Lez.11 - La Gerarchia dei Numeri - Sapienza misterica

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LA GERARCHIA DEI NUMERI
 
La STANZA IV espone la differenziazione del “Germe” dell’Universo nella Gerarchia Settenaria dei Poteri Divini coscienti, che sono le manifestazioni attive dell’Energia Suprema Una. Essi sono i modellatori, i plasmatori e infine i creatori di tutto l’Universo manifestato, e ciò nell’unico senso intelligibile della parola “creatore”. Essi lo informano e lo guidano; sono gli Esseri intelligenti che regolano e controllano l’Evoluzione, sono le manifestazioni incarnate della Legge Una, da noi conosciute come “Leggi della Natura”. In questa Stanza sono descritte le Entità Spirituali che presiedono al generarsi della forma nella materia, in oriente essi sono conosciuti con il nome di Arcangeli, Dhyân Chohan, benché, nella Dottrina Segreta, ciascun gruppo abbia la propria denominazione particolare. Nella mitologia indù questo stadio dell’evoluzione è chiamato la “Creazione degli Dèi”.
 
Ascoltate, figli della terra i vostri Istruttori, Figli del Fuoco. Imparate che non vi è né primo né ultimo poiché tutto è un numero emerso dal Non Numero[1].
 
I “Figli del Fuoco”, i “Figli della Nebbia di Fuoco”, altrove sono chiamati anche “Le Fiamme” gli Agnishvâtta, sono Divinità Solari, e sono collegati al mistero dell’accensione del Manas, la Mente. Essi sono i Figli della Mente, evoluti dal Fuoco Primordiale. Il Fuoco puro, senza forma e invisibile è celato nel Sole Centrale Spirituale, è triplo: Fuoco per Attrito Fuoco Solare e Fuoco Elettrico; mentre il Fuoco del Cosmo manifestato è Settenario, sia attraverso l’Universo che nel nostro Sistema Solare.
 
L’espressione “tutto è un Numero Uno, emerso dal Non-Numero” si riferisce a quella dottrina universale filosofica: Ciò che è assoluto è naturalmente il Non-Numero. Il Non Numero, lo Zero è simbolizzato dal Cerchio, il Nulla per i nostri sensi fisici, in realtà il Tutto. Il Non Numero è l’Unità Celata, il Nulla, l’Indifferenziato. Il Non-Manifestato o Assoluto - chiamato “il Non-Essere, o Non-Numero”, per distinguerlo dall’Essere o “il Numero Uno”. I numeri rappresentano l’essenza delle cose, gli Archetipi primi della Creazione.
 
Rammenti lo studioso che alla base della forma vi è il Numero, e il numero guida il Suono. Il numero sta alla radice dell’Universo manifestato: i numeri e le proporzioni armoniose guidano le prime differenziazioni della sostanza omogenea in elementi eterogenei; e il numero e i numeri pongono i limiti alla mano formatrice della Natura[2].

L’ANELLO INVALICABILE π
 
DAL FULGORE DELLA LUCE — IL RAGGIO DELL’ETERNA TENEBRA — BALZARONO NELLO SPAZIO LE ENERGIE RISVEGLIATE: L’UNO DALL’UOVO, I SEI ED I CINQUE. QUINDI I TRE, L’UNO, I QUATTRO, L’UNO, I CINQUE — I DUE VOLTE SETTE, LA SOMMA TOTALE. E QUESTI SONO LE ESSENZE, LE FIAMME, GLI ELEMENTI, I COSTRUTTORI, I NUMERI, GLI ARÛPA, I RÛPA, E LA FORZA, O L’UOMO DIVINO, LA SOMMA TOTALE. E DALL’UOMO DIVINO EMANARONO LE FORME, LE SCINTILLE, GLI ANIMALI SACRI ED I MESSAGGERI DEI PADRI SACRI ENTRO I QUATTRO SANTI.[3].
 
