Templari Re Salomone la Pietra di Orione - Sapienza misterica

SAPIENZA MISTERICA
Sapienza Misterica
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Wolfram von Eschenbach asserisce che la sua fonte del Parzival, è il lavoro di un certo Kyot il provenzale, che avrebbe trovato a Toledo la vera “storia del Graal, scritta in arabo da un certo Flegetanis: “... uno studioso della natura, discendente di Salomone e nato da una famiglia che era stata a lungo israelita”. Wolfram von Eschenbach, il più importante poeta del Medio Evo tedesco, fu un franco Cavaliere certamente un iniziato, un Cavaliere Templare. La seguente trattazione amplifica e sostituisce la precedente "I Templari Re Salomone e le pietre delle stelle".

LA NARRAZIONE DI WOLFRAM VON ESCHENBACH
 
 
Wolfram von Eschenbach, fu un franco Cavaliere certamente un Iniziato, un Cavaliere Templare. Nel suo romanzo “Parzival” descrive il “Graal”, da lui chiamato “Lapsit Exilis”, la “pietra in esilio”, in altre parole, in costante movimento. Eschenbach nel “Titurel il guardiano del Graal[1], ci fornisce l’informazione di una milizia scelta, quella dei Cavalieri Templeisen (i Templari), che protegge la preziosa pietra caduta da cielo. Wolfram considerava il Grande Maestro del Tempio il Guardiano del Graal. Il Graal secondo Wolfram von Eschenbach era custodito nel castello “Montsal-vatsch”.
 
Scrive Louis Charpentier che la leggenda cristiana del Graal non è che un adattamento di una leggenda celtica ben anteriore. E il termine stesso è un vocabolo celtico. Tuttavia la sua origine non è certamente celtica. Essa può essere benissimo di molto anteriore. Penso che questo termine derivi dalla radice «Car» o «Gar» che ha il significato di «pietra». Il Gar-Al o Gar-El, potrebbe essere sia il vaso che contiene la pietra, o il vaso di pietra (Gar-Al), sia la Pietra di Dio (Gar-El). Le due etimologie, d'altra parte sono molto vicine. Nel primo caso, si tratterebbe del vaso dove si fa la «Pietra»; nel secondo si tratterebbe della «Pietra» stessa. Melchisedech è rappresentato nel portale di Chartres – portale Nord detto degli Iniziati - mentre porta la coppa che consegna ad Abramo e da cui spunta la Pietra. Ogni tempio greco aveva il suo «Cratere» (da Teras: meraviglioso, o Theos: divino, con sempre questa radice: «Cra» … «Car»). Sotto qualsiasi nome sia esso indica con costanza, un vaso il cui contenuto si divinizza; è penetrato dalla Divinità; in seguito a ciò è trasmutato.

Nel Titurel, si parla del Graal in un’altra forma, di smeraldo originario caduto dalla fronte di Lucifero, che fu poi consegnato a Parsifal.
 
Non abbiamo nessun ritratto di Wolfram von Eschenbach, però esiste una splendida miniatura che illustra il prezioso manoscritto medievale ”Heidelberger Liederhandschrift” del Codex Manesse conservato alla Biblioteca Universitaria di Heidelberg[2]. È una raffigurazione che mostra un cavaliere in armatura che, in piedi accanto al suo cavallo e allo scudiero, esibisce il simbolo della dualità, sullo scudo, sull’elmo, sullo stendardo, e sul suo destriero..
 
Figura 1. Miniatura di Wolfram von Eschenbach
 
 
Wolfram, afferma e ripete che il contenuto del suo poema si differenzia da quello di Chrétien de Troyes, che il suo “Parzival” è il più fedele alla realtà, perché corrispondente alla fonte originaria. E poi menziona la sua fonte occitana: lo studioso di Provenza. Si pensa che Kyot o Guyot de Provins (Giut di Provenza), abbia vissuto sia a Gerusalemme e sia alla corte di Federico Barbarossa e sia stato iniziato ai Misteri dei Templari nonché a quelli gnostici[3].
 
Wolfram von Eschenbach asserisce che la sua fonte del Parzival [4], è il lavoro di un certo Kyot il provenzale, che avrebbe trovato a Toledo la vera “storia del Graal, scritta in arabo da un certo Flegetanis: “... uno studioso della natura, discendente di Salomone e nato da una famiglia che era stata a lungo israelita”.
 
Il pagano Flegetanis era in grado di predire il declino di ogni stella e il momento del suo ritorno. Esaminando le costellazioni scoprì misteri profondi di cui parlava tremando. Si trattava, diceva, di un oggetto che si chiama il Graal. Ne aveva letto chiaramente il nome nelle stelle. Un gruppo di angeli l’aveva deposto sulla terra e poi era volato via, al di là delle stelle.
 
Il testo più conosciuto, intitolato Perceval, scritto dal chierico e poeta francese Chrétien de Troyes, nacque circa nel 1135, mentre i crociati si trovavano ancora a Gerusalemme. Egli scrisse con il patronato della Contessa Maria di Champagne, figlia del Re Luigi VII ed Eleonora di Aquitania. Nel 1205 fu scritta un’altra versione del Graal, da titolo Perlesvaus, ufficialmente da un monaco dell’abazia di Glastonbury, secondo altri da un Templare. Nel romanzo Perlesvaus viene ricevuto da due Maestri: “erano abbigliati di bianco, e ognuno di loro aveva una croce rossa sul petto ...”. Uno dei maestri afferma di aver veduto personalmente il Graal: un’esperienza riservata solo a pochi eletti. Inoltre dichiara di conoscere il lignaggio (la discendenza regale) di Perlesvaus. Poi, battendo le mani, i Maestri chiamano altri 33 uomini, anch’essi vestiti di bianco con una croce rossa nel petto. Perlesvaus è designato con l’appellativo di Figlio della Vedova. In Perlesvaus, il cavaliere Gawain cerca la spada che ha decapitato Giovanni Battista e che sanguina ogni giorno a mezzogiorno. Da notare che il mezzogiorno del ciclo annuale corrisponde al solstizio estivo, quando si festeggia San Giovanni Battista. I Templari in qualche segreto modo erano legati alla Pietra del Cielo e al Graal, in possesso delle carte sotterrate nel tempio di Gerusalemme ne conoscevano l’esistenza e come milizia proteggevano il segreto. Il patrono dei Templari era l’Arcangelo Michele colui che combattendo contro Lucifero gli ha fatto cadere sulla Terra lo smeraldo che poi divenne il Graal.
 
Wolfram nei suoi scritti sul Graal e sui Templeisen (i Templari) fornisce importanti notizie. La prima che la sua fonte di informazioni proviene da uno studioso non cristiano delle stelle, ma discendente dalla stirpe di Salomone. Le vicende di questo popolo fino al regno di Re Salomone sono la chiave per comprendere le vie del Graal, in particolare il capitolo della Genesi, che narra dell’incontro Melchisedech con Abramo.
 
Nel Tituriel, si parla del Graal in un’altra forma, di smeraldo originario caduto dalla fronte di Lucifero, che fu poi consegnato a Parsifal. Wolfram racconta che la pietra lapsit exillis, dopo essere caduta dalla corona di Lucifero, è stata salvata dagli angeli neutrali alla battaglia, i quali l’hanno portata sulla terra. Wolfram formula un’affermazione stupefacente che rasenta l’eresia: sono gli “angeli neutrali” a salvare il Graal. E gli angeli neutrali sono quelli che, durante la lotta tra Michele e Lucifero, assunsero una posizione neutrale, cioè non presero le parti di nessuno dei contendenti. “Angeli pieni di onore, valore e dignità” li chiama Wolfram.
 
Gli angeli neutrali, scrive Wolfram, scesero sulla terra a incoronare re Titurel e posero il Graal nelle mani di una donna, sua figlia Schoysiane. La dinastia graalica fondata da Titurel, quella che sarebbe proseguita nella persona di Lohengrin, figlio di Parzival. La dinastia del Graal o la tradizione di esso spesso è ricondotta a Salomone.
 
Nicholas Roerich già nei primi anni del novecento conosceva la leggenda della Pietra venuta dalle stelle. Probabilmente ispirandosi alla vicenda del Graal, in un suo dipinto del 1905, il Tesoro degli Angeli[5], dipinge la pietra scura cosmica vegliata dall’Arcangelo Michele con lancia, e da una schiera di angeli in bianche vesti, fila dopo fila a guardia di un tesoro misterioso al quale è legato il destino del mondo. Si tratta di una pietra nera blu con l’immagine del Crocefisso intagliato in esso, incandescente con riflessi color smeraldo.
 
          
 
Figura 2. N. Roerich - Il Tesoro degli Angeli
 
In tutti i racconti del Graal compare un re ferito, un Re Pescatore a cui era stato affidato il Graal, ma che ha fallito peccando: un’implicazione sarebbe data anche dall'assonanza fra le parole francesi pêcheur e pécheur cioè pescatore e peccatore. La ferita del Re Pescatore ha in generale la connotazione di una punizione per peccati commessi in passato. Amfortas è un re storpio, con una ferita sempre aperta ai genitali che sanguina, è l’immagine misterica della lancia che gronda sangue! Il re decaduto attende un Eroe cui consegnare il Graal  in modo che egli possa guarire e con esso anche la terra desolata.
 
Nella versione francese di Chrètien de Troyes[6], Perceval il Gallese, arrivato al castello del Re Pescatore, assiste alla strana cerimonia del Graal. Il padrone di casa, infermo per una ferita alla coscia (ai genitali), gli offre una magnifica spada appositamente forgiata per lui, ma lui non chiede a cosa serve. Anche Wolfram scrive che Parzival tace e non domanda nulla al Re Pescatore, Amfortas, che ha in precedenza ha donato all’eroe una spada.
 
Ricordiamo la leggenda del Graal, Titurel fedele all’Insegnamento, ebbe il potere della luce. Il suo successore, invece, immerso nelle tenebre, sanguinava da una ferita inguaribile. A ricordo dei giorni migliori si esposero le spoglie di Titurel; si ripeterono i detti di quel grande scomparso. Ciononostante il calice della Verità si spense. Fu necessario l’avvento di un nuovo eroe per riprenderlo all’indegno successore di Titurel. E allora il fuoco del mondo si riaccese. Questa è una leggenda ben nota in Occidente, ma la sua origine è orientale. Agni Yoga 57.
 
Trevrizent  (il figlio eremita di Titurel) dice a Parzival: “Forse la vostra gioventù vi trascinerebbe a mancare della virtù della rinuncia”, poi ricorda il caso di Amfortas: “C’era una volta un re che si chiamava e si chiama ancora oggi Amfortas. Il male che è dentro il suo cuore dovrebbe muovere anche voi a pietà come me: quel male fu la ricompensa della sua superbia”. Amfortas nella sua ricerca dell’amore non seppe rispettare la castità” e fu colpito dai mai di cui ebbero a soffrire anche tutti coloro che lo circondano. Amfortas al servizio di Orgeluse di Logrois, compì avventure dominate dalla brama d’amore (sensuale), e in una di queste fu colpito nelle sue parti virili da una lancia avvelenata, la ferita peccaminosa e maleodorante permane, la forza svanisce egli non è in grado di esercitare la funzione di re e il regno cade in uno stato di desolazione. Amfortas può derivare sia dal latino, infirmitas, sia dal francese antico, enfertez, che entrambi significano debolezza, infermità. Orgeluse significa l’Orgogliosa. Nel simbolismo arturiano la raffigurazione dell’orgoglio e della superbia è quella del cavaliere nemico esterno verso cui si deve sempre stare all’erta. Trevrizent rivolgendosi a Parzival dice: “Vi è una sola cosa che il Graal e le sue virtù segrete non potranno mai tollerare in te: la smisuratezza nei desideri”.
 
Giove scaglia Vulcano giù dal cielo e gli storpia una coscia. Nel Libro della Genesi, il Signore, il Sole, combatte con Giacobbe, lo colpisce alla coscia[7]. Amfortas è colpito alla coscia da una lancia avvelenata. La coscia è identificata agli organi genitali che simbolizzano, essi stessi, gli organi genitali del verbo. Il mito greco narra che Dioniso nacque dalla coscia di  Zeus. Dalla coscia di Brahma nacquero gli Dei. I termini “coscia” e “cavo della coscia” usato un certo numero di volte nella Bibbia in realtà sono eufemismi di “pene” e il mettere la propria mano “sotto la coscia” e facendo un giuramento è una “stretta di mano” di una società segreta. I genitali maschili erano tanto importanti che voti solenni venivano giurati per mezzo di loro (Genesi 24:9), dove il servo di Abramo fa un giuramento col “mettere la sua mano sotto la coscia di Abramo suo padrone”. Il Giacobbe combatte con il Signore, il Sole, e lo vince - come la materia, fin troppo spesso, vince lo spirito - ma nella lotta la sua coscia rimane slogata. “Il Sole sorse su di lui, ed egli (Giacobbe) zoppicava a causa della coscia” (Genesi, XXXII, 31). Il Sole è sconfitto dal simbolo terrestre di lui - la materia; e il Dio-Sole si alza su Giacobbe e la sua coscia alleati. Infermità definitiva? Il testo non lo dice. Gli scrittori biblici chiamavano il pene un “muscolo che si restringeva”, che si trova “sul cavo della coscia”. Questo era un muscolo che Giacobbe fu colpito nel suo duello con “un uomo che era un dio”, quando aveva circa novantasette anni.
 
