Pitagorismo Templare - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Pitagorismo Templare

Templari

La conoscenza misterica dei Templari si rifaceva a due Insegnamenti, quello ebraico della Kabbalah e soprattutto a quello numerico e geometrico Pitagorico-Platonico. Mosè proviene dall’Egitto, tutta la scienza egiziana era concentrata nel Tempio. Mosè era del Tempio e fu istruito in tutta la scienza dei Faraoni (Atti VII-2). I Templari portarono in Europa questa conoscenza e la impressero nei libri di pietra, nelle loro cappelle e nelle cattedrali gotiche. Pitagora fu istruito dai sacerdoti egizi per ben 22 anni. Tutte le testimonianze delle costruzioni templari sono espresse sotto forma numerica e geometrica. La geometria sacra templare si basa essenzialmente sul concetto dell’insegnamento pitagorico fatto proprio dai Templari quello l’Armonia che si consegue dall’equilibrio degli opposti.
NUMEROLOGIA SACRA TEMPLARE <> GEOMETRIA TEMPLARE SACRA <> LE RUOTE A OTTO PETALI <> QUADRATI E TRIANGOLI GENERATORI <> SIMBOLISMO DEI NUMERI PRIMI <> IL SEGRETO PITAGORICO DEL BEAUCÉANT <> IL SOLE MISTERICO PITAGORICO DEI TEMPLARI <>  LA QUADRATURA DEL CERCHIO CELESTE <> LA SCACCHIERA <> L’ALQUERQUE - 16 SIGIZIE TRIANGOLARI <> I TRE QUADRATI PRIMORDIALI - LA TRIPLICE CINTA E LE 12 PORTE <> IL QUADRATO DEL SATOR - L’EREDITÀ MISTERICA <> CONCETTI PITAGORICI APPLICATI ALLE COSTRUZIONI GOTICHE


 
NUMEROLOGIA SACRA TEMPLARE

All’inizio Due Cavalieri, Ugo (Ugues) de Payns e Godefry (Goffredo) di Saint-Aldemar. Il primo cavaliere Hugues de Payns ha il feudo a Nord Ovest di Troyes, nel luogo che diverrà la prima commenda, guida d’Occidente. Appartiene alla famiglia dei conti di Champagne. Il secondo cavaliere è Godefry de Saint-Omer, fiammingo. Certamente fu a un suo parente, che il re Baldovino I aveva affidato Tiberiade e il Principato di Galilea.
 
Il numero Due “2”, è citato anche nel libro della Barahona nella suddivisione della struttura militare: i Cavalieri (bellatores) e i Sergenti (fratres armigers). Per la Kabala ebraica significa Conoscenza. Per i Cristiani, il “2” rappresenta la doppia natura di Cristo: la divina e la umana. Per i Pitagorici è la Diade, il principio bipolare, il principio generatore che esteriorizza Dio nello spazio e nel tempo. Padre e Madre, divenuti Due, danzano ritmicamente e i mondi e i numeri appaiono.
 
I Templari in seguito adottarono la dualità come loro vessillo il Beaucéant, composto di due colori bianco-nero. Tale duplicità si rileva nel lessico: nelle coppie di antonimi (entrare - uscire, alto - basso, ecc.), nelle opposizioni di genere (maschile - femminile), nelle opposizioni soggettive (finito - infinito, momentaneo - durevole, attivo - passivo, positivo - negativo) secondo diversi gradi di approfondimento e altri criteri di simmetria. Nell’uomo abbiamo la duplicità espressa con due mani, due piedi due occhi, due orecchie, due narici, due emisferi cerebrali. Nelle costruzioni abbiamo le coppie di obelischi in Egitto e le coppie di colonne nei Templi.
 
La storia racconta che nell’anno 1118, Nove cavalieri francesi, devoti e in timore di Dio si presentarono dal re di Gerusalemme Baldovino II, hanno come capo fila Hugues de Payns, che diverrà il primo Grande Maestro dell’Ordine quando sarà costituito.
 
Ai primi Due cavalieri si unirono altri Sette. Gli altri Sette cavalieri furono André de Montbard[1], lo zio di San Bernardo, I fiamminghi Payen de Montdidier e Archambaud de Saint-Amand. Degli altri si conoscono solo i nomi patronimici o solo i nomi di battesimo: Gondemare, Rosal, Godefroy e Geoffroy Bisol.
 
Il numero Sette “7” compare nelle vicende dei Cavalieri del Tempio, dopo il numero Due. L’Agnello, simbolo di Dio manifestato e sacrificato per il mondo, nel libro dell’Apocalisse di Giovanni è descritto con Sette occhi. Sette sono gli orifizi del capo. Il numero Sette era considerato dai Pitagorici come un numero religioso e perfetto, ed era chiamato Telosforo perché in Lui tutto l’universo e tutta l’umanità è portata al punto culminante, che è quello di riunire nell’Unità, tornare alla sua condizione originale, unicità. Il numero Sette è il giorno festivo di tutta la Terra, il giorno della nascita del mondo. Nel cuore, vi sono Sette cavità, Quattro inferiori e Tre divisioni superiori.
 
Il numero Quattro “4” rappresenta i bracci della Croce Templare. Quattro sono i suoni del Tetragramma sacro, Jod Hè Vau Hè (YHWH) il nome divino ebraico. Quattro sono i numeri della Tetractis di Pitagora. Quattro sono gli Elementi, quattro sono i punti cardinali (i quattro sostegni del cielo, i quattro venti).  
 
Il numero Otto8” rappresenta le quattro coppie di sostanze divine, il doppio quadrato, i quadrati dello Spirito e della Materia, il processo mediante il quale lo Spirito discende nella Materia, e questa risale verso lo Spirito. “II mondo di Pitagora” ci dice Plutarco, consisteva di un doppio quaternario. La Tetrade o Quaternario, riflettendosi su se stessa, produce le quattro coppie, il numero Otto. L’Otto simbolizza il moto eterno e la spirale dei cicli, rappresenta la respirazione regolare del cosmo.
 
Il numero Nove “9”, rappresenta il primo nucleo di Cavalieri. Secondo Plutarco, è il più perfetto fra i numeri. Nove è l’ultimo numero emanato dall’Uno, il limite delle cifre, è il numero del compimento, che sommato all’Unità (il conte di Champagne), dà Dieci, la perfezione relativa. Nove è il quadrato del numero Tre, è l’unione di tre triangoli Sono necessari per l’uomo nove mesi di gestazione del grembo (uovo) materno, affinché una vita da embrione si possa trasformare in un bimbo. Nel Mistero egizio di Eliopoli, viene narrata la creazione della grande Enneade (i Grandi Dèi, i Nove Principi[2]), emessa dal Num, le Acque Primordiali. Nel Libro della Genesi sono citati Nove Patriarchi antidiluviani, che con Noé, il Decimo Patriarca, chiudono il ciclo antidiluviano.
 
Lo storico Guillaume de Tyr è esplicito riguardo al numero nove: infatti, per nove anni i primi “9” Cavalieri rifiutarono ogni compagnia. L’Ordine del Tempio aveva Nove province; nella Teurgia Templare, all’ora del Vespro, i cavalieri erano tenuti a recitare Nove Pater. La regola Templare, redatta dall’Abate Bernardo di Chiaravalle, è composta di 72 articoli; la somma delle cifre del numero 72 è nove: 7+2=9. Nella Kabala, il “9” rappresenta il Fondamento del Mondo. Per i Templari doveva essere il Fondamento di un nuovo mondo cristiano. Il Nove si ripresenta come somma delle cifre 1125 (1+1+2+5=9), anno in cui Ugo di Champagne, probabile occulto ispiratore dell’Ordine si unì ai nove Cavalieri.
 
Nella simbologia templare il numero Uno “1” è usato per l’arrivo nel 1125 del conte Ugo di Champagne. Uno dei principi più ricchi del regno di Francia rinuncia alla sua ricchezza e la sua famiglia (ripudia la moglie e figli) per unirsi ai Nove Cavalieri, sotto gli ordini di Hugues de Payns, il suo ex vassallo. Il 1125 non fu una data scelta casualmente. C’è qualcosa d’altro, di così favoloso che solo i legami di sangue dei fondatori dell’Ordine Templare sono in grado di proteggere il segreto.
 
Il numero  “10”, rappresenta i nove Cavalieri con il conte di Champagne. Per Filolao, discepolo di Pitagora: “Il 10 è responsabile di tutte le cose, fondamento e guida sia della vita divina e celeste, sia di quella umana”. La Tetrade Astratta di Pitagora, secondo la Raffigurazione  fatta da Theone di Smirne, consiste in Dieci Punti (1+2+3+4=10) inscritti in un Triangolo Equilatero di lato Quattro. Dieci erano i Cavalieri scelti che avevano il compito di proteggere il Gran Maestro in battaglia. Nel Tempio di Salomone vi erano 10 tavoli e 10 candelabri, i Cherubini avevano 10 gomiti di altezza e 10 erano i Leviti che officiavano davanti all’Arca Santa.
 
Il numero 11 è la dualità armonizzata, simbolicamente rappresenta una coppia di colonne, che sono poste all’ingresso del Tempio. Il numero 11 compare sempre nelle cattedrali gotiche, è la somma del numero 6 del macrocosmo i due triangoli intrecciati con il numero 5 del microcosmo, la stella a cinque punte. La maggior parte dei labirinti rappresentati nelle costruzioni religiose gotiche sono composti di 11 vie parallele. Le spire del labirinto sono 11 = 1+1, numero che indica la dualità, il peccato secondo la concezione cristiana, equilibrandolo con un altro 1 si ottiene 111 = 3 la perfezione.
 
Dante che apparteneva ai Fedeli d’Amore molto vicini ai Templari, scrive la Divina Commedia con moduli di 33 strofe e pone come suo Maestro Virgilio. La Commedia ha, infatti, oltre ad un brano introduttivo, 99 brani divisi in 3 gruppi di 33 (Inferno, Purgatorio, Paradiso). L’opera è scritta in triplette di 11 sillabe, in modo che ogni conteggio di 33 sillabe.
 
Il rosone delle cattedrali gotiche è con dodici petali. Il numero necessario per fondare un nuovo monastero cistercense o il numero dei componenti un capitolo templare è di 12, che diventano 13 con il Gran Maestro. Il numero dodici oltre a riferirsi ai 12 Apostoli o Discepoli, si riferisce anche alla ruota dello Zodiaco. Ricordiamo che il Maestro d’Opera ha a sua disposizione tre strumenti, la corda divisa in 12 parti con 13 nodi.
 
Dodici sono i principali cavalieri che custodiscono il Graal caduto da cielo. Nella Cappelle Templare di Montsaunès è raffigurata una Croce Templare rossa alle cui estremità compaiono 3x4 piccoli cerchi o punti. Chiamata comunemente croce di Tolosa, croce Occitana, appare ufficialmente nel 1211 sul sigillo della Contea di Tolosa. La regione che vide il maggiore e più veloce sviluppo dell’Ordine fu la Linguadoca, dove, a Tolosa, i Templari comparvero tra il 1129 e il 1132. La commanderia di Montsaunès dipendeva da Tolosa.
 
Figura 1. Croce Templare Occitana a Montsaunès
 
Il numero 13 rappresenta il Cristo-Sole al centro del 12 Apostoli e segni zodiacali, come le 12 tribù di Israele. Il 13 marzo 1311 il papa, per non correre il rischio di nuove assoluzioni da parte di concili periferici non direttamente controllati da Filippo il Bello, ordina di usare la tortura contro i Templari. Nella data fatale, il numero 13 compare sia nel giorno e sia nell’anno, accompagnato dal sette il numero del mistero.

 
GEOMETRIA TEMPLARE SACRA

Il concetto alla base dell’insegnamento pitagorico fatto proprio dai Templari è quello l’Armonia che si consegue dagli opposti. Scriveva Filolao: “Ciò che mantiene la salute è l’equilibrio delle potenze: umido-secco, freddo-caldo, amaro-dolce e così via; invece il predominio d’una di esse genera malattia, perché micidiale è il predominio di un opposto sull’altro [...]. Invece la salute è la mescolanza proporzionata delle qualità[3]. Il compito pitagorico sarà quello di individuare gli squilibri sopra esemplificati, e di favorire il ritorno all’equilibrio.
 
L’inizio è l’Uno, il Supremo, la Monade Pitagorica ingenerabile, imperitura, incomprensibile, che contiene in Sé un altro Essere, una Coppia Maschile e Femminile, che Platone chiama il Medesimo e il Diverso, lo Spirito e la Materia. Uno dei simboli più antichi e sacri della tradizione cristiana, adottato nelle costruzioni dei Cistercensi e dei Templari era la Vesica Piscis, al cui interno era raffigurato il Cristo o la Vergine Madre.
                                                                                                                                                                            
Il simbolo della Dualità il Medesimo e Diverso, è quello di Due Circonferenze gemelle, disegnate con raggio Unitario e diametro Due, con i rispettivi centri distanziati di un’unità in modo che possano interagore tra loro. L’intersezione dei Due Campi energetici visualizzati con Due Cerchi, crea un Terzo Aspetto. Il Terzo Essere è la Mente Creatrice, il Demiurgo, lo Spirito Santo della tradizione cristiana. I Due Cerchi quando sono separati occupano entrambi uno spazio pari a Quattro, uniti occupano uno spazio pari a Tre, una contrazione a 3/4, la nota FA, la Creazione. I Due Cerchi intrecciati in modo da formare il Piscis Vesica sono stati considerati dagli antichi filosofi matematici come i genitori dei numeri e delle figure geometriche. La Vesica è dunque generata dall’intersezione di Due Cerchi Uguali.

Figura 2. La Vesica Piscis e la Losanga
 
Il Triangolo Equilatero di lato Uno s’individua all’interno della Vesica prendendo come riferimento la diagonale di valore Uno per la sua base e la semidiagonale di valore √3/2 per la sua altezza. Dall’intersezione dei Due Cerchi e dagli assi di simmetria nasce la prima figura geometrica, il Triangolo Equilatero di lato Uno, e il primo numero dispari: “Tre”. Per raddoppio (2x3), si trova riflesso un secondo triangolo col vertice in basso, unendoli abbiamo la “losanga”, un rombo perfetto.
 
Nelle rappresentazioni, l’Uno, il Dio Supremo, la Monade che secondo Pitagora è il Punto Invisibile giace nel Silenzio. La manifestazione è generata dalla Vesica Piscis e la prima figura geometrica in essa è un triangolo che per la legge della dualità si sdoppia in due triangoli uguali: uno che guarda verso l’alto, la natura divina del Cristo e l’altro che guarda verso il basso, la natura umana del Cristo. Le due nature unite formano la Losanga. Troviamo le losanghe come motivi negli affreschi delle chiese templari. Nella simbologia cristiana il Pesce è Gesù-Cristo, chi cammina sulle acque, e che è stato generato dall’eterno femminino, dalla Vergine Maria, la Vesica Piscis.
 
Nella Cappella Templare di San Bevignate (PG) abbiamo le parti basse delle pareti affrescate con motivi a losanga. Nella Basilica di S. Maria Collemaggio[4] (Aquila), la decorazione più cospicua e significativa è quella pavimentale, costituita sette tappeti di cui quattro composti di losanghe bianche e rosse, che si possono inscrivere in una Vesica Piscis, che indica la progressione in una via di perfezione, potrebbero alludere al “pesce” che nuota nella corrente delle Acque di Vita dominando gli opposti, per risalire alla fonte.
 
Figura 3. S. Maria di Collemaggio - pavimento a losanghe bianche e rosse - Losanga con croce decussata
 
 
Sul pavimento dell’Abbazia sono collocate le tombe di vari personaggi, in massima parte abati dell'Ordine dei Celestini, ma una è quella di un guerriero con tanto di spada, un Templare. L’aquila e la croce non sono altro che i simboli templari che erano incisi nel sigillo di un gran maestro templare nel 1200. La città dell’Aquila[5] era un importante centro templare confermato dal fatto che gli interrogatori per il processo all’Ordine dei Templari del 1310 si svolsero proprio a Collemaggio, anche se senza esito come in quasi tutta Italia, dato che i Cavalieri Templari italiani, dall’arresto disposto da Filippo il Bello e Clemente V nel 1307, avevano avuto modo di occultarsi entrando in ordini affini o in clandestinità. È del tutto logico ipotizzare che un processo contro i Templari si sia svolto dove si pensava di trovarli!
 
Unendo le basi dei due triangoli uniti si forma un rombo a losanga. Unendo il centro dei due triangoli si forma una stella a sei punte, il simbolo del Macrocosmo e delle sei direzioni dello spazio tridimensionale[6]. Negli antichi Misteri, il numero Sei era considerato l’emblema della natura fisica, perché era la rappresentazione delle sei dimensioni di tutti i corpi. Nelle sei direzioni, la natura umana e quella divina trovano il loro equilibrio nel Punto centrale, il Cristo cosmico, l’immagine dell’Uno nel mondo oggettivo.
 