Nel Mondo dell’Essere, il Punto Unico feconda la Linea, la Matrice Vergine del Cosmo (lo Zero a forma d’Uovo); e dalla Madre Immacolata nasce la Forma che combina tutte le forme”. Così, mentre nel mondo metafisico il Cerchio con il Punto centrale non ha numero ed è chiamato Anupâdaka, senza genitori e senza numeri, perché non può essere sottoposto ad alcun calcolo, nel mondo manifestato.
Nei Rig Veda è detto: — “QUELLO, l’unico Signore di tutti gli esseri, il Principio unico animatore degli dèi e degli uomini” uscì, all’inizio dalla Matrice d’Oro, Hiranyagarbha — che è l’Uovo del Mondo, o la Sfera del nostro Universo. “L’Uno dall’Uovo (10), i Sei (6) ed i Cinque (5)”, formano il numero 1065, il valore del Primogenito che corrisponde rispettivamente ai numeri 10, 6, e 5 la cui somma è 21.
Nel Mahâbhârata i Prajâpati, equivalenti ai Sephirot ebraici, sono 21 o dieci, sei e cinque (1065) tre volte sette. Le energie risvegliate sono in sequenza sette, quattordici e ventuno. Gli Gnostici Marcosiani avevano tre Ebdomada: due in Cielo, una nel Cielo superiore e una in quello inferiore, infine una terza e una in Terra sul piano della materia, in totale 7 + 7 + 7 = 21. Nella Cabala gli stessi numeri, cioè 1065, corrispondono al valore di Jehovah, poiché i valori numerici delle tre lettere che compongono il suo nome — Jod, Vau e due volte Hé — sono rispettivamente 10, 6  e 5, o nuovamente tre volte sette, 21. I Rabbini considerano i numeri 10, 6 e 5, come i più sacri di tutti.
 
La Shloka prosegue con i Tre, l’Uno, i Quattro, l’Uno, i Cinque, nel loro totale Due Volte Sette, questi numeri 31415 rappresentano la Gerarchia numerica dei Dhyân Chohan di vari ordini, e del mondo interiore o circoscritto.  Il rapporto del diametro di un cerchio con la sua circonferenza è uguale a quello di 1 a 3,1415, o il valore di π (pi) com’è chiamato. Questo numero rappresenta una circonferenza, un “Anello Invalicabile” che ha la funzione di confine, infatti, separa il Cosmo fenomenico, l’Uovo del Mondo, da quello noumenico dell’Essere, per questo motivo è pure chiamato Dhyânipâsha, la “Corda degli Angeli”, l’Anello Non Passare. La somma delle cinque cifre dà sempre quattordici come totale.

Figura 1. Il Divino π

Le Potenze Creatrici, i Figli Divini, nati da Madre Immacolata sono i 31415, Sette per i Cieli Superiori, Sette per i Cieli Inferiori. Queste Potenze o Arcangeli, rappresentano una Gerarchia numerica che circoscrive il mondo interiore, l’interno dell’Uovo.
 
Nel capitolo I della Genesi è scritto: “In Principio[4] Elohim creò i Cieli e la Terra”[5]. Cielo e Terra sono la parte superiore e inferiore dell’Uovo del Mondo che all’Inizio viene spezzato in Due. Il nome delle Potenze Creatrici è AH-HI in tibetano ed ELOHIM o ALHIM in ebraico. Questi Esseri sono le “Schiere Collettive” attraverso cui agisce la Mente Universale.  Ralston Skinner[6] , un dotto massone del secolo XIX, autore dell’Origine delle Misure, spiega che in ebraico, le Potenze Creatrici, gli Alhim[7] hanno il seguente valore numerico: A(1), L(30), H(5), I(10), M(40), disponendo le lettere su un cerchio e omettendo gli zeri, cioè riducendo il numero 30 a 3, il numero 10 a 1, il numero 40 a 4 si ottiene: 13514. Poiché sulla circonferenza non vi è inizio né fine, se leggiamo i numeri come un anagramma in senso inverso si ottiene: 31415 cioè il mistico numero p.
 