Chi era in realtà Giacobbe, e che relazione ha con Amfortas? Secondo degli studiosi, Giacobbe era in origine un patriarca indipendente, cioè non direttamente legato ad Abramo o a Isacco. Era l’antenato del gruppo che abitava in Transgiordania, lungo il fiume Labbok e nel centro della Palestina (intorno alla località di Bethel). Solo in epoca molto posteriore Giacobbe divenne il personaggio di cui leggiamo nella Bibbia. Attorno a lui si raccolgono le tradizioni dei dodici figli da cui prende nome Israele. Il gruppo di Giacobbe si identificò con quello di Israele, da qui il cambio di nome. Leggiamo nella Bibbia che Giacobbe il cui nome significa contorto, ha un atteggiamento contorto e astuto, con Esaù e con Labano.
 
[1] Fu terminato da un altro uomo chiamato Albrecht Von Shanfenberg.
[2] L’Eresia Templare, Marineo Sabina.
[3] Andrew Sinclair “L’avventura del Graal” cap. il Graal in Germania.
[4] Secondo lo studioso Joachim Bumke, il “Parzival” deve essere stato scritto intorno al 1204 e il “Titurel” dopo il 1217.
[5] Invece di vendere il quadro, Roerich lo tenne per diversi decenni nella sua collezione di famiglia.
[6] Il testo rimanda a un certo Maestro Blihis, possessore di una tradizione che deve restare segreta.
[7] La mizvà, il divieto di cibarsi del nervo sciatico è considerata talmente importante, che chi la trasgredisce è passibile della pena del caret (pena la cui entità è sconosciuta a noi, ma considerata capitale eseguita esclusivamente dal Signore), assieme al divieto di cibarsi di sangue. Il nervo sciatico ha a che fare con la potenza sessuale nella rappresentazione del copro presso gli antichi.
MARTINEZ DE PASQUALLY  - TRATTATO DELLA REINTEGRAZIONE
 
La Bibbia è un insieme di scritti iniziatici (almeno il Vecchio Testamento e il Quarto Vangelo e il Libro dell’Apocalisse) un velo per il popolo. La lettura letterale è moraleggiante, anche se in certi punti sembra priva di senso se non addirittura contraria al senso morale. San Paolo affermava che tutta la storia di Mosè e degli Israeliti era allegorica: “Tutte le cose accadono in figura” (Gal. X, 11). Per la scuola rabbinica, l’interpretazione dei testi è quadruplice: letterale, allegorica, etica, esoterica. Solo la lettura esoterica rende in modo completo il suo significato e rivela che le sue basi poggiano sulle stesse tradizioni universali sulle quali poggiano la altre scritture antiche.  
 
Martinez Pasqualis nato verso il 1700 nel Portogallo, viaggiò a lungo acquisendo conoscenza dappertutto, in Oriente, Turchia, Palestina, Arabia ed Asia Centrale. Martinez Pasqualis era a sua volta discepolo di Swedenborg, che si racconta sia stato iniziato dai Rosacroce. Martinez si considerava un anello di una lunghissima catena iniziatico-sacerdotale che affondava le sue radici ai tempi di Adamo glorioso, passando per Enoch (Metatron per i cabalisti), il quale avrebbe poi consegnato,  rapito da Dio per aver con Lui camminato, il segreto della riconciliazione universale a nove eletti. Fu un grande Cabalista, fondò l’Ordine degli Eletti Cohen e le Scuole e le Logge mistiche Martiniste.
 
Leggiamo in Genesi, da Giacobbe sarà dato nome di Bethel, in seguito al noto sogno ch’egli ebbe presso la città di Luz, che si narra, era popolata da abitanti immortali, poiché in essa l’Angelo della Morte non aveva accesso, e coloro che, nell’immortalità, erano ormai stanchi della vita, venivano portati fuori dalle mura della città, così che l’Angelo potesse far loro visita. La tradizione talmudica continua narrandoci di un mandorlo, sito, appunto, vicino alla città di Luz, e alla cui base si trova una cavità attraverso la quale si penetra nella città, in realtà completamente nascosta. È singolare, narrando ciò, sapere che il termine luz ha linguisticamente una radice che indica tutto ciò che è nascosto e celato.
 
Martinez de Pasqually spiega che Esaù, essendo venuto al mondo per primo, era in possesso del diritto di primogenitura, egli era stato spogliato del privilegio dagli intrighi di Giacobbe al quale la Scrittura ha dato il nome di soppiantatore. Il bacio che Giacobbe diede Esaù quando ebbe progettato di sostituirsi lui annunciava il tradimento che l’Uomo-Dio una specie di Giuda Iscariota. Secondo Gershom Scholem, autorevole studioso di Cabala ebraica, Martinez fu uno dei pochi ad aver compreso la Cabala ebraica codificata nel Libro della Formazione e nello Zohar. Si vedrà in seguito che un gruppo di seguaci di Martinez, cioè i Martinisti, furono legati alle vicende del lapsit exillis, la pietra delle stelle.
 
Il testo seguente è parte del Trattato della Reintegrazione[1] di Martinez de Pasqually.
 
Giacobbe ed Esaù sono le repliche dello Spirito Prevaricatore e del Minore dapprima innocente, poi decaduto. Infatti, Giacobbe “era il primo del concepimento, Esaù il secondo” (I, 116), come gli Spiriti emanati prima di Adamo. Ma Esaù[2], essendo venuto al mondo per primo, era in possesso del diritto di primogenitura, così come il Minore dapprima aveva il diritto e il potere di comandare agli Spiriti Prevaricatori. Egli era stato spogliato del privilegio dagli intrighi di Giacobbe “al quale la Scrittura ha dato il nome di soppiantatore”, come Adamo ne fu privato per essersi lasciato tentare dal demonio e meritò il castigo poiché, come Adamo, “preferì il culto terrestre a quello del Creatore; egli si occupò completamente della caccia invece di dedicarsi a combattere l’intelletto demoniaco che si era impadronito di suo fratello Giacobbe” (I, 117) … Il triangolo col punto venne rappresentato sulla cima del monte Moria, dove Giacobbe segnò “con tre pietre triangolari” il luogo dove ebbe la visione. “Il luogo . . . raffigurava la forma corporea della terra … Il demonio tentava senza posa di convertire al proprio culto i Minori, come aveva fatto con Giacobbe, Nemrod che a Babilonia si diede a “inique operazioni” (I, 108) … Poco mancò che la tradizione del vero culto divino fosse interrotta dalla prevaricazione di Giacobbe e dei suoi figli che si fecero fuorviare dalla loro prosperità materiale. Il Principe dei demoni persuase Giacobbe di tributargli un culto. Il Patriarca studiò le “scienze materiali demoniache”; si propose di “metterle in pratica e di operarle” (I, 118). Al tramonto del sole invocò il Demonio sul monte Moria … Non appena Giacobbe ebbe fatto l’invocazione, il Signore gli fece apparire un angelo in forma d’uomo. Irritato dai rimproveri che gli faceva l’angelo, Giacobbe si slanciò sul messaggero divino iniziando una lotta che durò tutta la notte e dalla quale uscì zoppo. Allora si pentì della prevaricazione. Per rispondere alle sue suppliche “in vista d'una perfetta riconciliazione”, il Signore gli inviò una “naturale visione (che Giacobbe percepì con i suoi occhi) che gli si presentò sotto forma umana”. Questo Spirito insegnò a Giacobbe “i mezzi per ottenere dal Creatore ciò che desiderava . . . lo benedisse[3] e l’ordinò di nuovo” (I, 120) … Il Patriarca fu “rimesso in potenza spirituale divina per operare . . . dopo la sua ordinazione i differenti culti divini”. Tuttavia gli fu imposta una penitenza di quaranta anni. Al termine di questo periodo di “privazione”, si recò sul monte Moria verso la sesta ora ed “avendo tutto preparato per l’operazione (tracciato i cerchi e le figure), rifece la preghiera dalla sesta ora sino verso la metà della notte. Allora recitò le invocazioni necessarie per arrestare definitivamente gli effetti della giustizia di cui il Creatore l’aveva fatto minacciare dal suo angelo (scongiuro dei demoni). Riuscì secondo il suo desiderio e quattro angeli vennero a istruirlo riguardo a ciò che ancora doveva operare per ottenere dal Creatore la completa riconciliazione”. Nel l'ottavo giorno dopo la sua ultima operazione, Giacobbe si rimise in cammino per ritornare sulla vetta del monte ed essendovi arrivato alla fine del nono giorno, al tramonto del sole “si preparò secondo il suo solito per compiere l’ultima riconciliazione”. Nel mezzo della notte ricevette “la certezza della sua perfetta riconciliazione” poiché vide sette Spiriti che “salivano e scendevano sopra di lui”. Tra questi riconobbe quello che lo aveva ferito e i quattro angeli che erano venuti a istruirlo; scorse anche la “gloria del Creatore” nel luogo dove uscivano ed entravano gli angeli. In seguito a questa visione Giacobbe “si obbligò a operare esattamente il culto divino in avvenire” (I, 120/121)[4].
 
Giacobbe fu punito cioè azzoppato dall’Angelo Solare. La proibizione di ricevere gli zoppi nell'Ordine degli Eletti Cohen, che ricorda le prescrizioni del Levitico (XXI, 18-21) ed il versetto dei Giudici (II, V, 8): “il cieco e lo zoppo non entreranno nel tempio” è giustificata in modo simbolico nella Reintegrazione con la ferita che Giacobbe ricevette durante la lotta con lo Spirito divino: “Dopo quel tempo fu proibito da parte dell’Eterno, sia al tempo di Mosè, sia in quello di Salomone, che nessuna persona segnata dalla lettera B di nascita, fosse ammessa al culto divino sotto qualsiasi pretesto” (I, 119). Giacobbe rimesso in potenza spirituale divina non poté operare i vari culti divini che 40 anni dopo la sua ordinazione (I, 120). Per 400 anni il Re Pescatore attese colui che lo doveva guarire. Mosè restò 40 anni fuori dell’Egitto dopo la morte dell’egizio (I, 128) e restò 40 giorni nella nube sul Sinai prima di ridiscendere con le Tavole della Legge (I, 144).
 
Nella Bibbia il numero quaranta è molto ricorrente, nel solo Vecchio Testamento è citato ben sessantaquattro volte. La storia della salvezza biblica è contrassegnata da questo numero: il Libro della Genesi riporta: “E piovve sulla terra  per 40 giorni e 40 notti … il Diluvio venne sopra la terra per 40 giorni”. Si racconta che Set dimorò per 40 anni nel Paradiso Terrestre; Mosé fu chiamato alla sua storica missione quando aveva 40 anni, rimase separato dal suo popolo dimorando in solitudine per 40 giorni sul monte Sinai; sostò poi nel deserto per 40 anni col popolo eletto: “Per questo l’ira del signore s’accese contro Israele; e li ha fatti vagare nel deserto per quaranta anni”. Saul regna 40 anni, Davide anche (II Samuele 5, 4); lo stesso vale per Salomone; Gesù svolge la sua predicazione per 40 mesi, e appare poi ai suoi discepoli nei quaranta giorni che precedono l’Ascensione (Atti degli Apostoli 1, 3); Il Vangelo di Matteo (2, 13), riferisce che “Egli, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, finalmente ebbe fame”. Infine per 40 ore rimase nel sepolcro come morto. La Quaresima è un periodo di penitenza e preghiera lungo quaranta giorni. Occorre ricordare che sia Buddha sia Maometto iniziarono la loro predicazione all’età di quaranta anni.

[1] Il Trattato si presenta come una specie di sommario e diversione segreta dei primi libri del Pentateuco, in particolare della Genesi e dell’Esodo.
[2] Esaù è il Sole (Asu) che lotta con Giacobbe e non vince.
[3] Pasqually usa le parole “benedire” e “benedizione” nel senso di ripresa di comunicazione con la Divinità.
[4] In tal modo la visione di Giacobbe è presentata come il tipo dell’operazione riuscita perfettamente e questo successo è la prova ed il sigillo della riconciliazione.
AMFORTAS GIACOBBE - TREVRIZENT ESAÙ
 
Giacobbe è dunque il Re Amfortas che dapprima ebbe a Beith-El la visione di una scala (cioè della torre di Shamballa) verso il cielo da cui scendevano e salivano gli angeli: “Com’è terribile questo luogo! Questa è nientemeno la casa di Dio e la porta del Cielo”. Il Pentateuco narra che Beith-El  aveva primitivamente per nome Luz. In Genesi (28:19; 35:6; 48:3) e in Esodo il “Luz” viene presentato come il Secretum Secretorum.
 
