Secretum Templi - Sapienza misterica

SAPIENZA MISTERICA
Sapienza Misterica
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SECRETUM TEMPLI
Storia segreta dei Cavalieri del Tempio

PREFAZIONE

Fin dalle origini di questo Ordine tutto è oscuro, o più precisamente avvolto nel Mistero. Segretum Templi è il nome dato a questo studio che riguarda la storia segreta, o più precisamente misterica dell’Ordine del Tempio. Si dimostrerà che l’Ordine del Tempio è un ramo del più grande Ordine quello di Melchisedech, costituito dalla Gerarchia Spirituale che regge le sorti del pianeta. Melchisedech è portatore della Pace e della Giustizia, è l’Istruttore di tutti i grandi Maestri che hanno portato civiltà e luce ai vari popoli nel corso dei secoli. Conseguentemente l’Ordine di Melchisedech opera affinché trionfi la Giustizia, l’Amore, la Saggezza, e la Verità. Melchisedech è anche rappresentato come “il Re del Mondo”, il Sovrano della Terra dei Viventi, cioè è l’unico depositario della Volontà e del proposito di Colui del Quale Egli è un’espressione. Egli è il Signore del Mondo che rimane sempre dietro le quinte, sconosciuto ed ignorato da tutti i «semi» che Egli è venuto a salvare, fino al momento in cui essi raggiungono lo stadio della fioritura come Uomini Perfetti e a loro volta divengono istruttori e guide dell’umanità.
 
Il trattato De laude novæ militiæ redatto da san Bernardo, a uso dei Templari chiarisce l’aspetto misterico dell’Ordine del Tempio: «L’uomo Perfetto, [cioè l’Iniziato] non parla mai della Saggezza di Dio […] se non al cospetto dei “perfetti” [cioè degli Iniziati di pari rango], e non propone le cose spirituali se non a coloro che “spirituali” sono […]».
 
San Paolo nella lettera agli Ebrei afferma che Melchisedech è il senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno. “Il Signore ha giurato e non si pente, Tu (David) sarai Sacerdote in eterno secondo l’Ordine di Melchisedech (110,4)”. Si deduce che David fosse “Sacerdote secondo l’Ordine di Melchisedech” e non secondo quello di Aronne. David è il padre di Salomone e a questo Re si riferiscono i Templari.
 
Gli Gnostici fecero di Melchisedech il principale Eone, Christos, da adorare più di Gesù che consideravano il portatore di Cristo, Cristoforo, mentre Filone identificò Melchisedech con il Logos, quale intermediario fra Dio e l’uomo. Egli è l’Antico dei Giorni.
 
Ravenna in Italia oltre ad essere un gioiello d’arte bizantina nasconde un segreto, per un periodo un ramo dell’Ordine di Melchisedech ha stabilito lì la sua sede. Si dimostrerà che Ravenna e Chartres sono occultamente e spiritualmente collegate.
 
Chi amministrava segretamente il Sacerdozio di Melchisedech ai tempi della prima crociata in Palestina? Chi rappresentava questo segreto Ordine di Melchisedech che aveva come ruolo anche quello di preparare i Re-Sacerdoti del ramo di Jesse? La risposta è l’Ordine dei Nazar. Dopo David il re musico, Salomone il costruttore fu anch’egli sacerdote dell’Ordine di Melchisedech e custode dell’Arca dell’Alleanza e del suo contenuto. L’ultimo sacerdote conosciuto dell’Ordine di Melchisedech fu Gesù che era sia Nazareno e sia Esseno. San Paolo afferma nella lettera gli Ebrei (5,9) che Gesù è sacerdote dell’Ordine di Melchisedech: “Nello stesso modo Gesù Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì Colui che gli disse, Tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedech”.
 
Gli Gnostici cristiani apparvero verso l’inizio del secondo secolo, proprio nel momento in cui gli Esseni scomparivano nel modo più misterioso, cosa che indica da dove provenivano. La storia afferma che le prime sette cristiane erano di Nazareni, al pari di Giovanni Battista; o Ebioniti, fra i quali vi erano molti parenti di Gesù; o Esseni, Terapeuti e Guaritori, di cui i “Nazaria” costituivano un ramo. Epifanio sosteneva che i primi seguaci di Gesù erano chiamati “iessei”, poiché il vero nome di Gesù di Nazareth fu “Y’SHAY” (o Yeshay). Questo nome ebraico è stato traslitterato in latino con IESSE, da cui l’aggettivo “iessei”. Iesse o Jesse era il padre di David.
 
Si comprende ora perché in tutte le costruzioni gotiche dietro cui vi era l’Ordine del Tempio, figuri sempre l’Albero di Jesse scolpito nella pietra o rappresentato nelle magnifiche vetrate. Jesse viene solitamente rappresentato coricato, semi-coricato dal suo fianco o dal suo ventre o anche dal dorso o più raramente dalla sua bocca, s’innalza un albero i cui rami sorreggono gli antenati di Gesù, in particolare Davide riconoscibile per la sua arpa, fino a Maria. L’immagine dell’albero che nasce direttamente dal fianco o dal ventre di Jesse, dei secoli XI-XII, ha una sconcertante analogia con la rappresentazione orientale in cui si vede Brahma seduto su un loto che esce dall’ombelico di Vishnu che è raffigurato straiato come se fosse addormentato.
 
Per le primitive comunità Ebionite Nazarene, la figura di Gesù era umana, non divina. La vera versione della storia di Gesù e il cristianesimo primitivo furono comunicati a Hugh de Payens dal grande Pontefice dell’Ordine del Tempio della setta nazarena o joannita, cioè dal Patriarca di Gerusalemme un certo Teoclete; dopo di che furono appresi da alcuni cavalieri in Palestina, scelti fra i più elevati e intelligenti membri della setta di San Giovanni, che vennero iniziati ai Misteri.
 
L’altro grande mistero riguarda le dettagliate rappresentazioni a Saint Denis e a Notre-Dame de Chartres dell’Arca dell’Alleanza e del suo contenuto: le due Tavole delle Legge, la Verga di Aronne e il vaso con Manna, fonte di ogni potenza. Nel Cantico dei Cantici di Re Salomone troviamo una frase sibillina:
 
Non svegliate, oh! Non svegliate la Diletta che all’ora scelta da Lei.
 
La Diletta è l’Arca o meglio il suo potere in letargo, è come la principessa addormentata sino a che non arrivi a svegliarla il principe azzurro nei tempi prescritti. Un Potere che può essere risvegliato solo dal Designato, quando giungerà il tempo, e fino allora dovrà essere occultata e protetta dalle mani delle potenze oscure.
 
La rappresentazione più oscura è quella battaglia per il possesso dell’Arca. Chi voleva impossessarsi dell’Arca? Gli Amaleciti sono perennemente in guerra con Dio, di generazione in generazione (Esodo 17:16). David intraprese una guerra santa di sterminio contro gli Amaleciti, sinonimo delle potenze oscure e materiali. Agag era il re degli amaleciti sconfitto da David. Nell’Islam Malik è l’angelo nero custode dell’Inferno.
 
Quale segreto si cela dietro il sigillo Templare “Segretum Templi”? Storicamente è fatto risalire al Precettore di Francia Andrè de Coloors, 1215 circa. Si compone di un personaggio ibrido con una testa di gallo e gambe di serpente che formano un omega ω, armato di una frusta e uno scudo. La testa è di un gallo, simbolicamente quest’animale è legato al mattino e al Sole. Esso rappresenta la vigilanza, l’attenzione e, nel cristianesimo esoterico, la resurrezione. L’associazione scudo - frusta, indica la completezza di Abraxas in grado di dispiegare il proprio supremo potere, ed immune ad ogni altro potere. Intorno a lui ci sono sette stelle e le tre lettere I, A, ω, il nome gnostico del Dio dei Misteri, colui che dimora sopra i Sette Cieli rappresentati da sette stelle. Diodoro Siculo riferisce che il Dio di Mosè era Iao il “dio-mistero”. L’Abraxas di Basilide lo ritroviamo anche sui sigilli appartenuti a Luigi VII, da Margherita di Fiandra, con la frase incisa Sigillum Secreti, dai Vescovi di Canterbury e di Chichester, e da altri prelati.
 
L’accusa di eresia non fu, l’unico motivo della fine dei Templari. I loro segreti scopi erano la libertà di pensiero scientifico e religioso con la restaurazione di una religione unica e universale. Inoltre i Templari avevano creato un nuovo ordine economico dell’Europa, che affrancava gli uomini dalla schiavitù della povertà e dalla paura, un vero e proprio stato sovranazionale, che minacciava il potere temporale di allora che era nelle mani dei signorotti, dei monsignori, e dei sovrani di allora, ma il loro audace progetto è stato fermato dalla congiura di Filippo il Bello e del papa di Avignone Clemente V. In tal senso hanno ragione quegli storici che sostengono che la potenza templare faceva paura, perché erano diventati quasi più potenti dei vari sovrani di allora.
 
L’Ordine del Tempio si apprestava a realizzare in occidente un nuovo ordine mondiale basato sulla sicurezza economica creando le condizioni per abbattere la povertà e lo sfruttamento. Dopo due secoli, il progetto di nuovo ordine basato sulla sicurezza e sulla giustizia che doveva contrassegnare tutta l’occidente cristiano, per l’azione congiunta della corona di Francia e dalla Chiesa cattolica terminò sul rogo, dove nel 1314 Filippo il Bello fece bruciare l’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay.

 
LE ORIGINI

I Templari segnarono gran parte della storia Medioevale, influenzando moltissimo la cultura del tempo e lasciando delle tracce indelebili. Secondo la storiografia francese, il fondatore dei Templari fu Ugo di Payns, originario dell’omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d’armi Goffredo di Saint-Omer. Apparentemente la storia templare nasce con la prima crociata. Hugues de Payns forse partecipò alla Prima Crociata (1096-1099), appena diciassettenne, servendo nell’esercito di Goffredo di Buglione, al seguito del conte Stefano di Blois, potentissimo parente del Re di Francia. Tornò in Francia nel 1100, sicuramente andò o ritornò a Gerusalemme nel 1104, anno in cui accompagna il potente conte Ugo di Champagne nel suo primo viaggio in Terrasanta.

FIGURA 1. HUGUES DE PAYNS

È stato dimostrato e accettato da tutti gli storici che Hugues de Payns ha fatto almeno due viaggi in Oriente dopo la prima crociata, nel 1104-1105 e 1114-1115, entrambe le volte in compagnia del conte Hugues de Champagne. Hugues de Payns rientra in Francia nel 1105 e incontra il monaco cistercense Etienne Harding e il rabbino e cabalista Rashi, o Rabbi Salomone Ben Isaac (1040-1105), Cabalista e commentatore della Bibbia, fondatore di una scuola rabbinica, cabalistica ed esoterica a Troyes, Francia, protetta dal conte di Champagne.

Philippe Leviez scrive che un monaco inglese, Etienne (Stefano) Harding, un sapiente mistico studioso di testi ebraici, e uno dei tre fondatori dell’Ordine Cistercense, nel 1105 porta nell’Abbazia benedettina de La Chaise-Dieu, nell’Alta Loira, dei testi ebraici specialistici. Etienne Harding fu priore e poi abate di Citeaux, dal 1099 al 1133. I suoi legami con il conte di Champagne sono stretti. Secondo diverse fonti, il rabbino a Troyes, ricevette spesso la visita di Ugo di Champagne e pare che dai loro incontri fosse scaturito qualcosa di cruciale.

FIGURA 2. RABBINO CABALISTA

La presenza del rabbino e Maestro cabalista Rashi è legata ai manoscritti ebraici in suo possesso. Nel 168 a.C. il Tempio di Gerusalemme fu saccheggiato, e la maggior parte dei scritti sacri andarono distrutti; così che i pochi manoscritti rimasti, dovettero essere cercati solo fra i “Maestri della tradizione”. Vi era una sorta di fratellanza fra i cabalisti dispersi in tutto il mondo; e, al pari di alcune società della massoneria medievale in Europa, si chiamavano Compagni e Innocenti. Tra i Cabalisti vi è una tradizione che, al pari dei rotoli ermetici, nessun libro sacro dei 72 antichi - i libri che contenevano l’Antica Parola - sia andato perduto, ma che essi siano stati conservati fin dai tempi più remoti fra le comunità segrete.

Nel 1112 Bernard de Fontaine all’età di 22 anni si fece monaco nel monastero cistercense di Cîteaux, fondato quindici anni prima da Roberto di Molesmes e allora retto da Stefano Harding. Nel 1115, il potente conte di Champagne prende sotto la sua diretta protezione, il giovane monaco cistercense, il futuro San Bernardo, offrendogli i terreni situati intorno all’abazia a Clairvaux. In quest’abbazia trovò rifugio papa Innocenzo II, legato ai Templari, che nel 1132 dovette fuggire da Roma per i contrasti, sorti a seguito della sua elezione. Tra i nuovi fondatori dell’Ordine del Tempio con Hugues de Payns e con il conte di Champagne troviamo anche André de Montbard, lo zio di San Bernardo. Nel 1115, in un periodo che l’Ordine Cistercense era prossimo al tracollo finanziario, Bernardo con 12 compagni, tra i quali erano quattro fratelli, uno zio e un cugino, si trasferisce nella regione della Champagne e fonda un monastero quello di Clairvaux.

FIGURA 3. STEFANO HARDING E BERNARD DE FONTAINE

Una svolta improvvisa nel 1115 cambiò i destini dei Cistercensi, che dalla miseria cui erano ridotti si ritrovavano a essere una delle istituzioni religiose più eminenti, ricche e influenti d’Europa. San Bernardo diventava un deciso sostenitore dei Templari, contribuiva al loro riconoscimento ufficiale e ne redigeva la Regola. Tra il 1115 e il 1140 i Cistercensi e i Templari prosperano, acquisendo ingenti somme di denaro e vastissime proprietà territoriali.

• Hugues de Payns, il primo Gran Maestro era vassallo del conte di Champagne e suo parente, abitava molto vicino all’abbazia cistercense di Clairvaux, il cui abate era il futuro San Bernardo.
• È improbabile che Bernardo, consigliere se non «direttore» di tutta la nobiltà di Champagne, non l’abbia conosciuto.
• Uno dei primi nove cavalieri Templari è André de Montbard, zio di San Bernardo, il fratello di sua madre.
• Un altro cavaliere fu un fiammingo, un parente del conte di Champagne, Goffredo de Saint-Omer, cui Baldovino I aveva affidato Tiberiade e il Principato di Galilea.
Bernardo di Chiaravalle era un uomo importante nell’Europa dei suoi tempi. Egli era anche amico di altri importanti uomini di chiesa, quali l’abate Suger, Enrico di Sens e Goffredo di Chartres. L’unione di queste menti diede inizio al periodo delle cattedrali gotiche.

San Bernardo trasmise ai Cavalieri Templari la devozione a Notre-Dame (Nostra Signora) e il grande rispetto per la donna. La Regola cita: “Nostra Signora presiedette al principio del nostro Ordine, ne presieda, anche se questa sarà la volontà del Signore, la fine”. Infatti, l’ultimo Gran Maestro, sul rogo, pregò i suoi carnefici di legarlo con il viso rivolto verso Notre-Dame di Parigi, in segno di accettazione del giuramento.

Solo in Portogallo, il Gran Maestro Templare prestava giuramento nelle mani dei Cistercensi. «Io X … Cavaliere dell’Ordine del Tempio, e recentemente eletto signore dei Cavalieri che sono in Portogallo, prometto di essere sottomesso al Signore generale dell’Ordine secondo gli statuti che ci sono stati prescritti da Nostro Padre San Bernardo … e che non rifiuterò ai monaci, specialmente ai monaci di Citeaux e ai loro abati, come se fossero i nostri fratelli e compagni, nessun soccorso …».
Similmente ai Cistercensi, i Templari portarono un mantello bianco, con l’aggiunta di una Croce rossa Patente, nel 1147 fu autorizzata da Papa Eugenio III. Mentre i Cistercensi sono rasati sulle guance e portano una corona di capelli, i Templari sono barbuti e hanno il cranio rasato.

FIGURA 4. GERUSALEMME

Nell’anno 1118, nove cavalieri francesi, che non erano né crociati né pellegrini, si presentarono dal re di Gerusalemme Baldovino II. Gli rivelarono che, avevano progettato di riunirsi in comunità e di proteggere dai ladroni e dagli omicidi, i pellegrini; e di custodire le strade pubbliche.

Il Re Baldovino II, accolse i nove cavalieri con benevolenza e accettò la loro, offerta, e diede loro, come alloggio, una casa che egli possedeva in un’ala del suo palazzo, nel luogo di un antico Tempio di Salomone, e fece allontanare i canonici del Santo Sepolcro.

FIGURA 5. RE BALDOVINO ACCOGLIE I CAVALIERI

I nove cavalieri si presentarono al Patriarca di Gerusalemme, Teoclete, il 64° successore di Giovanni Battista, dal grande Pontefice dell’Ordine dei Nazareni o ordine Joannita; essi pronunciarono tra le mani del Patriarca i tre voti, di obbedienza. I voti di obbedienza c’informano che i nove cavalieri furono iniziati ai Misteri ebraici dei Nazareni. La vera versione della storia di Gesù e il cristianesimo primitivo furono comunicati da Teoclete a Hugues de Payns e ai suoi compagni. “I Nazareni identici ai Cristiani di San Giovanni, erano considerati eretici da Eusebio, perché sono Ebrei che onorano l’Unto (Cristo) come uomo giusto e usano il Vangelo di Pietro”. Riconoscevano solo San Giovanni il Battista, che chiamavano il “Grande Nazar“. San Girolamo scrive: “Io ricevetti il permesso dai Nazareni che a Beraea di Siria usano questo (il Vangelo di San Matteo scritto in aramaico) di tradurlo”.
La storia narra inoltre che in seguito, dall’area che essi occupavano, sul luogo dell’antico Tempio di Salomone, fu dato loro il nome di Cavalieri del Tempio, o Templari. Lo storico Guillaume de Tyr è esplicito a questo riguardo: per nove anni essi rifiutarono ogni compagnia, ogni reclutamento, eccetto – dopo sette anni, e la cosa è da fare notare - verso il 1125, un nuovo cavaliere, il decimo, Hugues, conte di Champagne, uno dei più grandi signori di Francia, che abbandonò la sua contea, lasciò moglie e figlio per raggiungerli. Bordonove ricorda che erano 10 i Cavalieri scelti che avevano il compito di proteggere il Gran Maestro in battaglia. Il numero nove si ripresenta come somma delle cifre 1125 (1+1+2+5=9), anno in cui Ugo di Champagne, si unì ai nove Cavalieri. Il numero nove, nella Kabala, rappresenta il Fondamento del Mondo. Per i Templari doveva essere il Fondamento di un nuovo mondo, un nuovo ordine mondiale, dove lo spirito e i bisogni materiali sarebbero andati d’accordo in perfetta armonia. Dopo tre anni a Troyes nacque l’Ordine del Tempio.

FIGURA 6. HUGUES CONTE DI CHAMPAGNE

• Nel 1127 il potente conte di Champagne ripudia moglie e figli, abbandona la sua fortuna e il potere per unirsi ai Templari, sotto l’ordine di Hugues de Payns, il suo ex vassallo. Uno dei principi più ricchi del regno di Francia rinuncia alla sua ricchezza e alla sua famiglia per sottostare agli ordini di un suo vassallo. C’è qualcosa d’altro, qualcosa di così favoloso che solo i legami di sangue dei fondatori dell’Ordine Templare siano in grado di proteggere il segreto.
• Nel 1128, il Templare Hugues de Payns ritorna in Francia.
• Nel 1129 per proteggere il segreto, il Consiglio di Troyes rende i Templari intoccabili e li trasforma in difesa militare dei Luoghi Santi.
• Dal 1128, e per circa centocinquant’anni, si manifesta il miracolo della fioritura gotica; lo sviluppo del gotico primitivo e quello del Tempio vanno di pari passo, spariranno insieme.
Scrive Louis Charpentier: “È necessario ammettere che l’Ordine fosse già segretamente organizzato in Francia, e che i suoi scopi e i suoi mezzi fossero previsti da lungo tempo. Una prova in questo senso potrebbe essere rappresentata dalle donazioni fatte prima ancora della costituzione dell’Ordine e del ritorno dei nove cavalieri. Fin dal 19 maggio 1128 la Regina Maria di Portogallo aveva donato all’Ordine del Tempio il castello e l’onore di Soure, sul Mondego … territori che dovevano essere occupati e difesi …

Nel 1127 dopo nove anni dall’arrivo dei nove cavalieri a Gerusalemme, Ugo di Payns con cinque Cavalieri del Tempio ritorna in Francia e a Troyes, nell’anno 1129, durante un concilio, appositamente convocato, la Milizia dei poveri cavalieri di Cristo ebbe il riconoscimento ufficiale della Chiesa. Fu San Bernardo a redigere la regola dell’Ordine ispirata ai monaci Cistercensi. Bernardo consegnò i cavalieri all’obbedienza di Bethania, il castello di Marta e Maria, cioè di Maria Maddalena che è identificata con Maria di Bethania. I Templari facevano voto di povertà, castità, obbedienza, erano obbligati a tagliarsi i capelli, ma non potevano tagliarsi la barba. Non era concesso a nessuno portare bianchi mantelli ad eccezione dei Templari.

