Lez. 2 - Il Grande Soffio - Sapienza misterica

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Lez. 2 - Il Grande Soffio

La Dottrina del Filo d'Oro I Cosmogenesi

La Stanza I del Libro di Dzyan descrive lo stato dell’UNO-TUTTO durante le Eternità di Non Manifestazione, dette Pralaya, antecedente alla prima vibrazione della Manifestazione in procinto di risvegliarsi. Questo Spazio, essendo - sul piano dell’astrazione assoluta - la Divinità per sempre inconoscibile, è vuoto soltanto per le menti finite; ed essendo, sul piano della nostra percezione, il Plenum, il Contenitore assoluto di tutto ciò che esiste, manifestato e non manifestato, è, di conseguenza, quel TUTTO ASSOLUTO. Perché come ha affermato San Paolo: “In Lui noi viviamo, ci muoviamo e abbiamo la nostra esistenza”.

L’Eterna Genitrice, raccolta nelle sue vesti eternamente invisibili, era rimasta ancora sopita una volta per Sette Eternità.[1]

L’Eterna Genitrice è lo Spazio Assoluto, la DIVINITÀ incomprensibile senza distinzione di sesso, il Padre-Madre Eterno, le cui “Vesti Invisibili” sono la Radice mistica di tutta la Materia e dell’Universo. Lo Spazio è la sola cosa eterna che possiamo immaginarci più facilmente, immobile nella sua astrazione. Per le “Sette Eternità”, s’intendono eoni o periodi, o un solo periodo corrispondente a un totale di anni 311.040.000.000.000.

Solo le Tenebre riempivano il Tutto illimitato, poiché Padre-Madre e Figlio erano insieme Uno, e il Figlio non si era ancora risvegliato per la nuova Ruota e per il pellegrinaggio su di essa[2].

Tenebra è il Princìpio Sconosciuto che riempie lo Spazio Cosmico, mentre il “tutto illimitato” è lo “Spazio Genitore”; e lo Spazio Cosmico è qualcosa che, almeno potenzialmente, ha già degli attributi. “Le Tenebre sono Padre-Madre: la Luce, il loro Figlio”, dice un antico proverbio orientale. Padre-Madre è un termine composto che significa Spirito-Materia primordiali. Padre-Madre vuole indicare le due energie complementari e contrapposte mediante le quali si attua qualsiasi generazione e manifestazione. Il Figlio è il parto di queste due forze, quindi il prodotto differenziato. Nel Genesi si descrive che “Le Tenebre sulla faccia dell’Abisso”. Abisso è “il Figlio luminoso del Padre Tenebroso” - lo Spazio. In questo stadio Tutto era unito in un Unico Indifferenziato, la Luce doveva ancora nascere dalle Tenebre.

Sola, l’unica forma di Esistenza si estendeva nel Sonno senza Sogni; e la vita pulsava inconsapevole nello spazio universale, attraverso quella Onnipresenza che è percepita dall’occhio aperto di Dangma[3].