I “Figli del Luz” sono sacerdoti eterni secondo il modo di Melchisedech.
 
Poi Giacobbe cade nella materialità fino allo scontro con l’Angelo del Sole, da cui è colpito alla  coscia, solo dopo una purificazione, un’attesa di 40 anni cioè una quarantena, guarì dal marchio del peccato di orgoglio e di intrighi materiali per riconciliarsi con il divino. Dopo giunge l’Eroe atteso, Parzival, Amfortas guarì e Giacobbe poté recarsi sul monte Moria dove vide Sette Spiriti che “salivano e scendevano sopra di lui”. Tra questi riconobbe quello che lo aveva ferito ed i quattro angeli che erano venuti ad istruirlo. Troviamo nel Giudaismo e concerne una città misteriosa chiamata “Luz”. Questo nome, in origine, era quello del luogo dove Giacobbe ebbe il  sogno  in  seguito  al  quale  lo  chiamò “Beith-El”,  cioè  a casa di Dio. Si narra che davanti all’entrata di una caverna che era vicino a Luz, era posto un mandorlo (chiamato “luz” in ebraico) con un buco nel tronco, attraverso questo buco si entrava in un  sotterraneo e si trovava la via per la città, che era completamente nascosta. Profeti ebrei, sapienti della Qabbalah, Sufi, Templari conoscevano la realtà del “Luz” che hanno trasmesso attraverso diversi significati simbolici. La parola “luz”, nelle sue diverse accezioni, sembra  per  altro  derivare da una radice che designa tutto ciò che è nascosto, coperto, avviluppato, silenzioso, segreto, in altri termini Shamballa.
 
Esaù è il Sole il principio spirituale vinto dalla materia. Esaù è il rosso come il colore di Adamo[1], ed è Edom. Adamatu è la terra rosso scura con la quale il Signore formò il secondo Adamo (Genesi, secondo capitolo). I suoi figli sono i Re di Edom cioè le sette razze. Edom è il nome ebraico della regione più nota con il nome di Idumea. Per i cabalisti, invece, è il paese allegorico dove regnarono i sette Re che, per mancanza di equilibrio, furono distrutti. Un mistero profondamente nascosto che si può trovare nell’allegoria dei sette Re di Edom, che “regnavano sulla terra di Edom prima che un qualsiasi Re regnasse sui figli di Israele” (Genesi, XXXVI, 31). La Filosofia Esoterica insegna che i Sette Re di Edom non sono questo tipo di mondi con forze non equilibrate e pertanto periti, bensì il simbolo delle sette razze-Radice umane delle quali quattro sono già trascorse, la quinta sta trascorrendo ora, e due debbono ancora venire. Seppure in oscuro linguaggio esoterico, il riferimento a ciò nella Apocalisse di San Giovanni è abbastanza chiaro quando, nel Cap. XVI, 10, egli dichiara: “E ci sono sette Re; cinque sono caduti, uno (il quinto, ancora) c’è, l’altro (la sesta razza Radice) non è ancora venuto...”.
 
Le coppie di fratelli Esaù e Giacobbe, Trevrizent e Amfortas, rappresentano dei veli dietro cui nascondono i principi di Luce e ombra, Spirito e Materia. Trevrizent, il figlio eremita di Titurel, rappresenta il depositario dell’insegnamento spirituale, è lui che informa Parzival che Kyot avrebbe trovato a Toledo la vera “storia del Graal, scritta da Flegetanis: “... uno studioso della natura, discendente di Salomone e nato da una famiglia che era stata a lungo israelita”. Questa pietra di Orione conosciuta sotto il nome di Graal è legato alle vicende occidentali che dai discendenti  di Israel, giunge in un’Europa Cristiana. Trevrizent è il Maestro di Saggezza che avviò Parsifal alla conquista del Graal, quando egli aveva già compiuto il processo di purificazione, è connesso l’ideale dell’Europa cristiana. L’azione di Trevrizent, tuttavia, non si limita all’Europa, comprende tutta l’umanità. Egli appartiene alla stirpe del Graal: connettersi a lui significa connettersi alla corrente del Graal che opera nel mondo.

[1] In lingua ebraica Adam significa rosso e tale era il colore del primo uomo. Da Adam deriva Adama e Adamo; nonché Adamu, cioè sangue.
 
PARZIVAL SALOMONE
 
Il Re menomato è un re decaduto che non può fare nulla per la sua terra che è desolata e sterile, attende un suo successore pescando, perché? Deve pescare un nuovo pesce della Sapienza, un salmone, cioè Salomone, il successore di Amfortas è suo nipote Parzival; Salomone è un discendente di Giacobbe. Parzival diventato il Re del Graal, si ricongiunge alla moglie e scopre di averle dato due gemelli, circondato dai suo Templari nomina uno di questi Loherangrin, il perfetto cavaliere del Cigno[1], quale suo successore e custode del Graal. Loherangrin (Lohengrin in Wagner) serve con dedizione il Graal. Giunto nella terra di Brabante su un’imbarcazione trainata da un cigno, salva l’ereditiera Elsa da una falsa accusa, la sposa solo dopo aver chiesto di non sentirsi domandare il suo nome e mette al mondo dei figli. “Il Templare destinato da Dio a essere re giusto di stranieri, non doveva mai permettere domande sulla stirpe sua e il suo nome: se un di fosse ciò successo, li doveva abbandonare”. Elsa non tenne fede alla parola data e chiese il suo nome, rompendo così l’incantesimo: quando è reso il suo nome, insieme ai dettagli della sua origine, il cavaliere è costretto a ritirarsi nel mondo spirituale da cui era venuto. Loherangrin salì sulla barca trainata dall’amico cigno e salpò per il regno del Graal abbandonando la sua spada, il corno e l’anello. Elsa di Brabante morì. Questo racconto è attribuito al Maestro Kyot, quando Wolfram accusa di scarsa attendibilità  Chrétien de Troyes.
Figura 1. Il cavaliere del Cigno
 
 
La vicenda di Loherangrin svela che i perfetti Templeisen erano degli Iniziati tenuti al giuramento del silenzio, anche se sottoposti a tortura o a morte, come avvenne per gli ultimi Templari storici. Nella Tradizione, il silenzio iniziatico sui sacri misteri è imposto da sempre agli adepti. La legge della trasmissione dei santi Misteri è che essi non debbano  essere proposti che agli uomini puri.
 
Il cigno bianco rappresenta la Luce. Il canto del cigno rappresenta le vibrazioni celesti. Cigno, Sole, Canto. Lo stemma dei Cistercensi di Bernardo di Chiaravalle raffigura una cicogna, equivalente del cigno, che sovrasta trionfante la mitra papale, tenendo nel becco un’asta con annodato un nastro bianco, come riportato in alto sul portone dell’Abbazia di Chiaravalle nei pressi di Milano. In Oriente Brahma ha come veicolo il cigno. Il graffito nel castello di Chinon dove furono rinchiusi i Templari mostra un cavaliere inginocchiato di fronte a un cigno, dietro cui s’intravvede una lancia.
 
Figura 2. Segrete di Chinon graffito Cigno
 

 
[1] Le storie e le leggende del Cavaliere del Cigno sono riprodotte nel castello del Graal a Hohenschwangau, in Baviera, commissionate dal principe Ludwig II, mecenate e amico di Richard Wagner.
I CAVALIERI TEMPLARI E RE SALOMONE
 
San Bernardo fondò l’Ordine del Tempio il cui nome originario fu: Templum Salomonis, il Tempio di Salomone. I Cistercensi istruirono le maestranze di costruttori del sacro col nome di “Les Enfants de Salomon”. Come mai si volle legare al nome di Re Salomone l’Ordine dei Templari e dei costruttori del gotico? Salomone è colui ricevette l’Arca dell’Alleanza da suo padre Re David, in seguito fece costruire il Tempio[1] dove l’Arca fu custodita e poi sotterrata.

Lo sviluppo del gotico primitivo e quello del Tempio vanno di pari passo, spariranno insieme. La tradizione orale fa dei Cavalieri del Tempio i detentori delle Tavole della Legge le quali avrebbero procurato loro potenza e iniziazione. I Maestri d’Opera delle cattedrali gotiche erano a capo di confraternite di costruttori chiamate “Compagnons”, e la Confraternita dei costruttori più importante era quella dei Figli di Salomone legati all’Ordine del Tempio, alle quali è attribuita la costruzione di molte chiese fra cui le cattedrali di Chartres, di Amiens e di Reims. Ci fu un accordo fra i Templari e i Compagnons in base al quale, i primi s’impegnarono sia a proteggere i Compagnons e sia di mettere le loro competenze a disposizione, mentre i secondi s’impegnarono di mantenere segreti, tali insegnamenti sugli aspetti esoterici di costruzione. Senza la protezione dei Templari i Compagnons sarebbero stati costretti a mettersi sotto vassallaggio.
 
Salomone è rappresentato quale Maestro Costruttore in tutte le sacre costruzioni gotiche. Salomone è il Maestro Costruttore del Tempio di Gerusalemme, cui fanno riferimento i Maestri d’Opera delle cattedrali gotiche. I Templari erano particolarmente legati alla Scienza Sacra di Salomone. Troviamo scritto nel libro dei Re (I, 4-29):
 
Dio diede a Salomone la saggezza, una grandissima intelligenza, un’estensione di mente vasta come la sabbia che è sulla riva del mare. La saggezza di Salomone superava la saggezza di tutti gli orientali e tutta la saggezza degli Egiziani. Era più saggio di ogni altro uomo.
 
Maestro Costruttore nel linguaggio mistico corrisponde a Perfetto, Iniziato ai sacri Misteri Maggiori: è riferibile all’ultimo grado d’iniziazione quello dell’epopteia, la Rivelazione finale. La parola epopteia è composta di “epi” che vuol dire sopra e da “opteia” che significa vedo o sorveglio. Colui che vede e sorveglia dall’alto è l’Architetto, il Maestro Costruttore.
 
In ogni cattedrale costruita in gotico primitivo vi è una statua di Salomone e spesso anche la Regina di Saba, per indicare velatamente la filiazione Salomone e Costruttori del Tempio alias Templari.

 
Figura 1. Chartres portale ovest la regina di Saba e re Salomone
 
La Regina di Saba era scura, la Madonna di Chartres è Notre-Dame-de-Dessous-Terre, la Vergine Nera che appare in molti edifici sacri. In questa coppia in perfetto equilibrio, Saba rappresenta l’energia femminile di Madre terra, Salomone l’energia maschile spirituale. È così che si può spiegare l’allegoria della Vergine Nera: la Terra Madre che produce, senz'altra influenza che quella del cielo, una manifestazione, un irradiamento attivo che per la sua qualità si può definire divino. Nel Cantico dei Cantici commentato da San Bernardo, troviamo scritto: Sono nera ma bella, ragazze di Gerusalemme!
                                           
I Templari erano devoti alla madonna Nera e a Sant’Anna la Madre della Madre, anch’essa col viso nero. La Regina di Saba richiama alla mente il culto della Madonna Nera. La Regina di Saba si distingue dalle altre dall’ineffabile sorriso che emana serenità; si conoscono altre due rappresentazioni di splendidi sorrisi, quella dell’angelo della Cattedrale di Reims, e l’indefinibile sorriso della Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Salomone e la Regina di Saba si ritrovano rappresentati nei tre portali della cattedrale di Chartres. I Templi Gotici recano tutti l’impronta templare, ma è nella cattedrale di Chartres che abbiamo i segni tangibili della loro presenza iniziatica: i portali del tempio sono i testimoni di pietra. Un segno di distinzione misterica era quello di rappresentare l’Iniziato con le gambe incrociate a forma di X. La spiegazione superficiale è che si trattava di un modo di fare degli scalpellini occitani di Lingua d’Oc, ma si tratta di scalpellini legati alle scuole misteriche. Questo simbolo “X” in caratteri latini rappresenta il 10 numero dell’Uomo Celeste e pitagoricamente la Tetractis, cioè l’unità, le due nature, i tre principi e i quattro elementi, che sommati, danno per totale Dieci. Il numero romano “X”, a sua volta, è costituito da due “V” congiunte per i vertici di cui una rovesciata, cioè da due cinque. Questo segno a forma di “X” è anche detto il sigillo di Hermes o Mercurio, la Sapienza misterica, che ha come attributo, i sandali di cuoio incrociato. Nella Round Church Templare di Londra alcuni cavalieri sono rappresentati con le gambe incrociate, che secondo l’interpretazione misterica rappresentano i Cavalieri del Tempio Iniziati.
 
