed è significativo che sia stata edificata sulla cima del "Monte Anis", sin dai tempi più remoti dedicato al culto della dea Anas. "Anas", o "Anua", è una delle tante forme cultuali dedicate alla Grande Madre, e non a caso la madre della Vergine Maria si chiama Anna.


 
IL DOLMEN E IL CERVO IL POZZO DI PUY-EN-VELAY
 
Nei tempi antichi, quando la regione Velay era ancora coperta di fitte foreste, dal cratere vulcanico di Le-Puy, è emersa una roccia su cui sorgeva un dolmen. Di fronte alla venerazione che i Vellaves portavano al loro sacro dolmen, una pietra nera, i Romani avevano perfino innalzato un tempio. La regione è vulcanica, la pietra nera tellurica è un dono della Madre Terra Nera. Gervasio da Tilbury cronista che visse tra il XII e il XIII secolo, narra che quando re Artù sentì avvicinarsi la sua fine pregò il cielo di esaudire il suo ultimo desiderio, far riparare la sua preziosissima spada che si era rotta in due parti. Come risposta alla supplica San Michele Arcangelo e gli angeli lo sollevarono in volo e lo portarono sul monte Etna, dove il fuoco saldò immediatamente i due tronconi della sua spada. Secondo la leggenda, Artù riposa nel vulcano Etna, in attesa di tornare nel mondo quando questo ne sentirà nuovamente il bisogno. Quella di Artù nel vulcano è la più atipica tra le leggende che circolano nell’angolo orientale della Sicilia, nella piana vulcanica fertile di lava. Puy den Velay è su roccia vulcanica e su una guglia è edificato il Santuario di san Michele. La spada di Michele è forgiata col fuoco divino. Diverse tradizioni affermano che una spada sacra, o magica, è forgiata dall’unione di due potenze opposte: il fuoco e l’acqua, dove il fuoco è dato al vulcano, mentre l’acqua proviene da una sorgente. Una sorgente sacra è all’esterno della cattedrale di Notre-Dame.
 
Il dolmen è pietra di religione. È situato in un luogo, dove la corrente tellurica ha un’influenza spirituale sull’uomo; è situato in un luogo, dove soffia lo spirito. Esso ricrea la caverna, ed è nel seno stesso della terra, nella camera dolmenica, che l’uomo ricerca il dono terrestre.
                                                                                                                                                                                                                                                             
Anicium, in altre parole Le-Puy-en-Velay, era il centro sacro della Gallia meridionale. Questo posto, usato dai Celti, e molto prima di loro dal popolo dei megaliti, divenne, con Chartres, Il più antico santuario mariano in Francia. A Puy i Druidi, custodi della religione gallica, ma anche arbitri, studiosi e saggi, avevano un seggio. Giulio Cesare scrive che i Druidi del nord e del sud s’incontrano ogni anno per un'assemblea generale nella terra di Carnutes, nella regione di Chartres. Il dolmen venerato dai Druidi era considerato sacra reliquia, tanto che i colonizzatori romani lo venerarono a loro volta.