Figura 2. Alhim – Elohim
L’Uovo del Mondo o Cerchio è limitato nei gruppi chiamati la Linea (1), il Triangolo (3), il Pentagramma (5), la seconda Linea (1) e il Quadrato (4), o 13514, ALHIM.
Quando il Punto ha generato una Linea, divenendo così un diametro che rappresenta il Logos Androgino (il Secondo), le cifre divengono 31415, o un triangolo, una linea, un quadrato, una seconda linea e un pentagramma.
Due volte sette è il valore numerico degli Alhim, in due volte sette fu smembrato il corpo di Osiride da parte di Seth-Tifone. Il Commentario 4 alle Stanze di Dzyan ci spiega che:
 
La grande Madre sta col Δ (3) e la I (1) e il o (4), la seconda I (1) e la « (5) nel seno pronta a partorirli i valorosi figli del o (4), Δ (3), II (2), i cui antenati sono il O e il l.[8]
 
La Materia Primordiale indifferenziata sta col 31415, il sacro π o i 2x7 che occupano i Sette cieli e le Sette Terre. Questi sono i valorosi figli del 432 (il valore chiave dei cicli, Yuga e Saros), i cui antenati sono il Punto cioè la Monade, e il Cerchio celeste.
 
Gli “Animali Sacri” si trovano tanto nella Bibbia quanto nella Cabala ed hanno il loro significato - in realtà un significato molto profondo nella pagina delle origini della Vita. Nel Sepher Jetzirah è detto che: “Dio incise nei Quattro Sacri il Trono della sua Gloria; gli Auphanim [Le Ruote o Sfere del Mondo], i Seraphim, e gli Animali Sacri, come gli Angeli Operanti, e da questi [Aria, Acqua e Fuoco o Etere] egli formò la sua dimora”. I Quattro Santi, i Quattro angoli del Quadrato Sacro e perfetto rappresentano la Tetractis.
 
Questo era l’Esercito della Voce, la Divina Madre dei Sette. Le scintille dei Sette sono sottoposte e serventi del primo, del secondo, del terzo, del quarto, del quinto, del sesto e del settimo dei sette. Queste sono chiamate sfere, triangoli, cubi, linee e modellatori; perché così sta l’eterno Nidana, l’Oi-Ha-Hou[9].
 
Questo Shloka dà ancora una breve analisi delle Gerarchie dei Dhyân Chohan, in India chiamati Deva (Dèi), o i Poteri Coscienti ed Intelligenti in Natura. Queste scintille erano le sette energie spirituali generate dall’Energia Madre, dette “la Voce” perché rappresentante la vibrazione che avrebbe generato il movimento nella materia, causandone l’evoluzione e la formazione.
 
“L’Esercito della Voce” è un’espressione strettamente unita al mistero del Suono e della Parola, è il prototipo della “Legione del Logos”, o il “Verbo”, nella D.S. è il Numero, emerso dal Non-Numero. Quindi osserviamo la Materia Cosmica spargersi e costituirsi in Elementi raggruppati nei Quattro Elementi Mistici entro il Quinto, l’Etere, ed entro il Sesto e il Settimo dei Sette, inviluppi dell’Anima Munti in oriente detta Akasha, la Madre del Cosmo.  Ognuno dei sette generò un diverso tipo di energie. Le figure elencate stanno a indicare che le leggi che governano e modellano la natura si esprimono in un equilibrio geometrico. Questi inviluppi sono chiamati sfere, triangoli, cubi, linee, il Commentario, spiega che questa è la prima legge della Natura e perché la Natura geometrizza universalmente in tutte le sue manifestazioni. Dio geometrizza affermavano Pitagora e Platone.
 
“La Madre è l’ardente Pesce della Vita. Essa dissemina le sue Uova ed il Soffio il [Moto] le riscalda e le vivifica. I Granelli [delle Uova] si attraggono rapidamente l’un l’altro e formano i Grumi nell’Oceano [dello Spazio]. Le masse più grandi si uniscono e ricevono delle nuove Uova — in Punti, Triangoli e Cubi ardenti, che maturano e, al tempo stabilito, alcune di queste masse si distaccano e assumono una forma sferoidale; processo che esse effettuano soltanto se le altre non interferiscono. Dopo di che entra in azione la Legge N. * * *. Il Moto [il Soffio] diviene il Turbine e le pone in rotazione”[10].
 
E’ questa la ruota o anello che unisce reciprocamente tutto l’esistente: il Nidana. Quindi per “eterno Nidana” s’intende il cerchio infinito, ciò che eternamente mantiene la sua cadenza ciclica.
 
L’Oi-Ha-Hou è la permutazione di Oeaohoo. Il significato letterale di questa parola è, per gli occultisti orientali del nord, un vento circolare o vortice, ma in questo caso sta a significare il Movimento Cosmico, incessante ed eterno, o piuttosto la Forza che lo muove; questa Forza è accettata tacitamente come la Divinità, ma non è mai nominata.
 