Il sonno senza sogni è uno dei sette stati di Coscienza conosciuti nell’Esoterismo orientale. Il sonno indica lo stato di non manifestazione. Senza sogni si riferisce al mondo materiale. In quest’unità primordiale era insito il germe della vita, pronto a manifestarsi, inconsapevole perché non ancora giunto a esternarsi in modo fenomenico e manifesto. La Vita che pulsa c’informa che nel Pralaya c’è anche il “Grande Soffio”, perché il “Grande Soffio” è incessante, ed è, per così dire, l’eterno universale perpetuum-mobile. C’è un magnifico Poema sul Pralaya, scritto da un antichissimo Rishi, che paragona il movimento del Grande Soffio durante il Pralaya ai movimenti ritmici dell’Oceano Incosciente.
In India l’Occhio Aperto di Dangma è chiamato l’“Occhio di Shiva”, è l’occhio spirituale interiore del Veggente, la facoltà dell’intuizione spirituale, mediante la quale si ottiene la conoscenza diretta e sicura. Questa facoltà è intimamente collegata con il “terzo occhio” o Occhio di Shiva.
La VITA UNICA, eterna, invisibile e tuttavia onnipresente, senza princìpio né fine, e tuttavia periodica nelle sue manifestazioni regolari, fra i periodi dei quali regna l’oscuro mistero del Non-Essere. Il suo unico attributo assoluto è il Movimento eterno e incessante, chiamato nel linguaggio esoterico il Grande Soffio: il movimento perpetuo dell’Universo, nel senso di SPAZIO, illimitato e onnipresente. Ciò che è privo di movimento non può essere Divino. H.P. Blavatsky fa osservare che Platone dimostra di essere un Iniziato dicendo nel Cratilo (397 D) che θεός è derivato dal verbo θέειν “muoversi, correre” poiché i primi astronomi che osservarono il moto dei corpi celesti chiamarono i pianeti θέοί, gli dèi. Più tardi la parola dette origine a unaltra espressione: άλήθεια, “il soffio di Dio.”
H.P. Blavatsky riporta a commento un brano del Catechismo occulto Himalayano, che contiene le seguenti domande e risposte:
“Che cosa è ciò che è sempre?” - “Lo Spazio, l’eterno Anupâdaka.” [Senza Genitori] - “Che cosa è ciò che fu sempre?” “Il Germe nella Radice.” “Che cosa è ciò che va e viene continuamente?” - “Il Grande Soffio.” - “Vi sono dunque tre Eterni?” - “No, i tre sono uno. Ciò che è sempre è uno, ciò che fu sempre è uno, ciò che sempre è e sempre diverrà è pure uno: e questo è lo Spazio.”
Il Principio Unico, sotto i suoi due aspetti, Grande Soffio e Spazio Astratto, è asessuato, incondizionato ed eterno. La sua emanazione periodica o radiazione primordiale - è pure Una e androgina. Quando questa irradiazione irradia a sua volta, tutte le sue irradiazioni sono anch’esse androgine, ma divengono, Principi maschili e femminili nei loro aspetti inferiori.
L’apparizione e la sparizione dell’Universo sono rappresentate come un’espirazione e un’inspirazione del “Grande Soffio”, che è eterno e che, essendo Moto, è uno dei tre simboli dell’Assoluto — lo Spazio Astratto e la Durata ne sono gli altri due. Quando il Soffio Divino è inspirato: l’Universo sparisce nel seno dello Spazio, della Grande Madre, allora dormiente “ravvolta nelle sue Vesti Eternamente Invisibili”. Questo Soffio non può mai cessare, neppure durante le Eternità di Non Manifestazione.
Il Grande Soffio è la fonte della Forza che muove la Materia dello Spazio. Il movimento del Serpente Igneo è oscillatorio come l’onda generata dall’oscillazione armonica di una corda musicale.
“In Principio, prima che la Madre divenisse Padre-Madre, il Drago Fiammeggiante si muoveva solo nell’Infinitudine”.[4]
La tradizione nordica occidentale narra di un Drago di Fuoco che era apparso all’improvviso da una voragine che si era aperta sull’abisso primordiale. Il mito narra che per prima cosa il Drago, si rannicchiò su se stesso chiudendosi come l’uovo generatore per poi si alzarsi in piedi e stendersi in tutta la sua altezza aprendo le braccia, che diventarono gigantesche e possenti ali (le ali del Cigno Hamsa), dispiegandole in tutta la loro estensione. A questo punto il Drago lanciò il suo possente urlo verso il grande spazio oscuro che lo circondava, tanto forte da risvegliare la vita che esso nascondeva. Il suo urlo rappresenta il primo suono della Natura. Il Drago accennò al suo primo passo di danza. Una citazione che unisce indelebilmente il Drago primordiale alla danza sacra della Kemò-vad, la “danza nel vento”, la danza di Shiva.

