Simbolismo Templare - Sapienza misterica

SAPIENZA MISTERICA
Sapienza Misterica
Vai ai contenuti
 
I Templari come ogni altra istituzione misterica utilizzarono il linguaggio dei simboli, che è una lingua ieratica. Il linguaggio simbolico non si posa su un ragionamento analitico e di conseguenza discorsivo, è al contrario per sua natura sintetico e si poggia sulla mente intuitiva. Ananda Coomaraswamy afferma che ogni simbolo porta con sé molteplici significati, perché è costruito sulla Legge di Corrispondenza e Analogia che lega fra loro tutti i mondi o tutti gli stati di esistenza. I Templari sull’esempio di Mosè seguirono la strada antica appresa in Egitto.
 
I Saggi Egizi, per comunicare la loro Sapienza, non si servirono dei caratteri scritti, per esprimere le loro dottrine, come se imitassero la voce e il discorso, essi nei loro templi disegnarono figure nei cui contorni è racchiuso il pensiero di ogni cosa” (Plotino, Enneadi, 8, 6).
 
I Templari come gli Egizi fecero disegnare e scolpire nella pietra delle loro sacre costruzioni (chiese e cattedrali) figure in cui è racchiusa un’idea. In modo che chi è pronto possa interpretare il simbolo applicando la legge di corrispondenza, riunendo il visibile (il simbolo) con l’invisibile, il conoscibile (la forma) con l’inconoscibile. La parola “simbolo” deriva dal sanscrito e significa: riunisco, raccolgo, metto insieme. Simbolo è ciò che collega, cioè che svolge il ruolo d’interprete.
 
 
Gesù disse: “Poiché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli mentre questo non è dato agli altri ... perché vedendo non vedano e udendo non intendano e non comprendano. Gesù disse: "Siate Saggi come i serpenti". Mosè viene fatto discendere da Levi, la tribù serpente. Il comando dato dal Signore a Mosè di appendere i capi del popolo “davanti al Signore contro il sole”, che è l’emblema di questo Signore, non lascia dubbi. “E Mosè costruì un altare e gli diede il nome di Jehova-NISSI”, o Iao-Nisi. II Serpente di bronzo messo su un’asta da Mosè adorato come un dio dagli Israeliti era un nis. I Templari utilizzarono il simbolo del Serpente su un asta o in forma di lettera "S". Una lastra templare a Utelle (Nizza) mostra il serpente che forma un otto rovesciato, il moderno simbolo matematico dell'infinito.
 
 
Sui fianchi del Duomo di Barga (Toscana) all’interno di formelle, troviamo un Nodo di Salomone fatto con un serpente annodato con la testa provvista di due orecchie capace di udire l’inudibile, quasi a volere alludere ai Serpenti di Saggezza Umani cioè agli Iniziati. I nodi sono databili al primo ampliamento del Duomo nel XII-XIII secolo, l’epoca dei Templari.
 
 
IL FIORE DI LYS – LA TRIADE <> IL MAESTRO TEMPLARE - MAESTRO COSTRUTTORE <> CAPUT LVIIIm <> I DUE SAN GIOVANNI <> I DUE SAN GIOVANNI <> LA DOPPIA SPIRALE <> IL LABIRINTO <> I MAESTRI D’OPERA COMACINI <> LE SCRITTE MISTERICHE DEI MAESTRI COSTRUTTORI <> NODI E COLONNE <> IL SIMBOLISMO DEL CENTAURO E DELLA CERVA <> I TEMPLARI E IL DRAGONE <> CAVALLO E CAVALIERE <> SAN MARTINO PATRONO OCCULTO DEI TEMPARI <> IL SEGRETO DELLE TESTE <> LA TESTA MISTERICA
IL FIORE DI LYS – LA TRIADE
 
Il simbolo templare dopo la croce che caratterizzò come una firma, i Templari, fu il giglio a tre petali, noto in Francia come il fiore di Lys. Il Fiore di Lys è onnipresente sia Cappella templare di Montsaunès sia nelle cattedrali gotiche. Il fiore appare nello stemma dei re di Francia[1] e della città di Firenze. Per quanto riguarda i Templari, il fiore è citato dal celebre versetto del Cantico dei Cantici (2, 1): “ego flos campi et lilium convallium” ripetuto e commentato molte volte da San Girolamo a San Bernardo. Quindi non è raro, fino alla fine del 12° secolo, vedere Cristo rappresentato tra gigli o fioroni stilizzati.
 
Questo fiore lo ritroviamo in Toscana nel Duomo di Barga (LU), nel duomo di San Martino a Lucca, dove troviamo una rappresentazione con quattro fiori di Lys a croce.

 
Figura 1. Lucca – San Martino Quattro fiori di Lys – Duomo di Barga
 
Il portale dell’ossario templare di Mödling è decorato con un motivo continuo con due fiori di Lys opposti tra loro.

 
Figura 2. Fiori di Lys portale dell’ossario templare di Mödling
 
I più antichi esempi conosciuti di Fleur-de-Lys si possono trovare sui bassorilievi assiri già dal 3° millennio a.C. Un re assiro (722 a.C.-705 a.C.) indossa un casco coronato con il Fleur-de-lys, che simboleggia la divinità. Si nota nel bassorilievo la simbologia del numero Tre codificato nell’Albero della Vita. Il sovrano è ritratto in piedi di fronte l’Albero della Vita, con il Fleur-de-lis, che simboleggia la sapienza, l’immortalità, e la rinascita divina. Alcune antiche monete indù riportano una doppia rappresentazione del Fleur-de-Lys, che forma quello che gli indù e i tibetani chiamano vajra, cioè fulmine.  

 
Figura 3. Fiore di Lys moneta indù e bassorilievo assiro
 
 
IL MAESTRO TEMPLARE - MAESTRO COSTRUTTORE
 
Durante il processo del 1310 a Lucera in Puglia, contro il templare catalano Galcerand de Teut (Teus?), dopo essere stato torturato egli, rivelò l’esistenza degli statuti segreti di Damietta redatti nella fortezza di Athlit.  Damietta, una città e porto dell’Egitto sul delta del Nilo, fu importante nel XII e XIII secolo durante il periodo delle Crociate. Questa fortezza fu fatta costruire nel 1218 dal Gran Maestro Guillaume de Chartres e nel 1291 fu poi abbandonata. Circondata da tre lati dal mare, munita di porticciolo e di un cantiere proprio era inespugnabile. In seguito a recenti scavi, in un cimitero della fortezza sono stati rinvenuti due loculi templari in cui oltre al simbolo della spada recano l’una un filo di piombo e una squadra, l’altra una squadra e un martello entrambi simboli dei Maestri Costruttori.
 
Figura 4. Utelle - Achitrave Templare
 
 
A Utelle nel retroterra di Nizza, nel centro storico su un architrave che porta il generico nome di “lastra del serpente”. In un rettangolo con rapporti lati 2:1 (formato da due quadrati), sono rappresentati un serpente con 6 piccole zampe, una squadra e un compasso, gli strumenti del Maestro d’Opera. A sinistra del rettangolo troviamo in un quadrato l’immagine del Sole con 9 raggi all’interno il Monogramma YHS.
 
Si presume che i Templari s’installarono nel borgo a metà del XIII secolo. I vecchi palazzi di Utelle portano ancora scolpito il sigillo dell’Ordine e una sorta di messaggi simbolici. Sopra la lastra ve é un anello che serviva ad attaccare il cavallo; il cavaliere era obbligato a leggerla! Tarde interpreta così il rebus: “Quando inizierai la tua opera pondera le tue capacità. Lavora con rettitudine (la squadra). Non deviare dalla tua strada (il serpente rappresenta la stella Polare, asse fisso del cosmo). Tu raggiungerai la Luce (rappresentata dal Sole)”. Il compasso è aperto a 26° gradi, ciò significa che forma un triangolo isoscele con angolo al vertice 26° e angoli di base 77°. Il numero 77 è la somma del settimo numero triangolare con il settimo numero quadratico(7r=28; 7£=49): 7r+7£=28+49=77.
 
Figura 5. Lannion - Lapide Templare
 
La chiesa monumentale di Brélévenez in un sobborgo di Lannion (Département Côtes-d’Armor), secondo la tradizione locale, fu costruita dai Cavalieri Templari. La conferma è la scoperta di pietre lapidi dei Cavalieri Templari, dove possiamo ammirare in basso una squadra e un martello ai lati di una specie di Abacus, a prima vista una croce, e in alto in un quadrato ruotato a rombo una croce a bracci uguali. L’Abacus porta in cima la croce templare in un cerchio. Ai tre lati del rombo s’innestano nei bracci della croce tre Chrisma a sei raggi. Nel Medioevo il Chrisma era il potente simbolo della confraternita dei costruttori, i compagnons, visualizzato sotto la forma di una stella a sei punte.
 