Figura 4. Il doppio triangolo a losanga e intrecciato
 
 
I Templari inoltre, amavano i motivi circolari eseguiti con il compasso, ritenendo il Cerchio la più spirituale delle figure, in accordo con Pitagora e Platone. I sei lati dei due triangoli divengono sei circonferenze, ma poiché siamo nella dualità, abbiamo 2x6 semicirconferenze che nel cerchio dello Spazio, nel Cosmo, creano il Fiore della Vita a sei petali. Questo simbolo è onnipresente nel mondo antico, la sua sacralità è attestata poiché è riportato sulle pareti del sarcofago-ossuario del sommo sacerdote Caifa a Gerusalemme, del I sec. d.C[7].
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La creazione, l’espansione avviene per moltiplicazione, il prodotto del primo numero moltiplicabile che è Due: 2 x 2 = 4, la prima forma della Diade raddoppiata è il Quadrato. Il Quadrato per i Pitagorici rappresenta la sintesi dei Quattro Elementi[8]. Il Quaternario riflesso del mondo sensibile (della Materia), è propriamente quello che Pitagora intende con la parola Cosmo, formato da Fuoco, Aria, Acqua, e Terra. Nel Quadrato le due diagonali incrociandosi individuano 4 Triangoli isosceli con vertice retto (90°) al centro della figura. Platone nel Timeo[9] divide il quadrato in quattro triangoli. In un quadrato di lato due e superficie quattro, i quattro triangoli hanno altezza 1, base 2, rapporto altezza-base 1:2, superficie 1.
 
      
Figura 6. Il Quadrato diviso in quattro parti – Decorazioni Cappella Templare di Montsaunès  
 
I Templari adottarono questo simbolismo della dualità raddoppiata all’infinito accostando coppie di triangoli bianchi e rossi per formare tanti quadrati come a Montsaunès nei Pirenei.
 
Nella rappresentazione circolare i quattro lati del quadrato diventano quattro circonferenze, che nel cerchio dello Spazio creano la Croce Templare cosmica. La Croce è raffigurata in duplice modo con colori chiari e scuri e spesso inserita in una seconda circonferenza. In accordo con la Musica Celeste o delle Sfere i due cerchi sono in rapporto armonico a Montsaunès abbiamo il rapporto 3/4 (FA).
      

      
Figura 7. La Croce Templare Cosmica

Adoperando i quarti di circonferenza si ottengono 8 archi (siamo nella dualità) che creano 4 motivi a onda che uniti formano un Fiore a 4 petali il simbolo dei Quattro Elementi. Ogni petalo, inoltre, raffigura anche l’essenza dei Quattro Esseri dell’Apocalisse (Uomo, Aquila, Toro e Leone) a rappresentare l’unità del Libro della Conoscenza che scaturisce dalla molteplicità delle scritture e quindi degli Elementi.
 
Figura 8. Il Fiore a Quattro petali
 
 
Utilizzando quattro semicirconferenze i Templari disegnarono un diverso Fiore a Quattro Petali, che in relazione alla sua forma quadrilobata rammenta un Nodo, che recentemente è chiamato il Nodo dell’Apocalisse[10]. Questo simbolo inoltre, secondo Rudolph Koch, è un potente talismano contro le forze maligne. Il Nodo appare in un particolare elemento architettonico della chiesa, come quello raffigurato sulla soglia della finestra della Chiesa templare di Ognissanti, a Trani (BA), e nell’Abbazia Cistercense di Fontenay (Francia).

Figura 9. Quadruplice Nodo Templare - Trani
 
 
Nel mondo del pensiero astratto, il Tre, il Triangolo è l’immagine della prima concezione della Divinità manifestata, mentre il Quattro, Quadrato è il numero perfetto, la radice ideale di tutti i numeri e di tutte le cose sul piano fisico.
 
Il Quadrato, per i Pitagorici era considerato spirituale, mentre il Rettangolo era considerato materiale. Anche il Quadrato come il Triangolo è generato dalla madre di tutte le figure, la Vesica Piscis. Per il raddoppio del Quadrato si ottiene la prima coppia, un Rettangolo di lati in rapporto 1:2, fatto da un quadrato chiaro e un quadrato scuro. Il Doppio Quadrato, cioè il Rettangolo 1/2, racchiude il segreto del numero aureo: infatti, la sua diagonale vale √5.
      
Figura 10. Il Doppio Quadrato affiancato  
 
Per genesi successiva si originano altre coppie (dette Sigizie dagli Gnostici) di quadrati. La Dottrina Pitagorica delle “coppie di opposti”, si fonda sul fatto che ogni Elemento Cosmico, come il Fuoco, l’Aria, l’Acqua e la Terra, partecipando delle qualità e dei difetti dei loro Primari, è Duale, nella sua natura, Bene e Male, Spirito (Forza) e Materia, ecc.; e ciascuno quindi è allo stesso tempo Vita e Morte, Salute e Malattia, Azione e Reazione. Plutarco spiega che i greci più antichi consideravano la Tetrade come radice e principio di tutte le cose, essendo il numero degli Elementi che davano origine a tutte le cose create, visibili e invisibili.

La Tetrade, riflettendosi su se stessa, produce le quattro coppie. “II mondo di Pitagora” ci dice Plutarco, consisteva di un doppio quaternario, cioè un doppio quadrato che può essere rappresentato sia con due quadrati affiancati, sia sovrapposti e ruotati in modo che i vertici formi un Ottagono e determinino le otto direzioni dei venti. I quadrati possono essere rappresentati orientati in due modi con le basi orizzontali o ruotate di 1/8 di giro (cioè 45°).
 
 
Figura 11. Il Doppio Quadrato sovrapposto - l’Ottagono
 
I Templari adottarono il simbolismo della dualità espressa visivamente tramite coppie di triangoli e quadrati chiari e scuri: le Sigizie degli Gnostici. Gli Gnostici come gli Ebrei presero molto dalla religione di Zoroastro[11] dei Parsi (Pharsi = Farsi) da cui la setta ebraica dei Farisei, soprattutto il dualismo; vi è dunque un collegamento tra l’insegnamento ebraico, gnostico e templare.
      
Poiché la creazione, avviene per espansione, moltiplicazione, aumentando le coppie di quadrati sino a riempire le superfici si ottengono due tipi di pavimenti a scacchiera a seconda se i quadrati sono e non sono ruotati di un ottavo di giro.

Figura 12. Disposizioni di 12 coppie di quadrati
 
 
Disponendo i quadrati ruotati di 1/8 di giro, la superficie ricoperta anziché essere di multipli di numeri interi è di multipli di numeri irrazionali, perché la diagonale del quadrato è la radice quadrata di due √2, un numero irrazionale o incommensurabile. Questa disposizione richiede di dividere in due i quadrati dei quattro bordi. A fianco la disposizione di 24 quadrati in modo ruotato e in modo normale. La cornice del pavimento della Villa dei Misteri a Pompei è formata da quadrati chiari e scuri disposti in modo ruotato. Il pavimento della cattedrale gotica di Notre-Dame di Parigi è realizzato a quadrati chiari e scuri ruotati.
 
Disponendo i quadrati non ruotati si ottiene un pavimento a scacchiera bianco e scuro, presente fin dai tempi dell’antico Egitto. Sulle pareti della Cappella Templare di Montsaunès situata nei Pirenei francesi, si ritrova un gran numero di affreschi a scacchiera sia a quadrati orizzontali sia a quadrati ruotati utilizzati anche come cornici o motivi separatori. Lo stesso utilizzo lo ritroviamo ripetuto a Lucca nel Duomo di San Martino[12].  La rappresentazione fatta con tessere di marmo nel portale del Duomo di Lucca opera dei Maestri d’Opera Comacini, mostra alternanza delle tessere chiare e scure di quadrati disposti in posizione ruotata e la crescita in base al numero Quattro. Al centro, un cerchio nero di raggio unitario che contiene un fiore bianco a 4 petali o vibrazioni. Le Quattro vibrazioni originarie generano per raddoppio 8 vibrazioni, visualizzate con una stella a 8 raggi. La stella è contenuta in un secondo cerchio. Tra il secondo e il terzo cerchio un fiore a 16 petali o vibrazioni. Con i cerchi abbiamo una progressione delle vibrazioni del quaternario per raddoppio 4 - 8 - 16. Il diametro del terzo cerchio[13] è 4 volte il diametro del primo cerchio. Il diametro del secondo cerchio e la media aritmetica del primo e del terzo cerchio.                          
      

Figura 13. Motivi Templari con quadrati ruotati a Lucca e Montsaunès  

Segue una cornice quadrata di lato uguale al diametro del terzo cerchio, la cui superficie è di 4/p rispetto al cerchio. La cornice quadrata contiene 32 quadrati rossi; osserviamo che il numero dei quadrati è il raddoppio 2x16=32 del numero dei petali del fiore nel secondo cerchio. Segue un’altra cornice contenente 40 quadrati bianchi ruotati a 45°, quattro volte i numeri della Tetractis. L’ingombro dei quadrati, cioè la diagonale è uguale all’altezza dei petali contenuti nel secondo cerchio. Ciò significa che sia i petali sia i quadrati indicano lo stesso principio. La cornice esterna rispetto a quella interna cresce di Otto unità: 8+32=40. Sotto il quadrato in prossimità del vertice è posto un fiore della vita a sei petali bianchi in campo nero.
 
Se contiamo i quadrati contenuti in ogni lato della cornice esterna, sono 11, un numero primo che assume una grande importanza per il dimensionamento degli edifici sacri. La cornice interna ha i lati formati da 9 quadrati. Nove è il quadrato di tre 32=9, e nove era il numero del primo nucleo dei Cavalieri Templari.

[1] Si sa che era imparentato con i conti di Borgogna.
[2] La Cabala ebraica descrive Nove legioni di Angeli che circondano il trono del Dio il cui nome è ignoto.
[3] Filolao di Crotone era un discepolo di Pitagora.
[4] Distrutta parzialmente dal terremoto che ha colpito la provincia dell’Aquila. L’edificio sacro è attualmente sotto ripristino e restauro.
[5] Sarà un caso ma l’Aquila è il simbolo di San Giovanni Evangelista. E sono molti i canti che parlano dell’Aquila, e dei suoi rapporti con la Chiesa.
[6] I Tre assi spaziali sono polarizzati, positivi e negativi.
[7] Per poter ammirare la fotografia http://www.archart.it/mostre/mostra-Dalla-terra-alle-genti/index.html.
[8] Secondo Plutarco e Damascio, i Pitagorici affermavano che il Quadrato, si manifestava attraverso i Quattro Elementi simbolizzati da Afrodite, che era l’Acqua generatrice, da Hestia, che era il Fuoco, da Demetra che era la Terra e da Hera che era l’Aria.
[9] Timeo era un Pitagorico.
[10] http://www.angolohermes.com/Simboli/Nodo_Apo/Nodo_Apo.html
[11] Zoroastro è anche Zeru-Babel, o lo Zoro o Nazar di Babilonia. Il cabalismo e lo gnosticismo derivarono dallo zoroastrismo.
[12] Il Duomo di Lucca fu fondato nel VI secolo da San Frediano, poi riedificato nel 1060 da Anselmo da Baggio, vescovo della città, e infine rielaborato tra il XII e il XIII secolo, il periodo dell’influenza templare. Lucca, era un crocevia di pellegrinaggio, trovandosi sul tragitto della Via Francigena. Qui i Cavalieri del Tempio possedevano oltre al palazzo di magione, una chiesa e probabilmente anche un ospedale.
[13] Si considerano le misure esterne ai bordi chiari dei cerchi.
LE RUOTE A OTTO PETALI          
 
Il Fiore a 4 petali per i Templari rappresenta i Quattro Elementi, per raddoppio dei petali abbiamo gli otto attributi della materia. Secondo Empedocle, ogni Elemento Radice possiede una coppia di attributi, in totale otto: il Fuoco è caldo e secco; l’Acqua fredda e umida; la Terra fredda e secca; l’Aria calda e umida.  
 
Figura 1. San Bevignate – Ruota con fiore a 8 petali
 
L’aggregazione e la disgregazione delle Quattro Radici (Elementi) sono determinate dalle Due Forze cosmiche Amore (Attrazione) e Discordia (Repulsione), secondo un processo ciclico eterno. Secondo Empedocle, in una prima fase, tutti gli elementi e le due forze cosmiche sono riunite in un Tutto omogeneo, nello Sfero, uno stato, dove predomina l’Amore. A un certo punto, sotto l’azione della Discordia, inizia una progressiva separazione delle Radici. L’azione della Discordia, non è ancora distruttiva, dal momento che le si oppone la forza dell’Amore, in un equilibrio variabile che determina la nascita e la morte delle cose, e con esse quindi il nostro mondo. Quando poi la Discordia prende il sopravvento sull’Amore, e ne annulla l’influenza, si giunge al Caos, dove regna la Discordia e dove è la dissoluzione di tutta la materia. A tal punto il ciclo continua grazie ad un nuovo intervento dell’Amore che riporta il mondo alla condizione intermedia in cui le due forze cosmiche si trovano in nuovo equilibrio che dà nuovamente vita al mondo. Infine, quando l’Amore s’impone ancora totalmente sulla Discordia, si ritorna alla condizione iniziale dello Sfero. Per i Cinesi, le otto forze della natura, sono anch’esse risultato dell’interazione cosmica di Yin e Yang. Le otto forze sono le manifestazioni basilari dell’energia.
      
Nei manoscritti di Isidoro di Siviglia (VII secolo) viene mostrata l’interconnessione tra l’uomo e l’universo: nel centro è scritto “Homo Kosmos”, cioè Uomo immagine del Cosmo. Cristo al centro è la sintesi, la totalità, come, del resto, anche nel simbolo della croce. E per totalità s’intende: maschile-femminile, luce-buio, ecc., cioè la totalità del mondo manifesto. Cristo è il Centro dove si uniscono gli opposti; è il Quinto Elemento o quintessenza che dimora nella cavità o caverna del cuore dell’Uomo (microcosmo) e nel centro del Cosmo (macrocosmo).   
A Montsaunès sulla volta della navata nei pressi del coro è rappresentato un fiore a otto petali, un doppio nodo templare. La rosa o ruota di Montsaunès è perfettamente orientata secondo gli assi cardinali, come una rosa dei venti. Vi sono tre cerchi quello al centro è 1/7 di quello esterno, sesta armonica o LA#’’, quello verso l’esterno è in rapporto 8/9 (RE), il tono. Gli archi di circonferenza del fiore sono in rapporto 3/4 (FA) con cerchio esterno. Un inizio di sinfonia.
 
Figura 2. Il Fiore a 8 petali di Montsaunès
 
 
Nell’Abbazia di Staffarda anziché il fiore, abbiamo un doppio nodo, conosciuto come la Rosa di Staffarda, un affresco lo raffigura come un ottuplice intreccio di linee curve, un Nodo Templare e una stella a quattro punte arrotondate. Le linee curve intersecano un doppio cerchio concentrico, il diametro dei due cerchi e in rapporto 2/3 (SOL). I raggi degli archi sono uguali a quello del cerchio esterno (DO). I colori sono il verde-azzurro per i cerchi e il rosso per le corde intrecciate. Il simbolo è stato dipinto vicino alla cornice della monofora che una parte si sovrappone. Sembra che nell’affrescare gli stipiti della monofora trovando il simbolo presente si sia aggirato senza ricoprirlo. Che senso ha questo disegno collocato esattamente in quella posizione?                                  
                   

      
Figura 3. La Rosa di Staffarda  
 
A San Bevignate le Otto vibrazioni o petali sono espresse utilizzando i quadrati anziché i cerchi. Si hanno due quadrati concentrici con i lati in rapporto 1:2. Il quadrato interno contiene un punto, l’Inizio. Il quadrato esterno contiene quattro punti per lato, ma in totale 12. I quattro lati e i quattro spigoli del quadrato sembrano emettere due gruppi di fiamme a forma diversa on un punto al loro interno. I punti tipicamente pitagorici sono stati utilizzati anche nella simbologia templare di Montsaunès.
 
Figura 4. San Bevignate - il doppio quadrato gli otto petali i dodici punti
 
 
Una variante del fiore è la stella a otto punte onnipresente nelle chiese della Toscana. Il lato frontale del pulpito marmoreo[1] del Duomo di Barga (LU) dedicato all’Annunciazione e alla Natività. A sinistra sopra una vasca battesimale ornata con un fiore di Lys, si vede un fiore a doppia corolla con 8 e 16 petali, e al centro sopra San Giuseppe una stella a otto punte[2]. A destra il tema dell’Annunciazione, Maria e l’angelo; sopra l’angelo tre stelle, una a sei, l’altra a sette e infine a otto punte.
 
