Giunsero dallo Spazio
<>L’ALBA DEL GENERE UMANO 18.600.000 ANNI FA<>LA CRONOLOGIA DEI BRÂHMANI<>ASURA-MÂYÂ DUE MILIONI E MEZZO DI ANNI FA<>I MITI NARRANO LA STORIA DEL GENERE UMANO<>LA TORRE DI BABELE E DI CHOLULA<>I NUMERI ASTRONOMICI DEI MAYA DELL’AMERICA CENTRALE<>ENOCH EQUIVALENTE OCCIDENTALE DI ASURA MÂYÂ<>LO SCUDO DI ORIONE DEL FIGLIO DEL SOLE<>I SIGNORI DELLA FIAMMA DICIOTTO MILIONI E SEICENTOMILA ANNI FA<>SANAT KUMÂRA E I SUOI ACCOMPAGNATORI<>IBEZ<>L’EPOPEA DEL RÂMAYÂNA MILIONI DI ANNI FA<>L’EPOPEA DEL MAHÂBHÂRATA<>LE GRANDI GUERRE NARRATE NEL RÂMÂYANA E NEL MAHÂBÂRATA<>LA PRESENZA DEI KUMÂRA NEL MAHÂBHÂRATA<>CRONACHE ANTIDILUVIANE DEI TRENTACINQUE BUDDHA DI CONFESSIONE<>LE POTENTI ARMI DEL MAHÂBHÂRATA E DEL RÂMÂYANA<>VIMÂNA E RATHA<>CITTÀ VOLANTI E SOTTOMARINE<>MOTORI VORTEX<>ARTIDE E ANTARDIDE<>ARTICO – MONTE MERU<>ANTARDIDE – ABISSO<>I FIGLI DEL MALE COSMICO, E I LORO ESERCITI INFERIORI<>ANTICHE CRONACHE CINESI E GIAPPONESI<>SODOMA E GOMORRA<>LE AEREONAVI DELL’AMERICA LATINA<>IL SIMBOLISMO DEL DRAGO-SERPENTE<>ENIGNA EGIZIO<>SALOMONE E IL SUO MAGICO TAPPETO (DISPOSITIVO VOLANTE)<>NARRA T. LOBSANG RAMPA<>SI ALZA IL VELO FATTO CADERE SUGLI UFO<>MONDO SOTTERRANEO - VIMÂNA IN IMMENSE CAVERNE E TUNNEL<>ABITANTI SPREGEVOLI DEL SOTTOSUOLO<>AGOSTO DEL 1927 UNA AERONAVE DI SHAMBALLA<>AEREONAVI COMANDATE DAL PENSIERO<>VENNERO DALLO SPAZIO SU ASTRONAVI<>GLI UFO NAZISTI ALLEATI DELLA LOGGIA NERA<>CI ATTENDONO NUOVE GUERRE NEI CIELI E IN TERRA?
Questo libro amplia e sostituisce il libro "Vimana Messaggeri celesti dalla notte dei tempi ad oggi".
L’ALBA DEL GENERE UMANO 18.600.000 ANNI FA
La tradizione bramanica afferma che la nascita della nostra umanità composta di carne e ossa, cioè con un corpo denso e compatto, risale ad almeno 18,6 milioni di anni da quando è apparso Vaivasvata Manu considerato il progenitore della nostra umanità.
Da dove giunge l’informazione che l’umanità è apparsa su questo globo terrestre oltre diciotto milioni di anni fa? Tra le altre nazioni antiche, solo quelle dei Maya dell’America Centrale e degli indù del subcontinente indiano, sono note per aver sviluppato un sistema di calendari che tengono conto di tali lunghi periodi.
Questa cifra apparentemente spropositata è fornita dal calendario Tamil chiamato Tirukkanda Panchanga, compilato dai frammenti segreti dei dati di Asura-Mâyâ, dove leggiamo che il tempo trascorso nel “Vaisavata Manvantara”, o periodo di manifestazione il Manu Vaisavata, fino all’anno 2026, è di 18.618.867 anni. Un Manvantara, nella cosmologia induista, è un periodo ciclico che identifica la durata, il regno o l'età di un Manu, il progenitore dell'umanità. In ogni Manvantara, vengono creati e periscono Sette Rishi. Il nome Manu deriva dalla radice sanscrita man, "pensare" in realtà l'umanità.
L’informazione del periodo in cui è apparso il Manu Vaivasvata, considerato il figlio del Sole, la troviamo anche nel calendario Tamil chiamato Tirukkanda Panchanga[1], compilato, come ci informano, dai frammenti segreti dei dati di Asura-Mâyâ l’astronomo che apparve verso la fine del Krita Yuga, del settimo Manvantara del pianeta Terra, quello di Vaivasvata. Fatti gli opportuni calcoli (riportati in seguito), la sua apparizione risale ad almeno due milioni e mezzo di anni.
Scrive H.P. Blavatsky nel secondo volume della Dottrina Segreta, Antropogenesi, che la pretesa che l’uomo fisico fosse un enorme gigante pre-terziario, e che esistesse 18 milioni di anni fa, deve naturalmente apparire assurda ai seguaci e sostenitori dell’insegnamento moderno. I biologi rifiuteranno l’idea di uomini giganteschi, i favolosi Titani della Terza Razza Radice dell’Era Secondaria, esseri adatti ad affrontare con successo i mostri allora giganteschi dell’aria, della terra e del mare. Potevano esistere uomini nel miocene, diciotto milioni di anni fa, come confermato dal calendario dei dotti Indù Tamil del Sud dell’India? Uomini giganteschi che in un’epoca remota combattevano contro draghi volanti, pterodattili, sauri d’enormi dimensioni. Come potevano uomini che non hanno mai visto mostri preistorici vissuti milioni di anni fa, descrivere nei racconti mitici rappresentazioni dettagliate se non possedevano questa memoria storica?
I Ciclopi, i Giganti, citati nei vari racconti mitologici delle tradizioni orientali e occidentali, erano un’invenzione mitica per soddisfare le ingenue fantasie degli antichi, oppure rappresentano dei prototipi di esseri umani vissuti su continenti perduti? È proprio accertato che gli uomini discendono dalle scimmie, oppure i due rami hanno seguito strade evolutive diverse, e a questo proposito quali informazioni ci possono dare le antiche allegorie disseminate sia nelle narrazioni sacre e sia nei racconti mitici?
La data della comparsa dell’uomo fisico fornita dai calendari bramanici di oltre diciotto milioni di anni fa, alla fine del XIX secolo era irrisa, oggigiorno è contestata, ma non più irrisa.
L’età dei manufatti geologici è ora definita con il test dei radioisotopi, una sorta di orologi geologici, perché dimezzano la propria radioattività in un preciso numero di anni accertato; pertanto, misurando il residuo radioattivo presente nelle rocce si può risalire alla loro età geologica. Le datazioni fornite dai radioisotopi Carbonio 14, Potassio-Argon e Torio 230, sono state considerate per molti anni certe e inconfutabili, tanto da essere ritenute la “prova” per eccellenza in una quantità di ricerche. In realtà il metodo dei radioisotopi dà datazioni spesso assolutamente divergenti sullo stesso elemento. Per esempio, testando resti fossili del proconsul, una scimmia ominide estinta, si può avere al tempo stesso una datazione di 14 milioni, di 42 milioni di anni, oppure di 264 milioni di anni. In quale modo, allora, può essere stabilito che è corretta la prima datazione e non le altre due?
Tutto iniziò nel 1973, con uno scandalo in campo scientifico, quando lo scienziato Richard Leakey ritrovò nei dintorni dei laghi Turkana molti fossili che fornivano una serie di dati anomali, tra questi, vari utensili di pietra scheggiata e il teschio di una bambina, lo skull 1470, mescolati a fossili di australopitecine. La datazione rilevata con i radioisotopi fu di oltre due milioni di anni fa e già questo non si accordava con le scale evolutive, perché non si poteva accettare una “comparsa dell’uomo” tanto precoce. Inoltre, la presenza di un teschio non scimmiesco ma umano, con caratteristiche simili a quelle attuali, era assolutamente incompatibile con qualsiasi scala evolutiva. Le polemiche furono violente e prolungate, perché i dati scientifici ottenuti dalla ricerca sul campo erano in netto contrasto con tutto quanto dato per certo dalla stessa scienza. Alla fine, la questione fu chiusa in un convegno internazionale, nel 1976, nel quale si stabilì che: in quel caso, la datazione al carbonio era errata, il teschio umano era arrivato lì a seguito di smottamenti e terremoti, i resti di australopitecine invece erano del posto e non avevano subito spostamenti, quel ritrovamento, come altri simili in altri siti, "aveva un significato evolutivo dubbio".
La dottoressa Marie Claire Van Oosterwyck-Gastuche, una celebre mineralogista belga specializzata in silicati quando le fu chiesta di fornire un parere scientifico sulla frequenza di datazioni prodotte dai metodi con i radioisotopi, giunse a due importanti conclusioni:
1. Non c’è alcuna prova, neanche la più piccola, di un’origine animale del genere umano.
2. Le misurazioni isotopiche, che “datano” le ere geologiche, non hanno alcun senso cronologico.
Così la sterminata documentazione sui teschi, i denti o gli arti delle differenti specie di scimmie, cavalli, e dinosauri, etc., non stabilisce una transizione verso il cervello o la mano umana e la paleontologia non ha mai fornito prove obiettive di un'evoluzione progressiva. Inoltre, alla luce della genetica e dell'embriologia moderne, le teorie Lamarckiane e Darwiniane oggi sono descritte come infantili e irreali (Chandebois 1989, 1993; Denton, 1989). In particolare Chandebois, un embriologo, pensa che i cambiamenti abbiano avuto luogo dentro l'embrione attraverso semplici ma mirati meccanismi psicochimici, e possano accadere in tempi molto brevi. Ciò presuppone l'intervento di un'Intelligenza che agisca dentro l'embrione, prima della nascita dell'animale; il che esclude le leggi di “utile o non utile” e “selezione naturale”.[2]
Nell’articolo “Rimessa in discussione delle datazioni delle aree geologiche” riguardo al caso del teschio del lago Turkana, la dott.ssa Gastuche scrisse:
“Apparente” è la parola impiegata dai geologi stessi per descrivere età strane, che sono lontane dall’età aspettata del fossile e che spariranno dalle pubblicazioni ufficiali … Ancor peggio, il tufo vulcanico K.B.S. conteneva dei resti umani, il teschio di un bambino: “Teschio 1470”. Fu scoperto dal figlio del dott. Leakey, Richard, che commentò la propria scoperta in questo modo: “O si taglia fuori questo teschio, o le nostre teorie sugli uomini primitivi sono tagliate fuori” (R. Leakey, 1973). Suo padre morì nel 1972, l’anno prima … La reazione degli scienziati al “Teschio 1470” fu semplice: tagliarono fuori il teschio e tennero le proprie teorie. Pur appartenendo a una bambina, con una capacità cranica ridotta evidente (800cc), esso è stato attribuito all’Homo Erectus. Gli altri resti umani scoperti nell'aerea orientale del Rift, mischiati a una sorprendente massa di ossa animali, furono insabbiati allo stesso modo o citati in modo incomprensibile da Coppens, in particolare, che riconobbe la “coesistenza dell'Australopiteco chiamato robusto e un incontestabile uomo … Ogni volta che sono confrontati gruppi di fatti restrittivi che invalidano la “teoria tranquilla” che serve come fondamenta per l'Evoluzione dei viventi, paleontologi e sedimentologi si attaccano disperatamente ai dati dei geocronologi, dei quali credono che posseggano l'incontestabile prova della realtà di lentissimi fenomeni descritti da Lamarck e Darwin. Staremo a vedere come si nutriranno delle proprie illusioni.
La mitologia greca non afferma che il genere umano si sia evoluto da quello animale. Lo stesso si dica dell’insegnamento brahmanico, dove si esclude categoricamente una tale ipotesi.
[1] Tirukkanda Panchanga è la traslitterazione del nome Tiru Ganita Panchanga.
[2] Marie Clair Van Oosterwyck-Gastuche http://mmmgroup.altervista.org.
LA CRONOLOGIA DEI BRÂHMANI
Per calcolare l'età della Terra e varie epoche geologiche e altri, così come l'età dell'umanità, il più completo dei calendari, secondo l’assicurazione dei sapienti Brahmâni dell’India meridionale[1], è il calendario Tamil chiamato Tirukkanda Panchanga, compilato, come ci informano, dai frammenti segreti dei dati di Asura-Mâyâ un astronomo antidiluviano. Queste cifre che si ritrovano in Manu e nei Purâna non differiscono di molto tra loro.
Calendario Tamil Tirukkanda Panchanga
Dall’inizio dell’Evoluzione fino all’anno 2026
1.955.884.626 anni
I regni (astrali) minerale, vegetale e animale, fino all’Uomo, hanno impiegato a evolversi
300.000.000 anni
Dalla prima apparizione dell’Umanità
1.664.500.987 anni
Il tempo trascorso dal “Vaisavata Manvantara” - o periodo umano- fino all’anno 2026, è di:
18.618.867 anni
L’intero periodo di un Manvantara è di:
308.448.000 anni
71 di questi Mahâ o Chatur Yuga forma il periodo del regno di un Manu.
306.720.000 anni
14 Manvantara più il periodo di un Satya Yuga fanno un Giorno di Brahmâ, o un Kalpa. Manvantara significa "fra due Manu", e si può scrivere Manuantara.
4.320.000.000 anni
Un Maha Yuga consiste di Quattro Yuga: Krita, Tretâ, Dvâpara, Kali.
4.320.000 anni
Il Krita Yuga contiene
1.728.000 anni
Il Tretâ Yuga contiene
1.296.000 anni
Il Dvâpara Yuga contiene
864.000 anni
Il Kali Yuga contiene
432.000 anni
Il tempo è conteggiato partendo da un'unità di misura molto piccola, il "battito di ciglia" di un uomo. Un anno (di 360 giorni) degli uomini corrisponde a un Giorno degli Dèi, ed è sulla base degli anni divini che si costruisce la struttura delle ere cosmiche:
· 1 anno umano (360 giorni) = 1 giorno degli Dèi (Giorno Divino).
· 360 anni umani = 1 Anno Divino.
· 12.000 Anni Divini = 1 Grande Era (Maha Yuga o Chatur Yuga).
· 1000 Grandi Ere = 1 Età del mondo o "Giorno di Brahma" (Kalpa).
· 360 Giorni di Brahma = 1 Anno di Brahma.
· 100 Anni di Brahma = vita di Brahma.
Occorre rammentare che i Brahmâni proteggono gelosamente i loro testi sacri, e che forniscono solo versioni ridotte e anche lo scritto attribuito ad Asura-Mâyâ o Mâyâsura, è stato opportunamente purgato delle parti più segrete per renderlo exoterico. Ad esempio Swami Sri Yukteswar, maestro di Paramahansa Yogananda andando contro la tradizione riduce il Mahayuga di 12.000 divini, in anni umani o terrestri. Questa riduzione di 360 volte ha fatto felice molti occidentali che non potevano digerire l’informazione che la razza umana è vecchia di oltre diciotto milioni di anni. In questo modo anche le vicende del Râmayâna e il Mahâbhârata risalgono a poche migliaia di anni fa. Bisogna osservare che la scienza dei cicli è complessa vi sono cicli minori entro cicli maggiori, poiché è verso che vi sono cicli di12.000x2 anni, Sri Yukteswar ha fatto diventare un ciclo minore in un ciclo maggiore.
Una serie di 1.000 Mahayuga forma un Kalpa o Giorno di Brahma di 4,32 miliardi di anni. Il Maha Yuga detto anche Chatur Yuga ("Grande Era"), è della durata di dodicimila anni divini, poiché un anno divino è 360 giorni umani il Maha Yuga è di 4.320.000 anni umani. Ogni Yuga è suddiviso in tre parti, due periodi intermedi detti di "alba" e "crepuscolo" chiamati Sandhyâ e un periodo centrale. La divisione dello Yuga è fatta in dodicesimi. Dieci per la parte centrale, due per i periodi di transizione, ad esempio il Kali Yuga di 432.000 anni, diviso dodici, fornisce 36.000 anni per l’alba, e altrettanti per il crepuscolo, la parte centrale lo Yuga vero e proprio è di 360.000 anni.

Questi cicli astronomici arcaici sono frutto dei calcoli di due giganti il Passato Arcaico Narâda e di Asura-Mâyâ, quest’ultimo descritto come un Gigante, al pari dei giganti antidiluviani della Bibbia. Di tutti i personaggi incomprensibili del Mahâbhârata e dei Purâna, il più misterioso è Nârada, chiamato nel Cis-Himalâyano Pesh-Hun, il “Messaggero”, l’Angelos greco A Narâda-Pesh-Hun è attribuito di aver calcolato e registrato tutti i cicli astronomici e cosmici a venire, e di aver insegnato la Scienza ai primi osservatori della volta stellata. Narâda di tutti i personaggi incomprensibili del Mahâbhârata è il più misterioso, considerato un figlio di Brahmâ, nel Matsya-Purâna è uno dei Sette grandi Rishi. Questo “Progenitore” è uno dei personaggi più misteriosi nella simbologia sacra Brahmanica. Esotericamente, Narâda è il Governatore degli eventi durante i vari cicli ed è, in un certo senso, la personificazione del grande ciclo umano. Egli è l’ispiratore e la guida dei più grandi eroi di questo Grande Ciclo.
La cronologia brahmanica è stata considerata dagli orientalisti occidentali un’invenzione non basata su calcoli astronomici. Inoltre nessun numero è stato distorto e manipolato, ridotto, per dimostrare punti di vista partigiani, quanto il famoso numero “432” seguito da zeri per il calcolo degli Yuga (Cicli), e dei Maya Yuga.
Un Maha Manvantara è un Giorno di Brahma. A ogni Giorno di 4.320.000.000 anni segue una Notte o Pralaya di ugual durata. Un Giorno di Brahma detto anche Kalpa è la durata di vita del nostro globo terrestre. Un Anno di Brahma è 360 Giorni Brahma, seguiti da 360 Notti Cosmiche. Cento anni di Brahma sono la durata del nostro sistema solare, un Maha Kalpa, cioè 311.040.000.000.000 anni.
Il calendario Tamil ci dice che i regni minerale, vegetale e animale, fino all’Uomo, hanno impiegato a evolversi 300.000.000 anni. L'attuale settimo Manu, Vaivasvata, secondo la cronologia brahmanica ha già vissuto per ventotto Chatur Yuga cioè 4.320.000x28 = 120.960.000 anni. In altre parole, siamo nel ventottesimo millennio di Vaivasvata Manu.
Tra i Libri Segreti c’è un’opera intitolata “lo Specchio del Futuro”, dove sono registrati tutti i Kalpa nei Kalpa, e i Cicli nel seno di Sesha, il Tempo infinito. Quest’opera è attribuita a Pesh-Hun-Nârada. C’è un’altra opera antica, che è attribuita a diversi Atlantidei. Sono queste due raccolte che ci forniscono le cifre dei nostri Cicli, e la possibilità di calcolare la data dei cicli futuri. Comunque, i calcoli cronologici che saranno riportati qui sono quelli dei Brâhmani. (H.P. Blavatsky, Antropogenesi).
La cronologia e i conti dei Sapienti Brahmini si basano sugli Annali zodiacali dell'India e come detto nelle opere dell’Astronomo e Mago Asura-Mâyâ. La tradizione brahmanica indica in Asura-Mâyâ il primo astronomo di Âryâ Varta, cui "Sûrya, il Dio Sole ha comunicato la conoscenza delle stelle".
Non dovremmo considerare, interpretando alla lettera, che il Sole sia sceso da cielo e abbia dettato ad Asura-Mâyâ questa conoscenza, ma piuttosto che gli è stata trasmessa una conoscenza solare ed extraterrena. In altre parole, in omaggio a Sûrya, la natura interiore di Asura-Mâyâ fu innalzata al raggio solare del quale egli era un’incarnazione, e a quel punto gli furono ispirati ed insegnati dalla propria divinità solare alcuni dei segreti dell’universo (G. de Purucker).
All’astronomo Asura-Mâyâ, dunque fatta derivare tutta la conoscenza astronomica poi condensata nell’antico trattato sanscrito Sûrya Siddhânta sull’astronomia, il cui nome letteralmente significa "il perfetto trattato degli Dei solari". Il Sûrya Siddhânta è un trattato veramente profondo e notevole, che parla degli Yuga cioè dei lunghi periodi di varie durate, le divisioni del tempo in infinitesimali, i cicli del sole, della luna e dei pianeti, come pure delle eclissi. Per gli accademici quest’opera è un mistero perché non sanno da chi è stata scritta (o meglio riscritta) e in quale epoca. Il Sûrya Siddhânta è attribuito ad Asura-Mâyâ.
I calcoli “apparentemente fantasiosi” degli astronomi antidiluviani e custoditi dalla tradizione Indù, poggiano sulle interazioni di forze magnetiche dovute ai cicli di rivoluzione del nostro sistema solare e della nostra galassia. L’astronomia e la geologia associate, ci insegnano che la causa prima degli cicli di vita terrestri è al di fuori dei confini del nostro sistema solare ed è posta in relazione con il moto di rotazione che questo compie intorno al centro della galassia. Il nostro Sole ruota intorno al centro della Galassia percorrendo un giro completo ogni 225 milioni di anni. Le vicende geodinamiche del nostro pianeta, che determinano le fluttuazioni del livello del mare e i cicli sedimentari, sono correlate con la variazione della forza di gravità che il centro della galassia esercita sul sistema solare stesso, conseguente alle ritmiche oscillazioni del moto di rivoluzione di quest’ultimo.
Molti popoli civili, quali i Babilonesi, gli Egiziani e gli Hindu, famosi durante l’antichità per la loro abilità astronomica, hanno utilizzato il periodo di 360 giorni nei loro calcoli per la lunghezza di un anno con la divisione in 360 gradi del cerchio, e la suddivisione del grado in 60 minuti. Perché?
Semplicemente a causa dell’ampia conoscenza di astronomia e di astrologia occulte nelle scuole arcaiche di mistero, in cui l’anno standard è stato solitamente usato per i calcoli segreti. Tutto ciò è indicato nel caso degli Hindu da un passaggio nel lavoro astronomico molto vecchio. Il Sûrya Siddhanta (I, 12.13), in primo luogo dichiara l’anno occulto o standard è di 360 giorni (numero uguale ai gradi dello zodiaco) e specifica che la lunghezza dell’anno solare è diversa.
In un lontano passato del nostro sistema solare, l’anno della terra era realmente lungo 360 giorni. Da allora, in seguito ad interazioni cosmiche causate dal magnetismo delle costellazioni zodiacali, la velocità di rotazione della terra è aumentata in modo che l’anno attuale contiene approssimativamente 365 e 1/4 di giorno. Probabilmente quest’accelerazione ha ora raggiunto il massimo relativo, nel qual caso la rotazione della terra diminuirà lentamente ancora e nel passaggio di tempo attraverso e oltre il punto mediano dei 360 giorni, di modo che l’anno allora conterrà meno di 360 giorni, probabilmente soltanto 354 giorni. Quando questo minimo sarà raggiunto, la rotazione della terra accelererà ancora un po’ finché attraverserà il punto mediano dei 360 giorni fino a che non raggiunga ancora il massimo relativo.

Figura 1. L’orbita del sistema solare attorno al centro della galassia
Questa è la ragione per cui il periodo di 360 giorni è riconosciuto nell’insegnamento tradizionale ed esoterico come l'anno standard. Gli antichi popoli evoluti, quali i Babilonesi, gli Egiziani e gli Hindu, tanto famosi nell'antichità per la loro abilità astronomica, hanno utilizzato il periodo di 360 giorni nei loro calcoli per la lunghezza di un anno. Gli scienziati, gli eruditi e i matematici moderni attribuiscono agli antichi Babilonesi il nostro conto attuale di 360 gradi in un cerchio, ogni grado si è diviso in 60 minuti, anche se questa stessa pratica era ben nota nell’India antica come era nell'Egitto e tra i Maya.
[1] Chintamany Raghunaracharya, figlio del famoso Governatore astronomo di Madras, e Tartakamalla Venkata Krishna Rao.
ASURA-MÂYÂ DUE MILIONI E MEZZO DI ANNI FA
Il calendario Tamil che si trova nell'India meridionale sopra menzionato fu compilato nel 1884 e 1885 da due saggi Brahmini, dai frammenti di opere immensamente antiche, attribuirono all'astronomo antidiluviano Asura-Mâyâ. Questo lavoro è stato dichiarato perfetto dai migliori Pandit (dal punto di vista di Brahmanico), e si riferisce alla cronologia degli insegnamenti ortodossi. Questo profondo e notevole trattato si occupa dei Yuga e dei periodi di varie lunghezze, delle divisioni di tempo infinitesimali, dei cicli del sole, della luna e dei pianeti e dell’eclissi.
Il Sûrya Siddhânta, la più antica opera astronomica attribuita ad Asura Mâyâ scritta in sanscrito, parla dei Siddha, o uomini perfetti detentori della conoscenza che viaggiarono intorno alla Terra, al di sopra della Luna e al di sopra delle nuvole.[1]
I commentatori moderni affermano che nel Sûrya Siddhânta si possono trovare le radici della trigonometria così come le invenzioni matematiche essenziali come il sistema decimale. Inoltre, il testo descrive la gravità prima che Newton sviluppasse la sua teoria nel 1687. Spiega le rivoluzioni siderali e come i pianeti si muovono verso est. Ad esempio, il Sûrya Siddhânta afferma che il periodo siderale della luna è 27,322 rispetto a 27,32166 giorni nei calcoli moderni. Per Mercurio il periodo è 87,97 (calcoli moderni 87,969 giorni). Il trattato calcola con precisione le dimensioni e la posizione dei pianeti lontani, la durata di un anno tropicale e la quantità di tempo che è passata dalla creazione.
Nei versi di apertura del Sûrya Siddhânta (I, 57), si afferma che Sûrya, il Sole trasmise, attraverso il suo rappresentante solare, Asura-Mâyâ “la scienza sulla quale si fonda il tempo, il grande sistema dei pianeti” (I, 5) e che ciò avvenne alla fine del Krita o Satya Yuga, o dell’età dell’Oro. Secondo astronomi tradizionali Indù abbiamo già percorso circa 5000 anni dall’inizio del Kali Yuga, l’Era Oscura, che è iniziato il 17 febbraio del 3.102 a.C. Se facciamo un calcolo all’indietro dall’attuale periodo, se aggiungiamogli 864.000 anni del Dvapara Yuga, e 1.296.000 anni del Tetra Yuga, otteniamo la data della fine del ciclo il 2.163.102 a.C., ma si parla del periodo della fine del ciclo che è chiamato crepuscolo o Sandhis che è un decimo del ciclo cioè di 129.600 anni, ciò significherebbe che la data di trasmissione della scienza delle stelle cioè della prima stesura del Sûrya Siddhânta è molto antica almeno due milioni e mezzo di anni.
Naturalmente questi calcoli astronomici non sono fuori luogo per una civiltà che secondo gli archeologi risale a qualche migliaio di anni fa. Gli studiosi moderni pensano che noi siamo il fior fiore dell’intelligenza umana e che gli antichi usciti dalle caverne erano ignoranti e bontà loro ipotizzano che il Sûrya Siddhânta la più antica opera astronomica del mondo sia stata composta all'inizio del V secolo d.C., il che è vero solo per una trascrizione parziale recente, cioè consentita dai Brahmâni, ad uso degli astronomi. Questa era solo l’ultima trascrizione parziale, perché gli sapienti Indù non rivelano e non riveleranno i loro segreti ai “fuori casta” sopratutto a noi occidentali e non nati due volte cioè Iniziati alla Brahma Vidya. Noi occidentali siamo considerati dai Brahmâni dei “Mlechchha” cioè stranieri impuri, non degni della conoscenza e tenuti all’oscuro, e il più delle volte fuorviati e sbeffeggiati.
Nel Nihongi[2] (cronache del Giappone dai tempi più antichi fino al 697 d.C.) è scritto che l’imperatore del Giappone Kami-Ihari-Biko riferì alla corte riunita in concilio che il suo celeste progenitore, Hika-ho-no-Ninigi-no-Mikoto era disceso dalle terre benedette degli Dèi 1.792.470 anni prima, cioè nel 1.793.137a.C., molto tempo dopo la trasmissione a Asura Mâyâ della scienza delle stelle. La frase “disceso dalle terre benedette degli Dèi”, può essere interpretata come disceso dallo spazio celeste con un’aeronave. Nella mitologia giapponese, il principe Ninigi è il nipote della dea Amaterasu, che lo mandò sulla terra per piantare il riso lì e governare il mondo (questo evento è chiamato tenson kōrin ).
L’odierno Giappone è situato nell’oceano Pacifico, dove un tempo era situato il Terzo continente, la Lemuria per l’occidente. La bandiera del Sole Nascente, simbolo del Giappone, rappresenterebbe ancora il sacro simbolo di Lemuria. Sappiamo che i nomi di Lemuria e di Atlantide non sono gli antichi nomi arcaici dei Continenti perduti, poiché sono stati adottati semplicemente solo per amor di chiarezza.
Il prefisso Asura che precede il nome Mâyâ indica l’appartenenza a una grande razza preistorica, gli Asura e i Danava nome dato dagli scritti indù agli abitanti di Shanka-dvîpa, per intenderci agli Atlantidei. I Daitya e i Danava erano descritti come una razza di Giganti. I Daitya, come i Danava furono originariamente esiliati dal cielo alla fine del Krita Yuga.
Le sette Isole Continenti (Dvîpa) sono menzionate nei Purâna e nel Sûrya Siddhânta, la più antica opera astronomica del mondo, e nei lavori di Asura Mâyâ, l’astronomo atlantideo.
Asura-Mâyâ l’autore del Sûrya Siddhânta è menzionato 23 volte nel Râmâyana e 61 volte nel Mahâbhârata, i due grandi poemi epici indù. I periodi del Râmayâna e del Mahâbhârata sono molto distanti tra loro e allora Asura Mâyâ probabilmente era il nome dato a diversi individui a cominciare dal primo apparso alla fine del Satya o Krita Yuga, custodi di un’antica conoscenza apparsi nella storia dei Veda.
Nel Râmâyana si dice che Asura-Mâyâ sia il figlio di Vishvakarma, il Demiurgo. Mentre Vishvakarma fungeva da architetto divino per i Deva, Mâyâsura deteneva una posizione equivalente tra gli Asura, creando strutture magnifiche che sfidavano l'immaginazione e sfidavano le stesse leggi della fisica.
Nel Mahâbhârata grande poema epico indù veniamo a sapere che ad Asura-Mâyâ o Mâyâsura, o Mâyâ-Danava astronomo e uomo di scienza, è attribuita anche la progettazione di molti veicoli spaziali per il re Kubera, che in tempi remoti governava Lanka, e che egli stesso aveva un Vimâna, cioè un’aeronave, misurante dodici cubiti di circonferenza provvista di quattro ruote robuste. Asura-Mâyâ costruì inoltre anche, tre città fortezza volanti, una d'oro, una d'argento e una di ferro, chiamate Tripura. Ciascuna delle fortezze era provvista di diverse armi come protezione contro le incursioni degli Dèi. Tarakaksha viveva nella fortezza di ferro, Vidyunmali in quella d’argento e Mâyâ viveva in quella d’oro. Mâyâ costruì una città di metallo capace di volare, che non poteva essere distrutta né dagli esseri celesti, né dai demoni, né dagli umani, le attribuì il nome di Saubha e la consegnò al re Salva che aveva sviluppato un forte rancore verso Sri Krishna e aveva fatto voto di distruggere la sua città, Dvaraka. Il Vimâna usato da Salva era molto potente e misterioso. Era così straordinario che a volte appariva come se molti Vimâna volassero contemporaneamente nel cielo, a volte come se non ve ne fosse alcuno, a tratti era visibile, a tratti non lo era più. Inoltre appariva e scompariva a piacimento. Gli UFO sono noti per questo tipo di comportamento, e anche per la descrizione di atterraggi o soste sull’acqua, seguite da improvvisi decolli. Il Vimâna di Salva era stato costruito da un esperto di tecnologia spaziale, un conoscitore delle proprietà di Mâyâ, nome dato in India alle forme della materia sempre mutevoli, perciò considerate dalla filosofia indù, illusorie.
Mâyâ è una parola sinonimo di Materia, Madre, Magia, tutte parole che derivano dalla radice mâ che significa "misurare". Letteralmente il termine significa “ciò che può essere misurato”. La consorte di Shiva è conosciuta anche come Mâyâ Devi, o la Dea che controlla l’energia della Materia. Secondo Monier Williams, Mâyâ significava in una lingua più antica “saggezza e potere straordinario”, ma dal periodo vedico in poi, la parola venne a significare illusione perche la materia muta sempre forma.
Asura Mâyâ chiamato con il grado di grande architetto, alla fine della guerra, del Mahâbhârata costruì un palazzo delle illusioni chiamato Mâyâ Sabha a Indraprastha. Era pieno di stagni e laghi "magici" e naturali.
Ed è Asura-Mâyâ, che si dice abbia basato tutti i suoi lavori astronomici su queste note, ad aver determinato la durata di tutti i periodi passati, geologici e cosmici, e la lunghezza di tutti i cicli a venire, sino al compimento di questo Ciclo di Vita.
E come si dice che Asura-Mâyâ descritto come un Gigante sia stato il più grande astronomo, si mormora che sia stato anche il più potente ‘Stregone’ di Shanka-dvîpa[3], in occidente, conosciuta come l’isola di Atlantide. Asura era l'appellativo generico di tutti gli Atlantidei che erano nemici degli eroi indù.
[1] A: Thomas, I segreti dell’Atlantide, pag. 42, 45.
[2] La prima opera letteraria giapponese, il “Kojiki“ (testimonianza di antiche cose), in caratteri giapponesi arcaici, basata su racconti vecchi di centinaia di anni e tramandata verbalmente da bardi e cantastorie, fu scritta nel 712 d.C. da Hiyeda-No-Are, ciambellano di corte di grande talento; poco tempo dopo, nel 720, le stesse tradizioni furono trascritte nel Cinese classico dal principe Toneri con il titolo di “Nihongi” e dedicate all’imperatrice, dimostrandole la sua discendenza da Amaterasu, la grande dea del Sole.
[3] Le sette Dvîpa o Isole sono riverite a più livelli: stellare, catena planetaria, globo terrestre. Il mare, l’oceano è riferito ad un livello alle acque dello spazio, e a un livello più basso alle acque e agli oceani della terra. Inoltre la divisione settenaria continua all’interno di ogni Dvîpa. Secondo il mito Atlante aveva sette figlie, sette sorelle note come le sette Pleiadi, simbolo delle sette regioni del globo celeste, ma geologicamente rappresentano anche le sette regioni del globo, le sette isole-continenti, le Dvîpa dalla Tradizione Indù e tutte assoggettate all’Asse Polare, o Asse del Mondo, simboleggiato da Atlante.
I MITI NARRANO LA STORIA DEL GENERE UMANO
Si dice che la memoria degli antichi periodi è custodita nei reperti archeologici più o meno distrutti occultati e sepolti, ma è altrettanto vero che è custodita da quegli scritti tradizionali che sono noti con il nome di miti. Per gli antichi Greci, la parola mýthos aveva un significato ben preciso e diverso da quello attualmente attribuitole: narrazioni di eventi realmente accaduti nel passato più antico, così tremendi e incredibili da essere meritevoli di venire tramandati per secoli oralmente in ogni piccolo particolare. I racconti mitici di Esiodo, la Teogonia per intenderci, erano per i Greci fatti storici, raccontati con un linguaggio volutamente allegorico e velato.
Il Mito è un’immagine spezzata della Verità, come l’arcobaleno è il riflesso della luce del sole, i cui raggi si infrangono nella nuvola. Ma da questo specchio infranto, si possono raccogliere i pezzi e così ricostruirlo. (Plutarco, Lettura dei Poeti, X).
“Il mito è storia camuffata” (Eufemo 4° sec. a.C.)
“I nostri antenati delle epoche remote hanno trasmesso ai posteri la loro tradizione sotto forma di mito” (Aristotele).
La mitologia occidentale soprattutto quella narrata da Esiodo in “Teogonia” e in “Le Opere e i Giorni” non fornisce riferimenti gli autori avendole apprese alle cosiddette scuole sapienziali misteriche rispettavano il giramento di segretezza e parlavano per allegorie. Esiodo ci dice che vi sono state Quattro Generazioni di uomini e che siamo nella Quinta Generazione che in oriente è chiamata Razza Radice.
In occidente abbiamo i racconti mitologici, volutamente privi di riferimento agli anni di evoluzione del pianeta Terra. Tra i vari miti il riferimento è alla narrazione fatta da Esiodo.
Esiodo racconta che vi furono Quattro Generazioni (Razza Radici) d’uomini prima della nostra, la Quinta.
La Prima generazione, o Razza Radice, narra Esiodo (Le Opere e Giorni 1060-126), viveva in un mondo privo di sofferenza e di malattia, in un periodo denominato Età dell’Oro, quando fra gli Dèi regnava incontrastato Crono. La Prima Generazione era secondo Esiodo quella degli esseri simili a Dèi.
Vissero al tempo di Crono, allorché sul cielo regnava; ebbero vita di Dèi, e l’animo immune da angosce, privi d’infelicità, di travagli; vile vecchiaia non li opprimeva, ma sempre di piede e di mano immutati, nell’allegria s’allietavano, ignari di tutti i malanni, e morivano come presi dal sonno.
La Prima Generazione è secondo il racconto di Esiodo, divina, non conosce la morte perché composta di materia impalpabile che si condensa ulteriormente nella Seconda Generazione.
Poi narra Esiodo, questa Prima Generazione s’immerse nelle nascoste profondità della terra trasformandosi per volontà di Zeus in buoni spiriti, vestiti d’aria si aggiravano per la terra. Il significato è che questi esseri morendo si dissolsero gradualmente e s’immersero nella materia più densa, la terra, divenendo così la Seconda Generazione, per questo il mito ci afferma che essi non morirono mai.
Una seconda generazione, argentea, fu poi creata da quelli che abitano le dimore d’Olimpo, molto peggiore e per nulla simile, sia nell'aspetto che nell’animo, a quella dell’oro. Per cento anni il fanciullo viveva presso la saggia madre, pargoleggiando, molto stolto, nella sua casa. Quando poi cresceva, e perveniva al fiore della giovinezza, poco tempo essi vivevano ancora, soffrendo affanni per la loro stoltezza, né s’astenevano, l’un con l’altro, dall’orgogliosa protervia. Gli uomini non veneravano gli Dèi, né volevano compiere presso le are consacrate quei sacrifici che, secondo a costume, sono dovuti dagli uomini.
In seguito Cronide Zeus, sdegnato, li fece sparire, perché essi non onoravano gli Dèi beati, abitatori dell’Olimpo. Ma come la terra nascose anche questi, essi sono chiamati inferi beati mortali, demoni inferiori; ma comunque anche a loro un onore si accompagna. Esiodo, “Le Opere e i Giorni (127-142)”.
Esiodo descrivendo la Seconda Generazione, quella dell’Età dell’Argento, dice che nacquero dagli esseri della Prima Generazione che morendo si dissolsero gradualmente e s’immersero nella materia più densa. Le Sette Ombre subiscono un ulteriore processo di materializzazione. Esiodo narra che per un periodo cento anni (il numero del grande ciclo, cioè per un tempo lunghissimo) i figli restavano sotto le cure della madre, e una volta cresciuti vivevano per un tempo brevissimo tra ogni sorta di sofferenza.
L’allegoria greca ci mostra come il processo di condensazione delle forme indefinite dalla Prima Generazione alla Seconda, avviene con dolore fisico, in altre parole con la prima formazione del secondo senso fisico, quello del tatto. La materia si polarizza elettricamente e magneticamente e dopo un tempo enorme fra scariche elettriche fra molecole polarizzate, si forma un enorme dipolo elettrico. Il dolore fisico degli uomini della seconda Età è l’effetto della prima trasmissione d’informazioni a livello fisico: le scariche elettriche. Zeus fece scomparire negli abissi della terra gli uomini della Seconda Generazione perché non potevano frenare la loro reciproca smisurata sete di dominio.
Nei Purâna si narra che Sanjnâ figlia di Visvakarman, la moglie di Sûrya, il Sole, incapace di sopportare l’ardore del marito, lasciò al suo posto Chhâyâ, in altre parole un’ombra senza sensi, un’immagine vaporosa, un modello di se stessa. Sanjnâ, la Coscienza spirituale, la moglie di Sûrya, il Sole, è rappresentata ritirata nella giungla per condurre una vita ascetica, dopo aver abbandonato al marito la sua Chhâyâ, Ombra o Immagine, la forma energetica di una persona.
La tradizione Indù narra che quando finisce lo stato di torpore ipnotico e di sonnolenza, il saggio Kandu scaccia lontano da sé la bella Ninfa Pramlocha, mandata da Indra, ingannò e visse con lui per diversi secoli, la quale vola via asciugandosi il sudore che usciva dai pori della sua pelle con foglie di alberi. Gli Alberi ricevettero la rugiada vivente divenendo così Alberi della Vita. I Venti raccolsero questo sudore-rugiada dagli alberi e lo radunarono in un’unica massa. Soma la Luna, con i suoi raggi fece crescere poco a poco le dimensioni della massa vivente fino a farla diventare una bella ragazza di nome Marisha. In questo mito la ragazza, Marisha, rappresenta l’umanità nata dal sudore, la Seconda Generazione, mentre Kandu la Prima Generazione. Allegoricamente, le gocce di sudore sono l’equivalente delle spore della scienza; esotericamente, Pramlocha è l’equivalente di Lilith.
Kandu rappresenta la Prima Razza Radice, mentre Marisha rappresenta la Seconda Razza, quella che “nasce dal sudore”.
Quest’allegoria si riferisce all’evoluzione dei “nati dal sudore” o della Seconda Razza Radice e la distruzione dei resti della Prima Razza-Radice. Ricordando quanto affermavano i Greci che la Seconda Generazione era semidivina, ritroviamo in un frammento, un’opera egizia intitolata “Il Libro delle Due Vie”, il Maestro dell’Eternità Râ, fa la seguente affermazione:
Gli Dèi li ho creati dal mio sudore, ma il genere umano l’ho creato dalle lacrime del mio occhio.
Questo brano conferma il Vishnu Purâna quando narra la nascita dal sudore di Marisha il prototipo della Seconda Generazione. Nel secondo capitolo della Genesi ebraica, non compare l’uomo fatto di gocce condensate, ma compare l’uomo fatto di fango, il Secondo Adamo, copia del Primo una creatura priva di sesso descritta come Adamo da solo.
Narra Esiodo in Teogonia che Urano e Gea generarono tre Ciclopi con un unico occhio in mezzo alla fronte, i cui nomi erano Bronte, che significa il tuono, Sterope o il lampo, e Arge la folgore. La Terra all’inizio è in condizioni caotiche, grandi convulsioni, boati di montagne che cadono, esplosioni di lava dai vulcani. Dovunque si sprigiona il fuoco, dovunque vi sono tempeste, turbini e cicloni. La mitologia greca ci parla dei poteri dei Ciclopi generati da Urano: il lampo, la folgore, il tuono.
In seguito sono generati tre esseri mostruosi, gli Ecantochiri, Giganti con cento braccia e cinquanta teste, come se fossero nati dalla riunione in un unico corpo di cinquanta giganti. I loro nomi sono Cotto, colui che colpisce, Briareo, il forte, Gia o Gige, dalle molte membra. L’astuto Esiodo racconta che Urano detestava la sua discendenza, sicché un giorno precipitò nel Tartaro sia i Ciclopi sia i Centimani. Il Tartaro rappresenta la profondità sia della terra sia del fondo degli oceani.
Crono dopo aver estromesso Urano, s’unisce con la sorella (la sua controparte femminile) Rea, esotericamente una nuova forma di Gea, la Materia, generando Sei Titani tra cui Zeus che, una volta adulto, s’oppose a Crono ingaggiando una lunga battaglia contro lui e i suoi alleati. Zeus consigliato dalla madre Rea, liberò i Tre Ciclopi e i Tre Centimani imprigionati da Crono nel Tartaro dopo che l'avevano aiutato nella lotta contro Urano.
Quando i Tre Ecantochiri o Centimani emersero dal Tartaro, con le loro trecento mani stritolarono sotto una pioggia di pietre gli avversari. I tre Centimani, da un punto di vista geologico rappresentano le tre terre o continenti polari che ospitano l’umanità e che si spostano e cambiano continuamente forma per effetto della deriva dei continenti e dei cataclismi, cioè ad ogni sparizione di un continente per far posto ad un altro.
L’intero Globo è sconvolto periodicamente; e dall’apparizione della Prima Razza in poi è stato così sconvolto quattro volte. Ma benché tutta la faccia della Terra si sia trasformata ogni volta, la conformazione dei Poli Artico e Antartico è rimasta ben poco alterata. Le terre polari si uniscono tra loro e si separano in isole e penisole, ma essenzialmente rimangono sempre le stesse. Per questo l’Asia settentrionale è chiamata “La Terra Eterna o Perpetua”, e l’Antartide la “Sempre Vivente” e la “Nascosta”; mentre il Mediterraneo, l’Atlantico, il Pacifico ed altre regioni spariscono e riappaiono a turno, sotto e sopra le Grandi Acque.
Dalla prima apparizione del grande Continente della Lemuria, i tre giganti polari sono stati imprigionati nel loro cerchio da Crono. La loro prigione è “circondata da un muro di bronzo, con un’uscita tramite porte fabbricate da Poseidone — o Nettuno — quindi dal mare, che essi non possono attraversare; e in questa regione umida, dove regna l’eterna oscurità, i tre fratelli languiscono”. L’Iliade (VIII, 13) ne fa il Tartaro.
Nella Dottrina Occulta si parla di Tre soli Continenti sommersi, o distrutti — perché il primo Continente della Prima Razza esiste tuttora e durerà sino alla fine — l’Iperboreo, la Lemuria (adottando un nome ora noto alla scienza), e l’Atlantide. Gran parte dell’Asia emerse dall’acqua dopo la distruzione dell’Atlantide; l’Africa emerse ancora più tardi, mentre l’Europa fu il quinto ed ultimo Continente; mentre parti delle due Americhe erano molto più antiche. I Rishi della Quinta Razza che scrissero i Veda lo fecero in un periodo in cui l’Atlantide era già sommersa. L’Atlantide è il quarto Continente che apparve, ma il terzo che scomparve.
Quando gli Dèi e i Titani a loro volta si ribellano contro Zeus — la Divinità della Quarta Razza — il Padre degli Dèi si ricorda dei Giganti imprigionati, che potrebbero aiutarlo a vincere gli Dèi e i Titani, e a precipitare questi nell’Ade; in parole più chiare, precipitare la Lemuria, fra tuoni e fulmini, in fondo al mare, per far posto all’Atlantide, che dovrà a sua volta sommergersi e perire.
Finché durò il regno Crono, i tre Centimani erano fermi e imprigionati, così pure lo erano i tre continenti polari. Secondo le attuali teorie geologiche tra 400 e 250 milioni d’anni fa i continenti erano uniti formando un unico supercontinente, la Pangea. I geologi affermano che circa 200 milioni d’anni fa la Pangea inizio a frantumarsi: dal mantello immensi movimenti convettivi risalirono fino alla crosta, dividendola lungo le linee di frattura che alla fine formarono i bacini oceanici. I vulcani sotterranei fecero la loro parte, vomitando fuoco e pietre che seppellirono i seguaci del Figlio del Cielo. È inoltre narrato che il cambiamento decisivo nelle sorti della battaglia, fu determinato dai fulmini donati a Zeus dai Ciclopi che egli aveva liberato, allusione ad un Fuoco Elettrico abbattutosi sul continente primordiale. I Titani sconfitti furono sprofondati e imprigionati nel Tartaro, intorno al qual è posta una recinzione di bronzo, e sopra del quale sorgono le radici della terra e del mare infecondo.[1] Essi non possono uscire perché Poseidone, l’Oceano ha costruito una recinzione e i tre Centimani hanno la loro dimora.
Esiodo (Le Opere e i Giorni 143-155) narra l’avvento della Terza Generazione per opera di Zeus.
Il padre Zeus creò la terza età, del bronzo, di uomini mortali, dissimile da quella argentea: violenta e terribile, la cavò fuori dai frassini. A questi umani stavano a cuore le opere luttuose e le violenze di Ares, né mangiavano pane bensì avevano il cuore di ferro e senza paura. Erano orrendi: immane vigore e invincibili braccia nascevano dalle spalle sopra i corpi possenti. Di bronzo erano le armi, di bronzo le case, e lavoravano col bronzo, né v'era ancora il nero ferro. Domati dalle stesse loro mani, scesero nelle squallide dimore del gelido Ade, senza nome la nera morte li colse, sebbene tremendi, ed essi lasciarono la splendida luce del sole.
Il Frassino da cui nacquero gli uomini della generazione del bronzo, è l’albero celeste, comune a ogni mitologia ariana. Questo Frassino è l’Yggdrasil dell’antichità scandinava, con la sua chioma s’innalzava sino al cielo e con le radici giungeva al cuore della terra, dove si trovavano il regno dei Giganti e l’inferno. Secondo il Popol Vuh del Guatemala, gli uomini furono creati come fantocci di legno, dall’albero Tzita e dal midollo della radice chiamata Sibac, il cui significato è anche uovo.
La forma semifluida della prima generazione si condensa e sotto l’azione di un campo di forza planetario diviene sferoidale come tutti corpi dell’universo. Il movimento di queste sfere era circolare come una trottola, donando loro una forza terribile. Platone, nel Simposio, fa parlare Aristofane che informa i presenti dell’antica forma dell’uomo: sferica ed ermafrodita.
La nostra natura anticamente non era la stessa d’adesso. Essa era androgina, la forma e il nome partecipavano del maschio e della femmina ed erano comuni a entrambi … i loro corpi … erano rotondi, e il modo di camminare era circolare, avevano una forza terribile … poi Zeus li divise ciascuno dei due, rendendoli più deboli, Apollo sotto la sua direzione chiuse loro la pelle.
La Prima e la Seconda Generazione non possono aver lasciato tracce dietro di sé perché erano prive d’ossa. La Terza Generazione era composta dapprima di androgini la cui forma era arrotondata, come una sfera, poi in seguito i gemelli si separarono nel guscio prenatale, l’uovo, per poi uscirne come maschi e femmine secondo l’allegoria di Zeus e Leda e dei Gemelli nati dall’uovo.
Platone ci dice, dunque, che Zeus ruppe in due la forma sferoidale, l’ovoide dell’uomo della Seconda Generazione, creando un’umanità, la Terza, composta di maschi e femmine. I miti che raccontano di esseri ovipari (nati dall’uovo), saggi e potenti si ritrovano in tutte le antiche civiltà. In occidente abbiamo Castore e Polluce, Elena e Clitemnestra; in oriente abbiamo Garuda l’uccello mitologico re della tribù piumata, il popolo dei Naga o Serpenti di Sapienza. Nel mito platonico le sfere androgine avevano due teste, quattro mani, quattro braccia. Le divinità indù sono spesso raffigurate con quattro braccia, e qualche volta con due teste o due facce, come Agni e in occidente come Giano il Dio dei Misteri. I miti di Leda e di Zeus e della nascita dei gemelli dall’uovo, devono avere qualche fondamento l’allegoria poggia sempre su un fatto della natura. I “miti” di Leda e Giove, e simili, non sarebbero mai potuti nascere nella fantasia del popolo se l’allegoria non poggiasse su un fatto in natura. L’evoluzione, trasformando gradatamente l’uomo in un mammifero, fece con lui semplicemente ciò che fa con gli altri animali. L’umanità descritta nella Terza Generazione era ovipara.
Nel Vayu Purâna sono descritti i Rauma, delle creature nate dai pori della pelle, dal vapore, dalla vegetazione, da uova e solo alla fine dall’utero. Nel Mahâbhârata, si narra del popolo dei Rauma creato dai pori di un terribile gigante di nome Virabhadra.
Allora, Virabhadra, “che abitava nella regione dei fantasmi [uomini eterici] creò dai pori della pelle (Romakûpa) i potenti Rauma”.
In India i custodi del sapere erano i Brahmani che difendevano i loro scritti sacri dagli occhi profani omettendo parti o cambiandole. Il calcolo dei tempi che si trova nel Sûrya Siddhânta è rimasto in pratica integro, solo alcuni calcoli sono stati omessi.
Il calendario brahmanico (fino all’anno 2026) ci fornisce diverse informazioni:
1. Il tempo trascorso dal “Vaisavata Manvantara” è di 18.618.867 anni. Lo stato evolutivo di quell’inizio corrispondeva a quello di uomo-animale, a una condizione di scarso sviluppo mentale. In questo periodo siamo nel settimo Manvantara.
2. Dalla prima apparizione dell’Umanità 1.664.500.987 anni.
Vaivasvata Manu presiede a questo Manvantara, un periodo che copre 306.720.000 anni all'interno del più ampio ciclo del Giorno di Brahma. Nel Mahâbhârata è narrato che Vishnu ordina che si costruisca una Barca o Arca, nella quale Manu Vaivasvata si salva insieme con i Sette Rishi. Sappiamo che i Manvantara sono separati da grandi passaggi traumatici, distruzioni apocalittiche. Ecco perché ci è data l’immagine di una B-Arca o Arca che naviga sulle acque del caos che salvò una parte dell'umanità costruendo una Barca che trasportò in salvo la sua famiglia e i Sapta Rishi, tipi di semi e coppie di animali per ripopolare la terra.
Secondo i Purâna, Manu Vaivasvata regge il Settimo Manvantara e poiché siamo alla fine nel 28 Chatur Yuga. Moltiplicando un Chatur Yuga di 4,32 milioni di anni per 28 si ottiene l’inizio del 28° Chatur Yuga a circa 120 milioni di anni.
Il nome Manu deriva dalla radice sanscrita man cioè "pensare". A livello dell'evoluzione umana, il racconto si riferisce al salvataggio dell'umanità dalla distruzione totale alla fine della Terza Razza Radice. Qual è il segreto dell’allegoria del Manu Vaivasvata e dalla sua B-Arca, e da dove venne? Il significato segreto è contenuto nella Bhagavad Gîtâ che fa parte del Mahâbhârata.
I Sette Grandi Rishi, i Quattro precedenti Manu che parteciparono della mia essenza nacquero dalla mia mente; da loro scaturì (nacque) la razza umana e il mondo. Bhagavad Gîtâ, X, 6.
Qui dei sette Rishi i primi quattro “Manu” sono le Quattro Razze Radici già vissute, perché Krishna appartiene alla Quinta Razza. Così Vaivasvata Manu, il figlio di Sûrya (il Sole) e il salvatore della nostra Razza, è connesso con il “Seme di Vita”, tanto fisicamente che spiritualmente.
Ogni Giorno di Brahmâ comprende sette grandi con 14 Manu, sette all’inizio e sette alla fine di ogni Manvantara. Il calendario Tamil ci dice che la durata di un Kalpa o un Giorno di Brahma è di quattro miliardi e duecento trenta milioni di anni e poi che dalla prima apparizione dell’Umanità sono trascorsi 1.664.500.987 anni! Di quale umanità si tratta? Il Giorno di Brahma è di 14 Manvantara più un Satya Yuga, siamo al settimo Manvantara cioè poco più della metà del ciclo di 4,32 miliardi di anni, l’età del pianeta Terra è circa 4,32/2= 2,16 miliardi di anni. Sappiamo che la prima apparizione dell’umanità risale a 1.664.500.987 anni fa, il che ci dice che la prima Razza dell’umanità è iniziata dopo un miliardo e mezzo di anni dalla formazione del pianeta Terra, quando la superficie terrestre era ancora in fase di condensazione e che la Prima Razza non poteva essere fisica ma eterica, come ci confermano i miti di oriente e occidente. Unendo tutte queste informazioni possiamo dire che si hanno tre periodi teogonici, che vanno messi in relazione con le vicende geologiche del nostro pianeta:
1. Regno di Urano, il Cielo Stellato, la materia stellare, nascita della Terra 4,6 miliardi d’anni fa (o 4.32 miliardi di anni fa secondo il calendario Tamil). I primi abitanti del pianeta che era in fase di condensazione erano esseri incorporei simili agli Déi. Questa prima apparizione dell’Umanità o Prima generazione, secondo il calendario Tamil risale a 1.664.500.987 anni.
2. Regno di Crono, inizio della creazione materiale, il supercontinente, la Pangea, 400 milioni di anni fa. Il pianeta era abitato da ombre scure semidivine tendenti alla densificazione, la Seconda Generazione.
3. Inizio della prima Guerra Titanica, 200 milioni di anni fa la Pangea inizia a frantumarsi in più continenti. Il pianeta era abitato dai Titani della Terza Generazione.
4. Regno di Zeus creatore degli uomini, secondo il calendario brahamanico più di 18,6 milioni di anni fa. La Razza fisica dei Giganti della Quarta Generazione.
Scrive Esiodo in “Le Opere e i Giorni 156-173” della creazione della Quarta Generazione, quella degli Eroi:
Ma quando la terra ebbe nascosto anche questa generazione, il Cronide Zeus, sulla terra nutrice di molti, ne creò ancora una Quarta, più giusta e migliore, stirpe celeste di uomini-eroi, chiamati semidei, che venne immediatamente prima della nostra sull'interminabile terra. Ma la guerra malvagia e la terribile mischia ne distrusse alcuni mentre combattevano sotto Tebe dai sette portali, nella terra Cadmea, per i greggi di Edipo, altri ancora ne distrusse conducendoli, entro le navi, al di là dei grandi abissi del mare, a Troia, per Elena dalla chioma fluente. E là la morte finale alcuni avvolse ed altri il padre Zeus, figlio di Crono, stabilì lontano dagli uomini, fornendo loro mezzi e luoghi di vita, ai confini del mondo. Ed essi abitano, nelle Isole dei Beati, presso l'Oceano dai gorghi profondi, avendo il cuore senz'affanni, eroi felici, ai quali tre volte l'anno la terra feconda porta frutti fiorenti, dolci di miele.
Gli uomini della Quarta Generazione sono gli Eroi che combatterono le mitiche battaglie intorno a Tebe e a Troia. Secondo Esiodo, la caduta di Troia segnava la fine dell’Età del Bronzo, stabilita arbitrariamente nel 1.184 a .C., facendola coincidere con la distruzione di una delle distruzioni di una città di nome Troia situata nell’odierna Turchia. Il passaggio da una Generazione a un’altra avveniva per gli antichi in modo traumatico, con una distruzione, per fuoco e per acqua, un’Ecpirosi e un Diluvio.
Il geologo Robert M. Schoch nel libro La voce delle pietre, traccia uno spaccato su quell’immane catastrofe mondiale che doveva essere stato diecimila anni fa il Diluvio. L’autore spiega come l’Iliade e l’Odissea, nel raccontarci gli ultimi giorni di Troia, ci descrivono in realtà uno scontro fra divinità, fra poteri non umani.
Le epiche battaglie di Troia appartengono alla preistoria sia del popolo greco che dell’umanità. Questa guerra secondo Omero, dura nove anni e termina all’inizio del decimo anno. La battaglia fra gli Dèi termina con i nove giorni di caduta dei Titani nelle profondità del Tartaro, nove giorni dura il periodo d’ira di Apollo contro i Niobidi. Per nove giorni e nove notti dura il Diluvio di Deucalione. La fine di un’epoca, quella della Quarta Generazione è rappresentata da un sistema ordinato un Kósmos, che cede alle forze disgregatrici del Caos che secondo Esiodo termina con la distruzione di Tebe la città dalle sette porte e di Troia, versione greca dell’epopea del Râmayâna.
Per quanto riguarda la località dove sorse la città di Troia, l’ing. Vinci è convinto che c’è stata una trasposizione di località e che Troia si trovasse nel Golfo di Finlandia. Queste ipotesi non sono nuove, in quanto venivano già dibattute alla fine dell’ottocento, infatti la signora H.P. Blavatsky scriveva nel XIX secolo in Iside Svelata:
È oggi dimostrato che molti di quei miti sono qualche cosa d’altro oltre la fantasia dell’antico poeta. I Lestrigoni, che divoravano i compagni di Ulisse, sono una gigantesca razza cannibale che si dice abitasse, nei primi tempi, le caverne di Norvegia. La geologia ha confermato, con le sue scoperte, alcune affermazioni di Omero considerate semplici allucinazioni poetiche. Il giorno perpetuo di cui godeva la razza dei Lestrigoni indica che essi abitavano il Capo Nord, dove, la luce del giorno è continua. I fiordi norvegesi sono perfettamente descritti da Omero nella sua Odissea, X, 110; e la statura gigantesca dei Lestrigoni e confermata da ossa umane di dimensioni eccezionali trovate in caverna non lungi da quella regione e che i geologi suppongono essere appartenute a una razza estinta molto tempo prima dell’immigrazione ariana. Cariddi, come abbiamo visto è stata identificata col maëlstron, e le rocce vaganti (Od. XII, 71) con gli enormi iceberg dei mari artici.[2]
L’ing. Vinci autore di “Omero nel Baltico”, formula una serie di contestazioni alla geografia narrata nei racconti mitici comunemente traslata nell’attuale penisola greca. Per Omero, il Peloponneso, isola di Pelope, è un’isola pianeggiante, e non una penisola montuosa. Omero descrive l’Ellesponto come un vasto mare, non un canale fluviale come lo stretto dei Dardanelli. Per quanto riguarda la Troade, la regione di Troia, l’Iliade la situa lungo l’Ellesponto, sistematicamente descritto come un mare “largo” o addirittura “sconfinato”; è pertanto da escludere che possa trattarsi dello Stretto dei Dardanelli.
Le vicende di Troia non si possono comprendere nella loro luce se non si conoscono gli antecedenti alla fondazione della mitica città. G. de Santillana e H. von Dechend, narrano che Elettra figlia di Atlante, e madre di Dardano, il progenitore dei troiani, dopo la caduta di Troia, per disperazione volle essere trasformata in una stella fu trasformata da Zeus.
… e negli scolii ad Arato, ove si dice che Elettra, madre di Dardano lasciò il proprio posto fra le Pleiadi dalla disperazione per la caduta di Ilio e si ritirò sopra la seconda stella del timone... altri chiamano questa stella Volpe... Proclo ci informa che la stella Volpe rosicchia continuamente la correggia del giogo che tiene uniti cielo e terra; il folklore tedesco aggiunge che quando la volpe riusciva nel suo intento, verrà la fine del mondo… Questa volpe non è altro che Alcor, la piccola stella di tipo z presso Ursae Maioris…
Da questa piccola testimonianza, il lettore, potrà dedurre due cose:
1. Che la caduta di Troia significa la fine di una vera e propria età del mondo (per il momento riteniamo che s’intendesse la fine dell’età delle Pleiadi e ciò, fra l’altro, perché Dardano giunse a Troia dopo il terzo diluvio, secondo quanto dice Nonno);
2. Che l’Orsa Maggiore e le Pleiadi raffigurate sullo scudo di Achille, distruttore di Troia, hanno un significato preciso e non sono da vedersi come prova dell’incredibile ignoranza di Omero… In verità sono troppe le tradizioni che collegano l’Orsa Maggiore e le Pleiadi con questa o quella catastrofe perché le si possa esaminare tutte[3].
[1] Esiodo, Teogonia, 727, 728.
[2] H.P. Blavatsky , Iside Svelata, I, 549.
[3] G. de Santillana - H. von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi.
LA TORRE DI BABELE E DI CHOLULA
I libri del Genesi e del Deuteronomio furono ricompilati dai
dotti rabbini durante la cattività ebraica a Babilonia che possedeva una vasta
biblioteca. Un famoso episodio è quello della Torre di Babele. Il capitolo decimo della Genesi appartiene ai
figli di Noè che ripopolarono la terra dopo il diluvio, e il capitolo
successivo si apre con il racconto della Torre di Babele:
Tutta la terra aveva
Una sola lingua e usava le stesse parole … Dissero: costruiamoci una città e
una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome per non disperderci
su tutta la terra… Il Signore disse: ”Ecco, essi sono un sol popolo e hanno una
sola lingua; questo è l’inizio della loro opera… scendiamo, dunque e
confondiamo la loro lingua… Il Signore li disperse di là su tutta la terra[1].
Diego de Duran fu un frate francescano nel VXI secolo che
lottò contro i pregiudizi per recuperare le conoscenze e le tradizioni indios
del passato, egli riporta il racconto udito da un sapiente indio sulla
costruzione della Torre di Cholula. Un’immensa Ziggurat consacrata al culto di
Quetzalcóatl, il Serpente Piumato. I lati di base della Torre a quattro gradoni
di Cholula misurano quasi quattrocentosessanta metri circa il doppio di quelli
della piramide di Giza e il volume è di ben tre milioni di metri cubi, che fa
di questa costruzione l’edificio più grande costruito sulla terra. Le leggende
locali dicono che l’edificio era stato costruito da uomini giganteschi.
Apparvero uomini
giganteschi… i quali presero possesso della terra … Innamorati della luce… decisero di costruire una torre talmente
alta che la sua cima toccasse il cielo… il Signore dei Cieli, adirato, disse
agli abitanti del cielo… ”Venite a confonderli perché non è giusto, perché
quelli sulla terra, che vivono nella carne, si mescolino a noi”. Immediatamente
gli abitanti del cielo si precipitarono come folgori; distrussero l’edificio e
divisero e sbaragliarono i costruttori in tutte le parti della terra.[2]
Non vi è alcun dubbio che il racconto indio e quello ebreo
sono simili. Il racconto Maya afferma che gli abitanti del cielo scesero come
folgori e distrussero l’edificio. Il racconto ebraico che si riferisce a un’età
antidiluviana afferma che gli Angeli discesero dal cielo e distrussero la
torre. La discesa dal cielo implica l’utilizzo di aeronavi. Il libro ebraico
del Genesi, il Râmâyana e il Mahâbhârata indù, come di ogni mito misterico
hanno sette chiavi di lettura che aprono sette aspetti o interpretazioni di
lettura. Uno dei sette riguarda il nostro mondo materiale.
I Babilonesi o i Caldei, i costruttori della famosa torre
citata nel Libro della Genesi, tramite il loro sacerdote Berosso citano un
periodo dominato da dieci dinastie divine di 432.000 anni. Cicerone[3]
scriveva con sarcasmo che “I sacerdoti di
Babilonia affermavano di aver preservato su dei monumenti delle osservazioni
che risalivano a 470.000 anni prima”. Secondo Eupolemo[4]
(III sec. a.C.), Babilonia sarebbe stata fondata da uomini che furono salvati
dal Diluvio: essi erano i Giganti e costruirono la torre di cui parla la
storia, e i re Sumeri sarebbero i loro discendenti.
La città di Babilonia
deve la sua fondazione a coloro che furono salvati dalla catastrofe del
Diluvio, essi erano i Giganti e
costruirono la torre di cui parla la storia”. Questi Giganti erano grandi astrologhi e avevano ricevuto
dai loro padri, “i figli di Dio”, ogni istruzione pertinente alle cose segrete,
istruirono a loro volta i sacerdoti, e lasciarono nei templi tutti i racconti
del cataclisma periodico di cui erano stati testimoni.
[1]
Genesi, XI, 1.
[2]
Graham Hancock, Impronte degli Dei, Corbaccio, p. 148.
[3]
Cicerone, De Divinatione.
[4]
Eusebio, Praep. evang., della Torre di Babele e di Abramo.
I NUMERI ASTRONOMICI DEI MAYA DELL’AMERICA CENTRALE
La tradizione brahmanica indica in Mâyâ una regione del globo assegnata all’occidente, mentre a regione Aryavarta è posta a oriente. I Purâna indù assegnano all’occidente, cioè all’Atlantide il luogo di nascita di Asura Mâyâ, “grande mago, uomo di scienza, astronomo e astrologo”. Shanka-dvîpa, cioè Atlantide racconta il Mahâbhârata, si estendeva sia a oriente e sia ad occidente nell’America, dove fiorì la civiltà Maya. Il sole e i suoi pianeti circostanti occupavano anche l'attenzione centrale della casta degli astronomi Maya in America centrale.
Sebbene si abbiano informazioni sufficienti per collegare quest’antico astronomo Asura Mâyâ direttamente con i Maya delle prime civiltà centroamericane, la somiglianza dei nomi è, a prima vista interessante. Lo diventa ancora di più alla luce della somiglianza piuttosto sorprendente tra la conoscenza astronomica, la matematica e i sistemi di calcolo del tempo delle due culture.
Come la cultura vedica, anche i Maya avevano un pantheon di semidei, molti dei quali hanno somiglianze con le divinità indù. Dei Maya come Xiuhtechutli e Xipe Totec hanno i loro corrispettivi vedici in Indra e Agni. Indra, come Xiuhtechutli, era il dio della pioggia e guardiano del Quadrante Orientale, e Agni, simile a Xipe Totec, era il dio del fuoco sacrificale, nato nel legno e nella forza vitale degli alberi e delle piante. Poi c'è l'Usha vedica, la bellissima dea dell'Alba o del Cielo, che è simile alla visione Maya di Venere, dea dell'Alba... L'inno 121 del libro dieci nel Rig Veda è molto simile alla descrizione della creazione come si trova nel Popul Vuh.
L'astronomia maya siderale è più simile al sistema indù e non si adatta facilmente al modello greco. Gli abitanti della Valle dell'Indo seguivano un calendario basato sui movimenti di Giove, mentre i Maya ne seguivano uno basato su Venere. Nei Purâna, una scrittura indù secondaria, Giove, Briahaspati, era riconosciuto come il capo degli dèi, mentre Venere, Shukra, era il capo degli Asura cioè i Maya.
Il calendario dei Maya, ereditato dagli Olmechi, i quali lo avevano a loro volta ereditato, raggiungeva una precisione incredibile con uno scarto di appena 0,0002 giorni rispetto ai nostri calcoli più precisi, ammettendo che la Terra ruoti sempre con la stessa velocità, il che non può essere vero. Gli archeologi ora ammettono di non avere idea di dove gli Olmechi provenienza. Gli Olmechi appaiono in piena possesso di sofisticate conquiste culturali. Tra questi è stato l'uso del sistema avanzato glifo numerico, si pensava fino a poco tempo che sia stata un'invenzione poi dagli stessi Maya. Il Popol Vuh del Guatemala ci dice che la Conoscenza dei Primi Uomini consisteva nella capacità di vedere le cose nascoste per la distanza, e che erano astronomi che esaminarono i quattro angoli del cielo, che riuscirono a misurare la faccia della terra, cioè dei geografi.
Furono dotati d’intelligenza: videro le cose nascoste senza doversi muove. Grande era la loro saggezza; la loro vista giungeva sino alle foreste, le rupi, i laghi, i mari, le montagne e le valli…Riuscirono a conoscere tutto, ed esaminarono i quattro angoli, i quattro punti della volta del cielo, e della faccia della terra.[[1]]
Come gli indù anche gli indiani Maya del Guatemala hanno il loro Zodiaco da tempi incalcolabili. Nei monumenti maya compaiono i cosiddetti numeri del serpente delle grandi unità di tempo utilizzate per calcoli cosmologici che appaiono nel Codice di Dresda sono:
1 calabtun 160.000 anni
20 calabtun 1 kinchiltun 3.200.000 anni
20 kinchiltun 1 alautun 64.000.000 anni
A Quiriga, in Guatemala, su una stele è riportata una data di oltre novanta milioni di anni fa; su un’altra ne appare un’anteriore di oltre trecento milioni di anni, Si tratta di computazioni reali, che riportano correttamente il giorno e il mese … numeri astronomici come questi fanno girare la testa.
Questi numeri Maya si accordano per i grandi cicli o età con quelli del Sûrya Siddhânta. Perché i Maya e gli Indù si presero il disturbo di calcolare periodi di centinaia di milioni di anni, non certo come affermano gli esperti per diletto matematico, e infine da chi avevano ereditato tali conoscenze se non dall’insegnamento di Asura Mâyâ? D’altronde il dominio degli Atlantidei si stendeva da occidente dal continente Americano a oriente. In tutta la civiltà Maya si trovano sculture stilizzate in pietra di apparecchi volanti Vimâna e persone in tute spaziali.
Un altro dato importante che collega la civiltà dei Maya con quella degli Indù è l’inizio del conteggio dell’ultimo ciclo temporale. Per gli Indù il Kali Yuga è iniziato nel 3.102 a.C. per i Maya il punto di inizio più certo per gli studiosi è il 3.113 a.C.
La perfetta identità dei riti, delle cerimonie, delle tradizioni e persino dei nomi delle divinità, tra messicani e antichi babilonesi ed egiziani, è una prova sufficiente che questi popoli fossero tra loro collegati. Le piramidi sudamericane sono ovviamente correlate a quelle egiziane, ma vi sono piramidi sparse in tutto il globo.
Il Grande Drago non rispetta che i Serpenti di Saggezza, i Serpenti le cui tane ora sono sotto le Pietre Triangolari. Antico Commentario alle Stanze di Dzyan.
Il Grande Drago, la cui coda spazzò via dal mondo interi popoli è il Grande Diluvio. Il simbolo del Drago, era associato alla costellazione del Dragone.
Le Pietre tane triangolari sono, in altre parole, “le piramidi, ai quattro angoli del mondo”. Questo ci dice chiaramente che ... I "Saggi" uomini delle tre Razze Madri la Terza, la Quarta e la Quinta, abitavano in ambienti sotterranei, generalmente sotto qualche tipo di struttura piramidale, se non addirittura sotto una piramide. Perché tali "piramidi" esistevano nei quattro angoli del mondo e non furono mai il monopolio della terra dei Faraoni, poiché furono trovate sparse in tutte le due America, sotto e sopra la terra, sotto e tra foreste vergini, come nelle pianure e nelle valli.
I Maya ci raccontano che Kulkucan, noto anche come Quetzalcóatl, il signore delle folgori che è sceso dai cieli, cioè con un’aeronave e ha regnato sulla sua gente, insegnando loro l’arte dell’agricoltura, della matematica, della medicina e dell'astronomia. In accordo con il modo arcaico indiano di descrivere la questione, si diceva che l'astronomo di nome Asura-Mâyâ avesse acquisito la sua conoscenza studiando il sole. La parola Asura deriva da Sûrya, il Sole in sanscrito.
Gli Aztechi, secondo la tradizione provenivano da un luogo chiamato Aztálan, nome che rievoca Atlantide, anche se gli studiosi affermino che sia situato nel Messico settentrionale. Gli Aztechi assimilarono le credenze, i miti, i riti dei Toltechi. Nel linguaggio tolteco (nauhatl) si ritrova la radice atl, che significa acqua, guerra. Di qui proviene la parola atlan, che significa sulla riva o in mezzo all’acqua. Della parola atlantico non si ritrova un’etimologia in nessuna lingua indoeuropea.
L’altipiano di Nazca nel Perù meridionale battuto da venti impetuosi, è un luogo arido sterile e inospitale, privo ora e in passato di nuclei abitati. Il terreno contiene una quantità sufficiente di gesso da incollare come un adesivo le pietre piccole al sostrato. Una volta disegnate le cose tendono a conservarsi, in quanto il luogo è uno dei più secchi del mondo. Su questo altipiano su un’area di 520 km quadrati sono state disegnate centinaia di enormi figure, alcune rappresentano animali e uccelli come quella di un airone lungo più di trecento metri, altre sono figure puramente geometriche.
Figura 2. Linee di Nazca

