Presentazione - Sapienza misterica

SAPIENZA MISTERICA
Sapienza Misterica
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PRESENTAZIONE
 
Rispetto alla prima stesura di Insegnamento Pitagorico Arithmòs, questo trattato è stata approfondita le parti riguardanti i numeri della Decade compreso lo Zero sia metafisico, sia aritmetico; la progressione dei numeri. Sono stati aggiunti i capitoli riguardanti  studio della Bilancia Pitagorica, e lo studio sul doppio lambda pitagorico di cui si conosce solo quello dell’armonica di Von Thimus. Apparentemente rimossi, in realtà solo trasferiti, in pubblicazioni separate e maggiormente approfondite: l’analisi approfondita dei numeri al di fuori della Decade, il Pitagorismo Gnostico e Taoismo Pitagorico.
 
Gli insegnamenti di Pitagora, come quelli di altri grandi Maestri, non scrisse nulla e la sua Scuola di pensiero era di tipo iniziatico, con giuramento di segretezza sui temi trattati, diffusi e tramandati solo oralmente. Tutto ciò che sappiamo sulla sua vita e i suoi insegnamenti ci è pervenuto grazie a tarde testimonianze, redatte anche a distanza di secoli. Poiché Pitagora come tutti i grandi Maestri non scrisse nulla, è necessario riabilitare il pensiero dei Pitagorici e Neopitagorici, unici veri interpreti del pensiero di Pitagora. Gli storici della filosofia pretendono di attribuire al Pitagorismo teorie ingenue, assurde in funzione di stravaganti e insostenibili interpretazioni, le cui cavillose forzature sconcertano i seri ricercatori. Attraverso le opere di Aristotile, ci sono giunti contenuti filosofici di grande spessore, e tracce di un’Antica Sapienza, i cui contenuti sono spesso mescolati ad altri, molto meno rilevanti se non controproducenti, frutto dei personalismi di Aristotele e dei suoi eccessi polemici, sia nei confronti dei Pitagorici alludendo a possibili divergenze tra i Pitagorici, e sia nei confronti dell’Accademia di Platone. In particolare, presentando la filosofia pitagorica, Aristotele ripiega volentieri su superficiali schematizzazioni, che finiscono spesso per ridicolizzare tale pensiero. Nel suo celebre scritto Metafisica[1] polemizza nuovamente i Pitagorici, poiché:
 
Quei filosofi non ci hanno neppure precisato in che modo i numeri siano cause delle sostanze e dell'essere.
 
Continuando nelle sue polemiche, se la prende con Eurito, discepolo di Filolao, che:
 
… cercando di stabilire quale numero appartenesse a ciascuna cosa, ossia, ad esempio, questo numero all'uomo, quest'altro al cavallo, disponeva i suoi sassolini in modo da ottenere le figure degli animali e delle piante ...
 
La storia aristotelica attribuita a Eurito che utilizzava i sassolini per ricostruire le figure naturali ha avuto un successo in un’età spiritualmente impoverita da essere presa sul serio da noti storici della filosofia, che l’hanno prescelta per esporre la dottrina pitagorica dei Numeri. Il concetto di Numero, elemento base della dottrina di Pitagora, per il quale il Numero non è solo un’Entità aritmetica quantitativa, ma anche un Principio metafisico qualitativo, è una fase armonica e inducente armonia, regolando come legge assoluta l’universo e quanto in esso accade. Il numero è l’essenza di tutte le cose, la legge universale che tutto armonizza e governa. L’Insegnamento Pitagorico trova notevoli connessioni con quello tradizionale cinese, non solo il famoso teorema di Pitagora era già noto in Cina almeno mille anni prima della nascita del filosofo, ma anche sul significato dei numeri Pari, Yin, e dei numeri Dispari, Yang. Sarebbe corretto veder Pitagora come l’erede di un antico insegnamento, perché la maggior parte della sua vita è stata spesa in viaggi, per apprendere la sapienza del mondo antico, dall’Egitto all’India.
 