Figura 5. Duomo di Barga Stella 8 punte  e fiori di Lys
 

 

QUADRATI E TRIANGOLI GENERATORI
 
Accostando due quadrati si ottiene un rettangolo i cui lati sono in rapporto 1:2, cioè di ottava (DO’); questo Rettangolo può essere definito Padre-Madre, perché racchiude sia la legge del suono dell’ottava, sia la legge della generazione dei rapporti aurei. Il rettangolo con lati in rapporto 1:2, è armonico. Il rapporto  dei lati del pavimento della Camera del Re nella Piramide di Cheope è 1:2. La Grande Galleria che nella Piramide collega il piano della Camera della Regina e alla Camera del Re[3], ha una pendenza di 1:2.
 
Figura 6. Il rettangolo armonico e i triangoli della famiglia della Sectio Aurea
      

      
Un quadrato di lato 2, diviso in Due parti, crea due rettangoli di lati 2 e 1 la cui diagonali valgono √5. Collegando le due diagonali con la base si ottiene il triangolo isoscele, la cui base è uguale all’altezza e il cui angolo alla base è di 63°26’. Questo triangolo è la somma di due triangoli rettangoli con i cateti di lunghezza Uno e Due, con l’ipotenusa uguale alla radice quadrata di Cinque, √5 che per successiva costruzione con squadra e compasso porta al numero aureo Φ che compare nel Decagono e nel Pentagono. Il doppio quadrato con la sua diagonale individua i segmenti aurei √5=Φ+ϕ.  
I Maestri d’Opera Templari, c’informano che il punto di partenza è sempre, il quadrato, le diagonali e le divisioni del quadrato che conducono, al triangolo isoscele, il cui angolo alla base è di 63,43°, e la cui base è uguale all’altezza, il triangolo della famiglia della Sectio Aurea.
 
I Triangoli Rettangoli di Pitagora e di Platone, sono principi di generazione, hanno un lato che può essere espresso sia con numeri interi, sia con irrazionali. I Numeri Interi indicano delle entità incorrotte. I Numeri Irrazionali indicano entità disintegrate. I numeri irrazionali simboleggiano la molteplicità, e sono in relazione con l’azione del divino nel mondo materiale. Il triangolo egiziano, e il triangolo equilatero, diventano generatori proporzioni[4].
 
Sulla parete Ovest della Cappella templare di Montsaunès appare un rettangolo diviso orizzontalmente in 8 quadrati e verticalmente in 5 quadrati realizzando così di 40 piccoli quadrati a loro volta divisi in due triangoli isosceli da una diagonale. I due triangoli hanno lati 1 e base √2. In basso a sinistra nel rettangolo è delimitato un quadrato di lato 3 che comprende 9 piccoli quadrati divisi in quattro triangoli isosceli dalle due diagonali. I quattro triangoli isosceli hanno base 1 e altezza 1/2, rapporto di ottava musicale. Abbiamo per le due figure (quadrato e rettangolo) la sequenza 1 quadratino per il lato del più piccolo quadrato, di 2 e 3 quadratini per il lato verticale, la cui somma è 5; per il lato orizzontale abbiamo 3 e 5 quadratini, la cui somma è 8, con un rapporto tra i lati 8/5. In definitiva si ottiene un rettangolo contenente la sequenza numerica aurea[5] di Fibonacci: 1, 2, 3, 5, 8 di cui ogni numero è la somma dei primi due. Ogni quadratino del rettangolo è diviso da una diagonale, mentre il quadrato di lato 3 da una doppia diagonale. La figura allude anche alla moltiplicazione araba[6], detta per reticolo: un metodo per eseguire le moltiplicazioni, diffuso in Italia dal Liber Abbaci di Leonardo Fibonacci.
 
Figura 7. Rettangolo matematico - Cappella templare di Montsaunès
 
 
In alto a sinistra si ha un rettangolo di lati 2x3, il cui rapporto di lati 2:3, indica la Quinta musicale, la nota SOL. Il quadrato in basso di lato 3 esprime come rapporto di lati 3:3 la nota DO. Il quadrato e il rettangolo sovrapposti emettono le note DO-SOL. Il quadrato più grande di lato 5, ma avendo una maggiore lunghezza (di corda) rispetto al primo quadrato 5:3 emette anch’esso un DO, ma a una frequenza vibratoria più bassa.
 
Il rettangolo di lati 2x3, numericamente forma “6” quadrati unitari, a loro volta divisi in due dalle diagonali per formare il numero 12. Il quadrato di lato 3 quadrati unitari forma Nove quadrati 32=9. Non va dimenticato che i fondatori dell’Ordine del Tempio erano in nove (tre al quadrato) e che i numeri tre e nove si ritrovano nelle cappelle delle commende. La Cappella della Commenda di Laon, che risale verso la metà del XII secolo, è un ottagono i cui lati internamente misurano nove piedi. I muri sono spessi tre piedi e i contrafforti tre piedi di lunghezza. Il quadrato di lato tre contiene nove quadrati divisi in quattro dalle due diagonali, che creano trentasei piccoli triangoli isosceli 9x4=36=62. Trentasei è il più piccolo numero a essere contemporaneamente triangolare[7] e quadrato, ciò significa che possiamo ordinare 36 unità sia a triangolo equilatero e sia a quadrato. Trentasei è l’equilibrio, l’equivalenza, tra il triangolo equilatero e il quadrato. Il Tre, il primo numero spirituale, il Padre, genera 36 triangoli o figli.
 
II mondo di Pitagora ci dice Plutarco, consisteva di un doppio Quaternario, pertanto una Tetractis chiamata Mondo è data dalla somma dei primi quattro numeri dispari con i primi quattro numeri pari, cioè 16+20=36. Trentasei è anche l’angolo al vertice del triangolo isoscele aureo, l’angolo di base è 72=2x36 gradi.
 
Il secondo quadrato è di lato Cinque e genera 52=25 quadrati. A loro volta divisi in due da una diagonale 2x50=100 triangoli rettangoli. Venticinque è la somma dei quadrati dei cateti del Triangolo Sacro: 52=32+42. I quadrati sono divisi in due, creando così 50 triangoli rettangoli isosceli. Cinquanta è anche la somma dei quadrati dei tre lati Triangolo Sacro egizio 3-4-5, cioè 50=32+42+52. Il Figlio, il Cinque, genera a sua volta 50 triangoli rettangoli o figli. Per Plutarco il Triangolo 3-4-5 era il più bello dei triangoli, di cui egli così enumerava le proprietà: “Il 3 è il primo numero dispari; il 4 è il quadrato di 2, il primo numero pari; il 5 è la somma di 3 e 2; il quadrato di 5 dà 25, il numero delle lettere dell’alfabeto egizio e quello degli anni di vita del bue sacro Api”[8].
 
Il Divino che scaturisce da 3 dimensioni fondamentali, si articola in 32=9 diversi principi. La Materia, strutturata in 4 diversi aspetti, si articola in 42=16 diversi principi. Allo stesso modo, l’Uomo, con la sua doppia dimensione, umana e spirituale, il numero 5, è articolato in un complesso sistema, contenuto in ben 52=25 diversi principi.

La terza parte della figura è un rettangolo con i lati in rapporto 2/3 (SOL) contenente Sei quadrati 2x3=6, il valore della superficie del Triangolo Sacro. I quadrati contenuti nel rettangolo sono divisi in due creando così Dodici triangoli rettangoli in tutto 2x6=12. Dodici è anche la somma dei tre lati del Triangolo Sacro 3+4+5=12.   
Figura 8. Triangolo rettangolo egizio
 
 
La figura rettangolare è in qualche modo legata al triangolo sacro, il 3 nel numero dei quadrati unitari del lato del primo quadrato, il 4 nel quadrato onnipresente nella figura, il 5 nel numero dei quadrati unitari del lato secondo quadrato. Prendendo in esame il triangolo rettangolo 3-4-5, la somma della superficie dei quadrati dei cateti 3 e 5 con quella del triangolo rettangolo è 9+25+6=40, valore uguale alla superficie del rettangolo che contiene gli 8x5 quadrati unitari.
 
Se sommiamo tutti i triangoli della figura, otteniamo 12+36+50=98, cioè il doppio ciclo della Fenice 2x49. Gli Ebrei chiamavano la Fenice Onech; i Fenici, Enoc. Vive mille anni, dopo di che, accesa una fiamma, ne rimane consunta. Rinata dalle ceneri, vive altri mille anni, fino a sette volte sette 7x7=49, quando arriva il Giorno del Giudizio. Il ciclo della Fenice, più il numero Uno che rappresenta il Principio, forma il numero 50, i triangoli del quadrato dell’ipotenusa, il Figlio: 50=7x7+1. Il Santo dei Santi è il cinquantesimo anno, chiamato anche la Voce o Verbo che emana dal Pensiero Divino. Il numero 50 è sacro per gli Ebrei, e per i Cristiani rappresenta il numero del Giubileo e si riferisce anche al Regno dello Spirito Santo.
 
Figura 9. Quadrato di lato 7 contenente 4 Triangoli rettangoli egizi
 
 
Nell’antica Cina il Triangolo 3-4-5 è collegato a una figura, che si trova nel Chou Pei Suan Ching uno dei più antichi testi cinesi di matematica[9], In figura si vedono Quattro triangoli rettangoli di lati 3, 4 e 5 disposti attorno al quadrato di lato Uno (colore arancione). I quattro triangoli sono poi inscritti in un quadrato di lato 7. L’area di questo quadrato maggiore è di 49 unità.

[1] Attribuito alla scuola del Maestro d’Opera Comacino, Guidetto da Como.
[2] Vedi particolari in http://www.medioevo.org/artemedievale/Pages/Toscana/Barga.html
[3] Le due camere dove avvenivano le Piccole e le Grandi Iniziazioni.
[4] Viollet-le-Duc, Dizionario ragionato di architettura dall’XI al XVI secolo, capitolo Proporzioni.
[5] Il rapporto tra due numeri consecutivi della sequenza, tende al numero aureo 1,618.
[6] Vedi per chiarimenti su Wikkipedia.
[7] È l’ottavo numero triangolare, la somma dei primi otto numeri.
[8] Plutarco associava il Tre al Padre, il Quattro alla Madre, il Cinque al Figlio.
[9] Il libro classico dello gnomone e delle orbite circolari del cielo, scritto al tempo della dinastia Shang, 1500-1000 a.C.
SIMBOLISMO DEI NUMERI PRIMI
 
I numeri primi sono gli “atomi dell’aritmetica”, gli elementi di base con cui si costruiscono tutti gli altri numeri naturali: non derivano da altri, ma li producono tutti. I numeri primi sono simili tra loro, come noi umani, ma non uguali; come tra noi, esistono numeri che possiedono qualcosa di particolare di unico: sono i numeri primi. La loro unicità e la loro regola, è che sono divisibili solo per se stessi e, per Uno, il numero da cui tutto ha origine, e cui tutto ritorna, ma mai sono il risultato di un prodotto (generazione) tra numeri comuni, mortali; il che li rende misterici, finché il loro segreto non sia individuato come quell’unico punto dove la foglia, sospinta dal vento impedì al sangue del drago di bagnare la schiena di Sigfrido per renderlo invulnerabile. Quell’unico punto della schiena dove l’eroe fu trafitto e ucciso nella foresta dei Nibelunghi.
                                                                                                                                                                                                                                                                    Il più piccolo numero primo è 2, la Diade, la Madre dei numeri, tutti gli altri sono dispari, poiché ogni numero pari è divisibile per 2. Il secondo numero primo è Tre “3”, considerato dai Pitagorici un numero maschile, come tutti i numeri dispari. È raffigurabile con tre punti uniti da linee, un triangolo. Il 5 è il terzo numero primo. È raffigurabile con il pentagono o la stella a cinque punte. Il quarto numero primo è il Sette “7” scomposto in 4 (quadrato) e tre (triangolo), unendoli si ha il quadrato sormontato dal triangolo, l’immagine del corpo materiale sovrastato da quello spirituale, il perfetto equilibrio.
 
Figura 1. Il numero 11 il Macrocosmo unito al Microcosmo
 
Il numero undici è il quinto numero primo. Può essere scomposto 5+6=11 in “5”, il microcosmo, cioè l’uomo, il pentagono, e “6”, il macrocosmo, le sei direzioni dello spazio, l’esagono. Un pentagono con un esagono. Il numero sei è la cifra dell’Hexameron biblico: il numero della creazione, mediatore tra il Principio e la manifestazione; il mondo fu creato in sei giorni. I Sei e i Cinque costruiti sulla diagonale unitaria della Mandorla mistica o Vesica Piscis raffigurano il rapporto fra il Macrocosmo e il Microcosmo. Il numero 11 compare sempre nelle cattedrali gotiche. La maggior parte dei labirinti rappresentati nelle costruzioni religiose gotiche sono composti di 11 vie parallele. Da rilevare come dopo l’ingresso, la prima curva è quasi sempre nella 5° linea. Se sottraiamo il numero delle spire con la prima svolta, otteniamo 11-5 = 6. A Montsaunès molti disegni geometrici sono realizzati con triangoli e quadrati multipli di undici.
 
Sul lato sinistro del portale della Cappella Templare di San Bevignate, sopra un Fiore della Vita a sei petali, troviamo un fiore a doppia corolla: la corolla interna con 11 petali, quella esterna con 13 petali, entrambi numeri primi.
 
Figura 2. Portale San Bevignate fiore a 11 e 13 petali
 
Il numero 13 è il sesto numero primo è scomponibile in 6, e in 7 una stella a sei punte (6) con una stella a sei punte con il punto centrale (7). Sovrapponendo le due figure si ottengono 13 punti. La figura si ottiene anche sovrapponendo due Tetractis pitagoriche di 10 punti opposte, sette punti si sovrappongono.
     
Figura 3. Il 13 la doppia stella a sei punte  
ìTredici è la somma dei quadrati del primo numero pari e del primo numero dispari: 22+32=13. È l’ipotenusa, cioè il Figlio, del triangolo pitagorico di lati 5-12-13, infatti: 52+122=132.
 
Il numero 17 è il settimo numero primo e compare in una rappresentazione del vessillo templare. Plutarco ci dice che i Pitagorici chiamano il diciassette, “ostacolo”. Esso, infatti, cade fra il sedici, che è un quadrato di lato 4, e il diciotto, che è un rettangolo di lati 6x3, cioè un doppio quadrato di lato 3, un rettangolo Madre-Padre di rapporto 2:1. Il 16 e il 18 sono i soli fra i numeri a formare figure piane che abbiano il perimetro uguale all’area.  Per i Pitagorici la superficie rappresenta i diritti, e il perimetro i meriti, in queste due figure piane meriti e diritti sono equilibrati.

Figura 4. Il 17 passaggio dall’ideazione alla realizzazione  
 
Abbiamo nel quadrato la Misura Divina, che è Giustizia ed Equilibrio, nel doppio quadrato, cioè nella dualità, la giustizia umana si accorda con la Misura divina. Si ha il passaggio dall’Ideazione “16” alla Realizzazione “17”. Il diciassette è il passaggio dal divino al materiale e si pone come una barriera fra loro, e li separa uno dall’altro. Il numero 17 è:
 
·        La somma dei primi due numeri, la Monade e la Diade alla quarta potenza: 17 = 14+24.
·        La somma dei primi Quattro numeri primi o incorruttibili: 17 = 2 + 3 + 5 + 7, una forma diversa della Tetractis, quella dei numeri primi.
·        17 = 1 + 7 = 8. L’otto è due volte 4 ed è quindi un numero che rivela l’interesse per la materia, ma all’interno di un equilibrio tra l’ordine terrestre e quello e quello celeste.
·        Secondo la Kabbalah ebraica il 17 ottobre dell’anno 3761 a.C. avvenne la creazione del Mondo e la somma dei numeri che compongono l’anno (3+7+6+1) dà il numero 17.
·        Osiride fu ucciso il 17 del mese di Athyr (segno zodiacale Scorpione)[1].
 
Diciannove è l’ottavo numero primo. Questo è un numero palindromo che ha particolarità di poter essere letto in modo inverso cioè sia da destra sia da sinistra[2]. Se si capovolge e s’inverte il 19, si ottiene 61 che è il 18° numero primo che è la somma dei quadrati del 5 e del 6: 61 = 52 + 62, i due numeri che sommati formano l’undici, anch’esso un numero palindromo.
 
A Montsaunès, nei pressi del Coro, in alto sulla volta, oltre alle ruote è rappresentato un enigmatico disegno a forma triangolare. La ruota unita al vertice della figura triangolare è divisa in tre corone di cui quella più interna di ampiezza dimezzata rispetto a quelle esterne 1/2 (DO’). La corona esterna e la corona intermedia sono divise in 15 settori; la somma dei settori delle due corone è 30.
 