Viste a livello del terreno sembrano delle semplici scalfitture ma viste dall’alto appaiono come figure maestose. Gli esperti considerano i Nazca anteriori agli Inca, anche se non hanno lasciato testimonianze della loro scrittura. Secondo la gente locale queste linee non sono opera degli uomini, bensì uomini possenti, i messaggeri del dio Viracocha[2], che migliaia e migliaia di anni fa lasciarono le loro impronte.
Quanto erano sofisticati questi “primitivi” Nazca? Che genere di conoscenze dovevano possedere per incidere le loro gigantesche firme sull’altipiano? Tanto per cominciare sembra che eccellessero nell’astronomia, almeno secondo la dottoressa Phillis Pitluga, astronoma presso il Planetario Adler di Chicago. Dopo aver effettuato un approfondito studio computerizzato degli allineamenti stellari di Nazca, è arrivata alla conclusione che la famosa figura del ragno fu concepita come un diagramma terrestre dell’immensa costellazione di Orione[3], e che le linee dirittissime collegate alla figura sembrano essere tracciate per rilevare nel corso dell’epoche, il variare delle declinazioni delle tre stelle della cintura di Orione.[4]
Il ragno citato nel brano sopra scritto è un genere conosciuto come il rincinulei uno dei più rari al mondo che esiste solo nelle remote zone della foresta pluviale amazzonica, inoltre il disegno è tanto accurato da rappresentare il caratteristico organo riproduttivo, normalmente visibile solo al microscopio! Alcuni disegni geometrici sono rette lunghe più di otto chilometri che avanzano nel deserto scendendo nei letti secchi di fiumi, scavalcando affioramenti rocciosi, senza mai compiere una deviazione: Le linee sembrano tanti sentieri tracciati da giganti.
[1] Popol Vuh Einaudi, Torino 1976, p.127-128.
[2] Questo riferimento lo ritroviamo negli scritti di Luis de Monzon, un magistrato del tardo XVI secolo.
[3] I collegamenti astrali a questa costellazione li ritroviamo anche nell’antico Egitto dei Faraoni. La costellazione di Orione è di importanza fondamentale per il calcolo delle distruzioni cicliche planetarie.
[4] Graham Hancock, Impronte degli Dei, pag.53, Corbaccio.
ENOCH EQUIVALENTE OCCIDENTALE DI ASURA MÂYÂ
Enoch è un personaggio misterioso e cosmopolita chiamato
anche Enos, Hanoch e infine Enoïchion dai greci. Nella Bibbia troviamo tre diversi
Enoch (Enos), uno è figlio di Caino, il secondo Enos è figlio di Set, il terzo Enoch
è figlio di Jared. Si tratta della stessa persona che viene presentata
ripetutamente per fuorviare il lettore. Del primo si dice poco o nulla, degli
altri due s’indicano solo gli anni. Enos figlio di Set rappresenta la Prima
Razza nata nel modo attuale, dall'uomo e dalla donna dopo la separazione dei
sessi. Enoc significa Iniziatore, Istruttore. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe,
nel suo primo libro (cap. 3) mostra Seth versato nell’astrologia, nella
geometria e in altre scienze occulte. Egli dice che, prevedendo il diluvio,
Seth incise i fondamentali principi della sua arte su due pilastri di pietra e
mattoni, l’ultimo dei quali “vide egli stesso (Giuseppe) ancora esistente in
Siria al suo tempo”. Anche di Enoch si dice che costruì dei pilastri. Per
questo Seth è identificato anche con Enoch.
Enoch degli ebrei, Ermete dei greci, e Idris, Edris dei
mussulmani sono identici, tutti Istruttori e veggenti.
Nell’èra Krita,
Vishnu, in forma di Kapila ed altri (Istruttori ispirati)... insegnò... la vera
saggezza [come fece Enoch]. Nell’èra Tretâ represse i cattivi sotto forma di
monarca universale [Chakravartin, il “Re Immortale” di Enoch, e protesse i tre
mondi [o Razze]. Nell’èra Dvapara, nella persona di Veda-vyâsa, divise l’unico
Veda in quattro, e lo distribuì in centinaia di branche. (Vishnu Purâna, Libro III, 31).
Della sua vita, durata 365 anni, si conosce tuttavia ben
poco. Nella Bibbia samaritana l’età di Enoch viene fissata a 360 anni, i gradi
del cerchio celeste. Si parla di un uomo saggio, privilegiato da Dio, che gli
permise di salire in cielo ancora vivente e quindi di tornare sulla terra con i
libri della Saggezza divina, a lui consegnati in retaggio per il genere umano. Enoch
non morì perché “Iddio lo prese in cielo quando aveva 365 anni”, significa
l’anno solare quando ne fu stabilita la durata attuale di 365 giorni. I Fenici
chiamavano con il nome di Enoc la Fenice, il mitico volatile che rinasceva
dalle proprie ceneri.
Il Libro di Enoch è uno degli Apocrifi del Vecchio
Testamento, mai riconosciuto dalla Chiesa cattolica, è considerato come
ispirato soltanto dalla Chiesa ortodossa copta. L'originale è perduto e
rimangono solo alcune versioni incomplete. Quando si parla di Libro di Enoch
bisogna precisare quale testo si sta analizzando dal momento che vi sono tre
diverse opere con questo nome: I Enoch, o Enoch etiope; II Enoch, o Enoch slavo,
conosciuto anche come Libro dei Segreti di Enoch; III Enoch, o Apocalisse
ebraica di Enoch. […] L’opera si compone di varie sezioni: Libro dei Vigilanti
(cap. 1-36), Libro delle Parabole (cap. 37-71), Libro dell’Astronomia o Libro
dei Luminari Celesti (cap. 72-82), Libro dei Segni (cap. 83-90), la Lettera di
Enoch (cap. 91-104) e la cosiddetta Apocalisse di Noè (cap. 105-108).
Il Libro narra che gli Angeli, figli dei cieli, desiderando
le figlie degli uomini, si accostarono e si unirono ad esse, generando
terribili giganti, e rivelarono agli uomini ogni sorta di conoscenza.
Il corrispondente occidentale di Asura Mâyâ è Enoch,
infatti, nel Midrash Pirkah (Capitolo
VIII) è scritto che “Enoch o Hanokh trasmise la scienza del calcolo
(astronomico) e del computo delle stagioni a Noè”. Secondo i libri di
Enoch, una notte egli dormiva solo nella
sua casa quando, improvvisamente, fu svegliato da due uomini giganteschi, alti
come non ne aveva mai visti sulla Terra, afferrarono Enoch e sollevatolo lo
accompagnarono su un carro celeste
nello spazio dove, nel corso dei successivi sessanta giorni, furono la sua
guida su dieci mondi diversi.
Ed essi mi portarono
davanti agli Antichi e a coloro che comandano le stelle (2, IV). Essi ordinano
e studiano il movimento delle stelle … e impartiscono istruzioni e insegnamenti
(2, XIX).
Enoch sale in cielo, dove incontra la Grande Gloria
di Dio:
Viene portato in vari luoghi anche
sotterranei;
Vola in una località deserta dominata dal fuoco;
Si sposta poi nelle diverse direzioni verso
i confini della Terra;
Riceve dai “Vigilanti” una serie di conoscenze
astronomiche relative all’ordine del cosmo, al sole, alla luna e alle sue
fasi, all’anno lunare, ai venti.
“Enoch”, e la sua “Sapienza” appartengono al ciclo della
Quarta Generazione o Razza atlantiana, e ai discendenti di Noè al ciclo della
Quinta. Noè è l’erede della Saggezza di Enoch; in altre parole, la Quinta Generazione
Razza è erede della Quarta cioè l’Atlantidea formata da giganti. “C’erano
sulla terra i Nefilim (Giganti) a quei tempi - e anche dopo - quando i figli
degli Elohim, Esseri celesti si univano alle figlie degli uomini e queste
partorivano loro dei figli, sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”
(Genesi IV, 6).
Il Libro di Enoch è un riassunto, un compendio
delle grandi linee della storia della Terza, Quarta e Quinta Razza o
Generazione, un lungo sommario retrospettivo, introspettivo e profetico di
eventi universali e del tutto storici — geologici, etnologici, astronomici e spirituali
— con un tocco di Teogonia degli archivi antidiluviani. Forse S. Agostino aveva
ragione quando diceva che la Chiesa respingeva il Libro di Enoch dal suo
canone per la sua troppa antichità (ab nimiam antiquitatem) per gli
eventi raccolti in esso, non c’è posto nel limite dei 4004 anni a.C. assegnati exotericamente
al mondo dalla sua “creazione”!
Dice lo Zohar: “Hanokh (Enoch) aveva un libro identico al Libro delle Generazioni di
Adamo; questo è il Mistero della Saggezza”. Enoch il settimo
Patriarca, e il suo equivalente greco Ermete sono figure giganti del passato
arcaico risalgono al periodo di Asura-Mâyâ.
LO SCUDO DI ORIONE DEL FIGLIO DEL SOLE
Nel dicembre 1924, in America, la rivista "The Foreword" pubblicò una leggenda sulla pietra miracolosa intitolata "Leggende - Profezie dell'Oriente". Le informazioni che compongono la Leggenda della Pietra furono date da un Grande Maestro, e poi furono registrate dalla famiglia Roerich. Nella prefazione della Leggenda, Helena Roerich scrisse:
Attualmente, nella lingua di molti popoli, esiste una vecchia leggenda sulla meravigliosa Pietra. Secondo le leggende, le proprietà della Pietra sono sorprendenti: può brillare, emettere raggi, scintillare, essere calda o molto pesante. A volte emette suoni, crepita. Scritti sacri o profetici possono apparire su di essa. Non solo prevede eventi, ma esaudisce anche desideri, porta fortuna, protegge dalle malattie, aiuta a far fronte ai nemici. Successivamente, la Leggenda della Pietra fu inclusa nella raccolta "Cryptograms of the East", pubblicata nel 1929 a Parigi con il nome di J. Saint-Hilaire.
Quando il Figlio del Sole scese sulla Terra per insegnare alle nazioni, lo Scudo che portava il Potere della Pace cadde dal cielo. Al centro dello scudo tra le tre eccellenti macchie sporgevano segni d'argento, prefigurando eventi sotto il raggio del Sole. L'apparizione di un'oscurità inaspettata sul Sole fece precipitare il Figlio del Sole nella disperazione, ed egli lasciò cadere e fracassò lo Scudo, poiché la costellazione era ostile. Ma la forza rimase del Sole rimaste nei pezzi infranti. Dal libro di Tristan detto Lun - Crocevia d’Oriente.
La leggenda buddhista raccolta sui crocevia d’oriente ci fornisce le seguenti informazioni:
1. Un Figlio del Sole, cioè un Grande Essere giunge dallo spazio portando uno Scudo con tre segni d’argento al suo centro.
2. Scese sulla Terra per insegnare alle nazioni, all’umanità.
3. Prima di giungere sulla Terra un’improvvisa oscurità dovuta a una costellazione ostile, velò il Sole, e fece cadere lo Scudo del Figlio del Sole.
4. Lo scudo del Figlio del Sole si ruppe in più pezzi, ma la forza e il potere del Sole rimasero in quei pezzi.
Un Grande Essere, chiamato il Figlio del Sole, per precisare che appartiene a questo sistema solare, giunge dallo spazio sul nostro pianeta come un Istruttore per insegnare all’umanità considerata giovane. Porta con sé uno Scudo che contiene i poteri del Sole. Quest’azione è avversata da forze ostili che provengono da un’oscura costellazione. Quest’azione degli Esseri della costellazione oscura è per distruggere lo Scudo proveniente dalle stelle, ma riesce solo in parte i pezzi dello Scudo cadono sul nostro pianeta. Ci fu guerra in cielo narrano i vari scritti religiosi del passato.
Figura 3. Meteoriti dallo Spazio

Poiché si citano le costellazioni, lo Scudo del Figlio del Sole è riferito alle quattro stelle del quadrilatero della costellazione di Orione, che contiene le tre stelle della sua cintura, appunto le tre macchie d’argento. Lo Scudo dunque, proveniva da Orione.
Lo scudo è un enorme aerolite o meteorite proveniente dalla costellazione di Orione. Lo scudo del Figlio del Sole che portava il Potere della Pace è l’immagine poetica di un enorme meteorite composto di materiali emananti particolari radiazioni in grado potenziare le attività fisiche e psichiche del genere umano. Certo, è difficile interpretare questa immagine, ma da essa è chiaro che la Pietra è indiscutibilmente di origine cosmica ed è venuta sulla Terra a seguito di un grandioso evento cosmico.
Secondo gli scienziati dell'Osservatorio Nazionale Giapponese, la vita sul nostro pianeta potrebbe benissimo essere stata portata dallo spazio. Gli scienziati giunsero a questa conclusione dopo aver studiato la parte centrale della costellazione di Orione. Gli astronomi hanno scoperto una zona grandiosa di radiazione ultravioletta speciale, che ruota le molecole di amminoacidi esclusivamente verso il lato sinistro. Sul nostro pianeta, questi componenti iniziali della vita proteica sono anch'essi rivolti esclusivamente a sinistra, per i quali prima non c'era una spiegazione convincente. Quando gli amminoacidi vengono ottenuti tramite una reazione chimica normale, si formano molecole "destra" e "sinistra" approssimativamente uguali.
Gli scienziati osservano che la zona scoperta nella costellazione di Orione occupa un'area 400 volte più grande della dimensione del Sistema Solare. In precedenza si sapeva che un tipo speciale di radiazione ultravioletta con la cosiddetta polarizzazione circolare distrugge gli amminoacidi "destro" e lascia solo quelli "sinistri". Tuttavia, solo ora gli scienziati giapponesi hanno scoperto una vera zona nello spazio dove questi mattoni iniziali della vita biologica possono essere forgiati.
Secondo Tsubasa Fukue, un dipendente dell'Osservatorio Nazionale Giapponese, è del tutto possibile che il sistema solare nel periodo più antico della sua esistenza fosse sotto l'influenza di tali radiazioni, che portò alla comparsa di molecole di vita esclusivamente mancine, e poi potessero essere state portate sulla Terra da comete e meteoriti.
Si scopre che nella costellazione di Orione esiste un'incredibile Oasi di vita, che nel processo della sua evoluzione ha raggiunto il livello di sviluppo più alto, incredibile e inimmaginabile rispetto a tutte le regioni circostanti del Cosmo, e ora nutre lo spazio circostante con potenti energie che emanano dalle profondità dello spirito ed esprimono adeguatamente questa pulsazione primaria. Pertanto, Orione è una sorta di faro per tutti i sistemi cosmici che la circondano.
Naturalmente, quando parliamo dell'oasi in Orione, ci riferiamo principalmente alla famosa nebulosa M42, situata sotto la Cintura a tre stelle. La costellazione di Orione è una sorta di "calderone celeste" bollente, dove anche nell'epoca presente nascono mondi e si creano stelle. (Siegel "Treasures of the Starry Sky").
Figura 4. Nebulosa M42 Orione

Tendiamo a presumere che, sulla scala della nostra galassia, Orione sia una formazione unica e quindi importante per tutto lo spazio. Inoltre, diversi fatti ci portano a pensare che Orione non sia solo un centro spirituale ma anche fisico per la nostra galassia. Se assumiamo che il centro della vita in Orione, in virtù del suo livello di sviluppo, sia il più antico (e quindi primario) nel suo spazio, allora, in virtù della legge dell'analogia, essendo il nucleo dell'energia creativa sul piano spirituale, deve esso esserlo diventato nel processo di formazione della galassia e sul piano manifestato. Orione diventa il centro geometrico e gravitazionale della rivoluzione della spirale galattica da cui emanavano le onde del Magnetismo, che creavano la materia dei mondi, dei soli e dei pianeti.
Assumendo che la Nebulosa di Orione sia il nucleo energetico della nostra galassia, giungiamo alla conclusione che il Magnetismo Cosmico emesso da Orione non sia altro che l'aura primordiale della galassia, o magnetismo galattico.
Con lo scudo meteorico frantumato (meteoriti enormi) giunse sulla terra anche un Essere giunto dallo spazio chiamato Figlio del Sole, di Sûrya. Il Sole Sûrya trasmise ad Asura Maya la conoscenza delle stelle.
Le opere letterarie e filosofiche di Helena e Nicholas Roerich attestano una Pietra, contenente una forza sconosciuta, fu inviata sulla Terra da una civiltà altamente sviluppata delle tre stelle principali della costellazione di Orione. Nel luogo in cui la Pietra cadde dal cielo, fu fondato il centro della Mente Superiore sul nostro pianeta, Shamballa. I frammenti di questo meteorite sono descritti di color scuro.
· In un tempo lontanissimo, cadde da una stella lontana una Pietra meravigliosa. Sul luogo in cui è apparsa, è stata fondata la Roccaforte della Luce - Shamballa.
· Nel ventre della Terra sta la Pietra caduta dai mondi lontani. Agni Yoga, 125.
Nel libro di F. Ossendowski "Bestie, uomini e Dèi" (1922) la leggenda della Pietra Nera è menzionata molte volte – secondo fonti mongole.
Le leggende brahmaniche su Krishna parlano della pietra preziosa che Syamantaka ricevette dal dio Sole Sûrya. La sua radiosità era visibile da lontano, quindi era davvero simile al sole. Syamantaka porta felicità e ricchezza al paese in cui si trova.
Milioni di anni fa, giunse sulla terra un enorme meteorite chiamato in oriente la pietra delle stelle.
I getti di questo Fuoco (spaziale) furono impressi sulla Pietra durante il grande volo davanti alla faccia del Sole. Una nebbia di scintille oscurò le cime della Protettrice delle Nevi, quando la Pietra passò ardendo da sud a nord nella Valle protetta. (Agni Yoga, post fazione).
Tra gli aeroliti, c'è un metallo, che ha la proprietà di condensare l'energia elettrica. Il possesso di questo metallo permette di ottenere forti lampi di scintille e persino fiamme. Questa fiamma satura deve brillare nella coscienza, rafforzando e accendendo. (Comunità, 199).
Apprendiamo dell’esistenza di un metallo straordinario che non è presente nella composizione terrestre, ma a volte si trova nei corpi celesti caduti sulla terra. Altrove è specificato che la Pietra contiene anche argento e rame.
Nella leggenda della Pietra, si menziona il suo legame con gli eventi descritti nell'antico poema Râmayâna: "Su Lanka giace la Pietra, sepolta per il tradimento di Râvana, partirà oltre il mare." Nel poema, Râvana è presentato come un terribile demone, il sovrano di Lanka, che ha illegittimamente usurpato il potere. Râma, l'incarnazione o Avatara di Vishnu, uccide Râvana, liberando sua moglie Sita, che il demone ha rapito con inganno.
Contiene qualcosa di molto più straordinario e potente nel suo impatto, come scrisse Helena Roerich:
Contiene una particella del Grande Soffio, una particella dell'anima di Orione che volò verso il nostro pianeta dalla lontana costellazione di Orione e possedeva una forza e un potere inediti.
Questo può essere inteso come una vibrazione di fuoco condensata, che incarna il potere dello spirito della Grande Mente Cosmica, che crea la direzione dell'evoluzione cosmica. Questo è il significato principale e la rilevanza della Pietra.
Il concetto del Grande Soffio del Cosmo significa il principio del movimento eterno, incessante, pulsazione del Cosmo. Questo "respiro" porta in sé un impulso eterno al movimento, allo sviluppo, all'evoluzione, è la Volontà primaria che emana dalle profondità dello Spazio.
Si racconta che la Pietra Meteorite molto magnetizzata, con numerose proprietà importanti, abbia avuto origine dalla costellazione di Orione. Gli indiani Hopi del ceppo etnico maya, una tribù del Nuovo Messico affermano assolutamente convinti che gli Dèi sono giunti sulla terra dalla costellazione di Orione. Secondo le leggende Hopi, dopo il cataclisma naturale, furono aiutati da "Esseri alti e onorati" chiamati Kachinas che scesero dal cielo, da un luogo chiamato Toonaottekha. Gli indiani Hopi, raffigurano con dei feticci, il popolo dei "Katchinas", i "Maestri della stella blu", divinità cui sono legati fenomeni naturali e mistici. La stella blu è Sirio. Orione e Sirio sono fra loro collegati si deduce dai miti egizi e indù.
Nel mito greco Sirio è il fedele cane del cacciatore Orione, le quattro stelle dello Scudo di Orione con Sirio formano un Tetraedro simbolo di un cristallo di energia cosmica!
Grazie ai Kachinas, gli indiani impararono a lavorare i metalli, a conoscere le basi dell'astronomia e della medicina. Durante le danze rituali, uno degli sciamani Hopi raffigura Kachinas, una creatura della Stella Blu, cioè di Sirio. Gli "stranieri" scesero sulla Terra in quello che i pellerossa chiamano "il tempo della creazione". Vennero per portare insegnamenti a bordo di un'enorme tartaruga immagine di una grande nave spaziale.
Anche l'utilizzo delle penne nei costumi indiani sarebbe legato a un culto di origine "stellare". Le tradizioni Hopi affermano che queste usanze provenivano dalle stelle e furono iniziate con la razza degli Akhu, gli "uomini uccello" portatori del fuoco.
Durante la sua grande spedizione in Asia Centrale a N. Roerich l'abate del monastero tibetano di Tashi Lumpo gli consegnò avvolto in un telo un pezzo di Cintamani come segno di grande rispetto e fiducia, che, secondo il lama-abate, fu portato sulla Terra dal sistema planetario Sirio. In seguito, mentre esaminava la pietra, la moglie di Roerich, Helena Ivanovna, vi trovò misteriosi simboli. Dopo aver studiato l'iscrizione, Roerich decise che era stata fatta in un'antica varietà di sanscrito, e la decifrò come segue:
Il mio tragitto correva tra le stelle. Ho portato un calice coperto da uno scudo. E ho anche portato un tesoro, un dono da Orione.
Nel 1968 il visionario scrittore Arthur C. Clarke scrive in 2001 Odissea nello spazio ”di un monolite nero proveniente dallo spazio”, e contemporaneamente il regista Stanley Kubrick, lo trasporta in forma visiva in un film. Il romanzo di Clarke identifica il monolite nero come un oggetto creato da una razza aliena che è passata attraverso molti anni di evoluzione, partendo dalle forme organiche infine ha raggiunto uno stato di pura energia.
Questi esseri attraversano il cosmo aiutando le specie minori nel compiere i passi dell’evoluzione. Il monolite sembra rappresentare una specie di forza della quale non conosciamo la provenienza che stimola l’uomo nelle epoche, portandolo all'evoluzione. Quando l’oggetto viene scoperto dalle scimmie, queste ne vengono spaventate ma nel contempo affascinate.
Una leggenda tibetana narra di un cavallo alato Lung-Ta in grado di attraversare l'universo a portare sulla groppa il cofanetto con i quattro oggetti. I tibetani dipingono il cavallo Lung-Ta sul cui dorso è raffigurato un prezioso scrigno con una triplice pietra che irradia un bagliore infuocato. Nel Buddismo si dice che Chintamani[1] sia una delle quattro reliquie cadute in uno scrigno dal cielo. Secondo la leggenda tibetana, un Cavallo Alato, al galoppo attraverso l’universo, ha portato sulla Terra un cofanetto con i quattro oggetti sacri, tra i quali vi era la pietra Chintamani e Norbu Rimpoche. Il buddhismo himalayano rappresenta Chintamani portata sulla schiena del cavallo rosso. La Pietra è molto magnetizzata, con molte proprietà importanti, tanto che è chiamata anche gioiello pensante e ha il potere di esaudire i desideri.
I tibetani chiamano la sacra Pietra Norbu Rimpoche. Nelle loro leggende segrete si menziona la Pietra che emette raggi che per penetrano da per tutto sulla torre del Signore di Shamballa, Rigden Djapo.
La leggenda ci dice che fu portata dal Cavallo Alato ma dove esattamente? Si dice proveniente da Orione. Il cavallo alato che attraversa il firmamento è forse il simbolo di una navicella o arca spaziale? A Nicholas Roerich un lama del monastero di Tashi Lumpo, disse che il gioiello Cintamani fu portato sulla Terra da Esseri del sistema planetario di Sirio.
Il “Cavallo Alato” è l’immagine di un’astronave che portava qualcosa che fu lasciata sulla Terra dall’equipaggio della nave stellare.
Tra le nebulose che compongono la costellazione di Orione, troviamo che una di esse, la nebulosa Testa di Cavallo con i suoi contorni molto simili alla testa di un cavallo è direttamente correlata al cavallo delle leggende del Tesoro del Mondo. La nebulosa si trova vicino ad Alnitak, la stella più ad est della cintura di Orione che ha il numero B-33 secondo il catalogo di Barnard.
Il movimento fin dai tempi antichi era simboleggiato da Uccelli, B-arche, Cavalli - oggetti e concetti legati alla rappresentazione del movimento, al cambiamento.
Un mito indù narra che un gioiello appartenuto al Dio del cielo Indra cadde sulla Terra durante una potente battaglia in cielo, permettendo così a chi lo possedeva di ottenere i propri desideri.
La tradizione misterica ci informa che al tempo della Quarta Generazione, l’Atlantidea furono edificate le Tre Piramidi di Giza, quali immagini delle tre stelle della Cintura di Orione. Si sussurra o s’ipotizza che le tre piramidi dovevano contenere o essere state edificate sopra i tre frammenti d’argento dello scudo di Orione. Lo stesso si dica della posizione della Sfinge, quale immagine del centro dello Scudo!
Fin dai tempi antichi, le due stelle superiori di Orione sono state percepite dai poeti egiziani come gli Occhi del Cacciatore di Orione e sono esposte come i due Occhi Celesti. Un occhio di Orione è la stella Bellatrix, che appare per la prima volta nel cielo notturno quando Orione sorge dall'orizzonte. Il secondo occhio di Orione, la stella Betelgeuse, brilla con una luce intensa, poi diventa quasi invisibile, e questo accade in un periodo di circa sei anni La fede degli antichi Egizi e, soprattutto, dei faraoni, nella rinascita dopo la morte.
A tal fine, dopo la morte del faraone, veniva eseguita una cerimonia religiosa di apertura della bocca, che veniva tenuta dai sacerdoti all'interno della Grande Piramide Egizia, nel sarcofago della Camera del Re. Si credeva che durante la cerimonia di "Apertura della Bocca", l'Anima volasse fuori dal corpo del faraone e attraversasse il tunnel della Grande Piramide Egizia, che ai tempi dei faraoni era orientata verso la stella Betelgeuse, l'Anima arrivasse al Giudizio Universale di Osiride, che ebbe luogo nella costellazione di Orione. In seguito, il corpo del faraone veniva estratto dalla Piramide e doveva essere sepolto nella tomba. Nei testi religiosi, l'Occhio di Orione, la stella di Betelgeuse, era chiamato dagli antichi Kaa Ain - l'Occhio Svanito.
La connessione delle strutture piramidali con i campi celesti e le singole stelle era nota fin dalla notte dei tempi. Le Tre piramidi di Giza e la Sfinge posta accanto alla Grande Piramide furono edificate dagli Atlantidei, come antenne per la comunicazione a lunga distanza e come mezzo di azione correttiva e pacificazione degli elementi risvegliati.
La Camera della Regina come la Camera del Re è provvista di due canali d’areazione nelle pareti nord e sud, scoperti solo nel secolo scorso perché l’inizio e la fine dei condotti erano stati occultati. Se sono solo camere mortuarie, ci si chiede che cosa importa a un morto disporre un ricambio d’aria perché solo i viventi hanno bisogno di respirare, gli antichi egizi non ventilavano le tombe, l’ipotesi di un sepolcro per mummie deve essere scartata, l’aria serviva per chi partecipava ai rituali dell’iniziazione. Dove puntavano i condotti delle due Camere? Da un lato il condotto della Camera del re puntava a “Sahu” Orione.
Nei Misteri egizi Orione corrisponde all’Osiride celeste che presiede al Regno delle Anime, al quale ascende ogni Faraone-Horus attraverso la Stella meridionale Alnitak della Cintura di Orione, “i Tre Re”, per divenire immortale e ricongiungersi al Padre celeste, insieme alla propria consorte, che si fonde con la Madre Iside/Sirio. Il Fuoco solare, la Coscienza, deve risorgere e tornare alla “Casa della Vita”, il Cosmo.
La Grande Piramide con i suoi canali stellari assumeva la funzione di un potente tracciatore di un sentiero spaziale, che era utilizzato per lanciare il corpo astrale nei mondi e nelle costellazioni distanti. Lo scopo delle aperture nella piramide verso la Cintura di Orione da un lato e dall’altro le stelle dell'Orsa Maggiore era di aiutare a viaggiare lungo il Sentiero d'Argento nella giusta direzione.
Si affermava che il Benben la sacra Pietra d’apice sulla piramide era d’origine celeste, perché caduta dal cielo, cioè un meteorite. Il colore di questa pietra è nero, come quello della sacra pietra dei Mussulmani. Poiché Benben significa radiante, il meteorite doveva possedere forti proprietà magnetiche. Il termine ben che significa “generare” ripetuto due volte può significare “Fuoco della Doppia Generazione”. Si può ipotizzare che le Tre Piramidi di Pietra furono costruite sulla Terra da Grandi Esseri provenienti da Orione,oppure in possesso di una conoscenza che giungeva da quella costellazione.
Il detto come "tutto ha paura del tempo, e il tempo ha paura delle piramidi" contiene una verità profondamente nascosta. Anche se la forma fisica della piramide viene distrutta, i fenomeni della piramide si manifesteranno anche nello spazio.
Probabilmente un'intera rete di piramidi in tutto il mondo è costruita secondo un certo schema associato a una mappa del cielo stellato e delle costellazioni sacre responsabili dell'attività del tempo. C'era una volta, una rete di tali costruzioni in tutto il mondo fungeva da antenne per la comunicazione con i Mondi Superiori e altre civiltà in sistemi stellari lontani. [1] Chintamani, scritto anche Cintamani, in sanscrito significa Gioiello del Mondo.
I SIGNORI DELLA FIAMMA DICIOTTO MILIONI E SEICENTOMILA ANNI FA
Nelle prime due Razze Madri o Radici note con i nomi di “Adamica” e di “Iperborea”, le forme animate erano rispettivamente astrali ed eteriche: erano “immense e indefinite” con un basso stato di coscienza verso l’esterno, esercitata per mezzo dell’unico senso (l’udito) posseduto dalla prima razza, o dei due sensi (udito e tatto) della seconda. Con la Terza Razza, la Lemuriana, si sviluppò un tipo più denso e più umano.
Come avvenne sul pianeta Terra l’individualizzazione, la trasformazione da animale-uomo a uomo, o in altri termini il passaggio dal regno animale a quello umano? All’inizio della Terza Generazione o Razza-Radice, al periodo in cui il futuro uomo era semplicemente animale; ogni forma costruita allora era una base per la comparsa della scintilla della mente. Lo stato evolutivo di quell’inizio corrispondeva a quello di uomo-animale, a una condizione di scarso sviluppo mentale.
La cronologia brahmanica, secondo il calendario Tirukkunda Panchanga frutto dei calcoli di Asura-Mâyâ ci fornisce il tempo trascorso dall’apparire di Vaivasvata Manu, periodo umano fino all’anno 2.026 è di 18.618.857 anni. Vaivasvata Manu apparve su una Barca, una “Navis”, un vascello siderale, un “contenitore”, simbolicamente dei germi di vita. L’Acqua è il primo degli elementi cosmici, e i termini “tenebre” e “caos” sono usati per indicare lo stesso Elemento. Nel Mahâbhârata Vishnu ordina che si costruisca un’imbarcazione, nella quale Manu si salva insieme con i Sette Rishi; questi, però, mancano negli altri testi.
Il Tirukkunda Panchanga ci dice anche che i regni minerale, vegetale e animale, fino all’Uomo fisico distinto in due sessi, hanno impiegato ad evolversi 300 milioni di anni. Il prototipo dell’Uomo, o la sua immagine vaporosa, può essere esistito per 300 milioni di anni, per quanto ne sappiamo; poiché non ci sono state indicate le date, che sono e resterà un segreto.
Poiché “Manu” deriva da man, pensare, l’idea è chiara. Il pensiero nella sua azione sul cervello umano è senza fine. Così è Manu, e contiene la potenzialità di tutte le forme pensanti che, scaturendo da questa particolare sorgente, si svilupperanno sulla terra. Nell’insegnamento popolare, Manu è l’origine della Terra, e da lui e da sua figlia “Ila” è nata l’umanità. Per quanto è dato conoscere, Vaisavata Manu potrebbe essere un Avatar, o una personificazione di Mahât, dalla Mente Universale e preposto a dirigere e guidare l’Umanità nella sua marcia in avanti.
Ai primi giorni dell’umanità, all’inizio di quella che Esiodo chiama la Terza Generazione o Razza Radice, l’umanità possedeva organi sensori pochissimi sviluppati, questo corrisponde a uno stadio di poco sviluppo, un periodo in cui l’uomo era semplicemente animale; ogni forma costruita allora non era che una base per la comparsa della scintilla della mente. Il Maestro D.K. riferendosi a quel lontano periodo cita un Antico Commentario:
I Figli di Dio scoccarono come frecce dall’arco. Le forme ricevettero l’impulso ed ecco! Un Dio era nato. Ma il bimbo nulla seppe del grande evento.
Il Maestro D.K. spiega che questo evento non avvenne 18,6 milioni di anni fa, ma tre milioni prima cioè 21,6 milioni di anni fa.
Il Maestro ci informa che il Sole era in Sagittario quando le prime tendenze umane lottarono per farsi avanti. Lo stadio dell’animale uomo era giunto al termine e il grande evento dell’individualizzazione ebbe luogo quando il Sagittario governava, dal punto di vista del nostro pianeta, ma il cervello dell’essere umano di allora non riuscì a registrare ciò che era avvenuto.
I cicli passarono e quando il Sole giunse in Leone, si ebbero i primi casi di coordinamento fra cervello e mente e l’essere umano divenne nettamente autocosciente, oltre diciotto milioni di anni fa, la data fornita dal calendario brahmanico. L’essere umano registrò la propria individualità.
La prima data espressa in cifre (sebbene l’esattezza non sia possibile in un sistema solare in mutamento come il nostro) è oltre 21 milioni e seicento mila anni fa. Il Maestro D.K. ci dice che discutere su queste cifre è inutile, poiché per il momento non se ne può dimostrare l’esattezza o meno.
Dovevano ancora passare tre milioni di anni affinché con la discesa dei Signori della Mente avvenisse l’individualizzazione. Questi Signori della Fiamma o della Mente sono i Kumâra, i Sette figli di Brahmâ, nati dalle membra del dio durante la cosiddetta nona creazione.
I Kumâra sono i Dhyâni derivati immediatamente dal Princìpio Supremo, che appaiono di nuovo durante il periodo del Vaivasvata Manu, per il progresso dell’umanità. Vishnu Purâna.
Nella mitologia popolare sono rappresentati come nati dal “fianco di Brahmâ”, così come Eva nacque dalla costola di Adamo. Invece, negli insegnamenti esoterici, essi sono i Progenitori del vero Sé spirituale nell’uomo fisico. Sette Kumâra al cui capo vi è Sanat Kumâra.
Verso la metà dell’epoca lemure, circa 18,6 milioni di anni fa, ebbe luogo un grandioso evento, Sanat Kumâra, l’Antico dei Giorni, il Signore del Mondo, discese sul nostro pianeta fisico denso. Nella stessa data giunse la Barca del Manu Vaivasvata con Sette Rishi. Sette Kumâra giunsero sul pianeta Terra. I due racconti sono in realtà due versioni dello stesso avvenimento, quindi, Vaivasvata Manu è la stessa Entità indicata come il Grande "Sanat Kumâra". I Sette Rishi sono i Sette Kumâra.
“I Signori della Fiamma e i Loro Accompagnanti giunsero da Venere sulla Terra avvolti in una nube di fuoco. Ognuno di Essi portava con sé gli attributi e i simboli del Suo potere, così come gli elementi dinamici che avrebbe dovuto usare per costruire il Grande Centro Spirituale che sarebbe stata la Dimora del Signore del Mondo (SHAMBALLA). Quando suonò l'ORA CELESTE, il gigantesco meccanismo si mise in movimento. Le stelle segnalarono il passaggio degli Dèi e i Signori della Fiamma con i Loro corrispondenti bagagli (tecnici) e in accordo con la Legge, costituirono una SFERA DI FUOCO d’incalcolabile radiazione e si lanciarono prontamente alla grande avventura cosmica che aveva inizio nelle più elevate vette del Sistema e doveva culminare in quel piccolo luogo della Terra che era l'ISOLA BIANCA che galleggiava tranquillamente sul “Mare del GOBI”.
La Venuta dei Signori della Fiamma con la loro magnifica corte di Entità venusiane, tanto umane quanto angeliche, per instaurare la Grande Fratellanza Bianca sul pianeta, si produsse attraverso un indescrivibile processo scientifico di “Sostanziazione dell'etere” che costituiva l'elemento energetico che formava i veicoli più densi di espressione dei Signori venusiani, al fine di adattarli alle vibrazioni più dense dell'etere planetario. Questo processo scientifico fu preceduto da un altro di carattere misterioso e occulto che esotericamente potremmo definire come di “astrazione della coscienza” dentro la luce del Cosmo da parte delle grandi Entità.
Il vascello del Signore della Fiamma volò attraverso gli spazi, discendendo da incalcolabili altezze e circondato da vive masse di fuoco. Esso si fermò per portare la sapienza alla prima umanità terrestre dove adesso si stende, sterminato, il deserto di Gobi, era allora il mare, nel quale biancheggiava un’isola che sorgeva in mezzo al mare di Gobi, come scritto nell’Upanishad. Questi Grandi Esseri si stabilirono in un luogo chiamato Shamballa, dove in passato vi era un mare e al centro un’Isola detta Bianca, che divenne la loro sede.
I Signori della Fiamma giunsero da Shukra, cioè dal pianeta Venere, non a caso chiamato da Pitagora, Sol alter, cioè “l’altro Sole”. Secondo la Dottrina Misterica, questo pianeta è il primario della nostra Terra e il suo prototipo spirituale. Così, si dice che il carro di Shukra è trainato da otto “cavalli nati sulla terra”. Ogni peccato commesso sulla Terra è risentito da Ushanas-Shukra. Ogni cambiamento che avviene su Shukra è risentito e si riflette sulla Terra. Il Guru dei Daitya è lo Spirito Guardiano della Terra e degli Uomini. Shukra, o Venere, è così rappresentata come Precettore dei Daitya, i giganti della Quarta Razza Radice. I Maya oltre al calendario basato sull’anno solare terrestre, ne avevano un altro calcolato sull’anno solare venusiano, forse era dovuto al grande culto che i Maya riservavano a Venere, identificato con Quetzalcóatl.
Uno dei Maestri delle scienze misteriche ha insegnato che il grano, la forma più perfetta di cibo conosciuta dall’uomo, fu portato sulla terra dal pianeta Venere. Il Maestro Hilarion spiega il modo in cui fu trasportato: i germi del grano furono trasferiti da Venere alla terra tramite la pressione della luce.
Noi non sappiamo in che periodo della storia del mondo i germi del grano siano stati trasferiti dal pianeta Venere alla terra, ma sappiamo, invece, che il grano, come valore nutritivo, è il migliore tra tutti i tipi di frumento, e adempie del tutto alla promessa che “il grano purpureo, il dono elargito dagli Dèi in persona” è superiore a qualsiasi forma di cibo oggi conosciuto dall’uomo.
Poi, con il ruggito possente e la discesa da incalcolabili altezze, circondati da masse di fuoco che riempirono il cielo con lingue ardenti, lampeggiò attraverso lo spazio il carro dei Figli del Fuoco, i Signori della Fiamma da Venere; si fermò, sopra la “Isola Bianca”, che stava come un bocciolo in mezzo al mare di Gobi; era verde, e radiosa con masse di fiori colorati, la Terra offriva il suo meglio per dare il benvenuto al Re. Là si fermò “il Giovane delle sedici estati”, Sant Kumâra, “il Giovane Eternamente vergine”, il nuovo Governatore della Terra, venne al suo regno, i suoi Allievi, i tre Kumâra, con Lui, i suoi Aiutanti intorno a Lui (C.W. Leadbeater).
Il mare che occupava quello che ora è il Deserto di Gobi in Asia centrale si frangeva contro le barriere rocciose delle pendici nord dell’Himalaya, e tutto veniva preparato per il momento più drammatico nella storia della Terra, la venuta dei Signori della Fiamma. Al centro vi era una frondosa Isola circondata da altissime montagne bianche “che si elevavano su di un mare tranquillo”, così come recita la tradizione mistica.

Figura 5. L’arrivo dei Signori della Fiamma sopra il mare del Gobi[1]
L'Isola alla quale fanno riferimento gli antichi commenti esoterici è chiamata occultamente l'Isola Bianca, persa tra le inesplicabili aridità del Deserto del Gobi, che in un lontanissimo passato, era un mare un po' più grande dell'attuale Mediterraneo. Questi Grandi Esseri, Signori della Fiamma, si stabilirono, dove in passato vi era un mare e al centro un’Isola detta Bianca, che divenne la loro sede.
L'Isola Bianca, ossia il posizionamento geografico scelto dai Signori della Fiamma quando istituirono la Grande Fratellanza di SHAMBALLA qui sulla Terra è un mistero iniziatico di alta trascendenza spirituale basato sulla geometria esoterica, cioè nulla di esterno, salvo le indescrivibili radiazioni magnetiche, potranno rivelare al ricercatore qualificato questo meraviglioso Centro spirituale dal quale sorge la Luce del mondo … Questo indescrivibile luogo, situato all'interno di un’estesa valle circondata da altissime montagne innevate, potrebbe essere il mitico SHANGRI-LA, il misterioso AGARTHI degli ermetici, la Città delle Sette Porte della Bibbia, il vello degli Argonauti, la Custodia del SANTO GRAL dei Cavalieri Templari... etc. (Vicente Beltran Anglada, I Misteri di Shamballa).
Dove adesso si trovano solo laghi salati e, i desolati deserti, del Gobi, del Takla Makan, di Tsaidam e della Zungaria, vi era un vasto mare interno che si estendeva sull’Asia Centrale. Questo mare rimase fino all’ultimo grande periodo glaciale, quando circa 12.000 anni fa un cataclisma locale spazzò via le acque al Sud e all’Ovest, formando un grande e isolato deserto, lasciando un’oasi, con un lago e un’isola al centro. Il deserto del Sahara si è formato allo stesso modo: all’inizio un mare aperto, poi divenne lago e infine si disseccò lasciando posto solo alle sabbie. In questo mare, vi era una splendida Isola Bianca (Shveta Dvîpa), sopra la quale fu costruita la città di Shamballa, che per la sua bellezza non aveva rivali al mondo … era abitata dagli ultimi residui della razza che precedette la nostra: misticamente chiamati i Figli della Nebbia di Fuoco … L’isola nel Mare del Gobi con i suoi resti di una splendida civiltà, esiste tuttora come oasi circondata da sabbie che non sono state calpestate da piedi di uomini.

Figura 6. Mare del Gobi
Sebbene la sua vera ubicazione non sia mai stata trovata, Shamballa è riconosciuta e venerata da almeno otto tra le principali religioni ed è considerata da più tradizioni esoteriche il vero centro del pianeta e il centro spirituale del mondo.
La tradizione narra che sotto le sabbie vi siano nascoste grandi ricchezze, statue, armi oggetti artistici. Nessuno dei locali osa toccare il tesoro perché si dice che sia sotto un potente incantesimo. La scoperta sarebbe pagata con la morte. Crudeli spiriti di nome Bahti, custodiscono i luoghi fino al tempo prescritto per la loro riscoperta. Questi luoghi, afferma la Signora Blavatsky sono gelosamente difesi contro qualsiasi intrusione straniera. Marco Polo chiama il deserto del Gobi, Lop (perché vicino alla città di Lop, oggi Charklik, nei pressi del lago salato di Lop Nur) o Gran Deserto. Marco Polo ci dice che s’impiega un anno ad attraversarlo. Il cibo e l’acqua sono scarsissimi e si rischia di perdersi a causa di allucinazioni e spiriti maligni ingannevoli.
Le sabbie del deserto del Gobi si muovono continuamente spinte da terribili raffiche di vento che soffiano in continuità. Le leggende, le tradizioni locali narrano che in un lontano passato lì vi era la sede di uno dei più ricchi imperi del mondo. Marco Polo nel descrivere il Deserto del Gobi scriveva che si udivano suoni, a volte canti e a volte gemiti che ispiravano terrore nei viandanti. In ogni caso le sabbie del Deserto del Gobi sono anche note come sabbie che cantano, un fenomeno naturale per gli scienziati. La posizione di Shamballa nel deserto del Gobi descritta da H. P. Blavatsky non è sorprendente, giacché i Mongoli, tra cui i buriati della Siberia e i calmucchi della bassa regione del Volga, erano forti seguaci del Buddhismo tibetano, in particolare gli insegnamenti del Kalachakra. Da molti secoli, i Mongoli in tutto il mondo credono che la Mongolia sia la terra a Nord di Shamballa.
Maestro, puoi dirmi dov’è che ci troviamo? Non riconosco le montagne attorno; è tutto così poco familiare. “Queste montagne sono a nord, lontano, dalla nostra Himalaya”, mi disse. “Fanno parte della catena montuosa del Tian Shan. Ma questa in particolare, non la troverai su nessuna mappa. È per lo più inesplorata a causa delle sue rupi quasi inaccessibili. Noi ci troviamo in una zona impervia dell’Asia la quale è anch’essa inaccessibile, non soltanto per i rischi del paesaggio, ma anche per i governi e le attuali situazioni politiche. Quest’area è un territorio proibito come si disse dell’altipiano del Pamir che una volta era il Giardino dell’Eden. Dubito che troppe persone sappiano dell’esistenza di queste montagne Tuesday Lobsang Rampa - La mia visita alla terra di Agartha.
Quando arrivarono 18,6 milioni di anni fa sulla Terra i Signori Della Fiamma, sul pianeta c’erano tre grandi regni in evoluzione: il minerale, il vegetale e l’animale. Il regno umano, come tale, non esisteva in quelle lontane epoche planetarie. C’era solo una sorta di speranza di regno, un’entità occultamente descritta come “uomo-animale”, la cui mente era ancora incapace, salvo alcune rarissime eccezioni, di ragionare in forma adeguata così come lo facciamo correntemente, noi oggi.
Circa diciassette milioni di anni fa da parte di questi Signori della Fiamma, si decise di avere un’organizzazione e un Quartier Generale detto dei Misteri sul piano fisico denso e di disporre di una schiera di Chohan (Signore o Mae4stro) operanti in un corpo fisico, in modo da venire incontro ai bisogni dell’umanità nascente.
In un tempo remoto, circa 18 milioni di anni fa, dal pianeta Venere (Ushanas-Shukra) giunse sulla Terra una missione di 104 Grandi esseri, detti Signori della Fiamma o Kumâra, guidati da Sanat Kumâra, verso la metà della Terza Generazione o Era terrestre. La cifra esatta è centocinque 104+1=105, se si conta Sanat Kumâra, il Signore del nostro pianeta.
Il Maestro D.K. detto il Tibetano ci dice che l’individualizzazione del genere umano risaliva tre milioni di anni prima che arrivassero da Venere sulla Terra Sanat Kumâra e i suoi collaboratori. La stessa informazione è confermata da Vashisht Vaid nel suo libro “Il segreto dell'Astrologia secondo i Param Shiva Sutra”. Vashisht Vaid è nato in una famiglia indù Mohyal Brahmini a Delhi, in India.
· Il Sole era in Sagittarius, quando l’essere umano divenne autocosciente 21,6 milioni di anni fa.
· Il Sole era in Leo, l’individualizzazione della prima umanità 18,6 milioni di anni fa.
· Il Sole era in Gemini, crisi finale dell’individualizzazione circa 17 milioni di anni fa, Fondazione della Gerarchia Evolutiva o Spirituale nel mondo fisico.
Si è affermato che Sagittarius regge l’evoluzione dell’uomo, poiché il Sole vi si trovava quando s’iniziò l’Approccio inteso a stimolare le forme di vita del pianeta. Comunque, Sagittarius governò il periodo dell’approccio soggettivo. Il Sagittario è rappresentato con corpo inferiore animale e busto umano raffigurato nell’atto di scagliare una freccia.
Il Sole era in Leo quando si compì l’individualizzazione fisica per effetto della stimolazione applicata. Il Sole era in Gemini quando si produsse la crisi finale dell’individualizzazione e fu chiusa la porta al regno animale In Leo a quei tempi la coscienza diventa individuale e separativa. Solo due segni hanno simboli semplici senza indicazione di dualismo: la freccia di Sagittarius e la coda di Leo.
Il Sole era in Gemini quando l’Approccio fu coronato dalla fondazione della Gerarchia sulla Terra. Astrologicamente Gemini rappresenta le forze duali, spirito e materia, coscienza e forma. Venere, che governa Gemini. Gemini e Sagittarius sono connessi tramite i pianeti che li reggono poiché la Terra è legata più strettamente a Venere che non con gli altri pianeti.
I Kumâra sono una delle figure più occulte, complesse, velate, di tutta la filosofia indù, la loro descrizione è tanto complicata da far pensare che si cerchi in tutti i modi di sviare l’attenzione del ricercatore, infatti, nei Purana, i Kumâra vengono continuamente confusi, sia sul piano astronomico che su quello fisiologico e mistico, con numerosi personaggi ed eventi.
Parallelamente alla venuta di Sanat Kumâra e dei suoi più vicini collaboratori, la Gerarchia Evolutiva Planetaria si organizzò come centro di distribuzione e di comunicazione delle grandi energie solari.
Come le singole entità animali umane ebbero in dono la Fiamma della Mente? Furono gli Agnishvâtta, Deva o Angeli della Fiamma ad animare le forme animali vuote ed eteree, per trasformarle nell’Uomo Razionale. Esseri misteriosi che presiedono alla costellazione del Capricorno.
Sappiamo che la costellazione del Capricorno, chiamata Makara in sanscrito, è il decimo segno (2x5) dello zodiaco in cui il Sole entra al solstizio d'inverno, intorno al 21 dicembre. Ma pochissimi conoscono anche in India, la vera connessione mistica che sembra esistere, come ci viene detto, tra i nomi Makara e Kumâra. Makara è l’anagramma di "Kumâra". Il decimo segno di Makara si riferisce ai due poli, di Mahat l'Intelligenza Universale, e alla doppia natura dell'uomo, la spirituale e quella fisica. L’uomo è descritto come una stella a cinque punte o pentagono.
All’inizio della storia dell’umanità vi fu una grande crisi evolutiva chiamata individualizzazione. Il regno animale si sviluppò fino ad un punto in cui i suoi bagliori furono percepiti nel Sistema solare e causò una risposta in certe costellazioni collegate; questo liberò l’energia che penetrò nel sistema solare portando con sé gli Agnishvâtta o Angeli Solari. L'INDIVIDUALIZZAZIONE fu la rivelazione o il frutto di quel grande mistero di avvicinamento; dagli infiniti meandri del gran corpo planetario, sorse radiante quel tipo di coscienza che, a tempo debito, si sarebbe convertita nella Razza degli Uomini.
Uno dei grandi Misteri Solari si realizzò con la venuta degli Agnishvâtta. In quell’epoca, in risposta a una richiesta o attrazione da parte degli Animali-Uomini, i “Figli di Brahma” o Esseri evoluti descritti sia come Kumâra e sia come Agnishvâtta, Angeli di Fuoco o Solari, inviarono loro una parte della loro energia, incorporante la qualità del processo mentale. La richiesta generò una chiara nota energetica che lacerò gli eteri dello spazio.
Gli Angeli Solari, i Dhyani (deva) del Fuoco, sentirono la chiamata. Così, in un mare di fuoco, con potentissime scariche elettriche che laceravano gli eteri e dinamizzavano tutti i livelli evolutivi del pianeta, mentre ovunque risuonava il suono sacro, giunsero le schiere angeliche, creatrici di nuove forme e situazioni ... da qui l'apparizione degli Angeli Solari «con i loro carri di fuoco». Discesero sulla Terra per effetto del fuoco dell'invocazione degli uomini animali. Vennero - sempre in accordo con le più antiche e solide tradizioni esoteriche - con Sette Carri di Fuoco, portando, ognuna, il segno del proprio potere contenuto nella triplice qualità di suono, luce e forma geometrica definita. (Vicente Beltran Anglada).

Figura 3. Sette Classi di Figli di Brahma
Essi fecondarono, per così dire, il cervello. Nacque così l’umanità. Questo germe portava in sé due altre potenzialità: amore spirituale e vita spirituale, che a suo tempo si manifesteranno.
Essendo l’essere umano soggetto alle leggi del tempo, senza l’aiuto di quegli Esseri chiamati Angeli Solari, avrebbe impiegato eoni prima di giungere al suo stadio attuale di evoluzione. Nello stadio Uomo-Animale in cui si trovava nella seconda metà della terza grande era, gli era completamente impossibile riconoscere il valore di se stesso e di tutto ciò che lo circondava. L’intervento degli Angeli Solari, vivificando il suo rudimentale principio mentale e avvolgendolo con la loro energia, produsse il grande miracolo della Mente, che convertì progressivamente l’uomo animale in un essere pensante e autocosciente.
Nella religione cristiana questo mistero è stato semplificato nella figura dell’Angelo Custode, ma i libri segreti raccontano molto di più.
[1] Elaborazione immagine tratta da I lemuriani – fisica quantistica e conoscenze al confine.
SANAT KUMÂRA E I SUOI ACCOMPAGNATORI
Centoquattro entità Entità, giunte al seguito di Sanat Kumara da Venere, assunsero il governo del pianeta, fondarono la Gerarchia Spirituale e, mentre Sette restarono, le altre tornarono in seguito alla loro luogo di origine. Vi sono sul pianeta o Globo Terra Sette Kumâra, divisi in due gruppi di Quattro e di Tre. I nomi dei Quattro Kumâra sono: Sanaka, Sanânda(na), Sanata(na), Sanat Kumâra. Di questo gruppo il Quarto Sanat è connesso con il quarto regno dell’evoluzione umana, gli altri Tre Grandi Signori della Fiamma s’interessarono dell’evoluzione dei tre regni minerali vegetali e animali.
Una corrente di energia sorta da uno dei Tre Signori della Fiamma penetra nel regno minerale, s’incorpora misticamente e si converte nell'Entità intelligente che da quel momento organizzerà e dirigerà la sua evoluzione durante il corso dei cicli di adattamento alle correnti di vita solare recentemente incorporate. La stessa operazione è ripetuta per il regno vegetale e il regno animale. Queste tre correnti sono connesse alle trasformazioni evolutive nei tre regni della natura.
In generale, la corrente di vita venusiana proiettata sul regno animale da parte del terzo Kumâra, provocò un potentissimo risveglio del “germe dell'istinto”, il quale si era sviluppato nel plesso solare di quelle quattro specie animali e lo allacciò al “germe della mente” che, come una tenue luce, iniziava a brillare nel cervello delle stesse. Il primo effetto registrato nelle quattro specie citate fu la capacità di “camminare erette”, costituendo questo fatto apparentemente privo d’importanza, la chiave mistica della loro futura individualizzazione. (Vicente Beltrán Anglada).
Ritirati ed esoterici perché ancora quiescenti sul piano delle attività, vi sono altri tre Kumâra Sana, Kapila e Sanat Sujâta, la cui missione è la relazione con gli altri pianeti del Sistema Solare e di altri sistemi solari e abbiamo così (1+3+3=7) i Sette del pianeta Terra. Kapila è anche il nome generico dei Kumâra. Alcuni buddhisti credono che Buddha fosse, in una precedente esistenza, Kapila stesso.
I Kumâra sono una delle figure più occulte, velate e complesse di tutta la filosofia indù. Qualcuno vuole che il loro nome derivi da Kama (amore), uno dei primi Dèi indù, essendo nati per suo merito da Brahma. Altri, più letteralmente, lo fanno derivare da “ku”, difficile, e “mara”, mortale, cioè “mortali con difficoltà”. Questi Sette Kumâra poiché appartengono a un’evoluzione diversa dalla nostra sono chiamati “I Giovani della Nebbia di Fuoco”. Sanat Kumâra è anche descritto come “un eterno giovane di sedici anni” dimorante nel Jana Loka. La tradizione indù raffigura i Kumâra sempre come bambini, per alludere alle condizioni eternamente giovani. I loro corpi, anche se umani nell’aspetto, differiscono ampiamente dai nostri in costituzione, essendo piuttosto vestiti indossati per convenienza che corpi nel senso ordinario del termine, poiché non sono materiali ma eterici, e pertanto non richiedono nutrimento, e rimangono uguali nel corso del tempo. Sanat Kumâra e i suoi collaboratori sono nella forma fisica eterica, ma non hanno preso dei corpi fisici densi.
Sanat Kumâra è descritto come il Re, il Signore del Mondo, il “Giovane dalle innumerevoli estati”. Chandogya Upanishad (cap. 7) identifica Kârttikeya in Sanat Kumâra (figlio eterno) e come Skanda, il Capo delle Legioni Celesti, il Dio della guerra Marte, equivalente del cristiano Michele. Kârttikeya è il Kumâra Guha[1], “l’Uno Misterioso”, e il “Siddha-sena”, “Conduttore dei Siddha”. Poiché Siddha indica Divino e Sena indica esercito è il conduttore dell’eserito divino. Kârttikeya è anche indicato come Shakti-dhara, il “portatore di lancia”. La Lancia, nella cristianità, è l'arma sia dell’Arcangelo Michele, e sia di San Giorgio, che uccidono il malvagio Drago tenendolo fermo sotto il piede.
Nell’antica tradizione indiana le Krittikâ cioè le Pleiadi, erano chiamate “le stelle del Fuoco”, divennero le nutrici di Kârttikeya e sono raffigurate da una Fiamma o da una Spada. Quando Kârttikeya fu affidato dagli Dèi alle Krittikâ per essere nutrito, queste erano solo sei, per questo nel Mahâbhârata, Kârttikeya, è rappresentato con “sei facce”.
Secondo i Purâna, l’ammasso stellare delle Pleiadi, Krittikâ Nakshatra è governato da Agni, e Kârttikeya di cui Marte è un alias, è associato ad Agni. Sirio, la Stella del Cane, è chiamata in molti antichi testi “la guida dell’intera schiera celeste”. Kârttikeya, il figlio di Agni, il “Capo delle Legioni Celesti”, è dunque simile a Sirio e a Michele Arcangelo. Kârttikeya, il Figlio di Agni e di Svaha, è dunque simile a Sirio.
Abbiamo riferimenti a più livelli: partendo dall’alto, Agni, poi Sirio, poi Marte, e infine Kârttikeya che nei Purâna e nel Mahâbhârata è chiamato Kumâra Guha, cioè Sanat Kumâra, le cui caratteristiche sono quelle del guerriero.
Figura 8. Karttikeya (Sanat Kumâra) - Kushan, II secolo d.C.
I Purâna e Asiatick Researches (Vol. XI, pp. 99, 100) collegano i Sette Kumâra all’Isola Bianca (l’Uttara Khanda del Padma Purâna. È scritto che in qualità di Sanakadika — i Sette Kumâra, Sanaka, Sananda, Sanâtana, Sanat Kumâra, Jâta, Vodhu e Panchashikha andarono a visitare Vishnu nell’Isola Bianca cioè Shveta Dvîpa. Questi sette nomi, sono tutti pseudonimi.
Nella letteratura dei Purâna il Monte Meru, la Dimora di Vishnu è chiamato Shveta Dvîpa, e nella Dottrina Segreta Shveta Dvîpa è chiamata semplicemente la “Terra degli Dèi”.
Nei Purâna, tutte le allusioni a Meru alludono al primitivo Eldorado, alla Terra Primordiale lo Shveta Dvîpa, il continente della Terza Generazione, mentre Shanka Dvîpa è il continente della Quarta Razza Madre o Generazione.
La venuta sul pianeta di Vaivasvata Manu e quella di Sant Kumara come tempo coincide, entrambi giunsero 18,6 milioni di anni fa. Manu che significa Pensatore è in relazione con l’umanità pensante. Si dice che Vaivasvata sia giunto 18,6 milioni di anni fa, ma si dice che Vaivasvata è collegato alla Quinta Razza Radice e che risiede nell’Himalaya. Vi è un Primo Manu e da questo discendono altri Sei Manu, uno per ogni Razza, e nel totale essi sono l’umanità che passa gradualmente attraverso i primitivi sette stadi di evoluzione. I Manu e i Rishi Primordiali sono paragonati a Dèi planetari, poiché si dice che siano apparsi ai primordi delle razze umane per sorvegliare la loro evoluzione e che, successivamente, si siano incarnati e siano discesi sulla Terra per insegnare all’umanità.
Manu Vaivasvata figura come un personaggio generico, sotto circostanze ed eventi diversi. Il Manu della nostra Quinta Razza e dell’Umanità in generale Vaivasvata, è il supremo rappresentante personificato dell’Umanità pensante della Quinta Razza-Radice; ed è perciò rappresentato come il Figlio maggiore del Sole e come un antenato Agnishvâtta. Poiché “Manu” deriva da man, pensare, l’idea è chiara, il pensiero nella sua azione sul cervello umano è senza fine.
Ogni nazione ha tanto i Sette Manu, Reggenti, Ki-y, Amesha Spenta che discesero dalle loro dimore celesti per regnare sulla Terra. Fra gli Zoroastriani, gli Amesha Spenta, sono descritti nel Zamyad-Yasht come: “Gli splendenti… immortali… puri… tutti Sette animati dallo stesso spirito… che sono i creatori e i distruttori delle creature di Ahura Mazda, i loro sorveglianti protettori e guide”. Essi i poteri divini di Ahura Mazda, il Signore della Saggezza, sono i Costruttori, i Vigilanti, i Pitri, i Padri dell’umanità.
Gli antichi scrittori ci parlano di Dinastie Divine, ognuna per una data Razza umana. Sette divinità che discesero dal cielo, regnarono sulla Terra, insegnando all’umanità l’astronomia, l’architettura e le scienze. Platone narra nel famoso mito del Politico che l’uomo agli inizi ebbe per governanti gli stessi Dèi che assumevano la funzione del Buon Pastore per il gregge umano. Questi Esseri appaiono come Dèi, poi si confondono con l’umanità per apparire Re e Guide divine.
Panodoro scriveva che: “È durante questi mille anni (prima del Diluvio) che si ebbe il regno dei Sette Dèi che governò il mondo”. È durante questo periodo che questi benefattori dell’umanità discesero sulla Terra e insegnarono agli uomini a calcolare il corso del Sole e della Luna nei dodici segni dell’eclittica. (H.P.B. La Dottrina Segreta , Antropogenesi).
Con la stimolazione prodotta dalla venuta dei Kumâra l’uomo-animale si risvegliò alla coscienza sul Piano Mentale. Il fuoco della mente si accese ed illuminò l’uomo-animale nei giorni della Lemuria, durante quel grande ciclo in cui la vista gli aprì il Piano Fisico. E il rapporto tra vista e mente è assai stretto. (TFC, 351).
Max Heindel, nella Cosmogonia dei Rosacroce, afferma la presenza di Istruttori antidiluviani alla guida dell’umanità già dal tempo della Lemuria (Terzo Continente) scomparsa. Questi Istruttori, vennero anche chiamati “Signori di Venere” e “Signori di Mercurio”[2]. Furono conosciuti come “Messaggeri degli Dèi”. Per amore verso la nostra umanità, essi la guidarono passo a passo, non vi fu ribellione alla loro autorità, perché l’uomo non aveva ancora sviluppato una volontà indipendente. Essi guidarono l’umanità perché arrivasse a manifestare volontà e giudizio e divenisse capace di guidarsi da sé. Si sapeva che questi Messaggeri erano in comunicazione con gli Dèi. Erano tenuti in grande rispetto ed i loro comandi venivano ubbiditi senza discussione. Quando sotto la direzione di questi Istruttori, l’umanità ebbe raggiunto un certo grado di sviluppo, gli uomini più avanzati furono posti sotto la guida dei Signori della Conoscenza, che li iniziarono alle verità superiori per farne delle guide o capi di popoli. Questi individui, chiamati “Iniziati”, furono elevati alla dignità Reale e furono i fondatori delle dinastie dei Re considerati “divini” poiché elevati a tale rango per grazia dei Signori di Venere e di Mercurio, considerati come Dèi dall’umanità nascente di allora.
Si raccontava che Osiride costruì città in Egitto, fermò le inondazioni del Nilo, inventò l’agricoltura, l’uso del vino, l’astronomia e la geometria. La Dea Iside afferma nel Libro dei Morti: “Io sono la Regina di queste regioni; io sono stata la prima a rivelare ai mortali i misteri del frumento e dei cereali… io sono colei che sorge dalla costellazione del Cane (Sirio)…”.A. Thomas scrive che in Honduras una leggenda narra di una Donna Bianca, di ineguagliabile bellezza, discesa dal Cielo nella città di Cealcoquin, lei ordinò agli uomini di costruire un palazzo decorato con strane figure di uomini e di animali e depositare nel tempio una pietra incisa con caratteri sconosciuti. La Vergine Celeste partorì tre figli che diventarono principi del regno, e molti anni dopo tornò alla sua patria tra gli astri.
[1] Guha: Denota la sua conoscenza segreta o esoterica.
[2] La Dottrina Segreta , le Stanze di Dzyan affermano la stessa cosa.
IBEZ
Com’è stato detto la venuta dei Signori della Fiamma produsse il sorgere di Manas o Mente nell’uomo animale in due fasi distinte:
a. Instillando nell’uomo animale quella che nelle Scritture occulte è detta “Ia scintilla della mente”. Questo è un modo pittoresco di descrivere, con un atto diretto, della necessaria creazione di un apparato mentale del pensiero.
b. Con la graduale stimolazione della facoltà mentale nell’uomo animale e la costante vivificazione del germe latente della mente, fino al suo dischiudersi come mente manifesta.
Questo processo si estese su un ampio periodo di milioni di anni. Il Maestro D.K. (Trattato di M.B. 379) ci narra che un milione di anni dopo l’arrivo dei Signori della Fiamma sulla Terra da Venere, cioè circa diciassette milioni di anni fa, si resero necessari determinati sforzi affinché l’evoluzione potesse procedere secondo il piano.
Sebbene I Kumâra e i Signori della Fiamma si fossero stabiliti in Oriente in una località chiamata Shamballa da dove gli Esseri Superiori potevano dirigere le loro attività, fu deciso di avere una seconda sede in Occidente dove risiedeva un’umanità composta dai Giganti che gli scritti epici brahmani chiavavano Daitya e Danava. Un secondo Quartier Generale, un’organizzazione, indicata come Fratellanza Bianca, chiamata Tempio di IBEZ, situata al centro dell’America del Sud nel Brasile centrale; questo fatto avvenne poco dopo la metà della Terza Razza Radice detta Lemuriana, periodo oche coincideva con l’inizio della Quarta Razza Madre o Atlantidea.
Il primo avamposto della Fraternità di Shamballa dopo l’arrivo sull’Isola Bianca nel Gobi fu dunque il Tempio di Ibez. Gli effetti dell’attività di questo avamposto si videro molto più tardi nelle antiche istituzioni Maya e nella fondamentale adorazione del Sole come sorgente di vita nel cuore di tutti gli uomini.
Gli Istruttori di Ibez avevano a che fare con un’umanità ancora nella sua infanzia, la cui polarizzazione era per lo più instabile istintiva emotiva, e la coordinazione con il nuovo apparato mentale alquanto imperfetta. Parte del compito di quegli Esseri, che operavano sotto istruzione di Shamballa, era di stimolarne il cervello della prima umanità fisica e renderla pienamente autocosciente sul piano fisico. Gli Istruttori Divini di Ibez, assunsero la funzione dei Buon Pastori, perché avevano a che fare con un’umanità ancora nella sua infanzia, il fattore mente era ben poco sviluppato e gli uomini erano praticamente guidati dalle loro emozioni e sensazioni.
All’umanità bambina dell’epoca della Terza Generazione che abitava sul Terzo Continente oggi chiamato Lemuria, ed agli inizi della Quarta Generazione o Razza Radice quella dell’Atlantide, si dovette insegnare a rendersi conto di ciò che fosse per mezzo di simboli e metodi che per noi sarebbero grossolani, impossibili e di una natura tale che la razza dovrebbe aver trasceso da milioni di anni.
A quei tempi era necessario impiegare metodi più specificamente fisici di quelli permessi oggi, vennero usati metodi fisici e furono insegnate le leggi dell’energia e parte dei segreti della materia.
Il Maestro D.K. chiarisce che i residui delle pratiche primitive del Tempio sulla conoscenza e sviluppo dei centri (chakra) di energia, sono giunti fino a noi in un insegnamento sessuale degradato, nella magia tantrica e in certi esercizi dell’Hata Yoga.
Già al tempo della prima della grande distruzione del Quarto Continente (Atlantide), ci dice il Maestro D.K. esistevano impianti sanitari, igiene, mezzi di trasporto e aerei d’alto livello; non erano però il risultato del conseguimento dell’uomo, bensì doni della Gerarchia, sviluppati o costruiti sotto una guida sapiente. Perché le guide della razza sapevano come controllare e dominare le forze della natura e gli elementi, ma nulla di tutto ciò era opera dell’intelletto, della conoscenza o dello sforzo umano, venne insegnato all’umanità evoluta mentalmente il dominio dell’aria e delle acque..,
Purtroppo le menti degli uomini non erano sviluppate né più adeguate a un tale compito di quanto lo sia la mente di un bimbo. E quando un ristretto numero dei primi discepoli degli Istruttori Divini, entrò in possesso del grande potere dovuto alla conoscenza delle leggi della materia, questi uomini si sentirono simili a Dèi e pieni di orgoglio e sete di dominio e andarono contro l’insegnamento dei loro Istruttori e di chi ne era rimasto fedele. Si produsse così una delle cause della comparsa di quella che è definita la Fratellanza Nera, che combatté contro la Fratellanza Bianca. Questo contrasto sfociato in grandi guerre è narrato nel Râmayâna e nel Mahâbhârata contro i Giganti Daitya descritti come demoni.
In seguito a questa ribellione gli Istruttori di Ibez (secondo le istruzioni provenienti da Shamballa) cominciarono a ritirarsi nei Templi e furono istituiti i Misteri per rendere più difficile l’accesso alle loro conoscenze e per evitare abusi e distorsioni. Quando si trovano nei templi statue raffigurate con un dito davanti alle labbra, si riferiscono al giuramento di segretezza.
L’opera degli Istruttori ibezani e di Shamballa persiste tuttora ed è portata avanti in tutto il mondo.
L’EPOPEA DEL RÂMAYÂNA MILIONI DI ANNI FA
Il Satapatha Brâhmana e il Mahâbhârata raccontano come Vaivasvata Manu fu salvato da un grande Diluvio. Egli salvò l'umanità costruendo (per ordine di Vishnu) una B-Arca, cioè un’Arca che trasportò i Sapta Rishi (i Sette Saggi) in salvo.
Secondo le antiche scritture indù Vaivasvata Manu sposò “Shraddha” e da lei ebbe dieci figli tra cui i famosi “Ila” e “Ikshvaku”, che furono rispettivamente i progenitori della “Dinastia Lunare Somavansa e dei Re della Dinastia Solare Suryavansa dell'India”. Vaivasvata divenne così il padre di Ikshvaku, il fondatore della razza solare dei Re della stirpe solare, cui Râma è un esponente. Il tempo di quest’avvento e per proteggere i loro insegnamenti di Vaivasvata Manu è di 18,6 milioni di anni addietro.
Un Giorno di Brahma detto anche Maha (Grande) Manvantara è composto di 14 cicli minori, chiamati “Manvantara”. Allo scopo di fuorviare e confondere e per proteggere i loro insegnamenti, Manvantara è un termine che si presta a più informazioni. Vi sono Manvantara maggiori e minori, per evitare confusioni s’indica Maha Manvantara se è riferito a un Giorno di Brahma, e semplicemente Manvantara se è uno dei minori all’interno del maggiore. Inoltre i Manvantara sono separati da grandi passaggi traumatici, apocalittici, di catastrofi.
Il Vishnu Purâna ci dice che vi sono in totale quattordici Manvantara ognuno composto di 71 Maha Yuga o Chatur Yuga (14 x 71 = 994 cicli Yuga), ognuno dei quali è seguito e preceduto dal primo da un Manvantara Sandhyâ (quindici Sandhyâ). Durante ogni Manvantara Sandhyâ, la Terra (Bhu Loka) è sommersa dall'acqua.
Ogni Manvantara è distinto dal Manu che lo governa/regna, di cui attualmente siamo nel settimo Manvantara dei quattordici, governato da Vaivasvata Manu. Ci viene detto che siamo all’inizio del Kali Yuga del 28° Maha o Chatur Yuga, su un totale di 71 Maha Yuga.
In funzioni di queste cifre tradizionali è stato determinato il periodo in cui visse Râma e il periodo in cui visse Krishna considerati Avatara o incarnazioni di Vishnu.
Valmiki l’autore del poema epico Râmayâna era un Maha Rishi, si narra che era un grande veggente della Verità, uno che attraverso lo sforzo personale nella pratica spirituale aveva ottenuto la grazia di Dio. In lui l'occhio divino della visione dei mondi superiori era stato aperto. Nella sezione introduttiva dell'epopea del Râmayâna, Valmiki è descritto come un asceta che chiede al saggio Narâda chi sia l'uomo più perfetto, e Narâda risponde che Râma corrisponde a questa descrizione.
Il Râmayâna è una storia molto antica, tra le più antiche che il mondo ricordi. Nei tempi che gli studiosi chiamano preistorici, fioriva una grande e avanzata civiltà.
Il Râmayâna e il Mahâbhârata non sono considerate favole ma storia così com’è avvenuta, e gli indù li chiamano Ithihasa o Storia. Mettere in discussione il Râmayâna e il Mahâbhârata è come mettere in discussione l'esistenza stessa dell'India.
Esistono più di trecento versioni del Râmayâna, con molte varianti, la versione più antica è quella in sanscrito scritta dal saggio Valmiki. I Brahmani dicono che ci sono tre livelli di interpretazione: Sabdartha (il significato è letterale), Bhavartha (il significato è figurato) e Lakṣyartha (il significato è nascosto trascendentale).
Il Râmayâna inizia con il lamento della Terra (Prithvi) devastata che, sotto forma di mucca, si rivolge a Vishnu e lo confronta con le sue responsabilità, molto prima della nascita di Râma.
A quel tempo il suo regno (di Râma) si estendeva su tutto questo territorio, un’era del mondo fa; in un tempo molto distante nel passato. Râma regnava dal centro del mondo, fino alle sponde dei quattro oceani. (Valmiki, capitolo iniziale del Râmâyana).
Secondo l’insegnamento vedico i due personaggi che appaiono nel Râmayâna e Mahâbhârata sono Râma Chandra e Krishna. Entrambi i personaggi per la tradizione Brahmanica sono considerate incarnazioni o Avatara del dio Vishnu.
Ci sono stati diversi tentativi di datare il Râmayâna. Questi di solito ruotano attorno alla riferita della posizione delle costellazioni, del sole, della luna e dei pianeti dal Râmayâna di Valmiki e la mappano tramite l'astronomia. L'uomo moderno convinto di essere il frutto più elevato dell’evoluzione, si rifiuta di accettare le cifre tradizionali degli Yuga, riducendo il Maha Yuga o Chatur Yuga da quattro milioni e trecentomila a 12.000 anni dicendo che gli anni divini sono uguali e quelli umani, il che è scorretto poiché un anno divino è 360 anni umani. Nell'ambito indù, tuttavia, un celebre guru di nome Sri Yukteswar, ha sostenuto nel 1894 come i 12.000 anni divini siano da intendere in realtà come 12.000 anni effettivi, perché le quattro età andrebbero collegate a un evento cosmico reale, cioè al periodo terrestre di precessione degli equinozi, della durata di 24.000 anni, diviso in una fase ascendente e una discendente di 12.000 anni ciascuna. In realtà vi sono cicli minori entro cicli maggiori, ruote minori entro le ruote maggiori.
Così l’occidente razionalista è rimasto bloccato nel paradosso di dover soddisfare il pensiero scientifico moderno, e quello degli storici occidentali condizionati le cifre fornite dall’Antico Testamento ebraico (cifre opportunamente velate come ogni fatto che riguarda questo popolo) che non possono, che non riescono a concepire una civiltà esistita all’alba del genere umano?
I libri epici del Râmayâna e il Mahâbhârata per gli indù non rappresentano miti ma storia. Râma apparve nel Treta Yuga del 24° Chatur Yuga, del Vaivasvata Manu Manvantara. Nel Vayu Purâna (Capitolo 70, sloka 48) dice che Râma apparve nel 24° Chatur Yuga, nel Treta Yuga del Vaivasvata Manu. Anche il Matsya Purâna (Capitolo 47, sloka 245) afferma che Râma apparve alla fine del 24° Chatur Yuga nel Treta Yuga del Vaivasvata Manu. Il Vishnudharmottara Purâna afferma che Valmiki nacque nel Treta Yuga come una forma di Brahma che compose il Râmayâna. Valmiki che compose il Râmayâna fu contemporaneo di Sri Râma.
Splendido come una nuova lama di erba durva, e accompagnato dai due figli di Sumitra e da Bharata, il Signore Râma Chandra apparve nel Treta Yuga del 24° (Chatur Yuga) come figlio di Dasharatha. Matsya Purâna.
È chiaramente menzionato che Râma visse durante il 24° Chatur Yuga dell’attuale Manvantara. In questo periodo siamo alla fine del 28° Chatur Yuga all’inizio del Kali Yuga iniziato nel 3102 a.C. del Manvantara Vaivasvata. Ciò significa che il Râmayâna non si svolse nel Treta Yuga immediatamente precedente il Dvapara Yuga del Mahâbhârata ma quattro Maha Yuga prima.
Conteggiando dall’anno 2.026, dall’inizio dell’ultimo Kali Yuga sono passati 3.102+2.026=5.128 anni quindi in questo 28° ciclo si sono già visti 4.320.000-432.000-5.128=3.882.872 anni. Aggiungendo i 4.320.000 anni del 27°, 26° e il 25° grande ciclo Chatur Yuga e si ottiene la cifra di 16.842.872 anni. Ora si devono aggiungere i 432.000 anni per il Kali Yuga del 24° ciclo e altri 864.000 per il Dvapara Yuga del 24° ciclo, e si ottengono 18.138.872 anni.
Risulta che Râma della stirpe solare dei Suryavansa apparve sulla terra oltre 18 milioni di anni fa.
Lo scrittore e viaggiatore russo Andrew Tomas, ci informa e ci illustra con fotografie, che nel 1.959, una spedizione paleontologica russo cinese, portò dal deserto del Gobi una impronta fossile che sembrava quella di una calzatura umana su pietra arenaria. La roccia si era formata dai sedimenti di un mare dell’Asia Centrale che esisteva oltre 15 milioni di anni fa![1]

