Lez.21 - Il Ponte sull'abisso - Sapienza misterica

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Lez.21 - Il Ponte sull'abisso

La dottrina del Filo d'Oro III Antahkarana
Come il processo discendente della Vita nella Materia guidato dalle Onde di Vita, è stato lento e si è svolto in milioni di anni, così anche il processo di ritorno sarà molto lungo, almeno per la maggior parte degli uomini. La discesa dello Spirito all’Anima e dall’Anima alla personalità deve però, a un certo punto, rifarsi in senso inverso. Il triplice uomo – fisico, astrale e mentale – deve cioè trovare il proprio Cammino o Sentiero di Ritorno, attraverso un processo di allineamento, prima con l’Anima e dopo con lo Spirito stesso. Per lungo tempo il Sé Spirituale, osserva il suo riflesso materiale e non vede il modo di intervenire nel suo sviluppo. Poi finalmente, dopo una serie di vite, l’Anima vede che questo suo riflesso, la personalità, sta incominciando a rispondere all’influenza e all’energia da lei inviata. Così incomincia il processo d’infusione dell’Anima nel corpo.

Questo viaggio di ritorno è un processo cosciente, che si svolge per tappe successive, che si compie attraverso la creazione, il graduale sviluppo e la costruzione dell’Antahkarana o Antahskarana, il sentiero di comunicazione cosciente, tra il Manas inferiore e il Manas superiore, cioè tra la personalità e l’Anima spirituale.