Le scienze dell’Aritmetica, dell’Astronomia, della Geometria e della Musica, erano ritenute le quattro divisioni della Matematica. L’Aritmetica è la scienza dei Numeri Immobili, l’Armonica (o Musica) dei numeri in movimento; la Geometria è scienza delle figure immobili, l’Astronomia delle figure in movimento. Pitagora identificò nella Matematica la disciplina in grado di dare un ordine all’apparente Caos del mondo. L’Insegnamento della Matematica per Pitagora, come poi per Platone, era intesa come una preparazione, un avviamento per usare la vista interiore rivolgendola, dalla contemplazione delle cose naturali e mutevoli a ciò che realmente esiste, sempre uguale a se stesso. Giovanni Filopono fu ad Alessandria d’Egitto, discepolo, assieme a Simplicio, del Maestro Ammonio, nell’Introduzione Aritmetica[2] di Nicòmaco[3] chiarifica il significato e il valore che all’interno della filosofia platonica ha lo studio delle scienze matematiche. Lo studio della matematica è una strada obbligata che deve percorrere chiunque desideri giungere alla vera filosofia, ossia a quella conoscenza piena della vera realtà che è fonte e coronamento della felicità dell’anima nella sua parte più nobile. Non si può tuttavia giungere alle idee direttamente, bisogna, infatti, percorrere gradualmente la strada che conduce a esse, innalzarsi a esse a partire dalle realtà fenomeniche attraverso un termine medio: le matematiche.
 
Proclo rammentava che i numeri svelavano gli Dèi e i Pitagorici presentavano il calcolo come iniziazione alla teologia. Quest’opera non vuole minimamente essere esaustiva sull’aspetto matematico dell’Insegnamento di Pitagora, ma intende far luce e confutare le errate interpretazioni sulle scarse conoscenze dei Pitagorici. Si è molto favoleggiato sulla crisi dei Pitagorici con la scoperta dei numeri irrazionali e della non conoscenza dello Zero, entrambi appartenevano all’Insegnamento Misterico ed erano conosciuti e utilizzati dalle Scuole Misteriche di Oriente e Occidente, ma ai fini dell’addestramento del discepolo che deve fare un viaggio verso la Dimora Spirituale, viaggio opposto a quello originario della Caduta nella differenziazione, di cui gli irrazionali, il caos, sono il segreto motore.
 
L’opera che tratta l’Insegnamento o la Sapienza Pitagorica è così suddivisa:
 
·    Arithmòs, tratta dei Numeri della teologia aritmetica. Rithmòs significa sia ritmo e sia movimento, arithmòs all’opposto significa mancanza di movimento staticità: l’Aritmetica è la scienza dei numeri immobili. Arithmòs è una presenza costante nei dialoghi di Platone. Il trattatoè suddiviso in tre parti:
  1. Arithmòs I, nella prima parte tratta del mondo dell'Esseità, dei numeri da Uno a Dieci, nella seconda parte tratta della progressione dei numeri nelle forme differenziate.
  2. Arithmòs II,  tratta dei Numeri misterici generati dalla Decade da 11 a  311.040.000.000.000.   
  3. Arithmòs III Nume Numen Omen descrive il metodo di esegesi mistica per mezzo di lettere numeri sviluppano dai Pitagorici Gnostici quali Valentino e Marco. Tratta l’Aritmomanzia, un’applicazione al mondo umano della teologia.
·   La seconda parte Armonia, tratta della Scienza dei rapporti armonici e della Musica delle Sfere. L’Armonica (o musica) è la scienza dei numeri in movimento.
·   La terza parte tratta della Geometria Pitagorica la scienza delle figure immobili, che negli scritti di Platone e in particolar modo nel Timeo trovano la loro massima espressione ed è diviso in quattro parti:
  1. Geometria Pitagorica I  tratta dei Poligoni regolari.
  2. Geometria Pitagorica II  tratta degli Irrazionali geometrici.
  3. Geometria Pitagorica III Poliedri  tratta dei Poliedri Platonici.
  4. Geometria Pitagorica IV Poliedri  tratta dei Poliedri Archimedei.
L’astronomia, la scienza delle figure in movimento, è trattata in questo studio in minima parte nel volume Armonia.
 