Nel 1130, quando Ugo di Payns rientrò in Palestina con i cavalieri che aveva raccolto e raggiunse il Tempio di Salomone, destinato a diventare la casa madre dell’Ordine o per lo meno la sua casa magistrale, l’Ordine del Tempio si reggeva su solide basi. In Francia rimase Pagano di Montdidier, Maestro di Francia, che si stabilì a Payns, poi a Coulors e in seguito a Parigi. Qui i Templari avevano fondato una commenda situata lungo la Senna. Il successo fu immediato quasi incredibile. Charpentier afferma che sia San Bernardo e sia le canzoni cavalleresche e, i romanzi della Tavola Rotonda, che narrano la ricerca del Graal, non erano per niente estranei a questo successo. È noto che tutti questi romanzi provengono dai monasteri benedettini. I monaci cistercensi fondatori affermavano di voler ritornare agli insegnamenti originari di San Benedetto. Quando fu fondato l’Ordine dei Benedettini, l’abito originario era una lunga veste bianca con un cappuccio, simile a quella usata dagli Esseni, per tale motivo furono chiamati monaci bianchi. I Templari si distinguevano per l’aggiunta sul mantello della croce rossa.

L’avversario dell’Ordine del Tempio, era quello dei Cavalieri di San Giovanni, cui andarono gli edifici e le terre dei Templari dopo il processo che portò al loro annientamento. Lo scontro fisico fra i due ordini avvenne nel 1201 quando morì il re di Antiochia e vi erano numerosi pretendenti al suo trono, i Templari si schierarono da una parte e i Cavalieri di San Giovanni dall’altra e fra essi scorse del sangue. Il loro compito di sorveglianza li obbligava a vivere a contatto col mondo, ma si esigeva da loro che si comportassero come monaci; che rimanessero casti e non sottomessi alle passioni, la regola cui dovevano sottoporsi gli Iniziati. Nulla li doveva deviare dal loro compito. Essi devono rimanere, senza possessi personali. È dunque impossibile corrompere i loro gradi superiori, gli Iniziati. Infine devono assolutamente obbedire. La missione prima di tutto. Perché degli uomini acconsentano a tali sacrifici, bisogna che la missione sia ben alta e ben grande!

FIGURA 7. TOMBA TEMPLARE DI DON FELIPE, COMMENDA VILLASIRGA A PALENCIA

La premura che si è avuta nel cedere loro il Tempio di Salomone indica, abbastanza chiaramente, che è questo il luogo in cui si trova la chiave dell’enigma. Altrimenti apparirebbe inverosimile che si sia abbandonato a nove cavalieri un luogo in cui dimoravano, contemporaneamente, il Re, la sua casa e i canonici del Santo Sepolcro. E se questi nove cavalieri hanno voluto abitare da soli, è intuibile, necessariamente, che avessero non sulle strade, ma nel Tempio, un’attività segreta. Certamente si tratta di trovare qualche cosa di nascosto ed, in effetti, sgombreranno, sotto l’area del Tempio, le immense scuderie di Salomone che certamente erano ostruite, prima del loro arrivo, poiché non vi era alcuna loro menzione dopo la distruzione del Tempio.

La Bibbia ci racconta, insieme ad altre fonti ebraiche, come il monte Moriah dove sorge il Tempio di Salomone fosse utilizzato in periodi di guerra, o di pericolo, come bunker per tesori e documenti importanti. La Mishnah ebraica ci dice che la “tenda del Convegno” era custodita nelle cripte del tempio con tutte le tavole di legno, i sostegni, le traverse, le colonne e gli anelli. Altre tradizioni ebraiche sostengono che l’Arca dell’Alleanza, l’altare dell’incenso, il bastone di Aronne, l’urna con la Manna e le Tavole della Legge (queste ultime contenute nell’Arca dell’Alleanza) sarebbero state nascoste. Mosè Maimonide (1135-1204), nell’ottavo libro della Mishnah Torah, riflette sul destino che l’Arca sacra avrebbe subito, basandosi su di un versetto del Secondo Libro delle Cronache che tanto aveva sollecitato l’interesse dei primi rabbini scrive che:

“C’era una pietra presso il muro occidentale del Santuario interno sulla quale era portata l’Arca. Davanti ad essa c’era l’urna contenente la manna e il bastone di Aronne. Quando costruì il tempio, Salomone sapeva che era destinato alla distruzione, perciò predispose anche delle stanze segrete in cui l’Arca avrebbe potuto essere nascosta, in cunicoli profondi e tortuosi”.  

FIGURA 8. S. ROERICH - SALOMONE

I sotterranei del tempio, erano un vero e proprio labirinto, fatto costruire da Salomone usando tutti gli accorgimenti adottati a protezione delle tombe egizie, Mosè fu istruito in Sapienza dai sacerdoti egizi. I nove cavalieri che erano in possesso di documenti ebraici procurati in precedenza da Stefano Harding e dal rabbino cabalista Rashi, sapevano dove cercare. I lavori di scavo durarono sette anni. Che cosa trovarono sotto le rovine del Tempio? Certamente qualcosa di grande importanza. Probabilmente, documenti, la cui copia fu anche portata dai sacerdoti a Qumran.

Il contenuto delle varie pergamene doveva riguardare anche elementi di geometria sacra, che Mosè aveva portato con sé dall’Egitto. Giuseppe Flavio accomuna la figura di Mosè a quella di Osarseph, e afferma di fare riferimento agli scritti dello storico e sacerdote egizio Manetone (III secolo a.C.), il quale racconta che Mosè era Egizio e Gran Sacerdote di Osiride a Eliopoli, la città del culto del Sole (El, cioè Sole). Il nome egizio di Mosè era Osarseph, una curiosa fusione tra il nome di Osiride e quello di Giuseppe, il figlio di Giacobbe.

L’immensa conoscenza che i Templari acquisirono in Palestina proveniva quasi esclusivamente dalla missione sotterranea dei nove cavalieri, e le costruzioni gotiche in Europa, sono la prova del valore di quei documenti antichi. Louis Charpentier è convinto che con l’Arca e con le Tavole della Legge, i Templari a Gerusalemme abbiano scoperto la scienza arcana, la matematica divina che ha permesso loro l’edificazione delle cattedrali. Il gotico appare dopo la prima crociata e, più precisamente nel 1128, dopo il ritorno dei nove primi Cavalieri del Tempio.

Nel Tempio di Salomone doveva essere nascoste l’Arca dell’alleanza, le Tavole di Pietra date dal Signore a Mosè e che dopo la deportazione in Babilonia non se ne ebbe più traccia. La scrittura afferma che Mosè depose le pietre della Legge nell’Arca e organizzò una guardia di Leviti, i consacrati a Dio. Lo straniero che si avvicinava all’Arca era punito con la morte. Le due tavole di pietra della legge mosaica con i 2x5 Comandamenti erano poste sull’altare affiancate, come un’unica pietra con la sommità arrotondata. La pietra di destra è considerata maschile, quella di sinistra femminile. Le due pietre sono dei doppi lithoi, che nelle cattedrali gotiche erano rappresentate dalle due torri poste all’ingresso occidentale. L’importanza della tavola sacra di pietra è attestata dal Petroma dei greci e dei latini. Lo Ierofante nei Misteri nei giorni dell’iniziazione, mostrava ai candidati il Petroma, la tavoletta di pietra che conteneva la rivelazione fatta dallo stesso ierofante al neofita per l’iniziazione.

L’ARCA DELL’ALLEANZA E I SUOI SEGRETI
 
Perché i mussulmani costruirono la moschea El Aksa nello stesso luogo dove sorgeva il Tempio e dove era custodita l’Arca, e perché nutrivano una grande venerazione che professano le leggende mussulmane per Suleiman ben Daoud (Salomone figlio di Davide)? Forse era in relazione con Salomone e i poteri dell’Arca.  Questo potrebbe spiegare l’accanimento che ebbero i Giudei e i Mussulmani riuniti, nel difendere, al tempo della presa della città da parte dei crociati, il Masjidel-Aksa.
 
I nove cavalieri hanno trovato l’Arca e il suo contenuto? Non esistono prove di un trasporto dell’Arca o di una sua copia in Francia, salvo quelle che sono sotto gli occhi nei Templi gotici di St. Denis e di Chartres. Poiché Hugues de Payns nel 1128 ritorna in Francia e un anno dopo è istituito, l’Ordine, si presume che le ricerche siano terminate. Scrive Louis Charpentier nel libro “I Misteri della cattedrale di Chartres”:
 
Nel 1128, il re Baldovino II travagliato da difficoltà dovute alla mancanza di combattenti e di abitanti franchi in Terra santa, inviò al Papa un messaggio per chiedere soccorso. Pregò Hugues de Payns di essere suo ambasciatore presso questo papa. Hugues de Payns era certamente un uomo molto ragguardevole e di nobiltà abbastanza alta da assumere questo ruolo di ambasciatore che doveva comportare, oltre alla consegna del messaggio, una perorazione che Baldovino giudicava fosse in grado di fare. Tuttavia egli non era né tra i consiglieri del re - nell'ambito dei quali, generalmente, erano scelti gli uomini per questa specie di missioni - né possedeva un feudo in Terra santa. Infatti, come vedremo, non è il re che «invia» Hugues de Payns, ma approfitta di un viaggio di questi per incaricarlo della missione. E Hugues de Payns parte con quasi tutti se non tutti i suoi compagni. Da fonte certa, cinque cavalieri lo accompagnano e si ritroveranno al Concilio di Troyes: Payen de Montdidier, Archambaud de Saint-Amand, Geoffroy Bisol, Rosal e Godefroy. La guardia alle strade dei pellegrinaggi è proprio passata in secondo piano! È evidente che non si spostano tutti o quasi tutti i Cavalieri per trasmettere un semplice messaggio. C'è stato un ordine venuto da un'altra parte; San Bernardo stesso in modo molto esplicito, riconosce nei preliminari della regola che impone all'Ordine del Tempio, sia di aver richiamato i cavalieri sia la loro missione è stata portata a termine. Questi preliminari cominciano così:
 
«Bene ha operato Damedieu (Dominus Deus, o la Madonna?) con noi e il Nostro Salvatore Gesù Cristo; che ha chiamato i suoi amici della Santa Città di Gerusalemme nella Marca di Francia e di Borgogna …» L'opera è compiuta col Nostro aiuto. E i Cavalieri sono proprio stati chiamati nella marca di Francia e di Borgogna, cioè nella Champagne, sotto la protezione, come vedremo, del conte di Champagne, là dove si poteva prendere ogni precauzione contro ogni tipo d’ingerenza sia dei poteri pubblici sia di quelli ecclesiastici; là dove, in quell'epoca si poteva meglio mantenere un segreto, una guardia o un nascondiglio. E si è indotti a pensare che se i Cavalieri si siano spostati così numerosi è perché scortavano qualche cosa che doveva essere scortata e custodita, qualche cosa di particolarmente prezioso.
 
Una rappresentazione del trasporto dell’Arca su un carro è scolpita su una colonna nella cripta di St. Denis. Ciò potrebbe dire che l’Arca è passata e ha sostato a St. Denis. Quando nel 1144 fu inaugurato il primo tempio gotico di St. Denis alla presenza dell’Abate Suger, vi erano due importanti personaggi Bernardo di Chiaravalle legato ai Templari e a Tebaldo conte di Champagne.
 
L’abbazia cistercense di St. Denis poiché era identificata con la dinastia reale francese nella cripta erano custodite le tombe reali, fu messa a ferro e a fuoco durante la rivoluzione francese e i suoi tesori, anche quelli misterici furono fusi, rubati e alcuni finiti con il tempo in qualche museo inglese o americano. L’abbazia andò in rovina e fu Napoleone a dare inizio ai lavori di restauro portati a termine dall’architetto Viollet-le-Duc. Qualcosa di non prezioso per i saccheggiatori è però rimasto. Il tempio era un archivio per i segreti dei Templari, che si dice abbiano recuperato dal sito di Tempio di Salomone a Gerusalemme, due tracce di questi segreti Templari si ritrovano a St. Denis: l’Arca dell’Alleanza che appare nella cripta e nei vetri di un medaglione.
 
L’Arca appare alla luce del sole in un medaglione di una finestra nella chiesa di St. Denis realizzato tra il 1140 e il 1144, noto come Arca Foederis. All’interno di un Cerchio è rappresentata l’Arca dell’Alleanza, in un mare di vetro blu zaffiro. Su uno sfondo blu, Quattro[1] figure alate che rappresentano gli animali simbolici delle visioni di Ezechiele (il Mercabah, il cocchio), fiancheggiano una cassa dipinta in oro su Quattro Ruote d’Oro, simile a un carro trionfale, come a Chartres. Le ruote d’oro rappresentano le Ruote di Fuoco, gli Ofannim, le seconde creature nella visione di Ezechiele cioè le ruote poste di sotto i Cherubini. Le loro fattezze sono descritte con molta precisione: “Il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un’altra ruota”. Nel medaglione Denis leggiamo l’iscrizione “Federis ex Arca” senza la lettera “h” e al posto di Cederis la scritta Federis, anziché Foederis, perché? La risposta a questa domanda è nel mio quinto volume di Chartres Templare[2]. L’iscrizione completa è FEDERIS.EX.ARCA CRVCE (X) RI SISTITUR ARA FEDERE.MAIORI. VVLT.IBI VITA MORI.

Figura 1. Arca Medaglione St. Denis
 
Le figure dei quattro animali sono state riprese dal “Tetramorfo” della visione di Ezechiele, e poi da Giovanni nell’Apocalisse. L’Aquila (associata a San Giovanni) rappresenta lo Spirito cosmico o Etere, l’onnipenetrante Occhio del Veggente. Il Toro di San Luca rappresenta le Acque della Vita, l’elemento che tutto genera e la forza cosmica: Il Leone di San Marco, l’energia selvaggia, l'indomito coraggio e il Fuoco cosmico. La Testa umana o l’Angelo che è posto accanto a San Matteo è la sintesi dei tre animali fusi nell’Intelletto superiore dell’uomo e nella Spiritualità cosmica.
 
Tutti questi simboli si ritrovano nelle antiche dottrine degli Egiziani Caldei e Indiani. Exotericamente, che significa in un modo nascosto, Dio Padre è raffigurato dietro una croce verde che è ancorata sul suo petto d’oro. Lo sguardo del Padre è rivolto in avanti non in basso sulla croce, dove si trova Gesù in croce. Congiungendo le estremità delle mani e il vertice della testa del Padre si ottiene un Triangolo equilatero, il simbolo della Divinità.
 
Un maldestro restauro del 1848 ha sostituito il tratto sul lato sinistro dell’Arca contenente la Verga e le Tavole, sostituite con una clonazione del bordo del carro. Uno schizzo fatto da Padri Cahier e Martin prima del restauro mostra le due Tavole della Legge, così come la Verga di Aronne. La presenza della verga nel carro è inquietante. S. Paolo nella Lettera agli Ebrei specifica questa rappresentazione: “La prima alleanza aveva un santuario terreno, dopo il secondo velo, il tabernacolo, turibolo d’oro, arca del patto, tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovava un vaso d’oro contenente la manna, la verga d’Aronne che era fiorito, e le tavole del patto”.
 
Due rappresentazioni alate di Cherubini, in oro, stavano a guardia sull’Arca del Patto. Figure colossali degli stessi stavano anche nel “Sanctum Sanctorum” del Tempio di Salomone. Ogni Cherubino certamente alato nella descrizione di Ezechiele appare come fosse una figura composta di quattro facce - di un uomo, un’aquila, un leone, un bue. Il pane o manna non sono visualizzati nell’Arca, la simmetria compositiva del medaglione si presta alla congettura che il lato sinistro dell’Arca era aperto così, dove la manna doveva essere visibile con la verga di Aronne, la manna è l’acqua elemento che indica il tessuto, il mento dell’Universo.
 
Il medaglione di St. Denis che mostrava la Verga di Aronne sembra volerci suggerire che con l’Arca, sia stata introdotta un’unità di misura, sotto la forma del bastone vivente, divenuto l’Abacus del Maestro Templare. Questa scienza disparve con la distruzione del Tempio di Salomone, per poi riapparire con il gotico primitivo. L’assenza della verga a Chartres e l’assenza della manna a St. Denis pongono degli interrogativi. I poteri dell’Arca contenente le Tavole dell’Alleanza, della verga di Mosè e poi quella di Aronne non solo sono qualche cosa di molto sacro, ma anche di estremamente pericoloso.
 
La verga di Aronne e la manna appartengono alle dieci cose di potere divino che appartengono alla tradizione misterica ebraica. Nel trattato Pirchè Avot (5, Mishnà 6), che fa parte del Talmud babilonese, è scritto che dieci cose furono create alla fine Sesto Giorno della creazione del mondo. Le dieci cose sono: la bocca della terra, la bocca della sorgente, la bocca dell’asina, l’arcobaleno, la manna, la verga, lo Shamìr, la scrittura, lo scritto e le Tavole dell’Alleanza. Secondo il Rabbi Jiona, la bocca della terra è il baratro che inghiottì Kòrach e i suoi accoliti, ribelli a Mosè (Num. 16, 32); la bocca della sorgente è la roccia da cui Mosè fece scaturire l’acqua dal deserto (Es. 17, 6); la bocca dell’asina alluda all’asina di Balaam (che è raffigurata nel Portale Nord).
 
Gli Ebrei narrano che la verga creata al tramonto del sesto giorno, fu data ad Adamo che la diede a Enoch, poi passò a Noè fino a Giuseppe che la portò in Egitto. Il sacerdote Jethro, il veggente madianita, s’impadronì in Egitto del bastone, lo portò nel suo paese e lo piantò nel suo giardino, dove mise radici e fiorì. Mosè innamorato di Sephora, una delle sette figlie di Jethro, strappò dall’albero di Jethro il bastone senza morire com’era successo a chi l’aveva preceduto. Sephora significa la risplendente, la Luce della Sapienza. Fu Jethro che iniziò Mosè, e Sephora, una delle sette figlie, era semplicemente uno dei sette poteri occulti che lo Ierofante trasmette o si suppone trasmetta al novizio iniziato. Dopo questo fatto Mosè dopo essere stato per 40 anni nel paese di Madian ritorna in Egitto, portando con sé la verga. La verga di Mosè passata poi ad Aronne aveva grandi poteri:
 
Aronne usò il suo bastone per minacciare il Faraone e vincere i bastoni dei maghi egiziani. Il bastone che germogliò con fiori di mandorle davanti all’Arca. La verga di Mosè aveva grandi poteri: fece schiantare la roccia di Horeb per far scaturire l’acqua; distrusse dirigendola verso le schiere degli Amalechiti che attaccavano gli Ebrei.
 
Nel Pentateuco, gli Amaleciti assalirono Israele in Rafidin nel deserto del Sinai durante il loro esodo dall’Egitto. Mosè disse a Giosuè: “Scegliti degli uomini ed esci a combattere contro gli amaleciti. Domani io sarò sulla cima del colle, tenendo in mano la verga dì Dio”. Giosuè eseguì l’ordine e combatté contro gli amaleciti, mentre Mosè, Aronne e Ur stavano in cima al colle. Ora, finché Mosè teneva le mani alzate, vinceva Israele; ma se le abbassava un poco, vinceva Amalek. La verga appare come un potente strumento usato contro gli Amaeciti.
 
Chi era Amalek? Amalek è nipote di Esaù, il fratello gemello di Giacobbe (Genesi 36,2). Esaù nutriva sentimenti d’odio e di vendetta contro Giacobbe, che accusava di avergli sottratto il diritto di primogenitura e le benedizioni del padre. Esaù disprezzava Giacobbe poiché questi, col suo comportamento saggio, pacato e illuminato, gli mostrava in continuazione un modello di vita positivo, quale anche Esaù avrebbe potuto avere, che invece aveva scelto la via della caccia, dell’avventura e della sopraffazione. Giacobbe è costretto a fuggire, per mettersi in salvo dalle minacce di morte del suo gemello. Il padre di Amalek, figlio di Esaù, era Elifaz, nome che significa letteralmente: “Il mio Dio è l’oro sopraffino”. Si potrebbe vedere in ciò un’allusione a quello che è l’atteggiamento più estremista del materialismo: l’attribuzione di vere e proprie proprietà divine al possesso dell’oro e del denaro in genere. La madre di Amalek è Timna (Tav – Mem – Nun – Ain), una semplice concubina di Elifaz. La radice di questo nome significa “impedire”. Amalek è l’ostacolo, l’impedimento per eccellenza. Il luogo dove avviene il primo attacco di Amalek contro Israele è Refidim, un nome legato alla radice indicante “debolezza” (rafà).
 
