San Galgano e la spada nella roccia - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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San Galgano e la spada nella roccia

Templari in Italia
Il 21 dicembre del 1180, il cavaliere Galgano raggiunse su una piccola collina chiamata Monte Siepi, presa la sua spada, la piantò nella roccia del terreno, fendendola come fosse burro. Il culto di San Galgano si diffuse rapidamente, specialmente nell’ambiente cavalleresco. Era un culto che parlava di cavalleria in cui accanto a Galgano vi era un coprotagonista, San Michele Arcangelo, spesso rappresentato con la spada sguainata. La prima comunità monastica cistercense che s’insediò su Montesiepi risale agli anni 1181-1184, proveniente dall’abbazia di Casamari divenne in breve il gestore della figura pubblica di Galgano. I Cistercensi hanno confezionato una storia che lega Galgano, la spada nella roccia, e l’Arcangelo Michele a Montesiepi? Galgano sogna la Beata Vergine proprio come vorrebbe San Bernardo. Tutto il XII secolo é contrassegnato dall’affermazione del culto della Vergine e é stato proprio Bernardo a promuoverne lo sviluppo. Galgano sogna Michele Arcangelo il patrono dei Templari, Cistercensi e Templari erano strettamente affiancati. Galgano era già cistercense senza saperlo, oppure i Cistercensi hanno piegato alle loro esigenze il mito e il culto di Galgano.
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GALGANO GUIDOTTI E SAN MICHELE
 
A metà strada fra Siena e Grosseto, incuneata in una zona selvosa, ai piedi delle colline Metallifere, circondata dalle alture di Monticiano, di Chiusdino, di Montieri, si trova la valle del Merse, l’abbazia gotica di San Galgano, ora col cielo per tetto e il prato verde per pavimento. Poco distante sul colle Montesiepi si erge la rotonda in cui è custodita una spada nella roccia.
 
Iniziamo col conoscere i particolari della leggenda del Cavaliere e poi Santo Galgano. Storicamente dovrebbe essere Galgano Guidotti, rampollo di nobile famiglia salica, nato nel 1148 a Chiusdino. La cavalleria lo affascina al punto che, dopo una prima visione di San Michele, decide di diventare egli stesso un cavaliere, e la sua vita è segnata da un comportamento libertino e dissoluto. I suoi genitori avevano per lungo tempo atteso l’arrivo di un figlio, tanto da recarsi in pellegrinaggio verso la Basilica di San Michele sul Monte Gargano, in Puglia, ma si abbandonano allo sconforto davanti a tale comportamento. Dopo una giovinezza di sregolatezze fu investito Cavaliere per diventare Crociato, alla classica svolta dei trent’anni è segnato dal duplice sogno fatale. Nella prima visione sognò l’Arcangelo San Michele, che lo sprona a indossare la cintola e la spada da cavaliere. Nella seconda, più tarda di anni, lo stesso San Michele guida il giovane in un vero viaggio iniziatico: c’è da superare il ponte pericoloso sopra abissi di acque mulinanti, c’è il prato delle delizie e più oltre la caverna da attraversare e, infine, ecco apparire il mistico edificio rotondo, in cui i Dodici Apostoli mostrano a Galgano il libro di tutte le Sapienze e di poi la Luce abbagliante del divino. I Dodici dissero a Galgano di costruire esattamente in quel luogo una chiesa. Il Graal per Galgano era il Libro Sapienza degli Apostoli che però lui non sa leggere, ma pone delle domande.
 
Figura 1. Galgano Guidotti
 
Passarono circa due anni; il 21 dicembre del 1180, Galgano era in viaggio quando improvvisamente il suo destriero s’impuntò, rifiutandosi di proseguire la strada. Il Cavaliere allora si rammentò della visione, e pregò intensamente Dio di mostrargli la via per raggiungere il luogo che aveva sognato: il cavallo si mosse e raggiunse una piccola collina chiamata Monte Siepi, dove si fermò. Qui Galgano, presa la sua spada, la piantò nella roccia del terreno, fendendola come fosse burro «la quale insino al dì d’oggi così è ne la pietra fitta», commenta un testo trecentesco della leggenda. La spada, rimasta fuori solo con un pezzo di lama e l’elsa, aveva la perfetta forma di una croce benedetta.
 