Le più celebri impronte di piedi umani in una remotissima antichità si trovano senza dubbio oltre che nel deserto di Gobi, nel Nevada, dove si vede la suola di una scarpa con tracce di cuciture risalenti al Triassico. Queste impronte non hanno nulla di eccezionale (data la diversità del terreno da quello attuale), se non una cosa quella riguardante la loro età, che risale addirittura al periodo dei giganteschi sauri, il che fa dire ad Andrew Tomas:
“Si giunge alle seguenti deduzioni: o l'uomo apparve sulla Terra milioni di anni prima di quelli assegnatigli dalla scienza, o visitatori provenienti dal cosmo sbarcarono sul nostro pianeta”.
Si direbbero entrambe le soluzioni, un’umanità primitiva ed esseri evoluti venuti dallo spazio.
Se questi Purâna sono veri, allora Râma, considerato incarnazione o Avatar di Vishnu, giunse più di 18 milioni di anni fa, al tempo della venuta dei Kumâra da Venere. A questo punto dobbiamo chiederci se Râma è uno dei Kumâra che giunsero sulla Terra.
Il Periodo del Râmayâna coincide con l’avvento della Quarta Razza Madre, dopo che la faccia della terra aveva cambiato aspetto per la terza volta.
Gli ultimi sopravvissuti dei biondi figli dell’Isola Bianca [la primitiva Shveta Dvîpa] erano periti molto tempo prima. I suoi Eletti [della Lemuria] avevano cercato rifugio sull’Isola Sacra [ora la “leggendaria” Shamballa, nel Deserto di Gobi], mentre alcune delle sue razze maledette, separatesi dal loro ceppo principale, ora vivevano nelle giungle e sottoterra [“gli uomini delle caverne”], mentre la razza giallo-dorata [la Quarta] divenne a sua volta “nera per il peccato”. Da un polo all’altro, la Terra aveva cambiato la sua faccia per la terza volta, e non era più abitata dai Figli di Shveta Dvîpa, i benedetti; … l’est e l’ovest, la prima, l’unica la pura, era divenuta corrotta.…. I semidèi della Terza Razza avevano lasciato il posto ai semidemoni della Quarta. Shveta Dvîpa, l’Isola Bianca, aveva velato la sua faccia. I suoi figli ora vivevano sulla Terra Nera, nella quale più tardi i Daitya del settimo Dvîpa (Pushkara) e i Râkshasa del settimo paese sostituirono i Sâdhu e gli asceti della Terza Età, che erano scesi a loro da altre e più elevate regioni. (Antico Commentario riportato da H.P.B. in Antropogenesi).
Nel Vishnu Purâna, e in altri Purâna, Pushkara indicata come la settima Zona, o Dvîpa, è circondata dall’Oceano di Latte (la regione bianca sempre immersa nel gelo). E Pushkara, con i suoi due Varsa[2], si trova proprio ai piedi di Meru. Infatti, si dice che: Le due regioni a nord e a sud di Meru hanno la forma di un arco… [e che] una metà della superficie della terra è al sud di Meru e l’altra metà al nord di Meru, di là del quale si trova metà di Pushkara, dunque geograficamente Pushkara è l’America.
L’Isola Bianca in Shveta Dvîpa, che econdo la tradizione brahamanica fu visitata dai sette Kumâra: Sanaka, Sananda, Sanâtana, Sanat Kumâra, Jâta, Vodhu e Panchashikha, dopo il Terzo cataclisma fu nascosta occultata. Si narra che i semidei della Terza Razza che vi dimoravano aveva lasciato il posto ai semidemoni della Quarta Razza, gli Atlantidei i Daitya (i Giganti) e i malvagi Râkshasa (letteralmente i mangiatori di carne viva).
Presi in senso letterale, i Purâna in generale appaiono come un tessuto di racconti fantasiosi e assurdi, e nulla più. Quando i Purâna furono scritti, si voleva che il loro vero significato dovesse essere chiaro solo ai Brahmâni iniziati, sicché così i compilatori scrissero queste opere allegoricamente per non esporre tutta la verità alle masse.
Il gigantesco Râvana, il semidemone, è il rappresentante della Quarta Razza atlantidea, mentre Râma Chandra è il rappresentante dei semidei che giunsero sul pianeta all’alba del genere umano. Râma appare nella letteratura antica in termini riverenziali per tre individui:
· Parashu Râma, come sesto Avatar di Vishnu. È legato al Râma Jamadagnya del Rig Veda.
· Râma Chandra, che è considerato il settimo Avatar di Vishnu.
· Bala Râma, il fratello maggiore di Krishna.
Il padre di Râma, re Dasharatha è una figura centrale nell'epopea del Râmayâna. Il suo regno su Kosala di cui Ayodhya era la capitale è spesso celebrato come un periodo di’immensa prosperità, e giustizia. Dasharatha apparteneva alla dinastia solare Ikshvaku, una linea nota per la sua adesione al Dharma e al valore, si narra che il re Dasharatha fosse un'incarnazione di Manu. Il nome Dasharatha significa dieci carri poiché il suo carro poteva muoversi in tutte e dieci le direzioni, volare e tornare sulla terra, e poteva combattere con facilità in tutte queste direzioni.
Râma Chandra, considerato il settimo avatar del dio Vishnu, è il personaggio più rappresentativo dell’intero Râmayâna. Nelle sue azioni e nelle sue parole, incarna perfettamente l’ideale del Dharma, cioè l’adempimento retto e giusto dei propri doveri. La sua integrità è senza paragoni sposò Sîta, considerata l’avatar femminile di Lakshmi, moglie di Vishnu.
Il re Dasharatha ebbe tre mogli: Kaushalya da cui ebbe Râma, Sumitra da cui ebbe Lakshman, e Kaikeyi e Bharata. Quattro figli degni nacquero al nobile re (Dasharatha), dotati di ogni virtuosità, somigliando a stelle Purvabhadra e Puttarabhadra per splendore.
Ci sono 27 Nakshatra (asterismi, costellazioni) nell'astronomia vedica. Due di essi si chiamano Purvabhadra e Uttarabhadra. Questi sono asterismi, le stelle che si possono vedere a occhio nudo nel cielo notturno, quindi, queste sono alcune delle stelle più luminose della galassia.
Il Râmâyana letteralmente il cammino di Râma è narra l’epica lotta tra Râma Chandra considerato il primo re della Dinastia Divina degli Ariani Indù primitivi, e il malvagio Râvana. Le scritture narrano che il re Kubera sovrano Lanka e degli Yaksha, fu rovesciato dal fratellastro Râvana, descritto come Demone dalle dieci teste. Il Vishnudharmottara Purâna descrive il re Kubera come deforme, il suo volto inclinato a sinistra, con barba e baffi, e con due piccole zanne che sporgono dalle estremità della bocca, egli rappresenta l’umanità primitiva.
Râvana divenne il re dei Râkshasa cannibali e degli Yaksha, la personificazione simbolica della Razza Atlantidea (Lankâ). Nel Râmayâna gli Yaksha sono gli abitanti giganteschi del paese di Lanka; il loro nome deriva dalla radice "yaksh", che significa "mangiare". Nel folklore popolare indù, Yaksha è una classe di demoni, mangiatori di uomini. Come molte figure potenti, la grandezza di Râvana era accompagnata da un’arroganza proporzionale. Fu la sua lussuria per Sîtâ e il suo ego smisurato fu la causa della guerra narrata nel Râmayâna.
Râvana era un sovrano potente e un devoto ardente di Shiva, un grande erudito, cioè uno che ha sviluppato il manas inferiore, mente utilitaristica, per creare e manipolare. Le dieci teste di Râvana simboleggiano la sua vasta conoscenza. La devozione per Shiva indica che egli era sul Primo Raggio della Volontà e del Potere, che egli uso per fini egoistici, i grandi Maghi Neri utilizzano l’energia del Primo Raggio.
Un altro Eroe, Ercole, combatté contro un mostro con nove teste e con fatica lo uccise. Ercole come si vedrà è la versione greca di Balarama, fratello di Krishna, entrambi avatara del dio Vishnu. Si noti che Balarama e un nome composto di Bala e Rama, nel Râmayâna è il figlio di Wasudeva e di Royani, fratello maggiore di Krishna.
Rama Chandra, l’eroe del Râmayâna è descritto Uomo fisicamente perfetto; affine, amico e alleato di Hanumân, la scimmia dotata di parola. Gli alleati di Râma sono dunque scimmie guidate da Hanumân il generalissimo dell’esercito di Râma; figlio di Vayu, dio del vento, e di una virtuosa donna demone. Hanumân era il fedele alleato di Râma che con la sua incomparabile audacia e con ingegno aiuta l’Avatar di Vishnu a sconfiggere finalmente il re demone di Lanka, Râvana, che aveva rapito la bellissima Sita moglie di Rama, un oltraggio che portò alla famosa guerra descritta nel poema epico indiano. Nell’epopea greca il rapimento della bellissima Elena portò alla grande guerra narrata nell’Iliade da Omero.
Il Râmâyana fa riferimento ad epoche lontanissime. H.P. Blavatsky nel secondo volume della Dottrina Segreta spiega che Asura-Mâyâ il grande sapiente compilatore del Sûrya Siddanta, secondo la tradizione dell’Jnâna bhâskara è vissuto a Romaka-pura, in Occidente; il nome è un’allusione al paese-culla dei “nati dal Sudore” della Terza Razza Radice. Sûrya il Sole diede ad Asura-Mâyâ il seguente ordine:
Va dunque alla città di Romaka-pura, tua residenza; là, incarnandomi nella forma di un barbaro, per effetto di una maledizione di Brahma, t’impartirò questa scienza.
Questo continente era sparito molto tempo prima che vivesse Asura-Mâyâ, nonostante appartenesse alla Quarta Razza Radice (la razza barbara) cioè fosse un atlantiano, era un discendente diretto della Razza Saggia, la Razza che non perisce mai. Molte sono le leggende su questo eroe, discepolo di Sûrya stesso, il Dio-Sole, come asseriscono i racconti indiani, ma poco importa se sia vissuto su un’isola, un continente o altro. Il fatto che Romaka-pura, sia indicato come luogo di nascita di questo eroe delle ère arcaiche, che la tradizione pone a Occidente, è tanto più interessante poiché allude proprio all’Insegnamento segreto delle “Razze nate dal Sudore”, gli uomini nati dai “pori dei loro genitori”. “Roma-Kûpas” in sanscrito significa “pori dei peli”.
Nel Mahâbhârata, si dice che un popolo chiamato Rauma sia stato creato dai pori di Vîrabhadra, il terribile gigante che neutralizzò il sacrificio di Daksha. Si parla anche di altre tribù e altri popoli nati nello stesso modo. Tutte queste sono allusioni alla fine della Seconda e al princìpio della Terza Razza-Radice.
Nel Râmayâna gli alleati di Râma sono le scimmie guidate da Hanumân, gli uccelli mostruosi e altri animali o ibridi chiamati Vanara che combattono tutti contro i Râkshasa, e i giganti demoniaci di Lanka. Un esercito di Vanara aiutò Rama nella sua ricerca di Sita, e anche in battaglia contro Râvana. I luogotenenti di Hanumân Nala e Nila costruirono un ponte sull'oceano noto come Râma Setu, affinché Râma e il suo esercito lo potessero attraversare verso Lanka. Gli uomini scimmia di Hanumân sono i cinocefali, adorati a Tebe in Egitto. In quasi tutti i templi buddhisti sono conservati colossali idoli di scimmie.
Sebbene la parola “Vanara” sia arrivata a significare "scimmia" nel corso degli anni e i Vanara siano rappresentati come scimmie nell'arte popolare, la loro identità esatta non è chiara. Il termine "Vanara" deriva dalle parole sanscrite “vane” (foresta) e “nara” (uomo), che significano letteralmente "abitanti della foresta". Sebbene siano comunemente chiamate scimmie, il testo del Râmayâna non le descrive costantemente come tali. Invece, sono rappresentati come esseri umanoidi con alcuni tratti animali, come code, forza straordinaria e agilità. Sono spesso visti come una razza che combina l'intelligenza e le emozioni umane con gli istinti e le abilità primordiali degli animali.
Secondo il Râmayâna, i Vanara furono creati dagli Dèi su ordine di Brahma per assistere il Signore Râma nella sua missione divina di sconfiggere il re demone Râvana. Fisicamente i Vanara, avevano barbe con basette allungate, mento rasato stretto e nessun baffo. Avevano una coda e artigli affilati come rasoi. La loro pelle e il loro scheletro erano rinforzati con un Vajra indistruttibile. Hanumân era considerato un Vanara.
Nel Râmayâna, quando Hanumân visita in Lanka il territorio dei Râkshasa, osserva che i demoni si presentano sotto ogni aspetto immaginabile. Una delle loro tipiche raffigurazioni li descrive come esseri spaventosi, giallastri, con denti granitici, capelli arruffati, cinque piedi e grandi ventri. Altri Râkshasa sono spesso raffigurati come esseri feroci, brutti, giganti, neri come la fuliggine, con due zanne situate nella parte superiore della bocca sporgenti verso il basso, con unghie affilate simili ad artigli, ringhianti come bestie. Sono anche descritti come cannibali con una fame insaziabile, in grado di captare a distanza l'odore degli animali, degli uomini o della carne putrefatta. Alcuni di quelli più feroci sono descritti aventi occhi rossi e capelli fiammeggianti, mentre bevono sangue con le palme delle mani o da un teschio umano. Nel mondo del Râmâyana e del Mahâbhârata i Râkshasa sono considerati come una razza umanoide dotata di poteri soprannaturali.
I Râkshasa mangiatori di carne umana gli Yaksha, i Vanara e gli uomini scimmia di Hanumân, ci porta indietro lontano nei tempi all’epoca di transizione dal regno animale a quello umano.
Il regno delle Scimmie del Râmâyana non potrebbe derivare da qualche lontanissima tradizione riguardante quel periodo in cui quello era il tipo o piuttosto l’aspetto comune dell’uomo?
Hanumân fu imprigionato da Râvana mentre visitava la capitale dei giganti in Lanka come spia di Râma. Per questo colpa, Râvana fece ungere d’olio e incendiare la coda del povero Hanumân e, cercando di estinguere il fuoco, il dio scimmia divenne così nero che né lui né i suoi discendenti poterono liberarsi di quel colore. Per i servigi a lui resi, Râma diede in spose ai guerrieri-scimmie le figlie dei giganti di Ceylon — i Râkshasa — e concesse loro, come dote, tutte le parti occidentali del mondo.
Quando Hanumân si avvicinò per la prima volta al palazzo di Râvana, lo trova "reso rumoroso dal nitrito dei cavalli e dal tintinnio degli ornamenti, da carri, veicoli e aeroplani e grandi elefanti con quattro zanne, nonché da uccelli e animali in calore. Il palazzo aveva ingressi bellissimi ed era protetto da migliaia di Râkshasa dotati di grande forza. Gli elefanti con quattro zanne sono chiamati Gomphotheri.

Figura 2. Gomphotherium
Vide le porte circondate da cavalli e carri, palanchini e carrozze aeree, bellissimi cavalli ed elefanti, anzi, con elefanti a quattro zanne adornati di gioielli che ricordavano masse di nuvole bianche.
Hanumân il Glorioso si avvicinò e osservò la migliore dimora dei Râkshasa e la casa di Râvana, contenente elefanti con quattro zanne e anche quelli con tre zanne, quelli con due zanne e ancora non affollati. Era protetta da soldati armati di armi alzate.[3]
La domanda è: come si potrebbe menzionare gli elefanti con quattro zanne se Valmiki e la gente della sua epoca non conoscevano tali creature? Oltre ad Hanumân nel Râmayâna compare Garuda, un uccello gigante, il destriero di Vishnu, un gigantesco essere mezza aquila e mezzo uomo, esotericamente simbolo del grande ciclo. Garuda, il mostro allegorico mezzo uomo e mezzo uccello — il veicolo sul quale si vede cavalcare Vishnu, quale Kâla, o “Tempo” — è l’origine di tutte le allegorie del genere. Egli è la Fenice indiana, l’emblema del tempo ciclico e periodico.
Alla sua nascita, Garuda, in conseguenza del suo “splendore abbagliante”, fu confuso con Agni, il Dio del Fuoco, e così fu chiamato Gaganeshvara, “Signore del Cielo”.
Garuda, il “re della tribù alata”, che discende dai rettili, i Nâga, e appartiene al loro stesso ceppo, e che diventa in seguito loro nemico mortale, poiché egli è anche un ciclo, un periodo, quando nel corso dell’evoluzione gli uccelli, sviluppati dai rettili nella loro “lotta per l’esistenza” e “sopravvivenza del più adatto”, ecc., divorarono di preferenza quelli da cui discendevano, forse indotti dalla legge naturale, per far posto ad altre specie più perfette.
Garuda nato dall’Uovo sottintende quell’epoca narrata dalle Stanze di Dzyan dei nati dall’Uovo l’inizio della Terza Razza Radice. Studiando le storie dei vari Rishi e della loro multiforme progenie, si legge che Pulastya è il padre di tutti i Serpenti e Nâga – con prole ovipara. Kashyapa è, con sua moglie Tâmrâ, progenitore degli uccelli e di Garuda, re della tribù piumata; mentre, con sua moglie Surabhi, egli è padre dei buoi e dei bufali, ecc. Kashyapa. Secondo il Mahâbhârata, il Râmâyana e i Purâna, Kashyapa era figlio di Marîchi, a sua volta figlio di Brahmâ, ed era padre di Vaivasvata Manu, il progenitore dell’umanità.
Le figure di Hanumân e Garuda sono anche delle allusioni di quanto avvenne nella Terza Razza Radice e all’inizio della Quarta Razza. La Stanza di Dzyan, VIII, 32, riportata nel secondo volume della Dottrina Segreta spiega che sotto l’impulso sessuale s’incrociarono le razze prive di mente con quelle dotate d’intelligenza. Gli esseri della Terza Razza Radice, che ancora non era pienamente cosciente del suo primo stato fisico, si accoppiarono bestialmente con esseri furono esseri metà uomo e metà animale.
Il figlio di Garuda è nel Râmayâna, Jatayu è chiamato il “Re della tribù pennuta”. Per aver difeso Sîtâ rapita da Râvana, il re gigante di Lanka, fu da lui ucciso. Garuda è il grande ciclo e suo figlio Jatâyu, è il ciclo di 60.000 anni.
Nel Râmâyana, Garuda è chiamato “lo zio materno dei 60.000 figli di Sagara”; e Anshumat, nipote di Sagara, “il nipote dei 60.000 zii”, che furono ridotti in cenere dallo sguardo di Kapila, il “Purushottama”, lo Spirito Infinito, che fece sparire il cavallo che Sagara riservava per il sacrificio dell’Ashvameda. Che la storia sia un’allegoria, si vede alla prima occhiata: i 60.000 “figli” brutali, viziosi ed empi, sono la personificazione delle passioni umane, che un “semplice sguardo del Saggio”, che rappresenta il più alto stato di purezza raggiungibile sulla Terra — riduce in cenere, a ha anche altri significati ciclici e cronologici. Jiatâyu il figlio di Garuda, il re della tribù pennuta, quando fu sul punto di essere ucciso da Râvana che aveva rapito Sîtâ dice, parlando di se stesso: “Sono 60.000 anni, o re, che sono nato”; dopo di che, voltando la schiena al sole, egli muore. Jiatâyu, evidentemente, rappresenta il ciclo di 60.000 anni, entro il Grande Ciclo di Garuda. [1] Andrew Tomas,” Mondi senza fine”, MEB, pag. 168.
[2] Varsa è una regione, una distesa di qualsiasi situata tra le catene montuose della terra. Come regione è parte di un Dvîpa (ad esempio Bharata Varsa è la regione di Bharata, l'India).
[3] https://rajasrinivasan.wordpress.com/2020/06/14/when-did-ramayana-happen/
L’EPOPEA DEL MAHÂBHÂRATA
Il celeberrimo poema epico dell’India di Veda Vyasa il Mahâbhârata letteralmente, “la Grande Guerra”; probabilmente il più lungo poema del mondo che comprende anche la Bhagavad Gita, il “Canto Celestiale”, narra la storia di una lunga guerra fra i Sûrya vansha (stirpe solare) e gli Indo vansha (stirpe lunare), cioè tra i 5 Pândava, e i 100 Kaurava tra loro cugini.
La seconda Grande Guerra epica che Vyasa narra nel Mahâbhârata, è quella tra i Kaurava e i Pândava. È il nome di un brahmano mitico, considerato il "veggente" originario dei Veda e l'autore del Mahâbhârata (di cui è anche uno dei personaggi) e dei Purâna. Vyasa letteralmente significa "uno che espande o amplia"; un interprete, o meglio, un rivelatore; poiché ciò che egli spiega, interpreta ed amplia è un mistero per il profano. Ha anche il nome di Krishna Dvaipayana, ed è ritenuto come Krishna stesso, un’incarnazione di Vishnu Narayana. Egli dettò la sua opera al dio Ganesha e da lui discendono Dhritarashtra e Pandu, capi delle due famiglie in contrasto, secondo il racconto epico. Questo termine, nell'antichità era applicato ai Guru Indiani più elevati.
Il tempo trascorso dal “Vaivasvata Manvantara”, o periodo umano, fino all’anno 2026, è 18.618.857 anni umani. Ci sono 1000 Maha Yuga in un solo Giorno di Brahma (4.320.000.000), e si calcola che in questo periodo siamo nel 28° ciclo dei quattro Yuga di Vaivasvata Manu, che è il settimo Manu della serie di 14 sovrani Manu che esistono in un Kalpa o Giorno di Brahma.
Vi furono molti Vyasa in Aryavarta, uno fu il compilatore e classificatore dei Veda, un altro, l'autore del Mahâbhârata. Finora secondo i Purâna sono apparsi 28 Vyasa. L'autore del Mahâbhârata è il ventottesimo. Vyasa è chi in ogni Dvapara Yuga impersona Vishnu. Vishnu come Brahma, è multiforme ed Uno, perciò esso è in tutti i ventotto Vyasa. Poiché siamo nel 28° Mahayuga dei 71 che formano il regno di Manu vuol dire ventotto Vyasa son passati, in altrettanti Dvapara che sono trascorsi.
La Terra di Bhârata cioè Bhârata Varsa è l’antico nome dell’India per i brahmani. Bhârata Varsa è in realtà il Continente, dove la Terza Razza concluse la sua esistenza, o meglio in quello che per gli Atlantidei diventò Lankâ. Il piccolo frammento che oggi è chiamato Ceylon, la zona montagnosa settentrionale dell’antica Lankâ, mentre l’enorme isola con questo nome nel periodo lemuriano era un gigantesco Continente.
Il Vishnu Purâna recita “Felici coloro che sono nati come uomini in Bhârata Varsha, anche se lasciano la condizione di Dèi!” Esclamano gli stessi Dèi incarnati durante la Terza Razza Radice. Bhârata in quel tempo era la terra eletta ed era considerata la migliore delle divisioni di Jambu Dvîpa.
Alla morte di Pandu, sovrano del Regno di Kuru, suo fratello Dhritarashtra, sale sul trono in attesa che il figlio primogenito di Pandu, Yudhisthira raggiunga l'età per essere re. Il figlio di Dhritarashtra, Duryodhana, non si rassegna all'idea di perdere il regno a favore del cugino e, consumato da un profondo odio e invidia nei confronti dei cinque Pândava, diventa il mandante di una serie di agguati per ucciderli.
Duryodhana rappresenta disonore e crudeltà, concordemente i suoi alleati manifestano avidità, orgoglio, rabbia e innumerevoli altri tratti negativi. Insieme, formano ciò che i testi antichi descrivono come l'esercito delle tenebre che combatte costantemente contro l'evoluzione dell'anima verso la coscienza divina.
La guerra narrata nel Mahâbhârata durò fin quasi alla fine del periodo che precedette il Kali Yuga, e fu la famosa guerra nella storia dell’India, si concluse con un grande cataclisma che distrusse Shanka-dvîpa l’isola continente (Atlantide), Questa distruzione non può di certo risalire a circa dodicimila anni fa, perché i geologi dovrebbero trovarne le tracce. Secondo la cronologia occulta, 80.000 anni fa avvenne la distruzione dell’isola Daitya, una delle due grandi isole di Atlantide, rimaste dopo il primo grande cataclisma avvenuto più di 800.000 anni fa.
Si dice exotericamente si dice che Krishna sia morto alla fine del Dvapara Yuga e inizio del Kali Yuga e che Krishna abbia lasciato la Terra nel 3102 a.C. poco più di cinquemila anni fa. Qui occorre aprire una nuova indagine.
Così, nel 28° Mahayuga, della vita di Vaivasvata Manu, alla fine del Dvapara Yuga, appare il Signore Krishna.
Secondo i Purâna, il Dvapara Yuga di 864.000 anni terminò quando Krishna tornò nella sua dimora eterna. Ogni Yuga è composto di una parte centrale e due Sandhis o periodi di transizione su ciascun lato, che sono un decimo della dimensione dei rispettivi Yuga, come descritto nel Vishnu Purâna. Il Dvapara Yuga comprende 864.000 anni, di cui 72.000 anni di Purva Sandhis e 72.000 anni di Uttara Sandhis cioè di alba e tramonto del ciclo. Sri Krishna lasciò questo mondo materiale nell'ultimo anno del vero e propria Yuga, cioè all’inizio dei 72.000 anni. Sono trascorsi cinquemila anni dall’inizio del Kali Yuga cioè 72.000+5000=77.000 anni.
Questa confusione sorgerebbe se assumiamo che Krishna sia partito l'ultimo giorno del Dvapara 5.000 anni fa, ma in realtà partì l'ultimo giorno del vero e proprio Dvapara prima dell’Uttara Sandhis, cioè 77.000 anni fa.
Dopo la morte di Krishna tutti gli Yadava presenti in città perirono, quando essa fu sommersa dall'oceano. Solo pochi degli Yadava, che erano lontani al momento della catastrofe, scamparono per perpetuare questa grande razza. I Raja di Vijaya-Nagara sono ora tra i pochi rappresentanti si essa. Tutta l'umanità fu distrutta dall'acqua o dai desideri del Piano Astrale, dove rimasero bloccati a causa della loro polarizzazione nell'annebbiamento, e Atlantide non c'era più, poiché scomparve sotto acqua. Nella storia di Mahâbhârata Atlantide è raffigurata come la città di Dvârakâ, simbolo del corpo vitale umano di Krishna. Secondo gli scritti sacri a distruzione avvenne quando gli Yadava, cioè i suoi gruppi di anime della personalità incarnata codificati come razza lunare andarono contro l’insegnamento dei Rishi, che erano i detentori delle chiavi della conoscenza spirituale.
La guerra contro il malvagio re di Daitya finisce con una distruzione, la sommersione dell’iniqua Daitya una delle due grandi isole che rimanevano al centro dell’Atlantico, come appare nei libri indù oltre che nel Mahâbhârata. Nel Mahâbhârata l’empio re di Daitya scaglia imprecazioni contro il tuono celeste e minaccia di conquistare lo stesso cielo con i suoi possenti guerrieri, attraendo così sull’umanità l’ira di Brahma. “II Signore allora decise”, dice il testo, “di castigare le sue creature con una terribile punizione che sarebbe stata di ammonimento ai sopravvissuti e ai loro discendenti”. Il diluvio appare nei libri indù solo come un racconto tradizionale, e noi lo troviamo solo nel Mahâbhârata, nei Purâna e, ancor prima, nel Satapatha, uno degli ultimi Brâhmana.
Questa guerra voluta dagli antichi Dèi aveva lo scopo di facilitare il problema della sovrappopolazione nel mondo, cioè una distruzione, come quella voluta da Zeus nella mitologia greca.
LE GRANDI GUERRE NARRATE NEL RÂMÂYANA E NEL MAHÂBÂRATA
Il Râmayâna narra la prima grande battaglia tra il Bene e il Male, per la supremazia delle forze divine sui poteri inferiori materiali. I Fratelli delle Tenebre comparvero nello stesso periodo dei Fratelli della Luce, quando affiorò una scintilla d’intelligenza e di coscienza, che nell’uomo è il libero arbitrio. Con il primo barlume di discriminazione sorge l’idea di bene e di male, e la volontà già cosciente dirige l’uomo in ogni direzione. Una fazione di uomini compiutamente organizzata in possesso di conoscenze sui poteri della materia e sul Fuoco Oscuro Kaal Agni, cominciò ad agire egoisticamente utilizzando conoscenza e forza durante la prima epoca di Atlantide, nella Quarta Razza.
Quando e dove hanno appreso nella notte dei tempi gli Eroi del Râmayâna e del Mahâbhârata le conoscenze per realizzare mezzi in grado di volare sulla terra e oltre e scendere nelle profondità del mare e utilizzare armi in grado di distruggere l’intero pianeta?
I racconti brahmanici parlano di Dèi che istruiscono e forniscono le loro armi ai loro discepoli su questo pianeta. Questi Dèi giunsero dalle stelle, dallo spazio multidimensionale e dialogarono con alcuni esponenti progrediti di un’umanità giovane e composta di uomini fisicamente giganteschi e possenti, la cui principale caratteristica era l’orgoglio.
La “Guerra nel Cielo,” nella leggenda cristiana, è basata sul fatto che gli angeli cattivi hanno scoperto i segreti (sapienza magica) dei buoni (Enoch) e il mistero dell’“Albero della Vita”. Nel testo aramaico troviamo malʾakhim, “inviati, messaggeri”, tradotto nel greco, in angeloi.
Enoch nella Bibbia (Genesi 5,24) viene descritto con un’espressione particolare: “Enoch camminò con gli Elohim (tradotto con Dio)”. Il verbo ebraico è usato nella forma hitpael della radice halach, cioè ithallech, che significa “andare avanti e indietro”. Quindi Enoch faceva letteralmente la spola tra la Terra e la sede degli Elohim. Nel testo etiopico è scritto che Enoch osserva la Terra e il cielo, descrive le leggi delle stelle, le stagioni, i cicli astronomici. È un testimone privilegiato di un sapere superiore, che verrà trasmesso anche agli uomini, con conseguenze catastrofiche.
Il testo etiopico annota che l’arrivo dei Vigilanti avviene “al tempo di Iared” (be-Iared). Alcuni copisti hanno trasformato be-Iared in be-Ardis (Ardis), che sarebbe il nome del monte sul quale sarebbero discesi.
Il Libro di Enoch è composto di 150 capitoli raggruppati in cinque parti o sezioni: il contenuto ruota della spiegazione di quanto narrato nel quasi enigmatico passo del Libro del Genesi (VI, 1-4): “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio [gli Angeli] videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero”. Un gruppo di 200 Angeli comandati da Semeyaza, tra i quali spicca Azazel, depositario di un sapere tecnologico che non avrebbe dovuto essere condiviso, Discendono dal cielo per unirsi con le figlie degli uomini. Scelgono delle donne e si accoppiano con loro generando giganti violenti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti ma dalla scarsa intelligenza, i Nephilim della Genesi che causarono caos e distruzione sulla terra. La narrazione degli angeli caduti offre una spiegazione mitologica alle origini del male nel mondo.
Questi Angeli ribelli forniscono agli uomini insegnamenti come la scrittura, la fusione dei metalli, la lavorazione delle radici e delle erbe per farne dei farmaci, ma anche a costruire armi, i segreti dell’astronomia, della biologia, ecc.
“Quando i bené Elohim scesero e presero in moglie le figlie degli uomini, nacquero i Giganti (Nephilim) […] e costoro divorarono il frutto della fatica degli uomini, bevettero il loro sangue, portarono violenza su animali, rettili e pesci.” (Libro di Enoch, VI, 1-VII, 6)
Riassumendo, secondo il Libro di Enoch, 200 angeli caduti scesero sulla terra, interagendo con gli esseri umani, e che abbiano:
· Modificato geneticamente la popolazione locale.
· Trasferito conoscenze proibite, come tecnologie avanzate e armi.
· Generato Giganti crudeli noti come Nephilim.
Enoch accusa gli Angeli o Dèì ribelli del grave crimine di aver rivelato a tutto il mondo “le cose segrete fatte in cielo”. Azazel nel Libro di Enoch, è uno dei capi degli Angeli “disubbidienti” che, scendendo sulla vetta del Monte Armon, si impegnarono con un giuramento di fedeltà reciproca.
Si dice che Azazel insegnò agli uomini a fare spade, coltelli, scudi, a fabbricare specchi, per permettere di vedere ciò che gli è dietro, cioè “specchi magici”. Amazarak istruì tutti gli stregoni e i tagliatori di radici; Amers spiegò la chiave della magia; Barkayal: l’Astrologia; Akibeel: il senso dei presagi e dei segni premonitori; Tamiel: l’Astronomia; e Asaradel insegnò il moto della Luna. “Questi sette furono i primi istruttori del Quarto Uomo” (cioè della Quarta Razza).
Sono Michele, Gabriele, Raffaele, Suriele ed Uriel quelli che denunciano al Signore Iddio i loro fratelli accusati di aver spiato nei misteri divini e di averli insegnati agli uomini. Michele era incaricato di combattere il Drago, e lo stesso avvenne a Kârttikeya, e nelle stesse circostanze. Entrambi sono “Condottieri della Legione Celeste”, entrambi Vergini, e “Capi dei Santi”, “Portatori di lancia”, (Shakti-dhara) ecc. Certamente, Kârttikeya è il modello di San Michele e di San Giorgio, come Indra è il prototipo di Kârttikeya.
Il peccato, dunque è un’interferenza di specie – genetica e culturale – che rompe le regole di un esperimento. A quel punto intervengono gli arcangeli e i Vigilanti vengono imprigionati “nelle valli oscure”.
Ogni nazione ha i sette Rishi, Manu e Prajâpati, Dhyân Chohan, i sette Costruttori, I Figli di Dio (B’ne Alhim), i Vigilanti, i Pitri, o Padri, e i primi Precettori dell’umanità. Questi sette Dèi primitivi discendono dalla loro dimora celeste e regnano sulla Terra, insegnando all’umanità l’Astronomia, l’Architettura e tutte le altre scienze che sono state tramandate fino a noi. Questi Esseri appaiono all’inizio come “Dèi” e Creatori; poi si immergono nell’umanità nascente, per emergerne infine come “Re Divini e Guide”.
Anche gli stessi egiziani affermavano che la scienza era fiorita nel loro paese solo dopo l’epoca di Iside-Osiride, che essi continuavano ad adorare come Dèi, e a proposito di Iside e Osiride:
Si dice che questo principe [Iside Osiride] costruì città in Egitto, fermò le inondazioni del Nilo; inventò l’agricoltura, l’uso del vino, la musica, l’Astronomia e la Geometria.
Questa conoscenza primordiale fu data a un gruppo evoluto, ma fu utilizzata per fini separatistici ed egoistici. Ci furono guerre prima in cielo e poi in terra. In terra la prima guerra avvenne quando l’individualizzazione dell’uomo quando fu dotato di un apparato mentale l’epopea è quella del Râmayâna. La successiva Guerra avvenne alla fine della Quarta Razza, narrata nel Mahâbhârata fra i Figli degli Dèi, gli Iniziati alla sacra conoscenza della “Bianca Isola Sacra” e gli Stregoni dell’Atlantide o della Quarta Razza Radice.
I libri sacri narrano che lotta tra i due gruppi cominciò il giorno stesso che assaggiarono il frutto dell’Albero della Sapienza, una lotta per l’esistenza tra lo spirituale e lo psichico, tra lo psichico e il fisico. Quelli che vincevano i “princìpi inferiori” dominando il corpo, raggiungevano i “Figli della Luce”. Quelli che cadevano vittime della loro natura inferiore diventavano schiavi della Materia. Da “Figli della Luce e della Saggezza”, finirono col diventare i “Figli delle Tenebre”.
L’eco di antiche guerre epiche narrate in oriente nel Mahâbhârata e nel Râmâyana, e ripreso in occidente da Omero nell’Iliade, ha la sua origine in un lontanissimo passato. Nell’Iliade Ettore e Aiace si scagliano contro reciprocamente macigni. Ettore e Aiace e Diomede, Eroi della Quarta Generazione sono descritti da Omero come dotati di forza portentosa, tipica dei Giganti e alti di statura.
Achille era anch’egli un gigante, cioè un antidiluviano, indirettamente lo attesta il fatto che il centauro Chirone, disseppellì il gigante Damiso, che si era distinto in vita per la sua velocità nella corsa, e mise ad Achille l’osso del tallone corrispondente del gigante. Efesto il fabbro divino, fabbricò per Achille l’armatura, l’elmo col cimiero dorato e gli schinieri, ma l’arte di queste armi è liquidata con poche parole; ben di più sono spese per il grande scudo tondo decorato a sbalzo, che fu fatto per primo[1]. Due sono i cavalli, Balio il cavallo pezzato e Xanthos il biondo, il sauro, che Poseidone aveva donato a Peleo e che in seguito che accompagnarono Achille a Troia. Le Arpie erano figlie di Elettra dal loro matrimonio con Zefiro il dolce vento occidentale, nacquero due coppie di cavalli alati, i cavalli di Achille e i cavalli dei Dioscuri, due polarità elettromagnetiche. Xanto e Balio, che al pari correvano col soffio dei venti (Iliade, XVII). Il corrispondente di Zefiro nel mito greco è in India Vayu il Vento.
La coppia di cavalli rappresenta le polarità opposte, i Dioscuri dell’antica Grecia. In India ritroviamo questo simbolo nei Gemelli Asvin, gli Dèi dalla testa di cavallo, i Dioscuri Indù, figli del Sole Surya, eternamente giovani e di una gaiezza e brillantezza sovrumana, essi guidano il Carro d’Oro della Dea Usha, l’Aurora.
Poiché gli antichi identificavano la freccia col fulmine, verrebbe da pensare che Achille sia stato ucciso dalla freccia fulmine propiziata dalle divinità Apollo e Poseidone, quale vendetta nel comportamento sacrilego nei confronti di Ettore, l’Eroe troiano noto come il domatore di cavalli.
Narra Platone che ad Atlantide una statua gigantesca d’oro di Poseidone con cocchio e sei cavalli alati dominava la stanza principale del tempio. Surya, il Sole, saliva ogni giorno su un carro trainato da sette cavalli alati. I due cavalli di Achille sono generati dal vento e dall’elettricità sono l’immagine del potere elettromagnetico del cosmo. I due che cavalli trascinavano il carro da guerra di Achille sono l’immagine il simbolo di un potente mezzo che vola nel cielo e che porta distruzione.
Le tre Arpie erano considerate da Omero come personificazione dei venti di tempesta, come figlie di Elettra, l’elettricità cosmica. Cavalli e cavaliere realtà erano uno, la forza distruttrice personificata. L’Orsa Maggiore e le Pleiadi raffigurate sullo scudo di Achille, distruttore di Troia[2], hanno un significato preciso e non sono da vedersi come prova dell’incredibile ignoranza di Omero... In verità sono troppe le tradizioni che collegano l’Orsa Maggiore e le Pleiadi con questa o quella catastrofe perché le si possa esaminare tutte[3].
Il primo canto del Râmâyana, è una descrizione delle circostanze peculiari che accompagnarono la nascita di Râma nella famiglia di Dasharatha, era il re di Kosala. Dasharatha era discendente di Raghu, che faceva parte della dinastia Kshatriya del re Iksvakus un discendente dei re solari, che iniziarono a governare su questa terra dal tempo di Manu il Vaivasvata (The Theosophist, vol. XIII, p. 340).
Nel Râmâyana è narrata l’epica lotta tra Râma-Chandra e Râvana il Re-Demone Sovrano di Lanka, dei Râkshasa e degli Yaksha, che a bordo di un potente Vimâna rapì la bellissima Sita, moglie di Râma Chandra, fatto che condusse alla grande guerra. Rama a bordo del suo Vimâna accompagnato da un piccolo esercito vola fino all’isola di Lanka e riporta indietro nella città di Ayodhya, la sua afflitta moglie Sita.

Le guerre narrate nel Râmâyana, ebbero come epicentro Lankâ, ma non quel piccolo frammento oggi chiamato Ceylon ma parte di una grande continente. Allegoricamente si dice che si tratti di una catena montuosa che si estende a sud del Meru. È anche il nome di una montagna Tri-Kúta “Tre cime del Sud Est di Ceylon su cui, come narra la tradizione, dove era situata una città popolata da demoni e chiamata Lankapuri.
Lankâ esisteva nel Treta e Dvapara Yuga, nell’epoca del re Râma. E così doveva essere Lanka, prima che fosse sommersa, lasciando oggi fuori dalle acque solo le cime più alte di quella catena. La topografia sottomarina e le formazioni geologiche hanno subito considerevoli mutamenti a partire del periodo del Miocene. Questo fatto è allegoricamente narrato nel Bhagavat Purâna indica Lanka (Ceylon) quale cima del Monte Meru, che fu spezzata da Vayu, dio del Vento, e scagliata nell’oceano. Essa è descritta nel suo periodo di massimo splendore, alla fioritura della civiltà Atlantidea nell’epica del Râmâyana di estensione e magnificenza gigantesche “con sette profondi fossati e sette stupende mura di pietra e metallo”. La sua fondazione è attribuita a Viswakarma che la costruì per Kuvara, il re dei demoni, e al quale fu sottratta da Râvana, il rapitore di Sîtâ moglie di Râma.
I signori del cielo irati con Lanka, polverizzarono sette città con la luce che brillava come mille soli ed emanava il rumore di diecimila tuoni! Râmâyana.
La Grande Guerra sulla Terra fu il risultato dell’avere gli uomini aperto gli occhi ed i sensi, così da vedere che le figlie dei loro fratelli erano più belle che le loro, ed altrettanto le spose, come è raccontato sia nel Râmayâna che nell’Iliade. Furono commessi dei ratti prima di quello delle Sabine, e dei Menelai furono privati delle loro Elene prima che fosse nata la Quinta Generazione o Razza.
I guerrieri del Râmâyana e del Mahâbhârata si avvalgono di armi d’altissimo livello tecnologico e combattono utilizzando dei Vimâna cioè macchine volanti dotate di armi micidiali. Nel Râmâyana si legge che i Vimâna volano a grandi altezze. Questi Vimâna potevano coprire grandi distanze sia nello spazio che sott’acqua e manovrati su, giù e avanti. Erano macchine magnifiche adatte solo per i Re e per gli Dèi. Con l’aiuto delle macchine, gli esseri umani possono volare nell’aria ed esseri celestiali discendere dallo spazio sulla Terra.
Nel Râmayâna, il Pushpaka Vimâna si distingue come una meraviglia della tecnologia. Si dice che questa macchina volante sia stata requisita da Râvana, il re demone di Lanka. Pushpaka fu originariamente creato da Vishvakarma per Brahma, il dio induista della creazione; in seguito Brahma lo diede a Kubera, il re degli Yaksha nell'induismo; ma fu poi rubato, insieme a Lanka, dal suo fratellastro, il malvagio re Râvana. Alla fine della guerra Rama restituì il Vimâna a Kubera.
I testi indù descrivono il Pushpaka Vimâna come un magnifico Vimâna che poteva viaggiare alla velocità del pensiero e adattarne le dimensioni per adattarsi al numero di passeggeri.
Nel Mahâbhârata leggiamo che Bhima il secondo dei cinque fratelli Pândava “Volò con il suo Vimâna sopra un enorme raggio brillante come il Sole e faceva un rumore simile al tuono in una tempesta”.
Bhima nacque da Kunti, moglie del re Pandu, dal momento il legittimo erede al trono di Bharata, non poteva generare figli a causa di una maledizione è stato concepito da Vayu, dio dell’Aria uno dei cinque elementi, che gli conferì una forza sovrumana fin dalla nascita. Vayu è allo stesso tempo un essere individuato e un essere universale. Il mito ci dice che Bhima simile a Vayu, l’Aria, aveva i poteri e le conoscenze di questo elemento, il suo dominio spazia nell'atmosfera ecco perché con il suo Vimâna compiva atti prodigiosi. Vayu è il Vento, il respiro di Varuna nel Cosmo, corrispondente al prana, nel microcosmo umano. Maestro del combattimento con la mazza, Bhima era considerato uno dei guerrieri più forti del suo tempo, con una forza spesso paragonata a quella di migliaia di elefanti. Bhima è famoso per aver ucciso tutti i 100 malvagi cugini Kaurava oltre alla maggior parte del loro esercito durante la battaglia nella pianura Kurukshetra.
Questi Vimâna potevano coprire grandi distanze sia nello spazio che sott’acqua e manovrati su, giù e avanti. Erano macchine magnifiche adatte solo per i Re e per gli Dèi. Con l’aiuto delle macchine, gli esseri umani possono volare nell’aria ed esseri celestiali discendere dallo spazio sulla Terra.
Il libro sacro indiano del Samsaptakabadha narra di Vimâna guidati da forze celesti e di un missile-freccia che conteneva la potenza dell’Universo. Il bagliore dell’esplosione è paragonato a “diecimila soli”.
Il Mahâbhârata è suddiviso in diciotto libri (Parva), ognuno dei quali contiene altre sezioni. All’interno dell’ottavo libro, il Karna Parva, troviamo un riferimento ai “10.000 soli”.
Un singolo proiettile, carico di tutta la potenza dell’Universo … Una colonna incandescente di fumo e fiamme brillanti come 10.000 soli, che cresceva in tutto il suo splendore … era un’arma sconosciuta , un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte che ridusse in cenere un’intera razza. I cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili. I loro capelli e le unghie caddero, il vasellame si ruppe senza alcuna causa apparente e gli uccelli divennero bianchi. Dopo poche ore, tutti i prodotti alimentari erano stati infettati. Per sfuggire a questo fuoco, i soldati si gettarono nel fiume.
Arjuna il terzo dei cinque fratelli Pândava Arjuna, che significa bianco, è stato concepito da Indra, il re del firmamento, poiché Pandu, legittimo erede al trono di Bharata, non poteva generare figli a causa di una maledizione. Arjuna è invitato da Indra a salire nei cieli per ottenere armi divine e apprendere come utilizzarle. Il Signore dei Cieli, Indra, gli concede l'uso del suo Vimâna, pilotato da un assistente chiamato Matali. Il Vimâna non solo è in grado di volare nel cielo, ma può anche viaggiare sott'acqua.
Nel suo viaggio Arjuna vede altri Vimâna o carri volanti alcuni che sono precipitati, altri immobili, ed altri ancora che volano liberamente nell’aria.
Il Mahâbhârata narra che Indra, il Signore del cielo, chiese ad Arjuna di distruggere l'intero esercito degli Asura composto da trenta milioni di Asura che vivevano in fortezze nel profondo dei mari. Indra, signore del cielo, cedette il suo Vimâna (aeronave) ad Arjuna, pilotato da Matali. Nella feroce battaglia che seguì, gli Asura causarono piogge ma Arjuna si oppose con un'arma divina che riuscì ad asciugare tutta l'acqua. Arjuna sparò un proiettile-freccia mortale che distrusse l'intera città in mille pezzi, facendo cadere i frammenti a terra. (Vanaparvan, capitoli 168-173).
Arjuna chiese un’arma a Shiva.
Ti darò Pashupata, la mia arma preferita. Non la conosce nessuno, nemmeno il più grande fra gli dèi. Devi fare molta attenzione a non utilizzarla male, perche se la utilizzi contro un nemico debole, può distruggere l’intero mondo. Non c’è nessuno che possa sopravvivere a quest’arma. La puoi scagliare sia con un arco, sia con l’occhio, sia con la forza della mente (Pana Parva, terzo libro del Mahâbhârata,.
È così che il Mahâbhârata descrive la battaglia che ha contrapposto il guerriero Arjuna alle orde degli Asura che vivevano in fortezze nel profondo dei mari.
Nei Veda, Indra appare come una forza creativa che distrugge l'oscurità e il caos; con la forza controlla la terra, il cielo, gli Dèi e tutte le cose. Il principio che Indra rappresenta è l'Energia Mentale, liberata dai limiti della coscienza offuscata. È questa Mente illuminata che crea forme perfette di pensiero e azione che non sono distorte dalla falsità dei sentimenti.
È stato suggerito che l'antropomorfismo di Indra è determinato dal fatto che questo dio aveva un prototipo celeste nella forma della costellazione di Orione. Questo, in particolare, è confermato dal fatto che nelle versioni successive dell'epopea, nell'Atharva Veda, la madre di Indra è identificata con la notte, e Indra nelle sue imprese è aiutata dal cane divino Sarama (segugio di Indra), che si correla facilmente con la costellazione del Cane Maggiore, o meglio con la sua stella più luminosa, Sirio.
Invisibili i Daitya iniziarono a combattere servendosi d’illusioni. E anch’io (Arjuna) combattei al loro fianco e utilizzai l’energia di armi invisibili … E quando i Daitya scapparono, tutto divenne visibile, sulla terra giacevano centinaia di migliaia di morti … diventai insicuro, e Matali notò questo mio stato d’animo. Quando mi vide sconvolto, disse o Arjuna, Arjuna! Non avere timore, usa l’arma del lampo di tuono, quando percepii queste parole, tolsi la sicura all’arma preferita del Re dei Celesti (Mahâbhârata – sezione CLXXII – Nivata-Kavacha-Yuddha Parva).
La guerra contro il malvagio re di Daitya termina con una distruzione, la sommersione dell’iniqua Daitya una delle due grandi isole che rimanevano al centro dell’Atlantico, come appare nei libri indù oltre che nel Mahâbhârata. Un cataclisma in grado di distruggere Shanka-dvîpa un’isola continente (Atlantide) non può di certo risalire a circa dodicimila anni fa, in quanto i geologi dovrebbero trovarne le tracce. Viceversa, un piccolo diluvio accadde dieci o dodicimila anni fa sommergendo le pianure e obbligando molti gruppi razziali a salvarsi spostandosi sulle montagne circostanti, e parte della Grecia fu sommersa, mentre l’ultima isola di Atlantide, Poseidone, scomparve fra i flutti.
L’empio re di Daitya scaglia imprecazioni contro il tuono celeste e minaccia di conquistare lo stesso cielo con i suoi possenti guerrieri, attraendo così sull’umanità l’ira di Brahma. “II Signore allora decise”, dice il testo, “di castigare le sue creature con una terribile punizione che sarebbe stata di ammonimento ai sopravvissuti e ai loro discendenti”. Il racconto del diluvio appare nel Mahâbhârata, nei Purâna ma appariva ancor prima nel Satapatha, uno degli ultimi Brâhmana.
Ricercando nel tempo tracce di catastrofi planetarie, glaciazioni, diluvi, si trova che circa 850.000 anni fa si verificò una grossa perturbazione dell’asse terrestre cui ne seguirono altre. La distruzione di un continente chiamato negli scritti indù, Shanka-dvîpa (Atlantide) è cominciata 850.000 anni fa ed è proseguita isola dopo isola fino alla scomparsa 12.000 anni fa dell’ultima isola quello che restava della grande isola chiamata in occidente Poseidone da Platone. I calcoli indù abbracciano 33 cicli siderali cioè 850.000 anni.
Secondo la cronologia occulta 80.000 anni fa avvenne la distruzione dell’isola Daitya, una delle due grandi isole di Atlantide, rimaste dopo il primo grande cataclisma. Per tutto quel grande periodo i Vimâna continuavano ad essere usati, per trasporto e per guerra. Anche dopo la distruzione di Daitya questa guerra durò fin quasi alla sommersione di Poseidone 12.000 anni fa in pratica alla fine del periodo che precedette il Kali Yuga. Le guerre narrate nel Mahâbhârata e nel Râmâyana, ebbero come epicentro Lankâ, non quel piccolo frammento oggi chiamato Ceylon ma parte di una grande continente. Allegoricamente si dice che si tratti di una catena montuosa che si estende a sud del Meru. È anche il nome di una montagna Tri-Kúta “Tre cime del Sud Est di Ceylon su cui, come narra la tradizione, era situata una città popolata da demoni e chiamata Lankapuri. Lankâ che esisteva nel Treta e Dvapara Yuga, nell’epoca del re Râma.
E così doveva essere Lanka, prima che fosse sommersa, lasciando oggi fuori dalle acque solo le cime più alte di quella catena. La topografia sottomarina e le formazioni geologiche hanno subito considerevoli mutamenti a partire del periodo del Miocene. Questo fatto è allegoricamente narrato nel Bhagavat Pûrana indica Lanka (Ceylon) quale cima del Monte Meru, che fu spezzata da Vayu, dio del Vento, e scagliata nell’oceano. Essa è descritta nel suo periodo di massimo splendore, alla fioritura della civiltà Atlantidea nell’epica del Râmâyana di estensione e magnificenza gigantesche “con sette profondi fossati e sette stupende mura di pietra e metallo”. La sua fondazione è attribuita a Viswakarma che la costruì per Kuvara, il re dei Daitya.