La contestazione di Kòrach (Cora), è quella che noi oggi chiameremmo un tentativo di ribaltamento del potere. Kòrach, che secondo il midràsh era comunque una persona intelligente, aspirava a divenire Gran Sacerdote. Kòrach era un Levita, si comprende dalle stesse radici del suo nome, che sono “qof-resh-chet”, le medesime di radersi i capelli, che danno luogo a un’immagine di testa rasata, prerogativa appunto dei Leviti. I Leviti formavano la guardia del corpo di Mosè (vedi Esodo XXXII, 26). La bocca della terra si aprì e inghiottì Kòrach, Dathan e Aviram insieme alle loro famiglie. Durante la permanenza sull’Horeb, il “Tempio Tenda” che conteneva l’Arca, probabilmente sovrastava una caverna, nella quale era stato nascosto l’oro offerto dagli Ebrei all’epoca dell'episodio del Vitello d’oro e dove furono fatti precipitare Kòrach e i rivoltosi all'atto dell'assunzione del potere assoluto da parte di Mosè. Quando la nube che stazionava sul Tempio Tenda, si moveva Mosè esclamava: “Sorgi, o Signore, e siano dispersi i tuoi nemici; fuggano dinanzi a te coloro che ti odiano” (Num. 10, 35). L’invocazione era valida anche nei confronti degli Israeliti mormoratori come avvenne nella medesima circostanza dell’episodio della contestazione e annientamento di Kòrach.
 
Un fuoco divorò i duecentocinquanta notabili che avevano sostenuto la rivolta. La bocca della terra che si aprì di fronte alla tenda che conteneva l’Arca del Signore, è equivalente alla mano sinistra di Dio. Il popolo non comprese la punizione e incolpò Mosè e Aronne. L’ira del Signore si accese nuovamente e si abbatté sul popolo e quando finalmente cessò, per l’espiazione compiuta da Aronne, si contarono quattordicimilasettecento morti oltre quelli per i fatti di Kòrach. Il Signore disse a Mosè di porre nella tenda della radunanza davanti alla Testimonianza dodici verghe, una per ogni tribù, e quella che fosse fiorita avrebbe indicato la scelta operata dal Signore. La verga di Aronne che fiorì, era come quella creata al crepuscolo del sesto giorno, che fu piantata nel giardino del Veggente Jethro e li fiorì. La verga fiorita era custodita nell’Arca con le Tavole dell’Alleanza.
 
Nel Talmud, sotah 486, si dice che Mosè utilizzò lo Shamìr nel deserto per tagliare le 12 pietre dell’Efod, il pettorale del giudizio destinato ad Aronne, come stabilito nel patto col Signore. Il potere dell’Arca dell’Alleanza poteva essere convocato solo da un sacerdote che indossava un pettorale sacro con 12 pietre preziose. Le 12 pietre preziose dell’Efod incastonate per 4 file e 3 colonne, erano: sardonio, topazio, smeraldo, rubino, zaffiro, diamante, opale, agata, ametista, crisolito, onice e diaspro. Su tali pietre erano incise lettere dell’alfabeto ebraico, che in certi eventi alcune si accendevano di luce speciale e portavano a conclusioni divinatorie sugli eventi importanti del popolo, per tale motivo erano dette “Urim Tumim”, accese o spente. Urim da or, luce, e significa acceso, e Tumim da tam, e significa spento. Combinate tra loro le lettere che si accendevano, fornivano la base poi da interpretare per la risposta alla domanda. L’Efod continuò a esistere per più di mille anni dopo il tempo di Mosè.
 
Salomone certamente usò lo Shamìr che gli fu portato dal “guardiano del cielo ”Ashmedai” al quale si attribuisce il titolo di “principe dei demoni o geni”. Secondo lo Zohar, lo Shamìr spaccava e tagliava ogni cosa, tant’è che “per la costruzione del Tempio di Salomone, grazie al suo utilizzo, durante i lavori, non si udì rumore di martelli, scalpelli, picconi o di altri utensili” (1 Re 6,7 e Talmud babilonese). Con la fine dei lavori del Primo Tempio, oppure con la distruzione del Tempio stesso, lo Shamìr scomparve. Sull’origine non terrestre dello strumento vi sono riferimenti chiari. Partendo dalla raccolta di citazioni midràshiche di Louis Ginzberg “Le leggende degli ebrei” di Louis Ginzberg, Velikovsky prese in esame alcune altre caratteristiche dello Shamìr, da questi solitamente trascurate. Il “colore verde” perché simile a quello di alcuni sali di elementi pesanti; la corrosività nei confronti di tutti i minerali e metalli tranne il piombo; l’“inattivazione” per almeno 400 anni, quelli intercorsi fra la costruzione e la distruzione del Tempio. Era perciò giunto a identificare lo Shamìr con qualche tipo di sostanza radioattiva.
 
Un Midrash narra che pietre preziose scendevano dal cielo assieme alla manna. La manna che è descritta come un cibo celeste dato agli Ebrei. San Giovanni l’autore dell’Apocalisse precisa che la manna è collegata a una pietra: “A colui che è andato oltre, Io darò da mangiare la manna segreta (la conoscenza occulta che discende come saggezza divina dal cielo); e gli darò una pietra bianca; e sulla pietra è scritto un nome nuovo (il “nome mistero” dell’uomo interiore, del nuovo Iniziato), che nessun uomo conosce - se non quello che lo riceve” (Apocalisse, 2, 17). Leggendo tra le righe la Bibbia scopriamo che la manna exoterica è cibo per il corpo fisico, ma che la manna segreta è legata alla pietra preziosa caduta dal cielo in grado di rendere nuovo l’uomo. La manna misterica viceversa è una pietra sacra caduta dal cielo con poteri portentosi. La coppa d’oro con la manna custodita nell’Arca, è la coppa con la pietra preziosa caduta dal cielo. Nel Portale Nord Melchisedech tiene in mano un calice, una forma semisferica al cui interno vi è una Pietra, la manna, generalmente vista come pane.

Figura 2. Melchisedech che regge una Coppa con Manna – Chartres Portale Nord
 
A St. Denis, il pane come un’Ostia è raffigurata nel Cerchio del medaglione che contiene il Tutto. L’impatto visivo nel medaglione è di una testa staccata che si erge dalla croce che rappresenta il morto crocefisso nella materia. La testa che si erge è la mistica testa dei Templari. La Croce di colore verde che cresce fuori dell’Arca, deve essere considerata come l’Arbor Vitae, l’Albero della Vita. Nelle Recognizioni Clementine, è detto che il padre ungeva il figlio con l’olio preso dal legno dell’Albero della Vita, e da quell’unzione egli è chiamato il Cristo.
                                    
La testa barbuta e con lunghi capelli chiari compare anche in un personaggio raffigurato con il Calice (Graal) in tutte i templi gotici, Melchisedech. Un mosaico del VII secolo sopra un’arcata di Sant’Apollinare di Ravenna mostra Melchisedech barbuto e con i capelli lunghi con Abele con l’agnello sollevato in alto e Abramo con Isacco ai lati di un altare cubico su cui è posata una candida tovaglia sopra cui abbiamo il calice e due pani raffigurati come dischi solari a otto raggi; sulla cui parte frontale è raffigurato un ottagono d’oro. Il doppio quadrato o la stella a otto punte al centro un cerchio è chiamata Rub el Hizb, il Sigillo di Melchisedech.  


Figura 3. Medaglione St Denis – Ravenna Melchisedech
 
In alto a sinistra la mano destra appare dal cielo cioè è divina. La mano ha il dito anulare piegato, che nel simbolismo numerico delle dita indica il numero 7. Il pollice non si vede, le dita visibili sono Tre. Il mantello di Melchisedech è fermato da un gioiello con Sei pietre preziose chiare a forma di esagono e una pietra centrale, la Settima di colore rosso. Melchisedech appare anche nella basilica di san Vitale a pianta ottagonale.
 
Gli Gnostici cristiani fecero di Melchisedech il principale Eone, Christos, da adorare più di Gesù che consideravano il portatore di Cristo, un Cristoforo, mentre Filone identificò Melchisedech con il Logos, quale intermediario fra Dio e l’uomo.
 
Ritornando alla testa barbuta di Melchisedech, esotericamente il Padre non si può raffigurare in forma umana, solo il Verbo, il Figlio può vedere la faccia del Padre. Nemmeno a Mosè sul Sinai fu concesso di vedere la Faccia del Signore che i Cabalisti dicono, essere l’Angelo della Faccia del Signore. I tre stadi della manifestazione corrispondono mistericamente al Verbo, a Cristo e a Gesù. La testa è del Christos, la croce è di Gesù. L’eresia o l’insegnamento del Codex Nazareno dice che Christos e Sophia (la Santa Sapienza) adombrarono Gesù tramite l’Iniziazione nel Giordano. La testa isolata che appare, come decollata, era il soggetto di venerazione misterica dei Templari, il Baphomet, la testa barbuta celava Christos-Sophia!
 
Durante i lavori di restauro (in seguito al bombardamento del 1944) in una casa dei Templari a Templecombe nel Sussex in Inghilterra, una serva scoprì dietro un pannello segreto che chiudeva la botola del soffitto sotto la tettoia, un dipinto su legno raffigurante un volto di uomo con doppia barba datato XIII secolo. L’immagine è quella di un uomo barbuto, sia Gesù Cristo o Giovanni Battista. Lo stile e il dettaglio del dipinto sono di uno stile devozionale, ma manca segni della divinità; un alone o una descrizione.
 
    La testa è dipinta all’interno di un rombo ai cui lati vi sono quattro semicirconferenze, formando una figura i cui vertici coincidono con quelli dell’ottagono. Il viso ha molti punti in comune col volto del medaglione di St Denis. Era questa la famosa “Testa” che essi professarono di adorare, il Baphomet? E, soprattutto, perché tenerla nascosta? Perché il Volto raffigurato nel dipinto non ha l’aureola, come doveva essere nei canoni rappresentativi dell’epoca? Al tempo del processo ai Templari, il tesoriere del tempio di Parigi, Jean de Turn, ha parlato di una testa dipinta in forma di un quadro, su del legno, che aveva adorato in uno di questi capitoli.

Figura 4. Testa mistica templare
 
Perché le Tavole di pietra della Legge erano due non ne bastava una? La suddivisione dei Dieci Comandamenti nelle Due Tavole 2x5 è dovuta al simbolismo corrispondente del Cielo e della Terra, che corrispondono ai cinque con Dio e ai cinque rapporti tra gli uomini. Nello Sepher Yetzirah, Èlohim crea mediante Dieci Sephiroth e 22 consonanti, 32 in tutto. I Dieci Sephiroth (i Tre e i Sette) sono chiamati nella Cabala, le Dieci Parole, i numeri e le emanazioni della Luce Celeste. Trentadue è 25, cioè la quinta potenza del numero Due. Non a caso il Pentateuco (penta = cinque) è suddiviso in cinque libri. La Creazione, così com’è descritta nel primo capitolo del Genesi, contiene esattamente 32 volte il nome Élohim (che è stato sostituito dalla parola Signore Iddio), 10 volte (2x5=10) in relazione all’affermazione Élohim creò
 
Anche le Due Tavole della Legge, sono qualcosa di estremamente sacro, di molto prezioso, qualcosa di terribilmente pericoloso perché nessuno vi aveva accesso, nemmeno i Leviti di guardia, solo il Sommo Sacerdote, vi poteva avere accesso una sola volta l’anno. I primi a farne le spese del potere letale dell’Arca furono i figli di Aronne, Nadab e Abihu, che dopo aver acceso dell’incenso in un contenitore di metallo all’interno del tabernacolo dove era custodita, da questa si sprigionò una “fiamma che li divorò”. Gli scribi ordinarono agli Israeliti (Giosuè 3-2) di stare lontani dall’Arca circa un chilometro (circa 2000 cubiti). Il tabernacolo nel Tempio di Salomone dov’era conservata l’Arca era un luogo di profonda oscurità. Fonti talmudiche ricordavano che: “Il sommo sacerdote di Israele entrava e usciva alla luce emanata dall’Arca Santa”, una condizione che non avvenne più dopo la scomparsa dell’Arca. L’Arca era fonte di luce. Quando Mosè scese dal Monte Sinai, aveva le due Tavole della Testimonianza. Egli non sapeva che la sua pelle era raggiante … il suo volto brillava … non potevano avvicinarsi a lui. Fu l’energia emanata dalle Due Tavole scritte dal dito di Dio a far brillare il volto di Mosè.
 
Le Due Tavole di Pietra della legge mosaica erano poste affiancate sull’altare come un’unica pietra con la sommità arrotondata: la pietra di destra è a polarità maschile, quella di sinistra è a polarità femminile. Alcuni fra i più seri studiosi biblici affermano che le Tavole di Pietra erano, in realtà due pezzi meteorite. L’Arca dell’Alleanza conteneva Due Tavole Di Pietra incise dal Signore, che è un Fuoco che consuma. Mosè è rappresentato nel Portale Nord con le Tavole della Legge custodite nell’Arca dell’Alleanza.
 
Scrive Louis Charpentier nel libro ‘I Misteri della Cattedrale di Chartres’: “Ai tempi di Samuele, i Filistei sconfissero Israele e l’Arca di Dio fu presa e portata ad Ashod, nel tempio di Dagon, dove causò alcuni danni, in particolare provocando agli abitanti della città le emorroidi, sarebbe sorprendente che la traduzione fosse esatta, probabilmente si trattava di incidenti emofilici ai quali forse non era estranea un’azione radioattiva Mosè volesse dare la possibilità di utilizzare lo strumento di potenza solo a quelli che ne avevano acquistato la dignità; ed è per questo che egli non solo vietò l’accesso alle Tavole ma ancora ebbe la più grande cura di mettere la fiaccola sotto il moggio. E ammettendo che un uomo fosse riuscito a superare la triplice difesa dei leviti armati, dell’Arca elettrificata e delle difese segrete (quelle che davano le «emorroidi» ai filistei) ancora, quest’uomo, per utilizzare le Tavole dovrebbe essere stato iniziato alla loro lettura. Questa iniziazione, Mosè la dà in un commentario in lingua semitica e in una scrittura che forse inventa lui stesso. E questa scrittura criptica è ottenuta mediante un sistema numerico che più tardi sarà chiamato la Kabala … Il segreto è ben sigillato. E più ancora di quanto sembri, giacché i commentari di Mosè, che sono costituiti dai suoi libri sacri e che erano scritti criptologicamente in nessun caso, dovevano essere modificati, nemmeno di uno iota. Ogni cambiamento renderebbe indecifrabile la crittografia. E si incomincia a capire perché Etienne Harding, cioè Sant’Etienne, abate di Citeaux, sebbene il suo ordine fosse «contemplativo», avesse impegnato, con tanto ardore, dalla conquista di Gerusalemme, tutta la sua abbazia, allo studio dei testi ebraici, con l’aiuto dei saggi rabbini dell’Alta Borgogna; e perché san Bernardo fece espressamente un viaggio oltre il Reno per andare a calmare il furore antisemita dei Transrenani che organizzavano – già - sanguinosi «pogroms». Il motivo è che i libri ebraici sono il «Trattato di lettura» della Pietra, e che i Giudei sono i depositari di questo Trattato.
  
In alto nel medaglione della vetrata, sotto il carro che trasporta l’Arca vi è l’iscrizione “Quadrige Aminadab”. Perché il Maestro vetraio di St. Denis volle fare espressamente un riferimento ad Aminadab? Le due parole “Quadrige Aminadab” compaiono una sola volta nella Bibbia, nel Cantico dei Cantici di Salomone, per bocca di Shulamith: “Io non capisco, la mia anima è turbata a causa del carro di Aminadab”.

Figura 5. Particolare scritta- Medaglione St. Denis
 
Chi era Aminadab? È scritto che Aram generò Aminadab antenato di Re David, anche se Giuseppe Flavio precisa che l’Aminadab in questione era un levita, famoso per la sua giustizia e la pietà, alla cui casa fu portata l’Arca, perché era un luogo adatto per Dio, essendo la casa di un uomo giusto, cioè un Iniziato (Antichità Giudaiche, 6.18). Aminadab, infatti, come leggiamo nei Numeri, fu padre di Naasson, con Mosè nel deserto, che era principe del popolo di Giuda. L’altra indicazione riportata è il carro di Aminadab che trasportò l’Arca dell’Alleanza.
 
Davide radunò di nuovo tutti gli uomini migliori d’Israele, in numero di trentamila. Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per trasportare di là l’Arca di Dio, sulla quale è invocato il nome, il nome del Signore degli eserciti, che siede in essa sui cherubini. Posero l’Arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di Aminadab che era sul colle. Il regno è al sicuro dagli acerrimi nemici e pertanto deve essere fatto il trasporto dell’Arca a Gerusalemme con il carro di Aminadab. Il carro di Aminadab trasportava l’Arca con il Dio degli Eserciti, scortato con trentamila guerrieri. David danzava intorno all’Arca. Un figlio di Aminadab fu folgorato dall’Arca perché l’aveva incautamente toccata. Il carro di Aminadab trasportava il Dio degli Eserciti, le Tavole di Pietra e la verga di Aronne erano dunque un potere tremendo, uno strumento usato in guerra. Questo carro è menzionato anche da Salomone nel Canto dei Cantici in relazione con Sulamith o Sulammitta (il nome significa Perfetta) è la sposa di Re Salomone menzionata nel Cantico dei Cantici. Sono nera e sono bella o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come il padiglione di Salomone”(1.5). Al posto della meno nota Sulamith nelle cattedrali gotiche è raffigurata un suo alter ego, la Regina di Saba.“Non so, l’anima mia ha fatto di me i carri d’Aminadab” (6.12). I commentatori pur affermando che questo brano è oscuro, commentano che l’anima di Sulamith è turbata dai carri di Aminadab.
 
Il medaglione che cita il carro di Aminadab indica che l’Arca fu trasportata in Francia su un carro con quattro ruote, passando dalle mani degli Iniziati dei Nazari, a quelle degli Iniziati presenti nel Cristianesimo, attraverso la collaborazione dei monaci di Citeaux e dei Templari.
 
La cripta di St. Denis alla quale si accede tramite una scala, si erge su vestigia più antiche, quelle della vecchia chiesa carolingia dell’abate Fulrad che era stata consacrata nel 775. Questa cripta a si ergeva sulle strutture ancora più antiche: infatti, una cripta martyrium ricorda il luogo dove dovevano trovarsi le reliquie di Saint-Denis, qui conservate fino al XII sec. Uno dei capitelli della cripta rappresenta San Denis con la testa in mano; secondo la leggenda egli, decapitato sulla collina di Montmartre (Monte dei Martiri), si rialzò e la raccolse. Il santuario in onore di St. Denis che stato decapitato a Mont Martre, è dunque caratterizzato da una testa oracolare come quella di San Giovanni Battista. Nella Cripta di St. Denis vi è una colonna è scolpita con nove teste d’uomo sopra un carro che trasporta l’Arca dell’Alleanza. Le Nove Teste rappresentano i Nove Cavalieri che fondarono l’Ordine del Tempio. Perché la raffigurazione è nella cripta e associata al trasporto dell’Arca? La cripta sotterranea indica qualcosa che non può essere esposto alla luce del sole e agli sguardi di tutti a differenza delle sculture del trasporto dell’Arca sulle colonnette del Portale Nord della cattedrale di Chartres.

 
Figura 6. St. Denis - Cripta Arca con nove teste
     
  • Qui si fa accenno ai Nove fondatori dell’Ordine del Tempio rappresentati non i loro corpi ma solo con le teste, come se fossero decapitati. Uno dei capitelli della cripta rappresenta San Denis con la testa in mano. Perché      la raffigurazione è nella cripta e associata al trasporto dell’Arca?
  • L’Arca appare anche alla luce del sole nei vetri colorati di un medaglione di una finestra nella cattedrale di St. Denis, realizzato tra il 1140 e il 1144 con la dicitura Arca Federis.
 