Figura 2. I Templari a gambe incrociate nella Round Church - Chartres Mosè e Re David a gambe incrociate
 
 
A Chartres nel Portale Ovest di sinistra una statua integra identificata come Mosè, lo rappresenta con le gambe incrociate per formare una “X”. Re David il musico e padre di Re Salomone è spesso rappresentato con le gambe incrociate, come nella cattedrale di Senlis, e a Santo Domingo de la Calzada, che si trova lungo il cammino di Santiago. Nel Portale ovest di Chartres, in cima a un pilastrino con sei figure, in posizione centrale tra il Portale principale e il Portale di sinistra, a lato di una Regina rappresentata in modo ieratico in posizione eretta, un musico anch’egli con le gambe incrociate, in modo da formare una “X”. Il musico di Chartres era il Maestro d’Opera custode delle armonie musicali pitagoriche, l’Iniziato che disegnò armonicamente le arcate e i pilastri, la Cattedrale, accordandone le parti tra loro, e le singole parti con il tutto, alla stregua di uno strumento musicale.

[1] L’Arca fu sotterrata. Anche se non è stato Salomone a farlo, è certo che in Gerusalemme assediata da Nabucodonosor l’Arca fosse il primo oggetto che doveva essere sottratto ai possibili vincitori.
MELCHISEDECH
 
I“Figli del Luz” sono sacerdoti eterni secondo il modo di Melchisedech. La Scala di Giacobbe la visione celeste che ebbe a Luz, suggerisce la figura dell’umana spina dorsale. Il viaggio iniziatico non può che cominciare dalla Città chiamata “Luz” quale punto di partenza necessario per poi vederlo compiersi a Betel, la Casa di Dio (il Cranio che ospita nel Cervello il riflesso di tutti i Chakra o vortici energetici). Tale risveglio libera dalla catena dell’esistenza materiale trasformando i risvegliati-iniziati in “sacerdoti” secondo la maniera di Melchisedech (il Re-Sacerdote di “Giustizia” e “Pace”)[1].
                                                                                                                               
La trasmissione iniziatica parte da Mosè giunge a Re David a suo figlio Re salomone per poi procedere con un ordine misterico segreto: l’Ordine di Melchisedech. San Paolo afferma nella lettera gli Ebrei (5,9) che Gesù è sacerdote dell’Ordine di Melchisedech: “Nello stesso modo Gesù Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì Colui che gli disse, Tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedech”.
Figura 1. Cattedrale di Chartres Melchisedech - N. Roerich Il Maestro
 
Sul lato destro del Portale centrale Nord della cattedrale di Chartres[2], è posta la statua di Melchisedech l’Antico dei Giorni, che appoggia i piedi su un piedistallo senza alcun simbolo sotto, quasi per affermare che Egli si sostiene da sé. Melchisedech è rappresentato con una Coppa tenuta nella mano sinistra. La coppa contiene un oggetto solido. Melchisedech [3], rappresentato con tratti orientaleggianti, è il Maestro dei Maestri, il mai nato e mai morto, senza genealogia, colui al quale vanno tutte le nostre benedizioni. Melchisedech è l’Antico dei Giorni, cioè il Signore del Mondo. La statua di Melchisedech appartiene al periodo di Wolfram von Eschenbach che scrisse che i Cavalieri Templeisen erano i Guardiani del Graal. Per ribadire l’importanza del calice e del suo contenuto, Melchisedech nella cui mano sinistra regge un Calice da cui spunta la sacra Pietra di Dio è ancora rappresentato una seconda volta nel lato Nord nei vetri della prima lancetta situata sotto il rosone.
 
Un dipinto di Nicolas Roerich intitolato “Il Maestro” mostra un personaggio ieratico che scende nelle viscere della montagna, con lo stesso mantello, la stessa lunga barba, la Coppa con la Pietra radiante che appare come fiamma nella sua mano sinistra[4], proprio come Melchisedech. Roerich certamente vide la statua di Melchisedech nella cattedrale di Chartres.
 
Nella cripta della cattedrale di Anagni del XIII secolo troviamo un affresco che ritrae l’incontro tra Abramo e Melchisedech. È un’insolita raffigurazione perché ritrae Abramo come un cavaliere medioevale che riceve la comunione direttamente dal Re-Sacerdote Melchisedech. Un’analoga rappresentazione dell’incontro tra Melchisedech ed Abramo si trova in un bassorilievo della controfacciata della Cattedrale di Notre-Dame di Reims del XIII secolo. Le due rappresentazioni attestano l’appartenenza dell’Ordine del Tempio all’Ordine di Melchisedech.
 
Mosè proviene dall’Egitto. Tutta la scienza egiziana era concentrata nel Tempio. Mosè era del Tempio e fu istruito in tutta la scienza dei Faraoni. I Templari portarono in Europa questa conoscenza e la impressero nei libri di pietra, le cattedrali gotiche. Louis Charpentier è convinto che con l’Arca e con le Tavole della Legge, i Templari a Gerusalemme abbiano scoperto la scienza arcana, la matematica divina che ha permesso loro l’edificazione delle cattedrali. Il gotico appare dopo la prima crociata e, più precisamente nel 1128, dopo il ritorno dei nove primi Cavalieri del Tempio.

[1] Profeti ebrei, sapienti della Qabbalah, Yogi, Sufi, Templari conoscevano la realtà del “Luz” che hanno trasmesso attraverso i suoi diversi significati simbolici.
[2] Il Portale Nord, è detto degli Iniziati.
[3] Gli Gnostici ne fecero il principale Eone, mentre Filone lo identificò con il Logos. In uno dei Manoscritti del Mar Morto di Qumran si definisce Melchisedech come una Entità Celeste.
[4] N. Roerich nell’1935, dipinse ciò che vide nel Deserto del Gobi, in Mongolia davanti a dei piccoli menhir: una scultura di pietra, che raffigura un Guardiano, con un Calice ornato da fuoco posto nella sua mano sinistra. N. Roerich ammise che a volte un calice era un simbolo di fuoco.
I NOVE CAVALIERI E LA MISSIONE SEGRETA A GERUSALEMME
 
È stato dimostrato e accettato da tutti gli storici che Hugues de Payns il primo Gran Maestro Templare, ha fatto almeno due viaggi in Oriente dopo la prima crociata, nel 1104-1105 e 1114-1115, entrambe le volte in compagnia del conte Hugues de Champagne. Hugues de Payns rientra in Francia nel 1105 e incontra il monaco cistercense Etienne Harding e il rabbino e cabalista Rashi. Secondo diverse fonti, il rabbino a Troyes, ricevette spesso la visita di Ugo di Champagne. La presenza del rabbino e Maestro cabalista Rashi è legata ai manoscritti in suo possesso. Nel 168 a.C. il Tempio di Gerusalemme fu saccheggiato, e la maggior parte dei scritti sacri andarono distrutti; così che i pochi manoscritti rimasti, dovettero essere cercati solo fra i “Maestri della tradizione”.
 
Vi era una sorta di fratellanza fra i cabalisti dispersi in tutto il mondo; e, al pari di alcune società della massoneria medievale in Europa, si chiamavano Compagni e Innocenti. Tra i Cabalisti vi è una tradizione che, al pari dei rotoli ermetici, nessun libro sacro dei 72 antichi - i libri che contenevano l’Antica Parola - sia andato perduto, ma che essi siano stati conservati fin dai tempi più remoti fra le comunità segrete
 
Nel 1118, troviamo a Gerusalemme tra i fondatori dell’Ordine del Tempio Ugo di Champagne, André de Montbard, lo zio di San Bernardo, che è con Hugues de Payns, quando il re Baldovino II concede loro di risiedere nella zona dove sorgeva il Tempio di Re Salomone: ottennero gli alloggi sulla spianata del Tempio di Gerusalemme, tra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. I nove cavalieri, sapevano già cosa cercare nella zona delle “Stalle di Salomone” nei sotterranei del tempio, che erano un vero e proprio labirinto, fatto costruire da Salomone usando tutti gli accorgimenti adottati a protezione delle tombe egizie, Mosè fu istruito in Sapienza dai sacerdoti egizi. Nessun nuovo membro venne ammesso al gruppo dei nove in quel periodo, e uno storico alle dipendenze del Re di Francia, Fulk de Chartres, vissuto in quegli anni, neanche li cita. Dei nove “cavalieri poveri” che apparsi in Terra Santa, nessuno a quell’epoca scrisse su di loro e su cosa facevano, fino a mezzo secolo dopo. Uno strano silenzio aleggia sui Templari nei loro primi anni di attività a Gerusalemme.
 
I nove cavalieri che erano in possesso di documenti ebraici procurati precedentemente da Stefano Harding e dal rabbino cabalista Rashi, sapevano dove cercare. I lavori di scavo durarono sette anni. Lì raccolsero delle pergamene e altri documenti risalenti alla conoscenza che Mosè aveva portato con sé dall’Egitto, e qualcos’altro. Il contenuto delle altre pergamene doveva riguardare elementi di geometria sacra, e forse l’utilizzo di nodi energetici della griglia terrestre, e altri segreti che non sarebbero mai dovuti essere rivelati al di fuori di una stretta cerchia dell’Ordine. C’è nella zona del Tempio qualcosa di così favoloso e misterioso che solo i legami di sangue dei fondatori dell’Ordine Templare sono in grado di proteggerne il segreto. I Templari entrarono in possesso di oggetti e documenti importanti, che si impegnarono a custodire e tramandare in segreto.
 
La Bibbia ci racconta, insieme ad altre fonti ebraiche, come il monte Moriah dove sorge il Tempio di Salomone fosse utilizzato in periodi di guerra, o di pericolo, come bunker per tesori e documenti importanti. La Mishnah ebraica ci dice che la “Tenda del Convegno” era custodita nelle cripte del tempio con tutte le tavole di legno, i sostegni, le traverse, le colonne e gli anelli. Altre tradizioni ebraiche sostengono che l’Arca dell’Alleanza, l’altare dell’incenso, il bastone di Aronne, l’urna con la Manna e le Tavole della Legge (queste ultime contenute nell’Arca dell’Alleanza) sarebbero state nascoste.
 
Mosè Maimonide (1135-1204), nell’ottavo libro della Mishneh Torah, riflette sul destino che l’Arca sacra avrebbe subito, basandosi su di un versetto del Secondo Libro delle Cronache che tanto aveva sollecitato l’interesse dei primi rabbini scrive che:
 
C’era una pietra presso il muro occidentale del Santuario interno sulla quale era portata l’Arca. Davanti ad essa c’erano l’urna contenente la manna e il bastone di Aronne. Quando costruì il tempio, Salomone sapeva che era destinato alla distruzione, perciò predispose anche delle stanze segrete in cui l’Arca avrebbe potuto essere nascosta, in cunicoli profondi e tortuosi”.  
 
Non esistono prove di un trasporto dell’Arca o di una sua copia in Francia, salvo quelle che sono sotto gli occhi nei Templi gotici di St. Denis e di Chartres. Nel 1128, Hugues de Payns ritorna in Francia. Il primo capolavoro gotico fu la Basilica di St. Denis. Iniziata nel 1136 fu inaugurata nel 1140, cioè qualche decennio prima della cattedrale di Chartres. Una rappresentazione del trasporto dell’Arca su un carro è scolpita su una colonna nella cripta di St. Denis. Ciò potrebbe dire che l’Arca è passata e ha sostato a St. Denis. Quando nel 1144 fu inaugurato il coro del tempio gotico di St. Denis alla presenza dell’Abate Suger, vi erano due importanti personaggi Bernardo di Chiaravalle legato ai Templari, e Teobaldo conte di Champagne. La cassa dell’Arca a St. Denis è però chiusa trasportata su un carro a due ruote con otto raggi, trainato da un cavallo, rappresentazione diversa da quella del carro con quattro ruote e trainato da due buoi come visualizzato a Chartres. A St. Denis Nove Teste appaiono sul cavallo, le teste sono quelle dei Nove Cavalieri che fondarono l’Ordine del Tempio.
 
Nella cattedrale di Chartres, sul lato sud del Portale Nord, detto degli Iniziati due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo, che ugualmente si riferiscono ai Templari. Due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo la prima mostra il trasporto dell’Arca, per mezzo di una coppia di buoi. Questa scena, e quella di St Denis del trasporto dell’Arca, su un carro trainato da buoi e cavalli, indica che si tratta di due trasporti diversi contrariamente a quello che dicono le scritture, cioè a mano. I fatti scolpiti nella pietra non riguarda eventi narrati dalla Bibbia che si riferiscono né al tempo di Mosè, né a quello di David e Salomone, ma al periodo medioevale dei Templari. I costruttori di cattedrali, i Maestri d’Opera non potevano ignorare che l’Arca non si poteva toccare, infatti, per il trasporto dell’Arca a braccia d’uomo, i Leviti dovevano usare “pali di legno” infilati in anelli che non dovevano essere tolti.
 
