Lez.32 - Il Mistero dei colori del Loto Egoico - Sapienza misterica

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Lez.32 - Il Mistero dei colori del Loto Egoico

La dottrina del Filo d'Oro III Antahkarana
Nel trattato del Fuoco Cosmico, il Maestro D.K. descrive i dodici petali del Loto Egoico come “luce” vibrante e scintillante, ma non troppo vivida, e rendendo noto per ciascun petalo, il loro colore vibratorio. Perché sono tanto importanti i colori, e perché i Sette Logoi sono definiti Luce Settenaria e Raggi Divini assegnandone un colore a ciascuno?  Suono e Colore, sono espressioni di velocità di vibrazione, non vi possono essere né Suono né Colore senza Numero[1].
 
Gli eterni Lha guardarono in basso, e i Figli di Dio si fecero avanti. Nel più profondo punto di morte Essi lanciarono la Sacra Pietra. Si alzò il plauso dei Chohan. Il lavoro aveva superato un punto di svolta. Dall’abisso delle tenebre esterne Essi trassero la Pietra ora trasparente e pura, di color rosa e azzurro. Il girare della quinta ruota e la sua azione sulla Pietra (sacra) la resero sempre più idonea. Giallo il colore della fusione, arancione il fuoco interno, finché giallo, rosa e azzurro fusero insieme le loro sottili sfumature. Le quattro ruote, insieme con la maggiore, lavorarono così sulla Pietra (Sacra) finché tutti i Figli di Dio esultarono e dissero: “Il lavoro è compiuto”[2].
 
Il Loto Egoico è composto con quattro ruote ciascuna con tre petali per un totale di dodici petali che racchiudono il Diamante, il Gioiello, la pietra trasparente e pura. I nove petali esterni hanno un colore prevalentemente arancione, sebbene vi siano in vario grado gli altri sei colori come secondari. I tre petali interni di colore giallo limone sono strettamente chiusi attorno al Gioiello. Il Gioiello risplende con un colore di Fuoco Elettrico blu-bianco.
 
Figura 1. I colori del Loto Egoico
 
 
Nei primi stadi dopo l’individualizzazione, il corpo egoico sembra un bocciolo. Il fuoco elettrico nel centro non appare e tutti i nove petali sono chiusi sui tre interni; il colore arancione ha un aspetto smorto. La sfera circostante è incolore e può esser notata solo come vibrazioni ondulatorie e giunge appena di là dal contorno dei petali. Quando giunge il tempo della terza iniziazione, si è prodotta una trasformazione meravi-gliosa. La sfera esterna palpita di tutti i colori dell’arcobaleno ed ha un ampio raggio; le correnti d’energia elettrica che vi, circolano sono così potenti che sfuggono al di là della periferia del cerchio somigliando ai raggi del sole. I nove petali sono completamente aperti e spiegati, formando un castone al gioiello centrale, ed il loro colore arancione ha ora una trasparenza smagliante, picchiettata di molti colori, fra i quali predomina quello del raggio egoico[3]. Il Maestro D.K. afferma che nel mistero di dei colori sussidiari e del graduale risplendere nel Loto Egoico di cinque colori alla volta in ogni petalo (del terzo giro), è svelato il mistero dei Cinque Kumara[4], i Figli della Mente di Brahma, il Terzo aspetto della divinità, l’Attività Intelligente. Lo studioso che cerca il significato della preponderanza dell’arancione e del rosa, si accosta al segreto dei due Kumara che caddero. Non è possibile dir di più, ma i colori contengono la chiave esoterica di questo grande evento[5]. Il precipitare nell’Inferno degli Angeli ribelli si spiega semplicemente con questi puri Spiriti o Ego imprigionati in corpi di materia impura, la carne. I Kumara sono quelli che “si sono rifiutati di creare”, ma obbedirono alla legge e presero forma, per completare l’uomo divino incarnandosi in lui, per questo sono i “creatori” dell’uomo (pensante). Si hanno quattro Kumara exoterici, di cui due caddero, ed i tre esoterici, di cui uno riunisce le forze di vita dei quattro exoterici, formando con essi i cinque. Il Vecchio Commentario esprime così la verità su un gruppo interessante di figli del Manas.
 
“Questi Figli della mente rimasero attaccati alle vecchie forme morenti e rifiutarono di lasciare la loro Madre. Preferirono passare in dissoluzione con lei, ma un figlio più giovane (Saturno) cercò di riscattare i fratelli, ed a questo scopo costruì un triplice ponte fra il vecchio e il nuovo. Questo ponte perdura e forma un sentiero lungo il quale è possibile evadere. Alcuni evasero e vennero in aiuto dei Figli della Mente in incarnazione che avevano lasciato la Madre per il Padre. L’abisso maggiore fu colmato, gli abissi minori rimasero e devono essere colmati dagli stessi viventi Figli della Mente”.[6]
 
L’ultima frase che gli abissi minori devono essere colmati dai figli della mente, cioè al genere umano, si riferisce alla costruzione dell’antahkarana.
 