Figura 7. Nove teste ossario di Hartberg

Le Nove Teste templari si ritrovano sul muro esterno dell’ossario romanico a pianta circolare del XII secolo di Hartberg in Stiria (Austria). Il muro esterno dell’ossario è diviso in fasci di colonne terminanti in Nove Teste d’uomo. Nonostante che le teste siano state erose dal tempo, quelle che si trovano a destra e a sinistra sopra l’entrata romanica si riconoscono molto bene. Quest’ossario è stato costruito per persone che avevano una relazione con i Templari o che ne conoscevano la loro dottrina. Una grande croce templare a bracci equidistanti, una Colomba con il ramoscello in bocca (tanto cara agli Gnostici e ai Templari) si trovano sopra il portale principale. Gli affreschi hanno un chiaro retroscena iniziatico. Nel fregio inferiore si riconoscono un cavaliere con armatura, un re ripetuto per sette volte su sette animali: leone, cammello cavallo, bue, balena, maiale, drago. Nell’abside l’Albero della Vita al cui centro una mandorla con la Vergine e il Bambino seduto sulla bamba sinistra. In alto Quattro Cherubini circondano la Colomba.
 
Il ritorno dei nove primi Cavalieri del Tempio avviene nel 1128. Dodici anni dopo questa data, Suger, abate di Saint-Denis erige una volta gotica sui basamenti romanici della sua abbazia. La cattedrale di Noyon è iniziata, pressappoco, in quello stesso periodo. E da questo momento se ne costruiscono dappertutto; chiese abbaziali o chiese laiche; e in particolare, nell’Ile-de-France e nella Champagne.
Se si presume che con l’istituzione dell’Ordine del Tempio Hugues de Payns e Hugues de Champagne abbiano portato in gran segreto in Francia l’Arca e il materiale rinvenuto, dove sono state custodite dal 1128  al 1144? Guy Tarade ci informa di un documento poco conosciuto: un comandante dei Templari a Gréoux-les-Bains (Aix-en-Provence-1981), Bernard Falque de Bezaure, riprendendo il lavoro di padre Corriol, dice che l’Arca dell’Alleanza fu riportata da Gerusalemme nel 1127 e poi depositata presso l'Abbazia cistercense di Sénanque su richiesta dei Beati Bernardo e Malachia[3]. Se questa ipotesi è vera la data anziché 1127 deve essere spostata al 1128. Altro dato contrastante è quello della data di costruzione dell’abbazia che è posteriore a quella di St Denis.
 
 
Guy Tarade scrive che a Comps sur Artuby, situata a sud di Gorge du Verdon in Provenza, sorge sulla collina che domina il paesaggio verde, una Cappella dei Templari dedicata a St. Andrea. Più in basso vicino al villaggio sorge la chiesa dedicata a Santa Filomena recentemente restaurato. Filomena non è contemplata nel calendario dei beati di Roma. C’è solo una lettera di differenza tra Filomena e Filomele, Φιλομήλα, Philoméla, figlia di Pandione, l’ottavo mitologico re di Atene e di Zeusippe. Venne violentata da Tereo re della Tracia che, nonostante avesse sposato la sorella Procne, era innamorato non corrisposto di lei. Per impedirle di riferire le violenze le fu tagliata la lingua. Fu vendicata da sua sorella a cui rivelò il suo segreto ricamando la sua avventura su un arazzo. Inseguite da Tereo, le due sorelle furono salvate dagli dei che trasformarono Procne in un usignolo e Filomela in una rondine. Le due sorelle da allora possono solo esprimersi nella lingua degli uccelli! Per lingua degli uccelli s’intende un linguaggio misterico, perfetto o divino, una forma di linguaggio usato dagli iniziati. Gli uccelli sono presi a simbolo degli Angeli. «E Salomone fu l’erede di David; e disse: «O uomini! siamo stati istruiti al linguaggio degli uccelli e colmati di ogni cosa..».” (Corano XXVII, 15). Filomena una forma della dea romana Tacita, non può parlare, se non nella lingua degli Iniziati.
 
Sulla parete a sinistra dell'altare maggiore c’è l’Arca dell’Alleanza aperta, protetta da due Cherubini. Alla sua destra, si vede il vaso contenente la manna del deserto e la bacchetta di Aronne. In questo inventario, mancano le Tavole della Legge. Nell'abside sinistra accanto all'altare, due statue a grandezza naturale raffigurano Sant’Anna che insegna alla Vergine Maria. Sant'Anna tiene tra le mani una Tavola della Legge su cui c’è un testo in caratteri ebraici. La prima parola che lo compone è Berechit cioè In Principio.
 
Louis Charpentier scrive che a Chartres nelle finestre allungate situate sotto la rosa del portale Nord (chiamato degli Iniziati), vi sono rappresentati le alte figure di Sant'Anna dal viso nero, con il Giglio e la Vergine e attorno gli Adepti dell’Antico Testamento: Salomone, Davide, Melchisedech e Aronne, sebbene immobili, vivevano di luce; sebbene ieratici. Sant’Anna, la Madre della Madre, è la Madre Suprema; un po' la Ghae dei Greci, la Grande Dea della Terra. Per gli Alchimisti è la matrice da cui tutto è nato.
 
La presenza Templare in zona, e la chiesa di Santa Filomena alias Filomele, alias Tacita, con la rappresentazione dell’Arca Aperta alla maniera di St Denis forse ci dicono che l’Arca ha sostato nel Verdon in Provenza. In seguito è stata spostata a St Denis, ma nemmeno a St Denis da cui è ripartita probabilmente verso la nuova cattedrale di Notre-Dame de Chartres, dove si hanno altre informazioni scolpiti nella pietra.
 
Nella cattedrale di Chartres, sul lato sud del Portale Nord, detto degli Iniziati, troviamo due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo, che mostrano il trasporto dell’Arca, per mezzo di una coppia di buoi. La prima colonnetta scolpita a destra reca l’immagine del trasporto dell’Arca, per mezzo di un carro trainato da coppia di buoi guidati da un Angelo, la colonna in basso riporta l’iscrizione “Archa cederis”.

 
Figura 8. Cattedrale di Chartres colonnine portale nord Archa Cederis
 
La seconda colonnina reca l’immagine dell’Arca che un uomo ricopre con un velo, o afferra con un velo, vicino a un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere in cotta di maglie, un Templare. I costruttori di cattedrali, i Maestri d’Opera non potevano ignorare che l’Arca non si poteva toccare, infatti, per il trasporto dell’Arca a braccia d’uomo, i Leviti dovevano usare “pali di legno” infilati in anelli che non dovevano essere tolti. Questa scena, questo trasporto dell’Arca, non riguarda eventi narrati dalla Bibbia che si riferiscono al tempo di Mosè o di David, ma al periodo in cui i Templari erano a Gerusalemme.  Chi attaccò il carro che trasportava l’Arca? Certamente coloro che ne conoscevano il suo potere, e volevano impossessarsene, questi figli dell’oscurità dediti alla magia nera erano conosciuti allora sotto il nome di Ameleciti.
 
Gli Amaleciti sono perennemente in guerra con Dio, di generazione in generazione (Esodo 17:16). David intraprese una guerra santa di sterminio contro gli Amaleciti, simbolo delle potenze oscure e materiali. Agag era il re degli amaleciti sconfitto da David. David il re musico, istruito nella Cabala, il vincitore delle potenze materiali, sotto la forma di Golia, danza in modo circolare intorno all’Arca. In ebraico Mal’akh è l’angelo. I rabbini dicono che lo spirito di Amalek è Samael, l’Angelo del Male. La guerra contro Amalek e gli Amalekim è condotta di generazione in generazione. Per i rabbini, il popolo di Amalek il principio di odio e d’irregolarità rappresenta l’essenza di tutto il male del mondo. Samael nello Zohar è associato Amalek, il dio del mondo fisico. Il testo descrive come Samael nome occulto di Amalek. Lo Zohar descrive Samael nel senso “veleno di Dio”. Per lo Zohar gli Amalekiti sono i maghi neri della Torre di Babele. L’insegnamento musulmano sulla storia antica degli Amaleciti è molto simile a quella del giudaismo. Nella mitologia Islamica, Malik/Malec sarebbe un Angelo spaventoso, custode dell’Inferno.
 
Nel Cantico dei Cantici di Re Salomone troviamo una frase sibillina:
Non svegliate, oh! Non svegliate la Diletta che all’ora scelta da Lei.
La Diletta è l’Arca o meglio il suo potere che può essere risvegliato solo dal Designato, o dall'Ordine designato quando giungerà il momento.
 
L’Arca rappresentata è un cofano munito di ruote quattro con ruote a otto raggi, un cofano a ferrature “con le borchie marchiate con il Fleur de Lys”, che trascinano direttamente i buoi, contrariamente a quello che dicono le scritture cioè a mano. L’iscrizione sotto riportata sotto è: “Hic amititur”, che unito alla prima diventa ”Hic amititur, Archa cederis”.
 
La maggior parte degli esperti affermano senza mezzi termini che i Templari e i Maestri d’Opera per via dell’ignoranza della lingua latina non erano in grado di scrivere latino corretto. Questa è la dimostrazione del pregiudizio, che è una forma di ignoranza, per affermare una fasulla superiorità intellettuale. I latinisti si sono divisi tra l’interpretazione di amitittur in amitittur o amicitur. Infine, la traduzione ha senso se si leggono le scritte delle due colonne in modo inverso, ma a Chartres nulla è come sembra!
 
La prima interpretazione afferma che cederis è in realtà foederis e amitti è amicitur. “Hic Amicitur Archa Foederis”, in buona sostanza, “Qui è nascosta l’Arca dell’Alleanza”. La Seconda interpretazione é “Hic amitittur”, Archa cederis”: qui è ammessa opererai tramite l’Arca. “Qui le cose prendono il loro corso: dovete lavorare tramite l’Arca”. Qui si afferma tu lavorerai per l’Arca.
 
A Chartres, all’interno del cofano che trasporta l’Arca, possiamo vedere a sinistra le Due Tavole della Legge (danneggiate dai vandali), e la centro un vaso che conteneva la manna, manca la verga di Aronne che compariva a St. Denis.
 
                   
 
Figura 9. Raffigurazioni Arca a St. Denis e a Chartres

·  Il cofano sul carro appare aperto, come se fosse capitato qualcosa, una cruenta battaglia forse per impossessarsi dell’Arca.
·  Vicino al carro dell’Arca, un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere medioevale in cotta di maglie.
·  I cadaveri e il Cavaliere (Templare) sopravvissuto testimoniano il risultato della battaglia.
 
Questa scena, per quanto riguarda il modo di trasporto dell’Arca, il cavaliere in cotta di maglie tipica dell’epoca medioevale, non riguarda eventi narrati dalla Bibbia, ma al periodo dei Templari. Cos’è successo? Perché nel carro mancava la Verga di Aronne? I poteri dell’Arca contenente le Tavole dell’Alleanza, della verga di Mosè e poi quella di Aronne non solo sono qualche cosa di molto sacro, ma anche di molto pericoloso! Se la battaglia non è avvenuta nel Medio Oriente, allora è avvenuta in Francia? L’Arca ha sostato nella cripta di St. Denis e poi è stata trasportata a Chartres? È probabile che l’Arca con il suo contenuto misterico portata in Francia dai Templari come attestano le sculture del Portale Nord sia stata occultata all’interno di una grotta situata sotto la cattedrale, e ammesso che sia stata occultata, nulla ci conferma che si ancora là[4]. E se non è più sotto la cattedrale di Chartres dove è stata portata?

[1] Il Quattro è la pienezza, l’Unità completa, il Nome Sacro, il Tetragrammaton.
[2] Vincenzo Pisciuneri: Notre-Dame de Chartres templare V – L’Arca e la Wouivre.
[3] L'Arca dell'Alleanza è nascosta nel Verdon? 19 marzo 2008 , scritto da Guy Tarade. http://lesarchivesdusavoirperdu.over-blog.com/article-17892789.html
[4] Vincenzo Pisciuneri Notre-Dame de Chartres Templare V – L’Arca e la Wouivre.
L’ORDINE SEGRETO DI MELCHISEDEC
 
 
Nella cattedrale di Notre-Dame de Chartres sul pavimento della navata centrale un bellissimo labirinto circolare, inoltre è raffigurato e ben visibile, per ben due volte, Melchisedech. A Ravenna è raffigurato per ben due volte Melchisedech, ma a differenza di Chartres in due chiese a Sant’Apollinare e a San Vitale, dove vi è un labirinto circolare ma diverso da quello di Chartres. A Chartres ci sono raffigurazioni di Sant’Apollinare, patrono di Ravenna, città che ha sempre ospitato un crogiolo di culture considerate pagane ed eretiche, tra queste ricordiamo l’eresia del vescovo Ario, la cui forte presenza è ancora testimoniata dall’antichissimo battistero ariano ancora visitabile. Ario insegnava che il Figlio di Dio, Gesù Cristo, in quanto generato, non poteva essere considerato Dio allo stesso modo del Padre. Non a caso che a Ravenna Dante Alighieri visse gli ultimi anni della propria esistenza, morendovi nel 1321. Nel 1318, Dante termina la Divina Commedia, nella quale allude ripetutamente ai Templari, al loro martirio e alla loro resurrezione. Ad esempio, nel Paradiso (canto XXX), Beatrice, nell’empireo, è contornata e protetta dal “convento de le bianche stole”, cioè i Cavalieri del Tempio. A Ravenna Dante scriverà, quei versi del Paradiso, dove negli ultimi cieli Dante sceglie come guida San Bernardo il fondatore dell’Ordine del Tempio.                                                                                  
A Chartres la vetrata di St. Apollinare, la prima del muro lato ovest del transetto Sud (contrassegnata con il n. 36), nasconde un segreto in una minuscola apertura sul lato destro della cornice lascia passare la luce solare. Nell’ala Ovest del transetto Sud, c’è una pietra rettangolare incastrata di sbieco rispetto al pavimento, che risalta nettamente sulla generale tinta del lastricato. Questa pietra è contrassegnata da un risalto di metallo dorato. Nel pavimento, è stato incastonato un chiodo in modo tale che il 21 giugno, quando il sole è allo zenit un raggio luminoso, s’inscrive come un cerchio sulla testa del chiodo. Questo è l’esatto mezzogiorno del luogo. Un lastricatore non fa un buco in una vetrata per illuminare, un giorno l’anno, una pietra. L’arrivo del solstizio d’estate, cade il 21 giugno nell’emisfero settentrionale, il 24 giugno si festeggia San Giovanni. Vi è un collegamento con St. Apollinare e St. Giovanni Battista, e vi è un collegamento di Chartres con Ravenna, che sono anche exotericamente gemellate.
A Ravenna a Sant’Apollinare Nuovo, dov’è rappresentato Melchisedech, guidati da una stella a otto punte, i tre Magi che portano i doni al bambino divino indossano un berretto frigio rosso, tipico delle iniziazioni di Mitra, e pantaloni di foggia persiana, stessa Raffigurazione nel Duomo Templare di San Cristoforo a Barga in Toscana. Anche nella chiesa templare di Tomar si ha la presenza di teste barbute di notevoli dimensioni che portano il cappello frigio. Con il cappello frigio in Italia i Maestri Costruttori Comacini continuatori dell’antica arte costruzione sacra amavano rappresentarsi.
 
 
Figura 1. Cattedrale di Chartres - Melchisedech
 
Melchisedech  appare la prima volta nel libro della Genesi
 
·  14.17. Quando Abramo fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sodoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re.
·  14.18 Intanto Melchisedech, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo.
·  114.9 e benedisse Abramo con queste parole: Sia benedetto Abramo dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra.
·  14.20 e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici.
Si può affermare che:
1. Abramo rispettava Melchisedech come un suo superiore.
2. Melchisedech non apparteneva al popolo ebraico.
3. Melchisedech offre pane e vino, come fece Gesù nell’ultima cena.
 
Abramo riceve le benedizioni da Melchisedech, che lo accetta nel suo Ordine quale rappresentante del popolo ebraico. I discendenti di Abramo giungono in Egitto con Giuseppe che ricopre una carica altissima. Il popolo perde la sua identità e con Mosè che non era ebreo, lascia l’Egitto con L’Arca. Mosè possedeva il bastone del potere, la verga che poi passò ad Aronne. Nell’Arca vuota furono custodite le tavole di pietra scritte col fuoco celeste, la verga e la manna. L’Arca ricompare ai tempi di David, padre di Salomone. David e poi Salomone erano sacerdoti dell’Ordine di Melchisedech.
 
Perché in tutte le costruzioni gotiche figure sempre l’Albero di Jesse? Nella cattedrale gotica di Chartres, sotto il rosone del Portale Reale Ovest la più famosa vetrata a lancette, verso il lato Nord, è l’Albero di Jesse, dove compiono Maria e Gesù. Nell’ossario templare a pianta circolare del XII secolo di Hartberg in Stiria (Austria) è rappresentato nel coro uno stupendo Albero di Jesse, dove primeggia Maria tenendo in braccio il Bambino Gesù. Nel Duomo di San Martino a Lucca, su una colonna del portale principale è scolpito l’Albero di Jesse. San Martino tra l’altro protettore di Hartberg è uno dei santi di riferimento dei Templari. Qual è l’importanza segreta dell’Albero di Jesse, per i Templari?
 
 
Figura 2. Vetrata Cattedrale di Chartres – Jesse addormentato
 
Le vetrate della cattedrale di Chartres partendo dal basso vi sono sette personaggi: Jesse addormentato, Davide, Salomone, Roboamo, Abias (due Re), Maria, infine in alto Gesù. La rappresentazione sembra volere alludere alla Scala di Giacobbe, i sette personaggi rappresentano i sette gradi di Iniziazione. Il colore dietro i personaggi è blu, fa eccezione Gesù che intorno alla testa ha il colore rosso e Jesse che ha sopra la testa l’arco rosso. Ai lati dell’Albero, in medaglioni a forma di semicerchi, su fondo rosso una coppia di sette personaggi dell’Antico Testamento, tra cui Baalam di fronte a Mosè, situati al quarto posto, al centro della Scala. I colori sono il blu, il rosso e il giallo dorato, completata da bianco, verde, rosa antico e ocra marrone (mancanza di viola). Sette grandi personaggi all’interno dell’albero raffigurato come una scala verticale, quattordici 2x7 profeti ai lati, in totale 7+14=21, che è il valore numerico gematrico ebraico del Tetragramma YHVH, Jod(10) – (5) – Vau(6) – (5), considerando una sola volta Hè: 10+5+6=21([1]).
 
Jesse con cappello color giallo oro, indossa un abito blu, e un mantello rosso entrambi bordati di giallo oro, sotto un arco sostenuto da due colonne, parzialmente sdraiato su un letto, ha una mano sotto il mento, in una posizione che non è possibile mantenere nel sonno, non è addormentato, ma medita. Il cappello a punta di Jesse assomiglia a quello dei tre Re Magi Basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, il cappello frigio iniziatico. I Maestri Iniziati vetrai non solo realizzavano vetri alchemici, ma attribuivano a ogni particolare il suo colore esoterico o misterico. Cambia il colore del cappello di Jesse non è rosso come a Ravenna bensì giallo oro. Rosso è il colore dell’azione, giallo quello della meditazione. Il rosso del mantello e dell’arco superiore forniscono l’energia dinamica all’Albero. Una lampada accesa che simboleggia l’ispirazione divina è sopra di Jesse.
 
Una tenda verde porta la scritta fatta per chi entra dall’arco con tre gruppi di tre lettere con una S scritta in modo inverso, alla maniera dei Templari: VOS SOL VOS. Dal IV secolo s’iniziò a rivolgersi in modo reverenziale all’imperatore con il pronome plurale “vos”, da cui il termine vostra maestà. Il Re cui si riferisce in modo reverenziale è il Sole, in latino scritto Sol. In alcune versioni del quadrato misterico di 25 lettere noto come il SATOR si hanno le lettere “S” e “N” scritte in modo speculare, cioè inverso, a Montsaunès sulla volta presso il coro un disegno geometrico triangolare ai cui vertici di base una “S” inversa, quasi a volerci dire di osservare la cosa da un punto di vista ribaltato.
 
 
 
Figura 3. Albero di Jesse particolare della tenda – Sator con S inversa – Lucca San Frediano gamba inversa
 
A Lucca, nella chiesa di San Frediano abbiamo il fonte battesimale del 1151 circa firmata da Magister Robertus della scuola del Maestro Comacino Biduino. La vasca per la critica dovrebbe riferirsi alle vicende di Mosè La gamba (e il posteriore) sinistra del cavaliere è rivolta in direzione inversa al senso di marcia della scena! Ci è stato detto “grossolano errore dello scultore” non per puro senso estetico che tra il cavallo e l’angelo si vede la coda di un drago.
 