Figura 1. Il Dolmen nero sul monte Anicium a Le Puy en Velay[1]
Vi era sulla cima del monte Anicium o Anis, Rocher Corneille, un antico dolmen druidico: una grossa lastra di pietra nera che lo sormontava divenne preziosa quando secondo una leggenda risalente all’VIII secolo, una vedova del posto, sdraiatavisi sopra secondo i consigli che la stessa Madonna le aveva dato in una delle sue apparizioni. Sin dai tempi più remoti il monte era dedicato al culto della dea Anas. Anas, Anua, Ana, è una delle tante forme cultuali dedicate alla Grande Madre, e non a caso la madre della Vergine Maria si chiama Anna. Una statua di Sant’Anna è presente nella cattedrale. Oggi, sulla terza sommità o picco vulcanico, noto come il Rocher Corneille, si erge la monumentale statua di Nôtre-Dame de France, edificata, nel 1860, con il metallo di 213 cannoni sequestrati ai Russi nella battaglia di Sebastopoli, durante la Guerra di Crimea, e offerti dall'imperatore Napoleone III.
La leggenda non fa accento come se su quella roccia non fosse mai esistito il tempio romano poi distrutto. Il dolmen originale era costituito da due o tre massicce pietre grezze reggenti un grosso masso appiattito, formava un vano riparato abbastanza alto perché un uomo lo potesse attraversare. Si ritiene che il vano incorporasse un punto del suolo particolarmente attivo, un’importante fertile fonte di energia emanante dalla terra. Queste correnti telluriche montavano e si affievolivano secondo le stagioni, e rivitalizzavano chiunque ne venisse in contatto.
La leggenda dell’ottavo secolo narra che in epoca gallo-romanica nel 47 d.C. di una matrona romana di nome Vila sdraiata sul dolmen, sulla pietra sacra, si addormentò e in sogno le apparve una visione meravigliosa che disse di essere la Madre di Dio, intenzionata a riservarsi quel luogo. Vila andò a dirlo al vescovo Giorgio, il quale si lasciò convincere e, con i suoi preti, si portò sul monte. Con grande sorpresa lo trovò innevato, sebbene fosse luglio. C’era anche un cervo e alla sua apparizione guarì miracolosamente da una febbre maligna che l’affliggeva da tempo. Il cervo con le corna tracciò la pianta della chiesa da costruire.
Vosy il vescovo di Le Puy riconobbe il miracolo, avrebbe voluto obbedire alla richiesta della Vergine, ma non aveva i soldi per una grande chiesa. Così si accontentò di piantare una siepe di spine sopra il piano terra fino a quando tale finanziamento potrebbe essere trovato. Il giorno successivo, la siepe era fiorita. La “Pietra delle Febbri”, com’era stata rinominata dopo il miracolo, ne divenne la mensa d’altare.
Il cervo era considerato dai Celti un essere spirituale appartenente alla Dea Madre ed era associato a un culto della fertilità più terreno che celeste. I cervi erano considerati gli intermediari fra il mondo degli dèi e quello degli uomini. Il miracolo della neve a luglio? Di fronte al sole e al leone zodiacale del mese di luglio, la neve incarna il principio femminile che subirà la fecondazione necessaria per una nuova vita. Il roveto è lì per confermare la fecondazione, il giorno successivo.
Il nome del monte Corneille deriva da Cernunnos, il cervo, la rappresentazione del dio gallico, il sito è dunque un antico ricordo del culto questa divinità. Si è verificato un trasferimento di potere dal paganesimo morente al cristianesimo nascente, i druidi, gli antichi iniziati minori, i sacerdoti dell’antico culto, divennero sacerdoti della nuova religione cristiana; in cambio, i dolmen e i menhir saranno conservati e la Vergine sarà Nera. La leggenda del vescovo, che cercò l’approvazione del papa, la nevicata e il cervo sorta nell’ottavo secolo nacque nel bel mezzo di una polemica intorno ai culti pagani dei dolmen. A un certo punto intorno a questo periodo, il dolmen è stato distrutto.
La pietra piatta del dolmen popolarmente conosciuta come la “Pietra delle Febbri e delle Visioni”, è stata abbattuta e rotta si dice da un fulmine divino! La pietra piatta ha continuato a essere riverita e malati dormivano su di essa o accanto nella speranza di guarigione. Alla fine qualcuno ha visto la necessità di dare questa iscrizione latina: “Sapete perché coloro che vengono a dormire su questa pietra sono guariti? Perché il potere appartiene all’altare”. Nell’XI secolo, la pietra piatta del dolmen fu collocata nel pavimento della navata meridionale, dove è rimasta per 800 anni. Folle di persone malate, in particolare chi soffriva di febbre, dormivano non solo sulla pietra, ma riempivano l’intera navata. La “Pietra delle Febbri” non occupa più il suo posto originario sull'altare principale, ma si trova oggi di fronte alla Porta d'Oro dell’entrata principale. Nel XVIII secolo[2], il clero diventato stufo di questa pratica trasferì la pietra alla facciata ovest. Da allora è stata spostata indietro nella cattedrale, e ora è stato incorporato nel pavimento di una sezione della chiesa chiamata la Chambre Angélique, o la “Camera degli Angeli”. La “Pietra sacra nera” immersa nella semioscurità si trova a sinistra a pochi metri dalla Madonna Nera, che troneggia al centro del coro.
Si dovette attendere altri due secoli e il vescovo Scutario prima che il santuario mariano vedesse la luce. Esso fu eretto, cosa rara, proprio attorno a quel dolmen pagano. Scutarius, era anche architetto e senatore romano, fu responsabile della costruzione tra 415 e 430. Il dolmen fu incorporato nella chiesa, e questo è stato certamente il motivo della richiesta di costruzione del Vescovo a Roma, non avendo assolutamente alcuna necessità di approvazione pontificia per costruire una normale chiesa. La chiesa aveva una sola navata 40x80 piedi (12x24m), rapporto 1:2 ottava musicale.
                       