Nella Dottrina Segreta si parla dei Kumara o degli Uomini Celesti dei quali il microcosmo l’umanità è un riflesso. Sono stati chiamati da H.P. Blavatsky, Signori della Conoscenza, Signori dell’Amore e Signori del Sacrificio, proprio come i tre ordini di petali. I Kumara sono Sette, i primi Quattro sono exoterici, gli altri tre sono segreti, esoterici. Nell’uomo i quattro Kumara exoterici[7] corrispondono ai quattro centri minori della testa ed i tre Kumara esoterici corrispondono ai tre centri maggiori della testa. Il quinto principio del Manas è incarnato nei cinque Kumara, e se si studia il significato dei primi cinque petali che si spiegano nel loto egoico, ci si potrà accostare all’orlo del mistero. Questo è un argomento complesso che merita uno studio separato e approfondito, perché concerne anche i Sette Raggi, i Sette pianeti sacri e le Dodici Gerarchie Creative.
 
Cinque sono i colori che compongono il terzo giro di petali, Quinto è il Piano di Manas. Il mistero dei Manasaputra sta nascosto qui. I Cinque Kumara rappresentano il Manas Cosmico, il III Raggio, l’Intelligenza Attiva. La Quinta gerarchia creativa è degli Agnishvatta[8], Esseri misteriosi che presiedono alla costellazione del Capricorno, Makara anagramma di Kumara. Essi hanno lo scopo di dare forma ai Figli della Mente e quindi offrire loro occasione di sacrificio e di servizio. Ognuno di questi tre gruppi di petali è sotto la guida definita di tre gruppi di Agnishvatta, che li costruiscono con la propria sostanza e che essenzialmente sono il triplice Ego durante la manifestazione. Il lavoro degli Agnishvatta (i principi autocoscienti, i costruttori del corpo egoico sui livelli mentali superiori) è quello di unire i tre principi superiori, Atma, Buddhi, Manas, ed i tre inferiori, e diventare così veramente il principio di mezzo dell’uomo.
 
I tre gruppi di petali partendo dal cerchio più esterno sono denominati, della Conoscenza, dell’Amore, del sacrificio e della Sintesi. Ciascun gruppo di petali è contraddistinto da un colore predominante. I tre ordini si riferiscono agli ultimi tre piani di coscienza:
·       Cerchio esterno, Petali della conoscenza esterna, Piano Fisico. I Signori della Saggezza attiva, noti come Buddha dell’Attività.
·       Cerchio mediano, Petali dell’amore Piano Astrale, Kama o emozionale; Piano Fisico più Astrale. I Signori dell’Amore Attivo, noti come Buddha della Compassione.
·       Cerchio interno, Petali del sacrificio Piano Mentale o di Manas; Fisico più Astrale, più Mentale. I Signori della Volontà Attiva, dei quali il Signore del Mondo Sanat Kumara, è per l’uomo, l’esponente meglio conosciuto.
 
La triade è presente in ogni giro di petali, pertanto i tre petali dei tre cerchi sono a loro volta composti di un petalo sacrificio, un petalo della conoscenza e un petalo amore. I tre petali del cerchio più esterno, all’inizio non sono aperti, e cominciano ad aprirsi solo quando è organizzato il secondo cerchio.
 
Triade esterna della “conoscenza”, petali composti di tre colori; domina il colore arancione, che caratterizza il V Raggio della conoscenza concreta:
 
Petalo 1  La conoscenza sul piano fisico.
Colori: Arancio, verde (III Raggio) e violetto (VII Raggio).
Petalo 2   L’amore sul piano fisico.
Colori: Arancio, rosa (VI Raggio) e blu (II Raggio).
Petalo 3   Il sacrificio sul piano fisico.
Colori: Arancio, giallo (IV Raggio) e indaco (Sintesi).
 
 
Figura 2. Loto Egoico i tre petali della Conoscenza
 
Nel primo petalo della conoscenza-conoscenza, al colore arancione, conoscenza delle forme o concreta, si aggiunge il verde è il colore del III Raggio, il Manas Cosmico; violetto è il colore del VII Raggio dell’Ordine e del ritmo. Nel secondo petalo della conoscenza-amore, si aggiunge il rosa è il colore del VI Raggio, la sua meta è il trasmutare Kama in pura aspirazione. Il terzo colore blu del raggio dell’Amore Saggezza aiuta questo passaggio. Nel terzo petalo della conoscenza-sacrificio si aggiunge il colore giallo del IV Raggio, la presenza del colore di sintesi indaco blu-blu, indica che la meta e quella della trasformazione in colore blu, il colore del Gioiello.
 