Figura 1. Il Serpente Eterno dello Spazio infinito


Prima che il nostro globo prendesse la forma ovale (e così pure l’Universo), “una lunga striscia di polvere cosmica (o nuvola di Fuoco) si muoveva e si attorcigliava nello Spazio come un Serpente, che soffiava fuoco e luce sulle acque primordiali, fino a che, covata la Materia Cosmica, le fece assumere la forma anulare di un serpente che si morde la coda — il che simboleggia non solo l’eternità e l’infinitudine, ma anche la forma sferica di tutti i corpi formatisi nell’Universo da quella nebbia ardente.o Spirito è la Fiamma Invisibile, che non brucia mai, ma accede tutto ciò che tocca, e gli dà vita. Il Serpente Igneo attorcigliandosi su se stesso separa dallo Spazio Astratto Infinito una parte di forma sferica che dovrà diventare il nostro Universo. Questo è il significato del primo simbolo, il Cerchio luminoso su fondo Nero. Il simbolo di questo stato pre iniziale è un cerchio di fuoco debolmente luminoso, un fuoco molto diffuso, ma senza vera intensità. Il Cerchio, la Ruota gira lentamente, tanto che il moto è quasi impercettibile.
Passando dalla condizione zero inerziale detto in oriente Laya, allo stato di movimento rotatorio, lo Spazio interessato dall’azione del Drago Fiammeggiante, assume una forma sferica, il Serpente espelle un Uovo che in seguito è messo in rotazione dai fuochi interni alla materia, producendo irradiazione. Alla fine della manifestazione il serpente ingoia l’Uovo. La bocca del Serpente è un buco nero nello spazio. I modelli matematici e fisici dell’universo prevedono che dapprima con il Big Bang esso si espanda e poi che la forza gravitazionale prevalga e tutto comincia a contrarsi fino a implodere nel Big Crunch. Il nostro “Universo” è soltanto uno degli innumerevoli Universi, tutti sono anelli della grande catena cosmica degli Universi, e ognuno sta nella relazione di un effetto in rapporto al suo predecessore, e di una causa in rapporto al suo successore.

Figura 2. La bocca del Serpente dello Spazio infinito

Inizio e fine sono speculari uno rispetto all’altro.  All’inizio il Drago Fiammeggiante, l’Eterno Dio Non-Rivelato, emette un Soffio, un Sibilo, un primo Suono che provoca una depressione nelle Acque dello Spazio, intorno alla quale si formerà il corpo sferico dell’Universo. Gli antichi associavano il Suono e la Parola con l’Etere dello Spazio. La fine è il processo inverso, un riassorbimento, il Soffio inverte la sua direzione in una grande inspirazione, visivamente nello spazio appare un buco nero che risucchia tutto quanto è intorno ad esso.
Così parla l’Asceta nell’Anugîtâ: “Chiunque è nato due volte (cioè un Iniziato) sa che tale è l’insegnamento degli antichi... Lo Spazio è la prima entità... Ora lo Spazio (Akâsha o il Noumeno dell’Etere) ha una qualità ... e si afferma che questa è soltanto il suono”.
Shiva è anche chiamato il «Signore della Danza», la cui danza cosmica è ciò tramite cui l’universo è manifestato, preservato e infine riassorbito. La danza è simbolo dell’eterno mutamento della natura, dell’universo manifesto, che attraverso una danza scatenata Shiva equilibra con armonia, determinando la nascita, il moto e la morte di un numero infinito di corpi celesti. L’attività do Shiva, per usare le parole di Ananda Coomaraswamy, è l’immagine più chiara dell’attività di Dio in qualsiasi arte o religione possa vantarsi. Il fisico teorico F. Capra scrive che la danza di Shiva è la danza dell’universo: il flusso incessante di energia che attraversa un’infinita varietà di configurazioni che si confondono l’una nell’altra. La danza di creazione e distruzione è la base dell’esistenza stessa. Per i fisici moderni la danza di Shiva è la danza della materia subatomica.

Figura 3. La Danza di Shiva


«Cinque anni fa ebbi una magnifica esperienza che mi avviò sulla strada che doveva condurmi a scrivere questo libro. In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. […] Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; «vidi» scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; «vidi» gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a quella danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne «sentii» la musica: e in quel momento seppi che questa era la danza di Shiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù.[5] »