 
 
CAPUT LVIIIm
 
Tra gli oggetti confiscati nel presidio templare di Parigi, era stato trovato un reliquario, una grande testa d’argento bellissima a forma di testa di donna, la parte superiore era mobile, all’interno vi erano due ossa del cranio, avvolte in un drappo di lino bianco e quindi un drappo rosso, i colori templari. Vi era fissata una targhetta con l’iscrizione CAPUT LVIIIm (tradotto, Testa 58m), dove “m” può essere sia la lettera M che indica Maria, la Madre, la Materia e sia l’errata trascrizione del simbolo astrologico della Vergine c. Sommando tali numeri si ottiene 5+8=13, un numero molto caro ai Templari.
 
La scritta può alludere alla Rosa a Cinque petali, posta al centro della Croce a 4+4=8 bracci uguali che rappresenta le otto direzioni dello spazio, nota come la rosa dei venti. Nel simbolismo rosacrociano, “Rosa Mundi” e “Rota Mundi[2] erano espressioni equivalenti, e la “Rosa Mundi” era precisamente raffigurata con otto raggi, corrispondenti agli elementi e alle qualità sensibili. In questo simbolo vi è la relazione segreta dei Templari dai Rosa-Croce che contrariamente a quanto si presume, non erano posteriori ai Templari ma antecedenti. Sovrapponendo la Croce templare delle Beatitudini[3] a otto punte come quella raffigurata nella Chiesa templare di San Francesco[4], a Sermoneta (LT) con la rosa a cinque petali si ottiene il simbolo a lato.
 
Figura 6. Croce Templare con rosa a cinque petali
 
 
I Rosacroce nascono probabilmente attorno al 1200. Taluni la fanno risalire a Raimondo IV conte di Tolosa (1042-1105), uno dei capi della prima Crociata, di nuovo si ha un raccordo con Montsaunès. Esiste un legame intenso tra Rosacroce e Templari[5]. Difficile dire se si tratti di due organizzazioni totalmente distinte, oppure esistessero elementi comuni già nel 1200. Scrive L. Charpentier nel Mistero di Compostela: “Ora, quando comparvero i grandi Rosa-Croce operativi del gotico, costruirono gli ampi rosoni luminosi esattamente al posto de crisma[6], dal crisma al rosone, il camino è diretto”. Un ammiratore dei Rosacroce e dei Templari è Dante, membro eminente dei Fedeli D’amore, un ramo segreto dei Rosa-Croce. Nella Divina Commedia, Dante alludeva sia pure velatamente, a tale collegamento: “In forma dunque di candida rosa Mi si mostrava la Milizia Santa che nel suo sangue Cristo fece sposa[7]. C’è da chiedersi come mai coloro che costituivano il “Collegio degli Invisibili”, altro nome con cui talvolta erano chiamati i Rosa-Croce, non furono mai individuati dall’Inquisizione domenicana, malgrado essa debba pure averne avuto qualche sentore; come del resto i “Fedeli d’Amore”, i “Fratelli del Libero Spirito”. Questo ci porta a riflettere che in realtà i Rosa-Croce costituissero una sorta di gerarchia invisibile capace di ispirare le varie organizzazioni iniziatiche occidentali. Per questo non hanno altro luogo di riunione se non “il Tempio dello Spirito Santo, che è dappertutto”. Da quanto detto si può presumere che i segreti misterici dei templari non caddero mai nelle mani degli inquisitori e dopo la fine dell’Ordine Templare un gruppo ristretto di Iniziati entrò in clandestinità. Scomparso l’Ordine dei Cavalieri del Tempio, s’iniziò a parlare dei Rosacroce.
 
Un proverbio persiano dice: “Quanto più il cielo è scuro, tanto più fulgide brillano le stelle”. Così, nel buio firmamento dell’età medievale cominciarono ad apparire i misteriosi Fratelli della Rosacroce. Essi non formarono associazioni, non crearono collegi; perché, perseguitati da ogni parte come animali selvaggi, quando erano presi dalla chiesa cristiana, venivano senz’altro bruciati.[8]
 
Ritornando al simbolismo della testa templare, la scritta della targhetta è indubbiamente criptica, deve essere letta con apposite chiavi o codici. Complessivamente la scritta CAPUT LVIIIm è formata da 5+6=11 caratteri. Undici sono le spire, i giri del labirinto nella navata delle cattedrali gotiche, e dopo l’ingresso nel labirinto, la prima curva è quasi sempre nella 5° linea! Abbiamo due gruppi di lettere “CAPUT LVIII” composti di cinque caratteri maiuscoli 2x5=10 il numero Dieci dell’Uomo Celeste, seguiti da una lettera minuscola “m”, che rappresenta il segno astrologico della Vergine.

[1] Il fiore di Lys il giglio, oppure l’iris, secondo una versione risale al tempo di Clodoveo che nel V secolo fu scelto per avere vinto una battaglia in un campo paludoso disseminato di iris gialle. Secondo un altro racconto fu scelto da Luigi VII, secondo un’altra versione fu Luigi VIII, che dopo avere vinto una battaglia in un campo di iris, durante il sonno ebbe l’ispirazione di sceglierla per il proprio stemma. Vedendo gli iris che in file ordinate riempivano lo scudo, i francesi l’avevano chiamata fleur-de-Louis alludendo al re e nel parlare comune, velocemente, per contrazione ecco il fleur-de-lys, cioè fiore di giglio.
[2] Le ruote degli affreschi templari.
[3] All’inizio era utilizzata dai Templari, poi solo dai Cavalieri di Malta.
[4] Sulla facciata della chiesa due grosse Croci a otto punte di colore rosso e ormai consumate dal tempo, stanno a dimostrare l’appartenenza del posto ai Cavalieri Templari. I Templari occuparono la cappella dal 1162 al 1312, solo dopo lo scioglimento dell’Ordine del Tempio, l’edificio passò ai Fraticelli Francescani.
[5] Il pellicano è un noto simbolo adottato sia dai Templari sia dall’Ordine dei Rosa+Croce.
[7] Dante Alighieri Divina Commedia Paradiso, XXXI, 1-3.
[8] H.P. Blavatsky Iside Svelata, I.  
I DUE SAN GIOVANNI

Il punto di partenza dei Templari è Gerusalemme e l’incontro con il Patriarca Teoclete, il sessantasettesimo successore di Giovanni, ma di quale Giovanni? La risposta è Giovanni il Battista che si atteneva rigorosamente ai precetti austeri dell’Ordine dei Nazaria. La storia di Gesù e il cristianesimo primitivo furono comunicati a Hugh de Payens dal Patriarca di Gerusalemme, Teoclete, che era il grande pontefice dell’Ordine del Tempio della setta nazarena o joannita e da, verosimilmente fu iniziato. Dopo di che i segreti furono appresi da alcuni cavalieri in Palestina, scelti fra i più elevati e intelligenti membri della setta di San Giovanni, che furono iniziati ai Misteri. I Templari consideravano Giovanni Battista come loro patrono, ma non lo vedevano nella luce in cui è presentato nei Vangeli, erano attratti dall’alchimia, dall’astrologia, i talismani cabalistici, e accoglievano gli insegnamenti segreti dei loro capi dell’Oriente. Questa era la vera eresia templare. Giudicando perciò come eretici i discepoli di Giovanni Battista, la Chiesa di Pietro li perseguitò, li imprigionò e li condannò a morte sul rogo. Tali furono le sorti degli Ariani, dei Nestoriani, dei Templari, dei Catari e degli Albigesi. Con il subentro del Cristianesimo all’antica religione pagana dei latini, il culto di Giano Bifronte, fu sdoppiato nel culto di due San Giovanni. Giano s’identificava con la luce del sole, con la divinità che illuminando fa vivere le cose e per tale immagine poteva ricordare l’inizio del vangelo di Giovanni Evangelista; l’altro giovanni, il Battista, aveva lo stesso nome, ma un significato simbolico opposto in ragione del necessario bifrontismo da conservare. Fu in questo modo che dopo molti tentativi e dopo un difficile studio, intorno all’anno 850 furono designati i nomi dei due San Giovanni, per sostituire liturgicamente le festività solstiziali: S. Giovanni Evangelista il 27 dicembre, al solstizio d’Inverno e S. Giovanni Battista il 24 giugno, al solstizio d’Estate. I due San Giovanni risultano perciò due punti di riferimento: il Battista annuncia la Rivoluzione cristiana, l’Evangelista chiude il libro del Mondo con l’Apocalisse. L’uno è all’inizio e l’altro alla fine. L’uno è l’alfa e l’altro l’omega. Giovanni Battista poiché dice di essere “la voce di colui che grida nel deserto” ha suggerito un’interpretazione simbolica con il gallo che canta all’alba, nel deserto della notte, per annunciare la venuta della Luce.
Nell’antica Roma Giano era il patrono dei Collegia opificum atque fabrorum(1), istituiti dall’etrusco re Numa e in suo onore le corporazioni degli artigiani romani celebravano le feste solstiziali. Nella teogonia pagana Giano aveva dunque il compito di assistere ai movimenti del carro solare, di presiedere alla sua uscita all’alba e al suo rientro al tramonto. In lui s’identificava il movimento del Sole, la divinità che dà la vita. I momenti solstiziali rappresentano un varco, un passaggio dopo del quale il movimento del sole prende un nuovo corso: il sole al solstizio equivale a una porta a un cambiamento di stato. Per l’antica cosmologia la Porta del Capricorno, il solstizio d’inverno, aveva un significato positivo perché apriva la fase dell’anno in cui il sole cresceva mentre la Porta del Cancro, il solstizio d’estate, aveva un significato negativo poiché annunciava il periodo buio.
Troviamo vicino a Montsaunès, sui Pirenei in Spagna, incorporata nella parte inferiore della torre, della chiesa romanica di Sant Tomas di Casarilh (Valle di Aran), una pietra(2) templare scolpita con tre cerchi con altrettanti simboli: al centro il Chrisma simbolo dei costruttori, a destra una Croce Templare, a sinistra un fiore a quattro petali, inclinati verso sinistra. In basso due teste in due particolari nicchie. Sotto i tre cerchi due nicchie fatte con 3+3 gradini, in totale 6+6 al cui interno due teste, i due San Giovanni della tradizione cristiana. In alto in corrispondenza delle due teste abbiamo i due fiori di Lys, uno rivolto verso l’alto, sole alto nei cieli, solstizio d’estate, Giovanni Battista, l’altro capovolto, sole nel fondo del cielo, solstizio d’inverno, Giovanni Evangelista.

