Origineindoeuropea del Danai-Danava - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Origineindoeuropea del Danai-Danava

Miti storia velata
 
Pausania afferma che, mentre gli Spartani e Argivi altri (compreso i Micenei) si chiamavano Achei, il nome Danai è stato riservato solo per il popolo di Argo. Omero li designava come Greci che avevano combattuto la guerra di Troia. Il termine Pelasgi fu usato per indicare gli abitanti pre-ellenici della Grecia: i Pelasgi adottarono il nome di Danai, quando Danao con le sue 50 figlie giunsero ad Argo. I Greci o almeno una parte di essi anticamente erano chiamati Danai, discendenti di Danao.
 
In origine Argolide era il nome dato dai Greci alla luminosa Terra del Primo Uomo, che si trovava a Oriente. Argo era pure il nome di una Barca Mitica, il cui nome indù è Argha, o Arca il contenitore della Vita[1] che galleggia sulle acque del Caos. Da quest’Arca esce il Creatore di un nuovo ciclo. Prometeo incatenato a una roccia sui monti del Caucaso, descrive per bocca di Eschilo, una “stirpe reale” nata ad Argo.
 
In sanscrito, Arghya è una coppa, una barca, dove si offrono le libagioni. Arghya-nath è il “Signore delle Libagioni”; Arghya-Varsa è il “Paese delle Libagioni”, il nome misterioso della regione che si estende dai monti del Kailash fino quasi al deserto del Gobi. Tra gli Arya dell’Iran, i seguaci di Zoroastro, l’Aryana Varse-dya è la stessa località, che si dice sia collocata tra il lago Aral, il Baltista e il Piccolo Tibet e oltre. Nell’antichità, la sua superficie doveva essere molto più vasta, poiché esso sarebbe il luogo di nascita dell’umanità fisica. Questo luogo misterioso è il luogo di nascita della Quinta Razza di cui la dea “IO” amata da Zeus, è madre e simbolo. Gli antichi miti Cinesi descrivono un luogo nell’Asia Centrale, abitato dai Draghi della Saggezza.
 
La mitologia indù narra di un popolo di giganti, i Danava della stirpe di Danu, figlia di Daksha[2] e moglie di Kashyapa. Nella mitologia indù Kashyapa chiamato figlio di BrahmaErrore. Il segnalibro non è definito., è “Auto - generato”, e a lui è attribuita gran parte dell’opera della creazione. L’Atharva Veda dice: “L’auto-generato Kashyapa è uscito dal Tempo”. Sono considerati Danava, Vaishvanara, il Dio del Fuoco, chiamato anche Agni, e Taraka. Usanas (Venere) è il loro capo; essi combattono a favore del Re Soma (la Sapienza Segreta degli Dèi) contro gli Dei guidati da Indra e Rudra, alleati di Brihaspati.
 
Kashyapa è Aditya, il Sole e il Dio-Sole, dal quale sono nati tutti i Demoni “cosmici”, i Draghi o Serpenti (Naga), e i Danava o Giganti. Agni, il Dio del Fuoco, nel Rig Veda è chiamato Vaishvanara, ed è un Danava[3], un Gigante-Demone, le cui figlie sono le madri d’innumerevoli Danava  (30 milioni), avuti da Kashyapa. Il commentatore del Bhagavata Purana lo chiama figlio di Danu; ma lo stesso nome significa anche “Spirito dell’Umanità”.
 
I Danava vivevano in Hiranyapura, la “città d’oro che galleggia nell’aria”. Apollo è nato su un’isola siderale chiamata Asteria, “l’isola della stella d’oro”, la “terra che galleggia in aria”, che corrisponde all’indù Hiranyapura d’oro; è chiamato il Puro (άγνός) Agnus Dei, l’indiano Agni. La madre di Apollo è perseguitata da Pitone, il Drago Rosso. La ripetizione di questa tradizione arcaica si trova nel capitolo XII dell’Apocalisse di S. Giovanni, e, senza il minimo dubbio,  deriva dalle leggende babilonesi, anche se la storia di Babilonia, a sua volta, ha origine nelle allegorie degli ariani.
 