L’Arca rappresentata è un cofano munito di ruote quattro con ruote a otto raggi, un cofano a ferrature “con le borchie marchiate con il Fleur de Lys[1]. Il cofano sul carro appare aperto, come se fosse capitato qualcosa, una cruenta battaglia forse per impossessarsi dell’Arca. All’interno del cofano possiamo vedere scolpite le Due Tavole della Legge (danneggiate dai vandali), un vaso che conteneva la manna, manca la verga di Aronne.
 
La seconda colonnina reca l’immagine dell’Arca che un uomo ricopre con un velo, o afferra con un velo, vicino a un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere in cotta di maglie, un Templare. Vicino al carro dell’Arca, un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere medioevale in cotta di maglie. I cadaveri e il Cavaliere (Templare) sopravvissuto. Cos’è successo? Perché nel carro mancava la Verga di Aronne? I poteri dell’Arca contenente le Tavole dell’Alleanza, della verga di Mosè e poi quella di Aronne non solo sono qualche cosa di molto sacro, ma anche di estremamente pericoloso!
 

 
Figura 1. Il Trasporto dell’Arca e la cruenta battaglia
 
La manna che è descritta come un cibo celeste dato agli Ebrei. San Giovanni l’autore dell’Apocalisse precisa che la manna è collegata a una pietra: “A colui che è andato oltre, Io darò da mangiare la Manna Segreta (la conoscenza occulta che discende come saggezza divina dal cielo); e gli darò una Pietra Bianca.
 
Anche le Due Tavole della Legge, sono qualcosa di estremamente sacro, di molto prezioso, qualcosa di terribilmente pericoloso. Fu l’energia emanata dalle Due Tavole a far brillare il volto di Mosè quando discese dal monte sacro.
 
Alcuni fra i più seri studiosi biblici affermano che le Tavole di Pietra erano, in realtà due pezzi meteorite[2].
 
I due trasporti si riferiscono a due distinti tempi: il primo riguarda St. Denis come prima tappa, il secondo è verso una località che potrebbe anche essere Chartres o un altro luogo, in ogni caso Chartres nasconde un segreto. La battaglia indica che un gruppo di armati sapendo la natura del trasporto cercarono di impossessarsene. La battaglia è cruenta e termina con la morte degli assalitori. Ricordiamo che i Cavalieri Templari erano una milizia bel addestrata al combattimento, paragonabile a una casta sacra guerriera.
 
L. Charpentier nel suo libro “I Misteri dei Templari”, ipotizza che i segreti e le ricchezze dei Templari possano essere sepolte nella Foresta d’Oriente. Situata tra la Senna e L’Aube, nell’umida Champagne, questa foresta occupa una area di oltre 20.000 ettari, ma in passato era molto più vasta. C’è da considerare che praticamente qui era nato il tempio: infatti ad est della Foresta d’Oriente si trova Payns, città natale di Hugues de Payns, primo Gran Maestro dell’Ordine del Tempio a sud di Payns, sorge Troyes, capitale del conte di Champagne, la cui storia è legata intimamente alla fondazione del Tempio e fu qui che l’Ordine ricevette l'imprimatur dalla Chiesa in un concilio appositamente convocato. Questa Foresta fu il dominio incontrastato dei Cavalieri Templari con al centro una grande fattoria, chiamata “Casa del Tempio”. Qui esistevano e ancor oggi così si chiamano: la “strada forestale del Tempio”, il “ruscello del Tempio”, la “fontana dei Tempio”. Solcata da sentieri inestricabili era ed è tutt’ora piena di stagni e di paludi naturali; la cosa strana è che i Templari costruirono decine di dighe per formare altri stagni artificiali e stesero una vera e propria rete di passaggi segreti, trabocchetti e voragini che si aprivano all'improvviso. Perché, noi ci domandiamo, costruire altri stagni artificiali in un posto dove abbondavano quelli naturali e a cosa servivano siffatte difese?

[1] Il fiore di Lys appare come una firma in tutte le costruzioni sacre associate ai Templari.
[2] The Jewis Encyclopedia. Temples and Temple Servicein Anciente Israel.  
SALOMONE E LA PIETRA CELESTE
 
Le rappresentazioni dell’Arca e del suo contenuto la Manna caduta dal cielo, le Tavole di Pietra donate da Jehovah a Mosè entrambi riconducibili a meteoriti giunti dallo spazio ci portano a una leggenda legata alla Pietra di Orione e a Re Salomone.
 
Uroil Zena, spirito dell’aria, portò la Pietra a Re Salomone. Lo Spirito disse al suo orecchio ricettivo: “Per volontà del Signore dei Poteri, affido a te il Suo tesoro. Affido a te il Tesoro del Mondo”. “Così sia”, disse il Re, e portò la Pietra nel Tempio. Al Re venne poi il pensiero di tenere parte del tesoro sempre con sé. Allora convocò Ephraim, l’orefice della tribù di Giuda, e gli ordinò di tagliare un frammento della Pietra, di forgiare un anello con l’argento puro, e di incidere poi sulla Pietra il calice della saggezza illuminato da una fiamma. Il Re pensava di non separarsi mai da quel Tesoro. Ma lo spirito gli disse: “Non sei stato saggio a violare la suprema Non-Sostanza. Sarà assai difficile per i figli degli uomini possedere la Pietra. E solo quelli che sono con te potranno dirigere la Pietra alla rettitudine. Con una costellazione indicherò la via della Pietra …
 
Attraverso il deserto vengo — porto il Calice coperto dallo Scudo. Dentro il Calice c’è un tesoro — il Dono di Orione.
 
La leggenda narra che dentro un Calice c’è un tesoro un meteorite che proviene dalla costellazione di Orione. Melchisedech è raffigurata a Chartres con una Coppa in mano che contiene una Pietra. Helena Roerich nella Leggenda della Pietra narra che Re Salomone volle per sé un pezzo della Pietra proveniente da Orione, denominata il Tesoro del Mondo, che fece incastonare in un anello che portava al dito.
 
Si narra in oriente che l’anello di Re Salomone che non sia servito solo come sigillo, per le lettere e decreti, ma come fonte dei suoi poteri soprannaturali. Ci sono molte leggende circa l’anello di Salomone, un po’ da fonti islamiche, perché i musulmani rispettano il re biblico, chiamandolo Suleiman, e credono che Allah stesso abbia scelto i suoi profeti. Secondo la leggenda musulmana, Otto Angeli di Allah consegnarono a Salomone una prima pietra dandogli potere sugli angeli e sul vento. Quattro Angeli gli hanno dato la pietra, che permette di governare le creature viventi sulla terra e sull’acqua. Un altro angelo portò al re la terza pietra, che gli permetteva di unire le montagne con la terra, il mare e i fiumi asciutti, di mutare i terreni fertili e viceversa. Infine, la quarta pietra gli ha permesso di impartire ordini a tutti gli spiriti buoni e cattivi che vivono tra cielo e la terra. Di tutte e quattro le meravigliose pietre Salomone fece un anello con il quale poteva mostrare stabilmente il loro potere sul mondo. L’ha usato per comandare gli elementari, Jinn o geni quali costruttori, quando ha deciso di erigere un tempio dedicato a Jehovah. La leggenda, afferma che esso aveva il potere di comandare i demoni, i geni, e parlare con gli animali. Il Corano parla esplicitamente di questo sigillo di Salomone e dei poteri derivanti. Con esso si sussurra in oriente era in grado di controllare i venti, e di volare. N. Roerich dipinge Salomone su un tappeto volante.
 
Che fine ha fatto l’anello di Salomone? Nel libro scritto nel 1924 “Foglie del giardino di Morya - Appello”, il primo volume della serie di testi dell’Insegnamento dell’Agni (Fuoco) Yoga è scritto:
 
113 - … A voi cominciare, e il Maestro vi manderà il Suo Scudo. Prevedo un buon successo all’esecuzione del Mio comando. E con il sigillo di Salomone attesto - ho dato, do e sempre darò.
114 - Vi esorto a vigilare. Combinate forza e comprensione. Il Mio Anello sigilla la felicità di chi diffonde il Mio Insegnamento.
53 - Salomone cercava il potere della Bellezza, quando, tramite Sulamith[1] gli furono rivelati i simboli della Verità sovramundana, ma egli rimase a regnare e portò a termine il Suo sacrificio.
 
Figura 1. R. Roerich Salomone con anello e calice
Svetoslav Roerich (il figlio di Nicholas) dipinge nel 1923 Salomone con l’anello nell’indice della mano sinistra e una coppa nella mano destra, dietro al Re il Tempio da lui edificato. È scritto chiaramente che l’anello di Salomone è rimasto nelle mani del suo proprietario Salomone - Morya, custodito segretamente da discepoli d’incarnazione in incarnazione. Salomone porta la Pietra nel Tempio, dove verosimilmente era custodita con l’Arca, e fa incidere sul frammento di pietra sottratto alla Pietra Principale, il Calice della Saggezza illuminato da una Fiamma. Il Tempio dove fu riposta l’Arca dell’Alleanza fu fatto costruire da Salomone sul Monte Moriah, dove oggi sorge la Cupola della Roccia. Nel libro Foglie del Giardino di Morya II, 348, del 1925 è scritto che Salomone che venerava un particolare Aerolite.
 
La fonte del Libro Foglie del Giardino di Morya è A-Lal-Ming o Allal Ming Shri Ishwara e poi noto come Morya (o semplicemente M.). Morya, è lo stesso nome di quello della stirpe dei Maurya, che ha governato l’India 322-185 a.C. l’invincibile Chandragupta Maurya, fondatore in India dell’impero Maurya, un suo discendente, Ashoka il Grande, è noto per aver inviato missionari buddisti in altre parti dell’Asia e del mondo mediterraneo. H.P. Blavatsky afferma esplicitamente un legame tra la stirpe degli Shakya, alla quale apparteneva Gautama Buddha, e quella di Moriya, affermando che la prima fondò una città chiamata Moriya-Nagara. E aggiunge che la tribù Rajaput di Mori deve il suo nome ai discendenti del primo sovrano di Moriya, Nagari-Morya, e che i Morya appartengono ai Ksatriya, la casta dei guerrieri. Moriah è il nome del monte su cui venne eretto il tempio di Salomone. N. Roerich disegna nel 1920 una bozza che raffigura Allal-Ming Morya e a lato un calice con la fiamma.
 
Figura 2. Nicholas K. Roerich – Allal-Ming Morya

Morya afferma che l’anello di Salomone è al suo dito come lo era in passato. Morya fu Salomone e nelle vicende del Graal è Parzival colui che deve succedere a Titurel. Il Graal e i Templari sono collegati a Morya. Moriah (Mōriyyā) è il nome ebraico dato a una montagna o catena montuosa nel libro della Genesi, nel cui contesto è indicata come il luogo del sacrificio di Isacco. Anche Noè vi fece sacrifici animali dopo il diluvio. Maometto sarebbe stato trasportato verso i cieli per volere di Allah, partendo proprio sul monte Moriah.
 
Salomone che fece costruire il Tempio sul monte Moriah è Morya, o semplicemente il Maestro M. I Morya in India appartengono alla casta dei guerrieri, il Maestro M. appartiene al Primo Raggio della Volontà e del Potere che nell’umanità opera attraverso un’azione politica. I Templari erano una milizia, dei guerrieri armati, ma furono anche qualcosa di più gli ideatori di un nuovo ordine mondiale.
 
Secondo una delle tante leggende, il Graal caduto da cielo sotto La forma di più puro smeraldo che sia mai esistito, venne conservato per qualche tempo a Tiro, in fenicia, presso il Tempio di Ercole, prima di passare in possesso alla mitica regina di Saba, che lo aveva poi donato a Re Salomone che tramite la sua magia lo trasformò in una coppa. In uno dei libri del Graal “La morte di Darhur”, Salomone è concepito come un capostipite degli eroi del Graal. Salomone è la chiave per comprendere il Mistero del Graal. Nel libro Foglie del Giardino di Morya II, 348, del 1925 è scritto che Salomone venerava un particolare Aerolite.
 
Perché Salomone fece incidere il calice con la fiamma? Roerich nel 1.935, dipinse ciò che vide nel Deserto del Gobi, in Mongolia davanti a dei piccoli menhir: una scultura di pietra, che raffigura un Guardiano, con un Calice ornato da fuoco posto nella sua mano sinistra.
 
Figura 3. N. Roerich – Il Guardiano del Calice
N. Roerich ammise che a volte un calice era un simbolo di fuoco, e non potrebbe essere collegato con il concetto di un rituale di sepoltura. Il calice è collegato al Graal e alla pietra del cielo Cintamani, pertanto, la scultura del Guardiano con il Calice è un’indicazione e un avvertimento: ci si trova in un luogo sacro protetto, nel regno del Prete Gianni Shamballa-Luz.
 