FIGURA 7. SANT TOMAS DI CASARILH - PIETRA TEMPLARE

Nella tradizione, i due solstizi, separati da sei settori zodiacali, sono associati ai due S. Giovanni. La festa di San Giovanni Evangelista è il 27 dicembre, pochi giorni dopo il solstizio d’inverno; la festa di Giovanni il Battista è il 24 giugno subito dopo il solstizio d’estate, quando le giornate si accorciano: si va verso il tramonto verso occidente.
-----------------------------------
(1) Tra gli Etruschi il corrispondente di Giano era Culsans, una divinità bifronte. Giano a Roma custodiva le “porte”, così come Culsans, Culsu, in Etruria custodiva le porte. Entrambi sono rappresentati con un doppio volto.
(2) La pietra incorporata successivamente probabilmente proviene dalla parte frontale di un sarcofago.

LA DOPPIA SPIRALE

Il motivo a doppia spirale, tipico nell’antica Grecia, rappresenta l’azione dei due principi opposti, il Chiaro e l’Oscuro; il movimento nello spazio è rotatorio: la forza cosmica agisce in senso inverso nei due emisferi, le due metà del Cosmo o Uovo del mondo. I punti su cui si avvolgono le due spirali sono i due poli. La spirale descrive uno “spiritus” ovvero un Soffio Divino: espirazione e aspirazione universale (solve et coaugula). Ciò si manifesta nel macrocosmo così come nel microcosmo. Nella Cappella Templare di Montsaunès, le cornici che separano le pareti laterali verticali dalle volte sono fatte con motivi floreali che richiamano la doppia spirale. Lo stesso motivo si trova nella Cappella Templare di San Bevignate (PG), e nella Cappella dei Templari a Dognon in Francia. Il motivo floreale inizia e termina con tre foglie una specie di fiore di Lys, in totale 6 petali come quelli della Rotas, Rosas templare, o Fiore della Vita. L’architrave templare di Utelle presso Nizza, riporta un Drago-Serpente nella forma dei motivi floreali delle cappelle templari; le sei zampette assomigliano alle tre foglie o petali, sono la rappresentazione del Drago Cosmico con i suoi doppi movimenti rotatori. Il bordo inferiore del pulpito marmoreo(1) del Duomo di Barga (LU) è ornato da un motivo continuo di fiori a tre petali avvolti a spirali opposte.

FIGURA 8. DOPPIA SPIRALE - UTELLE DRAGO - S.BEVIGNATE - BARGA - MONTSAUNÈS

Non scordiamoci poi di chiederci chi, all’epoca della costruzione del Duomo, e dei suoi ampliamenti, avrebbe potuto disporre di somme tali da permettere la realizzazione di una chiesa che per mole e magnificenza certo non sarebbe sfigurata in una città: non certo i poveri abitanti di un piccolo borgo medievale, ma certamente un ordine, come quello templare, che era in grado di disporre di somme ingenti (2).

FIGURA 9. DUOMO DI LUCCA CROCE PATENTE E DUE GRUPPI DI RUOTE A 6 PETALI

La parte frontale dell’altare di San Martino del Duomo di Lucca, mostra una croce patente rossa ai cui lati due coppie di fiori a sei petali rispettivamente inclinati in senso orario e antiorario.

Una pietra utilizzata per architrave sopra una porta della Commanderia Templare di Vaour mostra una Croce Templare all’interno di un quadrato contenuto a sua volta in un rettangolo con motivi a losanga fiancheggiato ai lati da due spirali, una oraria, l’altra antioraria.

FIGURA 10. ARCHITRAVE - COMMANDERIA TEMPLARE DI VAOUR

Nella Lunigiana a Pignone (Val di Vara), all’interno della chiesa si nota su un pilastro una Croce Templare affiancata dalle due Ruote a sei petali. In questa rappresentazione per differenziare la natura delle ruote, una è ruotata di 30° rispetto l’altra.

FIGURA 11. CROCI TEMPLARI - PIGNONE (LUNIGIANA)

Sempre a Pignone si trova una rappresentazione di croce templare inclinata verso destra. L’inclinazione della croce sia a sinistra sia a destra è un altro modo di indicare il doppio moto rotatorio.

FIGURA 12. MONTSAUNÈS PORTALE SUD – CROCE TEMPLARE

A Montsaunès sull’architrave del Portale Sud in un cerchio, è rappresentata una croce a quattro bracci uguali, leggermente inclinata verso occidente, verso sinistra, con il lato orizzontale solcato da 2 coppie di semionde, opposte tra loro, che ci indicano un doppio moto serpentino o rotatorio. Sul lato verticale vi sono 4 foglie duplici, cioè con 8 punte, rivolte verso sinistra a Occidente, quasi fossero uno stendardo.

FIGURA 13. SAN BEVIGNATE - PORTALE LATI DESTRO E SINISTRO

A San Bevignate ai due lati del portale di ingresso della Cappella Templare abbiamo due fiori a sei petali disposti ruotati uno rispetto l’altro.
--------------------------------
(1) Attribuito alla scuola del Maestro d‟Opera Comacino, Guidetto da Como.
(2) Pier Giuliano Cecchi. http://www.barganews.com/2011/10/14/una-nuova-traccia-dei-templari-in-duomo/
 
IL LABIRINTO
 
S’ipotizza che i labirinti decorassero almeno 60 santuari italiani. Oggi, tra quelli più importanti, sono rimasti solo Ravenna, Lucca, Pontremoli, Pavia. Il labirinto della basilica di San Michele Maggiore di Pavia è in gran parte scomparso, ma un disegno nella biblioteca vaticana lo riproduce integralmente: aveva un’estensione di tre metri e mezzo di estensione e illustrava la storia di Teseo e del Minotauro. A Pontremoli al posto di Teseo e del Minotauro ci sono le lettere JHS (Gesù). I labirinti italiani sono troppo piccoli perché siano percorsi a piedi: occorreva usare lo sguardo o le dita per compiere il percorso di salvezza. Sulla facciata esterna della Cattedrale di Lucca, una lastra di marmo (che forse in origine aveva una collocazione diversa, forse sul pavimento della chiesa medesima) ne reca inciso uno di piccole dimensioni (50 cm di raggio), mentre a Pavia sul pavimento della Basilica di San Michele Maggiore è visibile parte di un mosaico raffigurante un labirinto corredato dalle personificazioni dei dodici mesi, e dal Re seduto in trono. Nel 1580 durante i lavori di ristrutturazione l’altare della chiesa fu rimosso dalla sua sede e spostato in avanti, finendo in tal modo per ricoprire gran parte del labirinto. Ricostruito virtualmente in anni recenti sulla base della parte visibile, appare chiaramente che la sua tipologia è identica a quella dei labirinti di Chartres, Lucca e di altri come quello della Chiesa di San Pietro a Pontremoli in Toscana.
 
I labirinti non sono stati sempre accettati nel Cristianesimo, hanno comunque avuto vita dura e S. Cipriano li considera diabolici, affermando che al suo centro c’è il diavolo che, danzando, accende gli animi di desiderio. Per quanto ne sappiamo, il più antico labirinto pavimentale in una chiesa cristiana è del quarto secolo e si trovava nella Basilica di Reparato, a El Asnam, vicino ad Algeri, nella cui cattedrale è poi stato trasferito. La Francia delle cattedrali gotiche divenne la patria dei labirinti cristiani, a volte chiamati “La Casa di Dedalo”, oppure “Il cammino di Gerusalemme”. Il centro del labirinto si chiamava “Cielo o Gerusalemme”. Tra gli altri nomi: “Labirinto di Salomone”, Salomone, incarna la saggezza.
 