Figura 12. Mahâbhârata battaglia in cielo e in terra raffigurazione fatta con AI Bing
Fu soltanto il “cattivo uso” e non l’uso, del dono divino dei Primordiali Sette, quello che condusse gli uomini della Quarta Razza alla Magia Nera e alla Stregoneria, ed infine a “dimenticare la Saggezza”. Quelli della Quinta Razza Madre, gli eredi dei Kumâra e dei Rishi del Tretâ Yuga, usarono i loro poteri per atrofizzare gli antichi doni nell’umanità in generale, e quindi, come “Ceppo Eletto,” si dispersero. Coloro che sfuggirono al “Grande Diluvio” ne hanno conservato soltanto il ricordo e la credenza proveniente dalla conoscenza dei loro padri diretti, che tale scienza esisteva ed era gelosamente custodita dal “Ceppo Eletto” esaltato da Enoch.
[1] Omero, Iliade, XXII, 22-24.
[2] Vincenzo Pisciuneri: Nascita e morte di un Kósmos – Troia.
[3] G. de Santillana - H. von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi.
LA PRESENZA DEI KUMÂRA NEL MAHÂBHÂRATA
I Kumara nel Mahâbhârata e nel Râmayâna rappresentano il Dharma (virtù), l’Artha (scopo), il Kama (desiderio) e il Moksha (liberazione), i quattro scopi o principi fondamentali per la realizzazione spirituale. Sono citati per la loro lotta contro i malvagi, sono considerato dei santi e guerrieri che combattono per la libertà e giustizia. Nel Mahâbhârata sono guidati da Krishna.
KAPILA
Kapila è nominato nel Râmayâna e nel Mahâbhârata, ed è considerato il quinto Avatar di Vishnu.
Nell’era Krita, Vishnu, in forma di Kapila ed altri (istruttori ispirati)... insegnò... la vera saggezza [come fece Enoch]. Nell’era Tretâ represse i cattivi sotto forma di monarca universale [Chakravartin, il “Re Immortale” di Enoch, e protesse i tre mondi o Razze]. Nell’era Dvapara, nella persona di Veda-Vyâsa, divise l’unico Veda in quattro, e lo distribuì in centinaia di branche. Vishnu Purâna Libro III, 24-31.[1]
Nel Tretâ Yuga avvenne la grande Battaglia di Râma contro il potente re Râvana.
Ci sono parecchi Kapila; ma il Kapila che sterminò la progenie del re Sagara — 60.000 uomini forti — era sicuramente Kapila, il fondatore della filosofia Sankhya, poiché lo affermano i Purâna.
Gangâdvâra la “porta o entrata del Gange”, ai piedi dell’Himalaya, il luogo dove Kapila stette in meditazione per più anni. Non lontano dalla catena Sewalik, il “passo Hardwar” è chiamato ancora oggi il “Passo di Kapila”, e anche la località è chiamata “Kapilasthen” dagli asceti. Ed è lì che il Gange, Gangâ, emergendo dalla sua gola montagnosa, inizia il suo corso nelle pianure torride dell’India.
Gli scritti sacri hanno fino a sette livelli dì interpretazione, il livello successivo suggerisce la storia dei 60.000 “figli” brutali, viziosi ed empi, sono la personificazione delle passioni umane, che un “semplice sguardo del Saggio” che simbolizza l’anima spirituale.
Kapila, oltre ad essere il nome di un personaggio, il Rishi vissuto anticamente e autore della filosofìa Sankhya, è anche il nome generico dei Kumâra. Apprendiamo che il Rishi (Saggio) Kapila al princìpio del Manvantara nel Satya Yuga appare nella forma di, Vishnu “che comunica la Sapienza a tutte le creature”, questo fatto si riferisce a quel periodo primordiale, quando i “Figli di Dio” insegnavano agli uomini appena creati quelle arti e scienze che furono poi conservate e coltivate dagli Iniziati nei santuari.
Nei Purâna ci sono parecchi Kapila ben noti, il Rishi primordiale, poi Kapila, uno dei tre Kumâra “segreti” e Kapila, figlio di Kashyapa e Kadrû, fino a Kapila, il grande filosofo del Kali Yuga respinse colpisce con l’affilata spada dei suoi sarcasmi l’affermazione dei mistici yogi secondo i quali un uomo, nell’estasi, ha il potere di vedere la divinità a faccia a faccia e di conversare con l’”Altissimo”.
Il Mahâbhârata descrive Kapila come il saggio che si oppose ai sacrifici ed era tutto a favore della non violenza e della e contro la crudeltà verso gli animali. Lui propagò saldamente l'idea che chi sacrificava animali innocenti per il proprio beneficio avrebbe infine subito una morte simile.
KÂRTTIKEYA E KRISHNA
I testi indù narrano che Kârttikeya, un Kumâra o adolescente vergine, nacque da, allo scopo di distruggere Târaka, descritto come un demone Daitya. Le varie origini di Kârttikeya offrono versioni diverse della sua parentela. Nel Mahâbhârata, Kârttikeya, il “Marte dalle sei facce”, è il figliodi Rudra o Shiva, auto-generato, senza una madre, dal seme di Shiva gettato nel fuoco. Ma Kârttikeya generalmente è chiamato Agnibhû, “nato da Agni, dal fuoco”. La maggior parte delle fonti concorda sul fatto che sia Agni[2] il Fuoco Celeste che Shiva il Potere Elettrico abbiano avuto ruoli importanti nel suo concepimento e nella sua nascita.
Karttikeya è il comandante in capo dell'esercito degli Dèi. È anche conosciuto come Skanda. Proprio come Krishna, Kârttikeya è spesso rappresentato come un giovane o un neonato "Kumâra" e "Murugan", che significano "ragazzo" o "giovane". La sua cavalcatura è un pavone di nome Paravani, l'uccello della Sapienza e della Conoscenza Occulta, la versione indù della Fenice. Il Pavone di Kârttikeya ha sulle sopracciglia la stella a sei punte (il doppio triangolo), una svastica ed una corona sulla testa con sei o sette punte. Le punte si riferiscono al numero dei Kumara, mentre la coda rappresenta i cicli siderali. Nell'Upanishad Chandogya (7.26), Skanda Kârttikeya è il capo dei Kumâra, ed è identificato con Sanat Kumâra.
La sezione 46 del Mahâbhârata inizia con la menzione dei nomi delle Madri che divennero le compagne di Kârttikeya. Queste Madri, dotate di forme e poteri diversi, si unirono a Kârttikeya per combattere i nemici degli Dèi. Kârttikeya ricevette armi potenti e un esercito divino da vari Dèi come Indra, Shiva, Vishnu e Brahma per aiutarlo nella battaglia. Con il suo esercito temibile e le benedizioni divine, Kârttikeya partì per distruggere i Daitya e proteggere i cieli dalla loro tirannia.
Secondo lo Skanda Purâna, Kârttikeya (chiamato Skanda) fu nominato comandante degli Dèi, incaricato del suo destino di sconfiggere gli Asura. Le divinità gli offrirono numerosi doni per potenziarlo. Si narra che Brahma concesse a Târaka il re degli Asura il dono di non essere ucciso da nessuno che avesse più di sette giorni di età. Il dono lo rese atroce e arrogante.
Deciso a uccidere l'Asura, il grande signore, figlio di Shiva, scese dal carro aereo e si mise a terra. Correndo a piedi, afferrando la sua lancia lucente che fiammeggiava come un meteorite, il potente guerriero Kumâra, nato da Shiva, brillava bene … Il grande guerriero Daitya Târaka fu ucciso da Kumâra Skanda (Kârttikeya). Quando il potente Asura fu ucciso, altri Asura furono uccisi dagli Dèi e dai Kumâra. Shiva Purâna cap. 7-12.
La narrazione della battaglia di Kârttikeya contro Târaka Asura è centrale nello Skanda Purâna. Târaka Asura un potente demone, appartenente alla stirpe di Brahma aveva ottenuto l'invincibilità contro tutti gli Dèi tranne il figlio di Shiva. Questo lo rendeva una minaccia significativa per l'ordine celeste. Gli Asura sono spesso rappresentati con motivazioni guidate dal desiderio di potere e dominio, in netto contrasto con gli ideali dei Deva, che rappresentano rettitudine e dovere.
Inizialmente, l'esercito degli Dèi si mosse sotto la guida di Indra, poi Virabhadra e persino Vishnu entrarono nella mischia, ma il potente Târaka Asura e gli altri capi Daitya non dovettero sforzarsi molto per sconfiggerli e metterli fuori combattimento. Sebbene Skanda fosse ancora un bambino, era stato profetizzato che avrebbe sconfitto Târaka, il Daitya che aveva trionfato sui Deva e li aveva esiliati dal cielo. A bordo di un maestoso carro volante (Vimâna), Kârttikeya nato da solo sei giorni, giunse e prese il comando della battaglia dalla parte degli Dèi. Vedendo un bambino sul campo di battaglia, l'arrogante Târaka rise e schernì lui e anche gli Dèi.
Kârttikeya allevato da sei madri (Pleiadi) era raffigurato con sei teste in questo racconto è un Kumâra dell’età di sei giorni.
Târaka, il re dei Daitya, evocò miliardi di Asura per difendere il suo regno, le sue forze comandate da Kalanemi. Gli Asura presero il sopravvento. Kârttikeya e Krishna arrivarono per combatterlo, quest'ultimo brandendo il suo grande arco. Accompagnato da un vasto esercito celeste e terrestre, Kârttikeya ingaggiò una battaglia con i Daitya, che furono invasi dalla paura alla sua vista, usando la sua Lancia (chiamata Vel), uccise molti potenti Daitya. La sua ira divina e la potenza del suo esercito erano impareggiabili, mentre distruggeva i nemici con facilità. Kalanemi rispose ai dardi lanciati dall’arco Krishna inghiottendo Krishna e Garuda, dopo di che Krishna aprì il ventre dell'Asura con il Sudarshana Chakra, l'arma di Vishnu che poi distrusse la moltitudine di guerrieri Daitya.
Krishna parlò a Kârttikeya: È lui che non poteva essere sconfitto da noi nonostante il nostro arsenale di armi (superiori) nel corso della battaglia. Questo grande Asura non dovrebbe essere guardato con disprezzo. Egli è Târaka. Questo è il tuo settimo giorno. Ora è mezzogiorno. Uccidilo prima del tramonto. Altrimenti non può essere ucciso. Skanda Purâna, Kaumarika Kanda, capitolo 30, versetti 58 – 61,
Quando l’Astra di splendore smisurato fu lanciato da Skanda, ammassamenti di meteorite eccessivamente terribili caddero sulla terra. Un milione di Astra shakti caddero da essa, e mille milioni di veicoli furono abbattuti. Târaka visto l’esito della battaglia usò parole di arrendevolezza verso Kârttikeya che ignorò e lo combatté scagliando la sua terribile shakti sugli Asura.
La battaglia stessa è uno spettacolo grandioso pieno di implicazioni cosmiche:
· Preparazione: Gli dèi, guidati da Indra, si radunano per concedere benedizioni a Kartikeya, armandolo con armi celesti.
· Confronto: La battaglia si svolge con intensa ferocia, mettendo in mostra la brillantezza tattica e la forza divina di Kârttikeya.
· Vittoria: Alla fine, Kârttikeya uccide Târaka, ristabilendo equilibrio e ordine nel cosmo.
Il condottiero celeste, Kârttikeya Figlio del Dio Agni, il Fuoco Celeste, era rinomato per la sua forma dorata che simboleggia l'energia del Fuoco.
I Sette grandi Rishi, i quattro precedenti Manu, che partecipano della mia essenza, sono nati dalla mia mente; da loro è scaturita la razza umana e il mondo. Bhagavad Gita, X, 6.
Bhagavân significa Signore ed è un epiteto per una divinità, Shiva, Rama, Krishna. La Bhagavad Gita, letteralmente "Il Canto del Signore" è una parte del Mahâbhârata. Qui, dei Sette “Manu” venuti, i primi Quattro rappresentano le Quattro Razze già vissute. Manu come nome è stato applicato ai progenitori e sovrani della Terra. Il Manu conserva l’incarico per tutta la Razza-Madre, e il quinto il figlio di Sûrya (il Sole) e il salvatore della nostra Razza, è connesso con il “Seme di Vita”, tanto fisicamente che spiritualmente.
PRADYUMNA
Un certo Raggio (principio) di Sanat Kumâra illuminò Pradyumna, il figlio maggiore di Krishna durante il grande periodo del Mahâbhârata, mentre al tempo stesso, egli, Sanat Kumâra, dava istruzioni spirituali al Re Dhritarashtra. (H.P.B. Dottrina Segreta III). Il Mahâbhârata afferma che Pradyumna era una parte di Sanat Kumâra. "Srimad Bhagavatam: Canto 10 - Capitolo 55".
Pradyumna (letteralmente l'eminente potente) è il primogenito di Krishna e di sua moglie Rukmini. Secondo il Bhagavata Purâna, Pradyumna era la reincarnazione di Kama Deva, il Dio dell'Amore. Un valoroso guerriero, invincibile in battaglia, incarnazione di Kama, ed è associato alla conoscenza, alla conservazione e all'azione. Uno degli epiteti di Pradyumna (Harivamsa, 99) è "Makara dhvaja", che significa "colui il cui stendardo è il coccodrillo". Sappiamo che la Quinta Gerarchia è quella dei Makara.
Pradyumna figlio di Krishna, dimostra grande abilità e potere in battaglia, uccidendo molti nemici e ministri di Shamvara. Pradyumna dalle braccia possenti era descritto come un potente guerriero Maharathi. Possedeva Vaishnavastra, una delle armi più potenti dell'universo. Vaishnavastra, come descritto nell'Arthashastra, è un'arma potente e letale usata solo una volta, e brandita da Krishna. In Kavya, è rappresentata come un'arma rinomata per la sua capacità di sopraffare i nemici e lanciare attacchi da più direzioni. Questo evidenzia la versatilità e la natura letale del Vaishnavastra in entrambi i testi. Pradyumna era una delle pochissime persone a conoscere il segreto del Chakravyuha, una formazione militare somigliante a un labirinto di molteplici mura difensive utilizzata per circondare i nemici.
BALADEVA O BALARAMA, FRATELLO DI KRISHNA
H.P. Blavatsky nella Dottrina Segreta, nella sezione Origine dei Misteri, riporta un’ulteriore informazione riguardante uno dei Signori della Fiamma. La Dottrina Occulta spiega che Ercole era l’ultima incarnazione di uno dei Sette “Signori della Fiamma”, come Baladeva fratello di Krishna; che le sue incarnazioni avvennero durante la Terza, la Quarta e la Quinta Razza Radice, e che la sua venerazione fu portata dagli immigrati successivi in Egitto da Lanka e dall’India.
I Sette Signori della Fiamma sono i Sette Kumâra del nostro Globo Terrestre, alla cui testa sta Sanat Kumâra.
Una sezione del Mahâbhârata è dedicata alla storia di Hercûla, della cui razza era Vyasa ... Diodoro dà la stessa leggenda con qualche variante. Dice: “Ercole era nato tra gli indiani; come i greci, essi lo fornirono di una clava e della pelle di un leone.” Ambedue Krishna e Baladeva sono [Signori] della razza [cûla] di Heri [Heri-cul-es] – dal che i greci possono aver creato il nome composto Hercules. Baladeva era il settimo figlio e Krishna l’ottavo.
Nel Râmayâna, Balarama detto anche Baladeva, è il figlio di Wasudeva e di Royani, fratello maggiore di Krishna. Egli era così forte che stritolava con la sola clava interi eserciti.
H.P. Blavatsky nella Dottrina Segreta, nella sezione Origine dei Misteri, riporta un’ulteriore informazione riguardante uno dei Signori della Fiamma.
La Dottrina Misterica spiega che Ercole era l’ultima incarnazione di uno dei Sette “Signori della Fiamma”, come Baladeva fratello di Krishna; che le sue incarnazioni avvennero durante la Terza, la Quarta e la Quinta Razza Radice, e che la sua venerazione fu portata dagli immigrati successivi in Egitto da Lanka e dall’India.
Arriano (86 d.C. - 160 d.C.) scrisse anche un libro chiamato Indica, in cui attingeva all'opera precedente di Megastene.
L'Ercole che è arrivato così lontano, ci raccontano gli indiani, era originario del loro paese. Lui è particolarmente venerato dagli Shurasena, che possiedono due grandi città, Methora (Mathura) e Cleisoborus (Surapura), e il fiume navigabile Jobares (Yamuna) attraversa i loro territori. Questo Ercole, come Megastene, e gli indiani stessi ci assicurano, afferma che usa la stessa abitudine con l'Ercole tebano. Molti figli maschi, ma solo una figlia nacque lui in India, poiché sposò molte donne. Il nome della figlia era Pandaea, e la terra in cui era nata, e su cui Eracle la pose come sovrana, era chiamata Pandea in suo onore.
I Pandea sono i Pândava, e Sia Krishna che Baladeva (Balarama) sono cresciuti a Mathura, sulle rive dello Yamuna. Balarama è descritto avere una corporatura imponente e una forza corporea straordinaria. Balarama era anche associato al leone, e talvolta era rappresentato con la pelle di tigre o quella di leone drappeggiata sulle spalle. Anche Ercole usava la pelle del leone come armatura; per questa era la pelle impenetrabile del Leone di Nemea che aveva ucciso nel suo primo travaglio.
Lo storico greco Diodoro Siculo (circa 50 a.C.) si riferiva anche all'opera di Megastene, nella sua Bibliotheca Historica. La sua descrizione dell'Ercole indiano è fortemente richiamata da Balarama (Baladeva):
Hercules era nato tra gli indiani, e come i Greci, gli fornirono una clava e pelle di leone. In forza superava tutti gli uomini, e liberava il mare e la terra da mostri e bestie selvagge. Lui ebbe molti figli maschi, ma solo una figlia.
L'Ercole indiano, secondo Cicerone, si chiamava Belus. È lo stesso con Bala, fratello di Krishna, e entrambi sono venerati congiuntamente a Mutra; Infatti, sono considerati come un Avatara o incarnazione di Vishnu. Bala è rappresentato come uno grande uomo, con una clava in mano. È anche chiamato Bala-Rama ... poiché Bala deriva da Vishnu, o Heri, è certamente Heri-cula, Heri-culus e Hercules. Francis Wilford Asiatic Researches.
I miti narrano che Ercole aveva vagato per tutto il mondo e compiuto molti atti eroici. I fratelli divino Krishna e Balarama sono anche ricordati per numerosi atti di eroismo, e Balarama, in particolare, era noto per i suoi viaggi. Anche quando la battaglia del Mahâbhârata infuriava, Balarama aveva scelto di non partecipare alla battaglia e invece intrapresero un pellegrinaggio di un anno, durante quel periodo è noto che ha ucciso molti demoni.
Secondo Diodoro Siculo, il viaggio di Ercole prima di giungere all’isola Eritia (Daitya), fu dapprima attraverso i paesi dell’Africa settentrionale, dove in Egitto, l’Eroe uccise il tiranno Busiride o Busiris. Ercole su quelle coste, dopo aver ucciso il tiranno Busiris e, i suoi neri aiutanti si scontrò con il Gigante Anteo, anch’egli figlio di Poseidone, che secondo alcuni si trovava in Libia[3], e secondo altri in Mauritania sullo stretto che separa l’Africa dall’Europa.
L’Eracle Egiziano rappresenta la divinità, chiamata Som o Chom, che secondo quanto dicono i sacerdoti Egizi fece da modello al suo omonimo greco. L’Ercole dei Greci secondo quanto ci riferisce Erodoto è una copia di uno dei dodici Dei Egizi.
Kârttikeya, Krishna Pradyumna, Baladeva, potrebbero essere i quattro Kumâra, Sanat Kumâra, Sananda, Sanaka e Sanâtana.
Dell’Ercole dei Greci, in nessuna parte dell’Egitto potrei ottenere conoscenza alcun ... in nome non venne mai preso dall’Egitto alla Grecia... Ercole... come essi (i sacerdoti) affermano, è uno dei dodici[4] (Dèi) che furono riprodotti dai precedenti otto Dei 17.000 anni prima di dell’anno di Amasis[5].
Nei Purâna Indù si hanno descrizioni di guerre fatte su continenti e isole situati oltre l’Africa occidentale, nell’oceano Atlantico. Uno di questi continenti è Atala, o Atlantide, descritta nei Purâna come una delle sette Dvîpa (isole, continenti, regioni) appartenenti al Patala, che rappresenta la voragine, l’inferno che gravita verso il polo sud. I Purâna la collocano “sulla settima zona o settimo clima” - o meglio, sul settimo grado di calore - e così la collocano tra il 24°e 28° di latitudine Nord; dunque va cercata allo stesso grado del tropico del Cancro[6]. Questa Isola, figlia dell’oceano, è descritta come posta all’Occidente con il sole che tramonta ai piedi della sua montagna cioè il picco di Tenerife. Eritia la meta di Ercole, l’isola rossa di Gerione, è anch’essa una terra del sole calante ed è posta a occidente di Gadir.
Il nemico dichiarato di Atala (l’Isola Bianca diventata nera per il peccato) è il Diavolo Bianco, il Div-sefid (o del Târadaitya), la personificazione di popoli che abitavano presso la catena montuosa dell’Atlante. I Purâna, indù danno una descrizione di guerre su continenti e isole situati oltre l’Africa occidentale, nell’oceano Atlantico.
Le arcane leggende o miti ci dicono che Re Thevetat dei Daitya e dei demoni Râkshasa controllavano il continente di Kusha. Thevetat non aveva imparato né acquistato conoscenze, che conosceva senza essere stato iniziato. Così, sotto le cattive ispirazioni del loro demone, Thevetat e gli uomini della razza atlantidea divennero una nazione di maghi malvagi. Di conseguenza fu dichiarata una guerra, Thevetat combatté crudelmente e ferocemente contro gli Âditya e i Sâdhu, o sagge guide della Razza Atlantidea. Il re Thevetat era uno dei Signori dalla faccia Oscura, ed è sotto la cattiva influenza di questo Re-Demonio, che la Razza Atlantiana divenne una nazione di maghi malvagi.
Si legge in Asiatic Researches III, p. 326 del colonnello Wilford si legge:
Sulle rive del Nilo (le montagne di Nila della catena Atlante) c’erano state lunghe contese tra i Devata (Semidei) e i Daitya (Giganti); ma questa tribù avendo avuto il sopravvento, il loro re o capo, Shankhasura che risiedeva nell’Oceano, fece frequenti incursioni nella notte ... Il popolo si trovava fra due fuochi: mentre Shankhasura saccheggiava una parte del continente, Cracacia, re di Krauncia- dwîp rovinava l’altra ... trasformavano la regione più fertile in un deserto desolato ...in questa sciagura, i pochi indigeni superstiti [dalla guerra tra Devata e Daitya] alzarono le mani e i cuori a Bhagavân (Signore) ed esclamarono: “Colui che saprà liberarci da questi disastri, sia il nostro Re”; usando la parola Î’T [una parola magica, evidentemente non capita da Wilford] la cui eco si ripercosse per tutto il paese.
Allora scoppia una grande tempesta, le acque del Kali sono “stranamente agitate, quando appare tra le onde… un uomo, chiamato poi Î’T, alla testa di un numeroso esercito, dicendo ‘abhayan’, cioè non abbiate paura”; e disperde il nemico. Wilson spiega:
Bhagavan significa Signore ed è un epiteto per una divinità, Shiva, Rama, Krishna. Ora, se consideriamo tutto questo nel suo aspetto astronomico, poiché Krishna come Ercole è il Sole incarnato (Vishnu), un Dio solare, non può egli essere solo una rappresentazione dei raggi verticali del sole? Nel mito di Ercole Anteo potrebbe essere un Gigante Daitya, e Shankhâsura, re di Krauncia-dwîp (Shanka-dwîpa?) potrebbe essere Busiride.
Wilson spiega che il Re Î’T è un’incarnazione subordinata di Mrǐra – Mrida, forse una forma di Rudra – che ristabilì la pace e la prosperità in tutto lo Shanka-dvîpa , attraverso il Barbaradêsa, Misra-st’hân ed Arva-st’hân, o Arabia, ecc. Nei Purâna si dice che Shanka Dvîpa è (o sarà) un continente, mentre nel Vayu Purâna è un'isola minore, una delle nove suddivisioni di Bharata Varsa. Bharata figlio di Nabhi diede il nome alla antica India : Bharata Varsa. Simbolizza anche la Terra Eletta della Terza Razza Madre.
Era popolata dai Mleccha (stranieri impuri) che adoravano le divinità indù. Suo re era Shankhasura, che fu poi ucciso da Krishna. Si suppone che questa terra fosse abitata dai Demoni, i Giganti, gli Asura, mostri temuti per la loro malvagità al punto che la loro terra fu paragonata ad Atala, l'inferno degli antichi indù. Bharata, è l'antico nome dell'India, per cui Shanka Dvîpa o è l'India, oppure aveva a che fare con essa. Questa terra, secondo Wilford, si trovava nella settima zona del mondo, nel settimo clima, e pertanto si potrebbe identificare anche con Poseidone, una delle ultime isole di Atlantide a scomparire in fondo all'oceano.
Shankhasura, che risiedeva nell’oceano, un re di una parte di Shanka Dvîpa, e tutta la loro storia, rappresentano anche geograficamente ed etnicamente l’Atlantide di Platone in veste indù. Shanka Asura fu ucciso da Krishna; quel re che risiedeva nel palazzo che era una conchiglia dell’oceano, e i cui sudditi vivevano anche in conchiglie. La Shanka è una conchiglia rituale e ha un significato religioso nell'induismo.
Ora, se consideriamo tutto questo nel suo aspetto astronomico, poiché Krishna come Ercole è il Sole incarnato (Vishnu), un Dio solare, non può egli essere solo una rappresentazione dei raggi verticali del sole? Nel mito di Ercole Anteo potrebbe essere un Gigante Daitya, e Shankhasura, re di Krauncia-dwîp (Shanka-dvîpa) potrebbe essere Busiride. Ercole potrebbe nel racconto mitico occidentale incarnare la figura dell’uomo chiamato IT che liberò i popoli dall’oppressore. L’orientalista Wilford aveva enunciato a proposito del Monte Ashburj “ai cui piedi tramonta il sole”, dove avvenne la guerra tra i Devata e i Daitya: “Quest’isola, la figlia dell’oceano,secondo frequenti descrizioni, si trova in Occidente; e il sole è rappresentato che tramonta ai piedi della sua montagna (Ashburj), Atlante, Tenerife o Nila, poco importa il nome, e che lotta contro il Diavolo Bianco dell’Isola Bianca”.
Il tiranno Busiride aveva l’abitudine cannibale, di sacrificare a Zeus gli stranieri e di divorarne poi la loro carne. Ercole uccise Busiride e suo figlio Anfidamante, e molte decine di migliaia d’uomini. Erodoto[7] si stupisce come un solo uomo possa aver fatto una simile strage, ma egli non era un uomo come è comunemente inteso. Porfirio nato in Fenicia, ci assicura che al Sole fu dato il nome di Ercole. Il poeta Nonno designa il Dio-Sole adorato dai Tiri (Fenici) col nome di Ercole Astrochyton, cioè Ercole dal manto di stelle. L’autore degli Inni Orfici, nell’Inno XII descrive Ercole come il Sole, “Padre di tutte le cose, nato da se stesso, Dio generatore del Tempo... valoroso Titano”. Ercole, il Sole è anche la Luce Magnetica , il serbatoio delle Forze elettromagnetiche. La parola magnetismo trae origine da magh, magnus, grande; magnes è il Fuoco Vivente. Ercole sulla Terra è il rappresentate il conoscitore e l’utilizzatore di questa forza elettromagnetica solare.
Figura 13. Il detentore delle folgori (potere elettromagnetico)
Il Gigante Anteo era dotato di una forza spaventosa e sovrumana che gli derivava dalla terra, essendo figlio di Gea. Ercole intraprese una lotta con Anteo vincendolo solo quando lo sollevò da terra, ad allusione di lotte fra forze telluriche-geologiche.
Le battaglie erano sul lembo di terra che circondava il grande golfo atlantico, il Golfo di Tritone, ai piedi della catena di Atlante, quelle che oggi sono le coste dell’Africa occidentale. Il Mahâbhârata, il libro epico-religioso degli Indù è il racconto epico delle razze della Quinta Generazione, contro i discenti delle razze dei giganti cioè della Quarta generazione.
L’orientalista Wilford aveva enunciato a proposito del Monte Ashburj “ai cui piedi tramonta il sole”, dove avvenne la guerra tra i Devata e i Daitya: “Quest’isola, la figlia dell’Oceano,secondo frequenti descrizioni, si trova in Occidente; e il sole è rappresentato che tramonta ai piedi della sua montagna (Ashburj), Atlante, Tenerife o Nila, poco importa il nome, e che lotta contro il Diavolo Bianco dell’Isola Bianca”.
Secondo un altro racconto, questo gigante ucciso da Ercole ornava con i crani dei vinti il tempio di suo padre Poseidone, il Signore dell’Oceano. Busiris in Egitto e Anteo in Mauritania, sono i rappresentanti di un potere oscuro e malvagio basato sul sacrificio umano e in genere sulla stregoneria. Gli uomini della Quarta Generazione erano dei Giganti. L’India ha i Dânava e i Daitya; Ceylon ha i Râkshasa; la Grecia i Titani; l’Egitto i suoi Eroi colossali; la Caldea i suoi Izdubar (Nimrod). Ercole potrebbe nel racconto mitico occidentale incarnare la figura dell’uomo chiamato IT che liberò i popoli dall’oppressore.
Possiamo ipotizzare quando avvenne tutto ciò? Giunto a Tartesso dopo aver attraversato l’Africa Settentrionale, Ercole eresse un paio di colonne una di fronte all’altra, una in Europa, l’altra in Africa, in memoria del suo passaggio. Le Colonne di Ercole chiamate anche Colonne di Crono, sono di solito identificate con il monte Calpe in Europa e Abila in Africa. Alcuni raccontano che i due continenti dapprima erano uniti e che Ercole li separò, creando così un canale, l’attuale stretto di Gibilterra.
Ercole fu mandato all’estremo Occidente a catturare dei buoi di Gerione dal colore rosso scarlatto e dovette attraversare l’oceano per giungere a Eritia isola del sole calante. Il prof. Giorgio de Santillana scrive che: ”L’eroe (Ercole) era appena salito sulla barca del Sole, Okeanos (Oceano) levò a tumulto le acque, quelle del diluvio originario. Ercole tese minaccioso l’arco verso il cielo o verso una determinata costellazione e dopo fu ristabilita la calma. Arco e frecce sono anche le armi micidiale degli eroi del Mahâbhârata dove la freccia è un dardo micidiale capace di causare immani distruzioni. Il mito non lo dice esplicitamente, il tumulto delle acque era solo un’avvisaglia di cosa doveva in seguito succedere, un Diluvio[8]”. Secondo il racconto, Ercole ebbe il tempo di ritornare in Europa sulla Barca del Sole, portando con sé con i buoi rossi.
Elio, il Sole o Sûrya, spaventato diede all’eroe una grande coppa d’oro, su cui egli ogni sera saliva per raggiungere l’oriente. La coppa d’oro o la barca del sole ricorda l’Uovo d’Oro che galleggia sulle acque del Caos, entro cui risiede Brahma. La coppa d’oro su cui saliva ogni sera il Sole è una nave particolare che nel mito greco è stata rappresentata sulle anfore come galleggiate sul mare, ma se era usata dal Sole che è nei cieli, allora è una Barca Solare, un’aeronave.
Il bue è simbolo di generazione ed è tanto sacro in Egitto quanto in India. I buoi rossi di Gerione sono simbolicamente una parte di umanità che viveva sull’isola atlantidea Eritia, denominata Daitya dalla tradizione esoterica. L’abbandono frettoloso dell’Isola di Eritia - Daitya isola del sole calante di una parte dei suoi abitanti prima del suo inabissamento è descritto dal mito di Ercole tramite il traghettamento o un trasbordo sulla barca o aeronave del Sole dei buoi di colore rosso fatto da Ercole.
Da un punto di vista geologico la lotta di Eracle contro Anteo e la successiva posa delle Colonne d’Ercole, rappresentano le fasi in successione di uno sconvolgimento geologico di grandi proporzioni che secondo i geologi avvenne circa 80.000 o 100.000 anni fa. Il continente Atlantide ridotto da una precedente catastrofe ormai in due grandi isole, Ruta e Daitya, l’Eritia dei miti occidentali, perse l’isola meridionale cioè Daitya, Ruta si rimpicciolì e divenne Poseidone del racconto di Platone.
Un cataclisma sarebbe avvenuto circa 800.000 - 850.000 anni fa, determinato dal rovesciamento dei poli: esso avrebbe cominciato ad attaccare l’ossatura terrosa di Atlantide che in seguito sarebbe stata spazzata via dalle masse d’acqua provenienti dal Nord. Il secondo cataclisma, probabilmente di origine vulcanica, sarebbe avvenuto circa 200.000 anni fa. Il terzo cataclisma, causato dall’azione vulcanica, sarebbe avvenuto 80.000 anni fa e avrebbe ridotto Atlantide a due isole: Ruta e Daitya. Infine il quarto e ultimo cataclisma avrebbe avuto luogo nell’anno 9.564 avanti Cristo con la distruzione dell’isola Poseidon descritta da Platone.
Ruta è il titolo di un'antica tribù menzionata nei testi epici indù. Si dice che siano fioriti prima del Grande Diluvio, un evento di proporzioni catastrofiche che risuona in varie culture nel mondo. Dal canto loro, i Daitya sono una casta di Asura, o demoni, dei Giganti in statura secondo i racconti vedici. Questi esseri, sebbene chiamati demoni, non fossero completamente malvagi, ma competevano piuttosto con i Deva o Dèi per potere e risorse.
[1] La tradizione testuale afferma che il Vishnu Purâna originale avesse 23.000 versi, ma i manoscritti sopravvissuti ne contengono solo un terzo, circa 7.000 versi.
[2] Tutti questi racconti differiscono nei testi exoterici. Nel Mahâbhârata, Kârttikeya, “Marte dalle sei facce”, come il cubo, è il figlio di Rudra o Shiva, auto-generato senza una madre dal seme di Shiva gettato nel fuoco. Ma Kârttikeya generalmente è chiamato Agnibhû, “nato dal fuoco”.
[3] Libia era il nome generico per indicare il Nord Africa.
[4] Ercole è assimilato a Shu l’energia solare.
[5] Erodoto, II, 145.
[6] H.P.B. Antropogenesi, V, p. 219.
[7] Erodoto, Storie, II, 45. “Come può aver avuto la forza naturale di uccidere molte decine di migliaia di uomini? E a noi che dicemmo tali cose intorno a questi argomenti possa toccare la benevola tolleranza sia da parte degli dèi che degli eroi”.
[8] Giorgio de Santillana, Hertha von Dechend, Il Mulino di Amleto, p.260.
CRONACHE ANTIDILUVIANE DEI TREANTACINQUE BUDDA DI CONFESSIONE
Altre notizie riguardanti i Vimâna sono riferite nel libro “La Dottrina Segreta” scritto da H.P. Blavatsky nel XIX secolo, cioè in un’epoca che non esistevano gli aerei e il solo pensiero di imitare le gesta di Leonardo da Vinci era visto con derisione. L’autrice riporta il contenuto di manoscritti appartenenti al Buddismo del Nord chiamati Tongshktchi Sangye Songa o “Cronache dei trentacinque Buddha di Confessione”[1]. Queste antiche scritture su “foglie di palma” dette “ceste” sono tenute segretissime, scrive H.P. Blavatsky, e che quel particolare manoscritto dal quale sono stati ricavati e messi in lingua comprensibile i frammenti che seguono, si dice che sia stato copiato da tavolette di pietra appartenute ad un Buddha dei primi giorni della Quinta Generazione o Razza, che era stato testimone del Diluvio e della sommersione delle principali terre e isole della Razza Atlantiana.
Questi luminosi personaggi, tuttavia, sebbene siano chiamati Buddha nella religione buddhista del Nord, sono “i Buddha che hanno preceduto Shâkiamuni”, si possono ugualmente chiamare Rishi, Avatâra, ecc. Buddha letteralmente, significa “l’Illuminato”, il più alto grado della conoscenza. Solo undici appartengono alla Quarta Razza o Generazione l’Atlantiana, e ventiquattro alla Quinta Razza, dai suoi inizi.
Vajra-garbha o creatore di Vajra, è uno dei trentacinque Buddha della confessione. Il Vajra, la Folgore, è impugnato come arma da Indra, Re degli Dèi, in modo del tutto simile a Zeus, il Re degli Déi nella mitologia greca. Il Vajra rappresenta l'indistruttibilità, e in quanto l'arma più potente, ha la qualità di non poter essere usato in modo inappropriato e ha la proprietà di tornare sempre a chi lo impugna.
Figura 14. Vajra-garbha con il Vajra (il fulmine) impugnato nella mano destra - Vulci – Il Dio Etrusco Śuri col fulmine tra i denti
I Re di Luce si sono allontanati in collera. I peccati degli uomini sono diventati così gravi, che la Terra trema nella sua grande agonia… I Troni Azzurri rimangono vuoti. Chi della Razza Bruna, chi della Rossa, o anche della Nera, potrà sedere sui Troni dei Benedetti, i Troni della Sapienza e della Misericordia? Chi potrà assumere il Fiore del Potere, la Pianta dallo Stelo d’Oro e dal Fiore Azzurro?”
I “Re di Luce” sono chiamati in tutte le vecchie cronache i Sovrani delle Dinastie Divine. I “Troni Azzurri” in certi documenti sono detti “Troni Celesti”.
… quelli dalla Faccia Rifulgente[2] (giallo oro) sono andati al Paese della Felicità, la Terra del Fuoco e del Metallo… Le razze sagge avevano percepito i draghi neri degli uragani, richiamati dai Draghi della Saggezza ed erano fuggite, guidate dagli splendenti Protettori dell’eccellentissima Contrada”…
… E il ‘Grande Re dalla Faccia Abbagliante’, il capo di tutti quelli dalla Faccia Gialla, era triste, vedendo i peccati di quelli dalla Faccia Nera.
Egli mandò i suoi Vimâna (veicoli aerei) a tutti i capi confratelli [capi di altre nazioni e tribù] con dentro uomini pii, dicendo: Preparatevi. Sorgete, o uomini della buona legge, e attraversate la terra, fin che è [ancora] asciutta.
I Signori degli uragani si avvicinano. I loro carri sono prossimi al nostro paese. I Signori della Faccia Scura [gli Stregoni] vivranno solo una notte e due giorni su questa terra paziente. Essa è condannata, ed essi dovranno sprofondare con lei. I Signori inferiori dei Fuochi [gli Gnomi e gli Elementali del Fuoco] preparano le loro magiche Agnyastra [armi da fuoco costruite mediante la magia]. Ma i Signori dall’Occhio Scuro [l’occhio cattivo] sono più forti di loro [gli Elementali] e sono i servi dei più potenti. Sono esperti in Asthar [Vidyâ, il più alto sapere magico].[3] Venite e servitevi dei vostri [cioè dei vostri poteri magici, per controbattere quelli degli Stregoni]. Che ogni Signore dalla Faccia Splendente [un Adepto della Magia Bianca] faccia pervenire nelle sue mani [in suo possesso] il Vimâna di ogni Signore dalla Faccia Scura, affinché non uno [degli Stregoni] possa servirsene per sfuggire alle acque, per evitare la verga dei Quattro [Divinità del Karma] e salvare i suoi cattivi [seguaci o gente].
Il brano ci dice che quelli dalla faccia rifulgente (d’oro) sono andati “nella Terra della Beatitudine, la Terra del Fuoco e del Metallo”; cioè, secondo le regole del simbolismo, le Terre giacenti a Nord e ad Est, da cui “le Grandi Acque erano state strappate via, assorbite dalla Terra o dissipate nell’Aria”. Ciò significa che la grande emigrazione fu fatta in un primo tempo per via terra e alla fine con una flotta di aeronavi. La direzione fu verso oriente e verso il grande nord, entrambe regioni collegate alla Quinta Generazione o Razza Radice. Le terre situate ad occidente e a sud dovevano essere sommerse dalle acque.
Che ogni Faccia Gialla possa mandare il sonno [mesmerico?] ad ogni Faccia Nera. Possano essi [gli Stregoni] anche evitare pena e sofferenza. Possa ogni uomo fedele agli Dei Solari legare [paralizzare] ogni uomo fedele agli Dèi Lunari, per evitare che soffra o che sfugga al suo destino.
E che ogni Faccia Gialla offra la sua acqua di vita [sangue] all’animale parlante di una Faccia Nera, affinché non svegli il suo padrone.[4]
L’ora è suonata, la notte nera è vicina.
Che il loro destino si compia. Noi siamo i servi dei Quattro Grandi.[5]
Possano ritornare i Re di Luce.”
Il grande Re cadde sulla sua Faccia Splendente e pianse…
Quando i Re si riunirono, le acque si erano già mosse…
[Ma] le popolazioni erano già passate sulle terre asciutte. Erano oltre il livello delle acque. I loro Re le raggiunsero nei loro Vimâna e le condussero alle terre del Fuoco e del Metallo [Est e Nord].
Quelli dalla Faccia Scura possiamo definirli i Signori della “Espressione Materiale”. E in un altro passo si legge:
Stelle [meteore] fecero piovere sul territorio delle Facce Nere. Ma esse dormivano.
Le bestie parlanti [le sentinelle magiche] rimasero quiete.
Signori inferiori aspettavano ordini; ma questi non giunsero, perché i capi dormivano.
Le acque salirono e coprirono le vallate, da un capo all’altro della Terra. Le terre alte rimasero, il fondo della Terra [le terre agli antipodi] rimase asciutto. Lì ripararono quelli che erano sfuggiti: gli uomini dalle Facce Gialle e dall’occhio dritto [la gente franca e sincera].
Quando i Signori dalla Faccia Nera si svegliarono e cercarono i Vimâna per mettersi in salvo dalle acque montanti, non li trovarono più.
Quindi, un brano descrive alcuni fra i più potenti Maghi dalla “Faccia Nera”, che, svegliatisi prima degli altri, inseguirono quelli che li avevano “derubati”, e che erano rimasti nella retroguardia, poiché “le popolazioni condotte via erano numerose come le stelle della via lattea”, secondo un Commentario più moderno, scritto solo in sanscrito.
Gli inseguitori, “le cui teste e i cui petti si elevavano al di sopra dell’acqua”, li inseguirono “per tre periodi lunari”, finché, raggiunti infine dalle onde montanti, perirono fino all’ultimo uomo, perché il suolo mancava sotto i loro piedi, e la terra inghiottiva coloro che l’avevano profanata.
Figura 15. La caduta di Atlantide – Dipinto di Grev Cafi
L’antica guerra condotta con l’utilizzo di Vimâna e di potenti armi come è narrata nel Mahâbhârata e nel Râmâyana, è tra i Signori dalla Faccia Luminosa contro quelli dalla Faccia Oscura. H.P. Blavatsky spiega che la grande lotta tra i “Figli di Dio” e i Figli della Sapienza Oscura (gli stregoni dalla Faccia nera Atlantidei), è rappresentata allegoricamente nel Râmâyana, che è la narrazione mistica in forma epica della lotta tra Râma — il primo re della Dinastia Divina degli ariani primitivi — e Râvana, la personificazione simbolica della Razza Atlantiana (Lankâ). I primi rappresentavano gli Dèi Solari; gli altri, gli altri i Deva Lunari Questa fu la grande battaglia tra il Bene ed il Male, tra la Conoscenza o Magia Bianca, e la Conoscenza oscura o Magia Nera, per la supremazia delle forze divine sui poteri inferiori, terrestri o cosmici.
A.K. Coomaraswamy chiarisce che secondo la Tradizione sacra, la Magia è considerata un sapere scientifico, spiegando che la parola Maya nasce dalla radice √Ma, che significa misurare, foggiare, fare; Maya è l’Arte o Potenza della creazione e della trasformazione, ed è una proprietà essenzialmente divina e può essere resa con la parola Magia. La conoscenza dei Magi è conoscenza dei poteri del creato, di Maya e non ha nulla a che vedere con l’imbroglio o la prestidigitazione.
I “Signori dalla Faccia Nera”sono descritti come oscuri stregoni. L'antica India vedica lascia le vestigia della sua magia regale nel Rig Veda e soprattutto nell'Atharva Veda.
“È dalla Quarta Razza (gli Atlantidei) che i primi Ariani (la Quinta Razza Madre), attinsero la loro conoscenza di “quel fascio di cose meravigliose”, il Sabhâ e il Mâyâsabhâ, citati nel Mahâhârata, il dono di Mâyâsura ai Pândava. Da loro appresero l’aeronautica, Vimâna Vidyâ[6], “l’arte di volare con veicoli aerei”[7], e di conseguenza, le arti della meteorografia e della meteorologia …[8]”
Lemuria e di Atlantide sono nomi convenzionali dei Continenti perduti, ma non sono i veri nomi arcaici. Molti nomi corretti di terre ed isole di entrambi i continenti si trovano nei Purâna; come si trovano in altre opere ancora più antiche, quale il Sûrya Siddhânta. Il Monte Ashburj “ai cui piedi tramonta il sole”, dove avvenne la guerra narrata nel Mahabharata tra i Devata e i Daitya. Asburj, o Azburj, che sia o no il picco di Tenerife, era un vulcano, quando cominciò la sommersione dell’“Atala Occidentale” e quelli che furono salvati narrarono la storia ai loro figli. L’Atlantide di Platone finì tra l’acqua di sotto e il fuoco di sopra: per tutto quel tempo, la grande montagna non cessò di vomitare fiamme.
Il Maestro D.K. (in Esteriorizzazione della Gerarchia), ci dice che tutto ciò che i moderni processi della civiltà hanno reso possibile, e molte altre cose superiori alle nostre più recenti scoperte scientifiche, erano noti nell’antica Atlantide, ma non furono sviluppati dagli uomini stessi, bensì furono offerte loro come dono spontaneo, proprio come oggi si danno ai bambini oggetti meravigliosi, che essi usano e godono, ma non possono capire. Dappertutto si trovavano grandi e belle città piene di templi e di grandi costruzioni (di cui le rovine di Caldea e Babilonia sono i resti degenerati, e i moderni grattacieli i loro figli). La maggior parte della conoscenza scientifica moderna era posseduta dai re sacerdoti, e agli occhi delle masse appariva come una meravigliosa forma di magia.
Dal tempo delle navi volanti di Atlantide la conquista dell’aria sembrò per lungo tempo perduta. Ma il pensiero del volo era destinato a sopravvivere. Gli uomini cominciarono a sognare aeronavi, uccelli di ferro, tappeti volanti. (Sovramundano I, 121).
Urusvati sa che gli Atlantidi conoscevano i viaggi aerei. Non è strano che dopo la distruzione di quella terra una tale conquista si sia persa? Alcuni sopravvissero che conoscevano il segreto del volo. Nelle cronache rimasero ciononostante solo brevi cenni a quelle navi del cielo, poi dimenticate per tanto tempo. (Sovramundano III, 556).
[1] Riportato in Dottrina Segreta Antropogenesi. Frammenti addizionali estratti da un commentario ai versetti della Stanza XII Dzyan.
[2] La razza gialla, i progenitori dei Cinesi e dei Giapponesi.
[3] Il defunto Brahmachâri Bawa, Yogî di grande fama e santità, scrisse: “Su ‘Ashtar - Vidyâ’ ed altre scienze analoghe furono compilate in varie epoche opere estese, nelle lingue del loro tempo, dagli originali sanscriti. Ma esse, insieme con gli originali sanscriti, sono andate perdute al tempo del diluvio parziale del nostro paese”. (The Theosophist, giugno 1880: “Some Things the Aryans Knew”) . Per Agnyastra, consultare Wilson, Specimens of the Hindû Theatre, I, p. 297.
[4] Bestie prodigiose, create artificialmente, in qualche modo simili a una creazione di Frankenstein, che parlavano e avvertivano il padrone dell’avvicinarsi di qualsiasi pericolo. Il padrone era un “Mago Nero”, l’animale meccanico era animato da uno Dijn, un Elementale, secondo i racconti. Solo il sangue di un uomo puro poteva distruggerlo.
[5] I Quattro Dèi del Karma, che nelle Stanze sono chiamati i quattro Mahârâja .
[6] Vidyâ significa Conoscenza. La Brahm-Vidyâ, è la conoscenza divina, la scienza esoterica. Guhya o Gupta Vidyâ è la conoscenza segreta dei Mantra (parole o suoni) mistici.
[7] Si ricorda che questo manoscritto risale alla fine del secolo scorso quando ancora gli aerei non erano stati realizzati.
[8] H.P. Blavatsky, Dottrina Segreta - Antropogenesi.
LE POTENTI ARMI DEL MAHÂBHÂRATA E DEL RÂMÂYANA
Un’astra è un'arma soprannaturale ed è presieduta da una divinità specifica e dotata di poteri spirituali e occulti. Il termine venne a indicare qualsiasi arma che fosse rilasciata dalla mano (come una freccia), rispetto a tenerla (come una spada). Il portatore di un astra è un astradhari. Gli astra sono armi soprannaturali invocate tramite dei mantra, una serie di suoni o vibrazioni.
Astra Vidyâ o Ashtar Vidyâ, significa conoscenza superiore, più alto sapere di Astra, è la più antica delle opere indù sulla magia. Esistono pochissimi frammenti di questa scienza, e anche questi sono molto sfigurati.
Ed è questa Forza Satanica che dovrebbe esser concessa alle nostre generazioni, perché la aggiungano alla loro serie di giocattoli degli Anarchici, conosciuti come melenite, dinamite a orologeria, arance esplosive, “canestri di fiori”, e sotto altri nomi ugualmente innocenti? È questa fonte di distruzione che, una volta posta nelle mani di qualche Attila moderno, per esempio di un anarchico assetato di sangue, ridurrebbe in pochi giorni l’Europa al suo stato caotico primitivo, in modo che nessuno potrebbe sopravvivere per raccontarlo — è questa Forza che deve diventare proprietà comune di tutti gli uomini indistintamente? H.P. Blavatsky, Dottrina Segreta.
Rama uccise Râvana invocando il Brahmastra, che da solo era in grado di distruggere il mondo intero.
Ecco cosa scrive H.P. Blavatsky in Dottrina Segreta: La terribile forza siderale, conosciuta dagli Atlantidei e chiamata Mash-mak, e dai Rishi ariani, nella loro Astra Vidyâ, con un nome che non ci piace rendere di dominio pubblico. È il Vril della Coming Race [Razza Futura] di Bulwer Lytton, e delle razze future della nostra umanità. Il nome Vril può essere una finzione; la forza è un fatto che in India non è messo in dubbio, come non è messa in dubbio l’esistenza dei Rishi, essendo menzionata in tutti i libri segreti. È questa forza vibratoria che, se adoperata in battaglia da un Agni-ratha, fissata in un vascello volante, un pallone, secondo le istruzioni trovate in Astra Vidyâ, ridurrebbe in cenere 100.000 uomini ed elefanti, con la stessa facilità con cui si ucciderebbe un topo. Nel Vishnu Purâna, nel Râmâyana e in altre opere, questo è allegorizzato nella favola sul saggio Kapila, il cui “sguardo ridusse i 60.000 figli del re Sagara a una montagna di cenere”; sguardo chiamato in termini esoterici il Kapilâksha, l’Occhio di Kapila.
L'origine di Astra è approfondita nell'Ahirbudhnya Samhita, un dialogo tra il saggio Narâda e Shiva.Per proteggere l'universo dagli esseri malvagi di sua stessa creazione, Vishnu creò il Sudarshana Chakra. Tuttavia, solo lui poteva maneggiare il Chakra. Usando il potere del Sudarshana Chakra, Vishnu creò oltre cento Astra. Vishnu nei vari racconti mitici taglia la testa al Demone o Demoni usando un disco chiamato Sudarshana Chakra.
Ci viene detto che il Sudarshana Chakra è formato da due dischi che ruotano in senso opposto. Senza rotazione nessuna delle realtà può esistere. La polarità dipende dal moto rotatorio, dallo spin. La rotazione centripeta Tamas causa un carico gravitazionale, la rotazione centrifuga Rajas causa uno scarico gravitazionale, Sattva li contiene entrambi equilibrandoli. La forma geometrica utilizzata dalla fisica dell’Etere per descrivere la natura dell'universo è il doppio toroide che consente a un vortice di energia di scorrere verso l'esterno per poi ritornare all’interno dello stesso vortice.
Figura 16. Il Sudarshana Chakra taglia il Serpente Cosmico

Quando viene scagliata contro un nemico, l'arma di Vishnu taglia lo spazio come un disco di fuoco ardente con un'enorme quantità di potenza o forza. Può persino cercare il nemico in tutte e quattro le direzioni. Il Sudarshan Chakra è un'arma con la coscienza che distrugge le forze del male per stabilire la giustizia. Quest'arma è la protettrice del Dharma e della giustizia tra l'umanità. Il Sudarshan Chakra è l'unica arma degli Dèi che è sempre in movimento rotatorio, il chakra continua a girare senza sosta sulla punta del dito di Vishnu. Questa rotazione crea un suono eterno di ronzio, che si chiama OM.
Il Vishnu Purâna narra come è stata creata. Vishvakarma, , il Padre degli Dèi, realizza un disco, il Sudarshana Chakra, che porta la potenza della luce solare con il quale poi Vishnu uccide numerosi Demoni e pone termine al Caos.
Il Vishnu Purâna narra che la figlia di Vishvakarma, Samjna, sposata con Sûrya, il sole visibile, si lamentò per l’eccessivo calore ardente del Sole, non era più in grado di avvicinarsi a lui. Il Padre con una falce (simbolo della Luna) taglia al Sole una parte, della sua luminosità, precisamente 1/8. È astronomicamente tagliata una parte della corona solare. La “polvere” del Sole caduta in seguito al taglio fu raccolta da Vishvakarma l’Architetto dell’Universo.
Nel Rig Veda si legge: “Poi Vishvakarma ha fatto un eccellente disco rotante usando la lucentezza del Sole e la forza del chakra di montagna e la potenza del Signore ha pervaso il chakra, trasformandolo così in un'arma visibilmente divina e di buon auspicio e adorante”. Sudarshana significa buon auspicio.
Vishvakarma dalla polvere del Sole fece tre oggetti divini di potenza pari a un ottavo del Sole. Il primo era il famoso Vimâna (veicolo aereo) Pushpaka, il secondo era il Trishula (Tridente) del Signore Shiva, e il terzo era il Sudarshana Chakra del Signore Vishnu. In questo racconto Vishvakarma è l’artificiere che forgia le potenti armi Agnyastra degli Dèi nella guerra contro gli Asura. Quest’allegoria ci dice che questi tre oggetti sono portatori della potenza solare.
Il Sudarshana non viene lanciato, ma comandato dalla mente con forza di volontà, e inviato contro il nemico. Una volta rilasciato, il Sudarshana Chakra annienta il nemico e ritorna da chi lo brandiva. Le 108 lame o bordi seghettati cercano il male e lo distruggono.
Le Astra diventano importanti principalmente nel Râmayâna e nel Mahâbhârata, dove vengono utilizzati nelle grandi battaglie. Sono rappresentati come usati da arcieri come Parashurama, Rama, Lakshmana, Meghanada (Indrajit), Râvana, Krishna, Bhishma, Drona, Karna, Ashwatthama, Arjuna e altri guerrieri. Nel Râmayâna e nel Mahâbhârata, Rama e Krishna avevano più astra di qualsiasi altro guerriero. Si crede che Rama possedesse tutte le astra.
I Vimâna, come è detto nel Mahâbhârata e nel Râmâyana, erano dotati di Âgneyâstra una potente arma appartenente ad Agni. Negli Annali Occulti, l’arma menzionata nei Purâna e nel Mahâbhârata — La settupla Âgneyâstra o “arma di fuoco”, è donata da Aurva al suo chela (discepolo) il re Sagara — si dice costruita con sette elementi.
Agni equivale al latino Ignis, nei Veda è il dio del Fuoco. Le Âgneyâstra sono armi di fuoco usate dagli Shastra-devata, gli “Dèi delle armi divine”, nei Purâna exoterici e nel Mahâbhârata; le armi magiche che si dice siano state prodotte dalla razza-adepta (la Quarta), gli Atlantidei. Quest’arma da fuoco fu data da Bharadwaja ad Agnivesa, il figlio di Agni, e da lui a Drona, sebbene il Vishnu Purâna contraddica ciò, dicendo che fu data dal saggio Aurva al Re Sagara, suo discepolo. Nel Mahâbhârata Arjuna ricevette quest'arma dal suo precettore, Drona.
Agni, il Dio del Fuoco nei Veda è il più antico ed il più adorato degli Dei in India. Egli è una delle tre grandi divinità: Agni, Vayu e Sûrya, ed anche tutte e tre; Agni rappresenta il fuoco nel suo triplice aspetto: in cielo, come Sole; nell’atmosfera o aria (Vayu), come Fulmine; sulla terra, come Fuoco ordinario.
Astra è descritta come una specie di arco e freccia magica per distruggere in un momento interi eserciti; se ne parla nel Râmâyana, nei Purâna e altrove. Evocarla o usarla richiedeva la conoscenza di un mantra cioè di un’opportuna vibrazione acustica, anche se con alcuni Astra la sola conoscenza del suo mantra era insufficiente: dovevano essere ricevuti direttamente dalla mano della divinità che lo diede come dono. Ogni Astra aveva condizioni specifiche di utilizzo e la violazione di queste condizioni poteva diventare fatale. A causa del grande potere di queste armi, la sua conoscenza è andata da insegnante a discepolo esclusivamente oralmente.
Râma usò il Gandharva Astra per uccidere e distruggere l'esercito di circa 10.000 carri, 18.000 elefanti, 14.000 cavalli con i loro cavalieri e 200.000 soldati di terra con una velocità sovrumana, in soli tre ore. Râma uccise Râvana invocando il Brahmastra, che da solo era in grado di distruggere il mondo intero.
Nei poemi epici, secondo le istruzioni trovate in Astra Vidya, il Vril è la Forza che, diretta contro un esercito da un Agniratha (veicolo di Fuoco), fissato su un vascello volante, ridurrebbe in cenere 100.000 uomini ed elefanti con la stessa facilità con cui si brucia un topo morto. Astra Vidyâ o Ashtar Vidyâ, significa conoscenza superiore, più alto sapere di Astra, è la più antica delle opere indù sulla magia. Astra Vidya quando fu trasferita nell’uso alla lotta eterna degli adepti della mano destra con quelli della sinistra, avrebbe preso il significato non tanto della scienza dei missili o delle armi e della guerra, ma quella delle forze magiche alte e potenti. Esistono pochissimi frammenti di questa scienza, e anche questi sono molto sfigurati.
George Lucas ha preso spunto dal Râmâyana per la trama della famosa saga cinematografica di Guerre Stellari. G. Lucas riprende dalla filosofia dei Veda il concetto della Forza e fa dire a Obi wan Kenobi: “La Forza è un campo energetico creato da tutte le forze viventi, ci circonda, ci penetra e mantiene unita la Galassia”. Il nobile desiderio dei Cavalieri Jedi è riportare il giusto Equilibrio nella Forza.
Nel Mausala Parva si parla di un fulmine di ferro, per mezzo del quale due popoli interi furono consumati e ridotti in cenere. Il re ordinò di ridurre il fulmine in polvere finissima e di gettarlo nel mare. Ma nonostante ciò la gente perdeva unghie e capelli. Si scatenarono terribili tempeste, il vasellame si spaccò senza nessuna ragione apparente, il cibo si guastava in poche ore, gli uccelli marini diventarono bianchi e le loro zampe divennero scarlatte e coperte di vesciche. Si narra anche di un’arma detta di Brahma o freccia di Indra, cui non potevano resistere neppure gli immortali. Nel Râmâyana la triplice città (dalle porte d’oro) descritta di estensione e magnificenza gigantesche “con sette profondi fossati e sette stupende mura di pietra e metallo”, fu distrutta dai Vimâna da guerra. Le tre sezioni furono trapassate e distrutte contemporaneamente da un solo dardo. La distruzione della Città Tripla fu compiuta con l’arma di Brahma, detta Mashnnak, una sorta di esplosione atomica dalla quale si salvarono soltanto coloro che salirono sugli “uccelli bianchi”, ossia sulle aereonavi. Anche la capitale della mitica Atlantide era descritta come una Città Tripla.
Le armi magiche menzionate oltre ad Âgneyâstra si dice siano state prodotte dagli Asura, dai Daitya, cioè gli Atlantidei della Quarta Razza Radice.
ARMA ENTITÀ DIVINA EFFETTO
Aindrastra Indra, Crea una pioggia di frecce dal cielo.
Âgneyastra Agni, Emette fuoco indistinguibile attraverso i normali sensi.
Varunastra Varuna, Sprigiona tonnellate d'acqua sul nemico.
Nagastra Naga, Uccide all'impatto con poche possibilità di mancare il bersaglio.
Nagapasha Naga, Rende il nemico cieco avvolgendolo con molti serpenti velenosi.
Vayvayastra Vayu, Crea una tempesta capace di distruggere interi eserciti.
Suryastra Sûrya Crea una luce abbagliante che vince l'oscurità.
Vajra Indra Paralizza il nemico con dei fulmini.
Mohini, Mohini Fa svanire ogni sorta di incantesimo maligno nelle vicinanze.
Twashtar Twashtri, Confonde le persone in modo da farle lottare le une contro le altre.
Sammohana/Pramohana, Fa cadere in trance tutte le persone, persino un intero esercito.
Parvatastra Fa cadere una montagna sui nemici.
Brahmastra Brahma, Distrugge interi eserciti in un colpo solo.
Brahmasirsha Brahma, Evoluzione della precedente arma.
Narayanastra Vishnu, Crea piogge di frecce e dischi sul nemico.
Vaishnavastr Vishnu, Infallibile. Distrugge l'obiettivo in un colpo solo, qualunque esso sia.
Pashupatastra Shiva, Infallibile.
Dove è scomparsa la grande conoscenza? Che fine hanno fatto le Armi Celesti?
Gli scritti indù ci dicono che la maggior parte delle persone che sapevano invocare le armi morirono nella battaglia di Kurukshetra, solo Arjuna rimase in vita. Tuttavia, Arjuna dopo la Grande Guerra trasmise la conoscenza dell’Astra Vidyâ a Vrishaketu, che fu l’ultima persona a conoscere questa pericolosa scienza perché Krishna gli chiese di non divulgarla, poiché nel Kali Yuga le persone non le userebbero per mantenere il Dharma, la Giustizia, ma le userebbero per scopi personali e malvagi, e che queste armi avrebbero causato una distruzione di massa.
VIMÂNA E RATHA
Chiunque pensi di volare sopra il cielo on potrà eludere il dominio di Varuna, il re. I suoi agenti discesi dal cielo volano in tutto il mondo. I loro mille occhi frugano gli angoli più remoti della terra. Inno dei Veda dedicato a Varuna.
Questo inno a Varuna sembra alludere che nello spazio vi sia una specie di polizia galattica dotata di astronavi, che controlla i voli intorno al nostro globo terrestre.
Negli scritti sacri millenari indù, ci sono numerose e dettagliate descrizioni di oggetti volanti di vario tipo, chiamati Vimâna, sia di origine terrena che non terrena. La letteratura sanscrita indù fa un continuo riferimento ai mezzi volanti usati sia per il trasporto umano, e sia come mezzi di distruzione per combattere terribili guerre. In effetti, antichi testi come il Mahâbhârata e il Râmâyana, narrano episodi di guerre combattute nella notte dei tempi con mezzi volanti dotati di armi micidiali sofisticate e potenti.
È dalla Quarta Razza (gli Atlantidei) che i primi Ariani (la Quinta Razza Madre), attinsero la loro conoscenza di “quel fascio di cose meravigliose”, il Sabhâ e il Mâyâsabhâ, citati nel Mahâbhârata, il dono di Asura Mâyâ ai Pândava. Da loro appresero l’aeronautica, Vimâna Vidyâ[1], “l’arte di volare con veicoli aerei”[2], e di conseguenza, le arti della meteorografia e della meteorologia”. H.P. Blavatsky, Dottrina Segreta - Antropogenesi.
Mâyâsabhâ, conosciuta anche come la Sala delle Illusioni, è un palazzo leggendario descritto nell'epopea indiana Mahâbhârata. Fu costruita da Asura Mâyâ o Mâyâsura. Durante una visita alla Mâyâsabhâ, Duryodhana, il principe Kaurava, fu umiliato dopo aver scambiato una pozza d'acqua immobile per un pavimento di cristallo e esserci caduto dentro. Questo episodio alimentò la sua invidia e approfondì la sua animosità verso i Pândava, contribuendo ulteriormente agli eventi che portarono infine alla Guerra di Kurukshetra.
Gli Atlantidi conoscevano i viaggi aerei. Non è strano che dopo la distruzione di quella terra una tale conquista si sia persa? Alcuni sopravvissero che conoscevano il segreto del volo. Nelle cronache rimasero ciononostante solo brevi cenni a quelle navi del cielo, poi dimenticate per tanto tempo. (Sovramundano III, 556).
Il “Sifrala” dell’antica Caldea contiene oltre cento pagine di dettagli tecnici sul come costruire una macchina volante, comprende parole che tradotte suonano come: bacchette di grafite, bobine di rame, indicatori di cristallo, sfere vibratorie, angoli stabili, e così via.
L’Hakafa o l'Hakatha (leggi babilonesi) afferma senza mezzi termini:
"Il privilegio di pilotare una macchina volante è grande. La conoscenza del volo è tra le più antiche nella nostra eredità. Un dono di ‘quelli di sopra’. Lo abbiamo ricevuto da loro come mezzo per salvare molte vite". L'Hakatha dice chiaramente che la conoscenza delle macchine volanti è un dodo di quelli di sopra cioè di Esseri venuti dallo Spazio.
Tra gli antichi testi indù che menzionano i Vimâna i più noti sono Râmayâna e Mahâbhârata. Altri meno noti; Samarangana Sutra-dhara, la Yuktikalpataru di Bhoja, il Mayamatam, il Rig Veda, il Yajur Veda e Atharva Veda
Questi Vimâna potevano coprire grandi distanze sia nello spazio e sia sott’acqua e manovrati su, giù e avanti. Erano macchine magnifiche adatte solo per i Re e per gli Dèi. Con l’aiuto delle macchine, gli esseri umani possono volare nell’aria ed esseri celestiali discendere dallo spazio sulla Terra.
Nel Râmâyana, è descritto Il Pushpaka Vimâna costruito da Vishvakarma per Brahma, poi Brahma lo diede al re Kubera, il guardiano della ricchezza e dell'ordine, ma fu in seguito rubato, dal suo fratellastro, il re Râvana, com’è narrato nel Râmayâna. Secondo il Vishnu Purâna è associato a Sûrya, il sole. Si ritiene che sia stato realizzato utilizzando la materia del sole.
Il Râmayâna descrive il Pushpaka Vimâna come un velivolo dorato, simile a un palazzo. Era radioso, di grandi dimensioni e capace di volare a velocità elevata. Il malvagio Râvana, lo rubo e lo utilizzò per rapire la moglie di Rama a Lanka. Dopo aver sconfitto Râvana, Rama lo usò Pushpaka Vimâna per tornare con al sposa Sita ad Ayodhya, ripristinando simbolicamente l'equilibrio morale.
La macchina volante si presentava come un cilindro con due ponti, oblò e cupola. Si muoveva con la velocità del vento, emettendo un suono piacevole. Il Vimâna era descritto come un palazzo volante riccamente decorato, con camere riccamente ornate e interni spaziosi. Le descrizioni ne enfatizzano la capacità illimitata e il movimento senza sforzo, spesso trasmettendo l'idea che potesse accogliere moltitudini di persone: un'immagine di abbondanza e inclusione che risuona con l'ideale di benessere universale. Le proprietà attribuite al Pushpaka Vimâna includono il movimento autonomo, cioè capacità di auto-navigazione, la luminosità abbagliante, la raffinatezza estetica (il suo stesso nome evoca un'eleganza "floreale") e la capacità di percorrere grandi distanze rapidamente. Si muoveva alla velocità del pensiero.

Figura 17. Pushpaka Vimâna costruzione grafica con Bing AI
Il Mahavir Bhavabhuti, un testo giainista dell'VIII secolo basato su testi e tradizioni antiche, recita:
Il carro aereo, Pushpaka, porta molte persone nella capitale di Ayodhya. Il cielo è pieno di enormi macchine volanti, nere come la notte, ma punteggiate di luci giallastre.
Vimâna, in India è il nome dato ai velivoli celesti, tutta l’antica letteratura indù è concorde nel descrivere tali oggetti volanti che viaggiano al di sopra della regione dei venti. Per sfatare il solito e radicato pregiudizio riguardante l’ignoranza scientifica degli antichi, nel 1875, venne scoperto un antico manoscritto del IV sec. a.C. compilato da Bharadwaja, il Vymanika Shastra o Scienza dei Vimâna o macchine volanti, che riporta in dettaglio la costruzione e le caratteristiche di volo di un velivolo, il quale si differenzia in quattro modelli principali dalle diverse funzioni: Shakuna, Sundara, Rukma e Tripura. Il manoscritto in apertura afferma:
Il Dr. V. Raghava a capo del dipartimento sanscrito della prestigiosa Università di Madras (Chennai), è convinto che i testi scritti in sanscrito dimostrino che gli esseri alieni avevano contatti con la Terra anche in epoca preistorica.
Figura 18. Raffigurazione indù di un Vimâna
I Vimâna sono divisi in due categorie:
· Apparecchi volanti simili agli aerei, alcuni con ali simili a uccelli.
· Strutture prive di ali, non snelle Ratha, che volano misteriosamente e di solito sono fatte dagli Dèi.
I Vimâna della prima categoria si ritrovano in scritti principalmente non sacri sanscriti. Quelli della seconda categoria si ritrovano principalmente in scritti sacri molto antichi come il Rig Veda, il Mahâbhârata, il Râmâyana e i Purâna, raccolta di scritti simbolici ed allegorici - ora diciotto - che si suppone siano stati composti da Vyasa, l’autore del Mahâbhârata.
Secondo le descrizioni dei testi sacri indù, i Vimâna erano in grado di volare nell’aria, nello spazio, ma anche sott’acqua.
Il Tripura Vimâna è composto di tre parti;
· La prima parte può viaggiare a terra.
· La seconda parte può viaggiare sott’acqua e oltre.
· La terza parte viaggia nel cielo.
Unendo le tre parti per mezzo di keelaka, il Vimâna può viaggiare a terra, in mare o in aria.
O tu che progetti navi oceaniche, spinte da motori ad acqua come quelli usati nei nostri Vimâna, che danno la capacità di alzarsi in verticale oltre le nubi e viaggiare in tutta la regione. Sii tu, prosperoso in questo mondo e vola attraverso l'aria e attraverso la luce (Yajur Veda, 10.19).
Il Rig Veda descrive alcuni di questi mezzi di trasporto:
· Jalayan progettato per muoversi sia in aria sia in acqua. (Rig Veda 6.58.3)
· Kaara progettato per muoversi sia sulla terra sia in acqua. (Rig Veda 9.14.1)
· Tritala progettato per muoversi nei tre elementi. (Rig Veda 3.14.1)
· Trichakra Ratha è un veicolo a tre motori progettato per muoversi nell'aria. (Rig Veda 4.36.1)
· Vaayu Ratha é un veicolo sospinto da un motore ad aria. (Rig Veda 5.41.6)
· Vidyut Ratha é un veicolo sospinto da un motore potentissimo. (Rig Veda 3.14.1).
Narrano i testi indù che gli Asura, nome dato ai tenebrosi e belligeranti abitanti dell’isola di Daitya, usavano le loro macchine volanti, per sottomettere il mondo. Gli Asura erano tecnologicamente superiori agli indù, utilizzavano macchine volanti dette Vailixi simili ma non identici ai Vimâna, erano solitamente a forma di sigaro che trasportavano gli eserciti, ed erano in grado di manovrare sott'acqua, nell'atmosfera e persino nello spazio. Altri dispositivi, come i Vimâna, erano sotto forma di piatti o dischi e, a quanto pare, potevano anche essere immersi[3].
I Vimâna erano custoditi in hangar detti Vimâna grhia. Secondo le antiche testimonianze, il Vimâna volava sopra le nubi e a quell’altezza “l’oceano sembrava un piccolo stagno”. Gli aerei dell’antichità erano usati dai re per la guerra e dai ricchi per lo sport e il divertimento.
Come indicato da Sayana un importante commentatore dei Veda del XIV secolo, i carri di fuoco volanti erano costruiti per gli Dèi. La conclusione ovvia é che Esseri Celesti vennero sulla Terra lasciandoci in eredità il loro sapere, la loro tecnologia.
Oltre al Vymanika–Shastra, la quasi totalità dei testi sacri della letteratura indiana menziona i Vimâna, dai quattro Veda, ai Brâhmana, allo Srimad–Bhagavatam.
Nel 1979 Lord David W. Davenport (morto di cancro a 36 anni nel 1984) nato in India ed esperto di sanscrito pubblicò in Italia con il giornalista Ettore Vincenti il libro “2000 a.C. Distruzione Atomica”, un ampio resoconto dei suoi studi sui Vimâna nella letteratura sanscrita e delle sue indagini dirette in India e Pakistan.
Figura 19. Rukma Vimâna ricostruzione grafica di David W. Davemport secondo il Vymanika Shastra
Il "Tripura Vimâna" possedeva uno scafo lungo e piatto. L’enorme "Shakuna Vimâna" é la macchina più complessa e sofisticata fra tutte le descrizioni di Vimâna fatte dal Vymanika Shastra, potrebbe essere definito un incrocio tra un aereo ed un razzo, la sua forma ci ricorda lo shuttle spaziale.
Forse le più provocatorie informazioni, allegate agli antichi scritti sui mitici Vimâna, sono le precise istruzioni sul come costruirne uno. Fra la letteratura non religiosa sanscrita Samarangana Sutradhara, è scritto: “Il corpo del Vimâna deve essere forte e durevole, simile ad un grande uccello volante di materiale leggero. Stabiliva che le aeronavi disponevano di una propulsione a mercurio e potevano muoversi anche grazie al suono”. Con il potere del suono i vari racconti mitologici e popolari di Occidente e di Oriente, affermano che furono edificati i monumenti e le mura di tipo ciclopico.
Nel suo interno va messo un motore al mercurio con il ferro che riscalda l’apparato inferiore, per mezzo del potere latente del mercurio il quale determinala guida con il movimento del vortice d’aria. Un uomo seduto nell’interno può viaggiare a grandi distanze nel cielo. I movimenti del Vimâna sono tali che il velivolo poteva salire verticalmente e verticalmente discendere, muoversi obliquamente avanti e indietro.
Nei Rig Veda le macchine volanti sono definite ”Ratha” (veicolo) e viene descritto così: ”La sua forma è piramidale a base quadrata, e ed è pilotato da almeno tre persone (Tribhandura). Possiede tre ruote, il carrello possiede tre supporti, uno per ruota. Il materiale di costruzione è composto da una lega di oro, argento e ferro”.
Il termine Ratha è il vocabolo indoiranico utilizzato per indicare il cocchio o carro da guerra, con ruote a raggi, utilizzato dagli dei indiani nell’antichità per spostarsi nel cielo, sulla terra e negli spazi siderali. Con il passare delle ere la sua funzione mutuò andando a indicare il più comune carro da guerra, ma nella sua accezione religiosa originale la forma con cui è sempre stato rappresentato (soprattutto nel sud dell’India) ci riporta inesorabilmente ai ben più noti Vimâna e alle loro forme piramidali.
La forma dei Vimâna descritti nei sacri testi spinse gli antichi architetti a innalzare meravigliose strutture sacre di forma piramidale, ancor oggi visibili in tutta l’India, che indicano il tempio del dio in movimento. Il Dharma Raja Ratha, noto anche come Yudhishthira Ratha, è uno dei templi monolitici piramidali scavati nella roccia che compongono il gruppo dei Cinque Ratha a Mahabalipuram, Tamil Nadu, India.