L’Oi-Ha-Hou che è Tenebra, l’Illimitato o il Non Numero, Adi-Nidana, Svâbhâvat, il Cerchio ¡:
  a) L’Adi-Sanat, il numero, poiché egli è Uno.
  b) La voce della parola, Svâbhâvat, i numeri, poiché egli è Uno e Nove.   
  c) Il Quadrato senza forma. E questi Tre racchiusi dentro il Cerchio ¡, sono i Sacri Quattro e i Dieci sono l’Universo Arûpa. Indi vengono i figli, i Sette combattenti, l’Uno, l’Ottavo         lasciato fuori e il suo alito che è il fattore della Luce[11].

Sono le due espressioni dell’Universo. L’una (Oi-ha-hou), eterno ciclo ricorrente da cui tutto è generato: la Tenebra eterna dalla quale nasce la luce. L’unione indefinita ed indefinibile da cui Tutto nasce. E’ il “non-numero” descritto in precedenza alla prima Shloka. L’altra (Adi-Nidana-Svâbhâvat) si potrebbe tradurre letteralmente come: “il primo anello della materia indifferenziata”. Sarebbe quindi la prima causa che ha generato il procedimento ciclico che sta alla base dell’evoluzione della materia. L’eterno e infinito rappresentato dal cerchio.
 
Adi Sanat, il Numero, poiché egli è l’Uno generante, il Numero generatore. Adi Sanat, tradotto letteralmente, il Primo, l’Antico Primordiale, Colui che viene chiamato “l’Antico dei Giorni”. La Forza Prima, Causa di tutte le cause da cui prendono forma tutti gli aspetti differenziati che costituiscono l’Universo. E’ detto “Uno” o “il Numero”, poiché è la prima causa della differenziazione, raccoglitore e generatore del tutto.
 
La Voce della Parola Svâbhâvat è l’Essenza mistica, la Radice plastica della Natura fisica, l’aspetto dello Spazio, o della divinità sconosciuta denominata “QUELLO” nei Veda, Tat, e che nelle Stanze di Dzyan è il risultato del Primo quando questi ha cominciato a differenziarsi.
 
Ciò che nella fraseologia moderna è considerato come Spirito e Materia, è UNO nell’eternità come la Causa Perpetua, e non è né Spirito né materia ma ESSO - reso in sanscrito da TAT; “Quello”, - tutto ciò che è, fu o sarà, tutto ciò che l’immaginazione dell’uomo è capace di concepire[12].
 
E’ ciò che darà origine alla materia pur non essendo ancora materia non è neanche più energia. Si potrebbe dire che, mentre Adi Sanat è energia indifferenziata, Svâbhâvat è materia indifferenziata, la Mulaprakriti (Materia Radice) della filosofia vedantina. E’ uno e nove perché in Svabhâvat è racchiuso sia l’ente generante (il Primo Numero) che le manifestazioni successive (i numeri successivi fino al nove). Nel suo primo principio è una pura astrazione, che diventa differenziata solo quando, nel procedere del tempo, si trasforma in Prakriti (Materia). Svabhâvat diviene i “Numeri” quando è manifestata. Svabhâvat è Uno e Nove in quanto è da questi numeri che sono generati tutti gli altri. Il Dieci, formato dall’Uno e dallo Zero, è il completamento della sequenza, inizio di una nuova serie o generazione, quindi non facente parte della serie (come lo Zero che è il Non Generato)[13].
 
   
COSMOGONIA - I DIECI E L’OGDOADE
 
Il Quadrato senza forma. E questi Tre Δ racchiusi dentro il Cerchio , sono i Sacri Quattro o e i Dieci sono l’Universo Arûpa. Indi vengono i figli, i Sette combattenti, l’Uno, l’Ottavo lasciato fuori e il suo alito che è il fattore della Luce[14].
 
Il Quadrato senza forma sta a rappresentare la caduta dell’energia nella materia, anche se non ancora distinta in forme specifiche e differenziate. Il Quadrato senza forma si riferisce alla Triade Astratta, ai primi Tre Logos, e alla vergine Celeste, lo Spazio, che sono i Tre racchiusi nel Cerchio Illimitato, lo Zero.
 