Galgano pianta la spada al centro della “casa rotonda” che l’Arcangelo Michele gli aveva ordinato di costruire, un ponte tra la Terra e il Cielo. La dura roccia si comporta come morbida cera: Galgano comincia una nuova vita, con altri cavalieri che, come lui, hanno abbracciato la Militia Christi. Galgano portava un nome predestinato, quasi identico a quello di Galvano, nipote e cavaliere prediletto di Artù.
 
Fu solo dopo questi due sogni che Galgano, cambiati i panni del cavaliere in quelli del Cavaliere di Cristo, si fece eremita, vinse gli assalti del demonio (l’avversario), si stabilì tra le selve di Montesiepi vivendo di fede e di erbe selvatiche. Così Galgano svestì l’armatura, lasciò la sua famiglia, abbandonò la fidanzata Polissena, rinunciò alle ricchezze e ai privilegi della sua casta e, tra lo scherno dei colleghi, vestito di sacco andò a vivere in una piccola capanna circolare che costruì attorno alla sua spada, e lì rimase in completo eremitaggio sino a quando morì, a 33 anni. Galgano ripete in scala minore così nel 1181, gli anni cruciali di Gesù Cristo, illuminazione a 30 anni, morte a 33 anni, e dodici Apostoli di Gesù che naturalmente appaiono sono in visione.
 
Michele è l’Angelo della Faccia, il “quis ut Deus” (che è come Dio). È una figura gerarchicamente superiore a quella dell’angelo, che ne assume il ruolo di comandante (la parola deriva dal greco ed è composta dai termini àrchein, comandare. L’Arcangelo Michele è il rappresentante sulla terra del Dio Celato degli Ebrei; ossia è la sua “Presenza” che, si dice, abbia preceduto gli Ebrei nell’Esodo, sotto l’aspetto di una “Colonna di Fuoco”, “Il mio volto andrà con te” davanti agli israeliti, dice Dio a Mosè (Esodo, XXXIII, 14). Per gli Ebrei Mikael Michele מינאל è l’Angelo della Faccia è “che è come Dio”. L’Angelo Michele è Uno con Dio del volto del Signore, ossia il suo Doppio per gli scopi terrestri rappresenta la Divinità nelle sue visite alla terra. I cattolici romani identificano Cristo con Michele, che è anche misticamente il suo “volto”.
 
Morto nel dicembre 1181, dopo un anno di vita eremitica condotta con pochi compagni, dopo solo quattro anni Galgano fu dichiarato Santo da Papa Lucio III nel 1185, con un’insolita rapidità che si può spiegare solo con la venerazione che gli Imperatori, prima Federico I, e poi Federico II, avevano per lui, o forse perché era Santo, Cavaliere e ghibellino, summa delle qualità spirituali del Medioevo laico. Eppure, San Galgano non fu, in quegli anni, un santo molto venerato. Per quale motivo fu ignorato dai fedeli del medioevo? La Rotonda è piccola come dimensioni, non certo adatta a un luogo di culto popolare, ma adatta a un culto misterico di élite: quello dei Cavalieri. Le antiche cronache agiografiche narrano che, quando S. Galgano era ancora in vita, ma allontanatosi dalla sua capanna per visitare il Papa a Roma, tre uomini tentarono di estrarre la spada e - così dice la profetica leggenda - la spezzarono in tre parti. Al ritorno, Galgano la riparò miracolosamente, perché se rinunciò per sempre ad essa? Narra la leggenda che i tre invidiosi furono crudelmente puniti: uno colpito da un fulmine, il secondo annegato in un fiume, il terzo attaccato dai lupi che gli dilaniarono le braccia. Questi resti, che erano considerate false “pie reliquie” di epoca posteriore, esibite per l’edificazione morale dei fedeli, sono state datate al carbonio-14 e, sorprendentemente, risultano risalire al XII secolo, contemporanei quindi agli anni in cui visse il Santo.
 
L’insistenza nel racconto con cui si ricorre al simbolismo numerico, non è casuale: due sogni e un cavallo, tre invidiosi, tre perentori inviti di San Michele a non lasciare l’eremo, tre parti in cui viene spezzata la spada, due improvvisi arresti del cavallo, due carpini, tre inviti a rinsaldare la spada; non possono essere solo coincidenze. In questa breve visione sono contenuti tutti gli elementi che consentono e impongono una lettura molto simbolica e misterica. I Dodici Apostoli, il tempio rotondo come la Tavola dei 12 Cavalieri di Artù. La forma circolare dell’Eremo di Montesiepi richiama alla mente la chiesa a pianta circolare di San Michele Arcangelo a Perugia. A Londra e a Parigi e a Tomar in Portogallo, il luogo di culto dei Cavalieri del Tempio era circolare.
 