Figura 20. Tempio Ratha e vimâna piramidale
È possibile che gli antichi Vimâna siano stati costruiti in modo da utilizzare l’energia del pianeta? È possibile che le costruzioni piramidali presenti nel Centro e Sud America, in Africa e in Oriente fossero giganteschi trasmettitori di energia che alimentava i Vimâna?
Un altro velivolo o aeronave è il “Purunish shìdhvana Dadhika” letteralmente “veicolo che trasporta i suoi occupanti attraverso i cieli e fra i pianeti”, un Ratha la cui traduzione letterale ci rendere chiaramente manifesto lo scopo e la funzionalità di tale macchina.
Molti Vimâna vedici sono descritti come città che volano, e per questo ricordano le gigantesche”aeronavi madri" di cui a volte si parla nei rapporti sugli UFO.
Per tutto quel grande periodo narrato nel Mahâbhârata, i Vimâna continuavano a essere usati, per trasporto e per guerra. Anche dopo la distruzione di Daitya questa guerra durò fin quasi alla sommersione di Poseidone 12.000 anni fa, quando un piccolo cataclisma sommergendo una parte della Grecia e le pianure dell’Europa e dell’Asia furono sommerse obbligando molti gruppi razziali a spostandosi sulle montagne circostanti, poiché che pianure erano diventate paludi inabitabili. Così l’ultima isola di Atlantide, Poseidone, scomparve fra i flutti.
Dopo che la Grande Guerra raccontata nel Mahâbhârata era terminata, gli scritti indù narrano che non c'era più nessuno in grado di usare i Vimâna e il re non voleva usarli nel suo regno. occorreva fare qualcosa e perciò fu creata un gruppo di uomini per nascondere tutti questi Vimâna. Secondo queste fonti, erano nascosti in una collina chiamata Marang Buru in Jharkhand e da allora il luogo è stato tenuto segreto.
Si narra che questo segreto fu scoperto da un generale dell'esercito dell’imperatore Asoka (256 - 237 a.C.). Era il 270 a.C. quando l’imperatore Asoka terminò la guerra sanguinosa con più di 100.000 persone che persero la vita da entrambe le parti. Di conseguenza, giurò di lasciare tutta la violenza e abbracciò il Buddismo. Asoka voleva assicurarsi che la sanguinosa guerra non dovesse essere ripetuta in nessun momento in futuro e in qualsiasi parte del mondo. C’era una vasta conoscenza degli aspetti scientifici, tecnologici e sociali che se cadono in mani sbagliate, anziché evoluzione si genera distruzione. Per evitare questo, Asoka radunò in segreto “nove” uomini provenienti da tutto il suo regno e paese e formò una società segreta. A tutti questi nove uomini sono stati affidati libri contenenti informazioni scientifiche.
[1] Vidyâ significa Conoscenza. La Brahm-Vidyâ, è la conoscenza divina, la scienza esoterica. Guhya o Gupta Vidyâ è la conoscenza segreta dei Mantra (parole o suoni) mistici.
[2] Si ricorda che questo manoscritto risale alla fine del secolo scorso quando ancora gli aerei non erano stati realizzati.
[3] https://transinformation.net/vimanas-die-fliegende-objekte-aus-den-altindischen-schriften/ https://storonaslov.ru/it/pro-vimany-vimany---letatelnye-apparaty-pogibshei-atlantidy.html
NARRA T.L. RAMPA
Nel 1947, in Inghilterra, uno scrittore d'assalto Britannico di nome Cyril Hoskin disse a sua moglie, del tutto meravigliata, che aveva deciso di cambiare il proprio nome. Pochi mesi più tardi, Cyril Hoskin divenne Carl Kuonsuo per ordine della corte. Ma, egli si rese conto che come Kuonsuo non era impiegabile come invece lo era come Hoskin. La vita, era una lotta stancante, anche se egli avvertì l'interna costrizione di adottare un metodo di vita Orientale. Egli, divenne mentalmente confuso, si allontanò dalla sua casa andando a vivere in un lontano quartiere; fu turbato da allucinazioni (come egli stesso ammise più tardi), sviluppò una doppia personalità, l'uomo Inglese fu lentamente sostituito da una Entità Orientale con sua moglie che assisteva spaventata. Successivamente, il 13 giugno del 1949, mentre nel suo giardino si stava arrampicando su una scala, Carl Kuonsuo cadde e batté la testa procurandosi una lieve commozione cerebrale. Quando si ricoverò l'uomo Inglese era stato sostituito da un Tibetano di nome T. Lobsang Rampa nel pieno delle sue memorie Tibetane!
Nel 1949, il Tibet era ancora uno dei luoghi più remoti e inaccessibili della Terra. Solo un pugno di Occidentali era stato lì, era il regno delle montagne proibite. Del luogo c'era solo una breve autentica letteratura e nessuna mappa precisa. Eppure, Carl Kuonsuo sosteneva di avere dettagliati ricordi del posto e disegnato mappe della remota città di Lhasa. Si vestì come un Tibetano, con vesti dalle lunghe maniche … e questo non fu d'aiuto alla sua ricerca di un lavoro. Quando egli fece domanda per un lavoro ad un editore Britannico, nelle vesti di scrittore anonimo, gli venne suggerito di scrivere un libro sulle sue esperienze in Tibet. Nel Terzo Occhio egli descrisse queste sue esperienze: la storia di un ragazzo conosciuto in Tibet. Questo libro divenne un bestseller Internazionale con milioni di copie vendute e il nome di T. Lobsang Rampa nella prima pagina di un giornale. (T. sta per Tuesday).
I corrispondenti Orientali e gli osservatori Indiani, dissero che Rampa aveva torto; ma i Tibetani scrissero proteste sul fatto che era stata divulgata la segreta conoscenza, la quale era privilegio delle scuole occulte del loro paese e che "uno della veste", nella forma fisica o eterica, ha maldestramente fatto pubblicare nelle lontane terre d'Occidente, dove giace alla mercé degli sguardi dei non iniziati.
Non possiamo liquidare il caso di T.L. Rampa come la vicenda di un ossessionato o invasato. Un altro grande e famoso personaggio svedese Emmanuel Swedenborg nel corso della sua vita, fu un grande veggente, oltre ad essere uno scienziato, un matematico e un ingegnere minerario scrisse in latino grossi tomi. Poi, d'improvviso, all'età di cinquantasei anni subì il processo della classica illuminazione cosmica. E. Swedenborg, che se ne andò in giro per il cosmo, ci narra di viaggi in altri mondi e nello spazio siderale. Molte delle sue esperienze erano, senza alcun dubbio, ciò che oggi chiamiamo OBE esperienze fuori dal corpo. I suoi libri furono scarsamente compresi negli anni della sua esistenza. Dopo la sua morte, all’età di ottantaquattro anni, il suo lavoro divenne il centro di una religione che è giunta fino ai giorni nostri. I suoi libri, sono stati tradotti in molte lingue e facilmente reperibili presso le molte fondazioni Swedenborg e centri ecclesiastici nel mondo.
Similmente a Swedenborg molti moderni OBE iniziano quando la persona dotata di facoltà percettive è apparentemente risvegliata da un sonno profondo: si ritrova di fronte a una guida che somiglia a un Indiano, un gigante, un nano, uno spirito etereo oppure a un’entità dello spazio. Questa guida, allora, porta la persona a compiere un giro in un universo davvero realistico.
In uno dei suoi numerosi scritti Rampa “La caverna degli antichi” raccontò di essere entrato all'interno del palazzo fortezza del Potala, in Tibet, dove c’erano dei passaggi sotterranei che conducevano a un'immensa caverna contenente quello che sembrava un mare interno. Era ciò che rimaneva dall'epoca remotissima in cui il Tibet era un paese ameno vicino al mare. In quell'immensa caverna vide strane pitture, vestigia e scheletri di creature fantastiche. Più avanti trovò resti conservati di esseri umani giganteschi, navicelle spaziali ancora funzionanti, aree tecnologiche che rappresentavano vere e proprie basi spaziali e tanto altro.
Figura 1. T. Lobsang Rampa
Quanto segue è narrato da T. Lobsang Rampa nel suo libro Venere.
“Certo che esistono i dischi volanti! Ne ho visti parecchi sia nel cielo che sulla Terra ed ho viaggiato a bordo di uno di loro (Lama Mingyar Dondup). Il Tibet è il paese più vantaggioso per tutti i dischi volanti. E' un paese lontano dal trambusto del mondo ed è popolato da gente che pone la religione e i concetti scientifici prima del guadagno materiale. Attraverso i secoli, la gente del Tibet, ha conosciuto le verità sui dischi volanti: cosa sono, perché essi sono, come lavorano e lo scopo dietro a tutto questo. Noi conosciamo quelli dei dischi volanti come gli Dèi del cielo nei loro carri di fuoco. Sugli Altipiani Tibetani del Chang Tang noi sette tutti lama di rango elevato avevano avuto molte comunicazioni telepatiche con gli Dèi dei Cieli. Da loro avevano imparato il segreto dei carri che, nel silenzio, attraversavano la nostra Terra e, talvolta, illuminavano remote regioni”.
Il gruppo dei sette lama giunse in un luogo coperto da una fitta coltre di nebbia e vi entrò e sbucò nella più calda e misteriosa terra di un’età passata. Proseguendo il viaggio giunsero in una zona aperta. una larghezza di almeno cinque miglia e nella parte più distante c'era un lastrone di ghiaccio che, simile ad una lastra di vetro, s’innalzava verso il cielo. Pur tuttavia, questa non era la cosa più straordinaria perché, questo spazio, conteneva le rovine di una città ed alcune costruzioni erano quasi intatte, altre nuove. Vicino, in uno spazioso cortile, c'era una immensa struttura di metallo che mi riportò alla memoria due dischi del nostro tempio uniti insieme ma, questo, chiaramente, era una qualche sorta di veicolo.
“La mia guida, il Lama Mingyar Dondup, ruppe il nostro reverenziale silenzio:
Questa era la Dimora degli Dei" - disse - "Mezzo milione di anni fa, gli uomini lottarono contro gli Dèi ed inventarono un meccanismo capace di frantumare un atomo, cosa che procurò grande calamità alla Terra. Terre si sollevarono, altre si inabissarono, montagne si sbriciolarono ed altre sorsero. Questa era una potente città, la Metropoli. Qui, un tempo, c'era il mare. Lo sconvolgimento che seguì l'esplosione, sollevò questa Terra di migliaia di piedi e lo shock alterò la rotazione del pianeta. Ci avvicinammo per vedere altre parti di questa città incastonata nel ghiaccio, di questo ghiacciaio. Un ghiacciaio che, in questa valle molto calda, si sciolse delicatamente lasciando intatte queste antiche strutture.
Solo quando ci trovammo vicino alle costruzioni ci fu chiaro che la gente che aveva vissuto qui doveva avere un'altezza non inferiore ai dodici piedi (cioè 3,60 m). Ogni cosa era su scala gigante, una scena che mi riportò vividamente nella memoria quelle smisurate figure che vidi nei profondi recessi del Potala”.
Infatti, gli uomini antidiluviani, quelli della Quarta Generazione gli Atlantidei erano descritti come dei giganti (notazione dell’autore V.P.).
Ci accostammo ad uno strano veicolo di metallo; era immenso, forse cinquanta per sessanta piedi (15x18 m) ed ora reso inutilizzabile dal tempo. C'era una scala che si estendeva fino ad un’apertura buia, avevamo la sensazione di calpestare un suolo sacro; uno dopo l'altro avanzammo lentamente. Il Lama Mingyar Dondup fu il primo a salire e scomparire nella buia apertura. Subito dopo venni io, raggiunsi la cima della scala e, una volta nell'interno, vidi la mia guida curvarsi sotto di ciò che sembrava un tavolo inclinato posto in questa larga stanza di metallo. Il Lama toccò qualcosa ed apparve una luce bluastra seguita da un debole ronzio. Al nostro terrificato sbalordimento si aggiunse il fatto che dalla parte estrema della sala, apparvero delle figure le quali vennero verso di noi … una voce nel nostro cervello ci fermò: "Non abbiate paura" - disse - "Sapevamo della vostra venuta, ne eravamo consapevoli già negli ultimi cento anni”.
Ai sette lama furono fatte vedere su una parete del velivolo le immagini della potente città cui avevano prima visto le rovine. Poi, un terribile rombo e di lontano un qualcosa a forma di fungo oscurò il cielo per miglia. Una nuvola, poi, un colore giallo - cremisi si delineò nel cielo e fu come se l'intero respiro degli Dèi fosse andato in fiamme. Lontano, dal mare, udimmo il fragore di un'onda smisurata abbattersi, poco dopo, sulla Terra ferma e inghiottire le case - un tempo la solenne Metropoli.
Apparve ancora un'immagine sulla parete ma, questa volta, era un'immagine diversa. Vedevamo ogni cosa con chiarezza; c'erano strani veicoli simili a quelli sui quali noi sedevamo ora. Gli uomini sembravano adibiti al lavoro, come servizio. Imbarcazioni arrivavano e partivano in continuazione. Sembrava ci fossero molti e differenti tipi di persone che andavano da un'altezza di cinque a quindici piedi (un piede = 30,48 cm).
Imparammo che esisteva un’associazione, una Confraternita Bianca composta da entità incarnate e disincarnate. Quelle incarnate giungono da molti e differenti pianeti ed hanno il solo scopo di salvaguardare la vita. L'uomo, ci dicono, non è certamente, la forma più elevata dell'evoluzione, e queste persone, questi guardiani lavorano per le creature di tutte le specie, non soltanto per l'uomo.
Una valle con una città nascosta che risale al tempo dell'Inondazione e, ancora più incredibile, dove gli Dèi del Cielo avevano una base.
La Terra, ci dicono, è una colonia e la gente dello spazio supervisiona la Terra per mitigare gli effetti delle radiazioni atomiche, ed è sperabile, per salvare la gente dal mandare a pezzi il mondo.
Per secoli la Terra era stata osservata cosicché, al momento giusto, la gente poteva essere aiutata. Quel tempo è vicino.
Noi, i sette lama telepatici, fummo fatti salire su una nave spaziale e sollevati nell'aria. In mezz'ora vedemmo la nostra Terra del Tibet - una terra che un uomo, a dorso di cavallo, impiegherebbe tre mesi per attraversarla. Poi, senza incrementare la gravità e senza alcuna sensazione di velocità, entrammo nell'atmosfera e quindi nello spazio. Noi sappiamo come queste macchine funzionano. Noi sappiamo perché queste possono effettuare curvature tanto velocemente e perché coloro che sono nell'interno non subiscono la forza centrifuga.
Il Più Alto si mosse e disse: "Ora, tu vedi fratello mio, perché abbiamo cura della Terra; se la follia dell'uomo fosse lasciata priva di controllo, cose terribili accadrebbero alla razza umana. Ci sono poteri sulla Terra, umani poteri: chi si oppone con tutte le forze alla realtà dei nostri vascelli, chi dice che non esiste nulla più grande dell'uomo sulla Terra. Così, non possono esserci veicoli da altri mondi. A voi, fratelli miei, è stato mostrato, detto e fatto sperimentare, così ora, per mezzo della vostra conoscenza telepatica, potrete contattare altri in modo da influenzarne il comportamento". Lobsang Rampa (Venere).
Il sistema della propulsione investiva grandemente il mio interesse e, nel merito, mi furono date dettagliate spiegazioni. Si faceva uso di vari metodi; vascelli per diversi scopi possedevano appropriati metodi di propulsione. Quello nel quale noi viaggiavamo aveva una forma di magnetismo che respingeva quello terrestre. L'elettricità usata sulla Terra, ci venne detto, è la più grossolana, mentre quella usata altrove è una forma di magnetismo basata sull’energia cosmica. La forza, è raccolta dal cosmo per mezzo di speciali collettori posti sulla superficie del vascello, e fatta fluire alla "sala macchine". Qui, è alimentata da bobine d'induzione fino alle due metà della nave. La metà rivolta alla Terra è fortemente respinta dalla Terra stessa, mentre l'altra rivolta al pianeta, in questo caso la Luna, ne è fortemente attratta. Su un pianeta, la forza respingente può essere adattata così da dare modo alla macchina di restare sospesa nell'aria per poi alzarsi o abbassarsi. Tutto l'interno della macchina è rivestito da un sistema di conduttori, per cui, non ha importanza quale assetto adotta una nave poiché la forza di gravità è sempre idonea per gli occupanti. Lobsang Rampa (Venere).
Anche prima delle mie esperienze con i dischi volanti, ero curioso della vera natura degli UFO ed ero eccitato dalle possibilità che potessimo essere visitati da creature di altri pianeti. Mi era stato detto da qualche Lama, che alcuni UFO erano antichi velivoli pilotati da uomini fuggiti dalla superficie del mondo per vivere in caverne sotto terra.
Più tardi avrei imparato che la nostra umile Terra è costantemente visitata da velivoli non soltanto provenienti da mondi e pianeti dell’Universo, ma anche da altre dimensioni, tempi e realtà. L’intero Universo è inondato di vita e di esseri intelligenti, e il pianeta Terra, come altri mondi abitati.
Il mistero di ciò che è chiamato UFO non sarà mai risolto per la natura riservata degli esseri che sono attirati verso la Terra. Ciò non di meno, è destino degli uomini continuare la loro relazione con entità di altri mondi. Lobsang Rampa (Agartha) http://www.tuesdaylobsangrampa.it
SI ALZA IL VELO FATTO CADERE SUGLI UFO
Recentemente Haim Eshed ex generale e capo della sicurezza spaziale israeliano sostiene che gli alieni esistono e sono in contatto da anni con Stati Uniti e Israele. Esisterebbe una “federazione galattica” che comunica con i terrestri. “Gli oggetti volanti non identificati hanno chiesto di non rendere pubblico che sono qui, l’umanità non è ancora pronta”, ha detto al quotidiano israeliano Yediot Aharonot Haim Eshed. La Casa Bianca e i funzionari israeliani non hanno voluto al momento rispondere alla richiesta di commentare queste notizie fatta da NBC News. L’ex direttore della National Intelligence, John Ratcliffe, ha annunciato l’uscita del prossimo rapporto del governo USA sugli UFO e a suo dire ci saranno rivelazioni importanti sull’esistenza degli oggetti volanti non identificati. Avi Loeb, professore all’Università di Harvard, che nell’ultimo libro “Extraterrestrial: The First Sign of Intelligent Life Beyond Earth”, sostiene che la visita sarebbe avvenuta nel 2017, quando l’asteroide Oumuamua destò l’attenzione di tutti: lui, appunto, ipotizza che l’oggetto potrebbe essere stato il primo segnale inviatoci dai visitatori alieni.
Leroy Chiao, un astronauta della NASA di origine cinese, comandante della Stazione Spaziale Internazionale nel 2005, ha fatto ciò che pochissimi astronauti osano: ha rivelato il suo incontro con un gruppo di UFO. Durante una passeggiata nello spazio fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Leroy ha incontrato una flottiglia di UFO. Leroy non era solo, mentre galleggiava nel vuoto dello spazio, ma con l'astronauta russo Salizhan Sharípov, e svolgeva lavori al di fuori della ISS. L’uomo afferma di aver assistito a “strane luci che sembravano essere allineate”, e che sono volate via ad una velocità altissima.
Figura 1. 2019 USS Omaha intercetta UFO sferoidale nell’oceano al largo di San Diego
Francis Crick, il premio Nobel per la medicina a cui è stato attribuito il merito di aver scoperto la struttura del DNA, ha suggerito una nuova teoria alla comunità scientifica, che ha chiamato la teoria “infettiva”. Consiste in una civiltà aliena, potrebbe aver seminato una vita primitiva sulla Terra. Ovviamente questo solleva delle domande: come è stato trasferito sulla Terra? Per Crick, lo hanno fatto per mezzo di un’astronave progettata in modo univoco per questa missione. Così sono stati in grado di introdurre questi microrganismi responsabili dell’emergere della vita. Manfred Eigen, premio Nobel per la chimica, il codice genetico umano ha avuto più di 3.800.000 milioni di anni, deve aver avuto un’origine extraterrestre. Fonte https://www.segnidalcielo.it/.
Sono migliaia i file che contengono informazioni, avvistamenti, immagini e video sugli oggetti volanti non identificati UFO sia sul web e sia quelli desecretati dalla Cia e ora pubblicati sul sito internet The Black Vaul. Molte persone hanno riferito di essere state prese a bordo dagli occupanti di queste macchine. Le notizie che raccontano i visitatori di altri mondi non si contano, questo fenomeno sembra essere vecchio quanto l’umanità stessa.
Secondo alcuni gli UFO che sorvolano i nostri cieli, e che vengono spesso avvistati anche nelle profondità marine, altro non sarebbero che i mezzi di trasporto degli abitanti di regno sotterraneo Agarthi (“l’inaccessibile”), discendenti dei sopravvissuti di Atlantide.
Non c’è niente di nuovo sotto il sole, in passato esistevano macchine in grado di volare e fare altro.
O.C. Huguenin racconta che il popolo atlantideo, molto più progredito del resto dell’umanità per quanto attiene allo sviluppo scientifico, costruì macchine chiamate Vimâna, che “volavano nei cieli e nei tunnel come aeroplani, utilizzando una forma di energia ottenuta direttamente dall’atmosfera”. Poi aggiunge: “Sono identici a quelli che noi chiamiamo dischi volanti”.
CITTÀ VOLANTI E SOTTOMARINE

Figura 20. Hiranyapura la città volante
Quanto segue è dovuto al Dottor Dileep Kumar Kanjial. L’autore si laureò all’Università di Calcutta, ampliando i suoi studi a Oxford. Fu professore di sanscrito allo Scottish Church College di Calcutta, cattedratico del Victoria College di Coochbehar e incaricato di questioni sanscrite dal Governo bengalese. Ha pubblicato numerose opere in lingua inglese, tra le quali “Vimana in Ancient India“.
Nel capitolo 3 (versi 6-10) del Sabhaparvan (parte del Mahâbhârata) si parla di città celesti. Si dice che Asura Maya, aveva progettato per Yudhisthira, il maggiore dei Pândava, una meravigliosa sala di assemblaggio in oro, argento e altri metalli che, equipaggiata da 8.000 lavoratori, fu traslocata al cielo. Quando Yudhisthira chiese al saggio Narâda se antecedentemente fu fatta costruire una sala così maestosa, Narâda rispose che esistevano parecchie sale celesti similari, una per ciascuna delle divinità Indra, Yama, Varuna, Kuvera e Brahma. Secondo il saggio Narâda, la sala delle riunioni di Indra possedeva le dimensioni (espresse in cifre attuali) di 16 chilometri di altezza, 1.200 chilometri di lunghezza e 8 chilometri di larghezza. Risulta sorprendente quello che afferma Narâda, il saggio “dell’antica tradizione.
La città spaziale di Indra rimase permanentemente nello Spazio. Fu costruita interamente di metallo e conteneva edifici, alloggi e impianti. Le entrate erano così ampie, che anche piccoli oggetti volanti potevano entrare in esse. La sala delle riunioni di Yama aveva una lunghezza di 750 chilometri, fu costruita di forma simile, ed era provvista di tutti i servizi per una vita confortevole. Era circondata da una parete bianca, che produceva fulmini quando il suo veicolo si spostava nel firmamento.
La sala di Varuna si trovava sott’acqua e si muoveva liberamente nelle profondità degli oceani. Nemmeno qui mancavano le comodità di una vita lussuosa.
La sala delle riunioni di Kureva era la più incantevole di tutto l’Universo. Misurava 550 per 800 chilometri, sospesa liberamente nell’aria, e al suo interno vi erano palazzi dorati. Però il più fenomenale luogo delle riunioni era quello di Brahma. Era il più difficile da raggiungere e costituiva un vero paesaggio quando avanzava per l’Universo. Anche il Sole e la Luna impallidivano accanto ad esso.
Hiranyapura è menzionata nel Mahâbhârata e nei Purâna. Arjuna volò sul suo carro celeste a Hiranyapura per sconfiggere gli Asura per aiutare Indra, il re del cielo. Hiranyaksha fu il primo, potente e oppressivo demone che camminò su questa terra. Era troppo alto, muscoloso, forte e aggressivo che sembrava una gigantesca montagna dorata. Indossava cavigliere d'oro, cintura d'oro, braccialetti d'oro e fasce d'oro sulle braccia, diverse catene d'oro con rubini, smeraldo, diamanti sul petto, una grande corona d'oro sulla testa. La terra trema quando fa ogni passo sulla terra.
Arjuna il terzo dei cinque fratelli Pândava, non era un dio, ma un mortale. Durante il racconto della sua particolare avventura, si parla del suo volo in un carro che viaggia verso le nuvole con il rumore del tuono. Nel suo viaggio Arjuna vede altri Vimâna o carri volanti alcuni che sono precipitati, altri immobili, ed altri ancora che volano liberamente nell’aria.
Arjuna salì al cielo per ottenere dagli esseri celesti armi divine e comprenderne il loro uso. Nel corso di questo soggiorno, Indra, signore del cielo, chiese a Arjuna di distruggere tutto l’esercito degli Asura. Questi trenta milioni di demoni vivono in fortezze situate nelle profondità degli oceani. Indra, signore del cielo, cedette in tal senso la sua propria nave spaziale a Arjuna, pilotata dal suo abile aiutante Matali. Questa nave era anche capace di muoversi sott’acqua. Nella feroce battaglia che seguì, gli Asura provocarono piogge diluviali, però Arjuna gli oppose un’arma divina, che riuscì a disseccare tutta l’acqua. Gli Asura furono sconfitti, e dopo la battaglia Arjuna discese nelle città dei demoni sconfitti. Rimase affascinato dalla bellezza e dal lusso delle città sottomarine. Arjuna chiese a Matali circa la storia di tali città e venne informato che originariamente furono costruite per gli Dei per il suo uso particolare.
Quando Arjuna si accostò alla costruzione spaziale, Hiranyapura, i Daitya si difesero con potenti armi.
Si innescò una terribile battaglia, nel corso della quale la città spaziale fu violentemente gettata per aria, e poi di nuovo in direzione della Terra, scaraventata da una parte all’altra, immergendola anche nelle profondità marine. Trascorso molto tempo dalla battaglia, Arjuna sparò un Astra mortale che distrusse l’intera città in mille pezzi, lasciando cadere i frammenti sopra la Terra. Gli Asura sopravvissuti lasciarono le rovine e continuarono a combattere duramente. Arjuna terminò la battaglia con l’aiuto della potente Pasupata. Tutti gli Asura furono distrutti.
MOTORI VORTEX
Il Sûrya Siddhanta descrive un modello meccanico di un sistema planetario che ruota per mezzo di un motore a mercurio, il cui schema era segreto. L'informazione più importante proviene dal "Vaimanika Shastra" dove è descritto un meccanismo che oggi si definirebbe "motore vortex al mercurio". Un vortice è un flusso turbolento o laminare, che ruota attorno a un asse in percorsi chiusi circolari o elicoidali aperti. Quando si fa ruotare ad alta velocità il mercurio, si realizza un superconduttore. Gli antichi testi menzionano l'uso di motori avanzati che utilizzavano mercurio e campi elettromagnetici per generare propulsione. In teoria, il motore a vortice di mercurio avrebbe funzionato con una camera piena di mercurio liquido, dove i campi elettromagnetici indurrebbero un vortice nel mercurio producendo una forza propulsiva. Era quindi conosciuto un tipo di motore per produrre energia rotatoria.
Il caduceo è uno dei simboli esoterici più antichi e conosciuti della storia. Nell’antica Grecia era il simbolo del dio Mercurio, il Messaggero degli Dèi che volava grazie ai suoi sandali alati, portava sul capo un cappello alato. Fin dal medioevo, il caduceo è stato utilizzato come simbolo della professione medica ma le sue origini nascondono probabilmente l’esistenza di una tecnologia a noi oggi sconosciuta. I due serpenti attorcigliati in modo opposto rappresentano le due energie elettromagnetiche oscillatorie, visualizzate con due serpentine opposte.
Il mito e le sue immagini simboliche hanno fino a sette diversi livelli di interpretazione o significato. In questo testo ci limitiamo ad indagare sul significato elettromagnetico del caduceo applicato al mondo fisico. Secondo le ricerche di alcuni studiosi, il caduceo era un potente veicolo di spostamento dotato di motori vortex al mercurio.
William Clendenon, nel suo “Mercury: UFO Messenger of the Gods“, afferma di poter ritenere che il caduceo sia stato un antico simbolo del “volo elettromagnetico e dell’energia cosmica“. Clendenon è infatti convinto che la struttura del vortex, descritta da Bharadwaaja, sia del tutto simile al simbolo del dio, ovvero il Caduceo, composto di due serpenti intrecciati che si snodano attorno ad un perno centrale il tutto corroborato da due ali sormontate da una sfera. I serpenti intrecciati simboleggiano le bobine vortex del propellente, l’asta il boiler al mercurio/motorino di avviamento/antenna e infine le ali sono il volo. Clendenon ha realizzato moltissimi esperimenti con la tecnologia del vortex al mercurio partendo dal contesto descritto nei testi antichi. Il suo Vimâna, costruito secondo la “nave da esplorazione” di Adamski, consiste di una cellula circolare (che in parte è un potente elettromagnete) attraverso la quale viene fatta passare rapidamente una corrente diretta pulsante. Clendenon sostiene che sebbene il sollevamento sarà sempre verticale in opposizione all’attrazione gravitazionale della Terra, la repulsione potrà essere utilizzata per l’ottenimento di una propulsione in avanti o indietro. Clendenon dà, quindi, un’interpretazione del Samaran Sutradhara totalmente diversa da quella fornita dalla maggior parte degli studiosi:
“Grazie alla potenza in latenza nel mercurio che mette in moto il turbine d’aria propellente, un uomo seduto al suo interno può percorrere grandi distanze nel cielo in maniera portentosa“.
Secondo Viktor Schauberger (1885-1958) nell’universo vi sono due forze contrastanti: l'implosione, contraddistinta da un movimento spiraliforme centripeto, che caratterizza i fenomeni vitali, costruttivi, evolutivi. La forza complementare e opposta è quella dell'esplosione, che segue invece una spirale centrifuga, tipica dei fenomeni di distruzione, disgregazione e involuzione. In natura sarebbero presenti ambedue le correnti, anche se con una predominanza dell'implosione. L'essere umano moderno, distruttivo e sempre più lontano dalla natura e da un sano equilibrio, tenderebbe invece a far predominare le dinamiche dell'esplosione.
ARTIDE E ANTARDIDE
Secondo gli antichi insegnamenti, l’asse della Terra gradualmente cambia d’inclinazione sull’eclittica, e all’epoca in questione era tale, che un giorno polare durava l’intero periodo della rivoluzione della Terra attorno al Sole, dopo di che interveniva una specie di crepuscolo di brevissima durata, quindi la terra polare riprendeva la sua posizione direttamente sotto i raggi solari. Questo può essere contrario all’Astronomia come s’insegna e si capisce ora; ma chi può dire che i cambiamenti nel moto della Terra, che ora non avvengono, non siano avvenuti milioni d’anni fa?
La Dottrina Segreta assegna una durata da quattro a cinque milioni d’anni dall’inizio alla fine dell’evoluzione della quarta Razza-Radice sui continenti Lemuro-Atlantidei; un milione d’anni alla Quinta Razza, fino ad oggi; e circa 850.000 anni dalla sommersione dell’ultima vasta penisola della grande Atlantide. Il Diluvio parziale di 12.000 anni fa non è paragonabile a quello totale di 850.000 anni fa.
Un dato critico per l’ortodossia scientifica è il riporto sulla mappa di un’isola di grandi dimensioni situata nell’Oceano Atlantico ad est della costa sudamericana a settecento miglia dalla costa del Brasile. Athanasius Kircher il dotto gesuita disegna nel libro Mondo Sotterraneo una carta geografica che rappresentava l’isola di Atlantide secondo la descrizione fornita dagli Egizi. La carta rappresenta Atlantide al centro, con i poli nord e sud invertiti, l’America del sud a ovest, Spagna e Africa a est. La mappa di Atlantide, curiosamente l’orientamento della mappa è con il Nord rivolto in posizione opposta all’usuale, verso il basso, forse perché in seguito avvenne un’inversione della polarità? Il sospetto che Kircher i cui interessi verso il mondo occulto sono noti, abbia consultato documenti antichi in possesso a qualche congregazione religiosa di cui si sono perse le tracce, che sarebbero dovuto essere distrutti dall’Inquisizione, ma come spesso accade finirono ad arricchire le biblioteche segrete degli organismi religiosi di controllo.

Figura 22. Mappa di Atlantide di Athanasius Kircher
Ci sono state già quattro perturbazioni dell’asse. A Erodoto i sacerdoti Egizi dissero che i poli si erano invertiti quattro volte[1]. L’insegnamento della mitologia nordica, afferma che prima dell’ordine attuale delle cose, il Sole sorgeva a Sud, e colloca la Zona Fredda (Jeruskoven) all’Est, mentre adesso è a Nord. Secondo i Fisici, l’inversione dei poli avviene periodicamente, l’ultima inversione dei poli magnetici terrestri avvenne circa 800.000 anni fa, per contro, gli annali occulti forniscono la cifra di 850.000 anni fa.
Erodoto[2] raccontò che quando Cambise entrò nel tempio Kabiri, scoppiò in un irrefrenabile accesso di riso, vedendo davanti a sé quello che credeva fosse un uomo in piedi e una donna[3] che stava in equilibrio sulla propria testa. E invece erano i poli, il cui simbolo voleva ricordare “il passaggio del primitivo Polo Nord della Terra al Polo Sud del Cielo”, ma rappresentavano anche i poli invertiti in conseguenza della grande inclinazione dell’asse, che ogni volta portò lo spostamento degli oceani, la sommersione delle terre polari e la conseguente comparsa di nuovi continenti nelle regioni equatoriali, e viceversa. Questi Kabiri erano gli Dèi del “Diluvio”[4]. I Due Kabiri sono i Dioscuri, i Gemelli Divini, rappresentati sempre a cavallo o con una coppia di cavalli. I Dioscuri rappresentano la polarità non solo maschile e femminile, ma anche quella elettromagnetica.
I poeti greci dicevano che Atlante aveva una conoscenza completa delle profondità dell’oceano, ciò significa che egli simboleggiava l’insieme dei continenti che si poggiano come i piedi di Atlante nelle profondità delle acque, in fondo al Tartaro, continenti che si spostano che emergono e che s’inabissano. Secondo il mito Atlante aveva sette figlie[5], che geologicamente rappresentano le sette regioni del globo, i sette continenti, i Dvîpa dalla Tradizione Indù e tutte assoggettate all’Asse Polare, o Asse del Mondo, simboleggiato da Atlante.
Benché tutta la faccia della Terra si sia trasformata ogni volta, il Mediterraneo, l’Atlantico, il Pacifico ed altre regioni spariscono e riappaiono a turno, sotto e fuori dalle grandi acque, la conformazione dei Poli Artico e Antartico è rimasta ben poco alterata. Le terre polari si uniscono tra loro e si separano in isole e penisole, ma essenzialmente rimangono sempre le stesse. Per questo l’Asia settentrionale è chiamata “La Terra Eterna o Perpetua”, e l’Antartide la “Sempre Vivente” e la “Nascosta”.
I Lemuriani (la Terza Generazione o Razza Radice) gravitavano verso il Polo Nord, il Cielo dei loro Progenitori (il Continente Iperboreo); gli Atlantidei (la Quarta Generazione o Razza Radice) verso la Voragine, il Polo Sud, l’Inferno, in senso cosmico e terrestre, dal quale soffiano le calde passioni, trasformate in uragani dagli Elementali cosmici, dei quali essa è la dimora.
Gli antichi denominavano i due Poli Dragoni e Serpenti, e quindi in Dragoni e Serpenti buoni e cattivi, ed anche i nomi dati ai “Figli di Dio” (rispettivamente Figli dello Spirito e della Materia). Maghi buoni e cattivi. La leggenda degli “Angeli Caduti”, nel suo significato esoterico, contiene la chiave delle tante contraddizioni del carattere umano; essa allude al segreto della coscienza di sé nell’uomo; è il supporto sul quale si impernia l’intero ciclo della vita: la storia della sua evoluzione e del suo sviluppo.
Sulla parte superiore del globo terrestre, al Polo Nord stanno gli Dèi, sull’inferiore, al Polo Sud, il Patala è la dimora dei Demoni. Meru, la Montagna degli Dèi, fu collocata al Polo Nord, mentre Patala, la regione Inferiore, si supponeva fosse verso il Sud. Meru è il Cielo, Patala è il sottoterra.
Poiché ogni simbolo nella Filosofia Esoterica ha sette chiavi, Meru e Patala hanno, geograficamente, un significato, e rappresentano località, mentre astronomicamente ne hanno un altro, e rappresentano i “due poli”; quest’ultimo senso ha portato a indicarli come la “Montagna” e l’“Abisso”, o Cielo e l’Inferno.
La Dottrina Segreta spiega che le correnti di forza magnetica provenienti dal Sole, investono la Terra al Polo Nord, passano direttamente al Polo Sud attraverso il centro della terra, mentre altre parti si estendono intorno o sopra la sua superficie, ma sempre da Nord a Sud, rimbalzano estendendosi intorno a tutta la superficie del globo, verso il Polo Sud — dove una parte è risucchiata, per ritornare al Polo Nord, pronta per essere nuovamente emessa. Così la circolazione continua. Ma non tutte le correnti di forza magnetica sono risucchiate al Polo Nord; una parte fluisce nello spazio, come un cono, e ritorna al Sole dal quale proveniva. Il magnetismo terrestre è connesso alla natura e alle caratteristiche dell'aurora boreale al Polo Nord, e dell'aurora australe al Polo Sud — essendo coinvolti i poli geografici e magnetici alle due estremità della terra. La Terra una depressione nel punto che possiamo chiamare il polo nord.
Ritorno al Sole

Figura 2. Circolazione sulla Terra dell’energia magnetoelettrica proveniente dal Sole
I due Poli sono simbolicamente chiamati “estremità destra” ed “estremità sinistra” del nostro Globo o il capo e i piedi della Terra. A destra è il Polo Nord. Ogni azione benefica (astrale e cosmica) viene dal polo nord; ogni influenza letale dal Polo Sud. Essi sono strettamente legati con la magia della “mano destra” divina e della “sinistra” demoniaca, e la influenzano. Magia è intesa come conoscenza delle forze della materia.
L’insegnamento occulto conferma la tradizione popolare che asserisce l’esistenza di una Fontana di Vita nelle viscere della Terra e nel Polo Nord; è il sangue della Terra, la corrente elettromagnetica, che circola attraverso tutte le arterie, e che si dice sia immagazzinata nell’ “ombelico” della Terra.
[1] A Erodoto, i sacerdoti di Sais, dissero che il Sole nei cieli ben quattro volte aveva cambiato posizione nella volta celeste, nascendo alternativamente ora a Oriente e ora a Occidente.
[2] Erodoto Thalia, 37.
[3] Le due figure di pietra bianca e nera esistevano nei templi dell’Egitto da tempi immemorabili.
[4] H.P. Blavatsky, Antropogenesi.
[5] Le sette figlie di Atlante a livello cosmico sono le Pleiadi: Alcione, Asterope, Celeno, Elettra, Maia, Merope, Taigete.
ARTICO – MONTE MERU
Gli insegnamenti occulti collocano il Monte Meru proprio al
centro del Polo Nord, indicandolo come il luogo del primo continente della
nostra terra, dopo la solidificazione del globo.
I geologi concordano che durante il Miocene — che sia un
milione o dieci milioni d’anni fa — la Groenlandia e perfino lo Spitzbergen
“avevano un clima quasi tropicale”. Orbene, i greci preomerici conservavano una
vivida tradizione di questo “Paese del Sole Eterno”, dove il loro Apollo si
recava ogni anno. La terra che si protendeva a sud e ad ovest del Polo Nord,
Iperborea nome dato dagli antichi greci alla regione remota e misteriosa, dove
Apollo, secondo la loro tradizione, si recava ogni anno. Astronomicamente,
Apollo è evidentemente il Sole che, amava visitare il suo lontano paese, dove
si diceva che il Sole per metà dell’anno non tramontasse.
Così vicine sono la
nascita del giorno e della notte – Omero Odissea; X, 86.
Sorge una domanda naturale: se i greci al tempo di Omero
erano a conoscenza di una Terra Iperborea,
cioè un paese oltre il dominio di Borea, il Dio dell’inverno e delle tempeste,
una regione ideale che i greci successivi e i loro scrittori hanno cercato
inutilmente di collocare oltre la Scizia, una contrada dove le notti erano
brevi e i giorni lunghi, e più in là ancora una terra dove il sole non
tramontava mai e la palma cresceva spontaneamente; se essi sapevano tutto ciò,
da chi l’avevano appreso? Ai tempi degli
antichi greci, e già molto prima, la Groenlandia doveva certamente essere già
coperta di neve e di ghiaccio perenne, come adesso.
Tutto tende a provare che la terra dalle notti brevi e dai
giorni lunghi era la Norvegia o la Scandinavia, oltre la quale era la terra
benedetta della luce e dell’estate eterna. Se i greci conoscevano tutto questo,
la tradizione deve essere loro pervenuta da qualche popolo più antico che era a
conoscenza di quei particolari climatici, dei quali i greci stessi non potevano
sapere nulla. Anche ai nostri tempi, la scienza sospetta che oltre i mari
polari, nelle immediate vicinanze del Polo artico, si trova un mare che non
gela mai, e un continente che è ancora verde. Gli insegnamenti arcaici, e anche
i Purâna, per chi comprende le loro allegorie, contengono gli stessi
insegnamenti. Ciò basta a farci ritenere molto probabile che durante il Miocene
della scienza moderna, quando la Groenlandia
era una terra quasi tropicale, ci viveva un popolo ancora sconosciuto alla
storia.
Nella mappa del famoso cartografo fiammingo Gerard Mercator,
1595, l'Artico è chiaramente visibile,
sotto forma di terra, come descritto nelle leggende Iperborea - un paese
circondato da un anello montuoso e al cui centro sorge una montagna sacra. La
mappa è tratta da carte ancora più antiche.

Nel 1997-2003, durante spedizioni nella parte centrale della
penisola di Kola, furono scoperti i resti della civiltà più antica della storia
dell'umanità. I membri della spedizione della Società Geografica Russa non
cercavano tracce di antichi insediamenti iperborei, ma oggetti venerati dai
suoi abitanti. Gli edifici religiosi hanno sempre avuto una propria gerarchia,
e i centri sacri più alti nella gerarchia si sono sempre trovati in luoghi
difficili da raggiungere. Per questo motivo, gli scienziati decisero di
esplorare non la terraferma, ma le isole del Mar Bianco.
A quanto pare, sulle isole dell'arcipelago di Kuzovsky, ci
siamo imbattuti in uno dei centri sacri di Iperborea, dice il capo della
spedizione Sergey Golubev.
Abbiamo trovato molti
monumenti megalitici: menhir, dolmen, piramidi di massi, labirinti, enormi
pietre di forme bizzarre e santuari rupestri con volti di antichi Dèi.
Con grande stupore degli scienziati, quando i luoghi degli
antichi santuari iperborei, scoperti da varie spedizioni negli ultimi cento
anni nelle aree della penisola di Kola, del Mar Bianco e del nord-ovest della
parte europea della Russia, furono
collegati da linee convenzionali, la costellazione di Orione apparve sulla
mappa. Si scoprì che tutti i grandi complessi-santuari nei luoghi
iperborei nel Nord della Russia moderna in tempi antichi erano localizzati dai
loro costruttori in conformità con la posizione delle stelle nella costellazione Orione ed erano
strettamente orientati verso i punti cardinali.
Inoltre, la Spedizione di Ricerca Settentrionale della
Società Geografica Russa trovò nelle acque di Belomorsk i resti di antichi
oggetti megalitici territorialmente corrispondenti alle proiezioni terrestri
delle stelle "Theta" e "I" di Orione: il famoso petroglifo
"Orione" di Chalmna-Varre.
Sulla costa orientale del Mar Bianco della penisola di Kola,
alle foci dei fiumi locali, incluso il Ponoi, è stato trovato un complesso di
labirinti, la cui posizione sul suolo corrisponde esattamente alla proiezione
sulla Terra del complesso di stelle che compongono lo Scudo di Orione.
L'astrologo russo Alisher Yulchiev, giunse alla conclusione
che San Pietroburgo è l'immagine della costellazione di Orione sulla Terra.
ANTARDIDE – ABISSO
La mappa geografica di Oronzio Fineo, del 1531 ci mostra i contorni dell’Antartide in tutta la sua completezza. L’Antartide è rappresentata rigurgitante di foreste e solcata da fiumi. In questo periodo tutte queste coste e i rispettivi retroterra sono sepolti sotto una coltre di ghiaccio spessa un chilometro e mezzo. Questa carta ci mostra terre che l’occhio umano dell’autore non poteva aver visto e che certamente deve essere stata copiata attingendo a fonti molto antiche e disegnate secondo una grande varietà di proiezioni diverse.

Figura 25. Particolare Mappa di Oronzio Fineo
Mercator nel 1569, e Bauche nel 1737 disegnarono mappe che includevano l’Antartide, quando questa non era stata ancora scoperta. Mercator nel 1563 visitò in Egitto la Grande Piramide, e passò molti anni della sua vita ad accumulare libri e antiche carte geografiche. Significativamente Mercator inserì il mappamondo di Oronzio Fineo nel suo atlante del 1576 e raffigurò l’Antartico in diverse altre carte. Bauche, il geografo francese disegna una carta del continente australe con una precisione così come doveva apparire prima di essere ricoperto dai ghiacci, prima che fosse ufficialmente scoperto.
Nella carta appare un canale di navigazione completamente sgombro che attraversava l’Antartide, ma solo milioni di anni fa esistevano canali navigabili dove ora vi sono solo ghiacci. Le terre che ora si trovano all’interno del Circolo Polare Antartico, due o tre milioni di anni fa erano temperate o tropicali, tanto che sono state trovate delle foglie di palma fossilizzate.

Figura 26. Mappa di Bauche
Il professor Hapgood nel suo libro “Maps of the Ancient Sea King” ritiene che queste antiche mappe e pergamene ricopiate e tramandate da millenni risalgano ad una razza di navigatori le cui rotte toccavano ogni parte del mondo. Le copie sarebbero state raccolte nelle grandi biblioteche dell’antichità, di Alessandria d’Egitto e di Pergamo in Asia Minore. Si deve ricordare che la città di Pergamo diede nome alla pergamena in pelle d’agnello, che sostituì il papiro. Il popolo di navigatori sicuramente è quello dei misteriosi Fenici.
C’è un’altra eminente storia Puranica che fa apertamente riferimento ad una sorta di cavità della Terra. È una storia che riguarda i figli di Mahara Sagara. Il Bhagavad Purâna, racconta la storia del leggendario re Sagara, che diede alla luce 60.000 figli che erano noti per la loro immensa forza e valore, ma anche, cosa cruciale, per la loro arroganza e natura indisciplinata. Per ordine del loro padre reale, andarono alla ricerca di un cavallo sacrificale rubato da Indra il Dio del Tuono. Dopo aver cercato in tutta la terra esterna e non aver trovato il cavallo, i figli andarono a cercare il cavallo e arrivarono a un oceano del Nord Est che, traversato, li condusse nelle viscere della Terra. dove trovarono il cavallo nella grotta di un Rishi (saggio) di nome Kapila, che aggredirono con parole minacciose. La leggenda ci dice che Kapila incenerì con uno sguardo i 60.000 figli del Re Sagara. Altri Purâna forniscono alcuni dettagli su questa spedizione sotterranea.
In particolare, raccontano che i figli del Maharaja, nelle loro peregrinazioni, raggiunsero la riva dell'oceano settentrionale, la superarono, e solo dopo riuscirono a penetrare nelle mie viscere della terra.
Ian Lamprecht nel suo libro "Hollow Planets", pubblicato nel 1.998 scrive della Terra Cava e “I misteri di Shambhala e Agartha”. In particolare, racconta ciò che il famoso lama, Sua Santità Orgyen Kusum Lingpa, un esperto insegnante di uno dei rami del Buddhismo - Vajra-yana, disse durante le sessioni di formazione nella città californiana di San Jose. Questo lama affermò che Agartha poteva essere raggiunta volando dall'India al nord per sette giorni. L’autore afferma di credere che il lama si riferisse al viaggio alla velocità media di un uccello. E se così fosse, allora un volo di sette giorni dall'India ci porterà al centro dell'Artico. Ci sono ragioni per credere che Sua Santità appartenga a un circolo molto ristretto di iniziati e possieda conoscenze esoteriche relative all'argomento in questione.
Ian Lamprecht scrive che i lama tibetani affermavano che l'ingresso di Agharti si trovava nell'estremo nord, oltre un oceano, in prossimità dell'aurora. Ciò corrisponde all'Artico, dove la teoria della Terra Cava prevede la presenza di un buco. N. Roerich, parlando con un altro lama, venne a sapere da lui che Shamballa si trova molto a nord. Quindi forse quel lama aveva in mente l'area dell'Oceano Artico?
Quando il potente Asura (Târaka ) fu ucciso, altri Asura furono uccisi dagli Dèi e dai Kumâra. Migliaia di loro fuggirono nel Patala per salvarsi la vita così, l'intero esercito degli Asura scomparve. Shiva Purâna cap. 7-12.
I Daitya Asura rimasti vivi si rifugiarono sconfitti nel Patala, nella Voragine situata al Polo Sud.
Appuriamo che il Polo Sud è la Voragine infernale, è la dimora dei Demoni, e che questo è il luogo degli Angeli Caduti sulla Terra, l’Antartide secondo alcuni commentatori del Libro di Enoc.
Steven Ben-Nun, ha analizzato l'apocrifo Libro di Enoch, che descrive le esperienze di Enoch, che fu portato in cielo per assistere e svolgere un ruolo chiave in un importante conflitto celeste. Enoch divenne il principale intermediario tra le due fazioni del conflitto tra gli "Angeli Caduti" e gli "Angeli Giusti". Il conflitto portò a molteplici problemi, come l'incrocio e/o l'esecuzione di esperimenti genetici da parte degli Angeli Caduti con l'umanità, e la trasmissione di conoscenze e tecnologie proibite alla civiltà umana ancora in via di sviluppo. Il riferimento di Ben-Nun agli Angeli Caduti ancora vivi nella loro prigione in Antartide solleva un'intrigante possibilità. Il Libro di Enoch descrive un futuro "Anno del Mistero" in cui saranno liberati.
L'analisi di Ben-Nun secondo cui gli Angeli Caduti furono imprigionati in Antartide e sarebbero ancora vivi, corrisponde all'affermazione di Corey Goode secondo cui i Preadamiti si trovano ibernati in camere statiche su una delle loro enormi astronavi madri sepolte nelle profondità della piattaforma di ghiaccio antartica.
Infine, Goode ha rivelato che sono in corso degli scavi in Antartide e che sono state trovate le camere di stasi contenenti i preadamiti. I discendenti ibridi dei preadamiti, che appartengono alle famiglie d'élite che hanno segretamente governato l'umanità, sono ansiosi di accedere alle camere di stasi e di risvegliare i loro antichi antenati.
L'obiettivo sembra essere quello di far sì che i Preadamiti riassumano il loro precedente dominio sugli affari planetari, consentendo così alla loro progenie ibrida di uscire dall'ombra e governare direttamente l'umanità. Ciò suggerisce che l'"Anno del Mistero" menzionato nel Libro di Enoch, in cui gli "Angeli Caduti" saranno liberati, potrebbe essere molto vicino.
La grande parte concava intorno al polo sud, che è per sempre celata alla nostra vista, dai primi astronomi fu chiamata l’Abisso, mentre osservando, verso il polo nord, che una parte del cielo appare sempre sopra l’orizzonte, la chiamarono la Montagna. Essendo Meru l’alta dimora degli Dèi, si disse che questi salissero e scendessero periodicamente.
Secondo Corey Goode, informatore del programma spaziale segreto, uno sforzo multinazionale per scavare in regioni chiave dell'Antartide alla ricerca di manufatti provenienti da una civiltà aliena congelata all'istante e creata da rifugiati sta destabilizzando le enormi piattaforme di ghiaccio del continente. Corey ha affermato in precedenza che la civiltà extraterrestre, da lui identificata come Preadamita, arrivò per la prima volta tra 55.000 e 60.000 anni fa e stabilì avamposti in tutta l'Antartide, che in particolare ha una superficie quasi doppia rispetto agli Stati Uniti contigui. Li ha descritti come alti circa 3,6-4,2 metri e dotati di crani allungati. Le informazioni aggiuntive rilasciate da Corey suggeriscono che ci sono molti rischi nel risvegliare i Preadamiti, i quali probabilmente tenteranno di riaffermare la loro autorità utilizzando le loro tecnologie avanzate, tra cui la poco compresa "tecnologia della razza dei Costruttori". Qui, Corey aggiunge:
I gruppi responsabili di questi scavi stanno prendendo delle precauzioni, ad esempio lanciando mini-bombe nucleari con "detonatori mortali", nel caso in cui questi esseri diventino ostili.
L’altro libro sacro che parla degli Angeli Caduti sulla terra è la Rivelazione o Apocalisse di Giovanni.
E vi fu battaglia in cielo; Michele e i suoi Angeli combatterono il Drago, e il Drago combatté con i suoi Angeli, ma non prevalse; ed essi non ebbero più il loro posto in cielo. Il grande Drago, il Serpente Antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi Angeli (XII, 7-9).
La lotta di Michele col drago è l’immagine antichissima, del fenomeno primordiale dell’evoluzione nel tempo, della contrapposizione fra la forza evolutiva e la forza inerziale. Michele è il Capo delle Legioni Celesti, il Dio della guerra (Marte), equivalente a Kârttikeya che nei poemi epici indù come il Râmâyana e il Mahâbhârata e viene recitata la sua storia. Nell’antica tradizione indiana le Krittikâ sono le nutrici di Kârttikeya, cioè le Pleiadi, erano chiamate “le stelle del Fuoco”, e sono raffigurate da una fiamma o da una spada. L'Arcangelo Michele che sconfigge il Drago è conosciuto anche come "Genio del Sole", "Angelo del Fuoco", Angelo della Luce, potenza di Dio fra le più luminose. Le legioni del Drago furono precipitate sulla terra cioè gettati nel mondo fisico. Gli angeli comandati dal Drago Rosso cacciati sulla terra conoscono i segreti della materia dell’Albero della Conoscenza.
Il primo scontro o guerra è avvenuto nei cieli, il secondo scontro tra le forze materializzanti e quelle spiritualizzanti riferito alla Quarta Generazione o Atlantidea è avvenuto nel mondo fisico denso ed è stato narrato nel Mahâbhârata e nel Râmâyana, dove i guerrieri dei due schieramenti si avvalgono di armi di altissimo livello tecnologico e combattono utilizzando dei Vimâna cioè macchine o che viaggiano nello spazio, dotate di armi micidiali, quelle modernamente chiamate Ufo. Vi fu una grande battaglia in cielo Michele e le sue legioni celesti combatterono nello spazio contro il demone (Dragone) Râvana e sue oscure legioni celesti. Questa fu la grande battaglia tra il Bene e il Male, per la supremazia delle forze divine sui poteri inferiori, terrestri o cosmici. Ebbe luogo la grande guerra tra i tenebrosi Signori della Forma e i luminosi Signori dell’Essere, cioè tra le Forze della Materia e la Grande Loggia Bianca.
Il Râmayâna è la narrazione mistica in forma epica della lotta tra Râma - il primo re della Dinastia Divina degli Ariani primitivi, all’inizio della Quinta Generazione - e il demoniaco Râvana, la personificazione simbolica della Razza Atlantidea (Lankâ) dedita alla conoscenza o magia oscura. Il potere di questi giganti, sia nell’intelletto che nel corpo, proveniva direttamente dalla scoperta dei tremendi poteri di alcune delle forze più sottili della natura – aspetti del fuoco creativo. Poiché avevano carpito questi segreti tramite la “magia nera” proibita alla razza umana, il mito narra che “avevano rubato il fuoco creativo” per materializzare le forze spirituali e, tramite questo processo, portarono a termine le loro oscure ambizioni sull’umanità all’epoca della Quarta generazione, del capitolo sesto del libro del Genesi. Il Drago è rosso come il fuoco. Il Drago rosso, con sette teste e sette diademi possiamo immaginarlo nei mondi materiali come una settuplice flotta di navi stellari ed altrettanto per le armate celesti di Michele. Questo scontro avvenne alla sesta civiltà atlantidea, giunta ai suoi 6/7 del ciclo atlantiano.
La mia guida, il Lama Mingyar Dondup, ruppe il nostro reverenziale silenzio:
Questa era la Dimora degli Dei - disse - Mezzo milione di anni fa, gli uomini lottarono contro gli Dèi ed inventarono un meccanismo capace di frantumare un atomo, cosa che procurò grande calamità alla Terra. Terre si sollevarono, altre si inabissarono, montagne si sbriciolarono ed altre sorsero. Questa era una potente città, la Metropoli. Qui, un tempo, c'era il mare. Lo sconvolgimento che seguì l'esplosione, sollevò questa Terra di migliaia di piedi e lo shock alterò la rotazione del pianeta. Ci avvicinammo per vedere altre parti di questa città incastonata nel ghiaccio, di questo ghiacciaio. Un ghiacciaio che, in questa valle molto calda, si sciolse delicatamente lasciando intatte queste antiche strutture.
Solo quando ci trovammo vicino alle costruzioni, ci fu chiaro che la gente che aveva vissuto qui doveva avere un'altezza non inferiore ai dodici piedi (cioè 3,60 m). Ogni cosa era su scala gigante, una scena che mi riportò vividamente nella memoria quelle smisurate figure che vidi nei profondi recessi del Potala (Patala). (T.L. Rampa)
Infatti, gli uomini antidiluviani, quelli della Quarta Generazione gli Atlantidei erano descritti come dei giganti.
L’Apocalisse o rivelazione di Giovanni narra il contrasto fra gli Angeli caduti e l’umanità fedele a Michele il capo delle legioni celesti. La parte che ci interessa ora è quella riferita alla quinta parte. Al suono della Quinta tromba fu aperto il Pozzo dell’Abisso. Il suono della Quinta Tromba, il Quinto Sigillo sono riferiti ai nostri tempi, alla nostra attuale Quinta Generazione e in particolare alla sua quinta diramazione[1].
Il Quinto Angelo suonò la tromba; e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra, e gli fu data la chiave del Pozzo dell’Abisso. Ed aprì il Pozzo dell’Abisso e sorse fumo dal pozzo come fumo di una grande fornace, e fu oscurato il sole e l’aria dal fumo del pozzo (IX, 1-2).
L’Abisso, come abbiamo appreso, è il Polo Sud, e in particolare l’Antartide!
Sale il fumo dell’Abisso, che oscura il Sole e il cielo, forze dell’oscuramento della coscienza umana. E un astro, una stella cadde dal cielo sulla terra e ad essa fu data la chiave della Fossa senza fondo l’Abisso, che lo aprì, causando la venuta di ogni sorta di creature malvagie senz’anima. La stella caduta è l’Angelo dell’Abisso che esprime la mente diabolica materialistica. L’apertura del Pozzo dell’Abisso va di pari passo con le scoperte dei segreti della genetica, delle forze occulte della natura. La manipolazione di queste forze dà all’uomo per la prima volta la possibilità di creare mostri senz’anima e precipitare nell’abisso della disumanità.
E dal fumo uscirono locuste sulla Terra e fu dato loro un potere come hanno gli scorpioni sulla Terra (IX, 3).
Il Pozzo dell’Abisso è in primo luogo extraumano dal quale sorgono entità malvagie che Giovanni descrive come locuste create dal Signore Oscuro, ma si intendono uomini senza anima. Queste locuste che escono dalle profondità della terra, e il loro aspetto è come quello degli uomini, hanno un elemento guerresco, l’impulso di fare la guerra.
E fu detto loro di non porre in ingiustizia l’erba buona della terra, né ogni verde né ogni albero, ma soltanto gli uomini … (IX, 3). La caratteristica delle locuste è divorare i frutti della terra, ma a differenza degli insetti, queste locuste salite dall’Abisso devono lasciare stare la natura, e scagliarsi sugli uomini. Ed ecco in questi tempi, ecologia spinta ai massimi livelli, e sfruttamento e mortificazione del genere umano.
E fu dato loro il potere di non ucciderli (gli uomini) ma di tormentarli per cinque mesi. E il loro tormento era come quello che dà lo scorpione quando punge un uomo (IX, 5).
Quindi, non hanno il potere di uccidere gli uomini, ma possono tormentarli per un periodo limitato. Il veleno dello scorpione è menzogna, inganno, errore, e dall’altra parte è l’egoismo interiore che mette gli uomini gli uni contro gli altri, perché l’estrema conseguenza dell’egoismo è uccidere la parte spirituale paragonabile al pungiglione dello scorpione che porta l’uomo alla morte.
Il loro re era l’Angelo dell’Abisso (IX, 11), che in ebraico si chiama Abaddon, lo Sterminatore, e in greco Apollion. Lo spirito stesso dell’Abisso, la guida di tutto ciò che va contro il bene e il Sole, ed, infatti, Giovanni non si riferisce al dio greco solare Apollo, chiamandolo Apollyon, nome che deriva da άπό λύω (apò-lýo), apo vuol dire “via da” e lyo “sciogliere”. Sono le forze che dissolvono l’uomo, lo annullano. Questo è allora quel che viene escluso, eliminato. Secondo R. Steiner questo Spirito dell’Abisso è la Bestia di Terra da lui chiamata Sorath[2], l’oppositore di Cristo.
Questi uomini-locuste sono sempre più frequenti, appartengono alla quinta civiltà. Sono uomini possiedono corpo fisico, vitalità ed animosità, ma mancano dell’Io spirituale (Anima spirituale). Il vuoto relativo all’assenza dell’Io, può essere ‘riempito’ da entità demoniache o arimaniche, da anime ‘vaganti’ o anche da anime che sono rientrate sulla terra in ritardo (R. Steiner, “La Scienza Occulta”).
Il Maestro Morya in “Fratellanza” parla dei cadaveri che camminano, nei brani 78, 153, 406, 561.
Si domanderà se i cosiddetti cadaveri viventi restano a camminare in Terra per lungo tempo. Certamente, nella misura dell’attrazione animale che li lega al mondo fisico. L’energia psichica li abbandona, le loro radiazioni divengono trascurabili e un semplice apparato potrebbe rivelare i segni della morte. Essi sono facile preda di entità estranee ... Accade spesso che questi cadaveri restino alla testa di grandi imprese, ma con la loro necrosi vi infettano ogni cosa. Sono molto attaccati alla vita, perché non capiscono il mutare delle condizioni, e temono la morte. (Fratellanza, 561).
Carlos Castaneda spiega in “Una realtà separata” – la differenza tra guardare e vedere, come capacità di conoscere la realtà dietro alle sembianze esteriori – parla dell’esistenza di uomini senza l’Io, senza Anima spirituale.
Nel libro “La mia visita alla terra di Agartha” L. T. Rampa narra che in uno dei tunnel sotterranei, si era imbattuto con le sue due guide, in creature spregevoli sensuali e malvagie che avevano perduto la loro anima. “Sono uomini che vivono vicini alla superficie della Terra”, disse a Rampa il Lama Mingyar Dondup. Alcuni facevano parte di una razza che andò nel mondo interno prima dell’ultima era glaciale. Altri sono rimasti quaggiù più a lungo. Costoro non riuscirono a portarsi dietro la “scienza” perciò furono costretti a vivere in condizioni primitive. Molti dei loro discendenti, sono degenerati in bestie inumane cacciandosi l’un l’altro e talvolta prendendo qualche umano alla superficie, per cibo e sport. Esse sono creature spregevoli che esistono solo per il piacere della carne. Hanno perduto la loro umanità e le loro anime.
Il nostro ciclo attuale è imponentemente un ciclo di tali anime morte. Ci imbattiamo a ogni passo in uomini e donne senza anima. “Siamo vicini a uomini senza anima ad ogni passo della vita” (H.P. Blavatsky Iside Svelata II, 369).
[1] Vincenzo Pisciuneri - Commento Misterico all’Apocalisse di Giovanni.
[2] Sorath… Soros?
I FIGLI DEL MALE COSMICO, E I LORO ESERCITI INFERIORI
Tredici Stanze (capitoli) del Libro di Dzyan omesse nella Dottrina Segreta scritta da H.P. Blavatsky, sono state dettate dal Maestro Djwal Khul senza alcun commento all’inizio del Trattato sul Fuoco Cosmico (TFC). La Stanza X di Dzyan tratta di avvenimenti durante lo scontro tra i giganti malvagi della Quarta e i seguaci di Rama e di Krishna esponenti della Quinta Razza Radice narrate nel Râmayâna e nel Mahâbhârata. La Stanza X di Dzyan ci spiega che la guerra planetaria vide l’intervento di esseri cosmici.
La prima persona a parlare delle Stanze di Dzyan nella Dottrina Segreta fu H.P. Blavatsky. I volumi segreti non potrebbero essere mai capiti neanche da un Tibetano nato, senza la chiave: per i loro speciali caratteri, per il loro significato nascosto. L’autrice fornisce pure alcuni estratti di traduzioni dal cinese, dal tibetano e dal sanscrito del testo originale Senzar, dei Commentari e delle Glosse tratte dal Libro di Dzyan — estratti presentati per la prima volta in linguaggio europeo. L’autrice ci informa che le Stanze sono tradotte in linguaggio moderno, al posto di vocaboli intraducibili perché la fraseologia arcaica sarebbe incomprensibile. Helena Petrovna Blavatsky riporta a questo proposito un commento scritto dal Gelung (sacerdote tibetano) Thanang-pa Chhe-go-mo:
Nel nostro sistema segreto ogni descrizione di località è figurativa, ogni nome e parola velati di proposito; e si deve prima studiare il modo di decifrare e poi imparare i termini segreti e i simboli per quasi ogni parola del linguaggio religioso. Il sistema egiziano demotico o ieratico è un gioco da bambini in confronto dei nostri enigmi sacerdotali.
In tibetano, il sapere è detto Dzin, diviso in Stanze (capitoli) e in Sloka (brani), e sia agli Antichi Commentari di tali Sloka. La parola Dzin, Zyan o Dzyn, Dzen, una deformazione del sanscrito Dhyan, Jnana in Indù, significa Conoscenza Saggezza divina.
Sebbene la sua lingua originale fosse descritta come Senzar, una lingua segreta, si facevano riferimento a traduzioni in sanscrito, tibetano e cinese. Poco dopo uscì un secondo libro segreto, tradotto come “La Voce del Silenzio”. Il suo originale era lì chiamato Libro dei Precetti d'Oro. L'esistenza di molti altri libri segreti è sostenuta nell'Introduzione a La Dottrina Segreta. La scrittrice della Dottrina Segreta ci informa che la versione originale della Cosmogenesi segreta gelosamente custodita sia presso i monasteri trans-himalayani e sia in India dove è conosciuta solo dagli Smarta Brahmani, la setta advaita, cioè non-dualistica, fondata da Shri Shankaracharya.
Il testo originale del “Libro di Dzyan”, ci informa H.P.B. è conservato in un luogo segreto del Tibet ed era già considerato antico quando era antico l’uomo.
Secondo un’affermazione del Maestro Morya, 43 sloka non sono state rese pubbliche tra l’ultima della Stanza VII nel primo volume della Dottrina Segreta e la prima della Stanza I del secondo volume, e che ulteriori concernenti l’evoluzione dell’uomo dall’umano al Dhyan Chohan sono omesse in altre Stanze. Vi sono quindi molte mancanti fra alcune Stanze delle ultime sezioni ricevute.
STANZA X – Parte prima - Riportata nel Trattato sul Fuoco Cosmico
La Quinta progredì, e con i residui della Quarta si riprodusse e si moltiplicò. Le acque si sollevarono. Tutto affondò e fu sommerso. I resti sacri, nel luogo destinato, emersero in un tempo successivo entro la zona di sicurezza.
Le acque si ritirarono. Il terreno solido emerse in certi luoghi designati. La Quinta invase la Terra Sacra, e nel suo quintuplice gruppo sviluppò la Quinta inferiore.
La Stanza (capitolo) è riferita al periodo del Grande Diluvio che distrusse il Quarto continente. La Quarta Razza era stata spazzata via dalle inondazioni, di cui La Dottrina Segreta diceva che ce n'era un certo numero. Sono le acque del “Grande Diluvio” che distrusse le maggiori delle terre atlantidee. Ci furono più diluvi, il primo che si verificò milioni di anni fa (nel tempo e nella Seconda Razza Radice) e poi anche un “Grande Diluvio” che si verificò dopo l'inizio (nascita) della Razza Ariana circa 850.000 anni fa secondo quanto scritto da H.P.B. nella Dottrina Segreta o forse 864.000 anni fa, dovuto a un’inversione del magnetismo terrestre polare. Ci fu anche una piccola inondazione che causò l’affondamento di Poseidone circa 11.000 anni fa, tradizionalmente considerata l'ultimo residuo di Atlantide.
Le acque si ritirarono, si calmarono, ed è sottinteso un lungo periodo di tempo. I luoghi emersi dalle acque del cataclisma erano conosciuti dal Manu Vaivasvata del periodo che ne guidava l'intero processo. La Gli scritti indù e secondo la Dottrina Segreta ci dice che il Vaivasvata razziale ha salvato gli eletti dell'umanità, la Quinta Razza, dalla distruzione totale. Vaivasvata indù l'uomo allegorico che ha salvato la nostra razza, quando quasi l'intera popolazione di un emisfero perì a causa dell'acqua, mentre l'altro emisfero era risveglio dal suo temporaneo oscuramento. È stato chiamato in altre parti del mondo con altri nomi Xisuthrus, Deucalione, Noè. Cataclismi periodici per fuoco e acqua chiudono sempre il ciclo di ogni Razza-Radice.
Con lo spostamento del vero polo le grandi acque furono liberate e si riversarono sui continenti allora abitati. Lo squilibrio in un’area così vasta del sole ebbe il suo effetto diminuendo le vibrazioni di calore sulla terra, e dopo i grandi diluvi iniziò quella che è conosciuta come l’Era Glaciale. Nel punto di evoluzione in cui la terra aveva ottenuto il suo massimo sviluppo – quando gli Dèi guardarono la loro opera e dissero: “Ben fatto!” – il polo magnetico coincideva con il polo di rivoluzione.
La “Quinta”, in questo contesto, è la Quinta Razza Radice, l’attuale. Con l'avanzare della Quinta c'erano solo resti della Quarta. Vi è una sfera o linea di energia che unisce il sole a tutti i pianeti di questo sistema, così come onde di suono o di luce possono unire due centri elettrici di comunicazione e, tramite questi canali di comunicazione, una forza elementale cosciente può raggiungere e agire su qualsiasi pianeta del nostro sistema. La precipitazione delle forze fu provocata dall’azione di una razza superiore di Esseri Cosmici. Tramite le portentose forze elementali liberate dalla perturbazione dell’equilibrio del sole, ebbero luogo grandi avvenimenti nella sua configurazione (cambiamenti paragonabili a quelli che accadrebbero sulla crosta terrestre se avvenisse una grande esplosione interna) e l’improvvisa liberazione di queste forze elementali senza guida disturbò anche l’equilibrio della terra spostando l’asse terrestre dalla sua primitiva posizione, provocando una sommersione della maggior parte delle terre abitate.
La nascita del Quinto Continente è narrata dalla tradizione greca nei miti che riguardato la bella Europa, amata e fecondata (come terra) da Zeus. Per quanto riguarda la Quinta Generazione, l’attuale, Esiodo non poteva fare altro che lamentarsi. Quando Zeus volle distruggere la Quarta Generazione , seguendo il suggerimento di Prometeo, Deucalione suo figlio, costruì un’arca e vi entrò con la moglie, Pirra la fulva, figlia di Pandora ed Epimeteo. Per nove giorni e nove notti l’Arca galleggiò sulle acque del diluvio per poi approdare al decimo giorno sul monte Parnaso, che sovrasta Delfi, nota ai Greci come l’ombelico del mondo. Deucalione è Noè della Grecia.
La Quinta invase la terra sacra, che era riservata al sorgere, propagarsi e fiorire della Quinta Razza Radice. La nuova terra è detta sacra perché le era stata riservata al sorgere, alla propagazione e alla fioritura della Quinta Razza Radice. I gruppi della Quinta Razza Radice erano apparentemente divisi in cinque sezioni o sottorazze. Ogni Razza Radice deve avere sette divisioni. “Nel suo quintuplice gruppo sviluppò la Quinta inferiore”, significa che i cinque gruppi svilupparono il quinto inferiore, è usato questo termine, suggerendo che non si tratta di una razza, ma uno dei sette princìpi all’interno della costituzione umana, il manas, la mente razionale.
Essi passarono di stadio in stadio. I Signori vigilanti, riconoscendo le forme costruite, fecero segno alla Quarta che circolava; ed essa accelerò il cammino.
Essi sono quelli del quinto gruppo della Quinta Razza Radice iniziarono a sviluppare realmente Manas. I Signori Vigilanti possono essere come i membri della Gerarchia Spirituale del nostro pianeta di quel particolare periodo, e potrebbero essere i 105 Kumara, che vennero nel nostro Globo per supervisionare lo sviluppo dell’umanità. I Vigilanti, sono che le Guide dell’umanità, riconoscendo ottimali, la nuova struttura razziale, cioè le forme umane costruite, dettero indicazioni alla Quarta Razza che ancora viveva in terre non interessate dal cataclisma, di accelerare il cammino evolutivo, per terminare il proprio ciclo. La Quarta Razza continuava a diffondersi, essendo stata accelerata la sua evoluzione. Lo sviluppo della Quarta Razza Radice non cessò, ma si sviluppò più rapidamente, contemporaneamente alla Quinta. Il suggerimento qui è che questo gruppo “il Quarto in circolazione” fosse nomade.
Quando la Quinta minore ebbe oltrepassato il punto di mezzo, e tutte e quattro le inferiori popolavano la Terra, sorsero i Signori dell’Intento Tenebroso.
Questo brano c’informa che si stava preparando la grande battaglia tra i Signori del Volto Oscuro e i Signori del Volto Splendente, come narrato nelle “Cronache dei trentacinque Buddha”. Qual è il periodo in cui si è verificata questa grande guerra in Atlantide? Lo Shloka ci dice che la “Quinta” aveva passato la metà della sua evoluzione settenaria e quindi sembra che fosse passata la terza sottorazza della Quinta. La Quarta Razza continuava a diffondersi su tutta la terra, tanto è vero che oggi la Quarta è molto presente sebbene la Quinta sia predominante. Se "Tutte le quattro inferiori" suggeriscono le prime quattro sottorazze della Quinta, questo ci porta in tempi relativamente moderni, al tempo della guerra narrata nel Mahâbhârata. Gli indù sono tradizionalmente i rappresentanti della prima sottorazza della Quinta.
E dissero: “Non così deve procedere la forza. Le forme ed i rupa della terza e della quarta, entro la Quinta corrispondente, si avvicinano troppo all’archetipo. Il lavoro è troppo buono”.
Le Entità Cosmiche Oscure vedendo che il progresso procedeva in modo ottimale si opposero al processo evolutivo dell’umanità i loro piani erano quelli di continuare lo sviluppo del genere umano ad uno stato di bestialità.
Sembra che gli Esseri Cosmici ai quali si fa riferimento nella Stanza vogliano ostacolare l’azione diretta delle forze mentali che agiscono per sviluppare la mente (manas) della sottorazza della Quarta Razza, che doveva diventare la progenitrice della prima sottorazza della Quinta, piuttosto che permettere a quest’ultima [la Quinta Razza] di evolvere troppo rapidamente.
Essi costruirono altre forme. Evocarono il fuoco cosmico. I sette abissi profondi dell’inferno eruttarono le ombre animatrici. Il successivo settimo ridusse conformemente in ordine tutte le forme, le bianche, le nere, le rosse e quelle di color bruno.
Le Entità Cosmiche che si opponevano all’evoluzione del genere umano costruirono esseri manipolando geneticamente le forme inferiori animalesche. Le “Forze di Ostruzione”, i Signori Tenebrosi provenienti dallo spazio, cercano di impedire alla terza e alla quarta sottorazza della Quinta Razza Radice di raggiungere la perfezione archetipica. Queste entità oscure non umane costruirono forme che erano orribili e mostruose, che incutevano paure e terrore.
L'esercito infernale sembrava a malapena umano. Evocarono il Fuoco Cosmico Oscuro Kaal Agni, da dirigere contro le forme della Quinta che erano state destinate dal Piano Evolutivo. Narrano gli scritti orientali che vi fu una grande guerra tra gli Esseri Cosmici, quelli che gli indù chiamano i Deva, conosciuto come quelli del sentiero della mano destra contro quelli degli Asura detti della mano sinistra per il possesso e l’uso di determinati poteri e posizioni che controllavano largamente il sistema solare. I sette abissi dell’inferno eruttarono forme che non erano per nulla fisiche, ma “ombre animate” con il potere di ossessionare e possedere gli uomini nei loro corpi fisici.
Il successivo settimo non è chiaro a cosa si riferisca, in ogni caso ha il potere si ridurre le forme umane allora esistenti dai colori bianchi, nere, rosse e brune, non sono citate le forme di colore giallo.
STANZA II, 3 - Riportata in Teogenesi
Altre informazioni si ritrovano oltre che nelle Stanze riportate nel Trattato del Fuoco Cosmico in altre Nove Stanze di Dzyan dettate dal Maestro Hilarion e riportate nel libro”Teogenesi Terza Sezione delle Antiche Stanze di Dzyan”.
I figli, una volta luminosi dei semidèi hanno gettato ombre profonde su quel volto; hanno rubato il fuoco che illuminava i suoi occhi e l’hanno modellato in una massa dal debole luccichio per imprigionare e vincolare i suoi arti una volta agili. Un’immediata vendetta li raggiungerà e li getterà nell’inferno.
Si dice che i Figli dei semidèi abbiano “rubato il fuoco che illuminava i suoi occhi”, ed è per questo la Terra è chiamata la stella dal volto annerito. Questo fuoco donava intelligenza e percezione al Reggente della Terra – “e l’hanno modellato in una massa dal debole luccichio.” Vale a dire che usarono il fuoco creativo rubato per materializzare le forze spirituali e, tramite questo processo, portarono a termine le loro ambizioni sull’umanità dell’epoca della Quarta Razza Radice o Atlantidea.
Ci è stato detto che alcuni Figli dei semidèi erano caduti molto in basso durante le loro incarnazioni nella Terza Razza. Scoprirono parte dei grandi segreti della Natura tramite la magia nera, come avevano prima fatto i loro padri (vedi la trilogia di Prometeo Incatenato) e abusarono del potere acquisito. Ad essi è imputata la caduta della razza Atlantidea, la genialità di questi giganti, sia nell’intelletto sia nel corpo, proveniva direttamente dalla scoperta dei tremendi poteri di alcune delle forze più sottili della natura – aspetti del Fuoco Creativo, il terzo aspetto del Fuoco Cosmico. Poiché avevano carpito questi segreti tramite la conoscenza del Fuoco Oscuro, Kaal Agni, conoscenza proibita alla razza umana, è detto che “avevano rubato il Fuoco.”
L’uso di mezzi illegali per eseguire ciò che poteva anche essere un desiderio legittimo causò la loro punizione dei Figli del male oscuro. Le forze degli elementi chiamate all’azione divennero incontrollabili e si ribaltarono contro coloro che le avevano prostituite per fini indegni; ma così facendo, gli stessi Figli dei semidèi attirarono il karma che “imprigionò i loro arti, un tempo agili” cioè ne limitò la libertà d’azione restringendo il loro potere sull’uomo.
Gli “esseri invisibili” ai quali si rivolsero facevano parte degli ordini più elevati di elementali, come le legioni ignee, poiché alcuni ordini superiori o inferiori erano perfettamente visibili agli uomini della Terza e Quarta Razza fino a dopo la caduta delle ultime sottorazze della Quarta Razza nelle tragiche forme di magia nera che provocarono la distruzione di tutte le razze, tranne i pochi sopravvissuti, i quali presero coscienza della loro grande perdita, cioè la luce della conoscenza spirituale, senza la quale erano del tutto incapaci di affrontare le condizioni in cui si trovavano.
“I Figli dei semidèi, una volta luminosi furono gettati nell’inferno” dalla vendetta che li aveva raggiunti. Qui come altrove, l’uso di mezzi illegali per eseguire ciò che poteva anche essere un desiderio legittimo causò la loro punizione. Il karma provocato dalla collera – li colpì. I corpi nei quali si erano incarnati, perirono miseramente in ogni luogo.
STANZA X – Parte seconda - Riportata nel Trattato sul Fuoco Cosmico
Il periodo della distruzione si estese, lontano in ogni direzione. Il lavoro fu gravemente guastato. I Chohan del più alto piano osservavano in silenzio. Gli Asura e i Chaitan, i Figli del Male Cosmico, e i Rishi delle più oscure costellazioni riunirono i loro eserciti inferiori, la più tenebrosa progenie dell’inferno. Essi oscurarono tutto lo spazio.
C'è stata una "Grande Guerra" al tempo della Quarta Generazione o Razza Radice. Era questa la guerra dell’ultimo periodo del Mahâbhârata, oppure quella avvenuta circa 850.000 anni fa della prima distruzione del Quarto Continente con la successiva formazione delle isole di Ruta e Daitya? Le Forze di Ostruzione gustarono e ostacolarono le forme archetipe della Quinta.
Vi fu una grande battaglia che coinvolse tutto il pianeta tra gli Ego Superiori incarnati e gli ego succubi ai desideri inferiori dai corpi creati animaleschi. Iniziò la lotta incessante per la supremazia tra spirito e materia. La Luce – la mente superiore – fu temporaneamente ritirata, cioè offuscata, e così è rimasta nelle grandi masse umane fino ai nostri giorni.
Con l’avvento o incarnazione dei Figli della Mente, dotati di un’intelligenza superiore, cominciò allora la battaglia tra “la lussuria della carne” e il principio superiore che proibiva la continuazione di questa gratificazione ipersessuale deviata permessa fino a quel momento. Quella battaglia non è mai finita, sta continuando ancora oggi, e le difficoltà che oggi l’umanità sperimenta nel bilanciare l’intelligenza inferiore alla luce della vera percezione spirituale sono dovute innanzitutto alla stessa causa originaria, e al ripetersi, nell’umanità di alcune sottorazze della Quarta Razza, del male dovuto a pratiche degeneri sessuali. Possiamo supporre che ne sia derivato un periodo di degenerazione nella forma razziale e un periodo di ritardo nel potenziale razziale. I Chohan che osservavano in silenzio sono i grandi Esseri Planetari, forse possono essere considerati Membri dei 105 Kumara che vennero sul Globo Terrestre per presiedere allo sviluppo dell'umanità.
Gli Asura sono demoni, perché A-Sura significa opposto al Sole. Gli Chaitan suggeriscono che sono una forma di Deva o Entità che costruiscono con la materia più densa producono la concretezza massima. Pertanto, entrambi suggeriscono le forze dell'oscurità.
È stato evocato il “Male Cosmico”, non solo il male planetario. La Stanza di Dzyan cita dei membri connessi con Intelligenze Oscure del Male Cosmico che in quel periodo sembravano predominare sul nostro pianeta. Costoro mettono così in moto sul Piano Fisico eventi che hanno origine nelle misteriose caverne del male cosmico presenti nel nostro Sistema Solare.
I nomi dei Rishi delle costellazioni più oscure non sono stati dati, possiamo presumere provengano dalle costellazioni dello Scorpione e del Capricorno. Ci sono inoltre varie costellazioni che rappresentano forze apparentemente negative - Idra, Cetus, forse Serpens - costellazioni che suggeriscono mostri e serpenti. Cetus tradotto con balena è un mostro marino con testa di drago, Tiamat.
Serpens è l’unica delle moderne costellazioni ad essere divisa in due parti: la Testa del Serpente (Serpens Caput) ad ovest e la Coda del Serpente (Serpens Cauda) ad est. Tra queste due parti si trova la costellazione di Ofiuco, colui che porta il serpente. Radunarono i loro eserciti inferiori, la progenie più oscura dell’inferno, costoro sembrano essere i Deva oscuri e inconsci attraverso i quali la Loggia Nera agisce. Hanno oscurato tutto lo spazio, il male cosmico circondò e soffocò la Terra.