Il sigillo templare più famoso, era quello utilizzato dal Gran Maestro Pierre de Montaigu: sul fronte due cavalieri su un unico cavallo e sul retro il Tempio di Salomone. Il Tempio Cristiano era progettato da un architetto, chiamato Maestro d’Opera, che si diceva ispirato da Dio, il Quale aveva posto delle Leggi nel Creato. Il Maestro d’Opera che progettava la cattedrale attingeva alla conoscenza misterica di Salomone e del Maestro Costruttore di Paolo, ma non sappiamo a quale livello iniziatico di conoscenze misteriche si disponevano. Questi compagnons affiliati in qualche modo ai Templari, dai quali erano protetti godevano di molti privilegi tra cui l’esenzione dalle tasse. La Confraternita dei costruttori più importante i Figli di Salomone legati all’Ordine del Tempio, al quale è attribuita la costruzione di molte chiese fra cui le cattedrali di Chartres, di Amiens e di Reims. Molte chiese templari della Provenza e Linguadoca sono state costruite dal gruppo di compagnons Tuscana, un ramo italico dell’Ordine che sosteneva di avere dei collegamenti con il primo Re di Roma, Numa Pompilio, che era un sacerdote etrusco.
 
Si è già vista l’origine romana etrusca del quadrato del SATOR, ora costateremo che anche quella del labirinto negli edifici sacri cristiani ha un’origine etrusca. Una delle più misteriche raffigurazioni del simbolo del labirinto è quella presente in una brocca per il vino nota come “Oinochoe di Tragliatella” (datata intorno al 620 a.C.), rinvenuta nel 1878 in una tomba etrusca nei pressi dell’antica Cere, l’odierna Cerveteri. Il fregio figurativo più interessante è costituito da un gruppo di sette fanti che si muovono a passo di danza e di Due Cavalieri uno dei quali ha appunto la scimmia seduta dietro che escono da un labirinto a forma di mappa che compare sulle monete di Cnosso. È degno di nota che il più famoso sigillo rotondo templare è un cavallo cavalcato da Due Cavalieri con scudi. Il sigillo sta a indicare il dualismo e l’equilibrio degli opposti, cui si rifà il loro ideale.

 
Figura 1. Due cavalieri etruschi escono dal labirinto
 
I Due Cavalieri imbracciano scudi circolari, su cui sono rappresentate delle gru. In Egitto la scimmia era considerata incarnazione di Thot, il Dio della Saggezza, colui che saluta il Sole, quando appare a Oriente e quando scompare a Occidente, lo scriba divino di Ptah, il dio Creatore e di Anubis il Giudice delle anime dei Morti, il Dio che presiedeva le Iniziazioni notturne. Perché a passo di danza? Filone di Alessandria (20 a.C. – 50 d.C.) ha trasmesso ai posteri una descrizione tratteggiata di una danza circolare eseguita dai Terapeuti dei Neopitagorici i quali replicavano la danza cosmica dell’armonia delle sfere, per accedere alle rivelazioni divine. S. Clemente alessandrino (II-III secolo) la paragonava alle danze degli angeli. Il testo apocrifo Atti di Giovanni ne faceva cenno: “Chi non danza, non sa cosa accade”.

 
Figura 2. Rito etrusco Sette Fanti
 
Ma perché la gru? Perché in molte tradizioni la gru, il cigno, è simbolo di trasformazione e d’immortalità in quanto uccello che migra ciclicamente in autunno e il suo ritorno è associato alla primavera e perciò indice di rigenerazione. La gru era sempre descritta in compagnia degli Immortali. La Madre Misterica nei riti kabirici è Pelarge, una forma femminile di pelargos, gru, cigno. [1] La Danza della Gru era eseguita, sotto il nome di pilota, nelle cattedrali francesi di Auxerre, Amiens, Sens e Chartres e probabilmente anche a Reims, Besançon e molte altre (Lepore, 2002). Si eseguivano danze ecclesiastiche cantando e passandosi una palla, come ad Auxerre, nella cattedrale di Santo Stefano, in occasione dei vespri del lunedì di Pasqua o a Natale.
 
Le superbe gru secondo K. Kereny, sono gli uccelli del cielo che rappresentano l’elemento iniziatore che deve innalzare ciò che è legato alla terra. I cavalieri che escono dal labirinto e le gru raffigurate sui loro scudi ci riportano, seguendo W. F. J. Knight alle processioni in armi compiute dai Salii, i sacerdoti danzanti di Roma. La nascita del loro ordine era collegata al culto di uno scudo sacro di bronzo, caduto dal cielo.
 
Di fronte ai sette fanti del vaso etrusco, un personaggio offre una palla. Il corego (decano) guidava la fila seguendo il percorso del labirinto e passando la palla lungo la catena, come se fosse il gomitolo di Arianna (Morrison, 2003). È possibile che la stessa danza sacra fosse eseguita anche nell’Europa celtica. Il suo carattere pagano e promiscuo portò però alla sua proibizione, tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. Ciò significa che la tradizione era talmente radicata che ci vollero secoli per estirparla. La leggenda vuole che Teseo, dopo aver ucciso il Minotauro con l’aiuto di Arianna a Cnosso, sulla via di ritorno per Atene si fermasse a Delo. Attorno all’altare Teseo e i suoi compagni danzarono la “danza delle gru”, che si snodava in evoluzioni labirintiche, interrotte da passi cadenzati al suono di musica d’arpa. Quando Teseo e i suoi compagni eseguirono la danza delle gru a Cnosso, fu la prima volta che uomini e donne ballarono insieme. La danza è raffigurata sullo scudo di Achille: Arianna e altri giovani si tengono per mano, alternandosi tra maschi e femmine, formando una catena e il disegno di un labirinto. Il capofila conduce la catena verso il centro e poi esce nella direzione opposta. Le ragazze indossano ghirlande, i ragazzi impugnano delle daghe. Questa danza è eseguita in diverse città della Grecia, dell’Asia Minore, e così pure dai bimbi della campagna italiana, poiché da questa danza ebbe origine il Gioco di Troia. Perché le daghe? La danza armata dei Cureti costituiva probabilmente una cerimonia iniziatica. I Cureti fanno pensare ai sacerdoti Salii romani e ai loro riti ma ancora più sbalorditiva è la somiglianza con i Marut indiani e la loro Danza delle Spade. Fu anche formulata l’ipotesi che questi giovani danzatori armati, spesso sacerdoti-guerrieri, siano stati il modello per l’epopea dei Cavalieri del Graal.

Figura 3. Costruzione del labirinto cretese

Il simbolo del Labirinto è strettamente connesso con la Croce: “La Croce è la figura di partenza per tracciare un labirinto”; entrambi ruotano attorno ad un “centro”.
 
Il labirinto etrusco è di tipo cretese, presenta otto linee a spirale e sette corridoi su uno dei quali è scritta da destra a sinistra la parola “Truia”. William Henry Matthews, che cominciò a interessarsi di labirinti, aveva documentato anche un’altissima frequenza nell’associazione del labirinto con il nome “Troia” nelle isole britanniche (Troy, Droia), in Scandinavia (Troja, Trö, Tarha) e in Etruria (Truia). La parola Truia inscritta al suo interno sarebbe strettamente collegata con il rito Troiae Lusus. Virgilio[2] racconta che il figlio di Enea, dopo la fuga da Troia in fiamme, gioca con i suoi amici al Ludus Troiae (o Lusus Troiae), il Gioco di Troia, una processione a cavallo i cui movimenti ricordano a Virgilio il labirinto cretese. Originario dell’Etruria questo rito, un mysterium, era eseguito da uomini a cavallo e cui potevano partecipare soltanto gli Iniziati. Il labirinto riprende e amplia tale funzione: penetrare in una caverna o in un labirinto equivaleva a una discesa agli Inferi, dunque a una morte iniziativa rituale. Le occasioni in cui si svolgeva erano non soli riti funebri iniziatici ma anche fondazioni di nuove città. In quest’ultimo caso, la finalità, secondo l’interpretazione tradizionale era l’auspicio che le mura sorte sul solco tracciato dall’aratro rimanessero inviolate, proprio come quelle imprendibili della Troia omerica, rappresentate appunto sotto forma di labirinto. Non è un caso che una cattedrale gotica si trovi a Troyes. E il cavaliere, come un Templare, deve essere dunque un Iniziato che sa affrontare la morte poiché è presagio di un nuovo avvenire e in ciò, gli è fedele alleato il cavallo, animale chiaroveggente e psicopompo per eccellenza.
 
Il simbolo del Labirinto nelle sue versioni medievali è riconducibile alla cerimonia di fondazione delle città etrusco romane – strettamente collegata ai punti cardinali e ai solstizi – acquisita e cristianizzata nel medioevo dai monaci cistercensi, infaticabili fondatori e costruttori di abbazie, castelli, chiese e cattedrali[3].