Il Triangolo Astratto Δ, i Tre Logos metafisici emanati dalla Monade Cosmica racchiusi nel Cerchio  della Materia Primordiale, formano i Sacri Quattro o, il Quadrato  dei mondi senza forma. I Tre Logoi Primordiali sono Soggettivi, poiché non creano e benché si indichino come Primo, Secondo, Terzo, nessuno dei Tre è maggiore o minore degli altri. La riunione di questi Tre aspetti divini è rappresentata con un Triangolo inscritto nel Cerchio della Materia Primordiale. La Triade nel Cerchio della Materia Cosmica, la Madre Universale o Quarta Potenza, forma il Quaternario, il Quadrato perfetto, la Tetractis (l’Uno eternamente autoesistente), nei mondi senza formali, la superficie astratta.
 
Il Cerchio e il Punto, dei quali l’ultimo si ritira e si fonde con il Cerchio dopo aver emanato i primi Tre Punti e dopo averli congiunti con linee formando il Primo Triangolo, la  Trinità Astratta che diverrà base del secondo Triangolo nel mondo manifestato per il mondo delle forme.
 
Figura 3. I Sacri Quattro
 
Quando il Quadrato cade nella manifestazione, diventa volume, il Cubo, le cui facce visibili sono in numero di Sei, sintetizzate nel Settimo. In totale si ha: 3 + 7 = 10. L’immagine è un Cerchio con il Diametro verticale, il numero Uno. Il Dieci è il simbolo dell’Uno emanato dallo Zero. Il simbolo della Circonferenza tagliata in due da Diametro, indica dualità, la polarità della manifestazione visibile, per i Pitagorici Dieci è il simbolo dell’Universo. Afferma Filolao: “Il 10 è responsabile di tutte le cose, fondamento e guida sia della vita divina e celeste, sia di quella umana.
 
Dieci è il numero sacro dell’Universo, “la compiutezza”, esso è in rapporto tanto con il Sacro Cerchio. I Dieci che sono l’Universo Arûpa, cioè senza forma, sono la Totalità della Coscienza Universale, i Tre Astratti e i Sette dell’Universo manifestato. Dieci 3+7 sono l’Universo senza forma, i Dieci stati di Energia Cosciente.
 
Figura 4. La Decade e il Settenario
 
Il Triangolo Primordiale sotto l’azione della Diade si polarizza e manifesta il Numero Sei, che è formato da Due Triangoli addizionati. Il numero Sei è composto di triangoli contrari in armonia fra loro, per tale ragione era chiamato Pace. Il Settimo, la sintesi, è rappresentato dal punto centrale baricentrico della figura.
 
Pitagora, dopo aver appreso l’insegnamento in India, lo portò in Europa gettando un velo sul Cerchio e il Punto che nessun uomo vivente può definire, se non con astrazioni incomprensibili, pose nella base del Triangolo l’origine della Materia cosmica differenziata. Così quest’ultima divenne la prima delle figure geometriche.
     
  • Il punto il alto al vertice del Triangolo rappresenta il Punto Unità, la Monade: l’Unico non procrea, Egli è.
  • I due punti una linea: la Dualità, l’Uno che guarda Se Stesso.
  • I tre punti successivi la superficie idealizzata in un Triangolo equilatero: la base creatrice, poiché per procreare, occorrono Tre Principi in Uno. Con il Triangolo si crea la prima superficie astratta, il Primo Spazio chiuso cioè il mondo delle idee.
 
Il Dieci, era considerato dai Pitagorici la Tetractis. La  Tetrade Astratta di Pitagora, secondo la Raffigurazione  fatta da Theone di Smirne e da Nicòmaco da Gerasa, consiste in Dieci Punti (1 + 2+ 3 + 4 = 10) inscritti in un Triangolo Equilatero di lato Quattro.
Guarda, quelli che tu credi quattro sono Dieci, e il Triangolo perfetto e il nostro giuramento.[15]
 
Poi vengono i Sette Figli Combattenti,  a significare che vengono generati i sette centri di energia e di coscienza (quelli dai quali deriveranno i vortici di energia detti Chakras). Sono chiamati combattenti perché lottano contro le barriere della materia. Sono il nostro modello, perché è solo grazie a loro che possiamo elevarci spiritualmente, combattendo i legami che ci avvincono alla materia.
L’Uno, l’Ottavo lasciato fuori e il suo alito che è il fattore della Luce.
 