In greco antico la parola “numero” si diceva arithmòs, cioè la cosa che non ha ritmo, che in sé non cambia, ma sta ferma nella sua pienezza. È da questo concetto che è possibile arrivare alla “verità”, che in greco era aletheia, cioè ciò che si svela, ma si svela come? Come ciò che sorge, che si dischiude, che emerge da tutto quello che vi è intorno e sta ferma. La verità e il numero hanno quindi in comune il fatto di non essere mutevoli, di non divenire altro da ciò che sono.
 
Per i Pitagorici gli oggetti dell’intelletto sono immobili (intellegibili) quelli della ragione in movimento (intellettuali): l’intelletto, infatti, è un’attività intuitiva, la ragione un’attività discorsiva. Il Neopitagorico Nicòmaco di Gerasa affermava che l’Aritmetica ha il ruolo madre di tutte le scienze matematiche. Nicòmaco si presenta, quindi, come un aritmologo e si colloca in una tradizione che affonda le sue radici nel pitagorismo di Filolao di Crotone e di Archita di Taranto e che vide fiorire un certo numero di trattati di aritmologia o, come anche si dice, di teologia dei numeri. Nei Theologoumena arithmeticae Nicòmaco esalta le virtù dei numeri e ne pone in evidenza la natura divina. Oggetto di trattazione dei Theologoumena è il numero divino, il quale si presenta in forma decadica, nel senso che i primi dieci numeri hanno proprietà particolari e si identificano con gli dei, mentre i numeri successivi al 10 sono semplicemente delle ripetizioni. I numeri divini influenzano la realtà attraverso le loro proprietà, poiché essi recano le proprie qualità alle cose sulle quali agiscono.
 
I Pitagorici insegnavano le relazioni e i legami tra gli Dèi e i numeri, in una scienza chiamata Aritmomanzia[4]. L’Anima è un numero, dicevano, che muove da se stesso e contiene il numero 4; e l’uomo fisico e spirituale è il numero 3, poiché il ternario rappresentava per loro non solo la superficie, ma anche il principio della formazione del corpo fisico[5].
 
L’ISTRUTTORE
 
Pitagora era chiamato anche Pitio e Apollineo; Pitio corrisponde all’antico nome di Delfi, mentre l’attributo apollineo indica esplicitamente la relazione con il culto di Apollo. Si dice che la nascita di Pitagora era stata prevista proprio dalla Pitia (Pythia) di Delfi. Apollo secondo il mito uccise Pitone e a causa della sua impresa si guadagnò l’appellativo Pitio. Inoltre vi erano i famosi Giochi Pitici che si celebravano ogni tre anni nella pianura presso Delfi, che consistevano in una gara musicale, cui si aggiunsero col tempo anche gare ginniche ed equestri, e che prevedevano come premio per il vincitore una corona di alloro. I candidati alla suprema Iniziazione venivano incoronati con l’alloro. Nei vari miti l’Eroe uccide il Serpente e ne indossa la pelle e diventa anch’egli un Serpente, un Naga secondo la filosofia Indù. Il significato interiore è che l’Avversario, il Serpente non è altro che il nostro sé personale che soffoca imprigiona nelle sue spire il Sé Divino. L’Uomo Interiore, nascosto e sommerso dall’Uomo Esteriore deve diventare l’Uccisore del Drago. In questa guerra fra la Divinità e il Titano che si svolge in noi, siamo in lotta con noi stessi. Il Drago, il Pitone non sarà mai distrutto, ma solo domato ecco perché l’Eroe ne assume il nome. Gli Ierofanti dell’Egitto e di Babilonia chiamavano se stessi “Figli del Dio-Serpente” e “Figli del Dragone”. “Io sono un Serpente, io sono un Druido”, diceva il Druido delle Regioni Britanniche, perché il Serpente e il Dragone erano entrambi personificazioni della Saggezza, dell'Immortalità e della Rinascita. Come il serpente getta la sua vecchia pelle solo per riapparire in una nuova, così l’Ego immortale abbandona una personalità per assumerne un'altra. Pitio, Naga, Drago è il nome degli Istruttori. Pitagora è una forma di Pitio, un nome per indicare un  Realizzato, che ha il titolo e i poteri per diventare un Istruttore.
 