Altra caratteristica comune dei labirinti di Chartres, Lucca, Pavia, ecc. è il loro riferimento al mito di Teseo e del Minotauro. Al centro del labirinto della cattedrale francese fino alla fine dell’1.700 vi era un medaglione di bronzo raffigurante Teseo che uccide il mostro cretese, poi in età napoleonica fu rimosso per utilizzarlo come materiale di fusione per i cannoni. Sul mosaico della Basilica di Pavia è riprodotto un Minotauro i cui elementi chimerici sono invertiti: la testa è umana e il corpo invece taurino, quasi come un centauro. A lato del labirinto della Cattedrale di Lucca[4] vi è un’iscrizione in latino che fa riferimento a Teseo e al filo di Arianna: “Hic quem creticus edit Dedalus est laberinthus de quo nullus vadere quivit qui fuit intus ni Theseus gratis Ariadne stamine vintus” (Questo è il labirinto costruito dal cretese Dedalo dal quale nessuno che vi entrò poté uscire tranne Teseo grazie al filo d’Arianna).

 
Figura 4. Lucca Cattedrale di San Martino - Labirinto

Quasi tutti i labirinti nelle cattedrali gotiche sono andati distrutti, ma ad Amiens (rifatto) e a Chartres (originale) ancora rimangono a testimoniare una segreta saggezza. È un’opera di carattere iniziatico, che simboleggia il cammino di evoluzione spirituale che a ciascuno è permesso d’intraprendere e che deve essere portato a compimento fino in fondo. C’è una sola via da percorrere, e per quanto tortuosa possa sembrare, essa conduce inesorabilmente al centro. Il labirinto di Amiens è ottagonale, l’ottagono è la figura geometrica preferita dai Templari.  La Cattedrale di Reims aveva sul pavimento un labirinto a pianta ottagonale, fu distrutto nel Settecento dal canonico Jacquemart[5].
 
Figura 5. Labirinto di Amiens
Nel labirinto di Amiens, si notava, al centro, una grande lastra, nella quale era incastonata una sbarra d’oro e un semicerchio dello stesso metallo, che raffigurava l’alzarsi del sole sulla linea dell’orizzonte. Più tardi il sole d’oro fu sostituito da un sole di rame, poi sparì anche quest’ultimo e non fu mai più rimesso a posto. I Labirinti possono essere ottagonali, quadrati o rotondi come Chartres. Qualunque sia la loro forma, la maggior parte di essi sono composti di 11 vie parallele. Da sottolineare come dopo l’ingresso, la prima curva è quasi sempre nella 5° linea. Se sottraiamo il numero delle spire con la prima svolta, otteniamo 11-5 = 6.
 
[1] Per l’Italia antica mentre l’antichissimo tipo alato di Artemis è documentato dai ritrovamenti ... vediamo la dea alata sui vasi, terrecotte, lamine e cammei arcaici, e non solamente nella sua qualità di Signora delle belve, ma anche Signora degli uccelli palustri, “La Dame aux cygnes”. K. Kerényi, Miti e Misteri, la nascita di Helena, p.44-48.
[2] Rito descritto anche da Virgilio nel V libro dell'Eneide.
[3] Ignazio Burgio. L’oinochoe di Tragliatella e il “mundus” etrusco-romano: chiavi esoteriche del mistero dei labirinti medievali?
[4] Il labirinto di Lucca è più vicino alla versione del taccuino di Villard de Honnecourt (XIII secolo) che a quella del pavimento della Cattedrale di Chartres. La circonferenza centrale non ha la forma di Rosa esalobata, manca la corona raggiata esterna e i meandri sono ad angolo retto.
[5] Il canonico Souchet (morto nel 1654), considerava il labirinto di Chartres: “… un divertimento per gli stupidi che nient’altro hanno da fare che perdere il loro tempo a percorrerlo e a girarci intorno.”
 
 
I MAESTRI D’OPERA COMACINI

Cosa avevano in comune i Maestri Comacini e i Cistercensi, e i Templari? Parafrasando Umberto Eco affermiamo che i Templari c’entrano sempre, ma solo quando sono considerati un anello facente parte di un’antica Tradizione. Il legame che univa i Cavalieri del Tempio ai Maestri Costruttori affiora in un manoscritto in lingua latina redatto all’inizio del XIII secolo, forse nel 1205, noto come il “Documento di Amburgo”, pubblicato nel 1877. Nel 1780, Federico Munter, vescovo di Copenaghen, ha scoperto negli archivi segreti del Vaticano una misteriosa pergamena. Scomparso e riapparso nel 1877 ad Amburgo, dove un tedesco di nome Mertzdorff l’ha pubblicato[5]. Questo prezioso manoscritto è ripartito in tre parti. La prima parte riguarda la regola dell’Ordine Templare, redatta da san Bernardo di Clairvaux. La seconda parte concerne la regola dei “Fratelli Eletti del Tempio”. La terza parte accenna alla regola dei “Fratelli Consolati”.
 
All’articolo 17 si legge: “Se un fratello del Tempio ha ottenuto la carica di Priore e di Prefetto, deve provvedere a strutturare nella maniera più consona all’incarico la sua casa, secondo le nostre usanze segrete, ricorrendo a un “maestro muratore” che sia a conoscenza della sapienza dei nostri Padri. Se costui non è un iniziato, si dovrà provvedere al più presto a rivelargli la luce, in modo tale che possa edificare il Capitolo affinché la luce di Dio vi dissipi le tenebre”.
 
I Maestri Comacini sono citati in un testo scritto per la prima volta nel I secolo, una lettera di Plinio Cecilio detto Plinio il Giovane[6] indirizzata all’imperatore Romano Traiano (53 - 117), in cui è lodato un maestro per la costruzione di una “Amenissima villa suburbana sul Lago di Como”. Si può dunque supporre che vi sia stata una lunga catena iniziatica dai tempi dell’antica Roma che ha trasmesso i Saperi detenuti nell’ambito dei Collegia Romani (a loro volta provenienti dalle epoche precedenti), propagava nella “schola” e nel “Laborerium” in cui l’arte antica si insegnava a porte chiuse. L’uso dei Collegia si estese a molti territori conquistati da Roma, tra cui c’è la zona di origine dei Maestri Comacini, che furono i depositari di quell'antica Arte, uniti da quel senso di solidarietà e fraternità che li farà giustamente appellare Maestri e Fratelli Comacini. Nella Valtellina vi era una nutrita comunità etrusca. I Maestri Comacini presenti nella zona di Como e nella Valtellina operarono sotto la protezione dei Re Longobardi[7] e divennero i custodi dell’arte edilizia romana[8].
 
L’opera dei Comacini proseguì nel periodo con la stretta collaborazione dei Cistercensi e dei Templari. I Cistercensi con i Benedettini erano i conoscitori di tutto lo scibile di allora disponibile attraverso i manoscritti arabi, greci, latini che si riversava nei monasteri benedettini[9] (che costituirono pertanto i più grandi depositi di cultura che la storia abbia mai avuto!). Il movimento monastico cistercense fu generato dalla necessità di una riforma nell’ambito dell’ordine dei Benedettini, per un ritorno alla regola originaria dell’ora et labora, caratterizzata da estrema semplicità e grande rigore. I monaci indossavano tonache di lana grezza, incolore che, lavata, diventava bianca. La cambiavano raramente e la indossavano anche di notte. Vivevano in semplicità, umiltà e povertà. La carne era bandita dalla loro tavola; tollerata soltanto se ammalati. È probabile che i Cistercensi e i Templari abbiano concordato una collaborazione con quelle Maestranze è anche possibile e che perfino abbiano loro trasmesso tecniche più avanzate come l’uso di macchinari. Fino a poco tempo si era convinti che il termine Comacini fosse da attribuirsi alla loro provenienza, seppure allargata, alle aree limitrofe al lago di Como, ma oggi si è disposti a ritenere che l’utilizzo di macchinari possano averli fatti appellare così, perché “cum machinis” può essere contratto in Comacini, cioè aventi delle macchine da lavoro. È un dato tangibile, se si considera a quali monumenti siamo di fronte (non solo Abbazie ma Cattedrali) avevano macchine speciali per portare ad esempio a certe altezze i materiali.  I Maestri Comacini erano il ramo italico dei Maestri d’Opera Iniziati che collaboravano strettamente con i Templari. Le cattedrali gotiche francesi specie quella di Chartres furono edificate con le informazioni portate in Francia dai Templari dopo aver fatto gli scavi sotto le rovine dell’antico Tempio di Salomone. La progettazione è stata fatta con i cubiti reali egizi e il numero aureo φ.
 
I Maestri Comacini come i Templari avevano come Santi protettori i due San Giovanni: il Battista e l’Evangelista. Per questo motivo i Maestri Comacini consacravano a uno dei due San Giovanni le chiese da loro edificate. Un’altra simbologia ricorrente utilizzata sia dai Maestri Comacini e sia dai Templari è quella legata ai doppi quadrati. È molto probabile che coloro che costruirono molte chiese templari della Provenza e Linguadoca, i compagnons Tuscana (un gruppo che sosteneva di avere dei collegamenti con il primo Re di Roma, l’etrusco Numa Pompilio), fossero della scuola dei Maestri Comacini.
 