Figura 27. Il Male Cosmico
ANTICHE CRONACHE CINESI E GIAPPONESI
Nell’antica Cina conosciuta come l’Impero Celeste, nessun imperatore poteva regnare se non avesse ricevuto il mandato del Cielo. Il testo taoista cinese Huai-nan-tzu (cap. 108) ci descrive un’era in cui gli “Esseri Spirituali” discendevano spesso fra gli uomini ad insegnare la divina saggezza, ma poi il genere umano decadde nella cupidigia e nelle perversioni e non vi furono più discese. Il 17° libro dello Shan-hai Ching (Libro dei monti e dei mari) accenna ad un'irrequieta razza detta Miao, che, scontratasi con il suo “alto signore”, “perse il potere di volare e venne esiliata”…
Secondo la religione taoista i Chen Jen, o uomini perfetti, riescono a volare sulle ali del vento, passano da un mondo all’altro e vivono nelle stelle. Tse Jan illustre fisico, dopo aver spiegato i principi della filosofia taoista, salì al cielo.
A. Tomas scrive nei “Segreti dell’Atlantide” che l’imperatore Shun (2.294 – 2.194 a.C.) fece costruire un carro volante che guidò egli stesso. Li Sao Chu Yuan descrive un viaggio aereo, era inginocchiato davanti alla tomba dell’imperatore Shun, quando gli apparve un carro di giada guidato da quattro draghi, egli salì sul carro e fu portato a grande altezza. Volò dalla Cina in direzione della catena montuosa del Kun Lun senza essere infastidito dal vento e dalla polvere del deserto del Gobi. In un’altra occasione ripete la sorvolata dei monti del Kun Lun, la possente catena del Kun Lun considerata dai cinesi come “la dimora degli Dèi”, per inciso quella è la zona dove è collocata Shamballa.
L’imperatore Cheng Tang (1.778 a.C.) ordinò a Ki Kung di costruire un carro volante che poi collaudò volando fino alla provincia di Honan (Henan). Tuttavia l’apparecchio fu distrutto per ordine dell’imperatore per evitare che il segreto del meccanismo finisse in mano al nemico. Le macchine volanti dell’antica Cina o erano il risultato di una sperimentazione scientifica, o derivavano dalle invenzioni di una razza vissuta prima del Diluvio.
Tchi Pen Lao dell’Università di Pechino, ha scoperto tra le montagne di Honan e su un’isola del lago di Kungming raffigurazioni di uomini con lunghi caschi e lunghi corni e navi spaziali di forma cilindrica. I disegni sono fatti risalire a 45.000 anni fa.
I carri volanti o aerei erano dalla tradizione cinese riservati agli imperatori e ai taoisti, in quanto considerati intermediari tra “i Geni delle montagne del Kun Lun” e i comuni mortali.
Raymond W. Drake scrive.
Alcuni testi della dinastia Chou, riferendosi al 2.346 a.C. segnalano l'apparizione degli uccelli del Sole, che avevano la forma di tre gambe, descritti come dei soli nel cielo, un particolare che richiama alla memoria simili comparse sull’antica Roma, ricordate da Giulio Ossequente, i “prodigi celesti” medievali citati da Matteo di Parigi, e fenomeni analoghi, stranamente simili a quelli riferiti dagli osservatori di Ufo dei nostri giorni.
Un giorno, tuttavia, tutti e dieci i soli decisero di viaggiare insieme, di conseguenza la terra iniziò a bruciare. «I manoscritti Chuangtsu (cap. 2), Liushich'unch'iu (12° parte, cap. 5) e Huanontsu (cap. 8) ... descrivono con stile vivace come la Terra venisse colpita, durante il regno dell'imperatore Yao (2.346 a.C.), da calamità terribili: un intenso calore arse le zolle, i raccolti furono distrutti, spaventosi uragani flagellarono le città e le campagne, i mari si levarono e ribollirono, sommergendo i campi, mostri enormi apparvero ovunque, seminando strage, e l'umanità temette l'apocalisse ... Si diceva che l’apparizione degli uccelli del sole fosse preceduta da segni di cattivo auspico come la visione di un mostro simile a un serpente con sei gambe e quattro ali.
L'imperatore Yao consultò i suoi sacerdoti ed i suoi saggi, i quali (come sempre, quando ve n'era particolare bisogno) non gli furono di grande aiuto. Disperato, chiamò allora il “divino arciere” Hou Yi, che era capace di volare e per questo fu nominato meccanico capo. L'imperatore Yao, comandò a Hou Yi di usare le sue abilità nel tiro con l'arco per uccidere tutti i soli tranne uno. Hou Yi fece un pellegrinaggio sui monti del Kun Lun (Shamballa) dove pregò devotamente le potenze celesti e supplicò i nove soli di risparmiare la terra, ma questi non obbedirono e Hou Yi fu costretto a usare il suo arco e le sue frecce divine. L’eroe salito su un uccello celeste arrivò al centro di un immenso orizzonte e si accorse di non vedere più il movimento della rotazione del Sole. Hou Yi abbatté i nove Soli o uccelli del sole falsi, lasciando splendere quello vero sulle follie del genere umano, sterminò tutti i mostri e salvò la Terra per gli ingrati posteri.
Alcune leggende riportate dal Fengshenyeni riportano stranissimi eventi che sarebbero occorsi in una lontana “età dei prodigi”, fra cui battaglie aeree simili a quelle descritte nel Mahâbhârata. Diciassette Fazioni rivali combattevano per il dominio della Cina, aiutate da creature celesti che prendevano partito a favore dell'una o dell'altra, usando armi spettacolari. Nocha impiegò il suo “braccialetto cielo-terra” per sconfiggere Fenglin, che invano si rifugiò dietro una cortina fumogena. Più tardi, l'eroe, sulla sua “ruota di fuoco e di vento”, vinse Chang Kuoifung chiamando in suo aiuto schiere di “dragoni volanti d'argento”. Wengchang sferzò Ch'ih con uno “scudiscio magico”, ma venne sbaragliato da un irresistibile “specchio Yin - Yang”, irradiante una forza mortale.
Le guerre erano condotte con una tecnica da autentici spaziali: i combattenti lanciavano accecanti raggi luminosi, gas venefici, “draghi di fuoco” e globi di fiamma, “dardi illuminanti”e “fulmini”; praticavano la guerra biologica, facendo cadere capsule da “ombrelli celesti”, si proteggevano con “veli d'invisibilità”; dovevano possedere, stando alle descrizioni, apparecchi radar o strumenti simili, mediante i quali si potevano vedere ed udire oggetti che si trovavano a centinaia di miglia di distanza; ed anche qui si tratta d'una tecnologia quasi identica a quella illustrata dai versi sanscriti del Mahâbhârata.
Di mostri volanti, di «stelle» posatesi dolcemente sulla Terra, di strane creature «uscite dal ventre di draghi» sono piene le antiche leggende giapponesi. Il dottor Yoshiyuki Tange ci dice come una leggenda diffusa in Hokkaido narri la discesa di Okiku-rumi-kammi (l'antico dio Ainu) a Maiopira, a bordo di una lucente shinta, la culla usata da quelle genti; la divinità avrebbe insegnato agli Ainu “il giusto modo di vivere” ed annientato un demone malvagio.
Il Nihongi racconta, poi, come, nel 667 a.C. l'imperatore Kami-Yamato-Iharo-Biko parlasse con i suoi antenati celesti, i quali sarebbero tornati al loro luogo di residenza a bordo d'un «oscillante vascello celeste», retrocedendo nel tempo per oltre 1.792.470 anni. I nove soli comparsi sul Giappone nel 9 a.C. consentono forse un parallelo con i dieci soli mostratisi sulla Cina nel 2.346 a.C. nove dei quali vennero abbattuti dall’arciere divino.
SODOMA E GOMORRA
Una antica storia ebraica è il racconto biblico di una grande e cruenta distruzione delle “dissolute” città di Sodoma e Gomorra (come lo era Atlantide). Nel capitolo XIII del Genesi, Lot vede la “pianura del Giordano”, descritta come lussureggiante e decide di separarsi da Abramo e piantò le tende vicino a Sodoma, i cui abitanti erano malvagi. Le tendenze al sadismo e perversioni sessuali, le crudeltà nei tempi antichi della razza atlantidea, questi influssi erano molto potenti, ciò che spiega la crudeltà dei riti e gli orrori.
Non si parla più di Lot fino al capitolo XIX quando Dio invia a Sodoma due Messaggeri (Malachim o Angeli) che arrivarono alla sera, mentre Lot stava seduto davanti alla porta della città. Nel vederli li riconobbe subito, e si alzò per incontrarli e accoglierli, prostrandosi con la faccia per terra, e li invitò a casa sua e mangiarono il pane non lievitato. Il dettaglio del pane mangiato dai visitatori celesti chiarisce che erano in carne ed ossa. Dopo l’arrivo dei Messaggeri i sodomiti volendo abusare degli ospiti di Lot provarono a buttar giù la porta d’ingresso, ma i due Messaggeri, impedirono l’accesso all’interno della casa agli assalitori accecandoli tutti con una luce abbagliante. “Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli” (Genesi XIX: 13). Lot dunque avvisò i suoi generi, che però non vollero dargli retta, e così abbandonò la casa e la città solo con sua moglie e le sue due figlie. “Allora il Signore fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte del Signore; egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo”. La moglie di Lot si voltò indietro e fu trasformata in una statua di sale. (Genesi XIX: 24-26).
La zona del Mar Morto dove si trovavano le due città del peccato è particolare. Il Mar Morto si trova a circa 390 m sotto il livello del mare ed ha una profondità di 365 m. il fiume Giordano riversa le sue acque in questo mare che non ha sbocco. Le teorie della distruzione di Sodoma e Gomorra sostengono che le città furono distrutte quando un movimento della zolla aveva fatto spostare la Rift Valley, e la zona all’estremità meridionale del Mar Morto aveva subito uno sprofondamento. Il problema che questo avvenimento non poteva essere accaduto intorno al 2.000 a.C., al tempo (exoterico) di Abramo e Lot. A detta dei geologi questo evento è accaduto un milione di anni fa.
Abramo vide le città trasformarsi in una pianura vuota, avvolta in un denso fumo. Il ricercatore L.M. Lewis, nel suo libro “Footprints on the Sands of Time” (Impronte sulla sabbia del tempo) sostiene che le città di Sodoma e Gomorra furono distrutte da armi atomiche e che le statue di sale che non si sciolgono perché costituite da un sale speciale sono le prove di un’avvenuta esplosione nucleare.
Flavio Giuseppe (37 – 100 d.C.) vide le statue di sale nei pressi del mar Morto e se fossero state di sale comune dovevano dopo migliaia di anni essere sciolte. In caso di attacco nucleare,viene detto di mettersi al riparo (in quel caso le montagne) e di non guardare verso l'epicentro del disastro, a causa di calore e radiazioni. Le stesse precauzioni dette dagli Angeli, che però non furono seguite dalla moglie di Lot. Probabilmente furono i “venti nucleari” a ridurre la moglie di Lot in questo stato.
Una diversa lettura ci dice che i Messaggeri, gli Angeli della Morte (giunti dal cielo a bordo dei loro carri volanti) avvisarono Lot di fuggire, prima che le città fossero bombardate da alieni o terrestri con armi ad alta tecnologia, come narrato in altre opere come il Mahâbhârata.
LE AEREONAVI DELL’AMERICA LATINA
Leggende degli indiani Hopi dell’Arizona narrano di oggetti volanti, chiamati patuwvotas che furono usati nel corso di antiche guerre tra popoli appartenenti al mondo (generazione di uomini) precedente al nostro. Le guerre cessarono solo quando la terra fu distrutta e affondò nel mare. Gli Hopi sostengono che i loro progenitori vennero da quelle isole che si salvarono alla distruzione, perché in realtà e le isole erano le cime delle montagne. E se gli antichi indiani potevano vantarsi di una forma di viaggio attraverso il cielo, questo fa si che le linee di Nazca in Perú, acquisiscano un altro significato. Secondo la gente locale queste linee non sono opera degli uomini, bensì uomini possenti, i messaggeri del dio Viracocha. Graham Hancock, scrive in Impronte degli Dei che la dottoressa Phillis Pitluga, astronoma presso il Planetario Adler di Chicago, dopo aver effettuato un approfondito studio computerizzato degli allineamenti stellari di Nazca, è arrivata alla conclusione che la famosa figura del ragno fu concepita come un diagramma terrestre dell’immensa costellazione di Orione, e che le linee dirittissime collegate alla figura sembrano essere tracciate per rilevare nel corso dell’epoche, il variare delle declinazioni delle tre stelle della cintura di Orione.
Quindi non solo referenze scritturali di aerei e le loro rotte di navigazione, ma anche i luoghi di atterraggio sarebbero stati segnalati nei contorni aggrovigliati delle figure della Pampa di Nazca.
Figura 28. Antichi gioielli a forma di aerei
Alcuni gioielli conservati al Museo dell’Oro di Bogotá più che degli uccelli in volo fanno venire alla mente le immagini di moderni aeroplani, come si può osservare dalla seguente fotografia. Si afferma che sono riproduzioni non di aerei ma di insetti, ma noi sappiamo che la natura non opera a caso, ma rispettando le sue leggi fisiche per far volare le sue creature. Il dottor Dileep Kumar Kanjilal un esperto di sanscrito e lingua pali afferma che: "Il Vimâna è un aereo che simula il volo degli uccelli”, come i Sundara Vimâna.
Chapada dos Guimarães, nel Mato Grosso, è considerato uno dei luoghi di maggior avvistamenti di dischi volanti del paese. Nel nord del Mato Grosso c'è un gruppo etnico che nelle loro tradizioni si riferisce a “un essere venuto dalle stelle con armi mai viste” - avrebbe vissuto con i Kayapos e insegnato molte cose al popolo della tribù. “Sarebbe un eroe e un civilizzatore extraterrestre che sarebbe arrivato nella regione in una canoa volante”, dice Antonio Faleiro nel suo lavoro: “Misteriosos e Milenares”. Un tale eroe delle stelle è chiamato dal Kayapó Bebgororoti o Bep-Kororoti, e secondo loro la sua canoa volante emanava fuoco, ma con fiamme che non bruciavano. Il visitatore è stato in grado di fare amicizia con il popolo guerriero Caiapó e, dal suo approccio, ha insegnato agli indigeni come migliorare l'agricoltura, migliorare gli strumenti di caccia e migliorare la sistemazione del villaggio, tra le altre istruzioni pratiche.
Quetzalcóatl, il Serpente Piumato, raccontano i miti messicani, scese dal cielo da una nave un Istruttore barbuto, di pelle bianca, e portò in Messico la luce della civiltà, insegnando la scrittura, la matematica, le arti l’architettura, la matematica e l’astronomia, la conoscenza delle stelle e la convivenza pacifica.
Le piume degli uccelli rappresentano indubbiamente il volo. Quetzalcóatl (il figlio del dio del cielo Mixcoalt, il cui nome significa “serpente delle nubi”), il mitico re bianco che «insegnò agli uomini tutte le scienze», porta il mantello di piume a simboleggiare la sua origine, la sua nave celeste, proprio come Kukumatz, il suo corrispondente guatemalteco.
A. Tomas scrive in “I segreti dell’Atlantide” che oggigiorno, quando vediamo un moderno aereo in cielo, osserviamo, senza alcun stupore, il suo tragitto descritto dalla scia fumosa serpentina lasciata dai motori in cielo. Tomas riporta nel suo libro una riproduzione grafica di uno degli affreschi del Palacio Nacional di Città del Messico che rappresenta Quetzalcóatl in volo su un velivolo serpentiforme, una forma di drago dalla cui bocca esce una fiamma come per i motori dei nostri aerei; il luogo dell’atterraggio si trova nella zona di Veracruz. Il Codice Vindobonense raffigura Quetzalcóatl mentre si accinge a scendere sulla terra da uno squarcio nel cielo. Quetzalcóatl, il Serpente Piumato, raccontano i miti messicani, scese dal cielo da una nave e portò in Messico la luce della civiltà, insegnando l’architettura la matematica e l’astronomia. Quando la sua missione fu interrotta dal suo acerrimo nemico, egli lasciò la costa e partì su un vascello di serpenti.
Figura 29. Palacio Nacional Città del Messico - Arrivo di Quetzalcóatl su un velivolo a forma di serpente
Secondo le tradizioni locali Inca Viracocha sarebbe “salito al cielo un enorme Serpente d’oro”. Il serpente nei miti si Quetzalcóatl e Viracocha è a quanto pare il nome dato ad un veicolo aereo. Forse il Serpente Arcobaleno era un veicolo spaziale di forma allungata che emetteva luci colorate.
Sulla stele maya di Quiriga sono scolpite raffigurazioni che alcuni indicano come “divinità celesti” in compagnia di esseri umani accovacciati fra le loro spire di serpenti.
Una cultura olmeca di La Venta nota come l’uomo serpente, mostra in realtà un velivolo a forma di serpente al cui interno è rappresentata una figura umana pesantemente vestita a differenza di tutte le altre raffigurazioni umane dell’arte olmeca che sono seminude ed inoltre gli abiti si modellano sulla forma del corpo, come se fossero una tuta, mentre in quelle regioni sono sempre state in uso tonache o mantelli. Inoltre una sorta di casco o scafandro indossato dal misterioso personaggio. Il casco protegge tutta la testa ma presenta un’apertura che lascia vedere il volto. Altri dettagli notevoli all’interno del serpente sono una borsa (oggetto mai esistito nell’America precolombiana) tenuta in mano dall’uomo e un paio di pannelli scarsamente definiti connessi ad una sorta di trave.
Figura 30. L’uomo di la Venta in un velivolo a forma di serpente
Le antiche e misteriose Pietre di Aztlán (come spesso accade, dichiarate fake) che fanno parte di quel gruppo di pietre conosciute come le Ojuelos Piedras mostrano visitatori extraterrestri. Le figure mostrano volti di ciò che viene interpretato come alieni grigi e dischi volanti. Le “investigazioni” di García Sánchez e altri hanno aiutato a trovare più figurine (a seconda del luogo che si sta guardando, il numero di figurine varia da 300 a 3.000).
IL SIMBOLISMO DEL DRAGO-SERPENTE
I simboli con un’immagine rappresentano una realtà a
multilivelli, cioè possono riverirsi a più significati che vanno dal materiale
allo spirituale. Il simbolo del Drago ha
un significato settuplice. Sembra che la radice di Drago venga dal greco derkein, vedere. Il fatto che le stelle
della costellazione de Dragone non solo non tramontavano mai, ma occupassero
anche il trono centrale fra le costellazioni, faceva di questa creatura il vero
simbolo dell’eternità, della consapevolezza e della vigilanza. Un drago
sorvegliava, instancabile, nel giardino di Ares il Vello d’oro, méta ambita
degli Argonauti ,partiti per compiere un’impresa da carattere profondamente
astronomico. Una sua qualità era l’instancabile vigilanza, la sua vista era
eccezionale e non dormiva mai.
I Cinesi fecero del Drago il simbolo della loro civiltà:
essi ritenevano infatti che il “Drago celeste” fosse il padre della prima
dinastia di “imperatori divini”. I Draghi Occulti della Sapienza sono, per i
Cinesi, i Geni preposti ai quattro punti cardinali. I Draghi della Divina
Sapienza Esoterica sono i Draghi del Fuoco della Saggezza. Il Drago Giallo è il
Capo dei Draghi, esseri umani e divini che si nutrono di acqua (sapienza) pura
e si divertono nell'acqua chiara (la Vita). Come si sa l’emblema del drago
improntò l'affascinante arte cinese in modo notevolissimo. I testi antichi ci
presentano draghi fantastici: i corpi coperti da scaglie come corazze, gli
occhi fiammeggianti, le fauci infuocate, i bestioni ruggivano fra i venti del
cielo, si tuffavano nelle profondità oceaniche, riducevano in cenere le città
con il loro alito ardente.
Serpente e Drago sono parole interscambiabili tra loro. Il
simbolo del Drago e del Serpente o Naga, ha un significato settuplice e a sua
volta duplice in cui erano combinate le potenze della tenebra e della luce.
Nel mondo fisico è
simbolo delle forze cosmiche, ed è anche simbolo della forza che muove la
materia, ed ecco che il drago o serpente è il simbolo dei velivoli su cui si
muovono gli esseri che padroneggiano la materia.
I Draghi di Sapienza
sono gli originali umani, i primi discepoli dei Dhyan Chohan. Il Drago
Volante è il Capo degli Spiriti della Sapienza Attiva, che sono i figli di
Hoangty, caduti nella Valle del Dolore. In Cina e nei paesi Buddhisti, Drago è
sinonimo di Sole. I Draconti erano templi dedicati al Drago.
La figura del serpente
saggio potrebbe essere l’interpretazione allegorica dell’arrivo di essere saggi
da altri mondi, a bordo di serpenti o draghi che scelsero di vivere su questa
terra, nascondendosi poi agli uomini andando a vivere sotto terra in profonde
caverne alla maniera dei serpenti.
I sacerdoti del dio Sole si chiamavano serpenti, assumevano
sempre il nome del loro dio. I Celti affermavano: “Io sono un Serpente io sono un Druido”. Il Serpente ed il Drago
erano entrambi personificazioni della Saggezza, dell’Immortalità e della
Rinascita. Come il serpente getta la sua vecchia pelle solo per riapparire in
una nuova, così l’Ego immortale abbandona una personalità per assumerne un’altra.
Le Stanze di Dzyan (Dottrina Segreta, Stanze di Dzyan, XII)
sono precise, affermano che dopo la distruzione per sommersione della Quarta
Razza:
… Giunsero le grandi acque. Inghiottirono le
sette grandi isole … I Serpenti che ridiscesero, che fecero pace con la Quinta
(Generazione), che le insegnarono e la istruirono… La Quinta Razza fu governata
dai Re Divini.
Quale uomo assennato potrebbe credere oggi che qui s’intendono
serpenti veri? La
Dottrina Segreta ci spiega chi erano chi istruì i sopravvissuti al Diluvio
Atlantideo si fece identificare come Serpente di Saggezza.
Fra i Maya, nello
Yucatán si trova Chichén Itzá la città di Kulcukán, il dio istruttore rappresentato simbolicamente come un Serpente, ed
era un grande organizzatore, un fondatore di città, un legislatore, un esperto
in astronomia. A Nord, in Messico, ritroviamo un Istruttore barbuto, di pelle
bianca, Quetzalcóatl, il Serpente Piumato, che si diceva venuto dal mare orientale (l’oceano
Atlantico). Si trovano sui monumenti immagini di serpenti e Dèi della pioggia
ripetute all’infinito. Kulcukán era accompagnato da diciannove[1]
assistenti molto sapienti: erano Istruttori e Guaritori imponendo le mani e
resuscitavano i morti.
Tutti questi personaggi oltre al nome di serpenti, avevano
quello di costruttori e architetti, la grandezza dei loro monumenti era immensa
che i resti che vediamo oggi fanno paura ai calcoli matematici dei nostri
ingegneri. Il serpente ha molti significati simbolici in ogni caso ha un
significato duplice: il Serpente Luminoso dello Spirito e il Serpente della
Materia i cui seguaci sono gli stregoni. Il serpente di saggezza, viceversa è
il simbolo degli antichi Istruttori.
Nelle cripte sotterranee di Tebe e di Menfi si trovavano i
passaggi del Serpente dove si celebravano i Misteri del Kuklos Anagtés, il
Ciclo Inevitabile. Nel Popol Vuh, del Guatemala, il dio Votan, figlio dei
Serpenti, era ammesso nel passaggio del serpente o nelle catacombe.
E così come il Serpente è percepito come l’animale
misterioso della Terra che si fa un cammino lungo un percorso sotterraneo
(labirinto = Asklepetion = sacrario sotterraneo del serpente) per trarre dalle
profondità una vita nuova e un sapere magico così gli uomini sapienti ne fecero
un luogo di occultamento del sapere arcano. Oltre al soprannome di serpenti,
essi avevano anche quello di costruttori
e architetti, e la grandezza e la magnificenza dei loro templi e monumenti
dovuta a precisi calcoli matematici, sfidava il tempo. In Egitto, c’erano
numerose cripte sotterrane, alcune delle quali assai estese, tra queste. Le più
rinomate erano le cripte sotterranee di Tebe e di Menfi. Le prime, partendo dal
lato occidentale del Nilo, si estendevano verso il Deserto Libico, ed erano
dette le catacombe, o i passaggi del
Serpente.
Sappiamo che i coccodrilli sono animali miticamente assimilati
ai serpenti e ai draghi. Siccome il coccodrillo usciva dall’acqua del Nilo
terrestre al primo raggio di Sole, gli Egizi lo consideravano un devoto del
fuoco solare e, come tale, la personificazione del Fuoco. In Egitto come la nave del Sole nel Nilo Celeste era
trainata da un Coccodrillo così anche il velivolo di Horus era trascinato da un
Coccodrillo, immagine di una nave
stellare guidata da Horus.
[1]
Diciannove è il numero degli anni che Sole e Luna impiegano per ricongiungersi
nel cielo.
MONDO SOTTERRANEO
Che fine hanno fatto le migliaia e più di aeronavi, i Vimâna, atlantidei che salvarono gli uomini della buona legge dalla distruzione del continente su cui abitavano, liberandoli così dalla schiavitù dei Signori dalla Faccia Oscura? E i Vimâna delle epopee indù narrate nel Râmâyana e nel Mahâbhârata, e la conoscenza scientifica che è alla base della loro costruzione e il loro funzionamento che fine ha fatto?
O.C. Huguenin racconta: “Prima della catastrofe che distrusse il loro continente, gli Atlantidi crearono rifugi nel Mondo Sotterraneo, che raggiunsero a bordo dei loro Vimâna, o dischi volanti. Da allora i dischi volanti sono rimasti all’interno della Terra, ed essi se ne servono per spostarsi da un luogo all’altro”. O.C. Huguenin “From the Subterranean World to the Sy: Flying Saucers.
Andrew Tomas[1] seguendo le testimonianze di Nicholas Roerich si recò nella valle di Kullu, nell’Himalaya Occidentale dove trovò a Naggar, un’eremita che aveva conosciuto Roerich[2] e che gli confermò l’esistenza di caverne illuminate con luce non solare, piene di oggetti e di macchine sconosciute.
Nello Shoo-King (attribuito a Confucio) si legge (4° parte, cap. 27): “Quando i Miaotse (la perversa razza antidiluviana che si era ritirata nelle caverne ed i cui discendenti sarebbero stati scoperti ai nostri tempi nelle vicinanze di Canton) com’è detto negli antichi documenti, ebbe sconvolto tutta la terra con gli inganni di Tchy-Yehoo, questa rimase piena di briganti ... Il signore Chang-ty (un re della ‘dinastia divina’) vide che il suo popolo aveva perso sin le ultime tracce di virtù, ed ordinò a Tchang ed a Lhy (due ‘Dhyan Chohan inferiori) di tagliare ogni comunicazione fra cielo e Terra. Da allora non vi fu più salite né discese”.
Con “salite e discese” si intendono comunicazioni libere sia tra i due Mondi spirituali e materiali, e sia tra lo spazio stellare e la terra con aeronavi.
Lo storico romano Plinio riferisce che gli abitanti di un'isola meravigliosa, nel mitico paese di Iperborea, riuscirono a fuggire dal cataclisma, che fece sprofondare quel’Eden sotto una coltre di ghiaccio, attraverso grotte e cunicoli che giunsero a sud dell’attuale Germania.
In tutto il pianeta si ritrovano leggende che riguardano misteriosi mondi sotterranei e vaste reti di gallerie che collegano paesi anche distanti tra di loro, che formavano vere e proprie reti di comunicazione. Ma ogni leggenda si basa su un fondo di realtà. Tali siti si sviluppano per parecchi chilometri nel sottosuolo di molte parti del pianeta, andando a formare vaste e spesso intricate reti di gallerie e cunicoli, intervallati da ampie stanze a saloni sotterranei. Fra queste anche la rete molto antica di gallerie, in Afganistan, in cui si sarebbero rifugiati i Talebani, riutilizzandole e riadattandole ai loro scopi e pertanto erroneamente a loro attribuita. Ne sono state trovate nell’America Meridionale, a Malta, in Oceania, in Africa, in Asia.
Non meno importanti sono le imboccature di numerosi tunnel che dall’Isola di Pasqua si interromperebbero però, bruscamente per immettersi nell’Oceano Pacifico, dopo pochi metri. Sembra addirittura che le isole Hawaii siano collegate tra di loro da tunnel sottomarini. In un tempo remoto essi avrebbero “superato l’oceano” e raggiunto l'Asia e il continente Americano. In Yucatan, in Messico, c'e' un fiume sotterraneo lungo 153 chilometri. In realtà non è un vero e proprio fiume, ma un enorme sistema di gallerie allagate.
Sappiamo che dai racconti epici indù che i Vimâna, gli Ufo possono muoversi anche sotto il mare. Possiamo ipotizzare che queste macchine escano da tunnel che sboccano in fondo al mare.
Nel marzo 1942, tre mesi dopo che gli Stati Uniti erano stati trascinati nella Seconda Guerra Mondiale, il Presidente Franklin D. Roosevelt trovò il tempo di ricevere alla Casa Bianca, a Washington, una giovane coppia: David e Patricia Lam. La coppia era appena tornata a casa a Los Angeles, California, dopo un viaggio di quasi un anno nello stato messicano di frontiera del Chiapas. Il loro ritorno in America era stato preceduto dalla notizia che avessero scoperto una tribù di indios molto agguerriti, di bassa statura, di pelle chiara, che erano i guardiani di una vasta rete di gallerie sotterranee. Il Presidente Roosevelt aveva manifestato per questa storia lo stesso profondo interesse degli altri suoi connazionali, o forse ancora di più, dal momento che il suo lontano cugino, il defunto Presidente Theodor Roosevelt, era stato un esploratore appassionato del continente americano nel periodo precedente e seguente gli anni in cui era stato in carica. Il Presidente sapeva che il suo predecessore aveva guidato una spedizione in Sud America nel 1914, e che nel corso di quella esplorazione aveva raccolto leggende su una rete di gallerie che correva sotto il continente e nella quale si diceva fossero state nascoste grandi quantità d'oro. Una vecchia guida aveva detto a Theodor Roosevelt che si credeva che questi tunnel fossero sorvegliati da una strana razza di indios che attaccavano con grande ferocia chiunque si avvicinasse. La possibilità che questi potessero essere gli stessi «guardiani» incontrati dai Lamb intrigò il Presidente e lo indusse a invitare la coppia alla Casa Bianca. Trascorsero insieme un'intera ora. Questi misteriosi guardiani, dissero i coniugi Lamb, appartenevano alla tribù dei Lancandones, un gruppo di indios che erano vissuti nella giungla per generazioni e di essere i custodi di un “Grande Tempio” dove dimoravano “Gli Antichi” che essi adoravano. A nessun estraneo era mai stato permesso di avvicinarsi a quel luogo sacro ed essi avrebbero ucciso chiunque osasse farlo. Nelle gallerie sotto la città sorvegliata dai Lancandones, si diceva fossero state nascoste delle lamine d’oro massiccio sulle quali era stata incisa in geroglifici la storia degli antichi popoli del mondo.
De Bourbourg[3] scrisse che questi piccoli nativi dalla pelle chiara[4] apparivano di quando in quando nei pueblos di frontiera e nei distretti del Chiapas e del Guatemala occidentale per fare baratti. Tuttavia, quando qualcuno cercava di seguirli nella “grande città di pietra” dove si diceva vivessero, veniva implacabilmente ucciso. Il Presidente Roosevelt rimase affascinato dall'incontro con i Lamb, ma né il Capo dello Stato né la coppia potevano dire con certezza se la città perduta esistesse davvero o se le leggende sui tunnel sotterranei fossero vere.
Lungo la grande strada che conduce a Cuzco si erge una grande montagna il Tambococco, nella quale si trovano tre gallerie, quella centrale è detta “la ricca” perché un tempo era ornata da pietre preziose. Dalla prima galleria Viracocha fece uscire gli indios detti Maras, dalla terza fece uscire gli Indios Tocco, da quella centrale i sovrani di quelle terre quattro fratelli e quattro sorelle. Si chiamarono Inca che vuol dire re e Capac che vuol dire ricco, inoltre vi sono indizi secondo cui essi avessero una carnagione quasi rosea, e fossero di statura superiore alla media. Il mito narra la fuoriuscita da gallerie sotterranee di popoli salvati dalla furia del diluvio atlantideo.
Sul canale YouTube Disclose Screen, Neal Evans ha mostrato agli utenti iscritti la straordinaria scoperta fatta grazie ad una particolare funzione di Google Earth. Com’è possibile osservare dal video caricato sul “tubo”, Evans mostra che selezionando l’apposita opzione ‘Acqua’ si trovano delle linee rette che partono dalla regione Antartica. Altre si trovano nei pressi del sud America e dell’Australia e la loro forma lascia suggerire che non si tratti di faglie (altrimenti le linee non sarebbero rette). L’opinione dello youtuber tali linee potrebbero essere la dimostrazione della presenza nelle profondità marine di tunnel sotterranei scavati dall’uomo.
Esistono gallerie nel Tibet e nel Brasile che sono in comunicazione con il mondo interno. Il Brasile ed il Tibet sono due paesi di vitale importanza in quanto i loro abitanti hanno una particolare attrazione per la popolazione del mondo interno.
In Azerbaigian, una spedizione sovietica il cui scopo era la ricerca dell’origine di quelle manifestazioni, attribuite alla presenza di gas sotterranei, ha fatto una scoperta sensazionale. Gli speleologi sovietici si sono calati a più riprese in quelle cavità, senza tuttavia riuscire a trovare le aperture di numerosissime gallerie minori che si perderebbero nelle viscere della Terra. La presenza di graffiti e resti umani ha indotto dapprima a pensare a una loro origine preistorica; in realtà le ossa si rivelarono assai posteriori ai disegni. Ulteriori esplorazioni portarono alla scoperta di una fitta rete di collegamenti sotterranei, con “piazze”, pozzi, nicchie e canali ... che teoricamente avrebbero potuto collegarsi ad altri cunicoli ... per spingersi fino alle gallerie sotterranee del deserto del Gobi...
Le regioni ora desolate e prive d’acqua del Tarim – un vero deserto nel cuore del Turkestan – erano anticamente coperte da città ricche e fiorenti. Ora poche oasi verdeggianti ne interrompono la spaventosa solitudine. Una di queste, che sorge sul sepolcro di una grande città inghiottita e sotterrata dal suolo sabbioso del deserto, non appartiene ad alcuno, ma è spesso visitata da Mongoli e da Buddisti. La tradizione parla anche di immense dimore sotterranee, di grandi corridoi pieni di laterizi e cilindri.[5]
La più importante costruzione sotterranea menzionata nella descrizione delle origini della Frammassoneria è quella costruita da Enoch. All’inizio del libro è stato scritto che l’antidiluviano Enoch è il corrispondente occidentale di Asura Mâyâ degli indù. Il patriarca Enoch è condotto dalla Divinità, con l’assistenza di suo figlio Matusalemme, costruisce nella terra di Canaan, “nelle viscere della montagna”, nove sale sul modello di quelle che gli erano state mostrate in visione. Ognuna aveva un tetto ad arco, e l’apice di ognuna formava una chiave di volta con iscritti i caratteri mirifici. Quando Enoch terminò la costruzione di questo Tempio sotterraneo, Dio gli apparve di nuovo e gli disse:
“Tu metterai una botola di pietra in alto sulla Prima Arcata, che possa essere sollevata con l'aiuto di un anello di ferro. Essa servirà, quando arriverà il momento, poiché sono costretto a sterminare tutto ciò che vive sulla terra”.
Quando le Nove Arcate o Volte furono terminate e chiuse, nessuno poteva penetrarvi. Solamente Enoch conosceva il prezioso tesoro che racchiudevano le Arcate e lui solo conosceva la vera pronuncia del Grande Nome Divino. La botola è simbolicamente la chiusura che impedisce alle acque del diluvio inondare il mondo sotterraneo.
Questa leggenda oltre al significato simbolico dei nove archi, allude a immense sale situate nella profondità della montagna che non è nella terra dei discendenti di Seth figlio di Canaan. L’intera tavola genealogica del decimo capitolo del Genesi si riferisce a eroi mitologici. Nella terra di Canaan dimoravano gli Anakes o Anakim descritti come Giganti, cioè antidiluviani.
La camere sotterranee del Labirinto Egizio presso il lago di Meri descritto da Erodoto e poi da Strabone erano realizzate sul modello matematico delle camere e dei passaggi tortuosi del regno sotterraneo.
Sugli antichi sigilli cilindrici sumeri vengono descritti gli Annunaki e il loro rifugio segreto, ovvero: “un luogo sotterraneo […] al quale si accede attraverso un tunnel, e il suo ingresso è nascosto da cumuli di sabbia e da ciò che essi chiamano Huwana […] i suoi denti sembrano i denti di un drago e la sua testa è come quella di un leone”. L’Huwana è “incapace di muoversi in avanti e di muoversi all’indietro”. I testi sumeri descrivono in dettaglio la Sfinge che si trova sulla Piana di Giza. Si ipotizza che la Sfinge, oltre ad essere ancora più antica delle Piramidi stesse, sia stata eretta come protettrice delle Piramidi e del sistema sotterraneo di gallerie.
Lo storico romano Ammiano Marcellino (330/332 d.C. – 397 d.C. circa) conferma l’esistenza di passaggi sotterranei presso la Piana di Giza:
Iscrizioni che gli antichi affermavano essere state incise sulle mura di certe gallerie e passaggi sotterranei si trovavano in questi Tunnel Sfinge (Giza) luoghi segreti e sicuri per impedire che le conoscenze antiche venissero perdute durante il Diluvio Universale.
Il Maestro Mingyar Dondup narra al suo giovane discepolo T. L. Rampa l’esistenza di caverne sotterranee dove sono custodite macchine frutto di un civiltà scientificamente progredita risalenti ad un lontanissimo passato. “Migliaia e migliaia di anni fa, in questo mondo esisteva una civiltà progredita, gli uomini sapevano volare e a bordo di macchine sfidavano la gravità. Gli uomini erano in grado di costruire strumenti che potevano imprimere delle idee nelle menti di altri uomini, idee che potevano apparire come vere e proprie immagini. Conoscevano la fissione nucleare e alla fine fecero esplodere una bomba che rovinò il mondo ... Esiste una stanza simile in un posto chiamato Egitto e un’altra stanza con macchine identiche in un altro posto chiamato Sud America. Io le ho viste e so dove si trovano. Queste stanze segrete furono occultate da popolazioni antiche in modo tale che le loro creazioni potessero essere trovate da una generazione futura al momento giusto.”
Io non credo che questi Vimâna o veicoli aerei per evacuare i seguaci della Buona Legge che risiedevano nel cuore di Shanka-dvîpa o Atlantide siano tutti scomparsi, e nemmeno che la conoscenza del loro funzionamento sia andata perduta. Non credo nemmeno che tutti i Vimâna dei Signori dalla faccia Oscura siano perduti, come del resto i Vimâna della Fratellanza Bianca; anche i Vimâna della Fratellanza Infernale in numero minore, rispetto agli avversari, nascosti anch’essi nel sottosuolo, pronti per confrontarsi ancora una volta godendo di occulte alleanze militari e governative manipolate da oscuri e potenti gruppi che hanno in mano la ricchezza del mondo, e tessono trame per creare un Nuovo Ordine Mondiale che controlli tutto e tutti.
Poiché la maggior parte dei Vimâna realizzati con conoscenze stellari e utilizzati dai Signori dalla Faccia Risplendente, restano sotto il controllo della Fratellanza Bianca o Spirituale, sono necessariamente collocati in immensi hangar sotterranei sparsi in occidente nel centro America in tunnel collegati con il Tempio di Ibez (Brasile), e in oriente nei tunnel collegati con i segreti del Gobi e di Shamballa.
[1] A. Tomas, Mondi senza fine, MEB Editrice.
[2] L’eremita definì Roerich come un grande Rishi (Saggio) e un amico di Nehru.
[3] Charles-Etienne Brasseur de Bourbourg abate francese studioso e geografo (1814-1874), era stato amministratore ecclesiastico del Chiapas negli anni intorno al 1850, e aveva cercato invano di decifrare il linguaggio maya.
[4] La sua opera più importante in questo campo, “Voyage sur l’Isthme de Tehauntepec" (1861).
[5] H P. Blavatsky, La Dottrina Segreta , Cosmogenesi, Introduzione.
ENIGNA EGIZIO
Non sai Asceplio che l’Egitto è un’immagine del Cielo? Gli Dèi viaggiatori dello spazio torneranno dalla Terra al Cielo, l’Egitto sarà abbandonato e la terra che un tempo era la casa della religione rimarrà desolata, priva della presenza delle sue divinità. Afferma Ermete Trismegisto (Thoth).
Ad Abido (Abydos) si trova il tempio di Seti I (1306, 1290 a .C.) conosciuto con il nome di “Casa di milioni di anni” dedicato ad Osiride, il Signore dell’Eternità. Di Osiride, “Re dell’eternità e signore dell’immortalità”, si diceva che attraversasse milioni di anni della sua vita. I Testi delle Piramidi narrano che la barca di milioni di anni del Dio Sole naviga nello spazio interstellare.
Il popolo dei Re - afferma un’antica leggenda egizia - fu salvato a bordo di ‘grandi uccelli bianchi scesi dal cielo’. Simplicio, vissuto nel sesto secolo, scrisse che gli Egizi conservavano registrazioni risalenti a 630.000 anni prima[1]. Cicerone[2] scriveva con sarcasmo che “I sacerdoti di Babilonia affermavano di aver preservato su dei monumenti delle osservazioni che risalivano a 470.000 anni prima”. Secondo Eupolemo[3] (III sec. a.C.), Babilonia sarebbe stata fondata da uomini che furono salvati dal Diluvio: essi erano i Giganti e costruirono la torre di cui parla la storia. 
Figura 32. I geroglifici del tempio di Seti I – Pittura egizia che raffigura un messo celeste in arrivo sulla terra.
All’interno del tempio di Seti I sono stati scoperti dei geroglifici che rappresentato veicoli aerei, che naturalmente sono stati considerati un errore dovuto a uno “scadente” lavoro, alcuni iscrizioni sono state riscolpite e cesellate in fretta, utilizzando il gesso in alcuni casi solo per rintonacare le iscrizioni, che ovviamente nei millenni si sono sbriciolate o seccate, facendo riaffiorare dalla pietra i vecchi geroglifici. Queste modifiche per una curiosa casulità crearono forme e disegni a noi noti come: aerei, elicotteri, dischi volanti, sottomarini.
Ad Abido nel tempio di Seti I procedendo a sinistra dei sette santuari lungo un corridoio, troviamo a sinistra incisa la famosa “Lista dei re di Abido”. Sulla parete di sinistra è narrata la tradizione di un Primo Tempo in cui l’Egitto era governato dagli Dèi, il più importante dei quali era Osiride, un elenco di 120 Dèi dell’antico Egitto. Sulla destra si trovano elencati i settantasei Re che hanno preceduto Seti I a partire da Menes.
Furono i sacerdoti Egizi a parlare a Solone di Atlantide, e furono loro che mostrarono ad Erodoto (nel 500 a.C.) le statue dei loro 345 Re che avevano regnato prima di Menes, il loro primo Re Umano. I sacerdoti assicurarono che nessuno storico non avrebbe mai potuto comprendere o scrivere un racconto su questi Re Divini, senza prima aver imparato la storia delle Dinastie Divine che precedettero le umane, in altre parole le Dinastie degli Dèi, dei Semidei, dei Giganti e degli Eroi che sono parte integrante della storia teogonica di Esiodo.
Eusebio di Cesarea, citando Manetone, dà inizio alla civiltà egizia ben nel 30.544 a.C., una data molto remota rispetto alla cronologia cui siamo abituati comunemente a pensare, e la sua nascita viene fatta risalire a Sette grandi e potenti Dèi, i “Neter”: Ptah, Ra, Shu, Geb, Osiride, Seth e Horus, che regnarono complessivamente per 13.900 anni.
Erodoto visitò il Labirinto di Meri quando era già in rovina, tuttavia la sua ammirazione per la genialità dei suoi costruttori non ebbe limiti era qualcosa che superava in bellezza le stesse Piramidi. “Rimasti liberi dopo il regno del sacerdote di Efesto, gli Egiziani, che non furono capaci in alcun tempo di vivere senza re, divisero tutto l’Egitto in dodici parti e vi posero Dodici Re … Stabilirono anche di lasciare un monumento comune e costruirono perciò un Labirinto, che si trova poco oltre il lago Meri presso la città dei coccodrilli … il labirinto supera veramente anche le piramidi”. Erodoto ha sentito dire, di alcune meravigliose camere sotterranee del Labirinto, dove giacevano — e giacciono ancora — sacri resti dei Re Divini i.
Erodoto da nomi greci alle divinità egizie, pertanto identifica Ptha col nome greco di Efesto. Il riferimento ad Efesto (Vulcano per i latini) è sibillino, in quanto è il dio del Fuoco sotterraneo che produce e crea, egli è il fabbro divino creatore di armi per gli Dèi e di mirabili opere. Fu lui a modellare la prima donna, Pandora, ed a dotarla di vita. Efesto è identificato con Tubal-Cain, il Kabiro l’istruttore, colui che forgia le armi per gli Dèi, l’equivalente, nella filosofia indù, a Vishvakarma. Il Faraone Meri o Moeris, fece scavare il grande lago ed edificare i propilei settentrionali del tempio di Efesto (Ptah) a Menfi.
Erodoto descrisse minutamente il Labirinto di Moeris come testimone oculare, consisteva di 12 corti cioè cortili contigui e coperti con le porte opposte tra loro, sei verso Borea, sei verso Noto. I cortili erano circondati da un muro. Strabone afferma dal tetto scendendo nelle sale, si nota che sono disposte in fila e poggiano su 27 colonne di eccezionale grandezza, anche le loro pareti sono in pietra di non meno dimensioni. Erodoto dice che vi erano 3000 camere, 1500 sotterranee e 1500 in superficie. Il Labirinto, almeno la parte sotterranea doveva essere antichissima perché lì si trovavano le tombe degli antichi Re e la loro storia incisa sulle pareti e sulle colonne. Erodoto scrisse quanto gli fu riferito cioè che il Labirinto fu creato dalla federazione di 12 Re, o Governatori queste affermazioni ci portando indietro in tempi antidiluviani. Da un punto di vista simbolico essendo l’Egitto, l’immagine in Terra del Cielo, come nello spazio stellare vi sono 12 settori o costellazioni zodiacali anche in Terra vi sono 12 settori ognuno governato da un re o governatore reggente.
I passaggi attraverso gli edifici e le varie tortuosità dei corridoi attraverso le corti eccitarono in me un’infinita ammirazione mentre passavo dalle corti nelle camere e da queste nei colonnati, e dai colonnati in altri edifici e di nuovo in corti che prima non avevo visto. Il tetto era interamente di pietra come le mura, e tutto era squisitamente scolpito con figure. Ogni corte era circondata da un colonnato di pietre bianche abilmente scolpite. All’angolo del Labirinto, si eleva una piramide alta quaranta braccia con grandi figure scolpite e nella quale si entra per un passaggio sotterraneo. In corrispondenza della piramide si trova un passaggio e delle stanze sotterranee che la collegano con le piramidi di Memphis (Giza). Erodoto, Storie II.
I passaggi attraverso le sale e i rigiri erano intricatissimi e senza una guida un estraneo non riusciva a trovare la strada sia per entrare che per uscire. Nelle camere sotterranee, i custodi dell’edificio non vollero lasciar entrare perché contenevano i sepolcri dei Re Iniziati che costruirono il Labirinto e anche quelli dei Coccodrilli, cioè Naga, o Draghi sacri. Poiché gli Iniziati si chiamavano Serpenti, forse le tombe custodite gelosamente erano quelle di Iniziati cui veniva dato il nome di coccodrilli Sacri.
Ora, lago e labirinto non si trovano più, dicono che fu smantellato per essere utilizzato come cava di pietre, ma non è così, esso era realizzato con enormi pietre monolitiche. L’identificazione del Labirinto nelle rovine del tempio funerario annesso alla piramide di Amenemhat III è arbitraria. Il Labirinto con i suoi segreti che non potevano essere profanati, non si poteva distruggere facilmente, e così non sappiamo se è stato ricoperto dalle sabbie del deserto.
Come Erodoto, anche Crantore un filosofo greco antico (quarto e terzo secolo a.C.) appartenente all’Accademia di Atene, afferma che in una serie di colonne sotterranee presenti in Egitto è incisa la preistoria dell’umanità.
[1] In Egitto, nella parte occidentale del deserto è stata ritrovata un’antica civiltà risalente a 200.000 anni or sono.
[2] Cicerone, De Divinatione.
[3] Eusebio, Praep. evang., della Torre di Babele e di Abramo.
SALOMONE E IL SUO MAGICO TAPPETO (DISPOSITIVO VOLANTE)
Secondo l’antica tradizione etiope del Kebra Negast (la gloria dei Re) la regina Makeba di Saba intraprese un viaggio per vedere Salomone e la sua Arca dell’Alleanza e dal re ebbe un figlio di nome Menelik I. Il Kebra Negast narra che re Salomone e parte della sua corte era solito fare visita al figlio e alla regina a bordo di una macchina dei cieli, che in un solo giorno percorreva una distanza che si traversava in tre mesi a piedi. Lungo tutto l’oriente fino alle regioni del Kashmir si trova una serie di montagne note come i “Troni di Salomone” e si è pensato che queste fossero delle basi di atterraggio della nave volante (il leggendario tappeto volante) di Salomone.
Fino ad ora, nelle credenze della gente, Re Salomone vola attraverso le vaste distese dell'Asia sul suo meraviglioso congegno volante. Molte montagne dell’Asia sono coronate o con delle rovine o con delle pietre che portano l’impronta del suo piede o delle sue ginocchia, come segno delle sue prolungate preghiere. Questi sono i cosiddetti troni di Salomone. Il grande Re volò su queste montagne, raggiunse tutte le cime, lasciò dietro di sé le cure del governo e qui rinfrescò il suo spirito. La montagna di Salomone, i tesori nascosti di Salomone, la Saggezza di Salomone, il misterioso potere dell’anello di Salomone, il sigillo di Salomone col suo potere di discriminare tra la luce e le tenebre - a chi altro l’Asia ha dedicato così tanta ammirazione e così tanto rispetto? N. Roerich, Re Salomone 1928 dal libro Shamballa.
In Oriente, nel Kashmir, una montagna porta il nome di Trono di Salomone. “La montagna ha ricevuto il nome di Salomone da una leggenda che Salomone, desiderando una tregua dalle convenzioni della vita di un sovrano e dal peso della sua corte, si è spostato con la moglie preferita su un tappeto volante su questa montagna. Qui, ancora una volta, incontriamo la menzione di “volare e apparecchio” posseduto da Salomone.” (N. Roerich Pir-Panzal 1925).
Figura 33. N. Roerich Salomone sul tappeto volante
Un quadro dipinto da Nicolas Roerich ed esposto nel Museo di Mosca, ritrae la leggenda del Re Salomone mentre viaggia seduto su un “tappeto volante”. Se Re Salomone volava in Etiopia per far visita alla Regina di Saba e al figlio Menelik I, per quale motivo volava nel Kashmir in oriente? Volava in direzione della catena montuosa del Kun Lun, verso Shamballa?
Nel quattordicesimo libro della serie Etica Vivente (Agni Yoga), in Sovramundano I, 121, è scritto: “ Dal tempo delle navi volanti di Atlantide la conquista dell’aria sembrò per lungo tempo perduta. Ma il pensiero del volo era destinato a sopravvivere. Gli uomini cominciarono a sognare aeronavi, uccelli di ferro, tappeti volanti. Già Salomone fece uso di un congegno volante, e alla fine il Nostro amato Leonardo pose le basi scientifiche dell’aeronautica.”. In Sovramundano III, 556, è scritto: “Urusvati sa che gli Atlantidi conoscevano i viaggi aerei. Non è strano che dopo la distruzione di quella terra una tale conquista si sia persa? Alcuni sopravvissero che conoscevano il segreto del volo. Nelle cronache rimasero ciononostante solo brevi cenni a quelle navi del cielo, poi dimenticate per tanto tempo. Le notizie di Salomone e del suo aereo divennero semplici favole, assieme ai tappeti volanti. Per molto tempo l’umanità ha sognato le ali, per millenni.”.
Phraates II, re dei Parti, del II secolo a.C., intraprese la battaglia contro Antioco VII, re dell'Impero seleucide e lo sconfisse, volando dalle alture della montagna Zagros su un tappeto che lanciava fiamme e fulmini. Dopo l'attacco vittorioso, si racconta che il re Fraate fece un giro trionfale volando sopra le teste dei suoi soldati. Secondo Hai ben Sherira dell’accademia talmudica, nella biblioteca distrutta di Alessandria innumerevoli "tappeti magici" erano di casa. Il tappeto volante di Salomone era dunque una piattaforma volante, un particolare apparecchio. Quindi, tappeti volanti o antichi Vimâna?
In quale tunnel sotterraneo Salomone trovò il suo aereo e le istruzioni per farlo viaggiare, e dopo la sua morte fu nuovamente occultato nelle caverne da cui era uscito? Il sito archeologico di Baalbek in Libano è una struttura in pietra tra le più grandi del mondo, la parte più antica è costituita da enormi blocchi di pietra tagliata disposti per formare una piattaforma che poi fu sovrastata da templi romani. In precedenza doveva essere un tempio del Sole preistorico.
Al-Qazwini Zakariya ibn Muhammad, nella sua Cosmografia, narra che Baalbek era connesso a Balkis, la leggendaria regina di Saba e a Salomone. Nel primo Libro dei Re, troviamo la descrizione della costruzione del tempio di Salomone, in cui si dice che collaborarono gli esperti Fenici, sia come direttori dei lavori che come costruttori.
Nei testi dei musulmani, dei cristiani maroniti e dei cristiani ortodossi, quindi, non viene mai menzionata l’attribuzione ai romani della costruzione del sito, ma raccontano che il primo insediamento di Baalbek fu costruito prima del diluvio universale dallo stesso Caino, figlio di Adamo, che Yahwe bandì dalla “terra di Nod”, per aver ucciso il fratello Abele. Una versione confermata anche dal patriarca maronita Estfan Doweini, il quale riferisce che “La tradizione ci dice che la fortezza di Baalbek è la costruzione più antica del mondo. Caino la costruì nell’anno 133 della creazione, durante una crisi di demenza feroce. Le diede il nome di suo figlio Enoch e la popolò con i giganti che erano stati puniti dal diluvio per la loro iniquità”.
La costruzione cadde in rovina al tempo del diluvio e fu successivamente ricostruita dai giganti sotto il comando di Nimrod, il grande cacciatore, e re del paese di Sennar (Genesi 10, 32). Altre leggende narrano che Nimrod ribellandosi al suo dio costruì la torre di Babele, ma questi fatti sono antecedenti e non post all’ultimo diluvio di 12000 anni fa!
Nel libro "impronte degli Dei" di Graham Hancock c'è scritto che l'imponete piattaforma megalitica di Baalbek non è una struttura unica nel suo genere, ma che esiste una copia del tutto simile a Gerusalemme in Israele. Oggi questo sito è famoso in tutto il mondo per essere la sede del Muro del pianto e del Tempio della Roccia. In entrambi i casi si tratta di Blocchi di 600/700 tonnellate, sui quali si può distinguere la medesima tecnica di lavorazione. Non è necessario essere archeologi per capire che siamo di fronte a due strutture megalitiche del tutto simili, presumibilmente costruite da una civiltà ignota e riutilizzati in tempi più moderni come solide fondamenta per gli edifici di culto. Le due piattaforme sono distanti tra loro 350 km. Sotto l’acropoli di Baalbek esiste una vasta rete di passaggi sotterranei, la cui funzione rimane ancora un mistero, e dalle recenti scoperte si è appurato che esiste una rete di tunnel anche sotto Gerusalemme. L’Arca del Patto fu nascosta in questi tunnel narra la tradizione ebraica.
SI ALZA IL VELO FATTO CADERE SUGLI UFO
Recentemente Haim Eshed ex generale e capo della sicurezza spaziale israeliano sostiene che gli alieni esistono e sono in contatto da anni con Stati Uniti e Israele. Esisterebbe una “federazione galattica” che comunica con i terrestri. “Gli oggetti volanti non identificati hanno chiesto di non rendere pubblico che sono qui, l’umanità non è ancora pronta”, ha detto al quotidiano israeliano Yediot Aharonot Haim Eshed. La Casa Bianca e i funzionari israeliani non hanno voluto al momento rispondere alla richiesta di commentare queste notizie fatta da NBC News. L’ex direttore della National Intelligence, John Ratcliffe, ha annunciato l’uscita del prossimo rapporto del governo USA sugli UFO e a suo dire ci saranno rivelazioni importanti sull’esistenza degli oggetti volanti non identificati. Avi Loeb, professore all’Università di Harvard, che nell’ultimo libro “Extraterrestrial The First Sign of Intelligent Life Beyond Earth”, sostiene che la visita sarebbe avvenuta nel 2017, quando l’asteroide Oumuamua destò l’attenzione di tutti: lui, appunto, ipotizza che l’oggetto potrebbe essere stato il primo segnale inviatoci dai visitatori alieni.
Leroy Chiao, un astronauta della NASA di origine cinese, comandante della Stazione Spaziale Internazionale nel 2005, ha fatto ciò che pochissimi astronauti osano: ha rivelato il suo incontro con un gruppo di UFO. Durante una passeggiata nello spazio fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Leroy ha incontrato una flottiglia di UFO. Leroy non era solo, mentre galleggiava nel vuoto dello spazio, ma con l'astronauta russo Salizhan Sharípov, e svolgeva lavori al di fuori dell’ISS. L’uomo afferma di aver assistito a “strane luci che sembravano essere allineate”, e che sono volate via a una velocità altissima.
Figura 35. 2019 USS Omaha intercetta UFO sferoidale nell’oceano al largo di San Diego
Avvistamento: Luglio 2019, al largo della costa di San Diego. Un oggetto sferico, di colore e materiale non identificabili, viene tracciato da una nave da guerra. Il video, girato nel Combat Information Center (CIC) della USS Omaha, mostra l’oggetto che si muove rapidamente per poi “immergersi” in mare, senza lasciare scie o propulsione visibile.
Fonte Corbell: Ha diffuso il video e il Pentagono ne ha successivamente confermato l’autenticità.
Avvistamento 2019, sempre al largo delle coste della California. In un filmato ripreso con visori notturni (Night Vision Goggles), si vedono oggetti che appaiono a forma di piramide mentre sorvolano una nave da guerra, la USS Russell. Fonte Corbell: Ha pubblicato il filmato, anch’esso autenticato dal Pentagono come parte delle indagini UAP della Marina.