No, io lo giuro per Colui che ha trasmesso alla nostra anima la Tetractis nella quale si trovano la sorgente la radice dell’eterna natura. (Detti Aurei)[6]
 
Nel VI sec. a.C., quando la Grecia in mano ai tiranni, ai sofisti ed ai retori, era giunta a negare l’esistenza di Orfeo abbandonandosi alla violenza, all’ignoranza e alla brutalità, s’incarnò sulla terra in un grande Istruttore. Dove e quando nacque Pitagora, la tradizione non lo definisce in modo certo. Chi lo vuole nato a Samo, chi a Lemno, chi a Filunte, chi a Metaponto, chi in Etruria, chi a Tiro. Anche la data della sua nascita è molto incerta: gli storici la situano verso il 570 a.C. La Pizia di Delfi aveva predetto ai suoi genitori: “Avrete un figlio che sarà utile agli uomini di tutti i tempi”.
 
Il vecchio Talete consigliò al giovane Pitagora di andare a istruirsi presso i popoli di più antica civiltà: s’incontrò con i Magi persiani, i Gimnosofisti indiani, i Bramani indiani, i Traci. Studiò le scienze esoteriche con i Brahmani dell’India, secondo alcuni, sotto il nome di Yavanacharya (Istruttore Ionico)[7] e ricevette il nome di titolo di Pytha Guru. Pitagora, chiamato Pitio e Apollineo, non sarebbe un nome, ma un titolo quello di Istruttore. Pitagora andò a studiare a Menfi, in Egitto, i sacerdoti egiziani dopo averlo provato, lo accolsero come uno di loro e gli aprirono i Misteri della loro scienza; fu così che egli imparò l’egiziano, la geometria, i pesi, le misure, il calcolo, le qualità dei minerali.
 
Fu nel grande santuario tebano che Pitagora, al suo arrivo dall’India, studiò la Scienza Occulta dei numeri. Fu a Memphis che Orfeo volgarizzò la troppo astrusa metafisica indiana a uso della Magna Grecia; e da qui Talete e, secoli dopo, Democrito, appresero tutto quello che sapevano[8].
 
Pitagora rimase in Egitto per ben 22 anni, quando l’Egitto fu invaso dal despota Cambise, fu fatto prigioniero e deportato in Babilonia. Lì venne in contatto con la religione degli antichi caldei dei maghi eredi di Zoroastro, approfondì per dodici anni l’astronomia appresa in Egitto. Giamblico ci informa che Pitagora: “Fu iniziato in tutti i Misteri di Biblo e Tiro, nelle sacre operazioni dei siriani, e nei Misteri dei fenici”[9].
 
Pitagora attinse molto dalle culture indiane legate al Brahmanesimo e ai Veda e a quelle di Zoroastro e fu faro per il mondo, simbolo di sintesi ideale tra le anime opposte dell’est e dell’ovest. Fu lui a definire la parola “filosofo”, composta di due termini che significano “amante di Sophia, la Sapienza”.
Figura 1. Pitagora

Aulo Gellio scrittore e giurista romano del II secolo, nelle Notti Attiche, ci spiega quale fu il metodo e l’ordine dell’insegnamento seguito da Pitagora. Alla Scuola Pitagorica, erano ammessi solo quelli che superavano un esame e un giudizio preliminare. Per essere ammessi a questa Scuola, i novizi dovevano sostenere delle prove, fra queste non era ammessa la lotta a corpo a corpo perché Pitagora affermava che era pericoloso sviluppare l’orgoglio e l’odio con la forza e l’agilità: “L’odio ci rende inferiori a qualsiasi avversario”. Pitagora osservava i suoi allievi e li studiava anche fisicamente, secondo Origine Pitagora fu l’inventore della fisiognomica. L’esito era dato dopo almeno tre anni; gli aspiranti, una volta ammessi, erano considerati Acusmatici, dovevano rispettare il silenzio per almeno cinque anni, mettere in comune i loro beni materiali. Agli Acusmatici era permesso solo ripetere i detti di Pitagora, senza mai aggiungere nulla di proprio osservare un assoluto silenzio, non interrompere mai, non esprimere la loro opinione perché non comprendendo ancora l’origine e il fine delle cose avrebbero ridotto la dialettica a sterile polemica o sofismo. Superato questo periodo, diventavano Matematici, detti anche “esoterici”, ascoltavano Pitagora all’interno della tenda, con il quale potevano dialogare, e potevano vederlo di persona. A loro era imposto l’obbligo del segreto. Gli affiliati alla Scuola dovevano sentirsi realmente dei Fratelli, dei veri Amici, tra i quali tutto è in comune e che dovevano soccorrersi l’un l’altro in ogni contingenza. L’amicizia era un valore fondamentale: “L’amico è un altro te stesso”. Le energie individuali erano risvegliate, la morale diventava viva e poetica, la regola accettata con amore cessava di essere una costrizione e diventava l’affermazione di un’individualità libera. L’insegnamento morale preparava a quello filosofico. Essi si riconoscevano mostrando la stella a cinque punte.
 