Per quanto riguarda la Pietra posseduta da Salomone, Nicholas Roerich durante la spedizione in Asia Centrale, raccoglie informazioni riguardanti la pietra miracolosa. “Molta attenzione è stata dedicata alla meravigliosa Pietra, caduta da una stella lontana che appare in vari paesi prima di un grande evento. Il Grande Timur[2], possedeva una pietra. La Pietra di solito giunge alle persone in modo inaspettato completamente sconosciuto. Allo stesso modo inaspettato a tempo debito la pietra scompare, per apparire ancora una volta nel periodo di giudizio in un paese completamente diverso. La parte principale di questa pietra è in Shamballa. Solo sua una piccola parte e vaga tutta la terra, mantenendo l’accoppiamento magnetico con la pietra principale … Si dice anche che il re Salomone e l'imperatore Akbar di proprietà di esso. Queste leggende involontariamente ricordano la Lapis exillis (pietra errante), la pietra cantata famoso Poeta Wolfram von Eschenbach, ha terminato il suo poema con le parole: “E questa pietra si chiama il Graal” [10, p. 241].  
 
La Pietra del Cielo è dotata di grandi poteri, il frammento che venne in possesso di Re Salomone, è descritto come una Pietra Errante, collegata al Graal. La leggenda afferma che alcune parti o frammenti della Pietra caduta dal cielo (meteorite) proveniente dalla costellazione di Orione sarebbero poi state possedute oltre che dal Re Salomone, da Gengis Khan, Maometto[3] e Akbar il Grande. Anche la corona di ferro dei Re Longobardi avrebbe avuto incastonato un frammento della Pietra.

[1] Shulamith, per gli storici era una giovane amata da Salomone e uccisa in una congiura. Shulamith è la versione femminile (Sophia) del nome di Salomone, l’anima, Sophia. La giovane era il simbolo di sovraumana verità. Il Cantico dei Cantici è costruito in forma di dialogo tra due cuori innamorati e rivela il significato di questa potente forza creativa.
[2] Amir Timur (1336, 1405) volle ricreare il grande impero di Gengis Khan.
[3] Si dice che Maometto ne abbia presi tre pezzi. Nella Kaaba è venerata e custodita una pietra nera meteorica.
LA PIETRA ERRANTE - LAPSIT EXILLIS
 
Il Graal per Wolfram era una pietra lapsit exillis, una pietra in esilio o in movimento. Nel suo libro Shambhala, nel capitolo Urusvati, Nicholas Roerich inserisce la seguente frase latina apparentemente sibillina: “Lapis exilis dicitur Origo mundi”. Alla luce del contesto attuale, questo può essere inteso nel senso “il frammento meteoritico si dice che sia l’origine del mondo”.
 
Che fine ha fatto la Pietra che Salomone custodiva nel Tempio? Non poteva certamente andare perduta, qualcuno o qualche gruppo iniziatico era incaricato della sua custodia. Non sembra che i Templari ne fossero i custodi materiali, ma probabilmente quali ideali discepoli di Salomone, erano la milizia che vegliava su questo segreto.
 
Nella leggenda narrata da H. Roerich lo Spirito o l’Angelo avverte Re salomone: ““Non sei stato saggio a violare la suprema Non-Sostanza. Sarà assai difficile per i figli degli uomini possedere la Pietra. E solo quelli che sono con te potranno dirigere la Pietra alla rettitudine”.
 
La pietra era custodita da Iniziati ebrei Cabalisti, i Tanaim. Poiché in quei tempi era in atto una campagna di persecuzioni contro gli Ebrei, il segreto non era più al sicuro, probabilmente i vertici dell’Ordine del Tempio presagivano la fine, e prima che i Templari fossero messi al rogo e al bando, fu dato un ordine di trasferimento, la Pietra cambiò i suoi custodi, e successivamente venne custodita in un cofanetto, in uno scrigno.
 
“La leggenda riportata nel libro “Sui Crocevia d’Oriente”, racconta la verità. Secondo la leggenda, questo Tesoro porta con sé un Patto speciale che deve essere adempiuto. Lo scrigno citato nel mito è del tredicesimo secolo e, si dice, venne ricavato da una pelle di cuoio posseduta da Salomone stesso. Molti simboli alchemici vi si trovano scritti sopra. In Spagna, nel periodo feudale durante la persecuzione degli ebrei, una nobildonna tedesca offrì protezione al famoso rabbino, Moses de Leon, che compilò la Torah. Questa nobildonna diede rifugio, nelle sue tenute, a lui e ad altri ebrei perseguitati, e come segno di gratitudine, il rabbino le donò un talismano assieme al prezioso ritaglio di pelle. La gentildonna ordinò che si facesse un piccolo scrigno da questa pelle, e il talismano fu conservato al suo interno. La leggenda narra che in seguito allo stabilirsi di un nuovo potere, il Tesoro ritornerà alla Fortezza della Luce.”
 
Il nome della contessa di Rothenburg è noto dagli scritti di Helena Roerich. Nel XIII secolo fuggendo i pogrom in Spagna, un gruppo di cavalieri Cabalisti fuggì percorrendo un lungo tragitto sulle strade d’Europa fino in Germania, giungendo una notte al castello di Rothenburg. Il loro capo era Rabbi Moses de Leon da Valladolid (1250-1307), noto per il suo collegamento con la scienza segreta ebraica della Cabala. Mosè de Leon portò una pelle appartenuta a Salomone con incisioni cabaliste e la pietra posseduta da Salomone. Il cofanetto contenente la Pietra fu realizzato in Germania. Si dice che nel XIII secolo, la moglie tedesca del signore di Rothenburg nascose nel suo castello Mosè del Leon[1] e altri ebrei che lo accompagnavano costretti a lasciare Guadalajara dalle persecuzioni contro gli Ebrei[2]. In segno di gratitudine lo studioso le donò, da Maestro a discepolo, un meraviglioso talismano, la Pietra, e un prezioso ritaglio di pelle posseduto dal Re Salomone. È molto probabile che quella sia stata la pietra appartenuta a Re Salomone e poi passata segretamente nelle mani di Simeon ben Yohai e poi dei Maestri dell’Insegnamento Sacro Ebraico, quello della Kabbalah. Mosè de Leon non era l’autore dello Zohar, in realtà egli ha solo modificato (mascherato) per i profani, in senso exoterico l’originale Libro dello Splendore, lo Zohar, di Simeon ben Yohai.
 
È molto probabile che quella sia stata la pietra appartenuta a Re Salomone e poi passata segretamente nelle mani di Simeon ben Yohai e poi dei Maestri dell’Insegnamento Sacro Ebraico, quello della Kabbalah.
 
Essendo il 1250 la data di nascita del rabbino, il periodo della fuga si presume verso la fine del XIII secolo. Leon compila lo Zohar tra il 1270 e il 1286. Per un certo numero di anni, durante la composizione dello Zohar, e almeno fino al 1291, risiedeva a Guadalajara, a questa data si può presumere la sua fuga. Mosè de Leon e i suoi discepoli attraversarono la Francia a cavallo senza che la loro presenza fosse notata, da chi furono protetti o meglio quali appoggi essi ricevettero? La risposta è da coloro che erano particolarmente legati alla Scienza Sacra di Salomone, i Templari, che in qualche segreto modo erano legati alla Pietra del Cielo e al Graal. Nel romanzo “Titurel il guardiano del Graal” è detto che: “Una milizia scelta, quella dei Cavalieri Templeisen (i Templari), protegge la preziosa Pietra”.
 
In quel periodo i Cavalieri del Tempio mantenevano ancora un controllo di tipo militare delle strade con lo scopo dichiarato di proteggere i pellegrini specie sulla via che conduceva verso occidente a Compostela.
 
Si può supporre che la via più breve e sicura seguita dai cavalieri in fuga sotto il controllo militare dei Templari che proteggevano i pellegrini in viaggio verso Santiago di Compostela fosse la Via Podense, il cammino di Le Puy. Il Camino di Santiago che era chiamato “Il Cammino della Stella” sembra riflettere in terra un tracciato nel cielo. La Via Lattea descrive un percorso stellare che conduce nella costellazione del Cane Maggiore e quindi alla stella Sirio, la Stella Sirio, che custodisce i segreti della nostra dimenticata Origine. Sirio è legata a Orione e insieme alla Pietra delle stelle. Questo elemento è riprodotto nell’iconografia sacra di san Giacomo, preceduto da un cane mentre raggiunge il monticello sacro della Stella.
 
Figura 1. Tragitto dei cavalieri cabalistici verso Rothenburg
 

A metà strada tra Guadalajara, situata in Spagna e Rothenburg, situata in Germania, lungo la via Podense vi era Situato sul cammino per Compostela, si trova l’antico santuario dedicato a Nostra Signora di Puy-en-Velay, considerata la Chartres meridionale. Infatti, come a Chartres, nei pressi di Le Puy, anticamente i Druidi veneravano una “futura Dei Virgo nascitur” una Vergine prima di dare alla luce un Dio. Nei pressi del santuario, vi era la commanderia templare di St. Barthélemy Puy. Con la pelle appartenuta a Salomone, la nobildonna di Rothenburg fece ricoprire uno scrigno contenente il talismano-pietra e da allora il cofanetto, cominciò a viaggiare per il mondo occidentale. Sorge una domanda, dopo la distruzione dell’Ordine del Tempio chi vegliava sulla Pietra? Ci viene detto che la Pietra fu messa in un cofanetto ricoperto con una pelle entro cui era stata custodita per tanto tempo e che apparteneva a Salomone. A chi furono consegnate la Pietra e il cofanetto di Rothenburg, nel periodo che va dal XIII al XX secolo?  
Esiste un legame intenso tra Rosacroce e Templari. Scrive L. Charpentier nel Mistero di Compostela: “Ora, quando comparvero i grandi Rosa-Croce operativi del gotico, costruirono gli ampi rosoni luminosi esattamente al posto de crisma[3], dal crisma al rosone, il camino è diretto”. Uno dei padri spirituali dei Rosacroce è Dante, membro eminente dei Fedeli D’amore. I Rosacroce erano i filosofi del Fuoco[4]. I Rosacroce del medioevo, Paracelso, il suo discepolo Robert Fludd, Thomas Vaughan (Eugenius Philalethes), Van Helmont, Ruggero Bacone e altri, erano tutti alchimisti che cercavano lo spirito nascosto in ogni materia inorganica.
 
Un proverbio persiano dice: “Quanto più il cielo è scuro, tanto più fulgide brillano le stelle”. Così, nel buio firmamento dell’età medievale cominciarono ad apparire i misteriosi Fratelli della Rosacroce. Essi non formarono associazioni, non crearono collegi; perché, perseguitati da ogni parte come animali selvaggi, quando erano presi dalla chiesa cristiana, venivano senz’altro bruciati.[5]
 
Si menzione un uomo di chiesa, un certo padre Sulpicio, cui è affidata la teca con la pietra portata da Rothemburg Seminario di Saint-Sulpice di Parigi. Il seminario fu fondato alla fine del regno di Luigi XIII nel 1637 dal parroco di Saint Sulpice, Padre Olier e si afferma che in seguito sia diventato un centro dei Rosacroce. L’area in cui si trova il seminario di Saint Sulpice, è citata più volte, come di sfuggita, da Alexandre Dumas nella trilogia dei “Tre moschettieri”. Eliphas Levi[6], abate e cabalista, che ha completato la sua formazione ecclesiastica nel seminario di St. Sulpice, ci fornisce alcune notizie biografiche sul Conte di Saint Germain nella sua Storia della Magia (1859). Scrive che: “Quando gli si domandava l’iniziazione, pretendeva di non sapere niente; sceglieva egli stesso i discepoli, e domandava loro subito un’obbedienza passiva, poi parlava loro di una regalità alla quale erano chiamati, quella cioè di Melchisedecco (Melchisedech) e di Salomone, la regalità degli iniziati che è ancora un sacerdozio …”.  Eliphas Levi parlando di St. Germain allude all’Ermetismo operativo, all’Alchimia, ai ritualismi e al simbolismo massonico dei Rosacroce. A quei tempi in Europa operava il Maestro Rackoczy, noto in seguito come il Conte di Saint Germain, che secondo le asserzioni di E. Levi era un Rosa-Croce appartenente all’Ordine di Melchisedech, proprio come Salomone o Maestro M. Questo Maestro vegliava attraverso i suoi discepoli sulla Pietra di Salomone per conto di Morya. Chi furono i suoi discepoli nell’arco di tutti questi secoli? I Rosa + Croce e i loro affiliati. Gli ultimi in ordine di tempo furono i Martinisti.
 