Secondo Fritjof Capra, il fisico non deve osservare ma partecipare: “L’idea di «partecipazione invece di osservazione» è stata formulata solo recentemente nella fisica moderna, ma è un’idea ben nota a qualsiasi studioso di misticismo. La conoscenza mistica non può mai essere raggiunta solo con l’osservazione, ma unicamente mediante la totale partecipazione con tutto il proprio essere”.
Poiché le leggi della fisica sono simmetriche rispetto al tempo, devono esistere singolarità[6] antitetiche ai buchi neri. Mentre un buco nero cattura la materia e la luce che entra nel suo campo gravitazionale, un buco bianco[7] emette luce e materia in modo violento, ma nel quale nulla può entrare. Per la Dottrina segreta, la Gravitazione, è la Regina e sovrana della Materia. Se consideriamo il buco bianco come la regione da cui materia ed energia emergono in modo molto violento da una singolarità, allora il Big Bang, il fenomeno che ha dato origine all’universo, è un enorme buco bianco.
Come un buco nero è alla base della morte del nostro universo, così un buco bianco è alla base della nascita di questo nostro stesso universo. Il Suono dell’Inizio o del Buco Bianco per la scienza è quello del Big Bang, ossia la radiazione di fondo dell’immane vampata di energia che accompagnò la nascita dell’Universo, secondo la scienza circa 15 miliardi di anni fa. Gli studi in discussione si sono tutti concentrati sull’analisi della radiazione cosmica di fondo a microonde (CMBR o radiazione CMB, da Cosmic Microwave Background). John Cramer dell’Università di Washington ha elaborato al computer le frequenze delle onde che pervadevano l’universo qualche millennio dopo la sua nascita. La simulazione della durata di 100 secondi dell’eco del Big Bang così come si poteva ascoltare 760.000 anni più tardi. Il suono che risulta dalla sovrapposizione delle radiazioni non è udibile perché di sotto le frequenze percettibili dall’orecchio. Per renderlo percepibile Cramer ha dovuto alzare la frequenza di un fattore 1026, pari a 100.000 miliardi di miliardi di volte. Durante i 100 secondi di registrazione, le frequenze cadono perché le onde sonore sono allungate come l'Universo si espande. “Diventa più di uno strumento di basso”, dice Cramer. Dato che il Big Bang non descrive un’esplosione nello spazio, ma un ampliamento dello spazio stesso, il suono dell’Universo primordiale evoluzione non era un botto, ma un lungo, interminabile, ronzio.

Quando Shiva inizia a danzare l’Universo, si dissolve, e la sua energia diminuisce sempre di più fino a concentrarsi in un singolo punto, questo punto lentamente si dissolve, lasciando solo un tenue suono, una vibrazione primitiva, d’intensità sempre più debole, per assestarsi a valori impercettibili.

Il Suono della fine o del Buco Nero è stato scoperto grazie all’osservatorio Chandra, ai Raggi X della NASA: è stata per la prima individuata un’onda sonora proveniente da un buco nero nella costellazione del Perseo localizzata a circa 250 milioni di anni luce dalla terra. Nessun essere umano sarà in grado di ascoltare questa nota, perché è 57 ottave più bassa della nota DO medio. Siamo alla presenza della frequenza più profonda che sia mai stata registrata da un oggetto nell’Universo ed è più bassa della frequenza limite delle nostre orecchie di un milione di miliardi di volte. Per generare il collasso della materia, la cavità del Buco Nero è necessario un grande ammasso di energia, pari all’energia combinata di 100 milioni di supernova. La maggior parte di questa energia è trasportata dalle onde acustiche e si potrebbe dissipare nei gas delle costellazioni, mantenendo i gas caldi e, probabilmente, prevenendo un flusso di raffreddamento. Se così fosse, il SI bemolle dell’onda acustica, 57 ottave più bassa del DO medio, sarebbe rimasto pressoché costante per qualcosa come 2,5 miliardi di anni.


[1] Stanze di Dzyan, I, 1.
[2] Stanze di Dzyan, I, 5.
[3] Stanze di Dzyan, I, 8.
[4] Libro di Sarparâjni.
[5]  Fritjof Capra, Fisico e teorico dei sistemi è saggista di fama internazionale - Il Tao della fisica, Adelphi, 1993, pp. 11-12.
[6] Una singolarità gravitazionale è un punto dello spaziotempo in cui il campo gravitazionale ha tendenza verso un valore infinito. L’universo ha avuto inizio con una singolarità gravitazionale (il Big Bang) e avrà fine con essa.
[7] Albert Einstein e Nathan Rosen furono i primi a parlare di buco bianco come d’ipotetica controparte di un buco nero.



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