Nella corona interna si contano ventinove settori. Ventinove è il decimo numero primo, l’ultimo della decade dei numeri primi! Ventinove è la somma di tre quadrati dei primi tre numeri eccetto la Monade: 22+32+42=29. In totale nelle due corone abbiamo 59 settori. Cinquantanove è il diciassettesimo numero primo!
 
Figura 5. Cappella di Montsaunès - Particolari affreschi navata lato coro
 
 
Il disegno, triangolare è diviso in 4+4+6+6=20 settori che formano un triangolo maggiore a sua volta diviso simmetricamente in 10 settori rispetto l’asse della navata. Alla base del triangolo maggiore ciascun vertice termina con una specie “S” rovesciata. I Templari nelle raffigurazioni del SATOR (un quadrato di lato cinque), disegnavano anche la N rovesciata (nella parola TENET). Nel quadrato SATOR di Oppède (Vaucluse, Francia)[3] abbiamo addirittura due “S” inverse!
 
S’individuano all’interno del triangolo maggiore, 4 triangoli, due ai lati e due centrali che formano una figura romboidale. I triangoli laterali sono divisi in 4 settori apparentemente contenenti i 10 punti della Decade, in realtà quello del lato nord, ne contiene 11, un punto in più non allineato nel terzo settore, i punti dei due triangoli risultano 21. I due triangoli centrali, tra loro speculari, sono a loro volta scomponibili in quattro triangoli contenenti 4+4 punti che formano un rombo, contenenti ciascuno 8 punti, in totale 16. Osserviamo che due di questi triangoli contengono a loro volta altri tre triangoli, in totale si hanno 6 piccoli triangoli che convergono in un punto centrale, La sequenza dei puntini nei due triangoli centrali è 1 - 1 - 2, ogni punto è la somma dei punti che lo precedono.
 
I quattro triangoli contengono dal lato sud 18 puntini, dal lato nord 19, in totale 37 puntini. Il settore del Sole sulla parete nord della quarta campata è delimitato in basso da un doppio motivo, di cui il secondo è formato da una serie di 37 triangoli rossi con il cerchio bianco al vertice. Il cerchietto bianco è un punto manifestato, qui nel grande triangolo abbiamo 37 punti. Il disegno triangolare contiene tre numeri primi:   - 19 -37. L’undici, è il quinto numero primo; il diciannove, è l’ottavo numero primo; trentasette è il dodicesimo numero primo.

 
IL SEGRETO PITAGORICO DEL BEAUCÉANT

Il Beaucéant lo stendardo templare è bipartito, con il riquadro nero che sovrasta quello bianco: era il Palladio dell’Ordine del Tempio. Un’immagine tratta da una miniatura medievale del 1245 mostra con chiarezza che lo stendardo è semplicemente bipartito, con il riquadro nero che sovrasta quello bianco. La parte bianca è accompagnata da 12 tacche e quella nera da 5 tacche, in totale 17 tacche. La parte nera è un rettangolo con rapporto lati 3/4=0,75 (FA), la parte sottostante bianca ha rapporto lati 3/5=0,6 (LA).
 
Figura 6. Beaucéant lo Stendardo Templare
 
Il numero Cinque è collegato alla parte nera del vessillo. Nel simbolismo cristiano, Cristo rappresenta il modello per l’umanità spirituale, egli è rappresentato in mezzo a quattro Evangelisti, simbolizzati con quattro figure allegoriche, insieme formano il numero cinque. La tenda sacra biblica che custodiva “Il Santo del Santi” era orientata verso i quattro punti cardinali, copriva Cinque colonne, quattro ai vertici, una centrale. È il numero dell’uomo del microcosmo, raffigurabile col pentagono o la stella a cinque punte. Il Pentagono, come il Pentalfa[4], è il simbolo dell’uomo pensante e cosciente: è l’Uomo più i Quattro Elementi di base. Sopra i Quattro Elementi vi era l’Etere, detto Padre Zeus, lo Spirito. Il Quinto Elemento è l’origine e la fine “del nome e della forma” cioè dell’esistenza materiale. Cinque è anche il numero del Figlio dell’Uomo, il Cristo. Il Pentalfa è una delle figure fondamentali delle cattedrali gotiche.
 
Figura 7. Il Pentalfa e gli Elementi
 
 
Il simbolo di riconoscimento dei Pitagorici era una stella a cinque punte denominata Pentalfa o Pentagramma. Letteralmente significa cinque segni, con questo nome i Pitagorici indicavano il Pentagono regolare stellato. La figura è costituita da un’unica linea chiusa che s’intreccia, dando luogo a segmenti i cui rapporti si richiamano alla sezione aurea. I suoi vertici erano segnati con le lettere della parola “ugieia” (YGIEIA) tradotto con salute. La salute è per il corpo ciò che l’armonia è per l’essere totale. Ciascuna delle lettere che compongono la parola “y g i e i a” è una lettera pitagorica:
 
·        Y, ypsilon, lettera pitagorica per eccellenza, simbolo delle “Due Vie, della destra e della sinistra”.
·        G, gamma, la lettera che ha la forma della squadra, simbolo essenziale dell’angolo della rettitudine.
·        I, iota, simbolo universale dell’Unità.
·        EI, è l’iscrizione misterica incisa sulla porta del tempio di Delfi, e che, per risposta all’ingiunzione: “Conosci te stesso”, formula esplicitamente la dottrina dell’Identità con il Principio Spirituale.
·        A, alfa, la prima lettera, l’origine delle lettere.
 
Il numero Dodici è collegato con la parte bianca del vessillo. Sono 12 gli Apostoli, i Cavalieri della Tavola Rotonda, i Segni dello Zodiaco, i Frutti dell’Albero della Vita, le Porte della Gerusalemme Celeste, le Stelle sulla Corona della Regina del Cielo, le Tribù di Israele e i Figli di Giacobbe, i pani presenti sulla tavola del Tempio, i mesi dell’anno. Numa costituì il collegio sacerdotale dei Salii a custodire un pegno, caduto dal Cielo. Questi sacerdoti erano dodici, come i principali cavalieri che custodiscono il Graal caduto da cielo.
 
Il cerchio celeste è diviso in Quattro parti, e ognuno di questa in Tre parti per un totale 3x4=12 di dodici settori che simbolizzano i 12 segni zodiacali, le ore di un orologio, i mesi dell’anno. Le Quattro parti simboleggiano nella natura le stagioni, nell’uomo le Quattro Età. Vi sono 12 Ore durante il Giorno e nelle quali si compie la Creazione.[5] Secondo Platone, la più elevata Divinità costruì essa stessa l’Universo nella forma geometrica del Dodecaedro. Platone descrive nel Timeo, i Cinque poliedri regolari di cui i primi Quattro considerati simboli degli Elementi, il Quinto Poliedro che doveva essere associato con l’Etere fu considerato il simbolo dell’Universo. Il numero 12 è composto dai numeri 1 e 2, i quali combinati tra loro definiscono:
 
-        Nel mondo del pensiero                     1  +  2 = 3        la Trinità Astratta
-        Nel mondo quadratico della forma        12 + 22 = 5       il Figlio, l’Uomo
 
Plutarco spiega che il Dodecaedro è formato da 12 Pentagoni (5 lati) regolari, con 12 angoli solidi composti dalla somma dell’angolo retto più la sua Quinta parte.
 
·        Angolo retto più la sua Quinta parte
·        90° +1/5*90°  = 108°
·        108° = 72° + 36° cioè gli angoli del Triangolo Aureo.
 
La somma delle tacche del vessillo è 5+12=17; il numero Diciassette per i Pitagorici rappresentava un arresto, una Porta da superare. Da un punto di vista cosmogonico è la somma di 3+14, cioè della Trinità Astratta “3”, e dei due volte sette “2x7”, che rappresentano i Sette Esseri della Luce e i Sette della Forma o dell’ombra.
 
 
IL SOLE MISTERICO PITAGORICO DEI TEMPLARI
 
 
Sulla volta della Cappella templare di Montsaunès è raffigurato un sole rosso al cui interno un Fiore della Vita bianco su fondo rosso a sei petali, e all’esterno 30 raggi. Il Fiore della Vita, racchiuso nel cerchio, è il simbolo del Macrocosmo tridimensionale e del Cristo Cosmico[6] il nucleo centrale dai cui si sprigionano 30 raggi. Idealmente ogni petalo emana a sua volta 5 raggi, in totale 5x6=30.
 
Trenta 3x10, è un numero sacro importante, è la Trinità (3) nel mondo tridimensionale della forma, attraverso la Tetractis (10), l’Uomo Celeste. La Tetractis astratta è 1+2+3+4=10, nel mondo delle superfici diviene 12+22+32+42=1+4+9+16=30. La Tetractis pitagorica, espressa nel mondo della forma, in uno spazio tridimensionale si esprime con una piramide a base quadrata di lato quattro contenente Trenta punti.
  
Figura 9. Montsaunès - Sole con 30 raggi e Tetractis di 30 punti  
 
Il Sole è posto esattamente al centro della quarta fila di stelle a otto punte. La volta è divisa in otto settori: uno centrale contenente simboli e ruote e 3+4 settori ai due lati contenenti file di stelle a otto punte ordinate, un settore a Nord contiene il simbolo del Sole, un settore a Sud contiene il simbolo della Luna.
 
Lo Gnostico Marco[7] (II secolo), la cui filosofica era decisamente pitagorica ha realizzato con i numeri e le lettere dell’alfabeto greco, un sistema analogo a quello adottato dai Rabbini Cabalisti. Ireneo, il Vescovo di Lione, nelle cui mani era giunto un manoscritto attribuito a Marco, ansioso di veder diminuire l’influenza nella vallata del Rodano dei seguaci di Marco, per primo lo attacca riportando storie scandalose, riconoscendo che si basavano su dicerie e ciarlanateria, su un uomo che egli non aveva mai visto.  Probabilmente lo stesso manoscritto era giunto nelle mani dei Templari francesi. Marco nella sua Rivelazione, insegnò che la Divinità doveva essere considerata sotto il simbolo di Quattro sillabe o suoni. Ora la pronuncia del Gran Nome avvenne nel seguente modo: il Padre proferì la prima Parola (il Verbo) del suo Nome; la prima nota del suo nome fu un suono che era la combinazione di Quattro elementi (lettere); il secondo suono, fu altresì la combinazione di Quattro elementi. Quindi il terzo suono, composto di Dieci elementi; e infine fu pronunciato il quarto che conteneva Dodici elementi. Per Marco[8] lo Gnostico pitagorico, la Divinità era il totale di 30 elementi[9] o suoni: 4+4+10+12=30. Le file di stelle ordinate, nei sette settori, sono al lato nord 1+4+5=10 nei settori con solo stelle, e 4 nel settore Sole. A sud (a destra) nei due settori con solo stelle o di 7+5=12, e 4 nel settore Luna. Le file di stelle dei settori Luna e Sole sono 4+4, il primo suono della Prima Tetrade o superiore, lato Sole, e il suono della seconda Tetrade o inferiore, lato Luna. Le file dei settori contenenti solo stelle sono 10+12=22 il terzo più il quarto suono, le 22 consonanti del Libro della Creazione il Sepher Yetzirah[10], in totale 30 file.
 
Marco attribuisce alla Divinità il numero 30 in Quattro sillabe, che significa un Triangolo (30=3+0=3) e un Quadrato (4), in tutto triangolo più quadrato, 3+4=7 (Sette), che sul piano della manifestazione costituiscono le Sette Lettere segrete divine, delle quali è composto il nome di Dio, i sette settori 3+4, ai lati del settore centrale.
 
A fianco del Sole si vede una botola rettangolare che comunica con la parte superiore della cappella. Ai bordi maggiori della botola si vedono 3,5+3,5=7 triangoli rossi terminanti con due Fiori di Lys (al posto del mezzo triangolo), su un bordo minore due triangoli rossi con piccoli cerchi al vertice, in totale 9 triangoli.

[1] La morte di Osiride nel numero 17 equivale alla caduta dello Spirito nella Forma, questo è il vero motivo perché tale numero era inviso ai Pitagorici la cui Dottrina era rivolta verso il ricongiungimento di ciò che è stato separato all’Uno, all’Esseità.  
[2] Ricorda il Quadrato palindromo del SATOR.
[3] France Secret, “Les carrés magiques en France”.
[4] Il termine significa "cinque alfa", ossia cinque principi. Ai quattro già enunciati da Empedocle (Aria, Acqua, Terra e Fuoco), Pitagora ne aggiunse un quinto, lo Spirito.
[5] Talmud, Mishna.
[6] Il nome greco Iesous è formato da 6 lettere, per questo fu il nome del Salvatore.
[7] H.P. Blavatsky afferma che Marco rivelò più verità esoteriche di qualsiasi altro gnostico, ma che anche lui non fu mai ben compreso.
[8] Di Marco stesso non sappiamo nulla oltre al fatto che egli era stato uno dei primi discepoli di Valentino. Valentino e i suoi seguaci conoscevano perfettamente la filosofia numerica pitagorica.
[9] L’elemento può significare una nota musicale, o una lettera dell’alfabeto greco.
[10] Il Sepher Yetzirah (Libro della creazione) è il più antico testo ebraico di pensiero speculativo che apparve nel X secolo, ma la cui origine è fatta risalire al periodo di cattività (VI sec. a.C.) in Babilonia.
MISURE TEMPLARI E  CUBITI REALI EGIZI
 
I Maestri d’Opera del XII e XIII secolo, seguendo l’Insegnamento Platonico-Pitagorico conferirono alle sacre costruzioni i valori numerici misterici non solo quelli delle misure dell’epoca, in piedi e pollici ma per gli edifici particolarmente sacri, anche quelle dei cubiti reali egizi. Un cubito reale[1] è la sesta parte di una circonferenza di diametro un metro: 1CR=p/6=0,5236 m. Cinque cubiti reali danno il quadrato del numero aureo 5 CR=5/6p2 m.
 
I costruttori utilizzarono il Cubito Reale egizio CR, portato in Francia dai Templari. Mosè proviene dall’Egitto. Tutta la scienza egiziana era concentrata nel Tempio. Mosè era del Tempio e fu istruito in tutta la scienza dei Faraoni (Atti VII-2). I Templari portarono in Europa questa conoscenza e la impressero nei libri di pietra, le cattedrali gotiche.
 
Le misure del pavimento della Cappella Templare di San Giovanni a Paulhac (Francia) celano il segreto delle misure misteriche. La Cappella è formata da Cinque campate per un’altezza di circa 9 metri. Il rilievo al suolo dell’interno della cappella mostra una geometria particolare. Le misure al suolo e considerazioni sono state fatte da Pierre Dupuis[2].
 
Al suolo si hanno cinque moduli quadrati di lato 5,6 m più un rettangolo che nasce dalla diagonale del doppio quadrato. La larghezza è di 5,6 m, la lunghezza di 29,32 m, cioè 56 cubiti reali. La mediana di questa lunghezza 56/2CR=28CR=29,32/2m=14,66m=5,6Φ2m. L’altezza alla chiave di volta di 9 m della cappella è in rapporto aureo con la larghezza: 5,6xΦ=5,6x1,618=9,06 m. Il modulo è uguale a 5,6 m = 4Φ2 CR = 8,4√Φ CR. La lunghezza 2x5,6Φ2 m = 56 CR. Il numero 56 compare sia nei cubiti reali, e sia nei metri.                                                                                      

 
Figura 1. Cappella Templare di Paulhac - relazione tra cubiti reali metri e Φ

La radice quadrata di Φ approssima con un errore dello 0,1% il rapporto 4/p vale a dire √Φ=4/p. Questo rapporto era conosciuto dagli egizi e da questi trasmesso a Mosè e a Pitagora. Un modo pratico per ottenerlo è riferirci alla Grande Piramide di altezza 280 CR e lato 440 CR: l’inclinazione è data dal rapporto 280/220=14/11=1,2727=√Φ. L’altezza può essere espressa: 280=220√Φ=2204/p CR. In termini pitagorici il quattro rappresenta il quadrato il p rappresenta il cerchio. Un quadrato di lato 1 ha come perimetro 4; un cerchio di diametro 1 ha come perimetro p. I Templari presero questo valore come modulo segreto per realizzare il Tempio Segreto, la Cattedrale di Chartres. L’altezza della Grande Piramide è esprimibile anche in funzione del numero 56, cioè 56x5=280 CR.
 