La cornice floreale è contenuta in un motivo a mandorle intrecciate che disegnano due quadrati anch’essi intrecciati e con due croci in mezzo, per ogni quadrato 4+4=8 linee, due quadrati 16 linee. Abbiamo il motivo della mandorla o Vesica Pisces e del doppio quadrato, ogni quadrato a sua volta è diviso in quattro dalla croce, realizzando così quattro piccoli quadrati. Applicando alle parole latine medievali VOS SOL VOS, l’Isopsefia, il valore numerico ciascun gruppo è 16 cioè due volte 8, due ottave musicali. Otto oltre ad essere un numero caro ai Templari è anche quello del doppio quadrato di Melchisedech.  Salomone è raffigurato con un mantello tenuto chiuso da un gioiello azzurro rotondo formato da una pietra centrale circondata da otto pietre. L’ottagono con un cerchio al centro è noto come il sigillo di Melchisedech. La vetrata di Jesse è sotto il segno degli affiliati all’Ordine di Melchisedech.
 
 
Figura 4. Chartres Albero di Jesse - particolare Salomone
 
Perché si pone l’accento sui Re e sacerdoti discendenti di Jesse. La risposta è in un Salmo: “Il Signore ha giurato e non si pente, Tu (David) sarai Sacerdote in eterno secondo l’Ordine di Melchisedech (110,4)”. Si deduce che David fosse “Sacerdote secondo l’Ordine di Melchisedech” e non secondo quello di Aronne. David è il padre di Salomone e a questo Re si riferiscono i Templari. Gesù è anch’egli sacerdote dell’Ordine di Melchisedech, ma Gesù appare non come un Nazar, ma come un riformatore entrando così in conflitto col ramo più antico della setta. I Templari sono legati al Tempio misterico di Salomone, e pur riconoscendo il Maestro Gesù appartenente all’ordine di Melchisedech, essi seguono la via dei Nazari Davide e Salomone, e per questo motivo nutrono particolare venerazione per Giovanni Battista.
 
Perché Re Salomone con la Regina di Saba appaiono in tutte le cattedrali gotiche? La Regina di Saba era scura, la Madonna di Chartres è Notre-Dame-de-Dessous-Terre, la Vergine Nera che appare in molti edifici sacri. In questa coppia in perfetto equilibrio, Saba rappresenta l’energia femminile di Madre terra, Salomone l’energia maschile spirituale. È così che si può spiegare l’allegoria della Vergine Nera: la Terra Madre che produce, senz'altra influenza che quella del cielo, una manifestazione, un irradiamento attivo che per la sua qualità si può definire divino. Nel Cantico dei Cantici commentato da San Bernardo, troviamo scritto: Sono nera ma bella, ragazze di Gerusalemme!
 
Chi amministrava segretamente il Sacerdozio di Melchisedech a quei tempi in Palestina? Chi rappresentava questo segreto Ordine di Melchisedech che aveva come ruolo anche quello di preparare i Re-Sacerdoti del ramo di Jesse? Dopo David, Salomone fu anch’egli sacerdote dell’Ordine di Melchisedech e custode dell’Arca dell’Alleanza e del suo contenuto. L’ultimo sacerdote dell’Ordine di Melchisedech fu Gesù Esseno e Nazareno. San Paolo afferma nella lettera gli Ebrei (5,9) che Gesù è sacerdote dell’Ordine di Melchisedech: “Nello stesso modo Gesù Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì Colui che gli disse, Tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedech”.
 
Nei Manoscritti di Qumran[2], gli Esseni descrivono Melchisedech, Principe della Luce, contrapposto a Belial, Principe dell’iniquità e alle sue schiere.
 
Gesù “Nazareno” inteso comunemente come “Gesù di Nazareth”, cioè proveniente da Nazareth, in realtà era “Gesù il Nazireo”. Molti autorevoli studiosi, ritengono oggi che il termine “Nazareno” derivi dal fatto che Gesù fosse un “nazireo”, cioè avesse aderito al voto di “Nazireato”, uno specifico voto di consacrazione a Dio, previsto dalla Bibbia, che comportava – fra gli altri - l’obbligo di seguire alcuni precetti di vita particolarmente rigidi, fra i quali di non bere vino e di lasciarsi crescere i capelli. A rigore egli non può essere un Nazaria (Nazareno) della setta più antica, e nemmeno essere considerato un Esseno puro. Anche se agli Esseni spetta l’onore di avere avuto Gesù, come discepolo, anche se questi si presenta in disaccordo con i suoi maestri su varie questioni di osservanza formale. Gesù è descritto da Marco con una lunga veste “senza cuciture”... “e bianca come neve”, lo stesso abito indossato dai sacerdoti Nazareni, dai Pitagorici e dagli Esseni.
 
Secondo la filosofia iniziatica Melchisedech è il Maestro di tutti Maestri, è il realizzatore della Pace e della Giustizia e tutti i grandi Maestri che hanno portato civiltà e luce ai vari popoli nel corso dei secoli provengono dall'ordine di Melchisedech. Il Suo ordine rappresenta la Tradizione dell’Amore, della Saggezza, e della Verità. Melchisedech è anche rappresentato come “il Re del Mondo”, il Sovrano della Terra dei Viventi. In tutte le tradizioni si fa riferimento all'esistenza di una terra paradisiaca (Agharta, Shamballa) governata da un Sovrano Pontefice, re di Giustizia e di Pace. L’attributo “Re del mondo” attesta il ruolo (nascosto, celato, ma attivo) di Melchisedech sulla Terra quale rappresentante in perpetuo della Divinità e sia garanzia della Creazione, e sia del divino che è nell’uomo. L’appellativo di Re di Giustizia ritrova in oriente il riscontro in dharmaraja.
 
Ben prima delle Crociate, una leggenda correva per l’Occidente, a proposito di un misterioso prete Gianni, quasi immortale, che avrebbe fondato un regno cristiano in qualche parte, verso Oriente, e che avrebbe dovuto sia il suo successo che la sua longevità al possesso dell’Arca d’Alleanza. Per tutto il Medioevo, ci furono uomini che andarono alla scoperta di questo regno misterioso di cui s’ignorava l’esatta posizione geografica poiché lo si situava in Persia, in India e perfino in Cina. Lo stesso San Luigi inviò degli ambasciatori che non fecero mai ritorno. Il Prete Gianni fu identificato ora in un re cristiano nestoriano dal monaco e teologo Ottone di Frisinga; ora nel capo mongolo Ye-lü Da-shi, anch‘egli cristiano nestoriano.
 
Prete Gianni rappresenta un personaggio leggendario molto popolare in epoca medievale, tanto che, secondo i poemi del ciclo bretone, il Santo Graal sarebbe stato trasportato proprio nel suo regno. È da notare che il mitico personaggio si era definito seguace del Nestorianesimo, movimento condannato come eresia dal concilio di Efeso, secondo la quale le due nature di Gesù erano rigidamente separate (uomo + Dio), e unite solo in modo morale, ma non sostanziale. I Nestoriani sono coloro che fornirono all’Islam nascente la struttura e l’insegnamento riguardante l’antico testamento fino ai tempi di Gesù.
 
Gli Gnostici cristiani apparvero verso l’inizio del secondo secolo, proprio nel momento in cui gli Esseni scomparivano nel modo più misterioso, cosa che indica da dove provenivano. La storia afferma che le prime sette cristiane erano di Nazareni, al pari di Giovanni Battista; o Ebioniti, fra i quali vi erano molti parenti di Gesù; o Esseni, Terapeuti e Guaritori, di cui i “Nazaria” costituivano un ramo. Epifanio sosteneva che i primi seguaci di Gesù erano chiamati “iessei”, poiché il vero nome di Gesù di Nazareth fu “Y’SHAY” (o Yeshay). Questo nome ebraico è stato traslitterato in latino con IESSE, da cui l’aggettivo “iessei”. Iesse o Jesse era il padre di David.   
 
Quando i nove cavalieri si presentarono al Patriarca di Gerusalemme, Teoclete, il 64° successore di Giovanni Battista, dal grande Pontefice dell’Ordine dei Nazareni o ordine Joannita; essi pronunciarono tra le mani del Patriarca i tre voti di obbedienza. I voti di obbedienza c’informano che i nove cavalieri furono iniziati ai Misteri ebraici dei Nazareni. La vera versione della storia di Gesù e il cristianesimo primitivo furono comunicati da Teoclete a Hughes de Payens e ai suoi compagni. “I Nazareni identici ai Cristiani di San Giovanni, erano considerati eretici da Eusebio, perché sono Ebrei che onorano l’Unto (Cristo) come uomo giusto e usano il Vangelo di Pietro”. Riconoscevano solo San Giovanni il Battista, che chiamavano il “Grande Nazar“. Qui sta l’eresia templare, quella di ricollegarsi alla Tradizione di Melchisedech e non a quella costruita nel quarto secolo a Roma, trasformata in seguito dogma.
 
È bene ricordare che Abramo rispettava Melchisedech come suo superiore, ma egli non apparteneva al popolo ebraico. Melchisedech, l’Antico dei Giorni, è raffigurato con la Coppa tenuta nella mano sinistra, in una scultura della cattedrale di Notre-Dame de Chartres, posta a sinistra sul Portale Nord detto degli Iniziati. Melchisedech oltre che all’esterno è anche rappresentato nelle vetrate all’interno nella prima lancetta sotto il rosone della Vergine. Nella Lettera agli Ebrei, al cap. VII è detto che:
 
1. Questo Melchisedech, infatti, il re di Salem, sacerdote del Dio Altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse; a lui Abramo diede la decima di ogni cosa; anzitutto il suo nome tradotto significa re di giustizia; è inoltre anche re di Salem, cioè re di pace.
2. Egli è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno.
 
Melchisedech, rappresentato a Chartres con tratti orientaleggianti, è il Maestro dei Maestri, il mai nato e mai morto, senza genealogia, colui al quale vanno tutte le nostre benedizioni. Gli Gnostici ne fecero il principale Eone, mentre Filone lo identificò con il Logos. In uno dei Manoscritti del Mar Morto di Qumran si definisce Melchisedech come un’Entità Celeste.    
 
Il sacerdote nell’ordine di Melchisedech, non è per nulla stabilito attraverso la legge di un ordine o di una successione carnale, bensì attraverso la potenza della sua vita immortale come lo afferma la scrittura con queste parole: «Tu sei eternamente sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech» [Epistola agli Ebrei, VII, 11-17].
 
 
Figura 5. Anagni  Reims Melchisedech Abramo cavaliere
 
Nella cripta della cattedrale di Anagni del XIII secolo troviamo un affresco che ritrae l’incontro tra Abramo e Melchisedech. È un’insolita raffigurazione perché ritrae Abramo come un cavaliere medioevale che riceve la comunione direttamente dal Re-Sacerdote Melchisedech. Si presume che il cavaliere appartenga all’Ordine del Tempio.
 
Un’analoga rappresentazione dell’incontro tra Melchisedech ed Abramo si trova in un bassorilievo della controfacciata della Cattedrale di Notre-Dame di Reims del XIII secolo. Nel rilievo, la figura con la barba di Melchisedech, rappresentato con una lunga veste, offre l’ostia con la mano destra mentre nella sinistra tiene un grande calice. Dietro di lui un panno copre l’altare. In piedi davanti al sovrano dovrebbe trovarsi Abramo, che è rappresentato in un’armatura medioevale, con le mani giunte in preghiera. Perché il personaggio che incontra Melchisedech ci appare con un cavaliere medioevale con tanto di cotta metallica a maglie, indossata dai crociati e dai templari, e non come un patriarca ebraico? Durante i processi, la più grave accusa contro i templari era che, come Melchisedech, i loro capi amministravano la comunione ai loro cavalieri dopo la battaglia.
 
 
Figura 6. Notre-Dame de Reims - Melchisedech cavalieri          
 
La cattedrale di Reims presentava, all’ingresso, un enorme labirinto pavimentale (12 metri di diametro) di pregevole fattura, in maniera analoga alle cattedrali di Chartres ed Amiens. Il labirinto di Reims fu realizzato nel 1240 ed era composto di piastrelle di pietra o di marmo di colore blu. È noto che esso poi fu smantellato nel 1779 per volere di un certo canonico Jacquemart infastidito dalla continua confusione che facevano i ragazzi quando giocavano “irrispettosamente” a percorrere il labirinto durante la messa.
 
 
Figura 7. Ricostruzione Labirinto ottagonale - Reims
 
Il labirinto aveva tre vie che partivano dallo stesso punto: una via diretta, chiamata la Via Regale; una seconda lunga e faticosa, ma che portava lo stesso all’ambita meta ed una terza senza alcuna uscita. Trovare la “via” giusta e percorrerla presupponeva le qualità di un eroe spirituale. Quell’itinerario diveniva così il “viaggio” di purificazione che il valente cavaliere doveva compiere, dentro e fuori se stesso, prima di accedere alla sua investitura.
 
L’ottagono con un cerchio al centro è noto come il sigillo di Melchisedech come si può vedere nelle due rappresentazioni di Melchisedech a Ravenna.
 
Nella Basilica di San Vitale di Ravenna, a pianta ottagonale, dove è rappresentato Melchisedech all’interno di un pavimento ottagonale, si trova un labirinto circolare, ma anziché a 11 spire a 7 spire, a una spira continua; inoltre il percorso termina in una grossa conchiglia, la forma medioevale delle acquasantiere, la conchiglia. Il labirinto è particolare, perché le piccole frecce partono dal centro del labirinto per terminare al centro di una conchiglia, lo scrigno della vita, sembra che si voglia indicare l’uscita dal labirinto, quella dell’uomo nuovo rinato. La datazione della sua origine è ancora incerta, alcuni sostengono che sia addirittura coevo alla Basilica stessa, cioè del VI secolo altri della metà del XVI secolo; molto probabilmente è stato quantomeno rimaneggiato nel secolo XVI. Il labirinto, come la conchiglia, entrano tra i motivi architettonici sacri al cristianesimo verso il XII secolo. Secondo la simbologia cattolica, allora, già descritta da Giovanni Damasceno nel VII secolo d.C., «Il fulmine divino è penetrato dentro la conchiglia più pura, Maria, e ne è nata una perla oltremodo preziosa, il Cristo». La conchiglia dei pellegrini sulla via di San Giacomo di Compostela, il viaggio mistico che ancora compiono iniziati e non iniziati verso la stessa purissima luce, quella da sempre rinchiusa nel buio più profondo del labirinto. La via di Compostela era protetta militarmente dai Cavalieri del Tempio.
 
 
Figura 8. Labirinto Circolare - San Vitale Ravenna                         
 
Una volta completato il percorso si può alzare gli occhi verso i mosaici: in alto nella lunetta di sinistra il Sacrificio di Isacco, nella lunetta in alto a destra dell’altare il Sacrificio di Melchisedech. Sia in Sant’Apollinare sia in San Vitale, come a Chartres del XIII secolo, non vi sono raffigurazioni di Gesù in croce. Non è un caso che nella Basilica di San Vitale a pianta ottagonale, si trovi anche un’altra rappresentazione di Melchisedech come quella di Sant’Apollinare, qui Melchisedech disposto di lato a destra offre un pane, a forma di ruota solare, e Abele a sinistra offre l’agnello sacrificale.  
 
Figura 9. San Vitale Ravenna Melchisedech
 
 
Nel mosaico, in alto si vede una mano, la destra, che esce dalla volta del cielo: “Dextera Dei o Destra di Dio”. Medio e anulare sono ripiegati, per indicare nel linguaggio antico delle dita il numero quattro (la mano sinistra indica il numero 400), che si ritroviamo nella forma della tavola cubica e nel doppio quadrato d’oro, l’ottagono (A Sant’Apollinaire le dita della mano dal cielo sono piegate in modo diverso per indicare il numero sette). L’altra interpretazione che le tre dita visibili, non piegate rappresentino l’aspetto trinitario. Sulla tovaglia della tavola si vedono quattro squadre, o gammadia, la cui forma richiama la lettera greca Gamma (Γ), i quattro angoli del Tempio. La lettera G è l’iniziale di Geometria. L’accostamento di quattro Γ posti ad angolo retto gli uni rispetto agli altri forma la svastica, simbolo sia della rotazione dei corpi e sia della Stella polare.
 
Nella cattedrale di Notre-Dame de Chartres, Melchisedech è rappresentato due volte nel Portale Nord, con mano un calice, nella vetrata a lancette e come scultura all’esterno. La mano sinistra solleva il calice all’altezza del cuore, dal calice spunta la sacra pietra di Dio. All’esterno, sotto il piedistallo della statua di Melchisedech è rappresentato l’agnello del sacrificio che a Ravenna è tenuto sollevato in alto da Abele.
 
A Ravenna a Sant’Apollinare in Classe di fronte al mosaico di Melchisedech, abbiamo il sarcofago risalente al VI secolo, dell’arcivescovo Teodoro. Frontalmente al centro un Chrisma e ai lati due uccelli con tralci di vite che si avvolgono. Sul coperchio del sarcofago tre Chrisma, quello centrale con sei raggi, i laterali con quattro bracci. La particolarità è la doppia punta dei bracci delle croci.
 
Figura 10. Ravenna Sarcofago Teodoro, Calice con Pietra
 
Lateralmente, nella lunetta superiore del coperchio, una croce a otto punte e ai lati due colombe che sembrano cibarsi dalla croce. Sopra i bracci orizzontali della croce a destra un fiore a 4 petali, a sinistra un fiore a 8 petali. Alla base della croce la testa di un leone. Ai due lati della croce motivi floreali destrogiri e sinistrogiri con il giglio o fiore di Lys, in totale: 3+3 fiori di Lys.
 
In basso in un rettangolo, al centro un vaso o calice, al cui interno una pietra che sostiene una croce a bracci uguali a otto punte identica alla croce decussata adottata dai Templari. Su entrambi i lati della croce vi scolpita una colomba posata su una pianta con due fiori a motivo destrogiro e sinistrogiro con quattro petali, in totale otto per lato 8+8=16, tutti numeri adottati in seguito dai Templari. Una terza colomba scende dall’alto e con altre due colombe formano un triangolo.
 
La croce a bracci uguali a otto punte, e il fiore a tre punte o di Lys, sono i simboli dell’appartenenza all’Ordine o alla Tradizione di Melchisedech. A Ravenna non vi sono rappresentazioni di Gesù Cristo in croce.
 
Il sarcofago attesta l’appartenenza del vescovo Teodoro all’ordine di Melchisedech. A Sant’Apollinare Nuovo, dov’è rappresentato Melchisedech, vi è anche una rappresentazione dei tre Magi guidati da una stella a otto punte, che portano i doni al bambino divino. I Magi indossano un berretto frigio rosso, tipico delle iniziazioni di Mitra, e pantaloni di foggia persiana. Con il cappello frigio in Italia i Maestri Comacini e i Compagnons amavano rappresentarsi. Il sarcofago con le raffigurazioni misteriche attesta che a Ravenna nel VI secolo vi era una ramificazione dell’Ordine misterico di Melchisedech, e non temporale come quello di Roma. Nella Basilica di San Vitale di Ravenna, dove è ancora raffigurato Melchisedech, un altro collegamento misterico, il labirinto, tema caro ai Templari e che collega il Romanico con il Gotico.
 
L’Ordine del Tempio non era nato ex novo, ma era una nuova forma che doveva diffondersi su larga scala, che è stata stroncata, dalla corona di Francia, e dal papa francese residente ad Avignone, morti entro un anno dalla morte sul rogo dell’ultimo Maestro del Tempio. Al tempo dell’arresto dei templari l’arcivescovo di Ravenna, Rinaldo di Concorrezzo, incaricato della commissione di controllo delle inchieste, condannò l’uso della tortura e lasciò che la maggior parte degli imputati non fosse messa agli arresti, con la riserva dei domenicani che non approvarono “quei criteri di serenità e di mitezza”. Il 17 giugno 1311, sette templari di Piacenza, e sei di Bologna negarono con decisione ogni addebito di fronte al concilio indetto da Rinaldo, il giorno dopo furono assolti. Clemente V non contento di ciò accusò Rinaldo di non aver istituito il processo con la necessaria acutezza e gli spedì una lettera durissima intimandogli di riaprirlo usando la tortura. In particolare intimò agli arcivescovi di Ravenna, Pisa e ai vescovi di Cremona e Firenze di riaprire il processo. Pisa e Firenze obbedirono e i Templari confessarono così come accadde nelle camere di tortura di mezza Europa. Almerico di Chaluz, che successe a Rinaldo a Ravenna, lo volle beato nel 1326. Col ringraziamento, postumo, di Cesare Beccaria.
 