Sappiamo solo che Galgano sogna due volte San Michele che lo invita a seguirlo. Non sappiamo nemmeno quanto tempo intercorra tra i due sogni, ma ci viene raccontato che egli ne parla alla madre vedova entrambe le volte. La più antica chiesa di Chiusdino, antecedente anche a quella di San Martino, é guarda caso, la Propositura o Pieve di San Michele Arcangelo, situata nella parte più alta dell’abitato, nel primitivo nucleo del castello, a testimonianza di un culto di San Michele già diffuso e preesistente. Le vicende di Galgano sono la conseguenza dell’intervento dell’Arcangelo Michele, venerato nel celebre santuario ipogeo di Monte Sant’Angelo sul Gargano in Puglia. A legare Montesiepi e Monte Sant’Angelo sarebbero anche i nomi assonanti di Galgano e Gargano, le due consonanti “l” e “r”, in quanto liquide, sono tranquillamente interscambiabili. È affermata l’importanza della Puglia con Bari e Otranto che raccontano di Artù. Una delle porte della Rotonda di Montesiepi, punta a Sud-Est, proprio sulla direttrice che giunge al Monte Gargano, in Puglia.
 
Il culto di San Galgano si diffuse rapidamente, nell’ambiente cavalleresco. Era un culto che parlava di cavalleria in cui accanto a Galgano vi era un coprotagonista, San Michele Arcangelo, spesso rappresentato con la spada sguainata. Il culto di San Michele era diffusissimo in tutto il Medioevo ed era particolarmente sentito presso i guerrieri, come i Longobardi e i Franchi, la cui devozione si esprimeva con riti e pellegrinaggi, con la costruzione di chiese come Mont Saint Michel in Francia e con la rappresentazione dell’angelo nella monetazione o negli stendardi. Era un culto particolarmente intenso, San Michele accompagnava sempre il guerriero, era sempre presente nell’animo del combattente, da qualunque parte stesse.
 
Galgano dopo la visione dei 12 Apostoli non riusciva a decidersi, cosi un giorno decise di andare a chiedere consiglio alla fidanzata Polissena, senza però mai arrivarci. Partì a cavallo da casa e proprio mentre superava Montesiepi gli apparve ancora San Michele che lo convinse a fare il grande passo. Galgano allora sfoderò la spada e la piantò nella fessura di una roccia, quindi ci costruì attorno ad una capanna rotonda dove decise di vivere e pregare. Era il 21 dicembre del 1180, il giorno del solstizio, in cui il Sole tocca il punto più basso dell’eclittica, quasi come se si allontanasse e sprofondasse nella notte. La fidanzata Polissena di Galgano, perde il suo promesso sposo nel momento della scelta eremitica e, questo avviene proprio quando si sta recando a incontrarla.
 
La conversione di Galgano si articola in due fasi, da prima San Michele lo sprona ad abbandonare la sua vita dissoluta per una vita da cavaliere errante con l’avvio di una ricerca mistica tanto cara alla cultura medioevale, e solo in un secondo momento, dopo una seconda apparizione, il Beato infigger la sua spada sull’apice di Montesiepi, come ad indicare il termine di un compito assegnatoli, per abbandonare la violenza e dedicarsi completamente alla vita ascetica.
 
Maurizio Calì ricorda ai suoi lettori che Polissena era il nome della figlia di Priamo, re di Troia, e di Ecuba (non ricordata nei poemi omerici), che nelle vicende di Troia è indirettamente legata al Palladio, una raffigurazione di Atena caduta dal cielo, cioè un aerolite, che alla fondazione di Troia si collocò da solo sull’altare della città. Il Palladio sarebbe rimasto nelle mani di Diomede, che dopo averlo rubato lo rende ad Enea come pegno di invincibilità. Virgilio narra che il Palladio fu portato da Enea in Italia. Qui, dopo la fondazione di Roma, fu posto, dapprima, in cima a una colonna davanti al tempio di Bellona, poi, nel tempio di Vesta, dove, custodito da sei Vergini, le Vestali, avrebbe garantito la durata della potenza di Roma[1]. Curioso dettaglio, il tempio di Vesta, unico tra gli edifici di uguale importanza, era rotondo, mentre tutti gli altri erano quadrati. L’edificio costruito attorno alla spada di Galgano è circolare.
 