Spesso i Maestri Comacini inserivano nell’edificio da loro realizzato la loro immagine come firma da tramandare ai posteri, uno degli esempi più notevoli è proprio quello del Monastero di Berceto (PR), dove accanto agli stipiti della porta, come sempre facevano i Maestri, possiamo vedere due figure maschili scolpite nella pietra[10]. Il Maestro Comacino è rappresentato seduto in posizione ieratica con la mano sinistra sul cuore e la mano destra con la chiave della conoscenza[11].

 
Figura 6. Berceto - Monastero San Moderanno Maestro Costruttore
 
Lucca è stata una città templare che ha avuto il privilegio di avere scalpellini e Maestri d’Opera Comacini. Marisa Uberti[12] analizzando il fonte battesimale in San Frediano a Lucca del 1151 circa, scopre il rapporto tra i Templari e il Maestro Comacino che scolpì la fonte[13].  L’esterno della vasca circolare è scolpito con scene attinenti a Mosè. Scrive Marisa Uberti: “Lo scultore ha conferito ai soldati caratteristiche Medievali, come si vede dall’abbigliamento. Inoltre, assume particolare curiosità la presenza di due cavalieri su uno stesso cavallo, raffigurazione presente su uno dei sigilli Templari … Il faraone è raffigurato come un re con una tunica, con la corona crociata: ma come può essere che un Faraone (un “pagano”, un nemico del popolo Ebreo) rechi un simbolo cristiano per eccellenza? Anche lo scudo del primo cavaliere ha una croce. Anche tenendo conto che quest’opera fu realizzata nel Medioevo, lo scultore sarebbe potuto incappare in un simile “errore”? Questa sembra un’armata Crociata più che un esercito egiziano … La gamba (e il posteriore) sinistra del cavaliere è rivolta in direzione inversa al senso di marcia della scena! Ci è stato detto “grossolano errore dello scultore” ma francamente questa soluzione ci appare nettamente insufficiente”.

 
Figura 7. Lucca – S. Frediano Fonte Battesimale
 
In alcune versioni del quadrato del SATOR, le lettere “S” e “N” sono scritte in modo speculare, cioè inverso, a Montsaunès sulla volta presso il coro un disegno geometrico triangolare ai cui vertici di base una “S” inversa, quasi a volerci dire di osservare la cosa da un punto di vista ribaltato. A Montsaunès sul lato destro del Portale Ovest sulla prima colonna, abbiamo la rappresentazione di un uomo crocefisso a testa in giù (San Pietro). Nella raccolta gnostica “I Viaggi di Pietro, ” nel frammento “Il Martirio di Pietro”, l’apostolo dice: “Tu, Mio Signore, sempre dritto, sempre innalzato, eternamente al di sopra … Noi che nasciamo in tal guisa da sembrar essere versati sulla terra, cosicché la dritta è la mancina e la mancina diviene dritta; inquantochè il nostro stato è modificato da quelli che sono gli autori[14] di questa vita. Questo mondo crede dritto ciò che è mancino …”. Questa è la tipica visione gnostica, del ribaltamento mistico.
 
Per lo stesso motivo anche alcuni Chrisma sono realizzati con una “S” inversa. Una coppia di S inverse le ritroviamo negli affreschi di Montsaunès ai vertici di basi di un triangolo. La S rappresenta un moto rotatorio elicoidale invertendo l’elica s’inverte il senso del moto.

 
Figura 8. Chrisma realizzato con una “S” inversa
 
Due delle doghe della vasca esterna sono occupate da profeti, mentre nelle altre quattro doghe sono rappresentati i momenti della vita di Mosè. Nell’episodio del miracolo della verga Mosè è raffigurato mentre tiene in mano non un serpente ma un drago! Per i critici il Drago-Serpente è il demonio, ma il serpente di Mosè era il simbolo della Conoscenza Misterica e della padronanza delle energie di Madre Terra.

 
Figura 9. S. Frediano Fonte Battesimale – Mosè con il Drago
 
Un Angelo armato alla destra di Cristo con la mano sinistra tiene una lancia la cui punta è il fiore di lys e con la mano destra, un disco con una croce templare, appare come Il profeta Geremia, è rappresentato con mano un disco con una Croce a bracci Eguali, “Croix Pattée” templare.

 
Figura 10. S. Frediano Fonte Battesimale – Angelo con Croce Pattée
 
Nel primo decennio del XIII secolo, a Lucca come noto, maestranze comacine, coordinate da esperti capimastri, intrapresero la costruzione delle facciate rispettivamente delle chiese di San Michele in Foro e del Duomo di San Martino. Si trattò in pratica di aggiungere nuove scenografiche agli impianti architettonici preesistenti, sostituendo il disegno delle originali facciate.
 
Nel 1204 fu iniziata la facciata del Duomo di Lucca per opera del Maestro d’Opera Comacino Guidetto da Como figlio di Guido che fu completata nel 1233. Il portico è sorretto da tre archi falcati alla pisana dagli archivolti a rincassi multipli e sostenuti da pesanti pilastri. Di grande interesse sono i due pilastri centrali per i rilievi che ricoprono le semicolonne addossate. La parte interna del capitello presenta nei rilievi Salomone con fianco Betsabea. I Templari di Lucca vollero far lasciare dagli scalpellini comacini la raffigurazione di Salomone quale Primo Maestro Costruttore del Tempio spirituale, raffigurazione che si trova in tutti i templi gotici. Sulla colonnina a sinistra all’interno di un motivo floreale che ricorda la doppia spirale, appare un guerriero con scudo templare a mandorla e spada, e in testa un elmo che sembra un’infula. L’infula rappresentava un simbolo sacro, e perciò era portata da sacerdoti, vestali, e anche da supplici e vittime sacrificali, in segno d’inviolabilità di consacrazione alla divinità, un’allusione ai Templari?
 
Figura 11. Duomo di Lucca - Salomone - Guerriero con scudo e spada
 
A Lucca come a Pisa gli scalpellini comacini lavorarono interrottamente per generazioni in quasi tutte le chiese locali. Tuttavia solo nel battistero di San Giovanni a Pisa, troviamo gli autoritratti di questi, nei plutei della vasca ottagonale battesimale. Ciascuna delle sedici lastre dell’esterno è decorata con un fiore centrale a rilievo, circondato da una corona a motivi vegetali che è raccordata alla bordura della cornice, anch’essa a fogliami, da quattro teste umane o animali poste nei punti d’intersezione. Questa vasca è attribuita al Maestro d’Opera Guidetto da Como, con datazione 1250 grazie a un’iscrizione che fu ritrovata al suo interno. Una di queste poi, anche se speculare, sembra proprio quella di San Michele a Lucca[15]. Il rifacimento del portico di facciata del Duomo di San Martino a Lucca, fu fatto da Guidetto da Como già impegnato nel cantiere nel Duomo di Pisa, che fa bella mostra di se citandosi nel cartiglio che tiene in mano, nel pilastrino di fianco al campanile di S. Martino a Lucca con la data 1204[16].
 
Guidetto da Como è raffigurato con testa un cappello frigio a punta che ha sulla cuspide il fiore di Lys simbolo che distingueva probabilmente lo stato iniziatico. All’interno di S. Michele in Foro a Lucca, sulle colonne vi sono dei graffiti, di origine indubbiamente comacina: animali, fiori di Lys, fiore della vita a sei petali, alcune facce appena accennate. Una figura per le fattezze e per la particolarità del cappuccio (frigio) è da individuare come un maestro comacino. Uno dei segni di riconoscimento dei Maestri d’Opera è il cosiddetto berretto frigio. Il maestro alchimista raffigurato sul tetto di Notre Dame de Paris indossa il cappello frigio che secondo Fulcanelli[17] è l’attributo dell’Adeptato. Il berretto frigio è solitamente colorato di rosso è considerato uno degli attributi di Mitra[18], che è figlio di una vergine immacolata e la sua nascita era celebrata tre giorni dopo il solstizio d’inverno, vicino alla festività di San Giovanni Evangelista, il 27 dicembre.
 