Il Martinismo è una Società mistica Francese fondata dal Marchese di St. Martin[7], discepolo di Martinez Pasqualis[8]a sua volta discepolo di Swedenborg conosciuto a Londra che si racconta sia stato iniziato dai Rosacroce. Il Martinismo si costituì dapprima a Lione come una specie di Società massonica occulta. Un importante Martinista, un Iniziato, secondo H.P. Blavatsky, fu Jean-Marie Ragon di Bettignies (1781, Bray-sur-Seine - 1862).

[1] Mosè de Leon (Guadalajara, 1250 – Arévalo, 1305) era un cabalista, che si afferma sia stato il redattore dello Zohar. Lo Zohar è stato scritto prima della distruzione del Tempio da parte dei Romani da Rabbi Shimon bar Yohai (Simeon ben Yohai), che a sua volta era discepolo del Rabbi Akiba. Si sa che questo venerabile cabalista impartì le sue più importanti dottrine solo a voce e a un numero molto limitato di amici e discepoli compreso il suo unico figlio Rabbi Eleazar. L’opera fu portata a termine dal figlio di Simeon e dal suo segretario, Rabbi Abba.
[2] Una disposizione canonica del III Concilio Laterano (1179), poco praticata, proibiva agli ebrei e ai cristiani di vivere insieme. E il IV Concilio Lateranense (1215) aveva stabilito che gli ebrei dovevano vivere in quartieri separati e portare un segno di riconoscimento, consistente per gli uomini in cappelli di foggia e colore particolare (giallo o rosso) o un disco di panno sul mantello, mentre le donne dovevano avere un velo giallo sul capo, come le prostitute. Nel 1242 Luigi IX, re di Francia, eseguendo la direttiva di papa Gregorio IX, fece sequestrare e bruciare tutti i Talmud: a Parigi furono pubblicamente arsi ventiquattro carri di manoscritti ebraici di grande valore.
[3] Crisma, il monogramma XP o IS indicante Cristo.
[4] Il Fuoco, nell’opinione dei Rosacroce, i quali non erano altro che i successori dei teurghi, era la sorgente non solo degli atomi materiali ma anche delle forze che danno loro energia.
[5] H.P. Blavasky Iside Svelata, I.
[6] Eliphas Levi, l’abate Costant (il cui vero nome era Alphonse Louis Constant 1810-1875).
[7] Louis Claude de St. Martin, nato nel 1734 ardente Teosofo e discepolo di Jacob Boheme. Tentò di riportare la Massoneria al suo carattere primitivo di Occultismo e Teurgia, ma non riuscì nell’impresa.
[8] Martinez Pasqualis nato verso il 1700 nel Portogallo. Viaggiò a lungo acquisendo conoscenza dappertutto, in Oriente, Turchia, Palestina, Arabia ed Asia Centrale. Fu un grande Cabalista, fondò l'Ordine degli Eletti Cohen e le Scuole e le Logge mistiche Martiniste.
LA RIAPPARIZIONE DELLA PIETRA

La Pietra posseduta da Re Salomone riapparve nel XX secolo fu poi inviata a Parigi ai Roerich nel 1923 da un mittente sconosciuto. La pietra custodita in una cassa di pino fu presa in custodia in custodia dai Roerich al Lord Byron Hotel a Parigi il 6 ottobre 1923, fu consegnata dall’impiegato del Bankers Trust di Parigi, il quale l’aveva ricevuta da un intermediario che si dice fosse un membro di una società segreta francese senza nome(1). Daniel Entin, c’informa, la società segreta francese era in un primo momento riluttante a rinunciare alla Pietra perché i Roerich erano a loro sconosciuti, e l’ordine di consegnare la pietra proveniva da un’altra fonte anonima cui non potevano disubbidire, il Maestro Rackoczy? L’informazione fu data a Daniel Entin da un membro che affermava di essere il suo unico affiliato americano. La società segreta era Martinista o Rosacruciana. Da fotografie messe a disposizione dal Museo Roerich, sappiamo che il cofanetto è stato consegnato imballato in modo sicuro in una cassa di pino. Sul coperchio sono scritti i nomi dei destinatari – “Signore e Signora N. Roerich” – e l’indirizzo dei banchieri Fiducia a Parigi - 5 Rue Vendome - e in basso la scritta da parte di MM. Le lettere si riferiscono senza dubbio al Maestro Morya. Quando Helena, George e Nicholas Roerich aprirono il pacchetto, vi trovarono all'interno un piccolo cofanetto decorato con sagome di un uomo, di una donna, e di un martin pescatore, con quattro lettere gotiche “M” incise sui bordi. All’interno vi era un aerolite di pietra lucida verde scuro.

FIGURA 1. LA CASSA DI PINO INVIATA AI ROERICH A PARIGI DA MM

La Pietra meteorica è immortalata in una fotografia scattata nel 1923, che è stata messa a disposizione dagli archivi del Museo Roerich di New York. La fotografia è stata fatta a Parigi quando i coniugi Roerich hanno ricevuto il talismano. La fotografia seguente è stata ricolorata rispetto quella originale.

Ciò che è rivelato dalla fotografia che la Pietra è un frammento di meteorite. L’immagine raffigura un oggetto minerale palmare il cui aspetto è sostanzialmente in linea con le descrizioni fornite da Helena Roerich nella sua leggenda della Pietra. Una di queste descrizioni ci dice che la pietra doveva essere custodita nel cofanetto realizzato a Rothenburg.

FIGURA 2. PARIGI 1923 - LA PIETRA DELLE STELLE

Insolitamente per un frammento meteoritico, si vede dalla foto che il talismano ha una simmetria assiale con un perimetro di base nettamente definito il cui profilo può assomigliare alla forma di una foglia o petalo, la parte superiore s’inclina di un angolo compreso tra circa sessanta a settanta gradi e sale a una forma gobba.
La prima impressione suggerisce ai maliziosi che la pietra potrebbe essere stata lavorata per avvicinarsi a una forma preconcetta; tuttavia il frammento potrebbe essersi staccato da una pietra madre più grande, in seguito alla disintegrazione parziale della pietra principale impattando con l’atmosfera terrestre. In questo caso, se fosse un meteorite ferroso, ci si aspetterebbe che la parte inferiore appiattita, non visibile nella fotografia, mostrerebbe una riduzione di volume pronunciata, o perdita di materiale dovuta alla fusione, lasciando un bordo frastagliato come quello inferiore che appare in figura. Tale pietra realizzata esclusivamente mediante processi naturali, presentante un notevole grado di simmetria, è una rarità e certamente può essere annoverata come un talismano.
Sulla superficie della pietra è visibile una forma circolare di colorazione notevolmente più scura. Questo incavo circolare suggerisce che potrebbe essere il risultato di una rimozione di una parte della pietra.

FIGURA 15. DRAPPO CON L’IMMAGINE DEL SOLE E LETTERE IHS

La fotografia del 1923 mostra la Pietra su un drappo quadrato ricamato, identificabile come quello che ricopre il cofanetto che tiene in mano Nicholas Roerich nel ritratto famoso dipinto da suo figlio Svetoslav. La tela ricamata è quella in cui la pietra è stata avvolta nel cofanetto. Una recente fotografia mostra il drappo senza che ha avvolto la Pietra al cui centro vi è l’immagine del sole con 24 raggi e con le lettere IHS. Sina Fosdick Plath ha descritto questo drappo come “un bel pezzo di ricamo, come se fosse del XVI secolo”, fatto dunque in tempi successivi al cofanetto. Un importante indizio di chi inviato la Pietra lo abbiamo nel panno in cui è stato avvolto nell’arca o scrigno. Il panno è indicato nella citazione famosa, “... il nemico non deve rubare la Scudo coperto d’oro”, dove lo scudo è sinonimo della Pietra, e l’oro si riferisce al ricamo dorato l’immagine di un sole radiante. Al centro della tela è il monogramma di Cristo, e altri motivi floreali suggeriscono che potrebbe essere di origine Rosacroce. Ai gruppi rosacruciani era stato detto dell’importanza della pietra e della sua assoluta protezione.
Il Chrisma è un marchio del cammino di Compostela. Scrive L. Charpentier nel libro il Mistero di Compostela: “È un marchio dei costruttori pirenaici ... non esito a vedere una sorta di marchio della confraternita dei costruttori. Probabilmente di quello che dopo essere stati Jacques, nella cristianità divennero Figli di Mastro Jacques, e che si firmarono con quel crisma lungo tutta la strada iniziatica”. La cappella templare di Montsaunès in Haute-Garonne, nei Pirenei in Francia, situata lungo uno dei cammini verso Compostela è stata costruita dagli Enfants de Maitre Jacques, i costruttori della scuola di Cluny, il cui simbolo era il Chrismon (Chrisma), circondato da un cerchio. Il Chrisma si ritrova scolpito all’esterno sopra il portale ovest e dipinto all’interno della parete ovest con un cerchio di circa 40 cm contenente sei braccia dipinte in rosso su sfondo bianco.

FIGURA 16. UTELLE - STEMMA IHS TEMPLARE

A Utelle nel retroterra di Nizza, nel centro storico su un architrave templare che porta il generico nome di “lastra del serpente”, troviamo in un quadrato l’immagine del Sole con 9 raggi all’interno il Monogramma YHS. Nel rettangolo a fianco formato da due quadrati, rapporto 2:1, un serpente con 6 piccole zampe, una squadra e un compasso, gli attrezzi dei Maestri d’Opera. Si presume che i Templari s’installarono nel borgo a metà del XIII secolo. I vecchi palazzi di Utelle portano ancora scolpito il sigillo dell’Ordine e una sorta di messaggi simbolici. Sopra la lastra è posto un anello che serviva ad attaccare il cavallo; il cavaliere era invitato a leggerla con occhi spirituali! Tarade interpreta così il rebus: “Quando inizierai la tua opera pondera le tue capacità (il compasso aperto a 26° gradi). Lavora con rettitudine (la squadra). Non deviare dalla tua strada (il serpente rappresenta la stella Polare, asse fisso del cosmo). Tu raggiungerai la Luce (rappresentata dal Sole)”.
Esistono alcune recenti fotografie straordinariamente chiare del davanti e del retro del cofanetto: la parte posteriore rispetto al resto risulta ben conservata. La parte anteriore presenta ancora un perno metallico, l’altro è rotto. I due perni erano due impugnature che servivano a sollevare lo scrigno senza toccarlo; tutto ciò ricorda quanto avveniva per l’Arca dell’Alleanza che non poteva essere toccata.

FIGURA 17. COFANETTO VISTA ANTERIORE

La parte posteriore del cofanetto presenta ben visibili quattro pannelli quadrati e in ciascuno c’è la lettera “M”, scritta in caratteri gotici e ripetuta in colori alternati chiari e scuri all’antica maniera templare e tedesca. Abbiamo due coppie di colori caldi e freddi per simboleggiare la dualità. La lettera “M” nasce dall’immagine della successione delle onde del mare che disegnano un grafico a forma di sinusoide, o di serpente. Le quattro lettere “M” scritte in caratteri gotici sono un riferimento ai Templari e alle cattedrali gotiche dedicate a Notre-Dame, il riferimento è dunque alla Madre del Mondo.

FIGURA 18. COFANETTO VISTA POSTERIORE

La lettera gotica oltre ad essere il monogramma di Militia Templi, è anche una specie di marchio, presente nelle sacre costruzioni gotiche, perché disegna la bifora, una finestra con due aperture, divise da una colonnina o da un pilastrino su cui poggiano due archi, a tutto sesto o acuti. Le bifore gotiche appaiono come delle lance. Il significato della bifora è la dualità, espressa nelle cattedrali gotiche dalle Due Torri poste all’ingresso principale a Occidente, dai Due Cavalieri Templari su un unico cavallo. Fissata la lettera “M”, nasce il monosillabo “Ma”, la radice usata per moltissime parole Maya, Mandala, Manas, Miryam, poi Myrrha, Mariam, Maria, la Madre. La lettera M oltre che al Maestro Morya è riferita anche al Signore di Maitreya, cioè il Cristo. Del mistero della pietra erano a conoscenza solo pochi collaboratori fidati di Nicholas e Helena Roerich. Tra gli amici e studenti più vicini Roerich vi era Sina Fosdick, una dei collaboratori del Museo di New York di Nicholas Roerich (in seguito divenne il suo direttore e custode fedele del patrimonio pittorico e letterario e filosofico della famiglia Roerich rimasto negli Stati Uniti). Sina ha riportato in un diario le vicende più interessanti e le informazioni concernenti, la vita e l’attività di NK Roerich e della moglie E.I. I diari Fosdick riportano l’informazione che la Pietra aveva la capacità di muoversi autonomamente sulla superficie del tavolo su cui era posata e irradiare calore.
Ci sono ragioni per credere che Sina Lichtmann o Sina Fosdick(2) abbia fatto parte una di una piccola cerchia di persone che abbiano appreso sui segreti della pietra di più di quanto, è stato scritto da H. Roerich. Daniel Entin, che le successe come direttore del Museo e centro di Agni Yoga di N.Y. nel 1983, ha azzardato il parere che senza dubbio oggi esistano persone che abbiano tutte le informazioni, ma si affretta a precisare che egli non è uno di loro. Nel suo diario Fosdik scrive: “Recentemente ho visto lo scrigno con cui la pietra è giunta. Ho notato qualcosa d’interessante che non ho mai visto prima. Esso contiene immagini di uomini e donne in ginocchio. La donna tiene nelle sue mani la pietra. Sono circondati da triangoli con tre punti, che appaiono anche sui loro vestiti. È circa lo stesso schema che ho trovato in un antico manoscritto di alchimia” (Lettere S. Reriha, Vol.1, p.143). In questa descrizione delle immagini sullo scrigno è da evidenziare la donna con la pietra, e la presenza di triangoli con tre punti all’interno, perché è tali segni sono utilizzati dal Maestro M. nelle firme delle lettere incluse nella raccolta “Lettere dei Mahatma.” Infatti, osservando con attenzione le fotografie del cofanetto si vede sul coperchio lato posteriore una donna, e su quello anteriore un uomo, si riescono a vedere intorno a ciascuna figura Quattro triangoli rossi con i Tre Punti bianchi all’interno. La croce rossa sul mantello bianco era la veste dell’Ordine Templare. Occorre ricordare che il cofanetto e le decorazioni sono del XIII secolo e che il simbolismo misterico è occidentale cabalistico e pitagorico.