L’Ordine del Tempio si apprestava a realizzare in occidente un nuovo ordine mondiale basato sulla sicurezza economica creando le condizioni per abbattere la povertà e lo sfruttamento. I Templari furono dei grandi agricoltori, le loro commende e granai erano notevolmente organizzate e fornite in abbondanza di materiale culturale. Louis Charpentier scrive che Siccome i Templari, uomini d’arme addestrati, erano abbastanza temibili, è ovvio che i loro beni sfuggissero ai saccheggi che erano una tradizione a quest’epoca. Aggiungete a questo che i papi avevano loro conferito numerosi privilegi tra cui quello di sfuggire alla giurisdizione ecclesiastica - eccetto la loro - e quello che, essendo di chiesa, essi sfuggivano alla giurisdizione sovrana. Così costituivano, se non uno Stato nello Stato, almeno un «corpo» completamente indipendente, capace di sfuggire a tutte le imposte, compresa la decima del clero (solo Citeaux e il Tempio ne erano esenti). È a queste fattorie, gestite in tutta sicurezza che l’XI e XII secolo devono aver attinto per essere relativamente sfuggiti alle carestie che devastavano la cristianità. Esse costituivano pure le basi stesse dell’azione templare in Occidente.
 
Il secondo stadio era quello della sicurezza negli spostamenti. Essere mercante, a quei tempi, trasportare delle mercanzie era allora un mestiere pieno di rischi. I mercanti, e i trasportatori di merci non erano d'altra parte soli nel pericolo sulle strade feudali dell’Alto Medio Evo. Ogni uomo non nobile o servo era «plebeo» e, in quanto tale, se non possedeva una specie di «franchigia», d’immunità, poteva essere requisito e messo al servizio del signore nelle terre del quale egli passava. Il solo limite a quest’abuso era il timore di rappresaglie se ci si attaccava con l’uomo di un «potente» o con un uomo di chiesa, il che faceva insorgere tutto l'apparato clericale. La Chiesa, tanto quella secolare quanto quella regolare, possedeva una potenza che, pur non essendo riposta nelle armi, faceva riflettere prima di agire. Si può dire che solo i monaci potevano circolare senza pericolo, difesi contemporaneamente dal loro abito e dalla loro povertà. Non accadeva la stessa cosa per i mercanti. Di notte chiunque non riuscisse a raggiungere una città, rischiava di trovarsi senza rifugio o, se non trovava un monastero, alla mercé di osti truffatori. La strada è la base di ogni civiltà e pure di ogni vita, non solo in quanto strada, ma proprio perché strada su cui si può procedere sicuri. Inoltre essa deve essere, economicamente, «possibile», poiché, per molto tempo certi ponti, certi passaggi, certe strade, sono stati sottomessi al pedaggio, e i lunghi viaggi rendevano troppo care le merci, anche quando erano di prima necessità. Ora avvenne, e non fu per caso, che generalmente le commende si trovassero collocate alla distanza, l’una dall’altra, di una piccola tappa giornaliera, per quei tempi.
 
All’inizio del XIV secolo, i Templari dispongono, in tutto l’Occidente, di diecimila commende, di cui circa mille in Francia. E ogni Commenda, come ogni granaio, era un luogo chiuso, una terra della chiesa, con diritto di asilo e generalmente con una locanda chiamata: Hopitot. Così si creano le «strade templari»; sulle quali passano gli uomini d’armi del Tempio, sulle quali è dunque assicurata una certa sicurezza. «La spada non ti è stata data che per la difesa dei deboli e dei poveri!» diceva san Bernardo a Thibaud di Champagne. I Cavalieri del tempio assicuravano la sicurezza dei viaggiatori contro i banditi come contro i pedaggi … le dimore dei Templari sono così delle gendarmerie. Talvolta esse provvedono al vettovagliamento di una contrada, delegando alcuni cavalieri che proteggono di lontano o solo con la loro presenza, carriaggi e greggi.
 
Il terzo stadio era quello della sicurezza economica. I Templari fecero dunque di tutto per favorire il commercio, arrivando sino a creare dei mercati sotto la loro sorveglianza; e per sviluppare l’artigianato come avvenne a Provins di cui fecero la ricchezza. Le commende sono collegate da strade che coprono tutto l'Occidente e che offrono ai viaggiatori stazioni di sosta. Il Tempio fonda una banca, e ogni commenda ne costituisce una succursale ove i commercianti depositano il loro oro e per contro l’Ordine emette loro delle lettere di cambio. È certo che il loro sistema economico, di cui abbiamo scoperto le virtù solo da poco tempo, è stato quello di fare circolare il denaro più facilmente e il più presto possibile, creando persino una banca per favorire questa circolazione. Significava provocare l'arricchimento di tutte le classi della società e, in seguito a ciò, permettere un apporto diretto molto più cospicuo alle tasse e questue autorizzate per la costruzione delle cattedrali. Si arricchivano parimenti, con questo sistema, mediante i censi riscossi sui depositi e mediante la provvigione della loro banca che applicava il sistema delle cambiali.
 
Dopo due secoli, il progetto di nuovo ordine basato sulla sicurezza e sulla giustizia che doveva contrassegnare tutta l’occidente cristiano, per l’azione congiunta della corona di Francia e del papa Clemente V di Avignone, fu brutalmente arrestato. Il 14 settembre 1307  il re Filippo il Bello dette l’ordine di arrestare tutti i Templari del regno. Con loro si abbatteva, tagliata dalle radici, la civiltà occidentale in pieno rigoglio. Per secoli l’Europa sarà abbandonata al “bon plasir” dei principi, al settarismo sanguinoso dei religiosi- fossero costoro cattolici, anglicani o riformati – e alle potenze finanziarie che non saranno più frenate da alcuna regola, neppure morale. Dopo arresti e crudeli torture 1314 Filippo il Bello fece bruciare sul rogo l’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay, con la sua morte scompare anche l’Ordine del Tempio ramo dell’Ordine misterico di Melchisedech com’era all’inizio concepito. Si comprende l’affermazione che non vi sono più Cavalieri del Tempio com’erano stati concepiti nel XII secolo, gli imitatori moderni non sanno nulla dell’antico Ordine, ne indossano solo l’abito, ma si sa che “l’abito templare anche con la benedizione della Curia romana non fa un Monaco dell’antico Ordine del Tempio”.

[1] Vincenzo Pisciuneri Notre-Dame de Chartres Templare IV- Le pietre e le vetrate misteriche.  
[2] Nei pressi del Mar Morto, quartiere esseno sul Sion dove Gesù celebrò l’Ultima Cena.  
LA CANCELLAZIONE DELL’ORDINE DEL TEMPIO
 
L’estensione, la bellezza, la ricchezza e la forza del Tempio di Parigi provocarono la loro caduta. Filippo il Bello aveva sperato di piegare i Templari, ottenendone obbedienza. Una milizia sparsa in tutto l’Occidente sarebbe stata assai utile ai suoi desideri di potenza. La potenza militare dell’Ordine è notevole, gli si attribuiscono 15.000 cavalieri e 45.000 sergenti, senza contare gli scudieri. In un primo tempo propose di fare entrare nell’Ordine uno dei suoi figli, in modo che egli sarebbe diventato al più presto un Gran Maestro. Jaques de Molay rifiutò. Filippo il Bello dopo aver imprigionato il papa Bonifacio VIII fece eleggere nel 1305 papa a Perugia, Bertrand de Got incoronato a Lione anziché a Roma, iniziò il periodo avignonese del papato. Dante, lo accusò di simonia (Inferno, XIX, 82-83). Poi nel 1305 il sovrano d’accordo con Clemente V cercò gli Ordini militari del tempio e dell’Ospedale sotto uno dei suoi figli, ma il Gran Maestro rifiutò.
 
Nel 1306 cioè l’anno prima dell’arresto dei Cavalieri del Tempio, il re Filippo il Bello, si era rifugiato al Tempio durante le rivolte popolari contro i contraffattori di moneta, e da quella fortezza poteva aspettare senza paura per l’appagamento della furia popolare. Perciò pensò di appropriarsi di una residenza più sicura, più spaziosa e splendida di quella del Palais e del Louvre. La magnifica ospitalità data ai principi dai Templari, possessori di considerevoli ricchezze, sapientemente governate, non poteva non eccitare la cupidigia di un sovrano avido come Filippo il Bello, livido di rabbia per l’onta subita, meditò la fine dell’Ordine che aveva più autorità e potere del re. Un anno dopo essere stato salvato il re ordinò l’annientamento dei suoi salvatori. Il 13 ottobre del 1307 i Templari vennero fatti arrestare da Filippo il Bello, re di Francia, arrestati con l’accusa di eresia, cospirazione e atti blasfemi.
 
È difficile non pensare che non fosse avvenuta nessuna fuga di notizie soprattutto in Aquitania e in Bretannia. Inoltre se l’ordine di arresto andava eseguito nel medesimo giorno in tutto il regno, bisognava che le istruzioni ai prevosti fossero spedite almeno un mese prima del giorno di esecuzione. È ragionevole pensare che i Templari – i quali certamente non potevano essere degli sprovveduti – avessero più di un sentore di ciò che stava per accadere, cosa che potrebbe spiegare perché un certo numero di essi, nonostante tutte le precauzioni prese dagli uomini del re sia riuscito a sottrarsi alla trappola. In effetti, P. Partner ritiene che di tutti quelli che nell’intero regno furono posti agli arresti, non più di cinquanta o cento fossero cavalieri. È strano che in pochissime commende siano stati trovati denaro e vasi sacri, evidentemente furono nascosti, come se fossero stati avvertiti. Carri di fieno lasciarono la Torre del Tempio di Parigi alla vigilia degli arresti, la stessa notte la flotta di navi templari a La Rochelle lasciò il porto e non se ne seppe più nulla. Il tesoro del Tempio non fu trovato, la Torre era stata svuotata.
 
Secondo alcuni studiosi al di sopra dei Maestri Templari esisteva una gerarchia esoterica. È difficile pensare che i membri di questa gerarchia occulta fossero stati arrestati.  Ci si meraviglia inoltre della docilità con cui si lasciarono arrestare. Perché i Templari non opposero resistenza ne avevano i mezzi e il potere? Vi erano in Francia due o tremila cavalieri, e ciascun cavaliere aveva sempre due o tre sergenti che lo accompagnavano in battaglia e un gruppo di sei o sette scudieri per assisterlo sia in tempo di pace che di guerra. I sergenti erano addestrati in un modo superiore ai soldati del re. Solo il Gran Maestro avrebbe potuto ordinare di combattere. Si scelse di mantenere occultati i segreti del Tempio, decidendo di immolarsi anziché spargere sangue innocente in una lotta fratricida e contemporaneamente rinviare al futuro il progetto di un nuovo ordine spirituale ed economico. Comunque sia l’Europa ripiombò nei soprusi dei nobili e del clero, nelle violenze sulle vie di comunicazione non più controllate dai Templari, iniziò la nota guerra dei cento anni accompagnata da carestie e malattie.
 
Negli Inni del Rig-Veda, Vishvakarma l’Architetto dell’Universo raffigurato come la “Vittima”, l’Uomo-Dio compie il “grande sacrificio”, cioè sacrifica se stesso al mondo. Allo stesso modo il Maestro Templare torturato e bruciato vivo è sacerdote e al tempo stesso vittima che alla fine obbedendo a una volontà superiore offre se stesso in un grande sacrificio. Vishvakarma è il Secondo Dio di Platone che s’impresse sull’universo in forma di croce. Il Maestro del Tempio è l’uomo sacerdote, che offre se stesso in sacrificio allo stesso modo del suo modello celeste, doveva essere flagellato, tormentato, incatenato, ucciso con il fuoco.
 
Theodor Mertzdorff, uno studioso tedesco nel 1877, diede alle stampe un documento templare, ritrovato ad Amburgo conosciuto come “Documento Rubant” che fa riferimento a un dubbio testo datato 11 aprile 1308, facente parte del bottino arraffato ai Templari nel 1314 da Filippo il Bello. Questo documento se non è anch’esso un falso, afferma che quando Filippo il Bello sequestrò i documenti templari, senza saperlo, s’impossessò di falsi, prodotti molto tempo prima dai Templari nel caso avvenisse un attacco violento e imprevedibile ai danni dell’Ordine. Apprendiamo in questo documento che uno degli obiettivi perseguiti in Terra Santa è stato l’ottenimento di un livello molto alto di conoscenza che era una delle più pericolose. Documenti falsi, insomma, il cui scopo sarebbe stato, appunto, quello di deviare i predatori dalle vere conoscenze segrete dei Templari o, migliore, di parte di essi.
 
Gli Iniziati Templari, erano i depositari e i continuatori di un “Mistero” di un’importanza capitale e del quale nessun profano fosse pure il re di Francia,  doveva essere informato. Da una dichiarazione resa al processo a un processo contro i Templari, l’11 aprile 1309 fu chiamato come testimone il Maestro Radulphe de Praellis, giureconsulto, che affermò, sotto giuramento, che un cavaliere templare di nome Gervais della Commenda di Laon, gli aveva svelato che vi era nell’Ordine un terribile segreto di tale importanza che: “Avrebbe preferito perdere la testa piuttosto che rivelarlo; un punto così segreto che se il Re di Francia lo avesse visto, sarebbe stato messo a morte dai Templari che custodiscono il capitolo”. Il cavaliere templare Gaucerand de Montpezat, lontano antenato dei reali di Danimarca, asserì: “Abbiamo tre articoli che nessuno conoscerà mai, salvo Dio, il diavolo e i Maestri”. Quali sono i segreti che dovevano essere protetti anche con la vita?
 
1. L’Arca dell’Alleanza con il suo contenuto, che deve essere risvegliata solo dal prescelto al momento opportuno.
2. L’appartenenza all’Ordine di Melchisedech.
3. L’affiliazione all’Ordine dei Nazar di cui Giovanni Battista era un esponente, e il Gran Maestro ne era il custode.
 
I primi due segreti sono stati ampiamente spiegati e commentati nelle pagine precedenti. Per dipanare il terzo mistero quello dell’appartenenza dell’Ordine del Tempio ai Nazar, ricordiamo che la loro storia inizia quando il punto di partenza dell’eresia templare è il Patriarca Teoclete, sessantasettesimo successore di Giovanni, Battista. I nove cavalieri pronunciarono tra le mani del Patriarca i tre voti di obbedienza, c’informano che i nove cavalieri furono iniziati ai Misteri ebraici dei Nazareni. Giovanni il Battista si atteneva rigorosamente ai precetti dell’Ordine dei Nazaria.
 
Il vero significato della parola Nazar “נוד”, è votarsi o consacrarsi al servizio di Dio. I Nazar — o separati — come vediamo nelle Scritture ebraiche, non dovevano tagliarsi i capelli, che portavano lunghi e che “nessun rasoio toccava” in nessun’altra occasione, per sacrificarli sull’altare dell’iniziazione. I Nazirei seguivano l’usanza che si fa risalire a Mosè: un voto perenne o temporaneo di astinenza e castità, portando per tutto il periodo del voto, i capelli intonsi. I Nazareni al momento del voto, per farsi consacrare la testa, si facevano tagliare i capelli dal sommo Nazar, poi per tutta la vita, non dovevano mai tagliare la loro capigliatura. Quando Nazar è sostantivo, significa diadema, o emblema di tale consacrazione, o testa così consacrata. Leggiamo nella Bibbia l’esortazione del profeta Geremia: “Tagliati i capelli, o Gerusalemme, e gettali via, e comincia i lamenti su luoghi elevati (VII, 29)”.
 
Non a caso Geremia è rappresentato all’esterno della cattedrale di Chartres. Nella Bibbia Giuseppe è un Nazar: “La testa di Giuseppe il sommo Nazar tra i suoi confratelli”. Sansone e Samuele sono definiti egualmente Nazar. San Paolo si fece radere la testa a Cenchra, perché “aveva fatto un voto”, pertanto apparteneva al circolo degli “iniziati. Paolo è l’unico che si definisce Maestro Costruttore. I Cavalieri del Tempio portavano una lunga barba  e avevano la testa rasata, proprio come gli Iniziati Nazar. Tra i Nazareni, discendenti dai Nazar delle Scritture, il capo più eminente ai tempi di Gesù era Giovanni Battista. “Gesù è Nebu, il falso Messia, il distruttore dell’antica religione ortodossa”, dice il Codex Nazareus. Egli è il fondatore della setta dei nuovi nazar. Gesù non fu un Nazar, o Nazario della setta più antica, e nemmeno un Esseno, egli fu il riformatore nazareno. La religione dei Nazar era quella professata dagli iniziati di tutti i paesi, a cominciare da Mosè, dai “figli dei profeti” fino agli Esseni.
 
Lo scrittore francese Jean Robin basandosi sulle ricerche di George Cagger scrive: “L’Ordine del Tempio era costituito da sette circoli esterni, dedicati ai misteri minori, e da tre circoli interni dedicati ai misteri maggiori. Il nucleo era costituito da settanta Templari”. Non fu difficile mantenere segreto il gruppo interno, perché i Templari erano organizzati in una gerarchia basata sull’iniziazione e la segretezza.  Perciò è accettabile che un Templare della truppa non sapesse cosa facevano i suoi superiori e che avesse credenze diverse. Si comprende che molti che si professavano sinceramente cristiani romani lo fossero veramente, mentre il gruppo più interno formato dai tre circoli di Iniziati di vari ordini praticasse i Misteri gnostici che scaturivano dalle scoperte fatte a Gerusalemme e da antichi insegnamenti.
 
LE ACCUSE E L’ERESIA
 
 
I Templari furono accusati di avere intese segrete con i mussulmani e di essere vicini alla fede islamica. I Templari erano l’esatto riscontro dell’Ordine degli Ismailiti, che si consideravano Guardiani della Terra Santa. Anche i Templari erano i Guardiani della Terra Santa, simboleggiata da Gerusalemme la cui etimologia indica abbastanza chiaramente che essa è solo un’immagine visibile della misteriosa Salem di Melchisedech. Questi Guardiani hanno una doppia funzione, sono i difensori della «Terra Santa», nel senso che ne interdicono l’accesso a coloro che non possiedono le qualificazioni richieste per potervi accedere. La seconda funzione di Guardiani del Centro Supremo, consiste nell’assicurare e nel mantenere i legami fra la Tradizione o Insegnamento Misterico Primordiale rappresentata da Melchisedech e le Tradizioni o Insegnamenti ad essa associate.
 
 
Entrambi gli Ordini Templari e Ismaeliti avevano gli stessi colori, rosso e bianco, come croce e manto per i Templari e come cintura e veste per gli Ismailiti. Il loro capo supremo era “il Signore della Montagna”. Gli Ismailiti avevano un’iniziazione con sette gradi, partendo dal quarto dei quali avveniva la trasmissione dell’Insegnamento esoterico superiore (tawil) e veniva riconosciuta la superiorità dell’adepto a ogni legge. Ancor oggi esistono musulmani eretici, discendenti e continuatori dell’antica setta; oltre ai Drusi della Siria e del Libano, il gruppo più numeroso è quello dei Nizari (circa 300.000), facente capo all’Agha Khan. Recentemente il termine Ismailita ha erroneamente assunto il significato di “sciita estremista”, ma essi non hanno alcun carattere estremista e terrorista.
 
 
La casa madre dei Templari era situata sulla piana del tempio a Gerusalemme, triplice punto d’incontro della spiritualità cristiana, musulmana ed ebraica. L’Ordine ebbe stretti legami con il mondo mussulmano e il mondo giudaico, ebbe propri medici, chirurghi, ebbe propri cantieri e porti, una propria flotta che fu tra le prime ad adottare la bussola. Quella dei templari era una politica di massima tolleranza, aperta al dialogo e al confronto fra culture orientali e occidentali. Lo attesta anche il rosone da loro fatto costruire a Trapani nella sede della loro commenda, oggi chiesa di Sant’Agostino. In esso sono ben visibili i simboli delle tre religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo e islamismo. I Templari nacquero con lo scopo nominale di proteggere i pellegrini in Terra Santa, ma il loro ideale era anche dei più tolleranti, perché non volevano cacciare i musulmani da Gerusalemme e dagli altri territori sacri ad entrambe le religioni, ma al contrario volevano una convivenza pacifica tra le due culture e in generale tra tutte le culture del Mediterraneo, per tali motivi furono accusati di connivenza col nemico e di tradimento con i mussulmani. La stessa accusa fu rivolta all’Imperatore Federico II di Svevia e con tale sospetto furono anche guardati Francesco d’Assisi e il suo braccio destro e maestro Costruttore frate Elia.
 