La Piramide di Cheope ha come base un Quadrato[3] che misura di lato 440 CR, il vertice della piramide è situato a 280=220√Φ CR dal suolo. Dividendo le misure per 220, si ottiene per base 2 e per altezza √Φ, si individuano così due triangoli rettangoli di base 1, altezza √Φ e ipotenusa Φ. Seguendo l’antico metodo della corda degli agrimensori egizi, i Templari realizzarono in pratica l’unità di misura √Φ, utilizzando due corde, una lunga 1+1=2 CR e l’altra Φ+Φ=2Φ CR. Si utilizzano due picchetti per tendere la prima corda lunga 2 CR e un terzo picchetto per tendere la seconda corda lunga 2Φ CR. Dal vertice del terzo picchetto al nodo della corda di base s’individua in pratica la distanza √Φ.

Figura 2. Misure della Grande Piramide  
 
L’altezza di 280 in CR della Grande Piramide è 28x10=5x56=220√Φ=2x11x√Φ CR.
 
·        Il numero 22 è generato dal raddoppio del numero 11. Nella Kabbalah Elohim crea usando le 22 lettere cioè dei “suoni” dalle cui diverse combinazioni ha origine il molteplice[4]
·        Il numero 28 è il tempo lunare della creazione: 280 giorni per generare un uomo.
·        Il numero 10 è la sacra Tetractis: 1+2+3+4=10.
·        Il numero 5 caratterizza l’Uomo, la mistica stella a cinque punte.
·       Il numero 56=2x28 è il numero chiave mantenuto nascosto dai Templari, ma la cui conoscenza proviene dall’Egitto. Infatti 56 coincide con due cicli lunari di 28 giorni e con il numero dei pollici contenuti in due cubiti (la dualità), la larghezza dei cunicoli nella Grande Piramide. Due cubiti reali sono 56 pollici.
·       Per la relazione che esiste tra il cubito reale e il metro risulta che l’altezza della Grande piramide è: 5x56 CR in metri 5x2x5,6Φ2=Φ2x56 m. Il numero 5 dalle misure in cubiti si trasforma in Φ2nelle misure in metri.

[1] Inoltre il cubito reale è diviso in 7 palmi p/42 a loro volta divisi in quattro pollici, p/168.
[2] http://www.cirac.org/club/Le_Secret_des_Templiers.pdf. di Pierre Dupuis.
[3] Il lato di base della Grande Piramide è 440 CR cioè 44x10=4x11x10=2x22x10.
[4] Ricordiamo che 22 è anche il numero degli aminoacidi che concorrono a formare l’impalcatura della vita o come i 22 paia di cromosomi contenuti nel seme umano e di qualsiasi altra cellula del corpo umano.

LA QUADRATURA DEL CERCHIO CELESTE
 
La Cappella Templare di Paulhac è larga 5,6 m e lunga 56 CR (cubiti reali egizi). Il numero 56 è exotericamente considerato dai Pitagorici infausti, perché rappresenta una barriera, un ostacolo che deve essere vinto attraverso il processo evolutivo iniziatico. L’altezza della Grande Piramide è 5x56 CR.
 
Plutarco ci informa che il numero 56 rappresenta i lati del poligono associato a Tifone. Il numero 56=2x28 corrisponde a due mesi lunari, cioè un ciclo lunare completo composto di 2x4 settimane. La fratellanza pitagorica era composta da nuclei di 28 membri. Nel mondo cubico della manifestazione fisica 13 + 33 = 28, i poteri della Materia. Cinquantasei è un numero chiave egizio, pitagorico e templare.
 
André Charpentier afferma giustamente che non essendoci manoscritti sull’antico insegnamento occorre trovare le tracce nella pietra degli antichi monumenti e edifici sacri. Un antico edificio pagano divenuto tempio cristiano e pertanto risparmiato alla distruzione, realizzato secondo le concezioni pitagoriche, fu il Pantheon[1] di Adriano in Roma, un tempio circolare, anzi sferico, un libro di pietra è l’unico monumento antichità che è sopravvissuto quasi intatto. Pitagora poneva nel sole la sfera di purificazione, e il sole, con la sua sfera, era da lui collocato nel centro dell’universo. Ora le parole latine Orbis e Urbs sono simili. La parte interna dell’edificio del Pantheon è inscrivibile in una sfera perfetta di diametro 43,44 m, corrispondenti a 150 piedi romani. La cupola del Pantheon di Roma è costituita da 5 ordini degradanti di 28 cassettoni. Altri cinque ordini invisibili prendono posto nella metà inferiore della sfera, in totale abbiamo il numero dell’altezza della Grande Piramide 5x2x28=5x56.
 
La scuola pitagorica era presente a Roma nel I secolo a.C. ed ebbe come cultori Publio Nigidio Figulo, il Publio Virgilio Marone, Nicomaco di Gerasa. Nel primo secolo fu edificata la Basilica sotterranea pitagorica e i componenti della confraternita pitagorica erano in numero di 28, come gli stucchi funerari della cella della basilica.
 
Il numero 56 in qualche modo è legato alla sfera e al cerchio. La Basilica pitagorica sotterranea di Porta Maggiore in Roma, attesta la presenza dei Pitagorici in epoca imperiale. I costruttori, appartenenti ai Collegia Fabrorum, vollero dissimulare le misure sacre, perciò non espressero in piedi romani le misure misteriche, ma solo attraverso le proporzioni. Il fatto che Adriano non abbia voluto dare il suo nome per il Tempio ricostruito è un valido esempio di anonimato della tradizione misterica, in seguito osservato dai costruttori di cattedrali gotiche[2]. Un suono emesso all’interno si moltiplica, secondo il clima, quindi anche della stagione e del punto dal quale è emesso, da 43 a 46 volte.
 
All’interno 7 nicchie, alternativamente circolari e rettangolari, in cui erano poste le statue delle sette Divinità Planetarie. La cupola era dedicata al Pallade Atena, la Conoscenza Arcana, il cui numero era Sette, numero considerato vergine, proprio come Pallade. Come Vesta anche Pallade era raffigurata con una lancia nella mano destra.                                                                                
Figura 1. Pantheon – Sezione verticale
 
Il pronao (la parte anteriore) del Pantheon è composto di tre gruppi di colonne 8 colonne di granito grigio esterne e 4+4=8 colonne interne di granito rosa, in totale 16. Ricorrono i numeri pitagorici e naturalmente templari. L’interno circolare è retto da 8 pilastri vuoti formati nella parete della rotonda, che segnano gli otto angoli di un ottagono inscritto. Queste particolari colonne cave, non hanno la forma di colonne regolari ma semicilindrica, e loro curvatura rivolta verso l'interno dell'edificio, quindi nella direzione opposta della spinta. Il Pantheon è basato sul vuoto, in modo da soddisfare il principio di economia che governa l’ordine naturale. La rosa dei venti è ottagonale, attraverso queste camere verticali vuole idealmente spirano gli otto venti dello Spirito.
 
Il matrimonio simbolico tra Pallade Atena e le otto colonne è 7x8=56, il valore del raggio della cupola. La facciata del Pantheon ha otto colonne separate da sette porte.
 
Il numero 5 dai Pitagorici chiamato matrimonio è la somma del primo numero pari 2, la Diade con il primo numero dispari 3, il Triangolo[3]. Il numero cinque è geometricamente rappresentato dal Pentagono che con la stella a Cinque Punte domina l’architettura delle cattedrali gotiche.
 
Tra tutti i triangoli, il triangolo rettangolo egizio di lati 3-4-5 esprime due cateti perpendicolari antagonisti, il 3 Il Cielo, il Padre e il 4, la Terra, la Madre, riconciliati da un segmento obliquo, l’ipotenusa, il numero 5 il Figlio, l’Uomo. Apollo fu soprannominato Loxios (l’Obliquo), un epiteto che può contenere il suo ruolo di Mediatore Divino, oltre che al carattere allusivo dei suoi oracoli.
 
L’unica forma geometrica che può svolgere un ruolo di Mediatore tra il Cerchio, il Cielo e il Quadrato, la Terra dovrebbe logicamente essere il Pentagono, la forma geometrica del numero 5, del Mediatore.
 
André Charpentier ritrova la chiave numerica nel Pantheon e nelle opere di Virgilio che fortunatamente hanno ricevuto un’eccezionale protezione. Ciò che è necessario, si domanda Andrè Charpentier, è trovare quei numeri che mettono in relazione il doppio quadrato, il cerchio e il mediatore, il pentagono.
 
I Quattro canti delle Georgiche di Virgilio comprendono 2178 versi. L’opera è una sorta di dittico, composti di 1089 (metà del 2178) versi. Ora, 1089 è il quadrato di 33. Le Georgiche, valgono il doppio del quadrato di 33, e quindi sono letteralmente incluse in un doppio quadrato, che è appunto la parte rettangolare del Pantheon. L’area del doppio quadrato vale 2178=33x66. Il doppio quadrato 66x33 del Pantheon diviene la misura di riferimento, un modello geometrico.
 
Virgilio nell’Eneide scrive 9900 versi, ora 99 è tre volte 33. L’area del Cerchio Celeste è 9900. Assegnando al numero p il valore 22/7  stabilito dal Neopitagorico Archimede, per il cerchio di superficie 9900, troviamo che il suo diametro vale 112, e il raggio 56. La figura geometrica di partenza è il Cerchio di raggio 56 e il Pentagono e in esso inscritto di lato 66 e il mistico naos, la Casa del Dio, il Doppio Quadrato. Il lato del pentagono 66 è fatto coincidere con il lato della dualità del doppio quadrato, vedi figura seguente. Si ricava che tutte le seguenti superfici sono multipli del numero 33.
 
Dante Alighieri che apparteneva ai Fedeli d’Amore molto vicini ai Templari, scrive la Divina Commedia con moduli di 33 strofe e pone come suo Maestro Virgilio. La Commedia ha infatti, oltre ad un brano introduttivo, 99 brani divisi in 3 gruppi di 33 (Inferno, Purgatorio, Paradiso). L’opera è scritta in triplette di 11 sillabe, in modo che ogni conteggio di 33 sillabe. Inoltre, il Paradiso si apre con un inno ad Apollo, al Mediatore, simbolicamente al numero cinque.
 
   
Figura 2. Il Pantheon - La misura del Mediatore Cosmico

·        L’area del cerchio di raggio 56 (valore esatto 56,14) è 9900=33x300.
·        L’area del pentagramma[4] cioè della stella a cinque punte è 3300=33x100.
·        L’area del pentagono calcolata sommando cinque triangoli del pentagono è 7425=5x45x33=33x225.
·        L’area del triangolo sotteso alla base del pentagramma stellato è 825=33x25.
·        L’area della luna tra il pentagono e il cerchio è 405=33x15.
·        L’area del doppio quadrato è 2178=33x66.
 
In un cerchio di raggio 56, il lato del pentagono inscritto vale 66. I cinque triangoli isosceli che compongono il pentagono hanno base 66 e lati 56[5]. Il lato di 66 è contemporaneamente: lato del Pentagono, corda del cerchio celeste, lato maggiore del doppio quadrato della Terra. Sintesi triplice perfetta: la misura comune applicata dal Mediatore cosmico[6]. La misura della Terra è 33 e attraverso il suo doppio 66 si passa all’Uomo, il Mediatore tra il Cielo e la Terra.
 
La somma dell’area del triangolo con il doppio quadrato dello spazio sacro, è 825+2178=3003, l’alias del numero apollineo 33. Il numero 3003 riserva un’altra sorpresa è il 77° numero triangolare. La figura geometrica del doppio quadrato sormontato dal triangolo ricorda la vista frontale di un tempio greco. Questa figura geometrica la ritroviamo nel Pantheon di Roma. Il modello greco del Tempio manca l’immagine del cielo, che è stata aggiunta nella forma della famosa cupola (il cerchio). Il doppio quadrato è rappresentato dal numero 825 cioè 8+2+5=15, il triangolo è rappresentato da numero 2178 cioè 2+1+7+8=18, la somma dei due numeri ci riporta alla misura della Terra: 14+18=33.
 
I numeri 66 e 56 che determinano le proporzioni della figura, sono il doppio di 33 e 28, i rispettivi numeri del Sole e della Luna. Il percorso annuale del sole attraverso lo zodiaco è rappresentato con tutte le sue implicazioni. Il Sole è la spina dorsale del nostro universo, e le sue 33 stazioni corrispondono al Macrocosmico, le 33 vertebre umane corrispondono a microcosmo. Durante il mese lunare di 28 giorni, la luna passa attraverso 28 costellazioni. Il numero 28 è il 7° numero triangolare! Pitagora  aveva 28 discepoli (25 maschi e 3 femmine) e li condusse verso la Saggezza. La Basilica pitagorica sotterranea di Porta Maggiore in Roma mostra 28 stucchi funerari della confraternita che conferma che i componenti erano appunto 28. Inoltre 28 è un numero sacro nell’architettura pitagorica. Il numero 33 è la Tetractis fattoriale  33 = 1! + 2! + 3! + 4! Il numero trentatré ha la proprietà di essere scomposto sia con la coppia di numeri della Monade e della Diade: 33 = 12+21   e sia con i numeri della Monade e della Diade alla quinta potenza: 33 = 15+25. Quest’ultima relazione lega il 33 con il numero 5. Riepilogando il numero 33 è:
 
·        33 = 1! + 2! + 3! + 4! La Tetractis fattoriale  
·        33 = 12+21
·        33 = 15+25.
 
Il numero 6 è associato alla creazione nel mondo della forma tramite le sei direzioni dello spazio è il 3° numero triangolare. Il numero 66 è anch’esso associato alla creazione, è l’11° numero triangolare, mentre il numero 666 è il 36° numero triangolare. Il triangolo per i Pitagorici era la prima forma geometrica, la forma astratta dell’atomo, i numeri triangolari hanno un rapporto privilegiato con la forma primordiale. In questo studio abbiamo trovato che:  
·        Il numero 6 è il 3° numero triangolare.
·        Il numero 28 è il 7° numero triangolare.
·        Il numero 66 è l’11° numero triangolare.
·        Il numero 666 è il 36° numero triangolare.
 
Figura 3. Il numero 77
 
Il numero del Tempio 2178+825=3003 è il 77° numero triangolare. Il numero 77 si ripresenta più volte nell’insegnamento cristiano e ridotto diviene 7+7=14, una coppia di sette. Il numero 77 è la rappresentazione del sette 4+3=7, attraverso il 7° numero un quadratico sommato al 7° numero triangolare, 49+28=77. Visivamente un quadrato di lato 7 sormontato da un triangolo di lato 7. Il numero Sette era per i Pitagorici sacro a Minerva (Pallade Atena), la Sapienza Misterica.
 
Figura 4. Troyes Tetragramma numero 777

Nel 1127 il Consiglio di Troyes rende i cavalieri Templari intoccabili e li trasforma in difesa militare dei Luoghi Santi. Nella cattedrale di Troyes si possono vedere i due simboli più antichi della divinità visualizzata come un Sole e contenente un triangolo con il Tetragramma YHVH, stilizzato come 777.



LA SCACCHIERA

      
Il Quadrato per i Pitagorici rappresenta la sintesi dei Quattro Elementi. Ai Quattro Elementi erano associate le loro Quattro Qualità, in totale Otto: terra/freddo e secco, fuoco/caldo e secco, aria/caldo e umido, l’acqua/freddo e umido. Ma ogni Elemento ha la sua ombra, il suo opposto, in totale abbiamo Otto Coppie o Sigizie. In definitiva il primo riempimento spaziale con le coppie o Sigizie di quadrati, avviene con il numero Otto, che per i Pitagorici rappresentava l’Ottoade, la Giustizia e l’Equilibrio. Seguendo la legge imposta dal primo quadrato, il Quaternario, accostiamo Quattro Quadrati ciascuno contenente 8 coppie (2x8) o Sigizie di quadrati chiari e scuri, si ottiene una scacchiera formata con 2x8x4=64 quadrati. Il Quadrato genera in questo modo altre otto coppie di quadrati in esso contenuti.  
Figura 5. Quattro quadrati con Otto Sigizie Quadrate – la Quadratura del Cerchio
 
Lo scriba egizio Ahmes nel problema n. 50 del papiro Rhind, (1650 a.C.), scrive:
Dividi il diametro del cerchio in 9 parti. Prendi 8 parti e costruisci un quadrato 8 x 8. Tale quadrato ha una superficie praticamente uguale a quella del cerchio assegnato”. In definitiva il quadrato di lato 8 una scacchiera contenente 64 quadrati, eguaglia il cerchio[7] con diametro 8. È la quadratura del cerchio! Il rapporto tra i due numeri è 8/9, il rapporto musicale RE, il Tono Pitagorico. Pitagora è stato istruito dai sacerdoti egizi, Mosè era istruito in sapienza egiziana.
 