Figura 12. Adepti con il cappello frigio - Pisa - Lucca - Parigi
                                                       

[1] http://www.duepassinelmistero.com/Staffarda.htm
[2] Sull’asse della monofora centrale corrispondente all'asse della navata, sorge il Sole agli Equinozi.
[3] Foto Giovandeste
[4] http://cedocsv.blogspot.it/2010/01/staffarda-cistercensi-e-templari-ai.html.
[5] Non è noto come sia arrivato ad Amburgo o di come sia scomparso ma se è autentico, dimostra in parte l’eresia dei Cavalieri Templari.
[6] Como, 61 - Nicomedia, 113.
[7] Helena Roerich scrive che un frammento del magnete meteorico proveniente dalla costellazione di Orione, noto in Oriente col nome di Chintamani, era inglobato nella corona di ferro dei Re Longobardi, un altro frammento era incastonato nell’anello di Re Salomone.
[8] Il primo documento che cita il Magister Commacinus è l’Editto di Rotari del 22 novembre 643.
[9] Benedetto da Norcia, nato nel 480, organizzò una comunità cui diede una regola fatta di equilibrio e d’intelligenza, cioè tra lavoro manuale e studio. Inoltre intraprese in un paese travagliato da barbari e cristiani, la raccolta sistematica di manoscritti classici che la giovane chiesa tendeva a distruggere perché eretici, secondo il principio chi non è con me è contro di me. Furono i benedettini a raccogliere i principi della costruzione in pietra dagli ultimi maestri romani e dai bizantini dell’Italia meridionale. Essi rielaborarono quella musica e canto cui fu dato il nome di gregoriano.
[10] http://bighipert.blogspot.it/2014/05/i-longobardi-e-le-origini-della.html
[11] Secondo altri la statua rappresenterebbe San Moderanno.
[12] http://www.duepassinelmistero.com/Fonte%20Battesimale%20S.Frediano.htm
[13] Nell’anno 1129, durante un concilio, appositamente convocato, i Cavalieri del Tempio ricevettero il riconoscimento ufficiale della Chiesa.
[14] Gli Arconti, le potenze materiali.
[15] http://www.turislucca.com/2008/10/i-maestri-comacini-che-facce-simpatiche/
[16] Una iscrizione tenuta da una figura maschile sulla colonna della prima loggia vicino al campanile e risale al 1204. La scritta recita: “Mille CCIIII condidit electi tam pulcrhras dextra Guidecti” (1204, compì sì belle cose la mano del bravo Guidetto).
[17] Fulcanelli, in nota del Mistero delle Cattedrali, spiega che un tempo questo copricapo serviva ad indicare gli schiavi affrancati, i così detti liberti; allo stesso modo chi diviene adepto si libera dai vincoli di questo mondo riuscendo ad andare oltre il velo dell’illusione.
[18] Mitra nel mondo romano era rappresentato come un giovane energico, indossante un cappello frigio, una corta tunica che si allarga sull’orlo, brache e mantello che gli sventola alle spalle.
LE SCRITTE MISTERICHE DEI MAESTRI COSTRUTTORI
 
In Toscana, nell’antica Tuscia etrusca, a Barga nella Garfagnana, in provincia di Lucca, vi è il Duomo di San Cristoforo, costruito e ampliato a più riprese a partire dal IX secolo, il Duomo era una volta un bastione dei Cavalieri Templari[1]. Una croce templare patente di grandi dimensioni è presente, sul lato destro in alto, nella zona presbiteriale; oltre alle stelle a sei e otto punte, troviamo nodi di salomone, detti anche nodi templari. Suscita da sempre interesse l’incisione sul lato destro dell’attuale portale d’ingresso, che a tutt’oggi agli studiosi è incomprensibile. L’epigrafe è costituita da: “croce - m - triangolo capovolto - h - triangolo capovolto - lambda - triangolo capovolto”. L’epigrafe è ripetuta tre volte, su tre righe, precedute da una croce a bracci uguali e soltanto l’ultima riga ha anche una croce finale.

 
Figura 1. Barga scritta misterica

Ne esistono tutt’oggi pochi esemplari, sostanzialmente identici e diffusi in un’area ridotta della Toscana: Pisa (Battistero, San Frediano[2], Museo San Matteo[3]), e Barga, a Pistoia sullo stipite del portale della Chiesa di San Pier Maggiore[4]. A questi esemplari, si aggiunge quello lucchese, oggi non più esistente di cui c’è giunta solo la testimonianza[5].
 
La scritta misterica è formata da Cinque simboli diversi. Una croce, un ovale con un arco che sembra una “M, un triangolo rovesciato, e un simbolo che sembra una “h”, un segno “L” che sembra il lambda dell’alfabeto greco.
 
Secondo l’interpretazione dell’epigrafista Margherita Guarducci, i tre caratteri intercalati tra croci e triangoli possano essere le lettere greche maiuscole “my”, e “lambda” e minuscola “eta” che quindi potrebbe essere l’abbreviazione di “M(icha)EL”, cioè Michele, il significato diverrebbe una triplice invocazione all’Arcangelo Michele. In questa interpretazione, la croce, i triangoli rovesciati sono considerati come riferimenti alla trinità, perciò considerati intercalari, ma il triangolo riferito alla trinità ha il vertice verso l’alto. Occorre sapere che una scritta misterica ha più livelli d’interpretazione.
 
Il primo simbolo “É” è una croce a bracci uguali che rappresenta verticalmente lo Spirito e orizzontalmente la Materia da esso vivificata. È la Croce Cosmica, causa di ogni manifestazione.
 
Il secondo simbolo “ɱ” difficile da interpretarsi è una Vesica Piscis (la Vescica del Pesce), con una linea sinuosa che tende a richiudersi su se stessa, che può interpretarsi come una seconda vescica però aperta. Il Pesce, in passato era il simbolo della Dea Madre, rappresentazione grafica del ventre femminile (simbologia che i Celti manterranno per secoli). I primi cristiani, nei loro Misteri sacri, chiamavano se stessi “pisciculi” (piccoli pesci) e si ritenevano tutti pesci cresciuti nell’acqua e salvati da un grande Pesce. I piccoli pesci escono dalla seconda vescica aperta. I simboli del femminile sono il cerchio e tutte le forme e gli andamenti sinuosi, ruotanti, tondeggianti. Possiamo interpretare il simbolo come una variante della lettera M. La lettera “M” può indicare Maria, la Madre, il Mare della Materia. Nel Sepher Yetzirah, la lettera M è indicata come una delle tre lettere madri (con aleph e shin); essa raffigura simbolicamente la morte, ma anche la rinascita, la riformazione, il ritorno. È la lettera matrice di vita che dona l’immortalità.
 
Il terzo segno “è un triangolo con la punta in basso cioè rovesciato, è riflesso del triangolo con il vertice in alto nella manifestazione, lo sguardo dell’occhio della divinità appare in un certo modo diretto “verso il basso”, cioè dal Principio verso la manifestazione stessa. La forma del triangolo rovesciato non è altro che lo schema geometrico del cuore, l’occhio del cuore.  Il triangolo con la punta in basso è assimilabile a una coppa, quella che raccoglie il sangue divino. Nel simbolismo cristiano il doppio getto di sangue e d’acqua che esce dalla “ferita”del cuore di Cristo si riferisce alla “fonte d’immortalità. Proprio questo “sangue d’immortalità”, secondo la leggenda, fu raccolto in una coppa da Giuseppe d’Arimatea.
 
Il quarto simbolo è la lettera “h” che è legata al numero “8” otto, infatti è l’ottava dell’alfabeto latino e in quelli da esso derivati, l’ottava anche nell’alfabeto Ebraico e in quello Fenicio, dove il suo significato era “siepe, chiusa, ovile”; l’ottava lettera, aspirata, dell’alfabeto Inglese. I Romani, così come gli Etruschi, adottavano una settimana di otto giorni (ciclo nundinale), i quali erano contrassegnati con le lettere dall’A alla H. Questo segno che si trova al centro della scritta misterica, è legato al numero otto cioè ai due cerchi della forza duale.
 
Il quinto segno “è di nuovo un triangolo con la punta in basso.
 
Il sesto segno è la lettera greca “L” lambda, che è sia la lettera iniziale della parola Logos, e sia la rappresentazione stilizzata di un compasso, può raffigurare la spiritualizzazione del compasso stesso e il suo superamento nell’indicazione del Logos. I sette numeri dell’Anima del Mondo[6] di Platone, secondo il consiglio di Plutarco devono essere disposti su due rette disposte a “L”. Sette sono anche i simboli per le prime due righe. La lettera Lambda tenuta in gran considerazione da Platone, indica la discesa del Logos nella manifestazione.
      
Il settimo segno è nuovamente “un triangolo con la punta in basso.  
Si hanno 5 simboli diversi così distribuiti per riga: una croce, 3 triangoli, 3 lettere, 7 simboli. Si formano due triadi una di triangoli rovesciati e una di lettere o segni misterici. Il triangolo ripetuto tre volte assume ugni volta una qualità diversa come le tre Guna della filosofia orientale. Nel disegno i triangoli sono colorati con tre colori diversi. La Croce il primo simbolo, è il punto, l’alfa da cui inizia la creazione, perciò è posta al centro.

 
Figura 2. Disposizione geometrica dei sette simboli di Barga
 
La Croce nella terza riga è il primo e l’ultimo simbolo, l’alfa e l’omega della creazione.
 
Gli stessi simboli sono ripetuti per due righe, diventando così due volte sette, cioè 14, sette per lo Spirito sette per la Forma, i Sette Cieli e le Sette Terre. La terza riga ha due croci: la Croce iniziale è la discesa dello Spirito nell’oscura Materia Caotica, la croce finale è la risalita dello Spirito dalla Materia redenta e divenuta raggiante. Nella terza riga abbiamo 8 simboli, il numero otto numero otto che rivela l’equilibrio tra l’ordine terrestre e quello e quello celeste.
 