I suoi allievi si dividevano nel primo stadio in Acusmatici (ascoltatori) e Matematici (con facoltà di dialogo), alla sua morte si divisero in due fazioni. Secondo Eudemo, fu Pitagora a coniare il termine “matematica” letteralmente: ciò che si impara. L’anonimo Foziano riferisce che matematici erano detti gli appartenenti alla scuola di Crotone che si dedicavano alla geometria e all’astronomia, e venivano distinti dai sebastici, dediti alla contemplazione religiosa, e dai politici, studiosi delle cose umane.
 
Riguardo all’aspetto politico, la Scuola Pitagorica riteneva che il governo dovesse essere delegato a coloro che erano stati preparati con un lungo e arduo tirocinio. Scrive a tal proposito S. Agostino[10]: “Io non cesso di ammirare, di lodare, in Pitagora una cosa notevole e che tuttavia mi era sfuggita interamente; ed è che egli non dava ai suoi discepoli l’ultima regola del governo della repubblica, se non quando erano già dotti, perfetti, sapienti, beati. Egli vedeva nella pratica del governo tante tempeste che non voleva esporvi che un uomo armato di una saggezza tale da permettergli di evitare ogni scoglio e che nel caso che tutto gli venisse meno fosse in grado di stare contro ogni mareggiare, egli stesso come uno scoglio”.
 
Un aspetto che apparve in un certo senso rivoluzionario per la Grecia fu la partecipazione delle donne alla Scuola. La donna veniva elevata al rango di compagna dell’uomo e non sottomessa: le sole donne veramente sapienti nell’antichità furono pitagoriche. La morte tragica di Ipazia, vittima della folla succube di un vescovo cristiano, simboleggia la scomparsa di quell’elevato tipo di donna, per dare spazio alla donna cristiana, che non viene chiamata a dare un concreto contributo alla vita intellettuale e politica, come invece si sforzava di fare la Scuola Pitagorica.
 
Fu proprio tale azione nel sociale, tale visione politica, che portò verso gli avvenimenti che costrinsero alla chiusura della Scuola Italica. Passati i primi entusiasmi, questa estesa azione nella società non poteva che generare del malcontento.  Si manifestarono rancori e odi soprattutto tra coloro che erano stati espulsi dalla Scuola, perché non in grado di sostenere il duro lavoro di educazione. Se la plebaglia sollevata contro Pitagora avesse compreso ciò che il misterioso Saggio di Crotone intendeva, dicendo di ricordarsi di essere stato il “Figlio di Mercurio” — Dio della Saggezza Segreta — egli non sarebbe stato costretto a fuggire per salvare la vita. Le persecuzioni si conclusero con l’eccidio di Crotone[11], dove furono arsi vivi i quaranta discepoli presenti; si salvarono, perché assenti, Filolao e Lisida che si recarono a Tebe e Archippo che andò a Taranto, dove riorganizzò la scuola pitagorica, dalla quale emerse Archita.
 