Sopra le piramidi di Giza la notte del 3 dicembre 2020, sono apparsi nel cielo più oggetti luminosi a forma piramidale. È possibile vedere l’intero filmato sul web.
Francis Crick, il premio Nobel per la medicina cui è stato attribuito il merito di aver scoperto la struttura del DNA, ha suggerito una nuova teoria alla comunità scientifica, che ha chiamato la teoria “infettiva”. Consiste in una civiltà aliena, potrebbe aver seminato una vita primitiva sulla Terra. Ovviamente questo solleva delle domande: come è stato trasferito sulla Terra? Per Crick, lo hanno fatto per mezzo di un’astronave progettata in modo univoco per questa missione. Così sono stati in grado di introdurre questi microrganismi responsabili dell’emergere della vita. Manfred Eigen, premio Nobel per la chimica, il codice genetico umano ha avuto più di 3.800.000 milioni di anni, deve aver avuto un’origine extraterrestre. Fonte https://www.segnidalcielo.it/.
Sono migliaia i file che contengono informazioni, avvistamenti, immagini e video sugli oggetti volanti non identificati UFO sia sul web e sia quelli, desecretati dalla Cia e ora pubblicati sul sito internet The Black Vaul. Molte persone hanno riferito di essere state prese a bordo dagli occupanti di queste macchine. Le notizie che raccontano i visitatori di altri mondi non si contano, questo fenomeno sembra essere vecchio quanto l’umanità stessa.
Secondo alcuni gli UFO che sorvolano i nostri cieli, e che sono spesso avvistati anche nelle profondità marine, altro non sarebbero che i mezzi di trasporto degli abitanti di regno sotterraneo Agarthi (“l’inaccessibile”), discendenti dei sopravvissuti di Atlantide.
Non c’è niente di nuovo sotto il sole, in passato esistevano macchine in grado di volare e fare altro.
O.C. Huguenin racconta che il popolo atlantideo, molto più progredito del resto dell’umanità per quanto attiene allo sviluppo scientifico, costruì macchine chiamate Vimâna, che “volavano nei cieli e nei tunnel come aeroplani, utilizzando una forma di energia ottenuta direttamente dall’atmosfera”. Poi aggiunge: “Sono identici a quelli che noi chiamiamo dischi volanti”.
NARRA T. LOBSANG RAMPA
Nel 1947, in Inghilterra, uno scrittore d'assalto Britannico di nome Cyril Hoskin fino al giorno in cui, nel 1947, si fece radere a zero, si lasciò crescere una profetica barba, cambiò nome in Dr. Kuan-suo e, con ansioso stupore della moglie, si vestì da tibetano.
La vita, era una lotta stancante, anche se egli avvertì l'interna costrizione di adottare un metodo di vita Orientale. Egli si allontanò dalla sua casa andando a vivere in un lontano quartiere; fu turbato da visioni e sviluppò una doppia personalità. Il 13 giugno del 1949, mentre nel suo giardino si stava arrampicando su una scala, cadde e batté la testa procurandosi una lieve commozione cerebrale. Quando si ricoverò l'uomo Inglese, era stato sostituito da un Tibetano di nome di Tuesday Lobsang Rampa nel pieno delle sue memorie Tibetane!
Nel 1949, il Tibet era ancora uno dei luoghi più remoti e inaccessibili della Terra. Solo un pugno di Occidentali era stato lì, era il regno delle montagne proibite. Del luogo c'era solo una breve autentica letteratura e nessuna mappa precisa. Eppure, egli sosteneva di avere dettagliati ricordi del posto e disegnato mappe della remota città di Lhasa. Si vestì come un Tibetano, con vesti dalle lunghe maniche … e questo non fu d'aiuto alla sua ricerca di un lavoro. Quando egli fece domanda per un lavoro ad un editore Britannico, nelle vesti di scrittore anonimo, gli venne suggerito di scrivere un libro sulle sue esperienze in Tibet. Nel Terzo Occhio egli descrisse queste sue esperienze: la storia di un ragazzo conosciuto in Tibet. Questo libro divenne un bestseller Internazionale con milioni di copie vendute e il nome di T. Lobsang Rampa nella prima pagina di un giornale.
I corrispondenti Orientali e gli osservatori Indiani, dissero che Rampa aveva torto; ma i Tibetani scrissero proteste sul fatto che era stata divulgata la segreta conoscenza, la quale era privilegio delle scuole occulte del loro paese e che "uno della veste", nella forma fisica o eterica, ha maldestramente fatto pubblicare nelle lontane terre d'Occidente, dove giace alla mercé degli sguardi dei non iniziati.
Non possiamo liquidare il caso di T.L. Rampa come la vicenda di un ossessionato o invasato. Un altro grande e famoso personaggio svedese Emmanuel Swedenborg nel corso della sua vita, fu un grande veggente, oltre ad essere uno scienziato, un matematico e un ingegnere minerario scrisse in latino grossi tomi. Poi, d'improvviso, all'età di cinquantasei anni subì il processo della classica illuminazione cosmica. E. Swedenborg, narra che se ne andò in giro per il cosmo, narrandoci di viaggi in altri mondi e nello spazio siderale. Molte delle sue esperienze erano, sicuramente, ciò che oggi chiamiamo OBE esperienze fuori dal corpo. I suoi libri furono scarsamente compresi negli anni della sua esistenza. Dopo la sua morte, all’età di ottantaquattro anni, il suo lavoro divenne il centro di una religione che è giunta fino ai giorni nostri. I suoi libri, sono stati tradotti in molte lingue e facilmente reperibili presso le molte fondazioni Swedenborg e centri ecclesiastici nel mondo.
Similmente a Swedenborg molti moderni OBE iniziano quando la persona dotata di facoltà percettive è apparentemente risvegliata da un sonno profondo: si ritrova di fronte a una guida che somiglia a un Indiano, un gigante, un nano, uno spirito etereo oppure a un’entità dello spazio. Questa guida, allora, porta la persona a compiere un giro in un universo davvero realistico.
L.T. Rampa nel libro “La caverna degli antichi” scrive di essere entrato all'interno del palazzo fortezza del Potala, in Tibet. Nelle viscere del massiccio roccioso, poiché esso è di origine vulcanica, esiste un'immensa caverna dalla quale si irradiano vari budelli sotterranei, uno dei qual conduce a un lago che sembrava un mare interno. Era ciò che rimaneva dall'epoca remotissima in cui il Tibet era un paese ameno vicino al mare. Solo poche persone, pochissimi privilegiati, ne conoscono l'esistenza. Più avanti trovò resti conservati di esseri umani giganteschi, navicelle spaziali ancora funzionanti, aree tecnologiche che rappresentavano vere e proprie basi spaziali e tanto altro.
Quanto segue è narrato da T. Lobsang Rampa nel suo libro Venere.
Certo che esistono i dischi volanti! Ne ho visti parecchi sia nel cielo che sulla Terra ed ho viaggiato a bordo di uno di loro (Lama Mingyar Dondup). Il Tibet è il paese più vantaggioso per tutti i dischi volanti. E' un paese lontano dal trambusto del mondo ed è popolato da gente che pone la religione e i concetti scientifici prima del guadagno materiale. Attraverso i secoli, la gente del Tibet, ha conosciuto le verità sui dischi volanti: cosa sono, perché essi sono, come lavorano e lo scopo dietro a tutto questo. Noi conosciamo quelli dei dischi volanti come gli Dèi del cielo nei loro carri di fuoco. Sugli Altipiani Tibetani del Chang Tang noi sette tutti lama di rango elevato avevano avuto molte comunicazioni telepatiche con gli Dèi dei Cieli. Da loro avevano imparato il segreto dei carri che, nel silenzio, attraversavano la nostra Terra e, talvolta, illuminavano remote regioni.
Il gruppo dei sette lama giunse in un luogo coperto da una fitta coltre di nebbia e vi entrò e sbucò nella più calda e misteriosa terra di un’età passata. Proseguendo il viaggio giunsero in una zona aperta. una larghezza di almeno cinque miglia e nella parte più distante c'era un lastrone di ghiaccio che, simile ad una lastra di vetro, s’innalzava verso il cielo. Pur tuttavia, questa non era la cosa più straordinaria perché, questo spazio, conteneva le rovine di una città ed alcune costruzioni erano quasi intatte, altre nuove. Vicino, in uno spazioso cortile, c'era una immensa struttura di metallo che mi riportò alla memoria due dischi del nostro tempio uniti insieme ma, questo, chiaramente, era una qualche sorta di veicolo.
Ci accostammo ad uno strano veicolo di metallo; era immenso, forse cinquanta per sessanta piedi (15x18 m) ed ora reso inutilizzabile dal tempo. C'era una scala che si estendeva fino ad un’apertura buia, avevamo la sensazione di calpestare un suolo sacro; uno dopo l'altro avanzammo lentamente. Il Lama Mingyar Dondup fu il primo a salire e scomparire nella buia apertura. Subito dopo venni io, raggiunsi la cima della scala e, una volta nell'interno, vidi la mia guida curvarsi sotto di ciò che sembrava un tavolo inclinato posto in questa larga stanza di metallo. Il Lama toccò qualcosa ed apparve una luce bluastra seguita da un debole ronzio. Al nostro terrificato sbalordimento si aggiunse che dalla parte estrema della sala, apparvero delle figure le quali vennero verso di noi … una voce nel nostro cervello ci fermò: "Non abbiate paura" - disse - "Sapevamo della vostra venuta, ne eravamo consapevoli già negli ultimi cento anni”.
Ai sette lama furono fatte vedere su una parete del velivolo le immagini della potente città cui avevano prima visto le rovine. Poi, un terribile rombo e di lontano un qualcosa a forma di fungo oscurò il cielo per miglia. Una nuvola, poi, un colore giallo - cremisi si mostrò nel cielo e fu come se l'intero respiro degli Dèi fosse andato in fiamme. Lontano, dal mare, udimmo il fragore di un'onda smisurata abbattersi, poco dopo, sulla Terra ferma e inghiottire le case - un tempo, la solenne Metropoli.
Apparve ancora un'immagine sulla parete ma, questa volta, era un'immagine diversa. Vedevamo ogni cosa con chiarezza; c'erano strani veicoli simili a quelli sui quali noi sedevamo ora. Gli uomini sembravano adibiti al lavoro, come servizio. Imbarcazioni arrivavano e partivano in continuazione. Sembrava ci fossero molti e differenti tipi di persone che andavano da un'altezza di cinque a quindici piedi (un piede = 30,48 cm).
Imparammo che esisteva un’associazione, una Confraternita Bianca composta da entità incarnate e disincarnate. Quelle incarnate giungono da molti e differenti pianeti ed hanno il solo scopo di salvaguardare la vita. L'uomo, ci dicono, non è certamente, la forma più elevata dell'evoluzione, e queste persone, questi guardiani lavorano per le creature di tutte le specie, non soltanto per l'uomo.
Una valle con una città nascosta che risale al tempo dell'Inondazione e, ancora più incredibile, dove gli Dèi del Cielo avevano una base.
La Terra, ci dicono, è una colonia e la gente dello spazio supervisiona la Terra per mitigare gli effetti delle radiazioni atomiche, ed è sperabile, per salvare la gente dal mandare a pezzi il mondo.
Per secoli la Terra era stata osservata cosicché, al momento giusto, la gente poteva essere aiutata. Quel tempo è vicino.
Noi, i sette lama telepatici, fummo fatti salire su una nave spaziale e sollevata nell'aria. In mezz'ora vedemmo la nostra Terra del Tibet - una terra che un uomo, a dorso di cavallo, impiegherebbe tre mesi per attraversarla. Poi, senza incrementare la gravità e senza alcuna sensazione di velocità, entrammo nell'atmosfera e quindi nello spazio. Noi sappiamo come queste macchine funzionano. Noi sappiamo perché queste possono effettuare curvature tanto velocemente e perché coloro che sono nell'interno non subiscono la forza centrifuga.
Il Più Alto si mosse e disse:
Ora, tu vedi fratello mio, perché abbiamo cura della Terra; se la follia dell'uomo fosse lasciata priva di controllo, cose terribili accadrebbero alla razza umana. Ci sono poteri sulla Terra, umani poteri: chi si oppone con tutte le forze alla realtà dei nostri vascelli, chi dice che non esiste nulla più grande dell'uomo sulla Terra. Così, non possono esserci veicoli da altri mondi. A voi, fratelli miei, è stato mostrato, detto e fatto sperimentare, così ora, per mezzo della vostra conoscenza telepatica, potrete contattare altri in modo da influenzarne il comportamento. (Lobsang Rampa Venere).
Il sistema della propulsione investiva grandemente il mio interesse e, nel merito, mi furono date dettagliate spiegazioni. Si faceva uso di vari metodi; vascelli per diversi scopi possedevano appropriati metodi di propulsione. Quello nel quale noi viaggiavamo aveva una forma di magnetismo che respingeva quello terrestre. L'elettricità usata sulla Terra, ci venne detto, è la più grossolana, mentre quella usata altrove è una forma di magnetismo basata sull’energia cosmica. La forza, è raccolta dal cosmo per mezzo di speciali collettori posti sulla superficie del vascello, e fatta fluire alla "sala macchine". Qui, è alimentata da bobine d'induzione fino alle due metà della nave. La metà rivolta alla Terra è fortemente respinta dalla Terra stessa, mentre l'altra rivolta al pianeta, in questo caso la Luna, ne è fortemente attratta. Su un pianeta, la forza respingente può essere adattata così da dare modo alla macchina di restare sospesa nell'aria per poi alzarsi o abbassarsi. Tutto l'interno della macchina è rivestito da un sistema di conduttori, per cui, non ha importanza quale assetto adotta una nave poiché la forza di gravità è sempre idonea per gli occupanti. (Lobsang Rampa Venere).
Anche prima delle mie esperienze con i dischi volanti, ero curioso della vera natura degli UFO ed ero eccitato dalle possibilità che potessimo essere visitati da creature di altri pianeti. Mi era stato detto da qualche Lama, che alcuni UFO erano antichi velivoli pilotati da uomini fuggiti dalla superficie del mondo per vivere in caverne sotto terra.
Più tardi avrei imparato che la nostra umile Terra è costantemente visitata da velivoli non soltanto provenienti da mondi e pianeti dell’Universo, ma anche da altre dimensioni, tempi e realtà. L’intero Universo è inondato di vita e di esseri intelligenti, e il pianeta Terra, come altri mondi abitati.
Vi sono logicamente più modelli di aeronavi dai più piccoli come quelli prima descritti, alle grandi navi madri. T. L. Rampa descrive nel libro “Venere” questi dischi volanti.
Vedemmo un disco che con moto rotatorio si stava avvicinando. La sua figura ci ricordava con esattezza quella di due scodelle tibetane una rovesciata sull'altra così da essere unite per i bordi e al centro di ambedue una cupola trasparente, o forse translucida sarebbe meglio descritta, poiché anche se trasparente, noi non potevamo vedere chiaramente nel suo interno. Ora, l'intera macchina ruotava sopra la cupola emettendo un sibilo come: - swish - swish - swish - che ci ricordava le bandiere delle preghiere agitate da una forte brezza.
Questa mi appariva come energia fluttuante e rallentando il suo campo vibrazionale si fondeva in solida materia. L’incredibile potere che deve essere richiesto per un così monumentale compito avrebbe stupito la mia semplice mente di umano qualora ne avesse potuto afferrare i concetti. L’abilità di quanto stavo vedendo era innegabile. I colori continuavano a brillare e a mutare come l’oggetto cambiava la sua forma. Ora appariva come una luminescente bolla di sapone colorata. L’oggetto si fermò a non più di venti metri avanti a me e fluttuò di poco sopra il terreno. Esteriormente sembrava irradiare dal suo interno, poi la sua infuocata opalescenza scomparve e vidi che la nave era sagomata come due scodelle tibetane poste una sull’altra combacianti sui bordi. La superficie era di un grigio smorzato, qualcosa come il peltro. Ogni tanto, una pulsazione di qualche genere increspava la sua superficie producendo un liquido dall’aspetto metallico, un qualcosa come mercurio solidificato. Rampa narra della presenza di mercurio solidificato quale componente della pulsazione dell’aeronave.
Non potevo resistere al solo pensiero che forse io stavo guardando qualcosa che andava ben oltre a quello che noi chiameremmo metallo o plastica. I sentimenti che emanava l’oggetto erano come onde di calore in una giornata estiva, dando la precisa impressione di consapevolezza e anche d’intelligenza. La nave non era soltanto viva, aveva una mente. Io potevo percepire i suoi pensieri che m’irradiavano come a voler sondare il mio vero essere con la sua conoscenza. Per brevissimi momenti, io divenni parte completa della sua magnifica intelligenza e ne compresi lo scopo e la creazione. Ma furono pochi attimi e si ritirò dalla mia mente lasciandomi nuovamente solo.
Poi Rampa descrive un altro velivolo.
Eravamo in piedi, all’esterno di un vascello di forma tubolare, lungo circa trecentocinquanta piedi, e largo sessanta. Una spaziosa piattaforma conduceva da terra al suo interno. ci immettemmo sulla rampa inclinata, un momento di paura, ed entrammo nel vano di quella porta aliena. Nel suo interno, c'era un largo corridoio di un riposante verde pallido, mentre le pareti apparivano luminose. La luce era uniforme e priva di ombre. Il Più Alto, ci condusse lungo il corridoio per parecchie yards (una yard = 91,44 cm), poi si fermò ed alzò le mani ed una parete scivolò di lato, rivelando una piacevole sala di cui un lato e il pavimento sembravano trasparenti tanto che ci spaventava entrarci.
Non abbiate paura disse, il pavimento è davvero solido e capace di sostenervi. Ciò che ora voi state vedendo è uno schermo speciale in grado di mostrare ogni cosa che si trova all'esterno. Non ci sono finestre qui. Io, oziavo fissando ciò che avevo creduto fosse un pavimento trasparente ma che ora sapevo essere uno schermo speciale. Osservavo altri vascelli là attorno e gente che vi lavorava sopra.
T.L. Rampa cita il mercurio quale propulsore dell’aeronave. Le descrizioni indù dei Vimâna narrano la presenza di mercurio liquido come propulsore di questi apparecchi.
Forte e durevole deve essere effettuato il corpo, come un grande uccello volante di materiale leggero. Al suo interno si deve inserire il motore a mercurio con il suo apparato di riscaldamento in ferro posto in basso. Per mezzo del potere latente del mercurio che permette la messa in moto, un uomo che si siede al suo interno sarà in grado di percorrere una grande distanza nel cielo in un modo meraviglioso. Allo stesso modo, seguendo le istruzioni descritte si potrà costruire un Vimâna grande come il tempio del Dio in movimento. Dovranno essere costruiti quattro contenitori resistenti di mercurio nella struttura interna. Quando questi verranno riscaldati dal fuoco controllato dai contenitori di ferro, il Vimâna svilupperà una potenza di tuono attraverso il mercurio. Poi si convertirà in una perla nel cielo. Samarangana Sutradhara.
Il mistero di ciò che è chiamato UFO non sarà mai risolto per la natura riservata degli esseri che sono attirati verso la Terra. Ciò non di meno, è destino degli uomini continuare la loro relazione con entità di altri mondi. (Lobsang Rampa Agartha) http://www.tuesdaylobsangrampa.it
MONDO SOTTERRANEO - VIMÂNA IN IMMENSE CAVERNE E TUNNEL
Che fine hanno fatto le migliaia e più di aeronavi, i Vimâna
che salvarono gli uomini della buona legge dalla distruzione del continente su
cui abitavano, liberandoli così dalla schiavitù dei Signori dalla Faccia
Oscura? E i Vimâna delle epopee indù narrate nel Râmâyana e nel Mahâbhârata, e
la conoscenza scientifica che è alla base della loro costruzione e il loro
funzionamento che fine ha fatto?
E la conoscenza scientifica che è alla base della loro
costruzione e il loro funzionamento che fine ha fatto? Io non credo che sia
questi veicoli aerei siano tutti distrutti, e sia la conoscenza del loro
funzionamento sia andata perduta. Non credo nemmeno che tutti i Vimâna dei
Signori dalla faccia Oscura siano perduti, l’impero di Atlantide occupava il
continente americano, e si trovino ancora nelle caverne e tunnel sotterranei.
O.C .Huguenin scrive in “From the Subterranean World to the
Sy: Flying Saucers" che dobbiamo prendere in considerazione la più recente
e interessante teoria proposta come spiegazione dell’origine dei dischi
volanti, l’esistenza di un grande Mondo Sotterraneo con innumerevoli città.
Huguenin racconta poi che questo popolo, molto più progredito del resto
dell’umanità per quanto attiene allo sviluppo scientifico, costruì macchine
chiamate Vimâna, che “volavano nei cieli
e nei tunnel come aeroplani, utilizzando una forma di energia ottenuta
direttamente dall’atmosfera”. Poi aggiunge: “Sono identici a quelli che noi
chiamiamo dischi volanti”. E ancora:
Prima della catastrofe
che distrusse il loro continente, gli Atlantidi crearono rifugi nel Mondo
Sotterraneo, che raggiunsero a bordo dei loro Vimâna, o dischi volanti. Da
allora i dischi volanti sono rimasti all’interno della Terra, dove vivono in
grandi città ed essi si servono delle loro macchine per spostarsi da un luogo
all’altro. O.C. Huguenin
“From the Subterranean World to the Sy: Flying Saucers.
Andrew Tomas[1]
seguendo le testimonianze di Nicholas Roerich si recò nella valle di Kullu,
nell’Himalaya Occidentale dove trovò a Naggar (il villaggio dei Naga),
un’eremita che aveva conosciuto N. Roerich[2]
e che gli confermò l’esistenza di caverne illuminate con luce non solare, piene
di oggetti e di macchine sconosciute. In India i miti narrano di Naga cioè
Serpenti che vivono in grandi palazzi sotterranei nel cuore dell’Himalaya, le
caverne dei Naga contengono favolosi tesori e sono illuminate da pietre
brillanti e non hanno simpatia per i curiosi e gli avventurieri. Si narra
che i Naga volino nello spazio e siano dotati di grandi poteri. Le leggende
di serpenti messi a guardia di tesori non potrebbero alludere a sacerdoti o
iniziati messi a guardia dell’ingresso dei tunnel che portano a città
sotterranee o a depositi di tesori cioè manufatti preziosi, macchine e testi di
sapienza antica?
Quando i Miaotse (la
perversa razza antidiluviana che si era ritirata nelle caverne ed i cui
discendenti sarebbero stati scoperti ai nostri tempi nelle vicinanze di Canton)
com’è detto negli antichi documenti, ebbe sconvolto tutta la terra con gli
inganni di Tchy-Yehoo, questa rimase piena di briganti ... Il signore Chang-ty
(un re della ‘dinastia divina’) vide che il suo popolo aveva perso sin le
ultime tracce di virtù, ed ordinò a Tchang ed a Lhy (due ‘Dhyan Chohan
inferiori) di tagliare ogni comunicazione fra cielo e Terra. Da allora non vi fu più salite né discese.
Shoo-King (attribuito a Confucio)
4° parte, cap. 27.
Con “salite e
discese” s’intendono comunicazioni libere sia tra i due Mondi spirituali e
materiali, e sia tra lo spazio stellare e il pianeta Terra con aeronavi.
Lo storico romano Plinio riferisce che gli abitanti di
un'isola meravigliosa, nel mitico paese di Iperborea, riuscirono a fuggire dal
cataclisma, che fece sprofondare quell’Eden sotto una coltre di ghiaccio,
attraverso grotte e cunicoli che giunsero a sud dell’attuale Germania.
In tutto il pianeta si ritrovano leggende che riguardano
misteriosi mondi sotterranei e vaste reti di gallerie che collegano paesi anche
distanti tra di loro, che formavano vere e proprie reti di comunicazione, ma
ogni leggenda si basa su un fondo di realtà. Tali siti si sviluppano per
parecchi chilometri nel sottosuolo di molte parti del pianeta, andando a
formare vaste e spesso intricate reti di gallerie e cunicoli, intervallati da
ampie stanze a saloni sotterranei. Fra queste anche la rete molto antica di
gallerie, in Afganistan, in cui si sarebbero rifugiati i Talebani,
riutilizzandole e riadattandole ai loro scopi e pertanto erroneamente a loro
attribuita. Ne sono state trovate nell’America Meridionale, a Malta, in
Oceania, in Africa, in Asia.
Durante le sue spedizioni in Asia, N. Roerich sentì parlare dai
buddhisti – degli Otto Immortali, che vivevano nelle viscere delle montagne, in
una città sotterranea al confine tra Cina e Tibet. In alcune leggende, questa
città è chiamata Agharti, in altre - Hsi Wong Mu. Secondo alcune notizie, si
trova vicino a Lhasa, la principale città del Tibet, e ci sono tunnel che vi
conducono sulle montagne.
Da una guida dei locali, Roerich apprese che all'interno
della catena montuosa di Kun-Lun c'è una grande cripta con alte volte, dove
sono stati custoditi innumerevoli tesori fin dai tempi preistorici. La guida
menzionava anche alcuni misteriosi "popoli grigi".
Ferdinand Ossendowski, in “Bestie, Uomini e Dèi”‘ parlando
del regno sotterraneo del Re del Mondo scrive:
Questo regno è
chiamato Agharti (Agartha) si sviluppa attraverso una rete planetaria di
gallerie sotterranee. Ho udito un dotto lama in Cina riferire a Bogdo
Khan che tutte le caverne d’America sono abitate dall’antico popolo che era
scomparso nel sottosuolo. Ancora oggi ne sono trovate tracce sulla
superficie della terra. Voi sapete che i due oceani più grandi, ad est e ad
ovest, furono già due continenti. Disparvero sott’acqua, ma i loro popoli
passarono nel regno sotterraneo. Nelle caverne sotterranee esiste una luce
particolare che fa germogliare le sementi e crescere le piante, e agli uomini
dà vita lunga e senza malattie, Queste genti e regioni del sottosuolo sono
governate da sovrani che devono obbedienza al Re del Mondo.
Ci è stato detto che non c’erano comunicazioni per mare con
l’isola nel Mare del Gobi, ma dei passaggi sotterranei noti solo a pochi capi,
comunicavano con essa in tutte le direzioni. L’Isola, secondo le credenze,
esiste tuttora come oasi, circondata dalla desolata vanità del deserto di Gobi,
le cui sabbie “nessun piede ha attraversato a memoria d’uomo”.
Vicente Beltrán Anglada ci dice che tradizioni segrete e
narrazioni e leggende del passato, ci assicurano che una parte dei
sopravvissuti di Atlantide dovette il suo salvataggio “dal furore delle acque”
alla conoscenza che aveva di alcune profonde grotte e caverne, solcate da
lunghissime gallerie che collegavano sotto agli oceani alcuni misteriosi punti
geografici e magnetici dello scomparso Continente di Atlantide con la sfera
periferica di Shamballa. Quelle lunghissime gallerie interne sono utilizzate da
particolari veicoli per spostarsi non visti all’interno del pianeta con
velocissimi piccoli mezzi, e che hanno pure il potere di viaggiare
nell’atmosfera.
Non meno importanti sono gli ingressi di numerosi tunnel che
dall’Isola di Pasqua si interromperebbero però, bruscamente per immettersi
nell’Oceano Pacifico, dopo pochi metri. Sembra addirittura che le isole Hawaii
siano collegate tra di loro da tunnel sottomarini. In un tempo remoto essi
avrebbero “superato l’oceano” e raggiunto l'Asia e il continente Americano. In
Yucatan, in Messico, c'è un fiume sotterraneo lungo 153 chilometri. In realtà non
è un vero e proprio fiume, ma un enorme sistema di gallerie allagate.
Sappiamo che dai
racconti epici indù che i Vimâna, gli Ufo possono muoversi anche sotto il mare.
Possiamo ipotizzare che queste macchine escano da tunnel che sboccano in fondo
al mare.
Il Bene, qualsiasi sia la sua fonte di provenienza, deve
essere salvaguardato e il Male, qualsiasi sia la sua origine, deve essere
distrutto affinché possano affermarsi nel pianeta i poteri della luce e della
verità. Che sia attraverso l'“Arca di Noè”, che simbolizza il cammino
attraverso il mare seguito da molti di tali sopravvissuti, attraverso immense e
sconosciute gallerie che sotto la profondità degli oceani collegavano il
Continente di Atlantide con alcuni determinati punti del grande Regno di Shamballa,
o “recuperati da Carri di Fuoco (Vimâna)” provenienti dallo Spazio, gli uomini
giusti della Terra che praticano il Bene, gli umili di cuore, che sono “il sale
della Terra” e i sani di mente e cuore che costituiscono il tesoro permanente
dell'intelligenza umana, devono essere salvaguardati e protetti dal male
che affligge il grande insieme planetario, cioè sono i semi vivi dei beni
immortali dello Spirito qui sulla Terra, la garanzia suprema della
perpetuazione dei Misteri di Shamballa attraverso le età.
Ne consegue oltre agli UFO che provengono dallo spazio e che
sorvolano i nostri cieli, dobbiamo considerare anche i Vimâna, degli abitanti
del regno sotterraneo, che vengono spesso avvistati anche nelle profondità
marine.
Nel marzo 1942, tre mesi dopo che gli Stati Uniti erano
stati trascinati nella Seconda Guerra Mondiale, il Presidente Franklin D.
Roosevelt trovò il tempo di ricevere alla Casa Bianca, a Washington, una
giovane coppia: David e Patricia Lamb. La coppia era appena tornata a casa a
Los Angeles, California, dopo un viaggio di quasi un anno nello stato messicano
di frontiera del Chiapas. Il loro ritorno in America era stato preceduto dalla
notizia che avessero scoperto una tribù di indios molto agguerriti, di bassa
statura, di pelle chiara, che erano i guardiani di una vasta rete di gallerie
sotterranee. Il Presidente Roosevelt aveva manifestato per questa storia lo
stesso profondo interesse degli altri suoi connazionali, o forse ancora di più,
poiché il suo lontano cugino, il defunto Presidente Theodor Roosevelt, era
stato un esploratore appassionato del continente americano nel periodo
precedente e seguente gli anni in cui era stato in carica. Il Presidente sapeva
che il suo predecessore aveva guidato una spedizione in Sud America nel 1914, e
che nel corso di quella esplorazione aveva raccolto leggende su una rete di
gallerie che correva sotto il continente e nella quale si diceva fossero state
nascoste grandi quantità d'oro. Una vecchia guida aveva detto a Theodor
Roosevelt che si credeva che questi tunnel fossero sorvegliati da una strana
razza di indios che attaccavano con grande ferocia chiunque si avvicinasse. La
possibilità che questi potessero essere gli stessi «guardiani» incontrati dai
Lamb intrigò il Presidente e lo indusse a invitare la coppia alla Casa Bianca.
Trascorsero insieme un'intera ora. Questi misteriosi guardiani, dissero i
coniugi Lamb, appartenevano alla tribù dei Lancandones, un gruppo di indios che
erano vissuti nella giungla per generazioni e di essere i custodi di un “Grande
Tempio” dove dimoravano “Gli Antichi” che essi adoravano. A nessun estraneo era
mai stato permesso di avvicinarsi a quel luogo sacro ed essi avrebbero ucciso
chiunque osasse farlo. Nelle gallerie sotto la città sorvegliata dai
Lancandones, si diceva fossero state nascoste delle lamine d’oro massiccio
sulle quali era stata incisa in geroglifici la storia degli antichi popoli del
mondo.
De Bourbourg[3]
scrisse che questi piccoli nativi dalla pelle chiara[4]
apparivano di quando in quando nei pueblos di frontiera e nei distretti del
Chiapas e del Guatemala occidentale per fare baratti. Tuttavia, quando qualcuno
cercava di seguirli nella “grande città di pietra” dove si diceva vivessero,
veniva implacabilmente ucciso. Il Presidente Roosevelt rimase affascinato
dall'incontro con i Lamb, ma né il Capo dello Stato né la coppia potevano dire
con certezza se la città perduta esistesse davvero o se le leggende sui tunnel
sotterranei fossero vere.
Nel libro di de Bourbourg, narrando un viaggio di Votan, il
semidio messicano descrive un passaggio sotterraneo che correva sotto terra e
terminava alla radice del cielo, aggiungendo che questo passaggio era una Tana
Di Serpente, “un ahugero de colubra”; e che vi fu ammesso perché era lui
stesso “un figlio di serpenti”, cioè un Sapiente. Vi sono due categorie di
Serpenti, quelli cui Gesù si riferiva dicendo siate Saggi come i Serpenti, e
quelli seguaci del Fuoco Oscuro della materia, gli stregoni e negromanti. Lungo
la grande strada che conduce a Cuzco si erge una grande montagna il Tambococco,
nella quale si trovano tre gallerie, quella centrale è detta “la ricca” perché
un tempo era ornata da pietre preziose. Dalla prima galleria Viracocha fece
uscire gli indios detti Maras, dalla terza fece uscire gli Indios Tocco, da quella
centrale i sovrani di quelle terre quattro fratelli e quattro sorelle. Si
chiamarono Inca che vuol dire re e Capac che vuol dire ricco, inoltre vi sono
indizi secondo cui essi avessero una carnagione quasi rosea, e fossero di
statura superiore alla media. Il mito narra la fuoriuscita da gallerie
sotterranee di popoli salvati dalla furia del diluvio atlantideo.
Quando Cuzco era la
capitale del Perù, vi era un tempio del sole famoso per la sua magnificenza. Il
tetto era di spesse lastre d’oro, e le mura erano coperte dello stesso prezioso
metallo. Sul muro occidentale gli architetti avevano praticato un’apertura in
tal modo che, quando i raggi del sole la raggiungevano, venivano concentrati
nell’interno dell’edificio. Stendendosi come una catena d’oro da un punto
luminoso a un altro, facevano il giro delle pareti illuminando i severi idoli e
rivelando certi segni mistici, invisibili in altre ore. Solo comprendendo
questi geroglifici — identici a quelli che si possono vedere oggi sulla tomba
degli Inca — si poteva apprendere il segreto della galleria e delle vie che vi
portavano. Fra esse ve ne era una nelle vicinanze di Cuzco, oggi nascosta e
impossibile a scoprirsi. Questa porta direttamente a un’immensa galleria che va
da Cuzco a Lima e poi, volgendo a sud, entra nella Bolivia. A un certo punto
incontra una tomba reale. Entro questa camera sepolcrale sono abilmente
disposte due porte, o meglio due enormi lastre che girano su cardini e si
uniscono così perfettamente da non potere essere distinte dalle altre parti
della muratura scolpita con segni segreti la cui chiave è nelle mani di custodi
fedeli. Una di queste lastre girevoli copre l’ingresso meridionale della
galleria di Lima, l’altra l’ingresso settentrionale della galleria della
Bolivia. Quest’ultima, volgendosi a sud, passa per Trapaca e Cobijo, perché
Arica non è lontana dal piccolo fiume chiamato Pay’quina, che segna il confine
fra il Perù e la Bolivia. (H. P. Blavatsky Iside Svelata, I).
Una credenza locale vuole che Cuzco e Tiahuanaco siano
collegate da una lunga galleria di oltre 300 km . L’ingresso della galleria viene
rivelato solo in momenti particolari quando i raggi del sole colpiscono uno dei
muri del Tempio del Sole, facendo apparire la mappa di un labirinto di tunnel
sotterranei. Un austriaco, il dottor Tschuddi, parlò di “strade sotterranee
che si estendevano in tutta la regione, a volte allargandosi a formare grandi
sale accuratamente costruite asserendo
di averne visitato alcuni tratti purtroppo ostruiti”. E l’archeologo
Kauffmann Doig dichiara che la Porta del Sole di Tiahuanaco “potrebbe celare
l’ingresso di uno smisurato tunnel”. Il gesuita Agnelio Oliva (1572-1642)
registrò le parole di un antico cantore quipu, cioè che la vera Tiahuanaco
era una città sotterranea che superava ampiamente quella in superficie per
dimensioni; si credeva che esistessero quattro gallerie di ingresso ai
sotterranei.
Com'è noto, Pizarro fece prigioniero l'imperatore Atahualpa
e dichiarò che, gli avrebbe reso la libertà solo se gli fossero stati
consegnati tutti i tesori degli Inca. Prima di prendere una decisione, la sposa
del sovrano consultò (almeno così si dice) l'oracolo solare e, saputo che il
coniuge sarebbe stato, comunque assassinato, si suicidò, dopo aver ordinato che
le ricchezze a cui gli ingordi Spagnoli tendevano fossero nascoste. Dove? In
gallerie più sicure che fortezze scavate nel cuore delle montagne e sigillate
da misteriosi geroglifici in sotterranei costruiti nella notte dei tempi da una
razza scomparsa.
Le stesse gallerie che si aprirebbero dal Titicaca non solo
verso il Descabezado Grande, ma in parecchie altre direzioni, disegnano
costellazioni note e ignote. Lo afferma lo scrittore W. McCarthy, riferendosi
ad autorevoli cronisti iberici, fra cui Cieza de León.
Lo storico Garcilaso de la Vega (1539-1616), racconta di
essere disceso in gallerie scavate sotto la laguna di Urcos, fra Cuzco e il
lago Titicaca, si tratta forse delle gallerie delle quali Viracocha sarebbe
“salito al cielo un enorme Serpente d’oro” secondo le tradizioni locali?
Il grande viaggiatore francese Alcide d'Orbigny», riferisce,
dal canto suo, Simone Waisbard, notò, nel secolo scorso: "Si vedono
dappertutto [nei pressi del lago] bocche sotterranee".
Sull'enigmatico lago Titicaca, incontriamo qualcosa di più,
vediamo nelle parole rivolte dall'imperatore Atahualpa a Pizarro: “Ecco
l'impronta lasciata dal Sole (in Figlio del Sole) quando prese lo slancio per
salire al cielo”. Di quale impronta si tratta? “di
un'enorme bruciatura sulla pietra”, apprendiamo dai cronisti della Conquista.
Le tradizioni parlano di una casta superiore di uomini
bianchi stabilitisi nelle Ande. Pedro Pizarro, cugino del Conquistador, scrisse
nel 1571 che:
Le donne nobili del
lago Titicaca sono belle da guardarsi. I capelli degli uomini e delle donne sono
biondi e qualche individuo ha la pelle più chiara degli spagnoli. Gli indios
pretendono che si tratti dei discendenti degli idoli (Dèi).
Sebbene sia impossibile fornire cifre precise, si è
calcolato che quando arrivarono gli spagnoli c’erano più di dieci milioni di
Inca, e già nel 1571, appena quarant’anni dopo, la popolazione si era ridotta a
non più di un milione di persone. Possibile che fossero tutti morti in così
breve tempo, e se non è così dove si nascosero gli indios? “In gallerie più sicure che fortezze, in
sotterranei costruiti migliaia d’anni or sono da una civilissima razza
scomparsa - risponde l’archeologo inglese Harold Wilkins, gallerie scavate nel
cuore delle montagne e sigillate da misteriosi geroglifici e di cui si dice a
un solo un Inca per ogni generazione è permesso di conoscere il significato”.
Nel suo libro Il Grande Ignoto Eric Norman ipotizza
che molti Inca non morirono, ma scomparvero semplicemente nel sottosuolo. Egli
scrive: “Coloro che credono alla teoria della Terra Cava affermano che un gran
numero di Inca, con i propri tesori, scomparve in un gigantesco tunnel che
conduceva nelle viscere della terra”.
Il cronista iberico alla fine del 1.800, Gonzales de La
Rosa, riportò un’interessante testimonianza di Catari (un indio peruviano che
visse nel XVI sec. e che rivelò ai gesuiti molte antiche tradizioni, poi
trascritte e conservate nelle Biblioteche Vaticane) che raccontò:
Il nome primitivo di
Tiahuanaco era Chucara (Dimora del Sole). La città era interamente sotterranea
e ciò che esisteva in superficie era il cantiere per tagliare le pietre e il
villaggio degli operai. Si penetrava nella città da entrate diverse e l'ultima
popolazione ad averla abitata non erano gli Aymara ma i Quechas.
Un documento risalente al 1753 (oggi denominato manoscritto
512), scritto dal religioso J. Barbosa, e diretto al Viceré del Brasile Luis
Peregrino de Carvalho Menesez (che tutt’oggi si conserva nella biblioteca
nazionale di Rio de Janeiro, sezione manoscritti, opere rare), descrive il
viaggio dell’avventuriero Francisco Raposo nel XVIII secolo, che s’inoltrò
nelle foreste del centro del Brasile. Dove scoprì tracce di un’antica civiltà
perduta situata nella Sierra do Roncador, in cui pare ci fosse un ingresso
segreto che portava a un mondo sotterraneo. Percy Harrison Fawcett nato in
Inghilterra nel 1867 convinto della veridicità del documento decise
d’intraprendere una spedizione alla ricerca della città perduta narrata da
Barbosa nel documento 512 e insieme a suo figlio Jack (nato nel 1903), e all’amico
Raleigh Rimmel s’inoltrò nella selva vergine.
Durante queste avventurose spedizioni, Fawcett venne in
contatto con numerose tribù di nativi e si convinse che la città perduta (che
lui denominò Z), dovesse trovarsi nella Serra do Roncador, un’immensa zona
montagnosa e forestale, quasi del tutto inesplorata, che si estende per circa
300 km da nord a sud tra i fiumi Xingù e Araguaia (affluente del Tocantins).
Dopo di ciò non si seppe mai più nulla né di Fawcett, né degli altri due
partecipanti alla spedizione.
Nella Serra do Roncador, soprattutto di notte, gli UFO
vengono avvistati in abbondanza. Il nome Roncador (ronzio) deriva dal fatto che
il vento produce strani ronzii sibilando nelle rocce della zona. La montagna ha
ricevuto il nome di Roncador per il suono che in certi momenti emana dalle sue
viscere, simile a un russare grave e forte che riecheggia nella savana. Un tale
fenomeno è spiegato a causa dell'incontro dei forti venti della regione con le
immense pareti massicce delle montagne. Tuttavia, c'è chi sostiene che il
rumore provenga da manovre UFO che sorvolano la regione.
Nelle vicinanze di Serra do Roncador, a Barra do Garças,
così come in altri luoghi della regione, ci trovano figure enigmatiche incise a
bassorilievo sulle rocce e sulle pareti delle montagne, che sono per lo più
disegni composti da simboli circolari a forma di dischi concentrici. La serie
più significativa di iscrizioni si trova su una grande pietra attualmente
esposta in una piccola piazza, vicino al fiume Araguaia. A Barra do Garças, si
narrano racconti antichi che parlano dell'esistenza di civiltà che abiterebbero
l'interno del Roncador ai passaggi sotterranei che collegherebbero il Brasile a
Machu Picchu, in Perù. Si afferma che esista una città sotterranea chiamata
Matalir Araracauga.
Le iscrizioni rupestri brasiliane, d'altra parte, sono
accompagnate da resoconti indigeni di creature provenienti dalle stelle, come
ci dicono le tradizioni orali di Bororo, Xavante e Caiapós. Ad ogni modo, Barra
do Garças è considerata una porta d'accesso alla Serra do Roncador e lì è
comune sentire dagli indiani, che vivono nella loro area urbana o rurale,
rapporti di contatti con creature non umane o presumibilmente extraterrestri,
che chiamano esseri delle stelle. ”Gli Xavantes, in particolare, parlano degli
Iuë-uptabi,“ gli incantati ”, entità o dei che vagano per le foreste e
risiedono in profonde caverne, che gli indiani rispettano molto. C'è una grotta
in cui gli indigeni entrano solo fino alla prima galleria, non rischiando di
andare oltre perché temono quello che possa esserci dentro. Secondo loro, ci
vivrebbe "gente strana" e chi osa entrarvi non torna.
Timothy Paterson (1935-2004) il pronipote di Fawcett, era
convinto che suo zio avesse trovato l’entrata segreta che lo avrebbe condotto
ad un mondo sotterraneo sconosciuto sotto il controllo del Tempio di Ibez. La
Sierra do Roncador uno dei luoghi sacri del mondo, sarebbe una di porta
d’accesso. Gli abitanti sarebbero i discendenti di Atlantide.
Timothy Paterson scrisse “Il tempio di Ibez” dove si parla della “Ciudad de los Césares”
(Città dei Cesari). Si dice che essa sia
nascosta in una valle dell’alta cordigliera delle Ande. Tale città ha una
grande qualità magica per cui è visibile a pochi cercatori scelti, ma
invisibile a tutti gli avventurieri indesiderabili.
Nel 1978, quando si recò per la prima volta nelle foreste
brasiliane del Mato Grosso, si rese conto che ancora il nome dello zio era
pronunciato con venerazione dagli indios. Lì incontrò il "Grande
Vecchio", un ultra-novantenne che conosceva tutti i segreti della foresta che
gli parlò di Curupira, il terribile Guardiano di soglia spirito della morte,
chiamato anche il "Drago Nero", che sarebbe vissuto nel tempio di
quel luogo misterioso, chiuso da un muro di rocce basaltiche, che Fawcett
chiamava Zed, ma che il vecchio chiamava Ma-Noa.
Secondo il Grande
Vecchio quella parete (muro di basalto) avrebbe nascosto i resti di un mondo
scomparso, perché contro di essa si sarebbe arrestata la furia di un antico
vastissimo cataclisma, forse un diluvio. Terminò dicendo che lì avvenne il
"grande sbarco.
Ancora oggi, i misteri del luogo sono fortemente custoditi
dagli Xavantes, che vivono nella regione e hanno diversi luoghi sacri che non
possono essere visitati dall'uomo bianco senza che lui sia accompagnato da
alcun membro della tribù. Tra questi luoghi c'è una grotta in cui gli indigeni
entrano solo fino alla prima galleria, senza rischiare oltre, poiché temono ciò
che possa essere più in basso della montagna. Secondo loro, "persone strane"
vivrebbero nelle profondità del luogo e chiunque osa entrarvi non torna. Un
altro luogo considerato sacro è Lago a Encantada, nelle cui acque c'è una
totale assenza di vita. Alcuni indiani ci nuotano persino dentro, ma non si
sono avventurati a immergersi molto in profondità, perché hanno paura di essere
risucchiati da qualche forza invisibile e di non tornare mai in superficie.
Secondo gli anziani di un villaggio vicino, la laguna sarebbe l'ingresso delle
“dimore degli Dèi”, dove le luci s’immergono per poi uscire dall'acqua verso le
stelle. https://ufo.com.br/artigos/seriam-apenas-mitos.html
Esistono gallerie nel Tibet e nel Brasile che sono in
comunicazione con il mondo interno. Il Brasile e il Tibet sono due paesi di
vitale importanza perché i loro abitanti hanno una particolare attrazione per
la popolazione del mondo interno.
In Azerbaigian, una spedizione sovietica il cui scopo era la
ricerca dell’origine di quelle manifestazioni, attribuite alla presenza di gas
sotterranei, ha fatto una scoperta sensazionale. Gli speleologi sovietici si
sono calati a più riprese in quelle cavità, senza tuttavia riuscire a trovare
le aperture di numerosissime gallerie minori che si perderebbero nelle viscere
della Terra. La presenza di graffiti e resti umani ha indotto dapprima a
pensare a una loro origine preistorica; in realtà le ossa si rivelarono
assai posteriori ai disegni. Ulteriori esplorazioni portarono alla scoperta di
una fitta rete di collegamenti
sotterranei, con “piazze”, pozzi, nicchie e canali ... che teoricamente
avrebbero potuto collegarsi ad altri cunicoli ... per spingersi fino alle
gallerie sotterranee del deserto del Gobi...
Ishmonia la città
araba vicino alla quale sta sepolta nel deserto quella che viene chiamata “la
città pietrificata”. La leggenda parla di immense sale, di camere sotterranee,
di passaggi segreti e di biblioteche che vi sono nascoste. Gli Arabi temono di
avvicinarvisi dopo il tramonto.
Narrava H.P.
Blavatsky che le regioni ora desolate e prive d’acqua del Tarim – un
vero deserto nel cuore del Turkestan – erano anticamente coperte da città
ricche e fiorenti. Ora poche oasi verdeggianti ne interrompono la spaventosa
solitudine. Una di queste, che sorge sul sepolcro di una grande città
inghiottita e sotterrata dal suolo sabbioso del deserto, non appartiene ad
alcuno, ma è spesso visitata da Mongoli e da Buddisti. La tradizione parla
anche di immense dimore sotterranee, di grandi corridoi pieni di
laterizi e cilindri.[5]
Sul canale YouTube Disclose Screen, Neal Evans ha mostrato
agli utenti iscritti la straordinaria scoperta fatta grazie ad una particolare
funzione di Google Earth. Com’è possibile osservare dal video caricato su You
Tube, Evans mostra che selezionando l’apposita opzione ‘Acqua’ si trovano delle
linee rette che partono dalla regione Antartica. Altre si trovano nei pressi
del Sud America e dell’Australia e la loro forma lascia suggerire che non si
tratti di faglie (altrimenti le linee non sarebbero rette). L’opinione di Neal
Evans che tali linee potrebbero essere la dimostrazione della presenza nelle
profondità marine di tunnel sotterranei scavati dall’uomo.
La più importante costruzione sotterranea menzionata nella descrizione
delle origini della Frammassoneria è quella costruita da Enoch. All’inizio del
libro è stato scritto che l’antidiluviano Enoch è il corrispondente occidentale di Asura Mâyâ degli
indù. Il patriarca Enoch è condotto dalla Divinità, con l’assistenza di
suo figlio Matusalemme, costruisce nella terra di Canaan, “nelle viscere della montagna”,
nove sale sul modello di quelle che gli erano state mostrate in visione. Ognuna
aveva un tetto ad arco, e l’apice di ognuna formava una chiave di volta con
iscritti i caratteri mirifici. Quando Enoch terminò la costruzione di questo
Tempio sotterraneo, Dio gli apparve di nuovo e gli disse:
Tu metterai una botola
di pietra in alto sulla Prima Arcata, che possa essere sollevata con l'aiuto di
un anello di ferro. Essa servirà, quando arriverà il momento, poiché sono
costretto a sterminare tutto ciò che vive sulla terra.
Quando le Nove Arcate o Volte furono terminate e chiuse,
nessuno poteva penetrarvi. Solamente Enoch conosceva ciò che contenevano le
Arcate e lui solo conosceva la vera pronuncia del Grande Nome Divino. La botola
è simbolicamente la chiusura che impedisce alle acque del diluvio inondare il
mondo sotterraneo.
Questa leggenda oltre al significato simbolico dei nove
archi, allude a immense sale situate nella profondità della montagna che non è
nella terra dei discendenti di Seth figlio di Canaan. L’intera tavola genealogica del decimo capitolo del Genesi si
riferisce a eroi mitologici. Nella terra di Canaan dimoravano gli Anakes o Anakim descritti come
Giganti, cioè antidiluviani.
Le camere sotterranee del Labirinto Egizio presso il lago di Meri descritto da Erodoto e poi
da Strabone erano realizzate sul
modello matematico delle camere e dei passaggi tortuosi del regno sotterraneo.
Sugli antichi
sigilli cilindrici sumeri vengono descritti gli Annunaki e
il loro rifugio segreto:
“un luogo sotterraneo
[…] al quale si accede attraverso un tunnel, e il suo ingresso è nascosto da
cumuli di sabbia e da ciò che essi chiamano Huwana […] i suoi denti sembrano i
denti di un drago e la sua testa è come quella di un leone”.
I testi sumeri descrivono in dettaglio la Sfinge che si
trova sulla Piana di Giza. Si ipotizza che la Sfinge, oltre ad essere ancora
più antica delle Piramidi stesse, sia stata eretta come protettrice delle
Piramidi e del sistema sotterraneo di gallerie.
Lo storico romano Ammiano Marcellino (330/332 d.C. – 397
d.C. circa) conferma l’esistenza di passaggi sotterranei presso la Piana di
Giza:
Iscrizioni che gli
antichi affermavano essere state incise sulle mura di certe gallerie e passaggi
sotterranei si trovavano in questi Tunnel Sfinge (Giza) luoghi segreti e sicuri
per impedire che le conoscenze antiche venissero perdute durante il Diluvio
Universale.
Ecco quanto narra
Vicente Beltrán Anglada, nel libro “I Misteri di Shamballa”.
Il giorno in cui potei
introdurmi in una di quelle misteriose gallerie sotterranee, ero accompagnato
da R., mio amico indù, un Iniziato agli alti misteri della Loggia e un valoroso
collaboratore dell'opera del Maestro. Ciò avvenne molti anni fa, ma conservo di
quell'esperienza mistica di Shamballa un ricordo incancellabile... Le pareti di
quella galleria attraverso la quale eravamo penetrati, brillavano intensamente,
riflettendo un'intensissima luce bluastra ma che, curiosamente, non feriva le
mie percezioni visive. Non era emanata apparentemente da nessuna lampada, il
che non mi lasciò indifferente, anche se non feci nessuna domanda per rispetto
alla mia illustre guida che, come se mi avesse ascoltato, mi disse sorridendo.
Questa Luce è della stessa sostanza dell'etere, la sostanza
primordiale che riempie tutti gli universi, la quale, in questo livello dove ci
troviamo, emette una sostanza radiante completamente sconosciuta agli
scientifici del mondo, che illumina tutti i corpi che riescono a introdursi in
questo livello o che formano parte del suo contenuto. La luce elettrica
utilizzata nel mondo fisico deve essere canalizzata o distribuita per mezzo di
cavi e complicati sistemi di conduzione. Tuttavia, nei livelli sottili del
piano fisico, la luce è prodotta da una folgorazione dell'etere o materia radiante
e costituisce la base dell'illuminazione in tali livelli. Il tono bluastro di
questa irradiazione che percepisci è una caratteristica radioattiva del
sottopiano eterico in cui ci troviamo.
Ellora, Elephanta, Karli ed Ajanta non potrebbero essere
costruite su passaggi e labirinti sotterranei, come si dice? E naturalmente non
alludiamo alle grotte che tutti gli europei conoscono, o che hanno visto, o per sentito dire,
nonostante la loro immensa antichità sia pure contestata dall’archeologia
moderna. H.P. Blavatsky scrive
nella Dottrina Segreta che è un fatto noto ai Bramani iniziati
dell’India, e specialmente agli Yogî, e cioè che non c’è un tempio-caverna, in
tutto il paese, che non abbia i suoi passaggi sotterranei che corrono in tutte
le direzioni, e che queste caverne e corridoi sotterranei senza fine e che corrono in tutte le direzioni e a loro
volta infinite diramazioni hanno, a loro volta, le loro caverne e
corridoi. Tali accessi sono
protetti in diversi modi, alcune entrate talvolta sono rese inaccessibili da
miasmi di gas letali ed altri passaggi sono resi invalicabili da campi
energetici che hanno il potere di allontanare forme vitali non desiderate. I
Veda parlano di alcune di queste principali entrate: si trovano in Asia, in
Tibet, nel Karakorum e nel Pamir. Oltre alla regione di Gaya, nel sud
dell’India, ne troviamo tra le montagne Vindya, a Tirupati, vicino alla collina
di Arunachala e le Nilgiri (le Montagne Blu). Si dice che un ingresso è nella
cordigliera delle Ande.
Nel 1963 uscì un libro, La Caverna degli Antichi dove
si narra che il giovane monaco Rampa viene portato dal Lama Mingyar Dondup in
una caverna nascosta usata come un deposito ricolmo di macchine e tecnologie di
avanguardia.
Restammo in piedi a
osservare, silenziosi e spaventati, lo spettacolo che si apriva davanti ai
nostri occhi: cose da non credere. La caverna sembrava una sala immensa e si
allungava verso l’interno, proprio come se la montagna stessa fosse stata
svuotata. Ovunque c’era luce che ci colpiva violentemente, sparata da una serie
di sfere luminose che sembravano essere sospese nell’oscurità del soffitto.
Nella sala erano stipate numerose
macchine che noi neanche avremmo potuto immaginare...
T. Lobsang Rampa, scrive in “Crepuscolo” che gli abitanti
del mondo interno (sotterraneo) sono gente molto evoluta. Essi sono, infatti, i
sopravvissuti di Lemuria, Mu, Atlantide e di molte altre più antiche civiltà.
La Terra è andata in completa rovina a causa di cataclismi, uragani, meteore ed
altre cose, e spesso la popolazione ne è decimata, mentre nell’interno della
Terra la vita continua serenamente, senza essere scossa dalle cose che accadono
qui da noi, ed in questo modo la loro spiritualità e la loro conoscenza
scientifica ha potuto progredire.
Narra Lobsang Rampa del suo viaggio ad Aghartha.
Silenziosamente
proseguimmo il nostro cammino nel tunnel senza forma. Potevo dire che questo ci
conduceva lentamente verso il basso, nel cuore delle montagne. “Nessuno sa chi
in realtà ha costruito questo passaggio fra le rocce”, disse improvvisamente
Mingyar Dondup. “Fu costruito in tempi così lontani che nulla è rimasto di
quella civiltà, la quale è letteralmente svanita nella polvere del tempo. Neppure
un nome esiste di coloro che calpestarono il suolo di questo pianeta nei giorni
della sua infanzia”.
“Ma questo tunnel «fu
costruito» con moderne tecniche, Maestro?”, dissi sfregando la mano sulla
parete liscia. “Nessuno poteva fare ciò se non in questi ultimi anni”… “No,
nessuna tecnologia umana costruì questo tunnel amico mio”, sorrise il Lama.
“Questo tunnel e migliaia di altri simili sparsi per il mondo, erano qui e di
già antichi quando i primi uomini uscirono dall’Africa. In effetti, questo particolare
passaggio, si trovava qui prima ancora delle montagne che gli sono sopra. È
fatto di una sostanza che può tendersi e modellarsi qualora la Terra dovesse
subire spostamenti e flessioni da parte della pressione tettonica.” “Dove
conduce?” “Questo tunnel è l’inizio di un lungo viaggio che ci porterà nel
cuore del mondo”, rispose il Lama.
Agartha. Questo nome
mi colpì con una forza che mi tolse il respiro. Questo è il regno sotterraneo
del centro della Terra dove regna il Re del Mondo e dove nessun essere vivente
può alzare lo sguardo.
Antiche scritture chiamate
“Purâna” parlano del mondo sotterraneo. Un commento Puranico ha a che fare con
la narrazione dell’“Avatar Kalki”: alla fine del Kali Yuga, il Kalki Avatar
nascerà nelle migliori famiglie di Bramini della città di Shamballa per annientare
i miscredenti sulla superficie del globo. In seguito, la versione generale Puranica
continua: uomini verranno alla superficie dall’interno del pianeta per ricolonizzare
e dare il nuovo inizio alla cultura vedica. Vale la pena notare che Shamballa è
menzionata nei “Purâna” come una città interna del pianeta; non soltanto nei
“Purâna”, ma anche nella memoria collettiva Tibetana, Shamballa è considerata
una città interna della Terra.
Proseguimmo lungo
questo tunnel senza fine… Mingyar
Dondup Mi parlò di dei e semidei a guardia delle città proibite da ogni intruso
e da tutti gli estranei. Incrociare uno di questi mistici esseri significava
morte certa per tutti i mortali stranieri.
Tuesday Lobsang Rampa narra in “La mia visita alla terra di
Agartha” che un accompagnatore di un popolo abitatore del mondo sotterraneo dal
nome fittizio Leo spiegò che i tunnel che
stavano percorrendo furono scavati nella roccia molto più tardi di quelli
vetrosi e che erano più diretti verso Agartha.“I tunnel vetrosi non furono
fatti per chi andava a piedi”. In realtà, ci disse Leo, furono costruiti per il
trasporto di gente e vettovaglie dalla superficie alle città interne usando
antiche macchine volanti chiamate Vimâna.
Persino le nostre
leggende si perdono in tal senso. Mi meravigliava il pensiero di guardare
quelle incredibili macchine volanti sparate su e giù per gli antichi tunnel che
uniscono l’interno e l’esterno del mondo. Ora questi passaggi sono per lo più
abbandonati ed inusati, fatta eccezione per coloro che vanno a piedi verso la
superficie attraverso le uscite nascoste.
Leo disse che ci sono ogni tanto avvistamenti di strani veicoli che
volano su e giù per i tunnel simili ai dischi volanti visti sulla Terra. Nel
tunnel, gli avvistamenti sono per lo più considerati folclore. Tuttavia non mi
sorprenderebbe se i recessi più profondi del pianeta celassero coloro che sanno
fare uso dell’antica tecnologia.
T. L. Rampa riferisce quanto gli venne detto cioè che non avevano
idea a quale data risalivano questi tunnel, sapevano però che esistevano già
quando i primi abitanti arrivarono nel sottosuolo, pertanto devono essere
incredibilmente antichi. La tradizione misterica afferma che furono costruiti
dai Titani della Terza Razza Radice.
Il Maestro Mingyar Dondup narra al suo giovane discepolo T.
L. Rampa l’esistenza di caverne
sotterranee dove sono custodite macchine frutto di un civiltà scientificamente
progredita risalenti ad un lontanissimo passato. Migliaia e migliaia di anni
fa, in questo mondo esisteva una civiltà progredita, gli uomini sapevano volare
e a bordo di macchine sfidavano la gravità. Gli uomini erano in grado di costruire strumenti che potevano imprimere
delle idee nelle menti di altri uomini, idee che potevano apparire come vere e
proprie immagini. Conoscevano la fissione nucleare e alla fine fecero esplodere
una bomba che rovinò il mondo ... Esiste una stanza (caverna) simile in un
posto chiamato Egitto e un’altra stanza con macchine identiche in un altro
posto chiamato Sud America. Io le ho viste e so, dove si trovano. Queste stanze
segrete furono occultate da popolazioni antiche in modo tale che le loro
creazioni potessero essere trovate da una generazione futura al momento giusto.
Una testimonianza “pesante”, perché proviene dall'ambiente
militare USA, è quella del Colonnello Billie Faye Woodard, dell’Aeronautica
militare: dopo avere lavorato al Pentagono, iniziò il suo servizio all’Area 51,
Nevada, nel 1971.
Appena arrivato
all’Area 51, fui istruito sull’esistenza di tunnel sotto questo sito e subito
dopo incontrai molti degli Operatori degli Shuttle Sotterranei che hanno una
statura di poco oltre i quattro metri. Questi tunnel che attraversano il mondo,
sono stati costruiti da una specie di esseri che sono esistiti qui prima di
noi, molto tempo fa. Gli operatori prima menzionati che hanno una statura di
oltre 4 metri, hanno un aspetto come il nostro, ma molto più evoluto, e parlano
attraverso la telepatia (deve essere lo stesso tipo di esseri che descrive
Rampa). Gli uomini hanno sia la barba che no e la pelle delle donne è perfetta,
hanno davvero una carnagione perfetta, chiara. Essi sono preoccupati per noi
creature umane in quanto vedono da chi siamo capeggiati. Ci sono sette civiltà
che risiedono nella Terra Interna – le quali sono governate dai principi
dell’armonia. Essi capiscono e parlano tutte le lingue della terra. La loro
comprensione della conoscenza medica è fenomenale.
I Muri dei Tunnel sono
molto lisci: hanno quello che può sembrare una finitura marmorea che è fatta di
una sostanza metallica impenetrabile; la superficie dei muri non può essere
penetrata né da un trapano al diamante né da un laser. I tunnel sono larghi
abbastanza per guidare 2 macchine di 5,5 metri da lato a lato.
Partendo dall’Area 51,
uno shuttle va fuori nell’Oceano Pacifico – 560 chilometri a ovest di Monterey
– dove c’è una piramide; un altro shuttle va all’impianto del Monte Cheyenne.
La lunghezza di uno shuttle grande è circa 400 metri. Gli abitanti dell’interno
si avvalgono di queste macchine – un enorme contenitore per trasportare rapidamente
un grande numero di persone/esseri/qualsiasi cosa. Il materiale di cui sono
fatti gli shuttle è la stessa sostanza di cui era costituita la parte esterna
dell'astronave caduta a Roswell. Gli shuttle si muovono attraverso l’energia
elettromagnetica utilizzando le linee della griglia della Terra.
Il colonnello Billie Faye Woodard e T.L. Rampa
concordano per descrivere tunnel vetrosi lisci con superficie che non può
essere forata e che al loro interno viaggiano veloci mezzi tipo shuttle. Gli
uomini che guidano questi apparecchi sono molto alti 4 m, proprio com’era
descritta la stura dei giganti antidiluviani, cioè gli atlantidei.
Dopo il primo grande inabissamento della parte centrale del
Quarto Continente o Atlantide, i custodi della Buona Legge, i Maestri di
Saggezza dei Misteri di Ibez e
di Shamballa con una parte dell’umanità più evoluta decisero di scomparire dal
mondo esteriore ritirandosi sottoterra, in innumerevoli caverne in luoghi
inaccessibili e protetti da ogni possibile intrusione.
I poeti e i saggi guardiani della fede segreta
nascosero le loro torce accese
nei deserti, nelle catacombe e nelle caverne.” Valery Briusov
T. Lobsang Rampa, scrive in “Agartha” che questo è il regno
sotterraneo dove regna il Re del Mondo e dove nessun essere vivente può alzare
lo sguardo verso di Lui. Nei Purâna indù è scritto che gli uomini verranno alla
superficie dall’interno del pianeta per ricolonizzare e dare il nuovo inizio
alla cultura vedica. Vale la pena notare che Shamballa è menzionata nei
“Purâna” come una città interna del pianeta; non soltanto nei “Purâna”, ma
anche nella memoria collettiva Tibetana, Shamballa è considerata una città
interna della Terra.
“Contempla”, disse il
Maestro Mingyar Dondup in magnificenza, “la Sacra Agartha.” Molti credono che
Agartha sia una città situata al centro della Terra. Agartha è, in realtà, il
nome di una grande Terra e non di una singola città. Qui risiede il potere
cosmico delle terre. Tutti i poteri della materia, dell’energia e delle
dimensioni tempo-spazio, conseguiti dalle creature viventi, originano da questa
fonte cosmica…
La capitale di Agharti
è la città eterica di Shamballa la quale è la più elevata espressione di questa
civiltà interna e vibra su frequenze astrali. Qui è concepita e istituita
l’idea creativa ed il programma astrale per le Terre in evoluzione. A Shamballa
dimorano straordinari esseri che vibrano alle più alte frequenze dell’Universo.
Essi sono esseri liberi, padroni della vita. Essi costruiscono il destino.
Guarda attorno a noi,
Lobsang, disse il Maestro Mingyar Dondup allargando le braccia, esseri da tutti
i mondi e da tutti i tempi sono convenuti insieme, in quest’unico punto,
nell’infinito tempo e spazio. (T. Lobsang Rampa, Agartha http://www.tuesdaylobsangrampa.it).
Mingyar Dondup ci dice che Agartha è il nome di un regno
sotterraneo non di una singola città
sotterranea, mentre Shamballa è la sua capitale che però non dimora in materia
densa bensì eterica, lì risiedono il Re del Mondo e i suoi collaboratori.
Anche il greco armeno George Ivanovich Gurdjeff descrisse un
intricato intreccio di caverne abitate, nelle montagne caucasiche e nelle
grandi caverne calcaree del Syr Darya in Turkestan, che da migliaia di anni
ospitano una segretissima comunità esoterica di grande saggezza.
Nel Kanjur e nel Tanjur, testi antichissimi tibetani, si fa
riferimento molte volte a Shamballa e viene citata come un centro di energia
cosmica. Si crede che abbia tre piani di esistenza differenti che corrispondono
a tre piani di differenti vibrazioni. Nel primo esiste una vallata molto verde,
una zona paradisiaca dell’Himalaya abitata da persone che hanno già terminato
il proprio ciclo di reincarnazioni sul pianeta Terra. Nel secondo livello si
incontra la Terra cava, il mondo sotterraneo che è abitato dai discendenti
degli ultimi sacerdoti di Atlantide che penetrarono in quella Terra cava nel
momento stesso dell’ultima catastrofe sofferta da questa civilizzazione. Il
terzo livello di Shamballa è un piano eterico, un mondo incredibilmente bello
composto solo di luce in cui dimorano gli Esseri di Luce i Maestri dello
Spirito per l’umanità. “Shamballa è il centro vitale della coscienza
planetaria”, è il più grande agente di ricezione del pianeta, riceve energia da
diverse Entità solari ed extrasolari, e da centri di vita potenti ed
energetici.
Dal Tibet attraverso il Kun Lun, attraverso l’Altyn-Tag e il
Turfan; “l’orecchio lungo” conosce i passaggi segreti. Quanta gente è stata in
questi cunicoli e spelonche. La tradizione popolare dell’antica Russia descrive
un luogo situato nel cuore dell’Asia, denominato in russo Belovodye che
significa acqua bianca. (N. Roerich, Cuore dell’Asia).
Il Regno di Agarthi si estende per vie sotterranee nel mondo
intero fino alle caverne dell’America, quell’antico popolo disparve sotto
terra. La sua capitale, Shamballa, è mitica “Città di Smeraldo”, citata spesso
dai viaggiatori medioevali. Agharti esiste simultaneamente sia sul piano
fisico, sia su un piano di consapevolezza superiore, dove solo pochissimi
illuminati, detti Arhat, hanno la possibilità di accedervi. Dopo la catastrofe
che spazzò via il continente Atlantide, per evitare che il male vi penetrasse,
essa era tenuta isolata dal mondo della superficie da vibrazioni che tendevano ad
offuscare la mente e rendere invisibili le porte di accesso. Ferdinand
Ossendowski, Sven Hedin e tutti quanti che l’hanno cercata non sono riusciti
mai a trovarla ... Agarthi è secondo la tradizione indù retta dal Brahmatma, il
“Chakravarti”, il “Re del Mondo”, che regna per il periodo di un Manvantara,
una delle quattordici ere, la nostra oggi è quella detta del “Cinghiale
Bianco”, da cui è composto un ciclo cosmico.
Ferdinand Ossendowski, nel suo libro “Bestie, Uomini e Dei”
riferisce che un vecchio lama Tibetano gli parlò della visita del “Re del
Mondo” a una lamaseria di Lhasa.
Una notte d’inverno diversi cavalieri entrarono nel
monastero e ordinarono che tutti i Lama si radunassero nella sala del trono.
Poi uno degli stranieri salì sul trono e si tolse il bashlyk, o copricapo, che
gli nascondeva il volto. Tutti i lama si inginocchiarono perché avevano
riconosciuto l’uomo che era stato descritto tanto tempo prima nei documenti del
Dalai Lama, del Tashi Lama e di Bogdo Khan. Era l’uomo cui appartiene il mondo
intero e che ha penetrato tutti i misteri della Natura. Pronunciò una breve
preghiera tibetana, benedisse gli astanti e quindi fece predizioni che
riguardavano il prossimo mezzo secolo. Ciò accadde trent’anni fa, e nel
frattempo tutte le sue profezie si sono avverate.
Mentre pregava davanti al piccolo altare, un’enorme porta
rossa si aprì da sola, le candele e le lampade davanti all’altare si accesero,
e dai sacri bracieri, senza che nessuno li avesse alimentati, si alzarono
volute d’incenso che riempirono la sala. Allora, senza aggiungere altro, il Re
del Mondo e i suoi compagni scomparvero alla nostra vista, salvo le pieghe nel
rivestimento di seta del trono, che si spianarono da sole, come se non vi si
fosse seduto nessuno.
Secondo il racconto del Lama ad Ossendowski, questa fu la
profezia pronunciata dal “Re del Mondo”:
Sempre più popoli dimenticheranno la loro anima e si preoccuperanno solo del corpo. I più grandi peccati e la corruzione regneranno sulla terra. Le persone si trasformeranno in bestie feroci, assetate di sangue e bramose della morte dei propri fratelli. … Allora io invierò un popolo ora sconosciuto che con mani forti estirperà la malerba della follia e del vizio e guiderà coloro che saranno rimasti fedeli allo spirito dell’uomo nella lotta contro il male. Getteranno le basi di una nuova vita sulla terra purificata dalla distruzione delle nazioni… Allora le genti di Agartha lasceranno le caverne sotterranee e appariranno sulla superficie della Terra.
Sempre più popoli dimenticheranno la loro anima e si preoccuperanno solo del corpo. I più grandi peccati e la corruzione regneranno sulla terra. Le persone si trasformeranno in bestie feroci, assetate di sangue e bramose della morte dei propri fratelli. … Allora io invierò un popolo ora sconosciuto che con mani forti estirperà la malerba della follia e del vizio e guiderà coloro che saranno rimasti fedeli allo spirito dell’uomo nella lotta contro il male. Getteranno le basi di una nuova vita sulla terra purificata dalla distruzione delle nazioni… Allora le genti di Agartha lasceranno le caverne sotterranee e appariranno sulla superficie della Terra.
Secondo il vecchio Lama il “Re del Mondo” aveva pronunciato
le sue profezie trent’anni prima; considerando che il libro di Ossendowski fu
pubblicato nel 1923, si può quindi desumere tale avvenimento accadde
all’incirca negli ultimi decenni del 1800.
Secondo i Purâna uomini verranno alla superficie
dall’interno del pianeta per ricolonizzare e dare il nuovo inizio alla cultura
vedica. Shamballa è menzionata nei “Purâna” come una città interna del pianeta;
non soltanto nei “Purâna ”, ma anche nella memoria collettiva Tibetana,
Shamballa è considerata una città interna della Terra.
H.P. Blavatsky afferma che Ellora, Elephanta e le caverne di Ajanta, erano collegate all’Isola
Bianca del Mare del Gobi, con vie sotterranee, queste caverne compaiono nei
dipinti di Roerich. Nel dipinto Ellora è rappresentata una barca che si
appresta a entrare in una caverna ai cui lati sono scolpiti degli elefanti. I
templi di Ajanta (ventinove grotte) sono scolpiti nella roccia a picco sul
fiume. N. Roerich dipinse nei suoi quadri indizi per giungere agli imbocchi delle
vie sotterranee che conducevano sia verso Shamballa, sia verso la mitica Città
del Ponte sepolta dalle sabbie del Deserto del Gobi.
Un Lama, indicò a N. Roerich i cinque picchi del
Kanchenjunga dicendogli: C’è un ingresso
nella terra sacra di Shamballa. Pochi eletti, anche in questo tempo, possono
raggiungere un luogo sacro attraverso cunicoli e sorprendenti grotte di
ghiaccio. Tutta la saggezza, tutta la gloria, tutto lo splendore sono lì
riuniti.
Nel Sikkim, Nicholas Roerich sentì parlare di grandi caverne
e gallerie usate come deposito di documenti e antiche testimonianze. Nelle
catene montuose più deserte, si possono vedere le aperture che portano a questi
passaggi sotterranei. Da lontano si potrebbero scambiare queste aperture per
nidi d’aquila, perché tutto ciò che fa parte del popolo sotterraneo, è
nascosto. Lo scrittore australiano Andrew Tomas[6],
trascorse anch’egli numerosi anni in Tibet, dove apprese che il regno di
Shamballa è situato in una valle protetta da ogni lato da possenti catene
montuose innevate e che i suoi abitanti si ritirano in enormi grotte
sotterranee.
La tradizione Indù parla di caverne sotterrane, dove abitano
i Naga (Serpenti, Draghi), nome dato ai Sapienti, Esseri di Intelligenza
(Manas) e Saggezza. Sotto il Lago di Manasarovar a 4.590 metri di altezza detto
il Lago dei Naga si troverebbero queste enormi caverne. Manasarovar è una combinazione di due parole: Manas cioè mente, e
sarovara significa lago. Tradotto, significa lago della mente.
Nel Sikkim, Nicholas Roerich sentì parlare di grandi caverne
e gallerie usate come deposito di documenti e antiche testimonianze. Lungo le
pendici dell’Himalaya vi sono numerose caverne, e si dice che da queste si
diramino passaggi sotterranei molto al di sotto di Kinchinjunga. Alcuni hanno visto
il portale di pietra che non è stato aperto poiché il momento non è ancora
giunto. I profondi passaggi si inoltrano sino a una splendida valle.[7]
Agli inizi del Novecento, il quotidiano Statesman in India
pubblicò la storia di un maggiore britannico il quale aveva scorto un uomo
alto, vestito leggero e con lunghi capelli, appoggiato su un alto arco, che
scrutava la valle. Accortosi del maggiore, l’uomo balzò giù per un pendio e
scomparve alla vista. N. Roerich indica che alti e scarni individui di pelle
bianca erano stati visti scomparire in gallerie di roccia al giungere di
estranei.
Andrew Tomas[8]
incontrò a Darjeeling nell’Himalaya un uomo colto proveniente dal Sikkim che
gli parlò della cultura dei lama del monastero di Tashi Lumpo a Shigatze dove l’insegnamento
delle scienze antiche è riservato solo a pochi allievi. L’uomo disse di essere
informato del mistero delle cripte sotterranee del Kinchinjunga, affermando
che:
Nel corso dei secoli
vi sono entrati lama, guru e persino qualche europeo. Tutti però, pur avendo
visto molto, hanno parlato assai poco. Nessuno può entrare senza guida o senza
lasciapassare che è piantina in codice. Talvolta si vede un segno inciso sulla
in modo speciale che indica che la porta è vicina. Un vecchio lama mi disse che
le porte rientrano con la massima facilità come se scorressero su cuscinetti.
In genere l’ingresso è sbarrato, subito dopo la porta, da un fuoco freddo
azzurro. Si sa che è terrificante, eppure splendido a vedersi. I lama che lo
devono attraversare: se ben preparati vi riescono, altrimenti muoiono.
Un discorso simile è stato fatto da T.L. Rampa in Agartha. Seguendo la mia Guida, ci avviammo verso
il fondo della caverna dove la luce del fuoco illuminava debolmente. Le pareti
non sembravano diverse dal resto della caverna ma il Lama evidentemente sapeva
che questa parte era speciale, infatti, allungò un braccio e con la mano spinse
forte contro le rocce. Lentamente una pietra che deliberatamente era stata
posta e bilanciata in modo da poter essere con un piccolo sforzo ruotata di
lato, si mosse e rivelò un’apertura nascosta. Facendomi cenno di seguirlo, la
mia Guida superò il portale roccioso ed entrò nel passaggio nascosto. Dopo
essere entrati, la roccia tornò al suo posto e noi ci trovammo immersi nel
buio. Poi mi accorsi che stavo cominciando a vedere forme e figure. Una strana
luce stava lentamente sostituendo l’oscurità. La luce aveva un’estensione molto
bella, formata di sottili colori che mi riportavano alla mente una calda
giornata estiva con un cielo così blu nel quale ti saresti perduto per sempre.
Guardai in alto, aspettandomi di vedere un’apertura verso l’esterno, ma là non
sembrava ci fosse una fonte diretta per questa meravigliosa luce. Sembrava come
se la stessa aria fosse luminosa.
“È così bella”, esclamai
ammirato. “Da dove viene?”. “Questa è la tecnologia di uomini che vissero su
questa Terra molto tempo prima che le creature (che divennero poi umane)
emergessero strisciando anche fuori dal mare”.
Silenziosamente
proseguimmo il nostro cammino nel tunnel senza forma. Potevo dire che questo ci
conduceva lentamente verso il basso, nel cuore delle montagne. “Nessuno sa chi
in realtà ha costruito questo passaggio fra le rocce”, disse improvvisamente
Mingyar Dondup. “Fu costruito in tempi così lontani che nulla è rimasto di
quella civiltà, la quale è letteralmente svanita nella polvere del tempo.
Neppure un nome esiste di coloro che calpestarono il suolo di questo pianeta
nei giorni della sua infanzia”.
“Ma questo tunnel «fu
costruito» con moderne tecniche, Maestro?”, dissi sfregando la mano sulla
parete liscia. “Nessuno poteva fare ciò se non in questi ultimi anni”… “No,
nessuna tecnologia umana costruì questo tunnel amico mio”, sorrise il Lama.
“Questo tunnel e migliaia di altri simili sparsi per il mondo, erano qui e di
già antichi quando i primi uomini uscirono dall’Africa. In effetti, questo
particolare passaggio, si trovava qui prima ancora delle montagne che gli sono
sopra. È fatto di una sostanza che può tendersi e modellarsi qualora la Terra
dovesse subire spostamenti e flessioni da parte della pressione tettonica.”
“Dove conduce?” “Questo tunnel è l’inizio di un lungo viaggio che ci porterà
nel cuore del mondo”, rispose il Lama.
Agartha. Questo nome
mi colpì con una forza che mi tolse il respiro. Questo è il regno sotterraneo
del centro della Terra, dove regna il Re del Mondo e dove nessun essere vivente
può alzare lo sguardo.
Antiche scritture
chiamate “Purâna” parlano del mondo sotterraneo. Un commento Puranico ha a che
fare con la narrazione dell’“Avatar Kalki”: alla fine del Kali Yuga, il Kalki
Avatar nascerà nelle migliori famiglie di Bramini della città di Shamballa per
annientare i miscredenti sulla superficie del globo. In seguito, la versione
generale Puranica continua: uomini verranno alla superficie dall’interno del
pianeta per ricolonizzare e dare il nuovo inizio alla cultura vedica. Vale la
pena notare che Shamballa è menzionata nei “Purâna” come una città interna del
pianeta; non soltanto nei “Purâna”, ma anche nella memoria collettiva Tibetana,
Shamballa è considerata una città interna della Terra.
Proseguimmo lungo
questo tunnel senza fine… Mingyar
Dondup Mi parlò di dei e semidei a guardia delle città proibite da ogni intruso
e da tutti gli estranei. Incrociare uno di questi mistici esseri significava
morte certa per tutti i mortali stranieri.
Vicente Beltran Anglada scrive di una sua esperienza personale nei corpi sottili dove incontrò
giganteschi Asura (intende qui potenti elementali semi-eterici) che sorvegliano
pena la morte, le entrate delle sacre Porte di Pietra poste ai tunnel che
portano all’interno di Shamballa; lo stesso si dica delle forme elementali che
sorvegliano gli ingressi per i tunnel
che portano al cuore di Ibez in America. A questi giganteschi Asura fu
affidato il lavoro di costruzione diretto da esperti Deva (Angeli) planetari di
natura solare, seguendo le occulte istruzioni dei Grandi Signori Venusiani che
istituirono la Grande Fratellanza di Shamballa qui sulla Terra.
Io non credo che questi Vimâna o veicoli aerei per evacuare i seguaci della Buona
Legge che risiedevano nel cuore di Shanka-dvîpa o Atlantide
siano tutti scomparsi, e nemmeno che la conoscenza del loro funzionamento sia
andata perduta. Non credo nemmeno che tutti i Vimâna dei Signori dalla faccia
Oscura siano perduti, come del resto
i Vimâna della Fratellanza Bianca; anche i Vimâna della Fratellanza Infernale
in numero minore, rispetto agli avversari, nascosti anch’essi nel sottosuolo, ma
che hanno occulte alleanze militari e governative manipolate da oscuri e
potenti gruppi che hanno in mano la ricchezza del mondo, e tessono trame per
creare un Nuovo Ordine Mondiale che controlli tutto e tutti.
[1] A.
Tomas, Mondi senza fine, MEB Editrice.
[2]
L’eremita definì Roerich come un grande Rishi (Saggio) e un amico di Nehru.
[3] Charles-Etienne Brasseur de Bourbourg abate francese
studioso e geografo (1814-1874), era stato amministratore ecclesiastico del
Chiapas negli anni intorno al 1850, e aveva cercato invano di decifrare il
linguaggio maya.
[4] La sua opera più importante in questo campo è
“Voyage sur l’Isthme de Tehauntepec" (1861).
[5] H P.
Blavatsky, La
Dottrina Segreta , Cosmogenesi, Introduzione.
[6] A.
Tomas, Shambhala Oasi di Luce (Sphere Books, Londra, 1977).
[7] N. K.
Roerich, Himalaya — Dimora Della Luce, citato in Andrew Tomas, Shambhala, p.
39.
[8]
Andrew Tomas, ”Mondi senza fine”, p. 162, Edizioni MEB.
ABITANTI SPREGEVOLI DEL SOTTOSUOLO
Narra Lobsang Rampa del suo viaggio ad Aghartha. Il Maestro
parlò dei pericoli di viaggiare nelle caverne.
“Ci sono uomini che vivono vicini alla
superficie della Terra”, disse. “Alcuni facevano parte di una razza che andò
nel mondo interno prima dell’ultima era glaciale. Altri sono rimasti quaggiù
più a lungo. Costoro non riuscirono a portarsi dietro la “scienza” perciò
furono costretti a vivere in condizioni primitive. Molti dei loro discendenti,
sono degenerati in bestie inumane cacciandosi l’un l’altro e talvolta prendendo
qualche umano alla superficie, per cibo e sport. Esse sono creature spregevoli
che esistono solo per il piacere della carne. Hanno perduto la loro umanità e
le loro anime.
Non siamo i soli qui.
Tunnel e caverne sono pieni di milioni di esseri, alcuni primitivi e selvaggi
come noi, altri intelligenti e tecnologicamente orientati.
Il Lama Mingyar Dondup disse a T.L. Rampa di attendere una
guida di nome fittizio Leo per guidarli negli sterminati tunnel.
“Leo, puoi chiamarmi”,
disse. “Non posso dirti il mio vero nome poiché questo è conosciuto solo dalla
mia famiglia. Non è di buon auspicio lasciare che gli altri sappiano il tuo
vero nome.” “Il nostro nuovo amico sarà la nostra scorta da ora in poi”, disse
il Maestro. “La sua gente è conosciuta in tutto il pianeta come eccellente
guida dei tunnel. Non oseremmo andare oltre senza il suo aiuto”… “io vengo da
una città sotto la superficie. La nostra gente vive qui da lunghissimo tempo. A
differenza di altri che si trasferirono nelle caverne, noi abbiamo mantenuto
contatti con la superficie. Per un certo prezzo noi facciamo dei “favori” a
quelli della superficie. Certe volte devono essere fatte cose che solo noi
possiamo fare; cose che possono essere considerate “di fiducia” per coloro che
risiedono sulla superficie. “Sei un mercenario?”, chiesi, cogliendo di sorpresa
la sua onestà. “Puoi metterla in questo modo Bub”, rispose. “Noi siamo uomini
d’a
ari, lavoriamo per vivere…
ari, lavoriamo per vivere…
“Qual è la fonte di
questa luce?”, chiesi alla nostra Guida. “Veramente nessuno lo sa”, rispose
Leo. “Le nostre leggende dicono che questo faccia parte dell’antica scienza
perduta ormai da più di milioni di anni…
“Guarda, non posso
rispondere alla tua domanda amico”, disse Leo. “Tutto quello che so è che c’è
stata un sacco di gente e altre cose che, per lungo tempo, hanno girovagato per
queste caverne. Come vedi,; questo è un problema. Alcuni hanno lasciato la loro
scienza e le loro macchine quando sono venuti qui. Queste macchine furono
trovate da alcune persone non così simpatiche alle quali piace procurare
problemi sia quaggiù che sulla superficie. Queste macchine sono talmente
vecchie che nessuno sa la ragione per la quale furono costruite. Attualmente,
vengono usate per scopi malefici. Queste sono incredibilmente potenti tanto da
riuscire a separare l’anima dal corpo. Ho visto con i miei occhi il danno che
queste macchine possono procurare ad una persona. Ci sono cose bellissime qui,
amico mio, ma ce ne sono anche altre disgustosamente brutte.
Il Maestro, Mingyar Dondup, il quale stava tranquillamente
ascoltando la nostra conversazione, improvvisamente parlò:
“Ci è stato
insegnato”, disse, “che le creature che ora operano con queste odiose macchine
sono divenute violente e deformi nel corpo e nella mente. Costoro sono cresciute
dipendenti dalle radiazioni di queste macchine-radiazioni che in tempi passati
erano usate per guarire il corpo e l’anima. Ma, ora, le macchine sono usate per
ferire e distruggere e le radiazioni ammalano ed alterano coloro che ne fanno uso…
Apparve una figura
vestita con un manto ed un cappuccio che copriva la sua testa… “Err, non ho
sentito l’odore del suo arrivo”, disse Leo con tranquillità. La figura si
avvicinò, si tirò giù il cappuccio e rivelò il suo volto. Ella ci fissò con i
suoi occhi freddi e blu simili a quelli di un gatto siamese. “Qualcosa non
torna”, sibilò Leo. “Sono d’accordo”, disse il Maestro. I suoi occhi
continuavano a fissarci mentre lentamente si tolse il manto.
A prima vista apparve
completamente nuda, ma in realtà era coperta da un sottile abito quasi
trasparente che le modellava il corpo fin sotto i fianchi… Sembrava irradiare
una fredda fisica sessualità che io non avevo mai sentito prima. Sensualmente,
simile ad un serpente prima di ipnotizzare la sua preda, cominciò a danzare… questa
donna stava risvegliando un’energia sessuale dentro di noi potente e possente
come ogni energia astrale. Eravamo tutti imprigionati dal suo sinistro incantesimo…
Fermò i suoi movimenti e lentamente alzò le braccia. Le sue mani erano tese nel
chiaro invito di unirsi a lei per la gioia dei piaceri terreni che lei offriva
così liberamente e così disinteressatamente. Il suo corpo era un tempio e noi
semplici mortali adoratori del suo divino corpo. Ci veniva data la possibilità
di comunicare con la sacralità del piacere fisico.
Mingyar Dondup che non
stava appresso alla donna, afferrò Leo per il braccio e con forza lo tirò
indietro. “Ritorna in te, amico”, disse il Maestro, “non è che un’illusione.
Lei non è reale. “Ma lei mi desidera”, gemette Leo. “Lei ha bisogno di me. Devo
stare con lei!”
Il tono d’urgenza del
Maestro arrestò i miei pensieri e diede alla mia mente la possibilità di
comprendere i segnali del mio corpo. La mia mente cominciò a schiarirsi e fu
consapevole di quanto era accaduto. Il Maestro non aveva lasciato la sua presa
dal braccio di Leo che lottava con grande sforzo per raggiungere il suo nuovo
amore. Ma, anni di addestramento nelle arti marziali permisero a Mingyar Dondup
di mantenere salda la presa.
Improvvisamente l’aria
si riempì di urla terrificanti, parole urlate in una lingua sconosciuta. Dalle
pareti saltò fuori un gruppo di creature, le più spaventose che mai ebbi visto
nella mia vita. Così ripugnanti e inconcepibili che potevano essere scaturite
dal peggiore incubo di un folle. Erano simili ai demoni delle antiche leggende
tibetane, ma questi demoni erano troppo reali per i loro salti ed il loro
muoversi nella caverna. Ora il tunnel era pieno di queste bestie stomachevoli
che avanzavano verso di noi.
Tutti apparivano corti
e rachitici a causa della figura contorta dei loro corpi. Nella struttura erano
tutti umanoidi, somigliavano agli uomini solo nella parte più perversa delle
loro abitudini. Le loro spalle erano piegate ed attorcigliate e molti avevano
la gobba. La loro pelle era di un ripugnante color cadavere, simile alla polpa
gelatinosa di vermi attorcigliati che fuoriescono dalla carne imputridita di un
morto. Ferite ulcerose e marce coprivano la loro pelle che penzolava in grosse
pieghe lungo i loro corpi deformi. Continuavano ad urlare di rabbia e di pazzia
ma invece di attaccarci assalirono la donna che non si mosse per proteggersi.
Nel corso dell’ordalia
la donna rimase stranamente silenziosa anche quando le creature strapparono le
sue membra ed estrassero le sue viscere, lei non emise un lamento. Proprio
quando la mia paura era giunta al massimo e io fui certo che la mia mente si
stava frantumando e lacerando per sempre, sfuggendo così al suo buon senso,. .
. tutta l’orripilante scena svanì…
“Non era un fatto
reale, Lobsang”, disse il Maestro, “era un’illusione, una visione mandata dalle
progenie dell’inferno che ha alterato la scienza e le macchine degli Antichi.
Le creature che hai visto una volta erano umane come noi.” Leo cadde sulle
ginocchia e pianse nascondendo il viso nel suo vestito…
Deve essere qualcosa
delle antiche macchine”, disse improvvisamente Leo, “le antiche macchine
potevano fare cose meravigliose, come inviare immagini a grandi distanze
superando anche le montagne. Ecco perché noi abbiamo visto e provato quelle
scene. Eravamo sotto l’influenza di qualche lontana macchina.”…
Queste creature un
tempo erano uomini proprio come te e me. “Migliaia di anni or sono essi
scoprirono le Antiche macchine”, continuò il Maestro, “le macchine erano ancora
funzionanti e pronte per l’uso. Ma, invece di usare questi fantastici congegni
per il loro scopo originario, essi le usarono per controllare e per fare del
male agli altri. Fecero uso dei raggi guaritori per accendere i loro piaceri fisici ed abusarono
dei loro corpi e delle loro menti. Dopo secoli di continui abusi, i raggi
mutarono,lentamente, la loro struttura genetica ed essi divennero delle orrende
bestie come oggi vediamo. Hanno perduto la maggior parte della loro
intelligenza e tutta la loro umanità. Essi vivono solo per i più disgustosi
piaceri fisici e non permettono a nessuna cosa di ostacolare il modo di
ottenerli.”…
C’è un accampamento di
bestie qui vicino a noi e dobbiamo andarci disse il Maestro.” “È impossibile”,
saltò su Leo, “ad eccezione di quello che abbiamo visto, mai nessuno ha notato
le bestie da queste parti. Si suppone che vivano lontanissimo.” “Esse sono più
vicine di quanto non pensi”, rispose il Maestro, “ho il sospetto che non ci sia
stata mai una parola sulle bestie poiché nessuno è vissuto abbastanza per
raccontarla.”…
Camminammo per non più
di dieci o quindici minuti quando la fessura si aprì in una piccola, umida
caverna. l’odore era assolutamente disgustoso… Ci rendemmo conto di un piccolo
recinto fatto di legno grossolano e filo metallico entro il quale io vidi il
corpo immobile di una donna. “È questa la donna che vedemmo nel tunnel”
sussurrai. “Shhh”, ammonì il Maestro, “non è lei, questa è una donna vera della
superficie e ha bisogno del nostro aiuto. Guarda in fondo alla caverna. Ci sono
le bestie che tengono i loro prigionieri.”… La donna era, anche lei, in uno
stato di inconsapevolezza ma non senza vita. Togliemmo il filo metallico che la
circondava … “Possiamo portarla dalla mia gente”, disse Leo, “lì sarà al
sicuro.” Facendo uso delle nostre coperte fabbricammo un’amaca per un miglior
trasporto. Vi adagiammo l’immobile, inconsapevole donna e rapidamente ci
allontanammo giù nel tunnel. Evidentemente era stata trattata rozzamente dai
suoi sequestratori. Era sporca e coperta di gra_ e di lividi; non aveva più di
ventuno anni. Ciò che era rimasto dei suoi vestiti, erano stracci che pendevano
dal suo corpo.
Il Maestro D.K. nel Trattato sul Fuoco Cosmico (TFC, 891) ci
informa dell’esistenza di ulteriori creature non appartenente all’evoluzione
umana che vivono nel sottosuolo.
Vi sono certe forme di esistenza sotterranee cui si trovano
delle allusioni negli antichi libri occulti. Nelle viscere stesse della terra
vi è un’evoluzione di carattere particolare che ha stretta somiglianza con
quella umana. Hanno corpi di tipo particolarmente rozzo, che si può ritenere
distintamente fi-sico nel senso in cui intendiamo questo termine. Dimorano in
colonie o gruppi sotto una for-ma di governo adatta ai loro bisogni, nelle
caverne centrali a molte miglia sotto alla crosta terrestre … I loro corpi sono
costruiti in modo da resistere a pressioni elevate ed essi non dipendono, come
l’uomo, dalla libera circolazione dell’aria, né risentono dell’enorme calore
che vi è nell’interno della terra. Poco si può dire qui di queste esistenze… È
ben poco utile dilungarsi su queste entità e sul loro lavoro; l’uomo non può in
alcun modo venire in contatto con essi, né sarebbe desiderabile.
AGOSTO DEL 1927 UN'AERONAVE DI SHAMBALLA
Il 3 agosto 1927 Nicholas Roerich nel corso della sua spedizione in Asia Centrale aveva allestito il campo con il figlio, il dottor George Roerich, e con diverse guide mongole nella valle del Sharagolji (Shara-gol) Monti Nanchan nello Xinjiang vicino alle montagne Humboldt, tra la Mongolia e il Tibet i lama intraprendono con argilla, pietre e mattoni la costruzione di un suburghan o uno stupa, alla cui base sono depositati ceneri o reliquie di personaggi sacri e libri sacri. Completato il 3 agosto, il monumento reliquiario sormontato da un punto ricoperto "con una luna, un sole e una fiamma rispettivamente bianca, gialla e rossa" è consacrato a Shambhala dal principale gegen (abate) di Tsaidam. Il servizio religioso dura più di due ore.
Due giorni dopo la cerimonia il 5 agosto videro in alto nel cielo senza nuvole volare verso di loro di loro un grande uccello nero e dietro chiaramente visibile qualcosa di grande e brillante che rifletteva il sole, come un enorme ovale che si muoveva a grande velocità dai monti Altai. Alle dieci e mezza del mattino un apparato globoso bianco brillante e scintillante volò sopra il mulino con un cielo blu chiaro. Sette del campo hanno osservato questo straordinario fenomeno. La direzione è da nord-est a sud. L'energia del Fratello D.K. è meravigliosa! (N. Roerich Altai Himalaya).
Uno dei lama mongoli buriati si rivolse a Roerich informandolo che il favoloso Globo d’Oro era il segno di Shambhala, il che significava che i Signori di quel Regno erano in missione di esplorazione. Più tardi, a Roerich venne chiesto da un altro lama, se sentiva un profumo nell’aria. Quando Roerich confermò di averlo sentito, il lama gli disse che egli era protetto dal Re di Shambhala, Rigden Jye-Po, mentre l’avvoltoio nero era il suo nemico, protetto da una “forma radiante di materia”, cioè un’aeronave degli Oscuri. Il corrispondente occidentale del Re di Shamballa è il Re di Salem, Melchisedech, l’Antico dei Giorni citato nella Genesi ebraica e da San Paolo.
Figura 37. Nanchan Xinjiang Nicholas Roerich Museum. Composizione grafica dell’autore
Il lama aggiunse che chiunque avesse visto la sfera radiosa doveva seguire la direzione in cui volava, perché in quella direzione c'era Shamballa. Lo scopo di questa spedizione (a parte l’esplorazione) era mantenuto segreto Roerich, era in missione per riportare la pietra delle stelle, un frammento di Chintamani, giunto secondo la leggenda da Orione. Il grosso del meteorite è custodito a Shamballa. La leggenda afferma che la Pietra, un meteorite, entrò in collisione con la superficie terrestre molti milioni di anni fa[1].
Nel Buddismo si dice che Chintamani[2] sia una delle quattro reliquie cadute in uno scrigno dal cielo. Secondo la leggenda tibetana, un Cavallo Alato, al galoppo attraverso l’universo, ha portato sulla Terra un cofanetto con i quattro oggetti sacri, tra i quali vi era la pietra Chintamani. Il buddhismo himalayano rappresenta Chintamani portata sulla schiena del cavallo rosso. La Pietra è altamente magnetizzata, con molte proprietà importanti, tanto che è chiamata anche gioiello pensante e ha il potere di esaudire i desideri.
Il “Cavallo Alato” è l’immagine di un’astronave che portava uno scrigno che fu lasciato sulla Terra dall’equipaggio della nave stellare. Si racconta che la Pietra abbia avuto origine dalla costellazione di Orione, Gli indiani Hopi affermano assolutamente convinti che gli dèi sono giunti sulla terra dalla costellazione di Orione: credono ancora che le loro divinità vivano su una delle stelle di Orione.
Figura 38. Vita dallo Spazio
Il Colonnello N.V. Kardashevsky
scrive: “Oggi (5-08-1927) si è verificato
uno strano fenomeno nel campo. Siamo con Yu.N. (George Roerich) ...
Improvvisamente le grida: Aquila! Dov’è l’aquila? L’aquila nera sopra il
campo! - Le voci echeggiano. Guardai in direzione delle mie teste
sollevate e non vidi un’aquila, ma un’enorme palla bianco-giallastra e
scintillante al sole. Che tipo di aquila è questa? Questa è una
palla, dissi a N.K.R. che si precipitò nella tenda per il binocolo. Chiaramente
sopra di noi ad un’altezza di circa mezzo chilometro si muoveva una palla... La
palla viaggia in linea retta da est a ovest e, poi girando improvvisamente ad
angolo retto verso sud, si nasconde, diventando sempre più piccola, dietro la
catena montuosa vicina di là dalle montagne di Humboldt ... Solo dopo abbiamo
compreso cosa c’era in realtà, questo è un fenomeno meraviglioso”.
Uno dei
lama disse che il favoloso Globo dorato era segno di Shamballa, e che
significava che i Signori di quel Regno erano in missione di esplorazione. Più
tardi, a Roerich fu chiesto da un altro lama, se sentiva un profumo nell’aria.
Quando Roerich confermò di averlo sentito, il lama gli disse che egli era
protetto dal re di Shamballa, Rigden Jye-Po, protetto da una “forma radiante di materia”, mentre
l’aquila o l’avvoltoio nero era il suo nemico. Il globo luminoso era “un aeromobile o veicolo spaziale di Shamballa”.
Il lama riferì a Roerich che chi avrebbe visto la sfera luminosa, avrebbe
dovuto seguire la direzione in cui era volata, perché in quella direzione si
trovava Shamballa. Gli abitanti del Tibet e dell'India sanno da tempo dell’esistenza
di tali dispositivi, chiamandoli “segni di Shamballa.
Il dott. Ryabinin nel suo diario della
spedizione scrive una nota fatta il giorno dopo l’avvistamento. “Al mattino,
tutti i partecipanti alla Missione hanno appreso che l’oggetto intelligente che
abbiamo notato ieri mattina, spostandosi a un’altezza considerevole, era
l’aereo della Fratellanza di ritorno da Mukden[1] in Tibet
dopo l’adempimento di un ordine al Tashi Lama, al quale, tra le altre cose, fu
detto che ci sarebbe stato un ospite speciale in Mongolia[3].
“L’aereo della Fratellanza è a forma di uovo. Molti membri l’hanno visto” (The Fozdick Diaries, 13.VIII.28). Elena Roerich stessa vide l’oggetto volante, ma il Maestro M., telepaticamente, lo stesso giorno le ha spiegato cosa concludendo con la frase: “Ti autorizzo solennemente di fare sapere a tutti che i nostri aerei hanno informato il Tashi Lama del tuo arrivo e della necessità di avere un gegen speciale per la Mongolia”.
Helena Roerich informò dell’accaduto la sua amica fidata Zinaida (Sina) Grigoryevna Fosdik, che scrisse nel suo diario (Fosdik Z. G My Teachers): “Helena Roerich disse che nell’apparato della Fratellanza, che sorvolava su di loro, c’era il fratello Dijwa Khul (D.K.) con un componente della Fratellanza Spirituale. Quando il componente della Fratellanza consegnò il messaggio (al Tashi Lama), il Fratello D.K. rimase a guardia del dispositivo (ovale, e brillante come se fosse di alluminio), in modo che se qualcuno lo aprisse, distruggesse il dispositivo (The Roerichs. Pietre miliari del percorso spirituale. M., Sfera, 2001).
Figura 39. Mongolia Monastero Sandakpu – Dispositivo volante ovale e immagine usualmente riferita al Maestro D.K.
Elena Roerich stessa non ha visto questo dispositivo. Ma il Maestro M., telepaticamente, lo stesso giorno le ha spiegato questo fenomeno e ha risposto a diverse domande. “Ti autorizzo solennemente a informare tutti che i nostri aerei hanno informato il Tashi Lama del tuo arrivo e della necessità di avere un gegen speciale per la Mongolia. Tutti hanno visto il dispositivo. Naturalmente, lo sai questo - Shambhala.
"Quale energia ha mosso l'apparato?
L'apparato si muove con energia atomica mista.
Fa così male che non l’ho visto.
Niente da vedere, molto alto, proprio come una pietra bianca.
Che forma?
Palla, un po’ allungata.
Dove scende un tale apparato?
Di notte, in montagna.
Chi era in questa unità?
D. K., va come un semplice lama”.
[1] Si parla di quindici milioni di anni fa.
[2] Chintamani, scritto anche Cintamani, in sanscrito significa Gioiello del Mondo.
[3] Il posto sotto la città Mukden Manciù è Sandakpu. Qui nel monastero mongolo a quel tempo (nel 1927) c’era il Tashi-Panchen Lama.
[4] Sommo sacerdote della Mongolia, Bogdo-Hegen. "La missione di Roerich. Debunked Tibet". Il diario del dottore della missione K. N. Ryabinin. L. 333–334. 6 agosto.
AEREONAVI COMANDATE DAL PENSIERO
Il materiale dell0ggetto volante visto dalla spedizione Roerich era forma radiante di materia”, che ci viene detto è energia astrale densa e compattata. Le proprietà di plasticità, invisibilità, sottigliezza aumentano nella materia mentre ci si allontana dallo stato più denso della materia. La materia astrale, a differenza della materia fisica, è plastica e mobile, è invisibile alla gente comune, essendo ancora più sottile dell’etere. Questo tipo di materia ha una luminosità, particolarmente evidente al buio. Il nome "astrale" (cioè luminoso) questo tipo di materia ha ricevuto proprio a causa di quest'ultima qualità.
Sebbene la descrizione fornita della nave astrale non indichi direttamente che la nave della Fratellanza non sia un oggetto materiale denso, ma la logica ci dice che se, come scriveva Z.G. Fosdick, gli occupanti per essere visibili fossero in corpi astrali condensati, allora l’aeronave dovrebbe essere della stessa qualità della materia. Possiamo dedurre che vi sono navi astrali nella Confraternita di Shamballa, di vari tipi e forme.
Gli aerei della Fratellanza Bianca non richiedono una base industriale, questi possono essere paragonati a "bioaerei" guidati dai pensieri. Sono realizzati usando una tecnica speciale.
Ci sono mondi in cui il pensiero è energia, usando il potere di cui le persone hanno tutto ciò di cui hanno bisogno per la vita, senza ricorrere alle macchine. Ci sono dispositivi, ma il loro dispositivo è così lontano dal mondo che il confronto non può dare alcuna idea su di essi. Ad esempio, dirò che il pensiero creativo, passato attraverso i poli magnetici di un tale apparato, coagula la materia del mondo denso attorno alla sua forma e dà l’oggetto desiderato alla fine, ma in una forma densa e progettata. (Punti di vista sull’Agni Yoga, vol.3).
Anche gli scritti indù confermano che alcuni di questi aerei erano guidati dal pensiero. Il Drona Parva, una parte del più ampio Mahâbhârata, ce ne illustra le modalità:
La Mente divenne il suolo che sosteneva quel Vimâna, la Parola divenne il binario sul quale voleva procedere … E la sillaba OM piazzata davanti a quel carro lo rendeva straordinariamente bello. Quando si mosse il suo rombo riempì tutti i punti della bussola. (Drona Parva).
Ciò significa che lo spostamento del Vimâna nello spazio era effettuato con l'aiuto dell'OM l’energia divina del suono. Il Bhagavata Purâna, va oltre affermando che un Vimâna era controllato dalla volontà di chi lo guidava.
In questo modo viaggiò verso i diversi pianeti, muovendosi liberamente in tutte le direzioni, proprio come fa l'aria. Con questa grande e magnifico Vimâna, che era in grado di controllare con la sua volontà, ha persino superato i Deva.
Il Râmayâna descrive il Pushpaka Vimâna come un velivolo dorato, simile a un palazzo. Era radioso, di grandi dimensioni e capace di volare a velocità elevata. Si diceva che il veicolo fosse controllato dal pensiero. Si dice che avesse la capacità di scomparire dalla vista e cambiare direzione a mezz'aria.
"Mentre Dhruva Maharaja viaggiava nello spazio, vide tutti i pianeti del sistema solare, uno per uno e sulla strada vide tutti i semidei nei loro Vimâna, versandogli fiori come pioggia." (Bhagavata Purâna).
In questo modo viaggiò verso i diversi pianeti, muovendosi liberamente in tutte le direzioni, proprio come fa l'aria. Con questo grande e magnifico Vimâna, che era in grado di controllare con la sua volontà, ha persino superato i Deva. (Bhagavata Purâna).
Le affermazioni del Bhagavata Purâna sono sorprendenti, il viaggio nello spazio tra i vari pianeti, e il controllo del mezzo tramite la volontà, in altri testi è specificato anche il pensiero.
Omero narra nell’Odissea che i Feaci fornirono a Odisseo (Ulisse) una nave particolare guidata dal pensiero ed un equipaggio con cinquantadue rematori per ritornare ad Itaca.
I Feaci non hanno nocchieri, non ci sono timoni, come ne hanno le altre navi, ma conoscono il pensiero e l'intendimento degli uomini, conoscono le città e i ricchi campi di tutti, e l'abisso del mare velocissime passano, di nebbia e nube fasciate; mai hanno paura di subir danno o d'andar perdute. Odissea, VIII, 557, 563.
I Feaci sono descritti da Omero simili a Dèi, come dei parenti. I Feaci abitano “ai confini del mondo e nessuno si mescola con loro”. L’isola è circondata da magiche nebbie, gli abitanti vivono nell’età dell’oro, dominano i mari e la Regina occupa un ruolo superiore al Re. La dea Atena avvisa Odisseo che i Feaci non vedono volentieri gli stranieri e spiega che essi si fidano solo delle loro agili navi che l’abisso immenso traversano … rapide come l’ala e il pensiero.
Omero scrive l’Iliade, la versione greca del Râmayâna. Nell’Odissea descrive i Feaci originari di una terra vicina al paese dei Ciclopi, ma come rappresentanti dell’esatto opposto dei Ciclopi, giganti con un occhio. La terra dei Ciclopi è descritta simile nella natura a quella dei Feaci: tutto cresce spontaneamente, né gli uni né gli altri lavorano. Ciò che differenzia le due terre sono gli abitanti: da una parte vivono esseri mostruosi, prepotenti e selvaggi, dall’altra parte uomini gentili e sensibili allo spirito. Il Ciclope guarda solo ai suoi bisogni primari e col passare del tempo agisce meccanicamente, senza porsi domande. I Feaci al contrario dei Ciclopi vivono armoniosamente in comunità, essi vicini agli Dèi rappresentano il punto più alto. dell’evoluzione umana.
Odisseo partirà dalla loro isola avvolto nella nebbia, e nella nube protettiva, trasportato da navi magiche che viaggiano in un mare misterioso, non ben definito, e che conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini. La nube, nei libri sacri è sempre simbolo di protezione. Atamante aveva una moglie di nome Nefele, convertita in Nube. Nefele avvolse i propri figlio Frisso ed Elle in una nube, facendoli fuggire in volo in groppa ad un montone dal vello d’oro. Servì da guida notturna la stella del Cane, Sirio. In Egitto, il dio corrispondente di Ermes, Anubis era rappresentato con la testa di un cane, la faccia ora nera ora dorata. Nella nube furono dalla madre Venere avvolti e salvati, Enea ed Ecate.
Ed essi stesero per Odisseo una coperta e una tela di lino sulla poppa della nave, in modo che egli potesse dormire … un sonno profondo cadde su di lui, un sonno dolce simile alla morte. Odissea, XIII, 73 – 80.
Il sonno dei cinque sensi di Ulisse è elemento necessario per consentire non un viaggio, lungo una comune rotta marittima, ma il viaggio, impossibile per la ragione umana, per nulla incidentale né casuale. Il viaggio in corpo astrale è possibile solo quando il corpo fisico dorme profondamente in un luogo isolato dove non può essere disturbato.
Narra T.L. Rampa:
L’interno dell’astronave era vuoto, né controlli né macchinari. C’era invece una luce bianca, priva di una fonte apparente, che mi circondava completamente togliendomi la possibilità di vedere altro. Era come se mi trovassi nell’interno di un tubo fluorescente con una luce gradevole e non brillante, piacevole e rilassante. “Sono onorata della tua presenza Lobsang Rampa”, disse una voce amabile. “Sono io onorato”, risposi inchinandomi alla voce invisibile… La mia percezione di trovarmi alla presenza di una creatura vivente era corretta. Questa non era l’invenzione di un semplice meccanismo, una meravigliosa macchina costruita con esotici metalli e plastica, ma una fantastica creatura vivente al di là della mia immaginazione. “Se non è una domanda impropria, posso chiederti quale sorta di creatura potresti essere?” “Non è assolutamente impropria”, rispose la voce. “È con le domande che noi cresciamo ed impariamo. Sono felice di risponderti al meglio delle mie abilità”. “Splendido”, risposi felice. “Non ho mai visto nulla come te. Sei un’intelligenza artificiale come un robot?” “No, io sono un essere vivente proprio come te”, spiegò la voce. “Quelli come me, sono esseri di pura energia. Noi esistiamo in ogni parte in tutte le realtà conosciute. Non siamo legati dal tempo e dallo spazio, poiché noi siamo al di là dei regni e dentro il mondo della materia. Spesso veniamo usati da altre specie di creature che si servono di noi come mezzo di trasporto. Questo proprio perché siamo liberi dalla costrizione del tempo e dello spazio. La creazione nella sua interezza è alla nostra portata”… “Ho sentito parlare di esseri come te”, dissi al mio invisibile ospite. “Sei stato chiamato in molti modi nel corso delle Ere. I miei fratelli tibetani ti chiamano “Tulpas”. In occidente le scritture magiche si riferiscono a te come “Elementali”.
Una sola stella, in particolare, risaltava nel firmamento di velluto. Brillava follemente in un iridescente arcobaleno di colori che fortemente attraeva la mia attenzione. Questa, sembrava crescere in dimensione quando ruotava sul suo asse verticale similmente ad una sfera colorata di una luce indistinta. Sapevo da passate esperienze che quella era la luce della navicella che mi era stato detto di aspettare.
Chiunque ha osservato questo sorprendente fenomeno può correttamente dire di aver visto un UFO. Per me non c’era nulla di non identificato in questa arte. Sapevo che era un velivolo costruito dall’energia combinata di poteri mentali ed esseri illuminati. Anche prima delle mie esperienze con i dischi volanti, ero curioso della vera natura degli UFO ed ero eccitato dalle possibilità che potessimo essere visitati da creature di altri pianeti. Mi era stato detto da qualche Lama, che alcuni UFO erano antichi velivoli pilotati da uomini fuggiti dalla superficie del mondo per vivere in caverne sotto terra. (T.L. Rampa - Agarthi).
L’episodio dello scontro tra un UFO della Fratellanza Bianca e uno della Fratellanza Nera narrato dai coniugi Roerich quasi un secolo fa è solo uno dei tanti episodi non visti tra due fazioni che si fronteggiano da milioni di anni.
Figura 40. N. Roerich Tappeto Aereo
L’aereo della Fratellanza Oscura è stato descritto come un grande uccello nero. Al tempo in cui le forze oscure tramite il nazismo scesero in guerra, nel 1.939 dipinge “Aeroplano”: un tappeto volante oscuro come un velivolo con le ali nere guidato da un vecchio demoniaco, simbolo delle forze oscure (la Fratellanza o Loggia Nera). Un aereo come un tappeto volante, guidato da un vecchio demoniaco, che è predatore in cerca di una vittima, sorvola la terra coperta dal fuoco. Il tradizionale mezzo di trasporto nelle storie popolari russe, usurpato da una forza oscura ostile all’uomo, si trasforma in un simbolo di aggressione, essendo una specie di avvertimento su una minaccia incombente.
Dal tempo delle navi volanti di Atlantide la conquista dell’aria sembrò per lungo tempo perduta, ma il pensiero del volo era destinato a sopravvivere. Gli uomini cominciarono a sognare aeronavi, uccelli di ferro, tappeti volanti. (Sovramundano I, 121).
VENNERO DALLO SPAZIO SU ASTRONAVI
Leggiamo quanto scritto da T.L. Rampa in Agartha.
In questa Terra vive
un numero di razze di diverse culture e tradizioni. Esse vivono in una maggiore
evoluta e avanzata dimensione, paragonata alla vita umana sulla superficie, in
simbiosi perfetta con il Pianeta e le sue realtà viventi.
Differenti razze,
fuorché quelle provenienti dalla Terra, occupano anche la Terra
interdimensionale di Agharti. Qui esistono larghe colonie di extraterrestri che
originano da molti e diversi luoghi del nostro Universo. Anche questi gruppi
sono correlati con distinti livelli dimensionali. T.L. Rampa Agartha
Quante tipologie di Vimâna o UFO abbiamo su questo pianeta? La
Sapienza Antica sa che esistono da tempi immemorabili, più tipi di apparecchi
volanti, una parte proviene dall’Iperspazio “il dono di quelli di sopra”,
e l’altra proviene dallo Spazio Interno,
che è quello dentro la nostra Terra,
dove l’occhio dei satelliti e degli aerei spia con tutte le loro
apparecchiature scientifiche non possono scandagliare, questi sono i Vimâna dei
tempi antichi. Vi sono dunque due fazioni di UFO che dimorano nello spazio
interno ed esterno e che si fronteggiano fin dalla notte dei tempi in due
gruppi opposti, uno benevolo verso l’umanità, l’altro malevolo e oppressivo.
Rampa ci dice che il tipo di alieni malevoli sono stati
creati dalla scienza, cioè sono dei robot su tessuto biologico, creature senza
anima, ed è in questa direzione tramite in trans umanesimo che stanno spingendo
gli stregoni scientifici del Nuovo Oscuro ordine Mondiale.
“Sono esseri evoluti,
ma non hanno un’anima. Per tale ragione sarebbero interessati all’uomo. Gli
alieni esistono e sono vivi, proprio come noi. Per questi esseri, l’uomo
rappresenterebbe una risorsa energetica a dir poco emblematica”.
È di questo tipo di alieni parla Corrado Malanga, un grande
esperto mondiale d’Interferenza aliena, il ramo dell’ufologia che si occupa dei
rapimenti perpetrati da entità extraterrestri ai danni degli uomini.
Questo mondo è sotto osservazione, e lo è da lunghissimo
tempo, prima ancora che i dinosauri calpestassero violentemente la faccia di
questa Terra. Il mondo è sotto osservazione e per un certo tempo lo resterà
poi, finalmente, la gente dello spazio verrà giù, ma non come schiavista, non
come torturatore ma come insegnante benevolente, o guida. Non passerà molto
tempo, che i governi del mondo saranno costretti a dire la verità sugli UFO;
parlare di coloro che vengono dallo spazio. Certo, queste cose i governi già le
sanno, ma hanno paura di farle sapere al pubblico. Però presto o tardi,
dovranno farlo per forza per far si che non accadano incidenti e avversità
quando i nostri Giardinieri torneranno su questo mondo.
La Terra sperimenterà
anche la rinascita del contatto con creature non del vostro mondo. Queste
razze, che sono gli osservatori dell’umanità, lavorano in segreto per aiutarvi
nella guida per un corretto sentiero evolutivo. Ma, nello stesso tempo, dallo
spazio e dalla interdimensionalità giungeranno creature di altri mondi. Costoro
sono esseri intelligenti che non sono riusciti a scoprire il loro lato
spirituale. Essi vivono per l’universo materiale e nulla sanno dei piani
astrali. Essi sono attratti dagli umani come una falena dalla luce. Essi
percepiscono la vostra natura divina e cercano, per loro beneficio, di capirla
ed utilizzarla. Essi vi preleveranno durante il sonno senza riguardo per la
vostra emotività e le cicatrici che si lasceranno dietro.
Questi esseri
rimarranno sconosciuti poiché si nascondono alla vista di chiunque. Le creature
che volano a bordo delle macchine e che hanno gli attuali contatti non sono che
costruzioni biologiche di razze di altri mondi. Queste costruzioni sono
creature viventi, nate dalla scienza, il cui unico scopo è quello di viaggiare
verso altri mondi ed eseguire gli ordini dei loro maestri.
T.L. Rampa specifica che fortunatamente vi sono altri esseri
fortemente evoluti da un punto di vista spirituale che vegliano e proteggono la
nostra evoluzione. “Ci sono molti tipi di
UFO, e ci sono molte persone di forme e dimensioni diverse dentro questi UFO
ma, queste persone hanno una cosa in comune; hanno vissuto molto a lungo, più a
lungo dei Terrestri ed hanno imparato di più. Hanno imparato, per esempio, che
la guerra è infantilismo, hanno imparato, che è migliore essere uniti ed andare
avanti, passo dopo passo, senza litigare, hanno imparato che la Terra è
sprofondata nella pazzia ed è necessario fare qualcosa per riportarla al buon
senso”.
Se ciò non sarà
possibile farlo pacificamente, allora la Terra dovrà essere messa in quarantena
per i secoli futuri e questo bloccherà lo sviluppo spirituale di una grande
massa di gente. Allora, non abbiate paura degli UFO, perché non c’è nulla di
cui avere paura. Invece, tenete la vostra mente aperta alla conoscenza perché presto,
la gente di questa Terra avrà dei visitatori
dallo spazio; esseri non bellicosi, che cercheranno di aiutarci come noi
dovremmo aiutare gli altri. T.L. Rampa Agartha.
Ulteriori informazioni ci giungono da William Tompkins, uno scrittore statunitense scomparso nel 2017 autore del libro “Selected by Extraterrestrials” che ha lavorato presso la Stazione Aereo Navale di San Diego e fu durante la Seconda Guerra Mondiale che era in contatto con le talpe della Germania nazista, che a loro volta lavoravano in strutture aerospaziali top secret. Secondo il libro, le spie statunitensi in Germania hanno scoperto che i tedeschi avevano ricevuto sufficienti informazioni su come creare aerei e navi spaziali ad antigravità, armi a raggi energetici e molto altro grazie alla collaborazione con una razza di alieni rettiliani. I rettiliani avevano dato tutte queste informazioni ai nazisti, in modo tale da poter conquistare il mondo. Gli alieni rettiliani, secondo quanto scritto nel libro di Tompkins, attaccano numerosi pianeti e mirano a sconvolgere la vita planetaria, colonizzare e schiavizzare i suoi abitanti. Nel frattempo, un’altra razza aliena chiamata “The Nordics“ (i nordici) ha lavorato con gli Stati Uniti per contrastare le mosse dei rettiliani. Figura 1. A.I. applicata all’uomo[1]
Questi crudeli alieni sono alleati con i discendenti dei
Signori dalla faccia Oscura, gli atlantidei, anch’essi in possesso di antichi
Vimâna. Gli alieni denominati da Tompkins rettiliani, sono crudeli e
materialistici, e considerando anche le informazioni fornite da T.L. Rampa e
Corrado Malanga, deduciamo che sono creature
bioniche artificiali dotati di intelligenza artificiale, che indicheremo con il
colore grigio; costoro sono alleati con gli oscuri malvagi di questo
pianeta che sono infiltrati nelle posizioni di comando dei vari stati dove
hanno potuto far sviluppare una tecnologia distruttiva. In tutto il mondo
lavorano segretamente, realizzando tecnologie per il controllo
dell’informazione, e con questi strumenti manipolano le menti delle masse,
facendo dire dai loro mezzi d’informazione che il controllo è contro i nemici
della democrazia, ma in realtà preparano una feroce dittatura eliminando con
tutti i mezzi coloro che li ostacolano.
La tecnocrazia è una
malizia degli oscuri. Molte volte essi hanno sospinto l’uomo verso soluzioni
meccaniche, nell’intento di bloccarne l’attenzione, così estraniandola dallo
sviluppo spirituale. Pure, i problemi della vita si risolvono solo con
l’espandersi della coscienza. Mondo del Fuoco, 349.
Questi oscuri tecnocrati dopo aver ammaliato la maggior
parte del mondo politico, e scientifico stanno cercando di ottenere il
controllo della popolazione mondiale attraverso l’intelligenza artificiale AI,
utilizzando una rete di trasmissione dei dati velocissima. Ora stanno esaltando
ed espandendo la rete dati G5, ma sono in progettazione e realizzazione di reti
ancora più veloci. L’ideale per gli oscuri che ogni uomo diventi egli stesso un
nodo della trasmissione delle informazioni, e poi completamente trasformato
egli stesso un rice-trasmettitore di dati ad altissima frequenza.
In definitiva abbiamo due schieramenti opposti di esseri, il
primo proveniente dallo spazio stellare, il secondo appartenente allo spazio
interno di questo pianeta presente sin dalla notte dei tempi entrambi provvisti
di Vimâna e armi stellari.
·
Il gruppo che appartenente alla Fratellanza
Bianca e di Shamballa è guidato dalla volontà e dal pensiero, la loro struttura
non è quella fisica che conosciamo. Questo gruppo interno è un tutt’uno con Gli
UFO dello spazio esterno che vegliano sull’umanità, esseri spirituali, i nostri
fratelli maggiori, messaggeri delle stelle luminose che sin dalla notte dei
tempi dallo spazio ci proteggono e controllano con le loro aeronavi. I Vimâna
di Shamballa sono composti di materia astrale (luminosa) compattata plastica
e mobile, invisibile alla gente comune e come le navi dei Feaci sono comandate
dal pensiero e dalla volontà. Il Bhagavata Pûrana, ci dice che un Vimâna era
controllato dalla volontà di chi lo guidava. Il Mahâbhârata ci informa che l’arma
di Vishnu, il Sudarshana è comandato dalla mente con la forza di volontà.
Lo stesso si dica del Pashupata che si può scagliare, sia con l’occhio, sia con
la forza della mente.
·
Il gruppo degli oscuri appartenenti alla
Fratellanza Nera, che hanno ereditato l’antica conoscenza della Shanka-dvîpa
o Atlantide, cioè i discendenti degli stregoni scientifici dall’anima nera. Questi
Vimâna degli Oscuri sono fatti con “una forma radiante di materia” che
probabilmente prende energia dal Sole Nero del pianeta, un Fuoco Interiore
latente, la fornace interna, il cerchio al centro della sfera. Il simbolo del Sole
Nero era usato da un gruppo scelto di SS, i Cavalieri dell’Ordine Nero creati
da Himmler. Questo gruppo oscuro è un tutt’uno sul pianeta con i nazisti di
ieri e di oggi che muovono grandi quantità di denaro e controllano la scienza e
la tecnologia. Gli alleati di questo gruppo sono gli alieni senz’anima esseri
bionici artificiali creati dagli oscuri padroni dello spazio oscuro, sono i
messaggeri di sistemi stellari che stanno morendo, le stelle nere.
[1] https://www.accenture.com/nl-en/blogs/insights/responsible-ai-with-opportunity-comes-responsibility
GLI UFO NAZISTI ALLEATI DELLA LOGGIA NERA
I segreti del volo sono sicuramente in possesso della Loggia Nera, l’avvoltoio di acciaio nero protetto da una “forma radiante di materia”, cioè un’aeronave degli Oscuri era troppo tecnologicamente avanzato per quel periodo. Da dove proveniva? In quale montagna o caverna si nascondeva?
Sotto l’influenza di Haushofer e della “Società Thule”, la Germania inviò ogni anno spedizioni in Tibet alla ricerca alla ricerca di Shambhala e Agharti e, soprattutto, della loro grande arma segreta, il “Vril” che, fortunatamente, non vennero mai trovate, ma che ossessionarono Himmler fino al termine della guerra. Tra l’altro, fu proprio Haushofer a convincere Hitler a usare come simbolo dell’NSDAP la svastica sanscrita, che, nella sua concezione, in qualche modo, oltre ad appartenere simile alla cultura runica tradizionale, simboleggiava proprio il potere del Vril.
Il Vril è una Forza capace di distruggere le rocce, che si diceva fosse capace di polverizzare intere città e di disintegrare il mondo. Si tratterebbe della Forza siderale che gli Ariani chiamavano Astra Vidya e che Bulwer Litton chiamerà Vril.
Il mattino dei maghi, un libro del 1960 di Louis Pauwels e Jacques Bergier, faceva sensazionali affermazioni riguardanti la Vril Gesellschaft (Società del Vril) di Berlino. Il libro di Pauwels e Bergier fornì materiali per speculazioni successive sui collegamenti tra gli UFO e la società Vril, ad opera di autori quali Jan van Helsing, Norbert Jürgen-Ratthofer e Vladimir Terziski. Tra le altre asserzioni, notevole è quella che sostiene che la società del Vril avrebbe preso contatto con una razza aliena, dedicandosi alla costruzione di navi spaziali per raggiungerla. In tal modo, la società Vril avrebbe formato un consorzio con la società Thule e il Partito nazista per sviluppare una serie di prototipi di dischi volanti. Dopo la sconfitta nazista, la società del Vril si sarebbe rifugiata in una base nell'Antartico, sparendo successivamente.
Il 24 marzo 1950 comparve sul quotidiano “Il Giornale d'Italia” un articolo dal titolo “I dischi volanti furono ideati nel 1942 in Italia e in Germania” nel quale l’ingegner Giuseppe Belluzzo sosteneva di aver partecipato personalmente alla progettazione di un disco volante, a partire dal 1942. Ingegnere, politico e accademico italiano, Belluzzo ricoprì il ruolo di Ministro dell'Economia Nazionale tra il 1925 ed il 1928 e di Ministro dell'Educazione Nazionale tra il 1928 ed il 1929 nel Governo Mussolini. Belluzzo parlava di alcuni velivoli circolari che sarebbero stati studiati e progettati a partire dal 1942 contemporaneamente da Italia e Germania, dove se ne sarebbero interessati i rispettivi capi di Stato, precisando che si trattava dell'applicazione di tecnologie convenzionali che si stavano all'epoca completando in Italia, come la turbina a combustione interna e il turboreattore per aerei. Una settimana dopo la pubblicazione degli articoli di Belluzzo, lo scienziato tedesco Rudolph Schriever sostenne di aver sviluppato dischi volanti durante il periodo nazista. Giuseppe Belluzzo ha anche espresso l’opinione che "una grande potenza sta lanciando dischi per studiarli”.
Il dottor Pinotti e CUN documentarono nel 2000, gli UFO sono stati segnalati in Italia negli anni Trenta e che Mussolini, li considerava una nuova arma aerea straniera. Creò nel 1933 un comitato ufficiale guidato da Guglielmo Marconi, “Gabinetto RS 33” con l’obiettivo di studiare ingegneria inversa dopo lo schianto di un UFO in Lombardia e il recupero dei due piloti di tipo nordico, il Duce, li considerò piloti tedeschi date le sembianze umane. Questi studi italiani sono stati successivamente ereditati dalla Germania nazista.
A New York, nel dicembre 1944 si sparse improvvisamente la voce di un attacco tedesco ormai imminente sulla metropoli, guidato da dischi volanti che trasportavano armi atomiche. Contemporaneamente il New York Times riportò la notizia di una “misteriosa sfera sospesa in aria” e pubblicò foto di oggetti non identificabili che sfrecciavano a evidente, altissima velocità. Secondo l’articolo alcuni londinesi avevano visto questi dischi passare a volo radente sotto i ponti del Tamigi.
Alla fine della guerra, USA e Unione Sovietica cercarono di accaparrarsi i migliori cervelli nazisti. I servizi segreti americani chiamarono questa operazione col nome di “Paperclip” (Operazione Graffetta – Il nome derivava dal fatto che le cartelle personali degli scienziati scelti per essere trasferiti negli Stati Uniti si distinguevano dalle altre mediante graffette che univano i loro progetti scientifici ai regolari forni di immigrazione) che trasferì in America illegalmente – a causa delle leggi immigrazione sugli ufficiali nazisti – almeno 1600 scienziati e i loro congiunti. Grazie alle tecnologie tedesche basate su idee come il Vril, l’acqua vivente, l’energia vitale, e le macchine volanti discoidali, USA e URSS poterono dare il via alla corsa verso il programma spaziale.
Gli UFO o gli Haunebu nazisti e le loro successive applicazioni negli USA e in Unione Sovietica, sono solo un aspetto della questione e sono tecnologicamente inferiori con gli UFO e i Vimâna degli scritti orientali e non sono paragonabili come tecnologia che come accennato esistono dalla notte dei tempi.
I tedeschi del partito nazista ossessionati dalla razza perfetta degli Ariani e dal dominio globale, intrapresero molte spedizioni nel Tibet alla ricerca delle origini comuni con gli antichi popoli Ari, gli Dèi antichi e i loro carri celesti.
Nell’1.938 l’Ahnenerbe finanziò una spedizione nell’estremo oriente a capo del dottor Ernst Schaeffer, etnologo e alpinista: sua missione era realizzare uno studio scientifico del popolo tibetano. Il fatto che uno degli antichi nomi per indicare il Tibet era “Gota” ha portato Roerich a ipotizzare che l’Himalaya era la patria originaria dei Goti questa ipotesi ha attirato studiosi tedeschi dell’occulto e anime nere come Heinrich Himmler. Le “SS” giunte in Tibet, lavorarono in stretto contatto con alcuni lama neri tibetani per la decodifica e l’utilizzo della conoscenza di antichi manoscritti per la creazione di una”arma di rappresaglia”, tecniche per controllare le masse umane, tramite un impatto psicologico sulle persone.
Nell’1.943 fu ufficialmente aggiunto all’Ahnenerbe un nuovo dipartimento con il nome di Istituto per le ricerche e spedizioni in Asia Centrale, del quale entrò a fare parte l’esploratore svedese Sven Hedin , tanto che l’Istituto Tibetano, presente nell’organizzazione fin dalla sua nascita, fu rinominato “Istituto Sven Hedin per l’Asia Centrale e le Spedizioni”.
L’austriaco Viktor Schauberger (1885-1958) realizzò un motore ad aspirazione basandosi su una teoria che nasceva dall' osservazione del comportamento dell'acqua nel fiume presso la sua abitazione. Schauberger descrisse l'acqua come un essere vivo, possedente una sorta di energia o forza vitale. Questa energia si manifesterebbe in una inversione del moto all'interno del corso del fiume in particolari condizioni di temperature notturne. Schauberger brevettò l'idea che lo rese ricco applicandola al trasporto dei tronchi su fiume e, sfruttando la misteriosa energia e la sua intuizione riuscì a portare a valle il legname in quantità notevolmente superiori rispetto al sistema in uso fino ad allora.
Mentre aria e acqua usano un moto di aspirazione per creare ordine e crescita con produzione di temperature fredde, l'uomo usa metodi distruttivi, con motori che creano il caos e il calore. Secondo lo scienziato, le centrali idroelettriche con acqua spinta a pressione su pale rotanti creerebbero un moto distruttivo, generando acqua morta. Pertanto, elaborò una turbina ad aspirazione in grado di mantenere l'energia vitale dell'acqua (acqua viva). La sua teoria si concretizzò nel progetto di un aeromobile che non bruciava carburante, creando una zona a bassa pressione a livello atomico che sviluppava quella che chiamò energia di gravitazione diamagnetica. Studiando le possibilità del moto colloidale dell'acqua, nel 1941 applicò un motore d'avviamento d'aereo su una macchina basata su tale concezione.
Hitler venne a conoscenza del progetto e, affascinato dalle teorie naturali, sulla forza cosmica Vril, invitò lo scienziato a Norimberga dove finanziò le sue ricerche con dieci milioni di Reichsmark. Schauberger affermava che il mondo della natura era il suo maestro e che i fiumi e le foreste gli avevano suggerito che l'aspirazione, il vortice e non l'espulsione o l'esplosione (come nei motori a scoppio) sono il mezzo migliore per produrre energia. Avrebbe realizzato per i nazisti un prototipo di disco volante, testato presso Praga nel febbraio 1945, che in tre minuti raggiunse i 15000 metri di quota, con una velocità di 2200 chilometri all'ora.
La Loggia Nera non comunicò tutto il suo sapere ai suoi rappresentati nazisti, ma diede loro informazioni e mezzi per realizzare potenti armi da guerra dapprima una potente flotta aerea e poi li indirizzò verso aeronavi avveniristiche a decollo verticale, le V7. Nella fase di progettazione, infatti, fu importante il ruolo svolto dal modello di un velivolo discoidale a decollo verticale. I tedeschi (in quel periodo il popolo più avanzato tecnologicamente al mondo) fecero moltissime scoperte, alcune delle quali oggi di consumo comune; per esempio molte componenti elettroniche, gli inneschi per le bombe ad alto potenziale, i motori a reazione oggi usati da tutto il mondo, le turbo eliche presenti in tutti gli elicotteri di concezione moderna, la tecnologia stealth degli aerei militari.
La rivista "Der Spiegel" nel numero del 30 marzo 1950 riportò un'intervista rilasciata da Schriever il quale affermò che, nei pressi di Praga, nei primi anni Quaranta vi era una fabbrica della BMW che produsse alcuni dei velivoli noti come "dischi volanti". In questo impianto lavoravano scienziati come Klaus Habermohl, l'ingegnere italiano Giuseppe Belluzzo e Walther Miete (il quale aveva fatto parte del progetto V2, ma che poi si era occupato di progetti a disco) i quali seguirono gli studi di Schriever su un prototipo di velivolo discoidale.
Secondo Kasten a partire dal 1933 gli ingegneri aeronautici tedeschi stavano lavorando su alcuni dispositivi antigravitazionali. Già nel 1945 avevano sviluppato un sofisticato dispositivo dalla forma circolare in grado di volare a quote molto elevate e con una velocità incredibile avvalendosi di una tecnologia di propulsione elettromagnetica. In gran parte l’ispirazione nazista si era basata dai fondamenti di una piccola setta tibetana.
Figura 42. Disco Ufo e soldati nazisti
I Nazisti rastrellarono il mondo in lungo e in largo nella convinzione di riuscire a trovare un accesso del Regno nascosto e ai suoi segreti, non trovarono nessun accesso perché Agarthi, come recita il suo nome è inaccessibile.
CI ATTENDONO NUOVE GUERRE NEI CIELI E IN TERRA?
Vi è un male cosmico e un male terrestre, il primo collegato alla parte discendente nella materia dell’evoluzione cosmica. Quelle che chiamiamo forze del male appartengono a gerarchie mentalmente molto evolute che, rimaste tenacemente ancorate ad un antico compito, occultamente all’antico Sole, che invece di far avanzare l’evoluzione cosmica e umana, la ostacolano, cercando di mantenerla allo stato di pura materialità, favorendo la “superstizione scientifica”, l’egoismo e il freddo intellettualismo.
Due schieramenti che coinvolgono tutti si fronteggiano oggigiorno: in un campo gli oscuri e i loro servitori per l’accaparramento totale dell’energia vitale, riducendo così in povertà buona parte della popolazione mondiale, e nel campo opposto gli uomini mossi dalla volontà di bene, desiderosi di liberare l’umanità dalla schiavitù dell’egoismo.
I mezzi principali delle forze del male sono la creazione di stati di insicurezza, di angoscia e di paura. È la paura di cui è imbevuto il mondo intero; la paura che hanno avuto singoli uomini l’uno dell’altro, ma che prima d’ogni altra cosa hanno avuto le nazioni una dell’altra, anche se non ne erano consapevoli. Per scoprire la fonte del male è sufficiente seguire le fonti di paura economica, sociale, sanitaria, con attenzione per scoprire chi sta manipolando l’umanità.
Al tempo del nazismo il potere finanziario fece in modo che valenti scienziati in Germania realizzassero una tecnologia di guerra che fosse all’avanguardia nei cieli, nei mari e in terra, inoltre si sperimentarono medicinali provati senza scrupoli su cavie umane, esperimenti di genetica, mezzi che avrebbero condotto all’asservimento del mondo, attività che questa volta sta proseguendo su scala mondiale. Oggi la situazione è simile a quella passata, infatti, scienziati in tutto il mondo lavorano segretamente, realizzando tecnologie per il controllo della popolazione, viene detto per i nemici; in laboratori super attrezzati, i soldi non mancano, si fanno ricerche su nanotecnologie per essere usate su armi biologiche, virus per intenderci, per i militari. Sono all’avanguardia tecnologica e biologica, In laboratori super attrezzati, finanziati da potenti gruppi economici, si fanno ricerche su armi biologiche, virus per intenderci, per i militari.
Gli esseri non terrestri, i cosiddetti grigi che come spiega bene T.L. Rampa sono costruzioni biologiche di razze di altri mondi, creature viventi sì, ma nate dalla scienza senz’anima hanno fornito informazioni scientifiche ai loro alleati oscuri terreni, su come attuare questi progetti. A lungo termine con la creazione di bio-macchine e A.I. non avranno più bisogno della forza lavoro umana che dovrà essere drasticamente ridotta, ci ripetono che siamo troppi su questo pianeta, la riduzione avviene ora attraverso guerre e pandemie, poi attraverso farmaci che devono salvare la vita ma non la salvano e che provocano sterilità. Le nere sirene attraverso i media cantano: “Sei vuoi la pace e la sicurezza devi rinunciare alle tue libertà, noi agiamo solo per il tuo bene, non ti preoccupare, non pensare, pensiamo noi per te”.
Probabilmente ci sarà ancora una volta un conflitto sui tre piani di esistenza: mentale, emozionale e fisico tra due schieramenti di Luce e o Ombra. Questo scontro fisico che va sotto il nome di Armageddon, in realtà è già iniziato con l’avvento al potere del nazismo nel 1931, e dove fu messo in pratica il controllo di massa emotivo e mentale. Il nazismo scatenò una guerra planetaria e la Germania nazista fu militarmente sconfitta, ma era solo il primo atto, il nazismo si è poi occultato protetto nelle pieghe delle vesti dei potenti che controllano la ricchezza mondiale.
L’Armageddon fu previsto perché inevitabile, in tutte le antiche profezie, presenti nelle scritture di ogni popolo, come il “Giorno del Giudizio di Dio”. La battaglia di Armageddon si combatte e vince qui sulla terra, interiormente ed esteriormente, affinché ogni individuo stronchi definitivamente ogni legame con le Forze del Male, che hanno creato e “mantenuto in essere” il moderno mondo materialistico con l’importanza che esso dà alla ricchezza, al potere sulle cose e sul controllo delle persone.
L’Armageddon non è solo una guerra fisica. È un complesso di rischi incalcolabili, tra cui le epidemie, ma le conseguenze più disastrose sono le perversioni psichiche.
L’Armageddon predetto è spaventoso; tutte le mostruose entità sotterranee vi prendono parte, e le Forze di ogni piano vi sono coinvolte. La follia che vediamo oggi non indica forse che stiamo attraversando un periodo senza precedenti?
Abbiamo a che fare con gruppi di potere, nuovi nazisti travestiti da filantropi e democratici – a partire dalle congreghe più o meno occulte – che contano sulla menzogna, sulle mezze verità, sulla manipolazione della storia e sulla propaganda per irretire e soggiogare l’umanità, intaccando la stessa esistenza umana. Questi gruppi di potere malvagio si prefissano di influenzare e controllare le masse e privarle di ogni aspirazione che non sia altro che un’egoistica vita fisica spacciata per un Nuovo Ordine Mondiale, dove regna la pace di chi è rinchiuso in una gabbia Pace condizionata e asservita al loro insaziabile potere, e coloro che si ribellano saranno trattati come escrescenze tumorali, subito eliminate col bisturi. Questi gruppi di potere che rappresentano le forze del male a loro volta sono manipolati e controllati da esseri più potenti, che compongono la Gerarchia Oscura, e tutti insieme formano la Fratellanza Oscura. Per essere ancora più chiari, costoro sono esseri umani grandi e potenti che sono dietro ai gestori del potere finanziario ideatori del Nuovo Ordine Mondiale.
Dalla parte opposta abbiamo i Vigilanti dell’umanità. Uno degli inni dei Veda dedicato a Varuna sembra suggerire che lo spazio sia popolato da una specie di polizia galattica.
Chiunque pensi di volare sopra il cielo non potrà eludere il dominio di Varuna, il re. I suoi agenti discesi dal cielo volano in tutto il mondo. I loro mille occhi frugano gli angoli più remoti della Terra.
Il seguente brano è tratto dal libro Shamballa Oasi di Luce di Andrew Tomas (1906-2001):
Gli esseri vivificati dal Sole e di altri mondi dicono al Signore Oscuro:
... L'orologio cosmico mostra che l'Era Spirituale si sta avvicinando. Non puoi fermarlo anche se vuoi, dal momento che un Dhian Kohanu (Dhyan Chohan, Essere Cosmico) porterà presto un corpo dalle profondità dello spazio - un corpo finora invisibile, un vortice di poteri. Una volta che entra in azione, la sua fiamma assorbirà tutti i tuoi sforzi.