Alcuni testi buddhisti descrivono l’universo come una tavola di 8×8 riquadri, 64 è il numero della realizzazione dell’unità cosmica fissati per mezzo di corde d’oro; questi riquadri corrispondono ai 64 Kalpa del Buddhismo, ai 64 esagrammi cinesi. Nella sua forma elementare, la scacchiera è il mandala del quaternario semplice. La scacchiera è il campo d’azione delle potenze cosmiche 2x16 e corrisponde alla terra (quadrata) limitata ai suoi quattro orienti. Non è certamente un caso che quello degli Scacchi fosse l’unico gioco permesso ai Cavalieri Templari e ai Cavalieri Teutonici. Nel “Libro de Juegos” del 1283 di Alfonso X detto il Saggio, troviamo due Cavalieri Templari che giocano a scacchi. Nella Biblioteca dell’Escorial a Madrid, è conservato un prezioso codice con una miniatura raffigurante un cavaliere “crociato” intento a giocare una partita a scacchi con un guerriero musulmano.
 
Figura 6. Cavalieri Templari che giocano a scacchi
 
La consapevolezza che la scacchiera non ha solo riquadri tutti bianchi o solo riquadri tutti neri e che ogni casella di un colore è circondata da caselle del colore opposto, produce l’effetto armonico della comprensione, della tolleranza, della rettitudine morale, dell’equilibrio interiore, della creazione artistica.
 
Nella scacchiera l’uomo gioca la sua partita, e in questo campo si muovono delle figure, secondo una legge fissa. Il quadrato della scacchiera è il nostro piano di esistenza, quanto c’è dato sapere per agire (bene o male dipende da noi). Possiamo dominare la tavola quadrata con un gioco più o meno efficace, ma non possiamo superare i quattro lati della scacchiera che rappresentano il limite oltre a cui non si può passare, si deve restare solo all’interno rispettandone le regole (di azione e reazione), mai al di fuori di esse. La scacchiera rappresenta i rapporti di reciprocità che legano i giocatori che partecipano alla partita. Una partita a scacchi è la rappresentazione allegorica proprio di una battaglia, ma è anche il gioco in cui si sublima la conoscenza e l’intelligenza. Il simbolismo del gioco,che è originario dell’India, si ricollega a quello della strategia di guerra in cui il combattimento si svolge tra pezzi bianchi e neri, fra luce e ombra[8]. Comunque sia, la posta in gioco è la supremazia del mondo assegnatoci dalla scacchiera, la vittoria anche su se stessi, l’uscita da un conflitto tra la ragione e desiderio, dell’ordine contro il caos, di una combinazione contro un’altra, delle diverse potenzialità del destino.
 
Il Re sta fermo, è praticamente invisibile al nemico. Tace quando tutti urlano, sta fermo quando tutti corrono, parla e si muove solo quando la stanchezza ha invaso coloro che gridavano e correvano disperdendo inutilmente le loro energie. La Regina è il più forte dei pezzi, è energia pura, è la virtù, l’energia di chi ama e cerca il Re. Va dritta e in diagonale, avanti e indietro. Nessun altro le è pari. Gli Alfieri vanno in diagonale, ognuno secondo il proprio colore. Sono le forze inflessibili, che bisogna sfruttare secondo la loro natura. Detto in termini cinesi, una forza Yang non diverrà Yin, né una forza Yin diverrà Yang. Possono agire poco o molto, vicino o lontano. I Cavalli sono l’incarnazione della capacità strategica, saltano, ma avanzano solo di un numero determinato di caselle. Le Torri sono cumuli di energia, sono opere costituite sia di Yin sia di Yang. Dietro o dentro di esse può ripararsi il Re. I pedoni sono otto, e in ciò corrispondono ai trigrammi cinesi. Sono infatti i “mattoni” della strategia dell’esercito di terra, come i trigrammi sono i costituenti dei sessantaquattro esagrammi. Raggiungendo il lato opposto della scacchiera possono trasformarsi in qualunque altro pezzo salvo il Re: sono in ciò pertanto importanti simboli della possibile metamorfosi del piccolo nel grande. Una variazione del XII secolo del gioco degli scacchi che utilizza 2x12 pezzi, fu quello della Regina detta la Dama.
 
Nella tradizione indù, l’iniziato si siede sopra una pelle dai peli bianchi e neri che simboleggiano le coppie. L’iniziato deve toccare il punto di congiunzione dei peli bianchi e neri, unendo così i principi complementari da cui sta per nascere il “Figlio del Cielo e della Terra”. A livello più profondo il simbolismo del colore nero è duplice, nel senso più inferiore o cosmologico è il colore della materia che oscura lo Spirito, a livello superiore il nero è il colore del Non-Manifestato. Arjuna è detto “il bianco”, e Krishna “il nero”, che sono il mortale e l’immortale, i due inseparabilmente uniti.

[1] Il luogo della sua costruzione, per i Romani, era davvero sacro. Secondo la leggenda, il “primo” Pantheon sarebbe stato edificato sul luogo, dove Romolo ascese in cielo durante una cerimonia religiosa. È certo che quello che si visita oggi sia non il primo, ma addirittura il terzo Pantheon, quello ampiamente rifatto da Adriano. Il Pantheon aveva in epoca imperiale completamente sostituito il primitivo Tempio di Vesta nel centro di Roma, cioè in posizione assiale. La lancia verticale di Vesta è l’Asse del Mondo.
[2] Prima di lui, Agrippa aveva trasgredito a questa regola in apparenza. In effetti, la dedica sul frontale, non è un segno di appropriazione individuale, ma una semplice indicazione cronologica, il nome del console per la datazione l’anno di fondazione. AGRIPPA TERTIUM COS (Terzo consolato di Agrippa) si riferisce quindi semplicemente all’anno 27 a.C.
[3] Archimede ha chiesto ai suoi amici e parenti di mettere sulla sua tomba dopo la sua morte, un cilindro contenente una sfera, dove si mostra che la proporzione di questi due volumi è da 2 a 3. Ora questo rapporto di 2/3 della scala pitagorica, è la Quinta, il SOL.
[4] La geometria ci insegna che il pentagramma occupa 1/3 del cerchio in cui opera.
[5] Il raggio effettivo del cerchio che circoscrive il pentagono di lato 66 dovrebbe essere 56,14 se approssimato a 56 si commette un errore 0,25%.
[6]André Charpentier: I Misteri del Pantheon di Roma, L’eredità di Pitagora e D’Archimede. http://symbolos-fg.com/Paginas/Pantheon.html.
[7] La superficie del cerchio calcolata con il p è 63,62. L’errore commesso è (64-63,62)/63,62x100=0,6%.
[8] Nel mondo Celtico, il gioco degli scacchi rappresentava la parte intellettuale dell’attività regale: non si giocava mai contro un avversario umile ma contro principi, alti dignitari e la posta in gioco era sempre di grande valore.
L’ALQUERQUE - 16 SIGIZIE TRIANGOLARI
 
 
Un altro modo di rappresentare le Otto Forze anziché con Otto quadrati, è quello di dividere il Quadrato dei Quattro elementi con due mediane che creano Quattro coppie di triangoli rettangoli isosceli uguali. I Triangoli Retti dei Pitagorici, sono principi di generazione poiché ogni generazione si produce per divisione, l’uomo corrisponde a un triangolo tagliato in due, cioè a un triangolo rettangolo. I Triangoli Isosceli, nella geometria spirituale, rappresentano la duplice natura umana: materiale e divina. S’individuano Otto raggi (le otto direzioni dello spazio), e due croci a bracci uguali ruotate tra loro di 45°, che creano 9 incroci, disposti per tre file.

 
Figura 1. Il quadrato diviso in Quattro e Otto parti – particolare disegno volta cappella Templare Montsaunès
 
Questo motivo lo ritroviamo entrati nella Cappella templare di Montsaunès dipinto sulla volta. Il quadrato subisce una serie di trasformazioni il cui significato è spiegato in un altro studio[1].
 
Platone spiega in un passo del Gorgia, che la geometria è legata al concetto di uguaglianza e giusta proporzione, che caratterizza l’ordine dell’universo, il cosmo, e che, per analogia e necessità, si presta a suggerire è il metodo del buon governo. E i sapienti, invece, (Archita di Taranto e Filolao) dicono, Callicle[2], che a tenere insieme cielo e terra, dei e uomini, sono la comunanza, l’amicizia, l’ordine, la temperanza, la giustizia, e, proprio per questo, amico mio, essi danno a questo insieme il nome di “cosmo” (ordine), e non quello di acosmia (disordine), né quello di dissolutezza. Ma mi pare che tu non presti attenzione a queste cose, e questo benché tu sia sapiente, e non ti sei accorto che l’uguaglianza geometrica ha grande potere fra gli dei e fra gli uomini, e pensi invece che si debba coltivare l’eccesso: infatti tu trascuri la geometria[3].
 
Questo segno dell’uguaglianza geometrica e della Giustizia Morale divinamente geometricamente espresse nel Quadrato contenente Otto Triangoli Isosceli Retti ha avuto un ruolo determinante nel simbolismo dei Templari. Infatti, è stato anche trovato nelle antiche Commanderie del Tempio; è stato ugualmente visto sull’insegna araldica sopra un grande blasone in cima a una statua funeraria di un Templare del tredicesimo secolo della Commanderia di Roche-en-Cloué (Vienne) e su una pietra incisa nella Commanderia di Mauleon, vicino a Châtillon-sur-Sèvre (Deux-Sèvres).
 
La scacchiera è realizzata accostando quattro quadrati composti di 8 coppie di quadrati, per un totale di 64 quadrati. Accostando quattro quadrati composti di quattro coppie di triangoli si ottiene ancora un Quadrato contenente 16 coppie triangoli isosceli retti, cioè 32, la metà dei quadrati della scacchiera. Le diagonali formano un pavimento con 4 coppie di quadrati ruotati di 45°.

 
                                                                                                                                                                                                                                                                     Figura 2. Quattro quadrati con Quattro Sigizie Triangolari
 
Come la Scacchiera rappresenta un Gioco Cosmico, così anche questo Quadrato di Triangoli è stato utilizzato come gioco cui in passato è stato dato il nome di Alquerque. Il tracciato di un Alquerque chiamato anche Mulino, è stato trovato inciso sulle pietre di copertura del tempio di Kurna, nell’antica Tebe egiziana risalente al 1400 a.C. Il modello egizio di Kurna riporta 4x4 quadrati anziché2x2 dell’Alquerque. Il gioco fu portato in Spagna dagli Arabi, che lo chiamavano “el–qirkat”: ne parla il “Libro de Juegos” del 1283 di Alfonso X detto il Saggio[4], re di Castiglia e di Leon, che ne mostra una splendida illustrazione. Nel suo schema più diffuso, l’Alquerque ha un tavoliere formato da una griglia di quadrati che sono collegati fra loro da linee diagonali, creando così 25 incroci. La scacchiera ospita 25 posti, i due avversari dispongono all’inizio 2x12=24 pedine, il centro è libero. Nella versione più nota i due giocatori hanno 12 pedine a testa, bianche o nere, come nel gioco  della dama sulla scacchiera di 64 caselle. Il gioco è una versione più antica della Dama, infatti, l’Alquerque ha regole semplici che rimandano a quelle della Dama. Questo gioco fu praticato per millenni in Egitto e in Medio Oriente.

 
Figura 3. Il Quadrato con l’Alquerque
 
I giocatori devono piazzare ciascuno le 12 pedine agli incroci delle linee e su una metà diagonale del tavoliere, lasciando libera il punto centrale incrocio della quattro diagonali. Muove per primo il Bianco. L'obiettivo di un giocatore è nel catturare o immobilizzare tutte le pedine dell’avversario. Il movimento consiste nello spostare una pedina su una casella libera: se questa salta una pedina avversaria, la “mangia”, cioè la elimina. Ovviamente una pedina può realizzare, in un solo movimento, diversi salti successivi, mangiando diverse pedine avversarie. Se un giocatore dimentica di mangiare una pedina dell’avversario, questi gli può “soffiare” la pedina ed eliminarla dal gioco. Vince chi prende per primo tutte le pedine dell'avversario[5].
 
Questo tipo di Quadrato diviso in otto triangoli e accostato in quattro esemplari, per realizzare 32 triangoli dovevano assumere una grande importanza poiché sono stati riprodotti dai Templari sui muri della torre Coudray di Chinon, la prigione dove nel 1307 furono rinchiusi 250 templari per alcuni mesi, e il Gran Maestro J. De Molay, per un anno circa.

 
Figura 4. I Quadrati di Chinon

 
I TRE QUADRATI PRIMORDIALI - LA TRIPLICE CINTA E LE 12 PORTE

 
Il Quadrato rappresenta il modello del recinto sacro (Tempio), fondamento della congiunzione dei Quattro punti cardinali, e sulla simmetria dei lati opposti. Il simbolo della Triplice Cinta formato con tre quadrati è molto antico, presente in tutto il mondo e ritrovato persino presso civiltà preistoriche e megalitiche. Triplice è la cerchia druidica delle mura dei Celti, e nella Bibbia troviamo menzionati i tre cortili cinti da pietre del Tempio di Salomone, ma anche la Gerusalemme Celeste con le dodici porte mostra il medesimo schema. I nuovi templi gotici furono innalzati a figurazione della Gerusalemme celeste, come descritta da san Giovanni nell’Apocalisse. Ogni cattedrale, al pari della città santa, presentava quattro facciate, ciascuna dotata di tre ingressi, per consentire di, entrarvi nel nome della Trinità; tre accessi per lato, vale a dire dodici. Nel Medioevo si trova in varie versioni nelle cattedrali gotiche (come Amiens e Somme) e fu adottato dai Templari.

 
Figura 5. Sequenza generatrice della Triplice Cinta                
  
La partenza in Terra è sempre un Quadrato. La seconda operazione è la creazione di un secondo di un secondo Quadrato non più uguale come nella scacchiera, ma di lato doppio e di superficie quadrupla. Abbiamo in accrescimento lineare 2/1, nel perfetto rapporto di armonica creando così l’ottava. La terza operazione è la creazione di un terzo Quadrato che media tra i primi due. Il Quadrato di lato 1 è il Padre, il Quadrato di lato 2 è la Madre che si gonfia e partorisce il Figlio, il Quadrato di lato 3/2, l’intervallo musicale di Quinta.
 
I tre quadrati sono disegnati sovrapposti, in modo piramidale come un Tempio, in basso la Madre il creato, il Quadrato di lato 2, in alto il Padre, lo Spirito, il Quadrato di lato 1, in mezzo il Figlio il Quadrato di lato 3/2, il Mediatore, l’Umanità. I Tre quadrati sono uniti da quattro linee che rappresentano le scale o vie di salita alla sommità del Tempio. Le 4 linee individuano 8 squadre. Gli antichi Greci, che consideravano la Geometria come il vero fondamento di ogni conoscenza, posero il simbolo della Squadra dentro la terza lettera dell’alfabeto, la Gamma  G; il nome di questa lettera significa “conoscenza della Squadra”. La prima lettera della parola “geometria” è la “G”, in greco Gamma G; quattro squadre o quattro gamma formano una croce rotante o svastica. Un disegno di Villard de Honnecourt mostra quattro scalpellini disposti a svastica, i 4 martelli della creazione.  Una di queste croci formate dall’unione di quattro Gamma, si ritrova sul fianco del Duomo di Barga (Lucca)[6].

 
Figura 6. Quattro Gamma “G”- Barga - la Ruota a forma di Svastica dei Quattro scalpellini
 
I disegni del taccuino del Maestro d’Opera Villard de Honnecourt mostrano il reticolo geometrico pitagorico dietro ad ogni figura, non è per capriccio dovuto alla fantasia che egli disegna quattro operai disposti ad angolo retto, a squadra, come la lettera “G”, gli uni rispetto agli altri. La squadra appare sempre accanto ai Maestri Costruttori delle cattedrali gotiche.

Figura 7. Reims - Salomone Maestro Costruttore con squadra e compasso

Le quattro linee delle mediane dei quadrati, individuano 12 punti o incroci, le simboliche 12 Porte della Gerusalemme Celeste. Ognuna delle 12 Porte del Tempio mistico rappresenta una difficoltà da superare e trascendere. Ogni prova è connessa con un segno zodiacale, come le 12 Fatiche di Ercole. Le quattro linee orientano nelle quattro direzioni il Tempio nello spazio, come facevano gli antichi Costruttori di Templi. Alcune triplici cinte trovate in Italia hanno un foro centrale, che rappresenta il passaggio verticale dell’Asse del Mondo che individua nella sfera celeste, in alto lo Zenit, in basso il Nadir. Il disegno della Triplice Cinta, come è accaduto con altri simboli esoterici, è stato utilizzato nei secoli come schema di gioco, e come tale si trova sul retro di molte scacchiere. Il nome più comune di questo gioco, in italiano, Filetto, Mulino. Esemplari di tavole per il gioco del filetto sono stati ritrovati in tutto il mondo antico. Il gioco da tavolo, prevede sempre 2 persone, il silenzio, un mondo di regole accettate integralmente , questo crea l’equilibrio tra Yin e Yang, in eterno contrasto.
 