Il mito ci dice che dai Figli di Dio e dalle Figlie degli Uomini nacquero i Daitya, i Danava, in altre parole i Titani, i Giganti. Danava, ha lo stesso significato dei Daitya che combatterono contro gli dei. I Daitya e i Danava sono i Titani, Gli Asura e i Giganti, che vediamo nella Bibbia, la progenie dei “Figli di Dio” e delle “Figlie degli Uomini”.  Poiché gli “Dèi” sono chiamati “Sura”, gli “Asura” divengono gli avversari, i nemici degli Dèi, perché la “a” iniziale è un prefisso negativo, ma non era proprio così, nei tempi antichi:
 
 
Nel Rig Veda, gli “Asura” sono mostrati come Esseri spirituali divini; la loro etimologia deriva da Asu, respiro, il “Respiro di Dio”, ed ha lo stesso significato dello Spirito Supremo, l’Ahura di Zoroastro. È più tardi, per gli scopi della Teologia dogmatica, che li hanno fatti uscire dalla coscia di Brahma, e che il loro nome cominciò a derivare dall’α privativa, e Sura, un Dio, o “un – non – Dio”, e che divennero i nemici degli Dèi[4].
 
 
Esotericamente, gli Asura, trasformati poi negli Spiriti maligni e negli Dèi inferiori, che sono eternamente in guerra con le Divinità Maggiori, sono gli Dèi della Saggezza Segreta. Essi erano gli alleati di Soma (il padre della Saggezza Esoterica) e contro Brihaspati (che rappresenta il culto ritualistico o cerimoniale). Evidentemente, sono stati degradati, nello Spazio e nel Tempo, a potenze avverse o demoni dai cerimonialisti, a causa della loro ribellione contro l’ipocrisia, il culto della finzione e della lettera morta[5]. Ci fu un tempo che gli Dèi Indra, Agni e Varuna appartenevano anch’essi agli Asura. Sul racconto exoterico della Guerra degli Asura contro gli Dèi, sono state edificate tutte le successive tradizioni nazionali sul soggetto.
 
Il nome “Asura” per i Brahmani dapprima indicava indistintamente coloro che si opponevano alle loro cerimonie e sacrifici, come fece il grande Asura chiamato Asurendra. È probabilmente è a quest’epoca che si deve risalire per trovare l’origine dell’idea del Demone come oppositore e avversario. Il nome generico di Danava dimostra il personaggio che essi rappresentano, e rivela allo stesso tempo l’animus segreto dei Brahmani; poiché essi sono i Kratu-dvisha[6], i “nemici dei sacrifici”, gli oppositori degli dei ritualisti o delle simulazioni del culto popolare exoterico. Questi Danava, essendo Giganti, che combatterono contro gli Dèi, sono quindi mostrati identici ai “Draghi” e ai “Serpenti” di Saggezza. Nei primi Purana, i figli di Surasâ sono i potenti “Draghi”. Il Vayu Purana sostituisce i “Draghi” di Surasâ del Vishnu Purana, con i Danava, i discendenti di Danu tramite il saggio Kashyapa.
 
Prometeo dice a IO di procedere verso oriente e giungere alle sorgenti del Sole e che il sacro Nile, Neilos (non il fiume), la condurrà verso la terra triangolare cioè al Delta …. dove i suoi figli sono predestinati a fondare ….. “quella lontana colonia”… E là nascerà una nuova razza (gli Egiziani).
 
Nel suo viaggio verso Argo - Arghya, la giovenca IO giunse nel Kashmir. La valle del Kashmir era secondo il mito poi confermato dalla geologia un grande lago che circa 85.000 anni fa divenne l’attuale valle dopo l’innalzamento delle montagne dell’Himalaya. La cartina di Scott Elliott mostra una variazione delle terre emerse circa 80.000 anni fa, quando l’Europa e l’Africa si separarono e fu creato lo stretto oggi noto come di Gibilterra. La valle del Kashmir fu chiamata Kashyapa, in onore del suo salvatore. Nel Kashmir, il Signore dei Naga il cui nome è Nilâ-Naga che è festeggiato il giorno della prima nevicata in Kashmir. Nilâ il figlio di Kashyapa, un discendente di Danu, è il sacro Neilos del racconto di Prometeo, è il Signore dei Naga, dei Draghi, dei Serpenti di Saggezza.                                           
 
Figura 1. Il mondo fra le due catastrofi dall’80.000 al 9.564 a.C.
 