Ricordiamo che Bruto il nipote di Ascanio, portò con sé in Inghilterra una Pietra da Troia, dove era servita da plinto per il palazzo del Palladio. Questa pietra ora conosciuta come la London Stone. Infine in una pietra Galgano infilò la sua spada a Montesiepi. Fra gli oggetti utilizzati negli antichi misteri, figurava il Palladio, il potere segreto di Pallade Atena.
 
Il processo di beatificazione è stato condotto papa Lucio III, cistercense pure lui, con una velocità sconcertante (solo tre giorni), valutando solamente pochissimi anni del Santo e ancor meno miracoli (solo 19 realmente attestati) ed ascoltando un solo testimone, la madre, forse per evitare che affiorassero fatti o problemi incresciosi che avrebbero rappresentato una spina nel fianco delle istituzioni dottrinali ecclesiastiche.
 
Sebbene ci siano dubbi sulla storicità di San Galgano, la spada nella roccia è un reperto autentico del XII secolo. Lo infatti ha confermato l’indagine metallografica condotta dal professor Luigi Galarschelli dell’Università di Pavia nel 2001. Durante il XX secolo inoltre la spada attribuita a San Galgano ha affrontato diverse traversie. Fino al 1924 la roccia era coperta da una sorta di grata metallica, era infatti possibile estrarla dalla roccia ma onde evitare atti vandalici l’allora parroco don Ciompi bloccò decise di versare del piombo fuso nella fessura in modo da bloccare la lama. La grata fu eliminata. La spada fu però spezzata negli anni 60 durante un atto vandalico. Il moncone fu fissato sopra la parte di lama ancora nella roccia applicando del cemento. Il cemento fu poi sostituito con altro di colore adeguato. La spada fu spezzata di nuovo nel 1991 da un secondo vandalo, e ancora sistemata con cemento. Fu poi applicata l’attuale cupola protettiva di plexiglas[2].
 Sono stati effettuati rigorosi test per accertarsi che la roccia non fosse cava lì dove fu infissa la spada facilitandone quindi l’entrata. I risultati dei test sono ancora una volta sbalorditivi, non solo la roccia non presenta alcuna cavità, ma la lama è all’interno di essa e sembra aver passato la pietra come fosse burro. E’ stato verificato che gli orli della frattura dei due pezzi combaciano, e si può quindi legittimamente ritenere che la parte spezzata sia effettivamente parte della spada originale. I due monconi sono successivamente stati accostati e tenuti in posizione per motivi estetici, tramite un piccolo morsetto metallico facilmente asportabile e che non danneggia in alcun modo il manufatto in attesa di possibili ulteriori interventi.
 
[1] Servio ci rivela che a Roma venivano custoditi sette cose fatali, il Palladio era la sesta, dalla cui conservazione dipendeva il destino della città.
[2] È protetta da una cupoletta trasparente antiproiettile da quando un tale che si sentiva re Artù, nel 1991, la prese a martellate e la spezzò poco sotto l’elsa; finì ammanettato tra due carabinieri, ma un paio di settimane dopo rifece il danno, spaccando anche il sasso.
 
GALGANO E I CISTERCENSI
 
Sono passati diversi anni dalla morte di Galgano e alla Rotonda giunge l’ordine monastico particolarmente versato nell’architettura sacra, quello dei Cistercensi.  La prima comunità monastica cistercense che s’insediò su Montesiepi risale agli anni 1181-1184, proveniente dall’abbazia di Casamari divenne in breve il gestore della figura pubblica di Galgano.
 
Considerato l’alto valore misterico del Santo della Spada, i monaci Cistercensi presero possesso della collina di Montesiepi e poi, dopo soli venti anni, costruendo nella pianura sottostante l’Abbazia di San Galgano, figlia dell’Abbazia di Fossanova, prima figlia italiana dell’Abbazia di Clairvaux fondata dallo stesso S. Bernardo protettore dei Templari, quindi filiazione insigne.
 