Otto Figli nacquero dal corpo di Aditi, la Madre Cosmica; si avvicinò agli dèi con sette, ma respinse l’ottavo, Mârttânda”, il nostro Sole. “Il Respinto” è il Sole del nostro sistema. Il Sole lo si rappresenta trasportato da sette cavalli e da un cavallo con sette teste; i primi si riferiscono ai suoi sette pianeti, il secondo alla loro comune origine dall’Elemento Cosmico Unico. Questo “Elemento Unico” è chiamato in senso figurato “Fuoco”. Gli Otto figli di Aditi, gli Aditya, gli “dèi”, sono tutti formati dalla sostanza eterna la materia costituente delle comete, la “stoffa del mondo”. L’Otto simbolizza il moto eterno e la spirale dei cicli, soprattutto quando, posto orizzontalmente, rappresenta il simbolo dell’infinito.
 
L’Ottavo respinto, il Sole, verso il quale agiscono le due forze di attrazione e di repulsione (centrifuga e centripeta), la stella centrale che, rispetto ai pianeti, è immota, gira solo sul proprio asse e regola il tempo e la misura. Considerando il solo sistema solare, possiamo dire che la prima condensazione della materia ebbe luogo certamente attorno al nucleo centrale, il Sole; allorché la massa rotante si contrasse, il Sole fu il primo a staccarsi, divenendo così il più luminoso degli Otto, il fratello maggiore e non il padre. Gli antichi saggi non hanno mai considerato il Sole come un pianeta[16], ma come una Stella centrale e fissa.
 
La “Ogdoade primogenita” degli Gnostici, era nella Teogonia, il Logos Manifestato, la Croce mobile, perché era nata dall’Ebdomada il Settuplice Logos, quindi era l’Ottavo su questo piano manifestato.
 
Figura 5. L’Ottavo, l’ottetto e la spirilla
 
L’Ottavo Dio è il Cerchio unificatore, o il Logos, separato e distinto dalla sua Legione nel dogma profano. Il simbolo è un cerchio contenente sette punti, nel caso del Logos Cosmico, i Sette contenuti sono Sette i Logoi Solari raffigurati come delle stelle a sei punte, che a loro volta contengono Sette Uomini Celesti. Come in alto nel macrocosmo, così in basso nella materia infinitesimale, abbiamo l’ottetto di mesoni della fisica dei quark, al cui centro è posta un’unità doppia di due particelle che coincidono con le proprie antiparticelle. Lo stesso si dica per la prima unione a spirilla delle bolle primordiali di vortici di Tamas e Rajas, il settimo centrale Sattva, è in realtà duplice o androgino.
 
Sarebbe interessante confrontare i sette gruppi della tavola periodica degli elementi e l’ottava famiglia di “incurabili”, con le allegorie concernenti i sette primi figli della “Madre, Spazio Infinito” o Aditi, e l’ottavo figlio da lei respinto.
 
Come nel cosmo alla fine del Maha-Manvantara, avverrà il Pralaya[17] Cosmico, così nel sistema solare avverrà un’azione simile. Il Logos Solare o Grande Uomo dei Cieli, si ritirerà in sé, astraendo i suoi tre principi maggiori. Il suo corpo di manifestazione, il Sole e i sette pianeti sacri, tutti esistenti nella materia eterica si ritireranno dall’oggettività e si oscureranno. Dal punto di vista fisico usuale, la luce del sistema scomparirà. Un Logos Solare, il Grande Uomo dei Cieli, ha una forma sferoidale. Il Suo anello invalicabile comprende l’intera circonferenza del sistema solare e tutto ciò che è incluso nella sfera d’influenza del sole.
 
Poi i secondi sette che sono i Lipika prodotti dai Tre. Il Figlio reietto è uno. I figli-Soli sono innumerevoli[18].
 
In Cosmogenesi tramite le stanze di Dzyan ci viene data un’indicazione attinente le genealogie celesti. Riferendoci alla nostra particolare costellazione e al nostro Logos Cosmico, i suoi Primi Sette sono i Logoi Solari, i Secondi Sette sono gli Uomini Celesti. Il Logos Cosmico è a sua volta l’Ottavo dei Logoi Solari. I Sette Logos Cosmici contenenti ciascuno Sette Logoi Solari, in totale 7x7=49 a loro volta creano Sette Figli che chiameremo Uomini Celesti.
 