 
 

I TUATHA DE DANAAN I DANAVA PROVENIENTI DALL’INDIA IN SEGUITO A UNO SCISMA
 
I Danava appartengono alla stirpe di Nilâ, il Signore dei Serpenti di Saggezza del Kashmir. Lo scontro con Indra e Rudra, alleati di Brihaspati, è lo scontro fra due fazioni quella che seguiva l’insegnamento arcaico dei Naga, dei Draghi e quella che seguiva il culto exoterico, rappresentante una religione popolare e nazionale. I discendenti di Danu, sono le “Legioni” che combatterono contro Brihaspati[7], lo Zeus Indù, e Indra, il Dio del cielo visibile, il Firmamento, che, nei primi Veda, è il più alto Dio del Cielo cosmico, degna dimora di un Dio personale extra-cosmico, sopra il quale nessun culto exoterico può giungere.
 
Molti antichi popoli europei, in particolare i Celti e Germani, si consideravano come figli di Danu. I Celti chiamavano se stessi “Tuatha De Danaan”, mentre i tedeschi avevano un nome simile. Possiamo notare i nomi dei fiumi come il Don, Dneiper, Dneister, Donets e il Danubio sono in gran parte affini con Danu. Il Danubio che scorre verso il Mar Nero è il fiume più importante per gli europei, e potrebbe riflettere le loro origini orientali. Omero definiva gli antichi greci Danai, probabilmente erano i Danava, della tradizione indù[8].
 
A questo punto, il termine Danu o Danava (il plurale di Danu) sembra costituire il substrato d’indo-europei identità alla base della Repubblica ellenica. Questo potrebbe riflettere un tale movimento di popoli da Occidente o Asia centrale, compresi i migranti originari delle regioni di maggiore India e Iran.
 
Pertanto, così come la lotta fra Deva e Asura si riflette nella rottura tra vedica indù e Persiani, si può proporre che il contrasto fra Deva e Danava riflette un’altra divisione nel popolo vedico, quello tra il proto-indiani-ariani e proto-europei ariani. In questo processo il termine Danu è stato adottato dal proto-Europei ed è diventato denigrato dalla gente vedica più tardi. I proto-europei ariani, continuarono a utilizzare il termine Deva per indicare il divino che divenne in latino Deus e Theos in greco, a differenza dei Persiani zoroastriani, che in contrasto totale con gli Indù fecero di Deva, un Dev, un demone. Da quanto detto, possiamo supporre la provenienza dei proto-europei con il nord-ovest dell’India o India superiore, che si estende in Kashmir, in Afghanistan e in Asia centrale. Gli ariani europei potrebbero essere tutti chiamati Danava.
 
I Tuatha de Danaan, la gente degli dèi di Danaan, per alcuni in occidente essi sono i ”figli della dea Dana”, la Dea, in occidente, era conosciuta sotto altri nomi quali: Brigit, trasformata in Santa Brigida dai monaci cristiani irlandesi, Etain, e Boand. Quest’ultima è la ”Mucca Bianca”, come IO la fanciulla dalle corna di vacca del Prometeo Incatenato di Eschilo. Una dea Danu nel Rig Veda è la personificazione delle acque primordiali, la Madre degli Asura chiamati Danava. In un’altra tradizione è la figlia di Daksha e la moglie di     Kashyapa. I Tuatha de Danaan sono i discendenti di Dana, di Danu, sono i Danava dell’India che emigrarono in occidente portando con sé le conoscenze dei loro antenati.
Figura 2. La Dea Dana
 
Quando si parla di India, non si deve fare riferimento all’attuale entità politica e geografica, ma all’antica India. Nell’antichità, le regioni dell’Asia che oggi sono note sotto altri nomi, erano tutte chiamate India, nome generico di un continente: esistevano un’India superiore, un’inferiore e un’occidentale, l’attuale Iran. Le regioni oggi chiamate Tibet, Mongolia, Grande Tartaria erano comprese nell’Antica India.
 
I Tuatha De Danaan furono i membri della quarta delle cinque invasioni d’Irlanda, dopo Partholon figlio di Sera, Nemed figlio di Agnoman, e i Fir Bolg. Tuatha de Danaan è il nome di un antico popolo che si è cercato di smitizzarlo cercando di dargli una collocazione storica recente. Le loro vicende ci sono giunte parzialmente grazie ai miti tramandati oralmente e alle ballate più antiche, parzialmente sfuggite alle purghe dei monaci amanuensi che ricompilarono queste saghe. Alcune versioni propongono un viaggio che partì dalla zona Scita, Europa continentale oltre alla Scandinavia e, infine, le Isole Britanniche e in Irlanda.
 