La maggior parte degli studiosi e degli archeologi che non vogliono ammettere la sua presenza simbolica delle scacchiere e dei Filetti sulle pietre delle chiese e di altri edifici sacri ricorrono alla spiegazione del gioco: il simbolo era stato tracciato dagli operai, dai frati o dai guardiani per alleviare la noia durante le loro attività[7]. Una scena di gioco con un tavoliere, scacchi il filetto rappresentata in un vaso greco si vedono i guerrieri Achille e Aiace intenti a sfidarsi e la dea Atena, la Sapienza Arcana, che pare sorvegliarli.

 
Figura 8. Vaso attico Achille Atena e Aiace
 
Omero nell’Odissea descrive una scena da gioco quando Ulisse trova i “pretendenti superbi: essi allora giocando con le pedine, davanti divertivano”. Ma a cosa giocavano? In Grecia uno dei nomi del Filetto e “dodekapetro”, che significa dodici-pietra, il dodici sulla pietra?

[1] Vincenzo Pisciuneri – I segreti della cappella Templare di Montsaunès.
[2] Calliche era un giovane politico ateniese aristocratico e dalle idee antidemocratiche.
[3] Platone, Gorgia 508, a – b.
[4] Il suo regno era il punto d’incontro della cultura araba con quella cristiana. Nel libro lo stesso re è raffigurato mentre gioca  a scacchi con una dama di corte.
[5] http://www.angolohermes.com/Simboli/Triplice_Cinta/Centro_Sacro.html
[6] I templari a Lucca di Paolo Mencacci.
[7] http://www.angolohermes.com/Simboli/Triplice_Cinta/Triplice_Cinta.html#lassay.
IL QUADRATO DEL SATOR - L’EREDITÀ MISTERICA          
                
Il Quadrato è composto, in cinque parole scritte in lingua latina SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS. La sua singolare caratteristica, è che, essendo formata da cinque parole di cinque lettere ciascuna, è possibile iscrivere la stessa frase in un quadrato di 5x5 caselle, all’interno del quale la frase può essere letta in quattro direzioni possibili: da sinistra verso destra, e viceversa, oppure dall’alto verso il basso, e viceversa, ciò è conseguenza del fatto che esiste una simmetria centrale rispetto alla lettera “N”. La lettera centrale “N”, centro di simmetria del Quadrato, è l’iniziale non solo di Nous e di Numen, ma anche di altri termini cosmogonici; nell’alfabeto fenicio corrisponde a Nun, con l’antico significato di “pesce”, un antico simbolo della Grande Madre.

Figura 1. SATOR - versione rovesciata- versione circolare
 
 
La versione più antica, quella pompeiana del Quadrato, è inversa da quella medievale; inizia con ROTAS e finisce con SATOR. Anche nella chiesa di San Pietro a Oratorium, a 40 km dall’Aquila è presente murato nella facciata un SATOR rovesciato del XII secolo. A Sermoneta esiste una versione circolare a stella su cinque cerchi concentrici. Nella Collegiata di Sant’Orso ad Aosta, vi è un’altra variante circolare del SATOR che sottolinea la simmetria delle parole, perché presenta la frase palindroma all’interno di una corona circolare con i caratteri graficamente speculari rispetto alla lettera “N” centrale che può essere letta indifferentemente nei due sensi. Inoltre in alcune versioni abbiamo le lettere “S” e “N” scritte in modo speculare, cioè al contrario, quasi a volerci dire di osservare la cosa da un punto di vista ribaltato.
 
Il quadrato del SATOR, è stato ritrovato in molti siti templari.  In Francia, il SATOR è presente nella chiesa di San Lorenzo a Rochemaure (Ardeche), in una vecchia casa di Le Puy (Haute-Loir), nei castelli di Chinon (Indre-et-Loire). Il castello di Chinon, in Francia è il luogo in cui furono imprigionati molti cavalieri templari e il loro Gran Maestro Jacques De Molay. In Spagna si trova tracciato presso il santuario di San Giacomo di Compostela. La maggior parte delle numerose presenze del quadrato sul suolo italiano è databile attorno al XII-XIII secolo[1] e che in queste località è possibile attestare la presenza dei Templari o, comunque, dei Frati Cistercensi, che con i Templari erano in stretto rapporto.
 
Inizialmente si pensava che il Quadrato fosse di origine medievale, perché tutti i ritrovamenti fino ad allora effettuati non erano databili prima del IX secolo. Nel 1868 uno scavo archeologico tra le rovine dell'antica città romana di Corinium (oggi Cirencester, nel Gloucestershire, in Inghilterra) rivelò la curiosa iscrizione sull’intonaco di una casa databile al III sec. d.C.
 
Nel 1925 e nel 1936 gli scavi archeologici che interessarono i resti dell’antica città di Pompei, sepolta dalle ceneri dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. rivelarono l’esemplare più antico[2] che inizi con ROTAS. I Templari adottarono questo quadrato dalle implicazioni misteriche. A Pompei prima dell'eruzione del 79 d. C. si parlava e si scriveva un latino volgare, fondamenta delle lingue romanze. A Pompei si praticavano culti misterici, eleusini e orfici, di Iside, Dioniso, Mitra, Serapide, la più nota testimonianza è la Villa dei Misterici con l’iniziazione Dionisiaca. Esemplari di Quadrato ROTAS sono sopravvissuti solamente a Pompei, nascosti sotto le ceneri del Vesuvio, o in angoli remoti dell’Impero Romano, come a Dura Europos nel nord della Siria o ad Aquincum alla periferia di Budapest; gli esemplari risalgono al 260 a.C. Ciò ha fatto supporre che vi sia stata anche un’opera di sistematica distruzione dei Quadrati. Il SATOR ha origine nei più antichi collegi misteriche italici, non può essere di origine cristiana anche se poi, entrando in una chiesa dove si trova un esemplare del Quadrato, il parroco ci dirà che il significato è un suo anagramma, l’incrocio di due Paternoster.
 
Nel saggio Propositi su Esoterismo e Simboli, Schwaller de Lubicz scrive: “La crittografia e il rebus nella composizione di un testo sacro hanno lo scopo di risvegliare l’attenzione del lettore e di guidarlo verso il carattere esoterico. Bisogna essere preparati per coglierlo, vederlo o intenderlo. Questa preparazione non é un sapere, ma un potere e non può acquisirsi che grazie allo sforzo della persona stessa, con un combattimento contro i suoi ostacoli e una vittoria sulla sua natura animale umana”.
 
Nel muretto del chiostro dell’Abbazia Templare di, Sermoneta (LT), sono ancora visibili i simboli esoterici dei Cavalieri Templari: un SATOR circolare, numerosi glifi tra cui quello della “Triplice Cinta Druidica”, una figura quadrata simile al gioco del filetto[3] che era un chiaro segno distintivo delle Magioni Templari[4]. Quando il Gran Maestro Jacques de Molay fu bruciato sul rogo, narra la leggenda, che nello stesso tempo, l’architrave di ogni chiesa dell’Ordine Templare si spezzò a metà. L’architrave della templare Abbazia di Valvisciolo mostra ancora questa frattura centrale come una ferita dolorosa, un ricordo dei misteri che circondano ancora i Templari, le loro conoscenze e la loro tragica fine[5].
 
Poiché alcune copie più antiche del Quadrato risalgono al I secolo a.C. a Pompei, è logico cercare nella tradizione dell’antica Roma l’origine del significato delle cinque parole. Scrive Nicola Iannelli[6] che a Pompei, il luogo del più antico ritrovamento del palindromo Sator, i Fabi Pompeiani, come sostiene il celebre archeologo M. Della Corte, in conformità con quanto sappiamo dei “Luperci Fabiani”, furono per tradizione familiare i costanti sacerdoti e propagatori del “culto delle sacre origini di Roma”, e pertanto nelle loro case ritroveremo molti riferimenti alla fondazione e, molto significativamente, anche al Sator. Il SATOR è rappresentato in un quadrato, la forma la più equilibrata delle costruzioni geometriche, come sostiene Varrone, che sappiamo essere stato un sostenitore di teorie filosofiche pitagoriche, poiché tra i significati del termine “quadratus” vi è anche la proporzione, la regolarità, in altri termini l’equilibrio. Il nucleo originario di Roma quadrata era astronomicamente orientato secondo i punti cardinali e “simbolicamente” secondo la configurazione definita dalle costellazioni-generatrici del Bootes-Grande Carro-Vergine. La frase SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS s’interpreta: “Il seminatore sul carro-aratro tiene (guida) le ruote dell’opera di fondazione”.
 
Il Sator, nei riti di fondazione delle città romane, costituiva dunque strumento e litania rituale dei fondatori, che, con il lituo dell’àugure, delimitavano la regione del cielo propizia (Nord-Est in particolare), pronunciando le parole Sator Arepo Tenet Opera Rotas. Tale invocazione poteva in tal modo seguire anche la cerimonia dell’aggiogamento del toro e della vacca e soprattutto del tracciamento con l’aratro in senso antiorario (come il volgere delle costellazioni intorno al polo), del solco della nuova città[7].
 
Roma fu governata da re etruschi: Il secondo re Numa era un sacerdote e sapiente in grado di manipolare il potere delle folgori[8]. Altri re etruschi furono Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. A metà del III secolo, l’Etruria scomparve politicamente, sopravvivendo in Roma con i suoi riti religiosi. Secondo Plinio e Varrone. L’àugure, era un sacerdote etrusco, pronunciando le parole Rotas-Opera-Tenet-Arepo-Sator. Queste parole ripetute come mantra, erano dei carmina, parole di potere, vibrazioni in grado di mettere in azione le forze della natura. Sappiamo che i sacerdoti Salii danzavano e cantavano in una lingua antichissima, i carmina. Arepo la parola non compresa nel vocabolario latino, appartiene dunque al linguaggio latino dalla tradizione etrusca. Il Quadrato del SATOR è formato da parole che si leggono nei due sensi SATOR-ROTAS, ma anche il nome della città eterna si legge nei due sensi ROMA-AMOR. Per la maggioranza degli storici il nome segreto di ROMA è il suo bifronte, cioè AMOR.
 
Secondo N. Iannelli, tutto nasce dalla fondazione della Roma quadrata nel cosiddetto “Natalis urbis” della città, legate al rituale celebrato da Romolo, che si servì di sacerdoti etruschi. Alle origini Fauno predice la fondazione di Roma e il suo apparire in cielo, il 15 febbraio 753 a.C. alla levata serale della stella Arturo, nelle sembianze del “Sator-seminatore” della costellazione di Bootes, è il segnale per Romolo che è giunto il momento della fondazione della città. Il rituale prevede l’applicazione di regole precise, mutuate dagli etruschi, sotto l’auspicio degli dei e in seguito “iscritte” nella pietra dall’epigrafe del Sator, a perenne memoria e simbolo di generazione.
 
A partire dal centro (il mundus, l’axis mundi), si materializzava la proiezione in terra del “cardine” attorno al quale ruota l’emisfero celeste, orientato sul meridiano del luogo, in altre parole sullo stesso piano dell’asse del mondo (Nord-Sud); il cardo s’intersecava poi ad angolo retto con il decumano, che rappresentava la traiettoria solare da Est a Ovest. Su questo principio si collocavano, a scacchiera, le centurie che il Sator-Seminatore, con il suo carro-aratro, utilizzava per i lavori agricoli, base fondante dell’economia romana.

      
Figura 2. Il SATOR e il Quadrato in Terra  
 
Il Quadrato del SATOR, il Tempio Quadrato in Terra, è connesso con l’edificazione di un luogo sacro. L’area scelta per l’edificazione di un Tempio è sempre un luogo di alta tensione Cielo-Terra, un sito in qualche modo unico e straordinario, sede di manifestazione divina, di relazione tra l’umano e il divino, cioè di fusione fra il Cielo e la Terra. Nel quadrato Sator vi è una sola lettera, la “N” posta al centro, essa è l’Asse del Mondo.  Nell’antica Roma, l’àugure (Romolo era un àugure), con l’asse ottico rivolto a Est, impugnando il lituo  per circoscrivere la parte di cielo del “templum in aere” dove si compivano le osservazioni rituali[9]. L’àugure impugnava il liuto, in Egitto il lituo costituiva uno degli attributi del potere dei Faraoni, insieme alla croce ansata Ankh. I Maestri Templari il cui simbolo era l’Abacus un bastone con in cima al posto della spirale una cerchio, al cui interno la Croce Templare, si definivano anch’essi Maestri Costruttori.
 
San Paolo nella I Epistola ai Corinzi (3,10), si definisce un Saggio Maestro Costruttore. “Io, secondo la grazia di Dio che mi è stata data, quale Saggio Maestro Costruttore, ho posto il fondamento”. L’espressione Maestro Costruttore è utilizzata solo una volta negli scritti canonici e soltanto da San Paolo. Quale Maestro costruttore poteva erigere un Tempio di saggezza sulla roccia. Cristo è definito da San Paolo la principale pietra d’angolo della Chiesa, la pietra che i costruttori materiali avevano scartato. La qualifica di Maestro Costruttore nel linguaggio mistico corrisponde a Perfetto, Iniziato ai sacri Misteri Maggiori. La qualifica di Maestro Costruttore è riferibile all’ultimo grado d’iniziazione quello dell’epopteia, la Rivelazione finale. La parola epopteia è composta di “epi” che vuol dire sopra e da “opteia” che significa vedo o sorveglio. Colui che vede e sorveglia dall’alto è l’Architetto, il Maestro Costruttore. Nell’antica Grecia a Eleusi, l’Iniziazione era descritta come una passeggiata nel Tempio, e la purificazione o ricostruzione del Tempio si riferiva al corpo dell’Iniziato che seguendo l’esempio del Christos doveva affrontare la sua ultima e suprema prova della morte nella forma della materia.
 
Edificare un Tempio in una città equivaleva a stabilire una dottrina sotto forma di culto pubblico. In tutti i siti dove sono stati trovati i più antichi SATOR, esisteva una scuola esoterica iniziatica e segreta, per questo motivo possiamo convenire che il quadrato di queste frasi palindrome è anche il logo segreto e il simbolo criptato, di ordini misterici segreti della Tradizione occidentale, come quello dei Templari. Nel Medioevo il “SATOR” venne posto a sigillo di Chiese e Cattedrali collegabili ai Maestri Comacini e all’Ordine dei Cavalieri Templari.
 
Il Quadrato SATOR per quanto semplice all’apparenza possa essere è un anagramma criptico. I livelli di lettura sono molteplici. Qui mi limito ad alcune interpretazioni.
 
Ø La prima interpretazione riguarda il senso da dare alle cinque parole.
·      La parola SATOR in latino significa “seminatore”. Il Creatore che pone il seme, che semina l’umanità, così come descritto anche nel Timeo di Platone.
·    La parola AREPO non appartiene alla lingua latina è una forma latinizzata etrusca. C’è chi dice che arepo derivi dal latino arepus che vuol dire “carro”. Per altri significa aratro. In senso astronomico AREPO l’Aratro celeste, il Grande Carro[10], o l’Orsa Maggiore.
·        La parola centrale TENET significa “tiene”, rappresenta l’energia che unisce l’Amore.
·        La parola OPERA significa “attività”.
·        La parola ROTAS, simmetrica di SATOR, significa “ruota”. Sono le ruote, ma la parola potrebbe alludere anche ai pianeti rotanti, cioè all’intero universo. ROTAS si trasforma facilmente in ASTRO. Potrebbe anche trattarsi di un’allegoria del divenire, dell’eterna trasformazione della materia, delle stesse attività umane, forse dello stesso destino, inteso come “Ruota della Causa ed Effetto”.
 
La traduzione completa della frase palindroma è allora la seguente: “Il Creatore in equilibrio tiene in movimento il Creato[11]”. A livello cosmologico si legge: “Il Creatore con il Carro celeste tiene in moto le orbite”. Nell’abbazia templare di Valvisciolo in provincia di Latina vi è una variante circolare del SATOR che presenta le lettere disposte in cinque anelli concentrici, divisi a loro volta in cinque settori, come se volesse sottolineare il significato cosmogonico racchiuso nelle cinque parole.
 
A livello di trasmissione dell’Insegnamento Maestro discepolo, si ha: “Il Seminatore cioè il Maestro (colui che semina la luce della verità), con il suo carro-aratro (il Tau) detiene il corpo degli insegnamenti segreti, e opera nel cerchio-ruota (composto dai discepoli) della scuola iniziatica.
 