Col progredire dell’uomo verso il “cuore del mistero”, l’uomo si risveglia alla comprensione che la meta dell’evoluzione per lui è di costruire coscientemente il canale, una testa di ponte, fra i corpi della Personalità e il Sé Spirituale, tra i piani o stati di coscienza che, per lui, sono i piani dell’astrazione e dell’ideale, e i piani concreti sui quali egli normalmente opera, un ponte sull’abisso che separa la coscienza umana da quella spirituale. Questo ponte o canale di collegamento è stato inadeguatamente chiamato, il Sentiero; esso è letteralmenteil Sentiero stesso”. L’uomo lo costruisce mediante la graduale espansione della coscienza, fino a includere i piani che egli cerca di raggiungere, dimostrando con ciò la verità dell’affermazione che per percorrere il Sentiero egli deve diventare il Sentiero stesso.
Ci viene detto che: “Prima che un uomo possa percorrere il Sentiero, deve divenire egli stesso il Sentiero”. L’antahkarana, simbolicamente, è il Sentiero. Questo è uno dei paradossi della scienza esoterica o misterica. Passo dopo passo e di stadio in stadio costruiamo quel Sentiero come il ragno tesse il suo filo. È quella “via del ritorno” che svolgiamo da noi stessi; è anche quella Via che troviamo e percorriamo. Come un ragno, l’uomo tesse fili di collegamento e così si collega ed entra in contatto con l’ambiente, procurandosi con ciò esperienza e sostentamento. Negli antichi libri occulti e nelle scritture dell’India il simbolo del ragno è usato spesso riguardo a quest’attività dell’essere umano.
Figura 1. Il tessitore
Con la costruzione del “sentiero” l’uomo è orientato verso il Sé Superiore; con la meditazione e l’esperienza mistica ha dei contatti occasionali con l’anima, e ciò avviene sempre più di frequente. L’uomo comincia a diventare creativo sul piano fisico, sia nel pensiero sia nell’azione; talvolta, anche se di rado, ha un’autentica esperienza intuitiva. Questa esperienza intuitiva serve ad ancorate “il primo tenue filo filato dal Tessitore nella sua impresa fohatica”, come viene espresso nel Vecchio Commentario. È il primo filo proiettato dalla Triade Spirituale in risposta all’emanazione della personalità, ed è il risultato del crescente potere magnetico di entrambi questi aspetti della Monade in manifestazione. A questo stadio egli deve cominciare ad avere un’idea più esatta della distinzione esistente fra il pensatore, l’apparato del pensiero, e il pensiero stesso, che è:
·        Il riconoscimento delle Idee e la capacità di riceverle.
·        La facoltà creativa di costruzione cosciente delle forme pensiero.
Questo è il primo scopo del lavoro di meditazione, una concentrazione prolungata nel tempo. Ciò richiede necessariamente una forte polarizzazione mentale e il riorientamento della mente verso la realtà. L’energia, per mezzo della mente controllata e indirizzata, avanza nel mondo della mente spirituale superiore e nel regno dell’intuizione. Si stabilisce così un’attività reciproca tra sforzo umano verso il mondo dell’anima che a sua volta proietta i suoi raggi nella mente razionale dell’uomo. È con la meditazione, o il raccoglimento interiore, che l’uomo apprende il significato del Fuoco e lo applica a tutti i corpi, finché più nulla rimane se non il fuoco stesso. È con la meditazione, o il passaggio dal concreto all’astratto, che si penetra nella coscienza causale e l’uomo, in questo periodo finale, diviene il Sé Superiore e non la personalità. Proprio come l’anima si fa strada proiettandosi in una corrente d’energia nei tre mondi, così l’uomo comincia a proiettarsi coscientemente nei mondi superiori.
L’anima crea, uno dopo l’altro, dei corpi, i quali gradualmente, durante successive tappe temporali, permettono all’Essere interno di manifestarsi totalmente, puramente e senza impedimento, attraverso la materia. In questo modo la materia viene spiritualizzata o redenta e il suo livello di vibrazione elevato. Per questo il Cristo è chiamato il Redentore, e il Principio Cristico rappresenta il principio redentore.
Il collegamento stabile tra la Triade Spirituale e la Triade del Sé inferiore o della personalità, segna il passaggio dall’umano al superumano. In Oriente la via di comunicazione fra il Manas superiore e quello inferiore si chiama Antahkarana, per questo ponte la personalità trasmette al Sé Superiore, tutte quelle impressioni e quei pensieri che, per la loro stessa natura possono essere assimilati dall’essenza immortale, formando quelle accumulazioni di informazioni che sono custodite nel corpo causale. Quindi la vera Individualità dell’uomo consiste nel suo Corpo Causale, la sua Anima Spirituale, mentre l’anima inferiore consiste nella personalità costruita attraverso le sue susseguenti manifestazioni terrene; da ciò si comprende come l’anima è in evoluzione e sottostà al mutamento.
La Scienza per la costruzione dell’Antahkarana è la nuova e vera scienza della mente, che userà sostanza mentale per costruire il ponte di collegamento tra personalità e Anima e tra questa e la Triade Spirituale. Si tratta della sostanza dei tre livelli superiori del piano mentale. Questi ponti simbolici, una volta costruiti, faciliteranno il flusso della coscienza e produrranno quella continuità di coscienza, quel senso di consapevolezza senza ostacoli che porrà fine alla paura della morte, annullerà ogni senso di separazione e renderà l’uomo responsivo, nella coscienza cerebrale, alle impressioni provenienti dai regni spirituali superiori, o dalla Mente di Dio. In tal modo sarà più agevolmente iniziato ai propositi e ai piani del Creatore.
Figura 2. Il Mistero Egoico
I simbolisti orientali, fin dai primi tempi hanno collegato la Mente spirituale dell’uomo e quella animale, l’una con l’indaco o vero azzurro, privo di verde; e l’altra con il verde puro (il colore dell’Attività Intelligente, la Natura). L’indaco, l’azzurro intenso (il colore dell’Amore Cosmico) è il colore intensificato della volta celeste, per denotare la tendenza all’alto di Manas Superiore verso Buddhi, l’Anima celestialmente spirituale, l’Intuizione. Simbolicamente si rappresenta La Triade Superiore con un triangolo col vertice in alto Azzurro cupo, mentre la triade inferiore della personalità fisica con un triangolo con il vertice in basso di colore verde. I due triangoli hanno polarità opposta, affinché tra i due vi sia un passaggio energetico deve crescere la loro differenza di potenziale.
Figura 3. Simbolo Antahkarana e apertura del canale
Che cosa significa aumentare la differenza di potenziale o tensione tra il triplice atomo della personalità con il triplice atomo del Sé Spirituale? È necessario realizzate l’indispensabile “punto di tensione”, a partire dal quale l’antahkarana può essere costruito. La concentrazione l’Attenzione “At-tensione” su un determinato argomento significa mettere in tensione le energie mentali dirigerle su determinate forme pensiero ecc. Significa che la vera costruzione dell’antahkarana ha inizio soltanto quando il l’uomo comincia ad essere focalizzato in modo definito sui livelli mentali, e perciò quando la sua mente opera con intelligenza ed in modo cosciente. L’energia segue il pensiero, il Tibetano (Maestro D.K) diceva che l’antahkarana è composto di sostanza mentale o di una sostanza della luce, anche se poi ha rilevato che si trattava solo di una simbolica espressione comunicativa. La focalizzazione aumenta il potenziale mentale, perché lo concentra in un’area delimitata.
Come il passaggio di corrente elettrica avviene quanto la differenza di potenziale ha ionizzato un canale attraverso cui passeranno gli elettroni, così la focalizzazione, la concentrazione e la meditazione rendono possibile lo scambio energetico informativo. Il risultato della differenza di potenziale è l’apertura di un canale attraverso cui scorre l’energia, e proprio come nelle scariche elettriche si vede il lampo di luce azzurra, qui il risultato è l’illuminazione.