Dei Tuatha si dice che provengono dalle quattro città situate nella Terra dei Vivi, localizzate “nelle isole a Nord del Mondo”. La tradizione orientale è piena di allusioni a un mare sconosciuto, glaciale e triste, e a una regione tetra, nella quale nondimeno sono situate le “Isole Fortunate”, dove dall’inizio del mondo zampilla la Fontana della Vita[9]Errore. Il segnalibro non è definito..Da ciascuna delle Quattro Città simbolo, i Tuatha de Danaan avevano portato un oggetto di potere e conoscenza: Al loro ritorno portarono quattro oggetti sacri, collegati al potere dei Quattro Elementi:
     
  • Da Falias, la Pietra del Destino che emetteva un grido se era percossa dal giusto re. Lia Fail, simbolo Terra;
  • Da Gorias, la lancia di Lugh che rendeva invincibile in battaglia chi la impugnava, simbolo Aria;
  • Da Murias, la spada di Nuada che non mancava mai la vittima, simbolo Fuoco;
  • Da Finias, il calderone di Dagda capace di sfamare un numero illimitato di persone senza svuotarsi mai, simbolo Acqua.
 
Le Quattro Città mitiche, sono associate ai punti Cardinali e ai quattro Elementi: Gorias a Est, Finias a Sud, Murias a Ovest, Falias a Nord, il cui simbolo è la Croce Celtica con il cerchio che è il simbolo non visibile del quinto Elemento.
 
Figura 3. La Croce Celtica
 
La Croce Celtica ha lo stesso significato della Svastica. È il Simbolo fondamentale della Causa Creatrice (Maschile verticale e Femminile orizzontale) che si applica alla geometria, all’aritmetica, all’astronomia, alla misura, alla riproduzione animale. Essa è anche considerata il simbolo tipico dei contrasti latenti nella materia passiva, e quindi anche il simbolo dei quattro elementi fondamentali.
 
La Svastica, è il simbolo più mistico e antico, anche se oggi è degradato quasi ovunque. È “l’originatore del Fuoco per Frizione”, il Pramantha, collegato a Prometeo. Il suo simbolo era impresso sul cuore di Buddha, e sul petto degli Iniziati dipartiti dopo la loro morte pertanto era chiamato “il Sigillo del Cuore”. È menzionato nel Ramayana con il massimo rispetto. È inciso su ogni roccia, tempio ed edificio preistorico dell’India La Croce, è il simbolo della Fratellanza fra le razze e fra gli esseri umani; giaceva sul petto dei cadaveri in Egitto, come oggi viene posta sul petto dei morti deceduti come Cristiani e, nella sua forma di svastica o croce uncinata. La Svastica è anche il simbolo dello Jainismo.
 
I simboli associati a questo popolo erano la croce celtica e i cigni, emblemi di Apollo Iperboreo, in relazione con l’Acqua e con il Fuoco. Apollo è nato su un’isola siderale chiamata Asteria, “l’isola della stella d’oro”, la “terra che galleggia in aria”, che corrisponde all’indù Hiranyapura d’oro, la città d’oro che galleggia nell’aria.
 
Nel Libro delle Conquiste, un antichissimo manoscritto irlandese, si narra che “in un giorno di maggio, dall’altra sponda del mare arrivò la stirpe dei Tuatha De Danaan”. Il racconto mitico afferma che i Tuatha De Danaan arrivarono in Irlanda dal cielo avvolti in una nebbia, vennero esseri brillanti di luce, in nubi di fumo e lampi. L’importanza mitica della nube[10] come simbolo di protezione divina è stata spiegata. I Figli di Ad, i Figli dell’Uno, sono anche chiamati i Figli della Nube di Fuoco, termine che sta a indicare gli Adepti.
 