Secondo alcune fonti anche Pitagora perì nell’eccidio, secondo altre, ai primi contrasti egli si allontanò da Crotone, trasferendosi a Metaponto, dove sembra essere morto nel 490 a.C. In questa città fu così amato che della sua casa venne fatto un tempio a Demetra. Fino allora la dottrina di Pitagora era praticamente esente dalle interpretazioni personali dei discepoli erano ancora rare, valendo solo l’autorità del Maestro. I discepoli sopravvissuti diedero origine a scuole iniziatiche. I discepoli di Pitagora in seguito alla sua morte diedero vita a nuove comunità: le più celebri furono quella di Tebe, fondata da Filolao, e quella di Taranto, fondata da Archippo.
 
Le antiche testimonianze si hanno negli scritti di Filolao, Platone, Aristotele, Timeo di Tauromenia. Filolao fu con Archita di Taranto, uno dei più eminenti pitagorici nei tempi vicini a Pitagora. I primi testi riguardanti l’insegnamento di Pitagora sono dovuti a Filolao che, scrisse su di essa, solo per quella parte non connessa ai Misteri. Aulo Gellio ci informa che Platone comprò da Filolao tre testi che riguardavano l’insegnamento di Pitagora, e un testo di commento. Platone, risentì fortemente l’influenza del pitagorismo, tanto che possiamo consideralo un Pitagorico, anche se non appartenne propriamente alla Scuola[12]. Timeo a cui Platone dedicò un suo libro, fu uno storico del Pitagorismo, che influenzò fortemente il pensiero di Platone. Platone, il quale, avendo pienamente abbracciato le idee che Pitagora aveva portato dall’India, le rielaborò e le pubblicò in una forma più intelligibile di quella del misterioso sistema numerico originale del Saggio di Samo. Meno antichi sono i biografi di Pitagora cioè Giamblico, Porfirio e Diogene Laerzio che furono Neopitagorici della nostra era, e gli scrittori matematici Theone da Smirne[13] e Nicòmaco di Gerasa i cui scritti costituiscono la fonte che ci ha trasmesso l’aritmetica pitagorica. Molte notizie si debbono a Plutarco, anch’egli un Neopitagorico. Pitagora fu anche il primo ad insegnare il sistema eliocentrico.
 
La saggezza di Pitagora rappresenta l’Antica Saggezza. Ogni grande Maestro rappresenta la saggezza e mai si proclama possessore di essa. Nessuno che conosce il valore della saggezza la possederà come propria o la rappresenterà come la propria saggezza, non uno dei Maestri o degli Istruttori la rivendica come propria. Quando Krishna insegnava, molto spesso si riferiva agli Antichi e alla Saggezza insegnata da loro. Allo stesso modo, quando Gautama il Buddha insegnava, diceva: “Così dissero i Buddha dei tempi antichi”. Apollonio di Tiana vissuto nel I sec. d.C., grande filosofo Neopitagorico, scrivendo a Eufrate[14], dice:
 
Qualora tu incontrassi un filosofo pitagorico, ti dirò cosa e quanto otterrai: la scienza delle leggi, la geometria, l'astronomia, l'aritmetica, l'armonica, la musica, la medicina, tutta la divina arte della divinazione, ogni cosa bella, la sublimità dell'animo, la gravità, la magnificenza, la costanza, lo spirito religioso, la conoscenza non l'opinione riguardo agli dei, la cognizione dei dèmoni, non una conoscenza approssimativa, l'amore di entrambi (dei e dèmoni), la tranquillità dell'animo, la tenacia, la semplicità, la moderazione nei beni necessari, nel sentire e nel fare, la facilità del respiro, un buon colorito, la salute, la felicità e l’immortalità.
  
La sua importanza fu grande e la sua cosmogonia è contenuta nel “Timeo” di Platone. Nello stesso periodo e in diversi punti della terra grandi riformatori diffondevano dottrine analoghe. Lao-Tse, in Cina, continuava l’esoterismo di Fo-Hi, in India Sakyamuni, l’ultimo Buddha, predicava sulle rive del Gange. In alcuni periodi una stessa corrente spirituale passa attraverso tutta l'umanità. Pitagora viaggiò attraverso tutto il mondo antico, prima di dire la sua parola alla Grecia. Visitò l'Africa e l’Asia, per soggiornare lungamente a Menfi e Babilonia, studiò la loro politica e il loro rito iniziatico.
Pitagora si presenta non tanto quanto un filosofo greco, quanto un Istruttore che raccoglie in sé il sapere dell’intero genere umano della sua epoca e lo fa proprio.  
 