Il quadrato magico del SATOR troviamo il codice alfabetico che sintetizza in una frase leggibile nei quattro sensi il concetto di armonia degli opposti, concetto che appartiene sicuramente alla tradizione pitagorica. Alcune rappresentazioni di questo quadrato hanno un’altra caratteristica, le lettere “S” e “N”, sono scritte rovesciate, quasi a indicarci che la lettura può essere fatta nei due sensi con azioni capovolte. Si pensi alla versione più antica che inizia con ROTAS o la rappresentazione del quadrato murato capovolto in Italia. Leggendo la frase indifferentemente nei due sensi, possiamo immaginare SATOR AREPO che specchiandosi nella parola TENET vede se stesso in OPERA ROTAS. Nel secondo caso, ROTAS OPERA specchiandosi nella parola TENET vede se stesso in AREPO SATOR, “l’occhio attraverso cui il Creato osserva se stesso”. L’attenzione si sposta dal Creatore al Creato. Questo percorso “misterico” è riferito agli uomini risvegliati: ROTAS rappresenta l’occhio interiore aperto l’uomo, SATOR il Sole interiore verso cui l’occhio è attratto per effetto di TENIT .
 
    La caratteristica del Quadrato è la centralità di TENET che può essere letta nei quattro sensi alto-basso e destra-sinistra e viceversa. La parola forma una croce a bracci uguali come la croce del Templari, inoltre appare la parola ROAS, anagramma di ROSA, letta ai quattro lati in entrambi i sensi. La seconda parola è OPRA che anagrammata è PORA. Nel greco antico πορός (porós), da cui poro che nel latino antico indicava la porta della città. La parola Porta che gli etimologisti latini trassero da portare, perché nel tracciare le mura della città con un aratro, questo veniva sollevato nel luogo dove dovevano esservi le porte; il termine poro andò in disuso in favore di Iànua e di Porta. Ritroviamo riferimenti alla fondazione dell’Urbe.

 
Figura 3. SATOR - La Croce e la Rosa

Il mondo è stato creato con delle frasi, composte da parole, formate da lettere. Dietro queste ultime sono nascosti dei numeri, rappresentazione di una struttura, di una costruzione ove appaiono senza dubbio degli altri mondi ed io voglio analizzarli e capirli perché l'importante non è questo o quel fenomeno, ma il nucleo, la vera essenza dell'universo. (Albert Einstein)
 
Nel Quadrato ci sono 5 parole, venticinque lettere, di cui una N centrale e due gruppi simmetrici di dodici lettere. La somma dei primi cinque numeri dispari (spirituali) è 25. Il numero Cinque, “genera” il numero Venticinque, il più “mirabile” di tutti i numeri perché racchiude in sé il compimento dell’intera creazione: l’Uomo. Si hanno 8 lettere diverse: 5 consonanti e 3 vocali. Ci sono una sola N, due P, due S, quattro A, quattro E, quattro O, quattro R, quattro T. Intorno alla N vi sono solo coppie di lettere, la dualità.
 
Tutte le sette lettere ruotano (ROTAS) attorno all’unica N, ugualmente leggibile anche se capovolta, l’ottava lettera con arcane corrispondenze ai fonti battesimali e alle torri templari, spesso ottagonali. La lettera N è la Nun dei fenici, la quattordicesima lettera degli antichi alfabeti semitici. Sette lettere, come le sette Chiese, i sette Sigilli dell’Apocalisse, i sette pianeti dell’antica astrologia.
 
I Pitagorici contavano le lettere, le consonanti e le vocali del nome e a seconda che fossero in quantità pari o dispari traevano le loro predizioni. Ritenevano inoltre che più fosse alto il numero associato a un nome secondo il sistema di numerazione greco e più felice sarebbe stata la persona. Questo metodo di esegesi mistica per mezzo di lettere numeri, fu grandemente sviluppato dalle tendenze ellenizzanti dei Rabbini colti della Diaspora; l’Egitto, e specialmente Alessandria, fu uno dei principali centri di questa particolare scienza. Valentino e i suoi seguaci gnostici, conoscevano perfettamente la filosofia numerica pitagorica, il cui simbolismo aveva senza dubbio molte somiglianze con il Libro dei Numeri degli antichi Caldei. Ad esempio le sei lettere greche che formano il nume di Gesù IESOUS, Ihsous, forniscono il valore numerico 888=8+8+8=24. Aritmomanzia è la scienza della corrispondenza fra Dèi, uomini e numeri, come insegnava Pitagora. Essa insegnava le relazioni e i legami fra gli Dèi e i numeri che, perché usati dagli uomini, diventavano intermediari fra gli Dèi e gli uomini.
 
Ø La seconda interpretazione riguarda i valori numerici delle cinque parole. Le lettere non appartengono all’antico alfabeto greco ma a quello latino. Il metodo moderno cui è dato il nome sia di Pitagora sia di Agrippa, non potendo usare sia le lettere greche sia le lettere ebraiche utilizza le lettere dell’alfabeto latino. Questo metodo si basa sull’associazione tra le lettere dell’alfabeto latino e i numeri da 1 a 9. Basandosi sull’alfabeto latino, non ha nulla a che vedere né con Pitagora né con Agrippa.

·        SATOR " 1+1+2+6+9 = 19
·        AREPO " 1+9+5+7+6 = 28
·        TENET  " 2+5+5+5+2 = 19  
 
·        OPERA " 6+7+5+9+1 = 28
·        ROSAS " 9+6+2+1+1 = 19
 
Abbiamo un gruppo di tre 19 e un gruppo di due 28. Ritroviamo 3+2=5. I Pitagorici, scrive Plutarco, hanno riservato al numero 5, un grande onore e l’hanno chiamato Matrimonio nasce dall’unione del Primo Numero Femminile (Due) col Primo Numero Maschile (Tre). È il numero di mezzo della Decade, rappresenta il numero del Figlio, dell’Uomo sia Divino che umano. La somma dei tre 19 supera di un’unità la somma dei due 28. Se rappresentiamo i cinque numeri in modo pentagonale com’è suggerito dal SATOR a stella con 5 punte, vediamo l’inizio SATOR e la fine ROSAS si uniscono.
 
Diciannove è l’ottavo numero primo che gode di alcune proprietà. Il diciannove è anche il terzo numero esagonale centrato. L’Esagono per i Pitagorici esemplifica un valore geometrico assoluto, in quando inscritto nel Cerchio ha un lato uguale al raggio del cerchio stesso, insieme al Triangolo e al Quadrato, sono gli unici poligoni che possono tassellare lo spazio. Poiché la Natura aborre il vuoto, lo spazio è pieno cioè è riempito di materia, in altre parole tassellato.
 
Il 19 è visualizzabile come un numero ottaedrico, cioè formato da due piramidi a base quadrata 3, con base in comune. Il numero 28 è il quarto numero esagonale (non centrato). Il numero 28 è il settimo numero triangolare ed è considerato perfetto. Scritto come settimo triangolare contiene in sé i numeri “3, 4, 5”, del Triangolo Sacro: 1+ 2+ 3+ 4 + 5 + 6 + 7 = 28. Ventotto è il 7° numero triangolare e il 4° numero esagonale, effettuando il prodotto dei ranghi: 7x4 = 28. Ventotto è il numero dei giorni del mese lunare, e poiché la Luna è la Madre della generazione, la gestazione umana si compone in 280 giorni, in dieci mesi lunari. Ogni 28 anni i giorni della settimana tornano sempre a corrispondere con i giorni del mese. Pitagora aveva 28 discepoli e li condusse verso la Saggezza. Il numero 56=2x28 corrisponde a due mesi lunari, cioè un ciclo lunare completo composto di 2x4 settimane. Immettendo nel quadrato i numeri corrispondenti alle lettere osserviamo:
 
·        La somma dei valori numerici delle cinque parole è 10 il numero dell’Uomo Celeste.
·        La diagonale S-S fornisce il valore 25. La diagonale R-R fornisce il valore 35. La loro unione forma una croce a “X” con valore 60. La croce formata dalle mediane fornisce il valore 19+19=38. La somma delle due croci è 98, cioè 2x49, il doppio ciclo della Fenice, d'altronde 60 è l’unità di riferimento del conteggio del tempo e tra i Caldei il numero del Cielo.    
        

       
·        Una piccola croce (rossa) centrale a bracci uguali formata solo dal numero cinque 5x5=25.
·        Un quadrato (rosso) ruotato è formato da quattro numeri cinque 4x5=20 .
·        Un successivo quadrato (blu) ruotato è formato da otto numeri 2-7-9 per un totale di 40, quattro volte la Tetractis.
         

       
·        I due quadrati ruotati sono in rapporto numerico 20/40=1/2
·        Quattro triangoli esterni (viola) al secondo quadrato ruotato uniti formano un rettangolo 6x2 la cui somma dei valori orizzontali è 1+1+1+6+6+9=3+21=24.
 
Il numero 24 è la somma di 3 il triangolo, e 21 il sesto numero triangolare. Gli Gnostici Marcosiani avevano tre Ebdomada (letteralmente gruppo di Sette). Due in Cielo, una nel Cielo superiore e una in quello inferiore, infine una terza e una in terra sul piano della materia: in totale 7 + 7 + 7 = 21. Il valore numerico di Jod(10) – Hè(5) – Vau(6) - Hè(5) risulta 26, ma se si considera una sola volta Hè allora si ha 21. I Rabbini considerano i numeri 10, 6, 5 i più sacri di tutti. Riducendo 21 si ha: 2 + 1 = 3, si ottiene la Trinità, i Tre Logos che emanano i 21 Potenze Celesti.
 
Il valore numerico il nome di Gesù in greco di 6 lettere IESOUS, Ihsous è 24. Plutarco descrivendo la religione di Zoroastro parla di 24 dèi luminosi creati da Hormuz. Nell’Apocalisse di Giovanni, attorno al trono ci sono ventiquattro troni su cui siedono ventiquattro anziani vestiti di bianco e con corone d’oro sul capo.
 
Ø  La terza interpretazione riguarda l’aspetto geometrico che si ottiene unendo tra loro le vocali e le consonanti delle cinque parole. Si ottengono per ogni unione due gruppi di figure geometriche.
·        Unendo le vocali in un primo modo si ottiene una Croce Templare a Quattro bracci uguali ognuno con due punte, in totale 8 punte, conosciuta come la Croce delle Beatitudini. Unendo le vocali in un secondo modo si ottengono due croci, una Croce inclinata detta di S. Andrea, formata da 5 quadrati. Una seconda croce formata dall’intersezione di altri quattro quadrati, che a loro volta creano altri quattro quadrati. Le serie dei tre quadrati risultano di superficie una doppia dell’altro. I quadrati intersecandosi creano ciascuno quattro triangoli rettangoli isosceli.

                                                                                                                                                                                                                                                             
·        Unendo le consonanti in un primo modo si ottengono due losanghe incrociate a “X”, formate ciascuna da due triangoli, in totale Quattro Triangoli. La sovrapposizione delle due losanghe crea un Ottagono. Unendole vocali in un secondo modo si ottengono tre quadrati concentrici, ognuno con superficie doppia di quello interno. Considerando anche il quadrato ottenuto con le quattro “E”, i quadrati concentrici risultano Quattro.
 
·        Sia le vocali che le consanati creano due croci concentriche a bracci uguali che a loro volta creano triangoli rettangoli isosceli.
·        L’unione delle consonanti forma anche una figura che è al forma quadrata del duodenario, un’antica figura nella quale gli antichi astrologi iscrivevano lo Zodiaco. Gli antichi, per avere un esatto riferimento cosmogonico, identificarono alcune zone del cielo da cui ritenevano provenissero le divinità creatrici o generatrici, denominando queste costellazioni come “generatrici”. Questa figura era anche considerata quella della Gerusalemme Celeste, con le sue 12 porte, tre per ogni lato. Maria Grazia Leopardi nel suo libro ”Il Quadrato Magico Del SATOR – Il Segreto Dei Maestri Costruttori” spiega che dall’unione delle lettere fra di loro, seguendo un ordine ben preciso, si ottiene un reticolo, una matrice universale: una “forma senza forma, dove può manifestarsi ogni forma”.                       

 
 
 
CONCETTI PITAGORICI APPLICATI ALLE COSTRUZIONI GOTICHE
                                                                                                                                                     
Dell’opera dei Maestri d’Opera francesi del XIII secolo abbiamo poche informazioni di cui la maggior parte provengono dalle figure riportate nel taccuino di Villard de Honnecourt. Una di queste figure di rappresenta l’abbraccio di due personaggi disegnati tra due semi-archi per simboleggiare “l’unione degli opposti che fa forza”, nello stesso modo che la volta a ogiva della cattedrale si sorregge grazie all’unione degli archi equilateri.   

Figura 4. Villard de Honnecourt - i due lottatori

Gli archi di questa particolare ogiva hanno anche il centro sul vertice di un Esagono regolare i cui lati sono determinati dalla “Vesica Piscis”. I due lottatori determinano con il loro tronco la forma dell’arco a sesto, e con le gambe aperte e i piedi incrociati anche i due archi delle finestrature a lancia.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                I Maestri d’Opera utilizzavano la canna con le cinque misure tratte dal pentagono stellato, quindi è conseguenza che i Pentagoni stellati con la punta rivolta verso il basso e verso l’alto, separati e uniti a decagono, siano stati utilizzati nelle cattedrali gotiche soprattutto nelle pareti verticali, cioè facciate, alzate navate e per memorizzare le posizioni dei centri degli archi costituenti i diversi tipi di finestratura. La figura dell’ogiva (figura e) è un primo tipo di tracciato. Il modello dei “trombettieri” (figura f), si applica a una finestratura di Reims (figura a), applicata da Villard de Honnecourt. Lo schema del viso “barbuto” (figura c) corrisponde a una finestratura di Soissons (figura b). I due leoni (figura g) corrispondono a una finestratura alta della Sainte-Chapelle di Parigi (figura d).

 
Figura 5. Villard de Honnecourt - disegni di archi con pentagoni stellati
 
I due leoni, i due trombettieri sono disegnati appoggiati di schiena che guardano in direzioni opposte per simboleggiare l’unione armonica dei contrari, un importante insegnamento pitagorico di Filolao.
 
Uno dei motivi della preferenza Templare verso il numero Cinque e verso la sua forma geometrica del Pentagramma lo troviamo su uno scritto di Giamblico: “I Pitagorici chiamavano il Cinque anche assenza di contesa ... anche perché le due specie di numero assolutamente primarie e differenti ... cioè il pari (2) e il dispari (3), sono come conciliate e legate insieme dal numero cinque, perché questo è composto dalla loro unione ...[12]”.


[1] A Siena, in una lastra con il SATOR è inserita una piccola pietra incassata a circa due metri da terra, nella parete esterna sul fianco sinistro del Duomo, di fronte al palazzo arcivescovile. La sua presenza può avvalorare l’ipotesi del collegamento tra il quadrato SATOR e i Cavalieri Templari. Siena, come Lucca, fu uno dei più importanti centri templari del nord - Italia, attraversata in pieno dalla Via Francigena.
[2] Furono trovati ben tre esemplari.
[3] Antichissimo gioco chiamato Alquerque. Il gioco fu portato in Spagna dagli Arabi, che lo chiamavano “el – qirkat”. Come spesso accade con i simboli esoterici, lo stesso simbolo è ampiamente utilizzato nei secoli come schema di gioco.
[4] Con la “Bolla Super illius specula” di Papa Giovanni XXII del 1326, tutti i simboli pagani assimilati dalla Chiesa, come il Sator, vengono sottoposti a un’attenta revisione.
[5] www.giovannipelosini.com/2011/06/misteri-del-quadrato-magico-sator-in-italia/#sthash.zff7Bwf3.dpuf.
[6] http://sator.myblog.it/2013/10/13/nuovo-myblog/
[7] Nicola Iannelli: Sator - Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma.
[8] È a Numa, che si deve il rito evocatorio dei fulmini. Numa compose dodici libri di "scienze naturali" che nascose in un’arca nel suo sepolcro, trovato poi vuoto, e introdusse il calendario solare di 365 giorni e ¼. Padroneggiava il "fuoco di Zeus", l’elettricità, e i suoi templi possedevano parafulmini all’entrata. Lo studio dei tuoni e dei fulmini era codificato nei Libri Fulgurales, con le istruzioni per evocare, dominare e guidare le folgori.
[9] Questo lituo di Romolo era conservato nella curia dei Salii, sul Palatino, e, quando essa fu distrutta dalle fiamme, fu ritrovato intatto.
[10] AREPO è tradotto con άροτρον, aratro, apparentemente senza una valida ragione. Aratro è uno degli epiteti più conosciuti del Grande Carro.
[11] http://www.ilmessaggioritrovato.it/newsite/QuadratoMagicoSator.asp
[12] Giamblico, Il Numero e il Divino - Teologia aritmetica, 34.
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