L’antica Irlanda secondo le antiche leggende era abitata da Giganti, i cui nomi erano Fomori, Fir Bolg. Ai Fomori, basandosi su di un testo dell’XI secolo, sono attribuiti, corpo umano e testa di capra, mentre in un’altra versione hanno un solo occhio, un solo braccio, una sola gamba. Le manipolazioni degli scrittori medioevali hanno enfatizzato deformando le antiche saghe che descrivevano giganti, ciclopi, come i nordici Arimaspi del racconto di Eschilo. I Tuatha si scontrarono con i precedenti abitanti dell’isola, i terribili Fir Bolg: esseri giganteschi, ottimi guerrieri e dotati anch’essi di virtù magiche, avevano un solo occhio aperto e l’altro chiuso. Il periodo è quello antidiluviano[11], quando sulla terra vi erano i giganti e quanto vivevano le ultime popolazione atlantiane come gli Arimaspi. Situata sulle scogliere di Aran, Isole Inishmore, sull’oceano Atlantico, si trova il più celebre dei forti in pietra preistorici, Dun Aengus che si ritiene sia stata costruita dall’antica razza Fir Bolg.
 
Figura 4. Dun Aengus - Fortezza preistorica Fir Bolg
 
I Tuatha de Danaan, una sottorazza della Quinta Razza, provenivano dagli altopiani tra l’India e il Mar Caspio, con gli antichi Greci, hanno appreso le loro conoscenze o arti magiche, dagli Ari, di cui gli Indù rappresentano il ramo più antico. Basta osservare che l’irlandese antico è molto simile al sanscrito. Un altro punto che accumuna questi popoli alla Quinta Razza riguarda la famosa chiamata Lia Fail, “la pietra del destino”[12], ed emetteva la voce solo per dire il nome del re che bisognava scegliere. Dice Plinio:
In India e in Persia è la pietra (la persiana Otizoë) che i Magi dovevano consultare per l’elezione dei loro sovrani.”;[13]
 
Figura 5. Lia Fail La Pietra del Destino
 
E allora, perché le pietre dell’Irlanda, o quella di Brimham, nello Yorkshire, non avrebbero potuto servire allo stesso modo per divinazioni o comunicazioni oracolari? L’Atlantide con i suoi Giganti e le prime sottorazze della Quinta Razza avevano tutte avuto a che fare con questi betili, lithoi e pietre “magiche” in generale.
 
I simboli del masso contrassegnato come K52, ubicato esattamente di fronte all’entrata, sono stati interpretati come registrazioni astronomiche e cosmologiche. Spirali magnificamente incise ornano un enorme masso, lungo 3,2 metri e alto 1,6, situato davanti all’ingresso. Le spirali come il labirinto rappresentano il viaggio dell’anima dal regno della morte al regno della luce, il viaggio verso l’immortalità.
 
Figura 6. Simboli masso ingresso Newgrange
 
Il “Libro delle Conquiste” afferma che alcuni Tuatha De Danaan fossero arrivati a bordo di apparecchi volanti, come Re Bran, sceso da “un velivolo che non sfiorava mai l’acqua”, o come suo fratello Manannan che si spostava "su una barca senza remi e senza vela. Si parla di tempi in cui “gli uomini percuotendo lastre d'oro potevano volare leggeri nell'aria, trasportati dal suono”. Le antiche cronache parlano anche della Roth Ramrach, un’enorme ruota con mille giacigli in ognuno dei quali stava un uomo, e che poteva trasportare mille uomini per terra e per mare. A questo punto non è improbabile che le mitiche armi usate dai Tuatha De Danaan siano assimilabili a quelle narrate nel Mahabharata e in tutta la letteratura vedica. In epoca più recente, Alessandro Magno, nel 326 a.C. varcò l’Indo non riuscendo poi a passare il Gange e fu costretto a ritirarsi misteriosamente. Alessandro, in una lettera inviata ad Aristotele, parla di “nubi e vampe di fuoco che cadono dal cielo contro il suo esercito”.
 