[1] Aristotile, Metafisica cfr. XIV 5. 1092 b.
[2] L’Introduzione all'aritmetica, opera conosciutissima nell’antichità, è un manuale per l’apprendimento delle nozioni basilari della matematica scritto in una forma concisa, semplice, adatta a tutti coloro che intendevano apprendere le regole elementari della matematica pitagorica; in essa Nicòmaco si occupa dei numeri, specie del significato dei numeri primi e dei numeri perfetti, convinto che l’aritmetica sia all’origine di tutte le altre discipline matematiche, come la geometria, la musica e l’astronomia. Il libro ebbe numerose traduzioni e commenti: in latino di Apuleio di Madaura e di Boezio, in arabo da parte di Tâbit ibn Qoran; commentari ad opera di Giamblico, di Asclepio di Tralle, di Filopono, di Soterico; influenze su autori più tardi, come Cassiodoro e Michele Psello.
[3] L’esistenza di un commentario di Proclo a Nicòmaco sarebbe avvalorata dal sogno nel quale Proclo s’identificava con Nicòmaco (una sua reincarnazione), di cui ci riferisce Marino di Neapoli, Vita di Proclo, cap. 28. L’identificazione con Proclo dell’autore originario del commentario a Nicomaco è stata ripresa e avvalorata da Delatte nel 1940.
[4] Ormai degradata a pratica divinatoria riguardante le vicende del sé personale.
[5] Così gli animali sono solamente Ternari.
[6] I famosi Detti Aurei o Versi Aurei sono la compilazione di materiale arcaico di un anonimo Neopitagorico del II o IV secolo della nostra era.
[7] Insegnò la reincarnazione così com'era professata in India. Aristotele ci racconta della metempsicosi, solo per contraddirla. Pitagora insegnava certamente la trasmigrazione delle anime, Il suo pensiero, era ispirato all’orfismo.
[8] H. P. Blavatsky, Dottrina Segreta III sez XXIV.
[9] Vita Pitagorica, p. 139. Edizione BUR Rizzoli. “Poiché Pitagora,” egli aggiunge, “trascorse ventidue anni negli adyta dei templi d’Egitto, associati con i Magi di Babilonia, e venne da essi istruito alla loro venerabile conoscenza, non è per niente sorprendente che fosse abile in Magia o Teurgia, e, di conseguenza, in grado di compiere cose che superano il semplice potere umano, e che al volgo sembrano assolutamente incredibili” (p. 298).
[10] S. Agostino, De Ordine, II, cap. 20.
[11] A Crotone, nella Magna Grecia, Pitagora, fondò una Scuola alla quale ben presto aderirono tutti i migliori intelletti dei centri civilizzati. Si trattava di una comunità con fini etico - religiosi, senza scopi politici, con tendenze aristocratiche che suscitò la reazione del partito democratico. Si manifestarono rancori e odi soprattutto tra coloro che erano stati espulsi dalla Scuola, perché non in grado di sostenere il duro lavoro di educazione. Tra questi Chilone di Crotone si mise a capo di un partito anti pitagorico. La scuola di Crotone fu incendiata e distrutta nel corso di una sommossa popolare organizzata dal partito democratico, contrario al filosofo e al suo pensiero aristocratico. L’attacco di Chilone fu il segnale di una persecuzione dei Pitagorici in tutte le colonie greche.
[12] Si racconta che il fisico Heisenberg nel riflettere sulle pagine del Timeo di Platone sia, poi, arrivato al “principio d’indeterminazione”.
[13] Theone di Smirne (70 circa – 135 circa) filosofo e matematico, profondamente influenzato dalla scuola pitagorica. Scrisse diversi commentari su lavori di matematici e filosofi, tra cui tre sulla filosofia di Platone: due di essi sono andati persi; il terzo, Matematica utile per comprendere Platone, è un compendio d’informazioni matematiche necessarie per comprendere le opere di Platone.
[14] Probabilmente Eufrate di Tiro, filosofo stoico, vissuto a Roma e in Siria.
Sapienza Misterica
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