FIGURA 19. COFANETTO VISTA POSTERIORE PARTICOLARE DONNA CIRCONDATA DA TRIANGOLI

La rappresentazione dei tre cerchi disposti a triangolo, generalmente disposti all’interno di un cerchio, si trova sugli ornamenti ceramici dalle profondità del neolitico, sulle rupi della Mongolia.
Su un’anfora dell’antica Grecia troviamo il simbolo associato a uno scudo. Il destriero della felicità dipinto sui valichi Himalayani porta questo simbolo, risplendente di fiamme tutt’intorno.

FIGURA 20. ANFORA GRECA - SCUDO CON I TRE CERCHI

Una raffigurazione di Gesù Cristo Pantocrator risalente al sesto secolo conservata in uno dei luoghi più sacri del cristianesimo, nel monastero di Santa Caterina sul monte Sinai, mostra Gesù con in mano un libro sacro dove è rappresentato intorno alla croce per quattro volte il simbolo dei tre cerchi.
Andrew Tomas, scrive in Shamballa che un giorno, Nicholas Roerich si volle addentrarsi da solo nel territorio himalaiano a dorso di un pony. È lo stesso pony raffigurato nei dipinti di Roerich, che nella carovana portava un cofanetto contenente una misteriosa pietra, chiamata Cintamani. Si assentò per alcuni giorni e, al ritorno, gli Asiatici si prostrarono ai suoi piedi, esclamando che egli era un “dio”, perché nessun uomo poteva aver oltrepassato la frontiera di Shamballa senza credenziali divine.

Che fine ha fatto la pietra conservata per secoli nel cofanetto? Secondo la Tradizione, la Pietra Cintamani, un meteorite proveniente dalla costellazione di Orione, è mandata ovunque serva creare una missione spirituale di vitale importanza per l’umanità per poi essere restituita quando la missione è completata. Questo meteorite è dotato di una forte carica di energia, in grado di attivare la spiritualità e la creatività in una persona. La Pietra delle stelle affidata a Roerich, ritornò in Oriente da dove era giunta, nelle mani del suo antico custode, Salomone o Morya.
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1. Da un’informazione di Daniel Entin, direttore del Museo Roerich, di NY.
2. Sina Lichtmann cambiò il nome in Sina Fosdick dopo il suo matrimonio.
IL RITORNO DELLA PIETRA DI ORIONE NEL REGNO DEL PRETE GIANNI
 
Il mistero delle vicende del Graal s’infittisce quando Wolfram parla di un’altra funzione della Pietra. Il lapsit exillis sceglie i nuovi candidati che avranno il permesso e l’onore di unirsi alla famiglia graalica: “Una scritta in lettere appare esternamente sul bordo della pietra, e reca il nome e il Paese d’origine della persona – di sesso femminile o maschile – che segue il sentiero della salvezza. Non c’è bisogno di grattar via l’iscrizione. Non appena si è letto il nome, essa sparisce da sola, mentre si guarda.”
 
Un’altra informazione riguarda il nipote di Parzival, il Prete Giovanni, che divenne il custode del Graal, il cui regno si trova nelle Indie, in estremo Oriente. Nel Titurel  Wolfram von Eschenbach fa sì che finalmente il Graal si fermi nel regno del Prete Giovanni. La leggenda colloca questo regno nelle Indie, e colui che lo guida, il Prete Giovanni, è uno di quei personaggi che hanno appassionato la cristianità per quasi trecento anni.
 
Tra le numerose versioni medievali della Ricerca del Graal, Mircea Eliade considerò il Parzival di Wolfram von Eschenbach come “la più completa storia e coerente mitologia del Graal”. Eliade fu colpita in particolare dal fatto che deliberatamente Wolfram incluse numerosi motivi orientali, e fece ciò con molto rispetto. Wolfram sostenne che la fonte originaria del suo racconto era una saga Ebraico-Musulmana; il fratello di Parzival sarebbe presto diventato il celebre prete Gianni o Giovanni, monarca Indiano. Nel Titurel il Graal indica chi volta per volta doveva divenire il prete Gianni. Nel Parzival (XVI, 822) Wolfram, racconta l’origine della dinastia del “prete Gianni”: “Repanse de Schoye[1] fu lieta del suo viaggio, in India ella diede alla luce un figlio che si chiamò Giovanni la “Grazia di Dio”. I Templari veneravano la figura di San Giovanni.
 
Il regno del prete Gianni identificato come il Re del Mondo è in Oriente e si estende tra il Pamir e la Mongolia. Nell’Asia centrale, e particolarmente nella regione del Turkestan, sono state trovate delle croci nestoriane che sono per la forma esattamente simili alle croci della cavalleria. È da notare, d’altra parte, che i Nestoriani, le cui relazioni con il Lamaismo sembrano incontestabili, ebbero un’azione importante, sebbene enigmatica, negli inizi dell’Islam. I Sabei, dal loro canto, esercitarono una grande influenza sul mondo arabo ai tempi dei Califfi di Baghdad; si pretende che è presso di essi che si erano rifugiati, dopo un soggiorno in Persia, gli ultimi dei neoplatonici. I Sabei davano a se stessi il nome di Mendayyeh di Yahia, cioè discepoli di Giovanni; i Templari erano anch’essi discepoli di Giovanni!
 
Nel XII e XIII secolo i Papi della Chiesa cristiana occidentale sapevano dell’esistenza di una Misteriosa Dimora e Fratellanza spirituale nel cuore dell’Asia, capeggiata da un allora famoso Prete Gianni, come si faceva chiamare questo grande Spirito. Prete Gianni inviava, di tanto in tanto, ammonimenti e note di avvertimento ai Papi e ad altri capi della Chiesa. Secondo certi documenti storici, uno dei Papi mandò un’ambasciata a Prete Gianni in Asia centrale. Si può ben immaginare lo scopo di una simile ambasceria; ma naturalmente dopo varie sventure e vicissitudini, l’ambasciata fece ritorno, incapace di trovare la Cittadella spirituale. Tuttavia Prete Gianni continuò a spedire le sue lettere di ammonimento. Oggi il Santo Graal viene protetto e custodito in Oriente[2].
 
Prete è l’egizio PTR, cioè Pater l’Interprete, tra il divino e gli uomini, il cui geroglifico usato per esprimerla era un occhio aperto. La parola Patar o Peter colloca il maestro e il discepolo nel cerchio dell’iniziazione e li connette con la “Dottrina segreta”. Il grande ierofante degli antichi Misteri non permetteva mai ai candidati di vederlo o udirlo personalmente. Era il Deus ex machina, la Divinità dirigente ma invisibile, che pronunciava la sua volontà e le sue istruzioni attraverso un intermediario[3]. Prete Giovanni non è un nome che designa un dato individuo, bensì la sua funzione.
 
Per Wolfram il Graal si trovava nel castello di Mun–salva–esche (Monteselvaggio), dove cavalieri dai bianchi mantelli con croci rosse detti “Templeisen”, cioè i Templari, tenevano in custodia l’oggetto misterico. L’assimilazione dei Templari ai Cavalieri del Graal comporta l’assunzione di un preciso compito: con la custodia di Munsalvaetsche, “la Montagna originaria” sulla quale troneggia il Graal, i Templari diventano i custodi del “Centro sacro” che regge il cosmo. Lo sfondo dottrinale del Parzival è dapprima incentrato nella “ricerca” di una misteriosa Pietra sacra “caduta dal cielo”, in seguito compare un “Luogo sacro” dal quale s’irradia la Luce del Graal, un specie di “Tabernacolo radiante” posto come un asse centrale del mondo (axis mundi) e protetto dalla Confraternita di Cavalieri Templeisen. E d’altronde, la stessa espressione Templeisen von Munsalvaetsche non è l’equivalente esatto dell’attribuzione più famosa dei Templari, “Custodi della Terra Santa”?
 
Sebbene la vera ubicazione del regno del Prete Gianni, o Shambhala, non sia mai stata trovata, è riconosciuta e venerata da almeno otto tra le principali religioni ed è considerata da più tradizioni esoteriche il vero centro del pianeta e il centro spirituale del mondo.
 
Shambhala stesso è il Luogo Santo, dove i legami mondo terreno con i più alti stati di coscienza. In Oriente sanno che esistono due Shambhala - una terrena e un’invisibile.[4]
 
Figura 1. N. Roerich – Swambhalha Lam[5]
 
 
Il romanzo di Alessandro, un testo scritto in greco narra che il generale greco calcata la via delle Indie già percorsa da Eracle e da Dionisio, visita un luogo paradisiaco, che secondo alcuni poeti coincide con il castello del Graal e riceve in dono una pietra grande quanto un occhio che ridà ai vecchi la giovinezza. Un anziano ebreo dice ad Alessandro che questa pietra vide la luce in tempi lontanissimi e ammonisce e rimprovera, salva dal desiderio e dalla vile ambizione. Egli raggiunge la fontana della giovinezza con due alberi del Sole e della Luna che gli annunciano il suo destino. Wolfram dice che: “Tale pietra infonde nell’uomo una tale vigore, che le sue ossa e la sua carne ritrovano subito la giovinezza”. Trevrizent, l’eremita che istruisce Parzival stava nel pressi della fonte del Monte selvaggio. Le due torri ai lati del portale d’ingresso delle cattedrali gotiche hanno in cima il Sole e la luna (vedi ad esempio la cattedrale di Chartres).
 
Il dipinto di N. Roerich “Oscurità Ardente”, mostra un ghiacciaio vicino al monte Everest. Le prime figure con abito bianco e aureola blu sono tre Mahatma. Il cofanetto lo tiene nelle mani chi procede davanti a un gruppo di figure misteriose che appaiono nel buio mentre scendono dal versante roccioso dell’Everest.
 
Roerich, dipinge se stesso, e sua moglie, Helena, in piedi dietro a tre Maestri che portano il cofanetto contenente la Pietra Ardente che emette luce radiante. A destra, in alto, sono visibili le tre stelle, sono la costellazione di Orione, dall dove è gunto sulla terra il meteorite. I Maestri, scendono dal versante roccioso dell’Everest muovendosi in senso antiorario, perché scendono nella materia più densa, per combattere contro il male, l’oscurità.
 
Figura 2. N. Roerich – Oscurità Ardente.
 
 
Restano ancora occultate in occidente altre Pietre che erano custodite nell’Arca e poi furono portate in Francia dai Templari. Le pietre meteoriche sono le due Tavole di Pietra e la Manna celeste o la Pietra Bianca citata nello scritto misterico dell’Apocalisse, ma questo è ancora un mistero da svelare. Sicuramente la loro funzione non è ancora terminata, probabilmente servirà al momento dell’Armageddon.
 
Nella parte centrale del trittico “Fiat Rex” di Nicholas Roerich, è rappresentata una persona Morya, che discende i gradini di una montagna avvolta in un’aura di ampia luce scintillante di colori blu e lilla, appare come uscente dalle rocce. In mano regge un oggetto che emette luce, l’antica Pietra.
 
Figura 3. N. Roerich - Fiat Rex
 
 
[1] È la portatrice del Graal. Il nome significa dispensatrice di gioia.
[2] H. Roerich – Lettere 30 marzo 1939.
[3] H. P. Blavatsky Iside Svelata II.
[4] N. K. Roerich, il Cuore di Asia.
[5] Lam è la parola Tibetana che significa Via o Sentiero, e Lama è Colui che Va, il Viandante del Sentiero, nella fraseologia Buddista.
Sapienza Misterica
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