Ctesia, storico e medico greco (IV secolo a.C.), autore di una “Storia Indiana”, lo storico Eliano (III secolo a.C.) e il filosofo Filostato (II secolo a.C.), affermano che gli eserciti Indiani erano in possesso di armi capaci di abbattere qualsiasi fortezza e avevano ordigni che bruciavano uomini e armamenti. La saga Celtica ci racconta dell’”occhio di Balor” e della lancia di luce chiamata “Gaebolg”. Nelle battaglie fra Tuatha e Fomori si fa uso di armi classificate “magiche”. Tra i Fomori troviamo Balor, un essere dotato di un solo occhio capace di lanciare strani lampi che abbattevano i nemici. Nella descrizione scopriamo che tale occhio si trovava sopra un grande elmo con un’apertura protetta da una “pesante palpebra”, che un servo apriva aiutandosi con un gancio. In pratica un proiettore di raggi mortali azionati da un bottone situato sullo stesso casco. Viene descritta una lancia chiamata Gaebolg che in pratica era un tubo dalla cui estremità scaturiva un raggio uccidendo l'avversario a qualunque distanza esso si trovava. Non mancava la sua mira e si allungava a volontà. I caschi erano ornati da carbonchi e cristalli e queste pietre generavano i raggi mortali. Questo ci porta a considerare l'uso di armi laser. Deduzione avvalorata da un aneddoto riportato nel racconto “Les fils de Tirenn”. Lug invia alcuni uomini a rubare la lancia di un re e, per evitare che non bruciasse il locale nel quale veniva riposta, una sua estremità era tenuta in un recipiente colmo di acqua. Precauzione che si adotta per particolari generatori di raggi laser. Dentro il recipiente vi era sicuramente un liquido refrigerante.[14]
 
I guerrieri del Mahabharata si avvalgono di armi di altissimo livello tecnologico: tanto per fare un esempio, ci sono Kamaruchi, una freccia intelligente che va dove vuole (come ad esempio i missili intelligenti in dotazione ora all'esercito), e Murchadhana, una specie di gas esilarante che immobilizza il nemico facendolo ridere! La guerra era combattuta a bordi di Vimana, carri infuocati che volano in cielo dotati di armi distruttive. I Vimana, come ci viene ancora detto nel Mahabharata, erano dotati di Agneyastra, missili di fuoco. I Vimana da guerra distrussero la triplice città (dalle porte d’oro): essa aveva tre sezioni che dovevano essere trapassate e distrutte contemporaneamente da un solo missile. Nel Mausala Parva si parla di un fulmine di ferro, per mezzo del quale due razze intere furono consumate e ridotte in cenere. Il re ordinò di ridurre il fulmine in polvere finissima e di gettarlo nel mare. Ma nonostante ciò la gente perdeva unghie e capelli. Si scatenarono terribili tempeste, il vasellame si spaccò senza nessuna ragione apparente, il cibo si guastava in poche ore, gli uccelli marini diventarono bianchi e le loro zampe divennero scarlatte e coperte di vesciche. Poi si parla di un’arma detta di Brahma o freccia di Indra, cui non potevano resistere neppure gli immortali. Le armi magiche che si dice siano state prodotte dalla Quarta Razza, gli Atlantidei.
 
I Tuatha de Danaan, intellettualmente progrediti nelle conoscenze delle leggi della Natura, molto belli a vedere, viso ovale, capelli scuri, occhi azzurri chiari, portarono in Irlanda una specie di Età dell’Oro come la tradizione giustamente racconta. Scendendo dagli altopiani asiatici, passando perle regioni che oggi sono note come Russia, Svezia, Norvegia, raggiunsero l’Irlanda. In seguito, giunsero dalla Spagna i Milesi dai capelli rossi, dall’aspetto rude, brutto a vedersi, più forti fisicamente, rispetto ai Tatua de Danaan, sconfiggendoli. I Milesi erano più pratici e materialisti, in possesso di conoscenze magiche assimilabili alle moderne conoscenze scientifiche: erano più forti nel campo materiale. I Tuatha sconfitti, secondo la leggenda si ritirarono in dimore sotterranee. Poiché gli Adepti, i Draghi, della Quinta Razza, vivevano in abitazioni sotterranee, possibilmente a forma piramidale o conica[15], il significato è che i pochi Tuatha che si ritirarono in dimore sotterranee, erano gli Adepti o uomini “Saggi” della loro razza.  
 
Quello che è impropriamente classificato come il più bel tumulo o tomba preistorica attribuita al primo re dei Tuatha de Danaan, si trova a Newgrange in Irlanda. Le rovine ciclopiche sono i resti dei Serpenti, le pietre di Carnac sono le pietre del Serpente, perché Carnac significa anche monte del Serpente. I Druidi si qualificavano come Figli del serpente. I Tumuli sono anch’essi opere dei figli del Serpente della Saggezza. Gli studiosi hanno scoperto che la forma originaria del tumulo era ovale, a simboleggiare l’Uovo Cosmico, l’uovo portatore di vita di cui il ventre materno era un’altra manifestazione[16].
 