Figura 2. La Pietra Nera di Le Puy
Accanto al dolmen si trovavano un albero di biancospino e una sorgente di acqua che aveva potere di guarigione[3]. Le virtù curative del luogo sacro pozzo e dolmen furono riconsacrati a Maria, che secondo la tradizione ha curato malattie col contatto con la pietra. Le Puy-en-Velay è con Chartres, il più antico santuario mariano della Gallia cristiana. Le Puy era un grande centro sacro druidico del Sud della Francia e Chartres quello del Nord. Il pozzo sacro è posto sul retro della cattedrale, dalla parte dell’abside, in un piccolo cortile verso la parete est, dove si ammirano bellissime sculture frammenti dell’antico tempio di Augusto e Adidon che rappresentano scene di caccia tra animali. È importante osservare che nella rappresentazione un leone caccia una cerva.
Abbiamo detto che di fronte al sole e al leone zodiacale del mese di luglio, la neve incarna il principio femminile che subirà la fecondazione necessaria per una nuova vita, il principio femminile è la cerva. Il tema della caccia alla cerva è misterico ed è stato un tema dei Cavalieri del Tempio. Nei dipinti della Cappella Templare di San Bevignate troviamo la cerva senza il centauro che la caccia. La cerva rappresenta la parte spirituale, l’anima. Il Salmo 41 recita così: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.” Una testa di cervo si trova scolpita all’interno della cattedrale, un centauro è scolpito su un capitello.
Figura 3. Il tema della cerva e del centauro nella cattedrale di Le Puy
                        
Sopra le scene di caccia si legge: “FONS OPE DIVINA LANGUENTIBUS GRATIS MEDICINA SUBVENIENS UBI DEFICIT ARS HYPOCRATIS”. “Questa fontana con la forza divina, è utilizzata per curare malati in modo gratuito quando fallisce l’arte di Ippocrate”. Questa frase si riferisce al pozzo vicino, che è alimentato da una sorgente sacra. Senza acqua non c’è chiesa, tutte le antiche chiese sono costruite su reti geomagnetiche, ma anche in relazione a fiumi sotterranei. L’acqua è probabilmente la fonte che scorreva vicino ai dolmen. Il Dolmen unito alla sorgente, era ciò che causava i cosiddetti miracoli di guarigione. Sopra l’iscrizione vi è un fregio decorativo in forma di “S” alternate a una “I”, che si può leggere: ISISISIS. Potrebbe rappresentare le energie che permeano il luogo. Il fregio è identico a quella dell’archivolto della porticina del Portico di For, trovato nelle fondamenta della cattedrale presso le rovine romane.