 
Di più, in occasione delle Crociate, alcuni Templari hanno avuto scambi spirituali con cristiani Johanniti[1], con i sapienti ebrei e gli ismaéliti che frequentavano la Casa delle Scienze fondata da questi ultimi[2]. In Medio Oriente, i Nazareni di matrice esseno-nazarena erano degli gnostici orientati verso la filosofia pitagorica, gli Esseni erano Pitagorici. Gesù ha una lunga veste “senza cuciture”... “e bianca come neve”, dice Marco: lo stesso abito indossato dai sacerdoti Nazareni, dai Pitagorici e dagli Esseni. Il mantello dei Templari era bianco. Porfirio, parlando di Pitagora, dice che fu purificato e iniziato in Babilonia da Zar-adas, il capo del sacro collegio. Non si può dunque supporre che Zoro-Aster fosse il Nazar di Ishtar, Zar-aday o Na-Zar-Ad, che, cambiando lingua, significano la stessa cosa? Alessandro Polistore dice di Pitagora che era un discepolo del Nazar assiro. Quando i primi monaci occidentali entrarono in contatto con i Sabei/Nazareni, essi finirono con il chiamarli “Cristiani di S. Giovanni”, a causa della grande venerazione che portavano alla figura di Giovanni il Battista. In realtà la loro teologia e la loro cosmogonia erano squisitamente gnostiche: esattamente come lo fu l’insegnamento di Giovanni il Battista!
 
 
I Templari furono fatti arrestare con l’accusa di eresia, cospirazione e atti blasfemi come per esempio quello che vedeva il nuovo Templare all’atto dell’investitura sputare tre volte sulla croce e maledire il Cristo. Un’altra accusa fu di adorare una testa barbuta di un diavolo caprone, Il Baphomet, per il quale l’Ordine dimostrava una particolare venerazione. È opportuno ricordare ai critici che, se i Templari furono accusati del più “abominevole dei delitti”, di applicare cioè il “sacro bacio” alla radice della coda di Baphomet, la storia non è nuova, sant’Agostino era egualmente sospettato, e su buone basi, di avere permesso alla sua comunità di essersi alquanto allontanata dal modo primitivo di dare il “bacio sacro” durante l’eucarestia. Il santo vescovo sembrava troppo preoccupato di certi particolari circa le vesti delle donne perché il “bacio” fosse di natura rigorosamente ortodossa. Minucio Felice afferma che “i primi cristiani erano pubblicamente accusati di indurre il neofita, durante la cerimonia pasquale, a conficcare un coltello nel corpo di un bambino nascosto sotto un mucchio di farina, e il corpo serviva poi come banchetto per l’intera congregazione”. La storia si ripete, i perseguitati diventano persecutori, dopo essere divenuti il partito dominante, i cristiani rivolsero la stessa accusa ai loro avversari.
 
 
Sebbene molte delle accuse portate contro di loro per ordine di Filippo IV fossero infamemente false, la principale, quella di ciò che, dal punto di vista della Chiesa, è considerata eresia, era certamente vera. I Templari rifiutavano di ammettere che l’uomo crocefisso da Pilato fosse il vero Cristo. In effetti, al tempo del processo dei Templari, e nonostante la poca fede che si ha nelle confessioni, ottenute sotto tremende torture, dai domenicani inquisitori, è una confessione costante, quella in cui si afferma che nel momento di entrare nell’Ordine dei Cavalieri si chiedeva loro di rinnegare il crocefisso. Essi non rinnegano Cristo, ma il crocefisso di Pilato. I Templari dovettero, per evitare la persecuzione, celebrare le loro cerimonie in grande segreto, generalmente nella sala del capitolo e spesso in caverne isolate o case di campagna costruite nelle foreste, mentre le forme di culto ecclesiastico erano praticate pubblicamente nelle cappelle dell’Ordine. Fondato nominalmente per la protezione dei pellegrini, l’Ordine del Tempio ebbe come vero scopo la restaurazione del primitivo culto segreto, l’Ordine di Melchisedech .
 
 
Quello che viene chiamato religione Cristiana esisteva presso i popoli antichi e non cessò mai di esistere sin dall’inizio del genere umano, fino a quando il Cristo giunse nella carne e in quel tempo, la vera religione, che già esisteva, cominciò a chiamarsi Cristiana. Sant’Agostino, Retractiones, Libro I, XIII, 3.
 
 
Per le primitive comunità Ebionite Nazarene, la figura di Gesù era umana, non divina. La vera versione della storia di Gesù e il cristianesimo primitivo furono comunicati a Hughes de Payens dal grande pontefice dell’Ordine del Tempio della setta nazarena o joannita, un certo Teoclete; dopo di che furono appresi da alcuni cavalieri in Palestina, scelti fra i più elevati e intelligenti membri della setta di San Giovanni, che vennero iniziati ai Misteri. Nonostante che San Paolo sia accusato di aver creato il Dogma della Chiesa di Roma[3], egli è risoluto nell’affermare che Cristo non è una persona ma un’Idea incarnata. “ … Se qualcuno è in Cristo, diviene una nuova creazione … rinato come dopo l’Iniziazione, perché il Signore è lo Spirito – lo Spirito nell’Uomo”.
 
 
Negli antichi Misteri s‘insegnava la triplice natura del Sole o del Figlio Unigenito. Sole Spirituale o Dio non generato; Sole fisico, Dio generato o differenziato; Sole in Terra, Uomo-Dio. Questi tre stadi corrispondevano mistericamente al Verbo, a Cristo e a Gesù. Il Dogma li ha riuniti nel Verbo che nessun umano iniziato o santo potrà mai vedere in faccia.
 
 
Gesù da come si vestiva e da come parlava aveva caratteristiche sia Essene[4] sia Nazarene, e non poteva andare completamente d’accordo con l’osservanza formale delle due sette. Ciò che secondo i Nazareni era Gesù lo troviamo nel Codex Nazareus (I/47): “Gesù è il nebu un falso Messia, distruttore dell’antica ortodossia religiosa … è il fondatore della setta dei Nuovi Nazari”... Giovanni figlio di Aba Saba-Zacharia … battezzava da quarantadue anni quando Gesù il Messia venne nel Giordano per essere battezzato col battesimo di Giovanni  … ma egli sovvertirà la dottrina di Giovanni … “.
 
 
I Nazareni erano battezzati nel Giordano, riflesso in terra del Giordano Spirituale, il fiume di Vita, e non potevano essere battezzati altrove e dovevano digiunare prima e dopo il battesimo. Gesù è scritto che digiunò per 40 giorni dopo il battesimo. Giovanni fu il profeta dei Nazareni e in Galilea fu chiamato il Salvatore. San Girolamo traduce liberamente (non comprendendolo) il Vangelo di Matteo custodito da Nazareni, ammettendo che per lui era un arcano. Gesù era dunque un eretico per la Sinagoga, per gli Esseni, per i Nazareni! In Tedodereto troviamo l’affermazione che: “I Nazareni sono Ebrei che onorano l’Unto come uomo giusto e usano il Vangelo di Pietro”. Addirittura qui è S. Pietro è descritto come Ebreo di osservanza ortodossa, a differenza di Gesù che non lo era. In ogni modo queste sette negavano a Gesù gli attribuiti divini propri del Logos. I critici laici ai Vangeli, affermano che Nazareth non esisteva ai tempi della narrazione, la città è sorta non prima del terzo secolo e che pertanto Gesù il Nazareno non significava Gesù nato a Nazareth ma appartenente al gruppo dei Nazareni. Gli appartenenti a questa setta sono noti con il nome di Mandei, Sabei e Cristiani di San Giovanni, il loro nome arabo è El Mogatsila, essi custodiscono gelosamente una parte di storia del Cristianesimo primitivo. I discepoli di Giovanni, dei Nazareni perseguitati e minacciati di sterminio, confluirono nella setta eretica nestoriana, e così furono classificati Cristiani, ma poi essi si separarono.
 
 
Il secondo tassello sulla figura di Gesù Cristo è il Mistero del Battesimo nel Giordano descritto nel Codex Nazareus[5]: “ … unendosi a Sophia (Christos) discese le Sette regioni planetarie assumendo in ciascuna una forma analoga … entrò nell’uomo Gesù al momento del suo Battesimo nel Giordano. Da quel giorno Gesù iniziò a far miracoli “. Secondo queste dottrine Christos fu inviato nel mondo ed adombrò il devotissimo Ebreo di nome Gesù. Christos e Sophia adombrarono Gesù tramite l’Iniziazione nel Giordano. Né nelle Omelie né in alcun’altra primitiva opera degli apostoli vi è qualche cosa a dimostrare che alcuno dei suoi amici e seguaci considerasse Gesù altrimenti che come un profeta. Questa idea è chiaramente espressa nelle Clementine. In esse l’adombramento della sapienza gnostica (Christos e Sophia) è applicato a Gesù come ad Adamo, a Enoch, ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe e a Mosè. Questi personaggi sono posti tutti allo stesso livello e chiamati “i veri profeti” e “i sette pilastri del mondo”[6]. Si comprende ora il perché dell’accanimento dei primi Padri della Chiesa contro i Nazareni, considerati degli eretici, perché per loro Gesù era solo un uomo adombrato della presenza di Cristo solo dopo il battesimo del Giordano, negando così il dogma della preesistenza e gli attributi propri del Logos. I Brahmani accusarono Gautama detto il Buddha di essere uno spirito maligno, i Nazareni accusarono Gesù di essere un falso Messia, in definitiva un maligno. La stessa accusa era rivolta a Gesù anche da parte ebraica.
 
 
San Paolo ci dice che Dio fece Gesù “un poco inferiore agli angeli” (Ebrei, II, 9) e un poco superiore a Mosè. “Perché quest’uomo fu considerato degno di maggior gloria di Mosè”, Ebrei, III, 3. Non sappiamo di quali e quante interpretazioni furono fatte dai Padri della Chiesa, ma Paolo non ha mai considerato Gesù Cristo se non come un uomo “pieno dello Spirito di Dio”.
 
 
La storia afferma che le prime sette cristiane erano di Nazareni, al pari di Giovanni Battista; o Ebioniti, fra i quali vi erano molti parenti di Gesù; o Esseni, Terapeuti e guaritori, di cui quella dei “Nazaria” costituiva un ramo. Tutte queste sette, che solo al tempo di Ireneo cominciarono a essere considerate eretiche, erano più o meno cabaliste. I più antichi Nazareni, discendenti dai Nazar delle Scritture, e di cui il capo più eminente era Giovanni Battista, sebbene non mai considerati molto ortodossi dagli scribi e dai farisei di Gerusalemme, erano tuttavia rispettati e non molestati. I primi Cristiani o Crestiani erano degli eretici agli occhi della Sinagoga, Esseni secondo Eusebio, Girolamo, Nazareni secondo Epifanio. Ma i seguaci di Gesù, evidentemente, appartenevano a una setta che divenne una spina ancor più pungente nel loro fianco. Essa apparve come un’eresia dentro un’altra eresia, perché, mentre i Nazar dei tempi antichi, i “Figli dei Profeti”, erano cabalisti caldei, gli adepti della nuova setta dissenziente si mostrarono riformatori e innovatori fin dal principio. I motivi di dissenso di Gesù erano evidentemente simili a quelli di Gautama-Buddha: beneficare l’umanità in generale attuando una riforma religiosa che le desse una religione puramente etica; la vera conoscenza di Dio e della natura era rimasta, infatti, fin allora nelle sole mani delle sette misteriche.
 
 
Quanto all’accusa che i Templari calpestavano la croce, abbiamo le testimonianze portate avanti dall’accusa: “Tu credi erroneamente, perché egli (Gesù) è un falso profeta. Credi soltanto in Dio nel cielo, e non in lui … Non credere nell’uomo Gesù crocefisso dai Giudei in Outremer, sia Dio e possa salvarti … Non riporre fede in questo perché è troppo giovane”.[7] Essi consideravano Giovanni Battista come loro patrono, ma non lo vedevano nella luce in cui è presentato dalla Bibbia. Il rito in questione doveva da un lato dimostrare la facoltà di portarsi oltre la forma exoterica religioso-devozionale, dall’altro doveva rivelare un mistero. Il rito sembra che fosse celebrato il venerdì santo ma questo giorno è anche quello che corrisponde alla celebrazione del mistero del Graal o all’arrivo dell’eroe al castello del Graal.
 
 
I Templari erano anche accusati di disprezzare i sacramenti, soprattutto la confessione. Nei Misteri Egizi esisteva la confessione, Mosè tramandò questa pratica alla sua nazione e in occasione della festa dell’espiazione solenne, dopo essersi confessati reciprocamente, gli Iniziati si scambiavano 39 colpi di frusta. Questa punizione fanatica è simboleggiata dai tre mea culpa del “Confiteor” (confesso a voi fratelli che ho molto peccato … per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa). San Giovanni Battista confessava e battezzava. La confessione era in uso fra i Nazareni. La confessione pubblica tra i Cristiani era praticata fin dai tempi di Costantino. Verso l’anno 450 papa Leone I detto Leone Magno, abolì la confessione pubblica. Il filosofo imperatore Marco Aurelio si confessò allo Ierofante dei Misteri di Eleusi. Il neofita si confessa al venerabile nel tempio dei Massoni. Il regolamento dei Templari imponeva ai Fratelli la confessione pubblica contro la comunità e accettare la punizione del Maestro. La confessione al Maestro Ierofante era fatta solo fra Iniziati.
 
 
L’ultimo tassello riguarda la morte di Gesù e perché i Templari rifiutavano la croce di Pilato. Gli eretici Basilide e Mani, Marcione[8], gnostici cristiani, affermavano che la crocifissione era una frode, e che Gesù non era morto sulla croce, e che al suo posto era stato preso un sostituto, Simone di Cirene, versione sostenuta dal Corano. Basilide che visse ai tempi di Traiano affermava di essere stato un diretto discepolo dell’Apostolo Matteo e di aver avuto come Maestro un certo Galuciade, discepolo dell’Apostolo Pietro. Nel 1946 dei contadini egiziani s’imbatterono in un gruppo di papiri sepolti in una giara noti come i Rotoli di Nag Hammadi. Si tratta di documenti gnostici cristiani, ebraici, ofiti, ermetici. La raccolta contiene un codice, “Il trattato del Grande Seth”, dove è scritto che Gesù sfugge alla morte tramite una sostituzione di persona.
 
 
Checché ne sia, non esiste nessun Cristo crocefisso in modo cruento con chiodi nelle cattedrali gotiche del XII e XIII secolo, e a Ravenna, le crocifissioni sono state aggiunte dopo la scomparsa dell’Ordine del Tempio. La crocefissione del corpo, la morte, il mistero del passaggio da Chrestos a Christos, e, la resurrezione misterica al terzo giorno, non era compresa dai non Iniziati. San Paolo che era un Iniziato scrive: “Noi parliamo di Sapienza fra i Perfetti o Iniziati, non la sapienza di questo mondo né quella degli Arconti di questo mondo, ma la Sapienza Divina nel Mistero, la Scienza Segreta che nessuno degli Arconti di questo mondo conosce.” Fra gli Apostoli della religione occidentale, solo Paolo sembra aver rivelato — il mistero arcaico della croce.
 
 
Secondo Louis Charpentier Matteo Luca e Marco, raccontavano la vita di un rivoluzionario che si era autonominato re degli Ebrei, e che si era ribellato al domino straniero, pertanto, non fu inchiodato sulla croce il Messia, ma un ribelle che era insorto contro Roma, e che il Templari onoravano tanto Gesù, quanto disprezzavano il malfattore. La testimonianza di calpestare e sputare sopra la croce era già nell’aria almeno mezzo secolo prima del 1307, mentre le altre sono relativamente blande per essere inventate dall’Inquisizione, perché se si volevano inventare accuse più forti, i mezzi non mancavano.
 
 
Scrive L. Charpentier che i Templari da documenti, trovati in Palestina, forse avrebbero appreso, che nei primissimi tempi del cristianesimo, quando la Chiesa non era che una fazione dissidente dalla Sinagoga, una confusione sarebbe stata volontariamente creata tra il Figlio del Verbo e colui che fu crocefisso per aver lottato contro i Romani e provocato disordini e rivolte, esigendo per sé, re dei Giudei, discendente di Davide, la libertà del suo regno? Oppure si trattava di proscrivere quel compiacimento torbido e morboso per un supplizio di cui gli oratori sacri si son fatti un passaggio virtuosistico nella descrizione dell’orrore. E chi incantò i fabbricanti di Pietà?
 
 
Seguendo questa ipotesi si scopre dagli scritti di Giuseppe Flavio, che un ebreo rivoluzionario, un “falso profeta”, soprannominato l’Egiziano, radunò verso la metà del primo secolo, un’armata di esaltati, li portò attraverso il deserto al Monte degli Ulivi per attaccare la guarnigione romana di Gerusalemme. A quei tempi, Felice il governatore, successore di Pilato sbaragliò tale armata, l’Egiziano riuscì a fuggire e non si ebbero più notizie di lui. Questo personaggio è citato anche negli Atti degli Apostoli (21, 38), quando Paolo è messo in custodia preventiva dai romani. Il capitano delle guardie romane interroga Paolo chiedendogli: “Non sei tu quell’egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila uomini ribelli?”. E Paolo risponde: “Io sono un Giudeo di Tarso”.
 
 
Nel XIX secolo fu trovata in Russia un’edizione slava[9] della Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio, che differiva dalle altre. Naturalmente, tale scritto è da considerarsi con cautela, ma descrive un alias di Gesù, politico e rivoluzionario molto diverso da quello tipico della tradizione cristiana: “ … un uomo in età matura, dall’aspetto semplice e dalla complessione scura, di bassa statura, non più alto di tre cubiti (meno di un metro e mezzo), gobbo, col viso lungo, il naso prominente e le sopracciglia unite al centro, tali da rendere il volto torvo; i capelli sono radi, con la discriminatura al centro secondo l’usanza dei nazorei, e la barba poco folta[10]”. Il personaggio sopra descritto non è certamente un Maestro di Saggezza, è un uomo torvo, dall’espressione truce e dall’aspetto deforme, punito sin dalla nascita.
 

 

   
 
[1] Secondo una certa Tradizione, il patriarca di Gerusalemme Teoclete, sessantasettesimo successore di Giovanni, capo della chiesa Johannita primitiva, avrebbe trasmesso i suoi poteri in 1118 ai nove cavalieri fondatori dell’ordine del Tempio.
 
 
 
[2] Hugues di Payns, e Geoffroy di Sant’Omer, avrebbero ricevuto un’iniziazione dagli Ismailiti nella fortezza isolata di Alamut. http://masseria.over-blog.com/article-6644109.html. Publié le 18 mai 2007 par Marie de St Clair.
 
 
 
[3] Gli scritti di S. Paolo rimasero in odore di eresia fino a tutto il quarto secolo.
 
 
 
[4] Giamblico, scrisse nella Vita di Pitagora che il filosofo trascorse un certo tempo con gli Esseni sul monte Carmelo. Luca, il discepolo, è indicato nei testi siriaci come Asaia, essaia, in altre parole esseno.
 
 
 
[5] Per gli esperti del settore, il Codex Nazareus, il libro che riporta le informazioni dei rapporti Gesù e Giovanni, risale l’anno mille, ma sono state ritrovate citazioni in Ireneo che fanno anticipare la data almeno al secondo secolo. È vero che il libro fu scritto non dai diretti discepoli cui Giovanni aveva predicato, ma lo stesso ragionamento vale per i molti scritti canonici.
 
 
 
[6] Omelie Clementine, III, 20; II, 16-18, ecc. L’autore delle Omelie Clementine era un rappresentante dello gnosticismo ebionita.
 
 
 
[7] Rituale d’iniziazione templare riportato nel Santo Graal, opera citata, pag. 77.
 
 
 
[8] Marcione non riconosceva altro Vangelo che le Epistole di S. Paolo, che in odor di eresia furono ammesse nel canone solo nel VI e VII secolo. Respingeva totalmente l’antropomorfismo dell’Antico Testamento tracciando una precisa linea di demarcazione tra il vecchio giudaismo e il cristianesimo, non considerava Gesù né come un Re, il Messia degli Ebrei, né come il figlio di Davide, collegato in qualche modo con la legge e i profeti, “ma come un essere divino mandato a rivelare, all’uomo una religione spirituale, del tutto nuova, e un Dio di bontà e di grazia fin allora sconosciuto”. Marcione si separò dalla Chiesa di Roma nell’anno 136.
 
 
 
[9] Questa versione spuria è nota come quella di Giuseppe slavo e viene fatta risalire al 1261.
 
 
 
[10] La Chiave di Hiram, pag. 247, opera citata.
 