Figura 7. Tumulo di Newgrange                                                                                                                                                                             
                      
       

      
                             
La tomba o meglio il santuario perché di questo si tratta, è un lungo corridoio di 18,95 metri che termina con tre stanzette contenenti tre vasche in pietra massiccia, formando così un motivo a croce. La camera più grande, quella centrale, ha un alto tetto a forma conica. Il tetto s’innalza a 6 metri in un punto che sovrasta le tre camerette. Le pietre che compongono l’alto tetto a modiglioni sono poste senza malta, perfettamente bilanciate e stabili. Molti lastroni e modiglioni del tetto sono decorati, talvolta sul lato nascosto superiore, all’interno si trova la più bella decorazione simbolica, una tripla spirale. A Newgrange, in totale le pietre scolpite nel luogo del tumulo sono oltre 700.
 
Il santuario, orientato verso sud-est, è illuminato dai raggi del sole nei giorni che precedono e seguono il solstizio d’inverno. Vi sono incise splendide decorazioni: cerchi, spirali, archi, figure serpentiformi, puntiformi, zigzag, losanghe, figure radiali o a stella e linee parallele. Fra queste, il motivo decorativo più ricorrente tra le pietre di Newgrange non è, come si potrebbe pensare la spirale, bensì il motivo a losanga e zigzag.

 
[1]L’Arghya era pure la Navis dei Misteri, un vaso di forma oblunga, a forma di falce lunare. Io dalle corna lunari è il simbolo del potere generativo della Luna.
[2] Daksha il Padre degli uomini pelosi, simbolicamente la Terza Razza. La Terza Generazione, quella che secondo Esiodo fu creata dai frassini e appare in Argo, la Terra Primordiale.
[3] È chiamato così, e incluso nella lista dei Danava nel Vayu Purana.
[4] H.P. Blavatsky, Antropogenesi.
[5] H.P. Blavatsky, Antropogenesi. I diversi significati della guerra in Cielo.
[6] I Naga sono i figli di Kashyapa e Kadru.
[7] Il rappresentante delle religioni nazionali e popolari exoteriche.
[8] http://www.vedanet.com  Origini vedica degli europei: i figli di Danu.
[9] L’insegnamento occulto conferma la tradizione popolare che asserisce l’esistenza di una Fontana di Vita nelle viscere della Terra e nel Polo Nord; è il sangue della Terra, la corrente elettromagnetica, che circola attraverso tutte le arterie, e che si dice sia immagazzinata nell’ “ombelico” della Terra. In Occultismo è un fatto sicuro che la terra, o isola, che incorona il Polo Nord come una calotta, è la sola che sopravvive durante l’intero ciclo delle razze. Tutti i continenti e le terre centrali emergeranno dal fondo del mare più volte, a turno, ma questa terra non cambierà mai. H. P. Blavatsky, Antropogenesi.
[10] La tradizione ebraica narra che: “Mosè salì sul monte e la nube coprì il monte. La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni”.
[11] Il Diluvio non è il cataclisma di 800.000 anni fa dovuto all’inversione dei Poli e alla rotazione dell’asse terrestre, ma è quello citato da Platone, 12.000 anni fa, il cataclisma che asciugò i mari del Gobi e del Sahara.
[12] Nota come pietra di Westminster.
[13] Plinio Hist. Nat., XXXVII, liv.
[14] EdicolaWeb Mauro Paoletti. Armamenti Moderni nell’antichità?
[15] Come la forma a punta dei cappelli delle sacerdotesse e dei sacerdoti maghi. La parola Mago, deriva da Magh, Mah, in Sanscrito Maha, che significa “grande”, un uomo ben versato nella conoscenza esoterica.
[16] Un famoso Tumulo, privo naturalmente di ossa o suppellettili, è quello del Gran Serpente, situato negli U.S.A., nell’Ohio, questo tumulo è lungo 405 metri ed ha una forma di un serpente che evidenzia sette spire con la bocca aperta come se stesse per inghiottire un Uovo.
 
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