I Cistercensi decidono di costruire l’abbazia dedicata a san galgano nella piana sottostante la collina, e guarda caso il loro tempestivo stanziamento a Montesiepi dei Cistercensi, riesce a sbaragliare la concorrenza degli Agostiniani. I Cistercensi s’insediano ufficialmente alla Rotonda nel 1191, ottengono privilegi imperiali nel 1196 e, nello stesso anno, appare anche il primo priore Bono. La prima comunità monastica abitava negli ambienti costruiti accanto alla Rotonda di Monte Siepi[1]. Tra la fine del XII secolo e l'inizio del secolo successivo, la comunità monastica che si era costituita intorno al cavaliere-eremita e che aveva aderito all’Ordine dei Cistercensi, si era accresciuta, tanto che dovette trasferire la propria sede dall’Eremo di Monte Siepi in un nuovo e più ampio cenobio: dalla collina fu necessario scendere nella sottostante piana della Merse. Sotto l’impulso di questo primitivo nucleo monastico, al quale si erano uniti molti nobili senesi e alcuni monaci provenienti direttamente dall’abbazia di Clairvaux nel 1218, s’iniziarono i lavori di costruzione dell’abbazia nella sottostante piana della Merse. Il progettista sembra sia stato il monaco e Maestro d’Opera, Donnus Johannes che l’anno precedente aveva portato a termine i lavori nell’abbazia di Casamari.
 
Alla metà del XIII secolo l’Abbazia era la più potente fondazione cistercense in Toscana. Essa fu, inoltre, protetta e beneficiata dagli imperatori Ottone IV di Brunswick (1175 - 1218), Enrico VI (1165 - 1197) e Federico II di Svevia, che confermarono sempre i privilegi concessi, anzi aggiungendone anche degli altri, quali il diritto di monetazione. Inoltre, il papa Innocenzo III (1198 - 1216) esentò l’abbazia dalla decima. I monaci incisero fortemente nel territorio circostante l’Abbazia, dando inizio ai lavori di prosciugamento e bonifica delle paludi e incanalando il corso della Merse per sfruttarne l’energia idraulica; il monastero, infatti, possedeva un mulino, una gualchiera per la lavorazione dei panni ed una ferriera (stabilimento siderurgico).
 
Dopo il privilegio imperiale nel 1191, giunge il “privilegio” papale nel 1216, quindi la costruzione della cappella di Monte Siepi e la “spartizione” delle reliquie (la testa del sant’uomo fu alla fine assegnata al potere civile di Siena). A seguire abbiamo la costruzione dell’abbazia gotica dal 1220, stesso anno in cui è vergata da Rolando da Pisa la prima “Vita” ufficiale del santo, in rapide tappe, si ha l’elevazione di Galgano al culto ufficiale della Repubblica senese dopo averlo strappato a Volterra e, di lì, l’erezione del santo agli altari, al calendario ecclesiastico, al rango di patrono della città.
 
Sappiamo dalle cronache del tempo che la Rotonda di Montesiepi fu edificata tra il 1182 e il 1185, sopra alla capanna sulla collina, ove San Galgano visse il suo ultimo anno di vita, proprio dove aveva infisso la Sua Spada nella roccia. Le ultime analisi fatte sulla Rotonda, riservano una sorpresa: il nucleo originale risale al 985 ± 50, perciò circa un secolo e mezzo più antica di quanto atteso, benché per la sua costruzione si sia potuto utilizzare mattoni di edifici più vecchi. Prima dell’anno 1000, comunque, l’uso dei mattoni non era molto comune in Toscana, perché la maggior parte degli edifici era costruita in pietra. Con buona probabilità, la parte più antica della Rotonda è da retrodatare di almeno un secolo. Il georadar rivela che fondamenta sono diverse dal resto della costruzione e hanno uno spessore che raggiunge quasi il metro e mezzo, troppo per sostenere la chiesetta rotonda. Forse sul poggio c’era un edificio sacro ben più antico; il georadar individua sotto il suo pavimento, a circa due metri e mezzo di profondità, un’anomalia del tutto simile, per forma e dimensioni, a un altare o a un sarcofago. Anche le indagini sulla spada, che peraltro confermano l'esistenza della lama all'interno della roccia, non permettono ancora di affermare con certezza a quale epoca risalga o a chi sia appartenuta. Ci sono diversi elementi in favore dell’ipotesi che la Rotonda sia stata costruita sui resti di un edificio preesistente dice Maurizio Calì, che da anni si dedica allo studio di tutto quello che riguarda San Galgano.
 