I petali dell’amore formano il secondo livello che si apre insieme al cerchio dei petali della conoscenza.
Triade mediana “dell’amore”. Questi tre petali conservano i tre colori precedenti, ma aggiungono in ogni petalo un quarto colore, il rosa, che caratterizza il VI Raggio della Devozione e dell’Idealismo:
 
Petalo 1  La conoscenza superiore applicata mediante l’amore sui piani fisico ed astrale.
Colori: Rosa ed i tre originari.
Petalo 2  L’amore intelligente superiore sui piani fisico ed astrale.
Colori: Rosa e i tre corrispondenti.
Petalo 3  Il sacrificio amorevole intelligente sul piano fisico e sull’astrale.
Colori: Rosa e i medesimi tre.
 
Figura 3. Loto Egoico i tre petali dell’Amore
 
III. La triade interna del “sacrificio”, petali composti di cinque colori cui si aggiunge ai quattro precedenti il colore giallo, che caratterizza il IV Raggio dell’Armonia. Il Giallo è il colore di Buddhi, della fusione, mentre l’arancione è il colore del fuoco interno. Il Giallo armonizza, indica compiutezza e utilizzo. Si può notare come in autunno, quando i processi della natura hanno fatto il loro corso e il ciclo è completo, il giallo si diffonde sul paesaggio, e anche quando il sole arde nel suo massimo fulgore appare il giallo delle messi.
 
Figura 4. Loto Egoico i tre petali del Sacrificio
 
 
Petalo 1  La Volontà di sacrificio mediante la conoscenza sul piano mentale, per dominare così intelligentemente tutto il triplice uomo inferiore.
Colori: Giallo e i quattro colori, arancio, verde,violetto e rosa.
Petalo 2   La volontà di sacrificio per mezzo dell’amore sul piano mentale, per servire.
Colori: Giallo e gli altri quattro colori, arancione, violetto, rosa e blu.
Petalo 3  Il totale sacrificio di tutto per sempre.
Colori: Giallo, arancione, rosa, blu e indaco.
 
Nei dodici petali del Loto Egoico abbiamo i colori dei Sette Raggi, manca il Rosso, sostituito dal Raggio di Sintesi l’indaco, il blu profondo. Il nostro Logos Solare è visto (dai piani cosmici superiori) come un grande Vortice o Loto Blu. Il blu e l’indaco, essendo correlati in senso cosmico e non semplicemente analoghi, si possono intercambiare allo scopo di velare. Il Maestro D.K. ci dice che per i colori, il Raggio di Sintesi indaco, e quello di Attività verde, sono attualmente i soli di cui si può essere assolutamente certi.
 
Partendo dall’esterno il primo cerchio di petali della conoscenza, e il secondo dell’amore, si aprono quando l’individuo ha il giusto rapporto con i suoi corpi della triplice personalità e con gli altri esseri umani o con il suo Maestro.
 
Possiamo presumere che la preponderanza dei colori arancione cioè scienza concreta, e rosa cioè idealismo, sia collegata ai due Kumara che caddero. Giunge a tempo debito, nel discepolo o nell’uomo spiritualmente avanzato, che i petali della conoscenza concreta (arancione), non essendo più oggetto dell’attenzione del fuoco centrale, cessano di essere attivi, perché la conoscenza è sostituita dalla saggezza divina, e conseguentemente la forza dei petali dell’amore è rappresentata dal colore rosa è parimenti assorbita. Il terzo cerchio di petali del sacrificio, non può aprirsi finché la persona non si unisce con un gruppo che avanza e dimostra amore sacrificale puro, dedizione e devoto servizio.  S’irradiano allora otto correnti di fuoco vivente che si estendono alle punte dei quattro petali dell’amore e dei quattro petali del sacrificio. Questa energia ottuplice è Atma - Buddhi. Nulla rimane alla fine se non il desiderio di sacrificio (giallo). È solo quando i due centri eterici della testa ed il centro del cuore, sono pienamente attivi, con i loro dodici petali completamente aperti, che il quarto cerchio o interno di petali del loto egoico si schiude.
 
Dal calice rosso rosato splende il bagliore interno, finché presto il rosso del desiderio terreno diventa il bagliore del fuoco celeste, e tutto è perduto tranne l’aspirazione che non tinge la coppa di colore karmico.
 