Figura 43. Rigden-jyepo Signore di Shamballa
Secondo le profezie mongole, l’era di Shamballa è già iniziata. Rigden-Japo (Rigden-jyepo), il Signore di Shamballa, sta già preparando il suo invincibile esercito per la battaglia finale.
Il profeta Isaia predice anch’egli un’Apocalisse XXIV, 21: “In quel giorno il Signore punirà gli eserciti del cielo in cielo e gli eserciti della terra sulla terra”. Anche in questo brano abbiamo il duplice significato una guerra combattuta spiritualmente e una materialmente né in terra e nei cieli, cioè con aeronavi, Vimâna o UFO come si voglia specificarli. Isaia (LX, 8): “Chi sono costoro che volano come una nuvola, come colombi alle loro colombaie?”. Il profeta Elia dopo aver folgorato tre gruppi di cinquanta soldati mandati per arrestarlo, dal re di Israele Acazia, Elia salì al cielo in un turbine su un carro di fuoco, trainato da cavalli di fuoco.
Oltre agli Esseri Cosmici attraverso la loro flotta di astronavi, quali nostri tutori e vigilanti, dobbiamo considerare gli Esseri terrestri quei popoli dimoranti nei tunnel e caverne sotterranee, che obbediscono al Signore di Shamballa noto come Rigden-jyepo in Mongolia, che regna su Agartha. Quando sarà giunto, il momento dal sottosuolo usciranno le aeronavi o Vimâna e parteciperanno anche loro al confronto. Il Re del Mondo, nel Libro ebraico del Genesi appare come Melchisedech, chiamato l’Antico dei Giorni, Re di Salem e Re di Giustizia.
Vi sarà un altro grande scontro planetario come quello descritto nel Mahâbhârata? In uno dei Manoscritti esseni del Mar Morto, si narra “La Guerra dei figli della Luce e dell’Oscurità”. Beliar o Belial è il capo dei Figli dell’Oscurità. I manoscritti indicano in Melchisedech, il capo dei Figli della Luce, noto in India come Sanat Kumâra che è un’espressione Karttikeya-Sirio, di Marte, le cui caratteristiche sono quelle del guerriero.
Le date planetarie corrispondono a quelle sovramundane. Lo stato di oscurità di questo pianeta richiede l’impiego di tutte le forze per ristabilire l’equilibrio. È facile pensare al futuro se lo spirito sa che i due Mondi sono in mutuo rapporto, se riesce ad avanzare verso il Mondo del Fuoco. Qualsiasi incremento di tensione gli rivela la magnitudine degli eventi futuri. Nel Mondo sottile sono in atto sviluppi che assecondano le manifestazioni fisiche, e specialmente tesi sono gli strati più prossimi alla Terra. Interi eserciti si vanno preparando. Popoli interi prendono le armi per contrastare le forze distruttive. Il Mondo superiore non lascerà il pianeta senza soccorso. Anche la Madre del Mondo e la Gerarchia e i Grandi Signori del Fuoco mobilitano le loro armate. Grande davvero è quest’epoca, risolutiva per i destini della Terra: le Forze del Cielo pervadono lo spazio. (Mondo del Fuoco III, 89).
Ci viene detto che “Il Mondo Superiore non lascerà la Terra senza soccorso” e che “Le Forze del Cielo pervadono lo spazio”, quale spazio? Sia quello spirituale che quello materiale, cioè con una flotta di navi stellari.
Pensate che l’avvento di Colui che è il Benedetto porterà pace sulla terra? Nessun Avatar, e nessun grande Istruttore del Mondo, vennero mai sulla terra con un ramoscello d’ulivo fra le mani. Vennero sempre con una spada per separare “le pecore dalle capre”, per separare i mali dell’ignoranza dalla conoscenza e dalla verità. Il ramoscello d’ulivo si materializzerà quando la spada avrà fatto il suo lavoro di separazione. Maestro H. Teogenesi, commento Stanza di Dzyan VI.
Quando il Cristo fu sulla terra duemila anni fa, Egli disse: “Non sono venuto a portare la pace, ma la spada”, e per suo mezzo il male cosmico sul pianeta sarà arrestato.
Dalle porte d’oro fino all’imo (fondo) della terra, dal fuoco fiammeggiante al cerchio d’ombra, cavalca l’Avatar segreto, brandendo la spada che trafigge. Nulla può impedire che s’accosti, e nessuno può dirgli di no. Verso le tenebre della nostra sfera Egli cavalca solitario, e al suo avvicinarsi si vede la massima calamità ed il caos di ciò che cerca di resistere. Gli Asura si velano la faccia, e l’abisso di maya vacilla fino alle fondamenta… Il fumo di un nero profondo sale verso l’alto dissipandosi. Il fragore discordante degli elementi in guerra saluta Colui che viene e non Lo ferma. Trattato sul Fuoco Cosmico, 748.
Dallo spazio giunge l’Avatar “cavalcando e portando una spada” che trafigge, cioè un’arma rivolta verso gli oscuri. Possiamo immaginare che le “porte d’oro” rappresentino il portale di sistemi o mondi più elevati, quello delle Vite solari, alla maniera di Asura-Mâyâ istruito da Sûrya, il Sole. Il “cerchio fiammeggiante” suggerisce “l’anello non passare” il portale dei mondi superiori, mentre il “cerchio dell'oscurità” indica i confini o il portale degli oscuri mondi materiale inferiori.
Il Cavallo Bianco è il velivolo dell’Avatar, che simboleggia la sua forza, in termini moderni la sua astronave stellare. È per mezzo dei raggi solari che questa forza elettromagnetica inglobata nel cavallo o astronave bianca è raccolta e distribuita a tutta la sostanza vivente appartenente al nostro sistema solare. La sua spada la sua arma. Gli Asura che cercano di nascondersi, sono i Fratelli dalla Faccia Oscura che lottano per impedire l’evoluzione spirituale del mondo. L’abisso di maya vacilla fino alle fondamenta, significa che tremano le oscure fondamenta dell’egoistico mondo materiale.
Figura 44. L’Astronave dell’Avatar
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