Nel XIV secolo venne aggiunto, alla struttura originaria, una cappella quadrangolare e alla fine del XVIII secolo fu costruita la canonica, addossandola alla chiesa, alterandone così l'aspetto esteriore originale. Nella parete sinistra si apre la cappella, edificata nel 1340, grazie ad un lascito testamentario, che venne realizzata in cotto su basamento in pietra, in stile gotico, con pianta rettangolare e volta a crociera ogivale. La piccola cappella conserva un vero gioiello d’arte: un ciclo di affreschi del grande pittore senese del Trecento, Ambrogio Lorenzetti che illustra la storia di san Galgano. Risalgono al Trecento sia la parte superiore del tetto, con la sua caratteristica lanterna cieca, ulteriore aggiunta del 1600, che il campaniletto in cotto a due monofore sovrapposte.
 
I Cistercensi hanno confezionato una storia che lega Galgano, la spada nella roccia, e l’Arcangelo Michele a Montesiepi? Galgano sogna la Beata Vergine proprio come vorrebbe San Bernardo. Tutto il XII secolo é contrassegnato dall’affermazione del culto della Vergine e é stato proprio Bernardo a promuoverne lo sviluppo.
 
Durante la prima visione, Galgano sogna San Michele lo reclama per farne suo adepto: la visione è narrata immediatamente alla madre al suo risveglio, non si sa bene a quale età, quando, dove, in che occasione. Nel secondo sogno, avvenuto alcuni anni dopo, Galgano rivede San Michele, che gli ordina di seguirlo. Viene così condotto a un ponte che non può essere oltrepassato senza difficoltà. Galgano lo attraversa grazie alla presenza dell’arcangelo e raggiunge così un verde prato ricoperto di fiori profumatissimi. Lasciato il prato, egli segue Michele all’interno di uno spazio sotterraneo da cui si ritrova in cima alla collina di Monte Siepi dove trovava dodici Apostoli in un edificio rotondo, che recavano un libro aperto. Alzando gli occhi al soffitto della rotonda, dopo aver rifiutato il libro perché non sa leggere, Galgano vede una splendida immagine nell’aria e chiede agli Apostoli di cosa si tratti. E’ la Maestà divina, gli rispondono i dodici, che lo invitano anche a costruire, in quel luogo, una casa simile a quella che sta osservando. Deve costruirla in nome di Dio, della Beata Maria, di San Michele arcangelo e degli Apostoli. Tutto il XII secolo é contrassegnato dall’affermazione del culto della Vergine ed é proprio San Bernardo a promuoverne lo sviluppo.
 
Galvano sogna Michele arcangelo il patrono dei Templari, Cistercensi e Templari erano strettamente affiancati. Galgano era già cistercense senza saperlo, oppure i Cistercensi hanno piegato alle loro esigenze il mito e il culto di Galgano.

 
FEDERICO II MONTESIEPI E I CISTERCENSI
 
 
A dare l’impulso ai lavori sia alla Rotonda sia all’Abbazia fu soprattutto l’enorme patrimonio fondiario che i monaci erano risusciti ad accumulare, grazie a donazioni e lasciti e anche grazie a numerose concessioni ecclesiastiche che permise loro di entrare in possesso dei beni delle abbazie benedettine dei dintorni, tanto che alla metà del XIII secolo l’abbazia di San Galgano era la più potente fondazione cistercense in Toscana. Essa fu inoltre protetta e generosamente beneficiata dagli imperatori Enrico VI, Ottone IV e dallo stesso Federico II che finanziò la costruzione dell’abbazia, che confermarono sempre i privilegi concessi aggiungendone via via degli altri, ivi compreso il diritto di monetazione.
 
I Cistercensi avevano più di un valido motivo per entrare nella stima e nella considerazione di Federico II. Nel primo quarto del XII secolo essi, in fase ancora di rapida espansione, erano un’istituzione moderna, efficiente, volta a fornire risposte aggiornate alle esigenze della religione, della vita civile, della cultura. È noto che Federico II si occupò raramente della costruzione di chiese o abbazie; ma si avvalse dell’opera dei Cistercensi per la costruzione di alcuni suoi castelli. Secondo una tradizione, furono gli architetti cistercensi a progettare Castel del Monte: ma si tratta forse di una delle tante paternità attribuite a un’opera eccelsa, di valore universale. Secondo una consolidata tradizione condivisa da Mattew Paris (cronista cattolico inglese) Federico II chiese che il suo corpo esanime fosse ricoperto con la veste dei Cistercensi, in segno di penitenza non disgiunta da una chiara simpatia per l’Ordine. Se il cadavere imbalsamato a Palermo di Federico è stato ricomposto nelle vesti imperiali per lo svolgimento dei riti ufficiali, non si può dimenticare una lunga storia di reciproco rispetto.
 