 
L’ORDINE INTERNO DEL TEMPIO CONFLUISCE NEI ROSACROCE
 
Con la morte dell’Ultimo Maestro, la trasmissione iniziatica esteriore s’interruppe, i circoli interni entrarono in clandestinità e si spostarono in tutta Europa e in oriente. Templari appartenenti ai gradi minori dell’Ordine, sfuggirono agli sgherri del re di Francia rifugiandosi in Portogallo e si dice anche in Scozia. Privi di un Gran Maestro riconosciuto i Cavalieri del Tempio non potevano perpetuare l’Ordine nel tempo. Il re di Francia nel colpire a morte i Templari intendeva impadronirsi delle loro ricchezze, il che non avvenne, il tesoro e la flotta di navi dei Templari scomparvero, da questo lato finanziario l’azione fu un completo fallimento. Con questa premessa si può supporre che tutto ciò che i segreti misterici dei Templari non caddero nelle mani degli inquisitori e un gruppo ristretto di Iniziati entrò in clandestinità.
  
Un proverbio persiano dice: “Quanto più il cielo è scuro, tanto più fulgide brillano le stelle”. Così, nel buio firmamento dell’età medievale cominciarono ad apparire i misteriosi Fratelli della Rosacroce. Essi non formarono associazioni, non crearono collegi; perché, perseguitati da ogni parte come animali selvaggi, quando erano presi dalla chiesa cristiana, venivano senz’altro bruciati.[1]
 
Scomparso l’Ordine del Tempio, apparvero i RosaCroce quali custodi dell’Insegnamento misterico. Di seguito si espongono gli argomenti per sostenere quest’affermazione.
 
Esiste un legame intenso tra Rosacroce e Templari. Difficile dire se si tratti di due organizzazioni totalmente distinte che poi hanno fuso il loro sapere nei secoli successivi, oppure esistessero elementi comuni già nel 1200. Scrive Louis Charpentier nel Mistero di Compostela: “Ora, quando comparvero i grandi Rosa-Croce operativi del gotico, costruirono gli ampi rosoni luminosi esattamente al posto del Crisma[2], dal crisma al rosone, il camino è diretto”.
 
    
     
                        
Figura 1. Dal Chrisma alla Rosa+Croce
 
Il Chrisma dei Costruttori è una ruota a Sei braccia con le lettere greche a alfa e w l’Omega e R Rho. L’aggiunta di una S latina potrebbe indicare il serpente sul bastone Tau. Considerando solo le lettere pwSa ROSA in sovraimpressione sulla Croce, leggiamo Rosa. Otteniamo così Rosa+Croce. Esiste dunque, un legame intenso tra RosaCroce e Templari, e alla scomparsa dell’Ordine del tempio, il cerchio interno degli Iniziati, scampati agli arresti, confluì nell’Ordine segreto dei RosaCroce.  
I Rosacroce nascono probabilmente attorno al 1200. Taluni fanno risalire la fondazione a Raimondo IV conte di Tolosa (1042-1105), uno dei capi della prima Crociata. Era da secoli ormai che la «rosa» veniva cantata dagli Iniziati sia orientali sia occidentali quale simbolica mèta da raggiungere, nel caso qui considerato appare abbastanza evidente che il riferimento riguarda in particolare quelli che furono noti principalmente sotto il nome di «Fratelli della Rosa+Croce». Questo ci porta a pensare che in realtà i Rosa+Croce costituissero una sorta di Gerarchia o Collegio invisibile capace di ispirare le varie organizzazioni iniziatiche occidentali.
 
Dante apparteneva a un’organizzazione esoterica, quella del Fedeli d’Amore, di diretta derivazione templare e rosacrociana. I beati, nel paradiso, sono disposti in forma di Candida Rosa.
 
In forma dunque di candida rosa
Mi si mostrava la Milizia Santa
Che nel suo sangue Cristo fece sposa.
 
E gli ultimi canti del Paradiso sono tutti incentrati sulla descrizione della Rosa e di Dio. Tutto il poema dantesco è un viaggio per arrivare alla candida rosa e alla conoscenza di Dio e gli ultimi canti del Paradiso sono interamente dedicati alla descrizione della Candida Rosa. Comunque, certo è che Dante, nel momento in cui Jacques de Molay fu messo al rogo, era a Parigi e probabilmente fu colpito da quell’avvenimento che poi trasfuse nella sua Divina Commedia. E altrettanto certo è che il sapere templare e Rosacrociano hanno molti punti di contatto. Bisogna quindi ritenere che a risorgere dalle ceneri del rogo dei Templari sia stata un’organizzazione che s’identificava nel simbolo della «candida rosa »?
 
Come per i sopravissuti Iniziati del tempio, anche l’operato dei Fedeli d’Amore, che sembra indicare precisamente questa volontà di ritrarsi nell’invisibilità.
 
Il labirinto sul pavimento della navata della cattedrale di Chartres attesta l’unione occulta dei due ordini. Nel cerchio del labirinto s’individua una croce a bracci uguali formata dagli sbarramenti nelle spire. I quattro bracci della croce rappresentano i quattro punti cardinali come il quadrato rappresenta il recinto delle mura della città. Il labirinto circolare, il percorso iniziatico, è dunque diviso in quattro parti da un’invisibile croce. Il labirinto al suo centro ha 6 lobi che formano con la direzione di arrivo, un fiore con il suo gambo, che ricorda una rosa selvatica a sei petali.  Dante nella Divina Commedia rappresenta Cristo che risiede con la grande Rosa nel centro del Paradiso. Contando dall’esterno, si entra dalla quinta spira, il numero dell’uomo, e si giunge al centro uscendo dalla settima. Sette è il numero del Mistero. La rosa è formata da Sei petali contando il centro si forma il numero 6+1=7!
 
Figura 2. Il labirinto di Chartres e la Croce Templare
 
Le due organizzazioni nascono da una radice comune, quella dei Misteri Maggiori. Difficile dire se all’inizio i due Ordini misterici si siano separati negli scopi già dal 1200, per poi riunirsi segretamente dopo la soppressione dell’Ordine Templare.
 
Michael Maier (1568-1622), medico e diffusore in Inghilterra della R+C, affermò che la Confraternita dei Rosacroce si costituì in Germania, per opera del leggendario Christian Rosenkreutz. Poco prima, nel 1614 i Rosacroce uscirono dall’anonimato pubblicando il loro manifesto «Fama Fraternitatis». Il gruppo aveva per sigillo un cerchio contenente una croce. Umberto Eco, scrivendo una prefazione ad un recente libro “Storia dei Rosacroce” di Paul Arnold, dice che i Rosacroce non si sa se effettivamente esistono veramente o se siano una leggenda. Anche perché - aggiunge lo studioso - i Rosacroce non si manifestano mai all’esterno; un vero Rosacroce non direbbe mai che è un Rosacroce. Umberto Eco arriva pure a farsi fotografare con una rosa rossa in mano nel libro “i 100 libri che dovete senz’altro leggere prima di morire”; e anche in altre occasioni ha sempre questa rosa tra le mani.
 
 Nessuno ha mai potuto mettere le mani sui Rosacrociani, e, nonostante le pretese scoperte di “camere segrete”, di pergamene chiamate “T”, e di cavalieri fossili con lampade sempre accese, quest’antica associazione e i suoi scopi sono ancor oggi un mistero. Pretesi templari e falsi rosacroce, insieme a pochi genuini cabalisti furono talora mandati al rogo, e qualche disgraziato teosofo o alchimista interrogato e messo alla tortura; confessioni illusorie furono anche estorte loro con i mezzi più feroci, ma la vera Società rimane ancor oggi quello che è sempre stata, ignota a tutti (H.P. Blavatsky in Iside Svelata II la teologia).   

[1] H.P. Blavasky Iside Svelata, I.
[2] Crisma, il monogramma XP o IS indicante Cristo.
LE TESTE MISTERICHE
 
Fra i simboli segreti di quest’Ordine vi era una testa mozzata di cui ufficialmente non si ha nessuna raffigurazione o reperto. Nonostante le forze di polizia avessero cercato in tutte commende e sedi dei Templari, teste o statuette, non trovarono nulla, inoltre non furono trovati né ori né documenti.
 
I Templari avevano una particolare venerazione per San Giovanni Evangelista rappresentato con la testa mozzata sanguinante. La città Troyes, nell’anno 1129 vide la nascita dell’Ordine Templare, Hugues de Payns, il primo Grande Maestro dell’Ordine dei Templari, ha il feudo a Nord Ovest di Troyes, nel luogo che diverrà la prima commenda, guida d’Occidente. Appartiene alla famiglia dei conti di Champagne. Dei primi nove cavalieri non pochi erano suoi vassalli, e, dove il conte di Champagne, il decimo Templare, teneva la sua corte, e dove è stata eretta una cattedrale gotica che si discosta dalle altre in cui l’Uomo Celeste è inserito sia orizzontalmente sia verticalmente nell’architettura. Il primo dei romanzi del Graal risale al 1190 ad opera di Chrétien de Troyes. Perceval il Gallese, “figlio della dama Vedova”, l’eroe protagonista del romanzo di Chrétien de Troyes, giunge al castello del Re Pescatore sofferente per una ferita alla coscia. Giacobbe colui che lottò contro l’Angelo del Signore da esso fu ferito alla coscia[1].
 
Un incantesimo vuole che, fino a quando la ferita non sarà guarita, la terra tutt’attorno debba rimanere sterile e desolata. Ulisse da giovane era stato ferito a una coscia da un cinghiale, e come il Re pescatore, oltre alla ferita alla coscia, durante la sua assenza il suo regno è in preda al caos e i suoi beni divorati dai 108 pretendenti della moglie. Egli inoltre è in relazione con il mare ed è “ostacolato” da Poseidone. Nell’anca, Zeus nascose Bacco, il figlio di Semele, curandolo come in un utero paterno, fino al giorno del concepimento. Ulisse è Bacco, il nome dato nell’antica Grecia agli Iniziati coloro che superavano tutte le prove.
  
Mentre si trovano a tavola, Perceval, assiste a una processione in cui venivano esibite una lancia grondante di sangue, una giovane che portava in un alone di luce abbagliante il Graal e dietro di essa una seconda ragazza con un vassoio d’argento. Il romanzo è apparentemente incompiuto, come la missione dell’eroe. Chrétien de Troyes si è basato su un racconto gallese molto più antico, che aveva come eroe Peredur. Nel racconto di Peredur, nella sala in cui supera la prova dell’anello, due uomini portano una lancia gigantesca dalla quale calano tre rivoli di sangue. Entrano quindi due giovani che recano un vassoio sul quale è posta una testa mozzata immersa nel sangue. Chrétien de Troyes mascherò il mistero testa grondante di sangue su un vassoio sostituendola con una coppa d’oro seguita dal vassoio. A questo punto è rimarcata all’eroe la colpa di non porre la domanda, cioè di essere incapace di chiedere/comprendere il significato di tale apparizione. Quest’accusa è fatta anche a vari cavalieri del ciclo di Re Artù. Se Perendur avesse domandato di chi fosse la testa, e come ciò lo riguardasse, avrebbe saputo come sciogliere l’incantesimo della “terra desolata”. Nell’elenco delle accuse dell’Inquisizione contro i Templari è scritto che essi affermavano che: “La testa poteva salvarli, che faceva germogliare la terra e fiorire gli alberi e produrre ricchezze”.
 
In un elenco di accuse redatto il 12 agosto del 1308, è scritto che i Templari affermavano che la Testa poteva salvarli, che essa produceva ricchezze, che faceva germogliare la terra[2]. Queste proprietà coincidono con quelle attribuite dai romanzi del Graal. Si ricordi che anche la verga di Aronne germogliata e conservata nell’Arca. Nei racconti del Graal è rimarcata e a tutti i Candidati del mistero del Graal, la colpa di non porre la domanda, cioè di non essere capace di chiedere e comprendere il significato dell’apparizione della testa mozzata. Se Perendur avesse domandato di chi fosse la testa, e come ciò lo riguardasse, avrebbe saputo come sciogliere l’incantesimo della “terra desolata”.
 
La testa del dio Adone fu gettata in mare, mentre la testa di Orfeo il fondatore dei più importanti Misteri della Grecia, fu scagliata nel fiume Ebro. In latino la parola “testa” significava prima “vaso di terracotta”, poi “conchiglia” e infine “cranio”, immagini comunque rappresentative di un recipiente. Amoroso grembo materno, incarnato anche da Maria Vergine come “vaso spirituale”, “vaso dell’onore”, “vaso insigne di devozione”, secondo le espressioni utilizzate nelle Litanie. Nella simbologia alchemica il cranio era simbolo del vaso di trasformazione.
 
Nel 1205 fu scritta un’altra versione del Graal, da titolo Perlesvaus, ufficialmente da un monaco dell’abbazia di Glastonbury, secondo altri da un Templare. Nel romanzo si narra di Perlesvaus che, durante i suoi vagabondaggi, giunge a un “Palazzo di Vetro” nell’Isola dei Senza Età. Il castello ospita un gruppo di Iniziati che hanno un'evidente familiarità con il Graal. Perlesvaus viene ricevuto da due Maestri: “erano abbigliati di bianco, e ognuno di loro aveva una croce rossa sul petto ...”. Uno dei maestri afferma di aver veduto personalmente il Graal: un’esperienza riservata solo a pochi eletti. Inoltre dichiara di conoscere il lignaggio (la discendenza regale) di Perlesvaus. Poi, battendo le mani, i Maestri chiamano altri 33 uomini, anch’essi vestiti di bianco con una croce rossa nel petto. Perlesvaus è designato con l’appellativo di Figlio della Vedova.
 
In Perlesvaus, il cavaliere Gawain cerca la spada che ha decapitato Giovanni Battista e che sanguina ogni giorno a mezzogiorno. Da notare che il mezzogiorno del ciclo annuale corrisponde al solstizio estivo, quando si festeggia San Giovanni Battista. Nella cattedrale gotica di Amiens nella navata sinistra, in una teca si trova tenuto in grande considerazione, il teschio rivestito d’oro di Giovanni Battista.
 
A Chartres il 21 giugno, quando il sole è allo zenit un raggio luminoso passa attraverso un foro praticato nella vetrata di St. Apollinare, per andare ad illuminare un chiodo infisso in una pietra disposta a sbieco sul pavimento. L’arrivo del solstizio d'estate, cade il 21 giugno nell’emisfero settentrionale, il 24 giugno si festeggia San Giovanni.
 
Figura 1. Vetrata di Sant’Apollinaire - Pietra illuminata il 21 giugno
 
Nella Cappella di San Cristoforo dei Templari a Montsaunès, al solstizio d’estate la luce solare attraversando la finestra posta sul lato sud illumina una testa designata come il Baphomet templare posta nel lato nord prima della balaustra del coro. La finestra esternamente non è spoglia come le altre, bensì provvista di 4 colonne con capitelli e volta a ogiva. L’importanza della finestra è mostrata dalla presenza di tre teste, le due ai lati dell’ogiva guardano verso il centro e quella centrale guarda davanti a sé. Le tre protomi o teste guardano nella direzione della luce del solstizio di San Giovanni. La quarta testa è posta sullo spigolo di una specie di scala a lato della porta della torre, da cui scendeva il Maestro Templare.
 
Le teste o protomi, rappresentate in tutte le sacre costruzioni romaniche, cistercensi e templari, sono in relazione con l’energia del drago che è racchiusa alla base della spina dorsale; nel cuore si trova il centro della vita sensibile; nella testa quello della mente e dei principi spirituali. Nella testa, è posta la sede dell’anima, questa, mediante il cervello, dona coscienza al corpo e, attraverso il cuore, trasmette la vita al fisico. Concentrandosi nella sede dell’anima e attirando nella testa la forza latente alla base della colonna vertebrale che l’individuo risveglia correttamente la forza del drago. In tal modo, l’anima e il corpo s’incontrano, il padre e la madre si uniscono nella testa, dando luogo alle nozze mistiche e completando l’opera alchemica e rendono l’individuo consapevole dell’esistenza del Cristo interiore.
 
 
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Figura 2. Montsaunès - Baphomet illuminato il 21 giugno - finestra lato sud tre teste
 
La testa del Baphomet di Montsaunès sembra quella di un “innocente” cucciolo animale cioè che deve crescere. La testa del cucciolo animale rappresenta la parte animalesca dell’uomo, la personalità. In alto presso la volta stellata, sopra la testa un affresco, un volto stilizzato femminile gentile, simbolo della natura spirituale, l’Anima, della testa della salvezza. A Montsaunès, il mistero della testa androgina del Baphomet è velato nella rappresentazione delle due teste separate. Dall’alto la testa femminile veglia su quella parzialmente animalesca posta in basso, attendendo la sua crescita spirituale. Una possibile traslitterazione del termine Baphomet, usando il codice crittografico Atbash, è proprio Sophia, la Sapienza, in ebraico Chokmah[3].
 
Il Baphomet era costituito da una testa androgina, provvista di barba, oppure con due teste come Giano. Il Baphomet per i Templari era la Testa della Conoscenza, riferita alla trasmutazione mentale che avviene durante l’iniziazione. La testa spirituale, la quinta testa, rappresentata femminile come Sophia, la Sapienza, è posta in alto a nord sul timpano del Coro. La venerazione di questa testa era parte integrante delle cerimonie d'iniziazione dei nuovi cavalieri.
 
In un episodio Perlesvaus incontra un carro che trasporta circa 150 teste tagliate di cavalieri: alcune hanno una base d’oro, alcune d’argento altre di piombo. Come il piombo è il metallo della Nigredo, l’argento è il metallo dell’Albedo, trasmutato dal piombo. Poi c’è una giovane che tiene in una mano la testa di un re, con la base d’argento e nell’altra quella di una regina con la base di piombo. Uno dei custodi del Graal dice all’eroe: “Ci sono le teste con le basi in argento e quelle con le basi di piombo e i corpi cui le teste appartengono; ti dico tu devi riunire le teste del re e della regina”. La Rubedo è la fase successiva all’Albedo. Questo è il motivo per cui sono spesso rappresentati in collegamento l’uno con l’altro, come la Regina Bianca e il Re Rosso. Il piombo, il più impuro dei metalli, deve essere trasformato nel metallo puro, l’Oro, simbolo dello Spirito.
  
René Guénon ci informa di una vetrata del secolo XIII dell’abbazia di Saint-Rémi, a Reims, che presenta una raffigurazione particolarmente curiosa, e indubbiamente eccezionale, mostra i due San Giovanni sintetizzati nella figura di un solo personaggio, come mostrano i due girasoli posti in senso contrario sopra la sua testa, che corrispondono qui ai due solstizi e ai due volti di Giano. Nella chiesa romanica di Sant Tomas di Casarilh (Valle di Aran Pirenei Spagna) incorporata nella parte inferiore della torre, una pietra[4] templare scolpita con tre cerchi con altrettanti simboli. Al centro, il Chrisma simbolo dei costruttori, a destra una Croce Templare, a sinistra un fiore a quattro petali, come i bracci di una croce, inclinati verso sinistra esattamente come la croce del Portale Sud a Montsaunès[5]. Tra i tre simboli due fiori di Lys a tre petali scolpiti in modo opposto tra loro.  Sotto due nicchie a 3+3 gradini, in totale 2x(3+3), i dodici segni zodiacali divisi in quattro dagli equinozi e dai solstizi. All’interno delle nicchie, due teste, i due San Giovanni della tradizione cristiana. In alto in corrispondenza delle teste abbiamo i due fiori di Lys, uno rivolto verso l’alto, sole alto nei cieli, solstizio d’estate, Giovanni Battista, l’altro capovolto, sole nel fondo del cielo, solstizio d’inverno, Giovanni Evangelista.
 
 
Figura 3. Sant Tomas di Casarilh - Pietra templare
 
I quattro bracci della croce templare rappresentano i segni cardinali dello zodiaco correlati ai solstizi e agli equinozi. Nella tradizione, i due solstizi, separati da sei settori zodiacali, sono associati ai due S. Giovanni. La festa di San Giovanni Evangelista è il 27 dicembre, pochi giorni dopo il solstizio d’inverno; la festa di Giovanni il Battista è il 24 giugno subito dopo il solstizio d’estate, quando le giornate si accorciano: si va verso il tramonto verso occidente. Forse per questo motivo la croce è inclinata in avanti rispetto al percorso solare.
 
[1] Da Giacobbe ricevette il nome di Bethel la regione dove una pietra sacra indica un luogo terribile in cui una scala connette il Cielo con la Terra.
[2] La testa del dio Adone fu gettata in mare, mentre la testa di Orfeo il fondatore dei più importanti Misteri della Grecia, fu scagliata nel fiume Ebro.
[3] Vincenzo Pisciuneri  Cappella Templare di Montsunès III – Il Mistero.
[4] La pietra incorporata successivamente probabilmente proviene dalla parte frontale di un sarcofago.
[5] I due luoghi entrambi sui Pirenei, non sono molto distanti tra loro.
Sapienza Misterica
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