L’antahkarana è il prodotto dello sforzo congiunto dell’Anima e della personalità, operanti insieme coscientemente per creare questo ponte. Il canale tra il perituro e l’imperituro, attraverso il Nucleo Centrale del Sé Superiore, forma il Sigillo del Potere Adamantino e della Visione Diretta e Folgorante, il Vajra tibetano. La vera costruzione del ponte dell’Antahkarana avviene solo quando l’uomo comincia a focalizzarsi in maniera precisa sui livelli mentali e quando la sua mente funziona con intelligenza e coscienza. A questo stadio deve cominciare ad avere un’idea un poco più esatta di prima della distinzione esistente fra il Pensatore, l’apparato del pensiero e il pensiero stesso.
Della risposta tra la mente superiore e quella inferiore si parla simbolicamente in termini di luce, e tra la personalità e la Triade Spirituale, attraverso il corpo dell’anima appare la “via illuminata”, proprio come l’anima venne in preciso contatto col cervello attraverso la mente. Questa “via illuminata” è il ponte illuminato. Si costruisce con la meditazione; si costruisce con lo sforzo costante di suscitare l’intuizione, con la sottomissione e l’obbedienza al Piano (che comincia ad essere riconosciuto non appena l’intuizione e la mente sono in rapporto), e con l’incorporazione cosciente entro il gruppo per mezzo del servizio e con lo scopo di venire assimilati nel tutto”[1].

La Scienza dell’Antahkarana è quella della “costruzione di ponti”, in quando l’Antahkarana è il ponte che l’uomo getta – per mezzo del pensiero concentrato o indirizzato, della meditazione, della comprensione e dell’opera magica creativa dell’anima – fra i tre aspetti della sua natura mentale. Perciò gli scopi principali di questa scienza consistono nel:
1.      Allineare mente e cervello mediante la corretta comprensione della costituzione interiore dell’uomo, in modo particolare del corpo eterico e dei centri di forza.
2.      Costruire un ponte tra cervello, mente e anima, dando origine a una personalità integrata, espressione in continuo sviluppo della coscienza.
3.      Costruire il ponte che colleghi la mente inferiore, l’anima e la mente superiore, in modo da rendere possibile l’illuminazione della personalità.
Nel corso dell’iniziazione, si parte dalla conoscenza sensoriale ed intellettiva del piano materiale, per giungere alla saggezza che comprende in modo intuitivo l´essenza delle cose, fino a penetrare nella mente del Logos, conoscere lo scopo della manifestazione universale e collaborare al Piano divino. Le prime iniziazioni sono impartite sul piano della mente astratta, mentre le successive coinvolgono gli stati superiori dell´essere (buddhico ed atmico), anche se gli effetti sono percepiti in piena coscienza a livello fisico, astrale (emozionale) e mentale inferiore.
Il metodo dell’unificazione tra le polarità dell’Anima spirituale e della personalità si rivela chiaramente: l’Antahkarana appare nella sua vera natura e se ne può fare a meno. L’antahkarana riguarda la continuità della percezione umana.
[1] Trattato dei Sette Raggi vol. V, pag. 477.
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