Gli Gnostici avevano un Settenario superiore e uno inferiore in Cielo (i Sette Logoi Solari e i Sette Uomini Celesti), e un terzo Settenario terrestre sul piano della materia (Sette Logoi Planetari), ventuno in tutto. I “Sette Primordiali” e i “Secondi Sette” sono chiamati dagli Gnostici e da Simon Mago gli “Æoni”, cioè la prima, la seconda e la terza serie di Syzygie (coppie)[19]. Sono emanazioni graduali che discendono sempre più in basso nella materia, a partire da questo Principio primordiale che lui chiama Fuoco. Egli fa vedere che se anche questi Æoni appartengono al mondo superiore, mediano o inferiore, essi sono però tutt’uno, eccetto nella densità materiale, che tuttavia determina le loro manifestazioni esteriori.
 
Il Libro di Dzyan recita “Poi i secondi sette che sono i Lipika prodotti dai tre”. I Lipika come Thoth degli egizi, rappresentano gli scribi, dalla parola lipi, “scrittura”, che, dalla Mente Universale passiva, proiettano nell’oggettività il piano ideale dell’Universo sul quale i “Costruttori” ricostruiscono il Cosmo dopo ogni notte cosmica. I Lipika sono i diretti amanuensi dell’Ideazione Eterna o, come la chiama Platone, del “Pensiero Divino”. I Lipika sono forze-energie facenti parti del piano dell’Akasha, il livello energetico sul quale è costruito lo spazio-tempo, la tela, lo spazio-tempo, il telaio sul quale è montata. In essa rimangono impressi tutti gli avvenimenti del mondo fenomenico, come se fossero registrati su di un’invisibile pista magnetica. Tutto nell’Universo emette energia e tutto quindi lascia una sua traccia. E’ questa traccia che è registrata nel piano dell’Akasha.
 
H.P. Blavatsky afferma che: “I dieci punti inscritti nel Triangolo Pitagorico, la Tetractis, valgono tutte le teogonie e le angelologie che siano mai uscite da un cervello teologico. Ci viene detto che chi sa interpretare i Dieci più i sette in totale diciassette punti nel modo giusto e nell’ordine indicato, troverà in essi la serie ininterrotta delle genealogie, dal primo Uomo Celeste al primo Uomo Terrestre. E, insieme all’ordine degli Esseri, essi rivelano anche l’ordine secondo cui si sono evoluti il Cosmo, la nostra Terra e gli Elementi primordiali da cui essa fu generata”.

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[1] Stanze di Dzyan, IV, 1.
[2] H.P. Blavatsky, seconda Parte del Volume III de La Dottrina Segreta, OM.
[3] Stanze di Dzyan, IV, 3.
[4] La traduzione giusta è: “Il Principio o il Primogenito, creò per mezzi degli Elohim, Cielo e Terra”.
[5] Genesi, I, 1.
[6]Scritto inviato a H.P. Blavatsky e citato in Cosmogenesi.
[7] Nome composto da cinque lettere.
[8] Helena Petrovna Blavatsky, La  Dottrina Segreta, I
[9] Stanze di Dzyan, IV, 3.
[10] Commentario alle Stanze di Dzyan.
[11] Stanze Dzyan IV, 5.
[12] H.P. Blavatsky, Dottrina Segreta, I, sezione VIII.
[13] Il “Cerchio Illimitato”, lo Zero, diventa un numero soltanto quando una delle altre nove cifre lo precede e manifesta così il suo valore e potenza.
[14] Libro di Dzyan IV, 5.
[15] Luciano, Vita auct., 4.
[16] Due dei sette pianeti considerati nei calcoli degli astrologi, il Sole e Luna non sono dei pianeti, un mascheramento per altri due pianeti tenuti segreti.
[17] Periodo di oscurazione o riposo planetario, sistemico o cosmico. Interludio tra due periodi di manifestazione.
[18] Stanze Dzyan IV, 6.
[19] Termine gnostico, usato specialmente per Æone significa un paio o una coppia, una attiva, l’altra passiva.
 
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