Federico dedica alla questione italiana le maggiori risorse della sua esistenza. Non v’é in pratica decennio, dal suo insediamento alla guida dell’impero avvenuto il 18 giugno 1155, senza che egli non scenda militarmente in Italia. Nel corso della sua sesta e ultima discesa in Italia nel 1185, Federico toglie, all’improvviso, a Firenze tutte le conquiste consolari sui nobili della campagna, mentre Siena gli rifiuta l’ingresso in città. E sebbene non riesca mai a domarla e dominarla pienamente, ne influenzerà profondamente le sorti, nel bene e nel male. In quell’anno forse Federico é ospite del castello di Chiusdino e scopre l’esistenza di Monte Siepi. Così anche se non aveva mai potuto incontrare Galgano di persona (essendo nato tredici anni dopo la sua morte), partecipa forse direttamente alla creazione del mito di San Galgano. Federico II stesso, che nel corso del suo regno emetterà tre decreti riguardanti l’abbazia di San Galgano, é un devoto di San Michele, al punto di scegliere proprio il 29 settembre, giorno del santo, per inaugurare solennemente, nel 1224, lo “Studium Neapolitanum”, cioè l’Università di Napoli di cui Pier delle Vigne stese l’atto di fondazione.

Figura 1. Federico II affresco della chiesa rupestre di S. Margherita Melfi[2]

Secondo una consolidata tradizione condivisa da Mattew Paris (cronista cattolico inglese) Federico II chiese che il suo corpo esanime fosse ricoperto con la veste dei Cistercensi, in segno di penitenza non disgiunta da una chiara simpatia per l’Ordine. Se il cadavere imbalsamato a Palermo di Federico è stato ricomposto nelle vesti imperiali per lo svolgimento dei riti ufficiali, non si può dimenticare una lunga storia di reciproca devozione indubbiamente non ancora del tutto illuminata.


[1] La costruzione dell’abbazia, di san Galgano nella pianura sottostante, fu iniziata nel 1218 e si protrasse almeno fino al 1294 con alcune interruzioni, dovute a mancanza di fondi.
[2] L. Capaldo e A. Ciarallo, Federico II a Melfi.
IL TEMPIO A PIANTA CIRCOLARE

                        La Rotonda originaria è una costruzione a pianta circolare, un cilindro sormontato da una cupola semisferica  che racchiude e custodisce al centro la spada che Galgano infisse nella roccia.

Figura 1. Esterno Rotonda di Montesiepi
Il tempio a pianta circolare è insolito per i templi cristiani. Non lo era per i Templari che avevano due templi a Parigi e a Tomar. A pianta circolare è la chiesa di San Michela Arcangelo a Perugia. S. Michele è il patrono dei Cavalieri e dei Templari. Lo stile architettonico all’esterno della Rotonda è caratterizzato da un susseguirsi di fasce cromatiche alternate bianche e rosse (per inciso sono i colori templari); la stessa successione di colori si ripete all’interno nella cupola, creandovi come un movimento di onde che si dipartono dal suo culmine per continuare sulle pareti.

Figura 2. Sezione verticale Rotonda Montesiepi Calice

                                                                                                                                                            Poiché la cupola nella sua parte interna, in sezione appare come un semi-uovo, cioè la metà di un ellissoide. La parte sottostante cilindrica ha la stessa altezza della cupola, un perfetto ellissoide è inscrivibile all’interno del tempio. Se uniamo il cilindro alla metà di ellissoide della cupola, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio calice, il cui “manico” il torrino sovrastante, la cupola, è infisso nei cieli, così come omologicamente la spada è infissa sulla terra. In tale ottica il calice o la “coppa del Graal rovesciata” che sovrasta il cilindro della rotonda, viene a corrispondere a un disegno evocativo e celebrativo evidente[1].

PORTALE INGRESSO ROTONDA