Il corpo egoico o causale è il centro monadico del cuore. Studiando il corpo egoico occorre ricordare che il corpo causale è la corrispondenza nella manifestazione monadica del centro del cuore. È una ruota fiammeggiante di fuoco nell’uovo aurico, che abbraccia i cinque piani della manifestazione monadica; è anche visto come Loto dai dodici petali. Il loto o calice inferiore dai dodici petali di colore rosa con molte sfumature verso il rosso, si accende, Kundalini dopo che il karma è bruciato è giunto al centro coronario della testa, il desiderio terreno è trasceso in pura aspirazione.
 
Il Quarto giro di petali che racchiude strettamente il Gioiello è di color giallo limone. Quattro è il numero chiave di quest’ordine di petali. Il quarto etere comincia ad essere riconosciuto, Il Quarto Piano, il Buddhico, con l’aiuto del Manas sarà gradatamente compreso. Questo avverrà quando, il Manas sarà trasmutato in Buddhi o saggezza.
 
Il colore di questi petali è giallo limone, cioè giallo IV Raggio con una punta di verde, il III Raggio dell’Attività, il Manas Cosmico. I tre petali più interni rispondono alla vibrazione monadica, all’aspetto del puro Spirito; è la stimolazione o rivelazione di questi petali interiori da parte dell’Iniziatore Unico alla terza ed alla quarta iniziazione, che causa la conflagrazione finale e la combustione del corpo causale, con la conseguente liberazione della Vita o Fuoco positivo centrale. Il maestro D.K. spiega che non è possibile dare agli studiosi un’idea adeguata della bellezza del loto egoico quando ha raggiunto lo stadio dell’apertura completa. Non mi riferisco qui alla radiosità dei colori, ma allo splendore dei fuochi ed al rapido scintillio delle correnti e dei punti d’energia che si muovono incessantemente. Ogni petalo pulsa di vibranti “punti” di fuoco, e ogni giro di petali vibra di vita, mentre al centro rifulge il Gioiello, che irradia correnti d’energia dal centro alla periferia del cerchio più esterno.
 
I tre interni che completano i dodici e che sono interessati negli stadi finali ed essenzialmente spirituali della sua evoluzione sono effettivamente in più stretto rapporto con l’evoluzione dell’Uomo Celeste, e sono collegati alla stimolazione che Egli riceve entrando in contatto con la scintilla elettrica logoica, o aspetto del puro Spirito del Logos.
 
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[1] Vincenzo Pisciuneri - Numero Suono Colore e forma.
[2] Trattato del Fuoco Cosmico, Stanza III.
[3] Trattato del Fuoco Cosmico, pag. 763.
[4] Appena menzionati nel Vishnu Purana, figurano in vari drammi ed eventi in tutto il resto dei Purana ed della letteratura sacra; cosicché gli orientalisti, dovendo raccogliere qua e là i fili di collegamento, hanno finito con il proclamare che i Kumara “sono dovuti soprattutto alla fantasia degli autori puranici.”
[5] Trattato del Fuoco Cosmico, pag. 824.
[6] Trattato del Fuoco Cosmico, pag. 1113.
[7] La lista dei nomi che ci sono dati sono tutti pseudonimi. I quattro exoterici sono Sanat Kumara, Sananda, Sanaka e Sanatana, i tre esoterici sono Sana, Kapila e Sanatsujata il loro capo. Kapila non dovrebbe essere un Kumara, ma il nome generico dei Kumara, basta leggere i Purana per trovare tanti Kapila da non riuscire più a capire chi sono ed a che cosa si riferiscano. Sanat vuol dire Antico, l’Antico dei Giorni della Bibbia. È possibile fare un parallelo fra i Kumara exoterici, le divinità di Samotracia, ed i Cabiri Greci: Sanat Kumara = Axiero (il più vecchio); Demetra Sananda = Axiocersa (femmina); Persefone Sanaka = Axiocerso (il più giovane); Pluto (o Ade) Sanata; Casmiol (il figlio) = Ermes (Cadmilo, Kasmiles, Kadmoa).
[8] Agni(fuoco)svatta(gustato). Gli Agnishvatta, i Kumara (i Sette Saggi Mistici), Divinità solari, Pitri solari. Sono i plasmatori dell’uomo interiore, i primi esseri chiamati nella Dottrina Segreta le “Menti”. Essi sono evoluti dal Fuoco Primordiale. Sono le Sette Emanazioni, il cui vero nome segreto non può essere pronunciato, la Parola che non è parola. Appartengono alla gerarchia dei Draghi di Fuoco della Saggezza. Nei giorni della Lemuria, essi erano i Dioscuri, i Nati dall'Uovo, i sette Dhyan Chohan. Questi 'salvatori' furono poi personificati dai Greci in Prometeo.
 
 
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