Infine la somma dei segni delle tre righe è 7+7+8=22, il numero delle 22 consonanti o suoni del Libro della Creazione, il Sepher Yetzirah. Esse sono le lettere fondamentali con le quali Dio ha formato l’anima dell’intera creazione e di tutto ciò che è stato creato, sono la causa prima della formazione nella materia.
 
La Croce nella terza riga è il primo e l’ultimo simbolo, l’Alfa “α” e l’Omega “ω” della creazione. La stella a sei punte equivale al fiore della vita a sei petali, alle sei direzioni dello spazio, e al Chrisma, dove sono riportati l’alfa e l’omega.  Sulle pareti della Cappella templare di Montsaunès sono rappresentati parecchi Chrisma a sei bracci, marchio della confraternita dei costruttori[7]. Il Chrisma è anche il simbolo dei Maestri Costruttori Templari.
 
In Piemonte a Revello (CN), vi è l’Abbazia di Santa Maria di Staffarda che reca sotto gli occhi di tutti segni della presenza dei Templari. Un architrave della finestra della loggia (broletto) dei mercanti, riporta simboli noti come “la scritta templare”, databile tra gli anni 1230 e 1240. L’architrave porta incisa linearmente Sette simboli. Al centro un rombo (un quadrato ruotato di 45°), collocato tra due U rovesciate, simbolo di due colonne unite dall’arco, cioè una nicchia; poi altri due rombi più piccoli, all’interno di due simboli. Il primo a sinistra è formato dall’intersezione a croce di un semicerchio, una coppa con una “S”. A destra il settimo simbolo, un cerchio con due petali, quasi a voler rappresentare il Sole con due ali. Il Sole alto era rappresentato in Egitto a Tebe e anche tra gli Assiri in Mesopotamia. Viene anche in mente il chakra frontale, con due grandi petali orizzontali .
       

                                                                                                                                                                                                                                                               Figura 3. Staffarda - Architrave templare  - Disposizione geometrica dei sette simboli  
 
Disponendo i simboli su una stella a sei punte con il settimo al centro, come già fatto  per la critta misterica del Duomo di Barga,  si svela il mistero. Un triangolo con il vertice verso il basso gruppo formato con i Tre rombi (quadrati ruotati di 45°), e un Triangolo col vertice verso l’alto con tre simboli espressioni di dualità armonizzata, la coppia di nicchie (due colonne unite in una nicchia), e il fiore a due petali con la corolla unificante centrale.  Al centro il primo simbolo, i due segni, coppa e S incrociati.
 
                                                                                                                                                                                                                                                        
                   
      

       
                                                                                                                                                                              
Figura 4. Il Chrisma e le scritte misteriche
 
L’origine del simbolo è fatta risalire al sogno fatto dall’imperatore Costantino che però conservò sempre la carica pagana di Pontifex Maximus. Dedicò molta parte del suo tempo nel tentativo di comporre il dissidio religioso fra gli stessi cristiani. Durante la lotta contro Massenzio cercò di conciliare le tendenze pagane con quelle cristiane facendo disegnare sugli scudi dei soldati il simbolo, composto di: P = Monogramma di Cristo X = Simbolo del Sole[8]. Per i Maestri d’Opera dell’antica Roma, membri dei collegia fabrorum, l’atto di orientare un edificio seguendo i punti cardinali rivestiva un significato molto più importante di un semplice procedimento di costruzione: essi si facevano l’eco del grande atto ordinatore per mezzo del quale il dio-sole aveva formato il cosmo dal caos; si trattava dunque di un rito nel senso proprio del termine. Riprendendo questo rito il cristianesimo gli conferì un significato nuovo che possiamo dedurre dalle iscrizioni delle prime catacombe in cui la croce iscritta dentro un cerchio appariva come l’emblema di Cristo.
 
La combinazione delle prime tre lettere del nome Christos “X, P, I” forma la ruota a sei raggi corrispondenti ai punti cardinali e all’asse polare, simbolo del “sole invincibile” (sol invictus) che ornava il labaro dell’imperatore Costantino e che era conferito all’imperatore romano nella sua qualità di grande ordinatore del regno terrestre (Pontefice Massimo). Adottato dai cristiani questo fu trasformato mediante l’incorporazione del nome di Cristo, sole divino dell’Universo: «Cristo, luce e irraggiamento del Padre, salvezza del mondo che percorre il cerchio dell’anno» (Inno dei Vespri della Natività)[9].
 
Da Dio – Cuore dell’Universo (Punto Centrale) – si dipartono distese infinite che si dirigono, l’una in alto (Zenit), l’altra in basso (Nadir), l’una a destra (Est), l’altra a sinistra (Ovest), l’una in avanti (Nord), l’altra indietro (Sud), svolgendo lo sguardo verso le Sei distese come un numero sempre uguale, Egli porta a compimento il mondo; Egli è il Principio e la  Fine, in Lui si compiono le Sei fasi del tempo e da Lui ricevono la loro estensione infinita, tale è il segreto del numero Sette.[10]                                                                   
                   
      

      
Figura 5. Le Sei Direzioni dello Spazio  
 
Con quanto scritto sopra è più che probabile che i Maestri d’Opera seguaci fedeli all’antica tradizione abbiano adottato questa epigrafe quale emblema della loro conoscenza misterica. Questo ripetersi della scritta in linguaggio cifrato che allude alla divina creazione in terra è legata al messaggio che l’antica gilda dei costruttori prima romani e poi comacini affermavano di costruire secondo i dettami dell’armonia divina.
 
 
 
NODI E COLONNE

Il nodo di San Giovanni Battista e sia il nodo di Salomone si trova raffigurato non solo in epoca medioevale ma anche in epoca romana e paleocristiana. In Italia per opera dei Maestri Comacini, sia il Nodo di San Giovanni Battista e sia il Nodo di Salomone, li ritroviamo avvolti intorno alle colonne. Il nodo lo possiamo immaginare come una corda che si avvolge attorno a ciascuna colonna disposta ai quattro angoli di un quadrato.

 
Figura 6. Colonne unite con i nodi di San Giovanni e di Salomone
 
Il simbolo è qualcosa che va oltre all’unione degli opposti: il cappio unisce i Quattro elementi, i Quattro angoli del Tempio. Una rappresentazione del nodo di Salomone risalente all’antica Roma, unisce a due a due, cioè in una doppia coppia gli angoli del quadrato.
 
Sui fianchi del Duomo di Barga all’interno di formelle, troviamo Nodi di Salomone, di cui un fatto con un serpente annodato con la testa provvista di due orecchie capace di udire l’inudibile, quasi a volere alludere ai Serpenti di Saggezza Umani cioè agli Iniziati. I nodi sono databili al primo ampliamento del Duomo nel XII-XIII secolo, l’epoca dei Templari.

Figura 7. Duomo di Barga nodo con testa di serpente con orecchie
 
In Austria ai due lati del portale dell’ossario templare di Mödling possiamo ammirare quattro colonne annodate. A Chiaravalle Milanese, presso l’Abbazia Cistercense ritroviamo ai quattro angoli del chiostro gruppi di quattro colonne annodate. L’Abbazia di Chiaravalle fu fondata da San Bernardo nel 1135, ed è una delle prime costruzioni gotiche in Italia. A Lucca troviamo due gruppi di quattro colonne annodate del duomo di San Martino, nella chiesa di San Michele in Foro, e nel fonte battesimale in San Frediano costituita da una vasca circolare, con una grande tazza interna sostenuta da un pilastro e coronata da un coperchio sorretto con sei colonnine e stranamente cinque sono lisce e una formata da sei colonnine è annodata.
 
Figura 8. Colonne annodate - Portale dell’ossario templare di Mödling – Chiaravalle – Lucca San Michele

 
Le colonne annodate divennero anche il segno distintivo dei Maestri Comacini all’interno delle confraternite Edili dei Liberi Muratori, che custodivano gelosamente i “segreti del mestiere”, per i quali il “nodo” era anche un segno di riconoscimento di una determinata famiglia di costruttori o la materializzazione di un legame spirituale di fratellanza e unione[11].
 
Altre volte il nodo è fatto solo per due colonne poste ai lati di una finestra, cioè si tratta di una doppia coppia. Nella Basilica di San Zeno, a Verona, ammiriamo quattro splendide colonne di marmo rosso, due per lato, con un nodo a mezza altezza a coppie annodate in modo inverso per informarci che abbiamo due coppie.

 
Figura 9. Verona - Colonne annodate Basilica di San Zeno
 

[1]Il Duomo, insieme al Palazzo Pretorio, costituisce una sorta di cittadella fortificata, protetta da poderosi muraglioni un tempo muniti di merlature e robuste porte d’accesso. L’articolazione stessa dell’edificio e l’imponenza della torre campanaria, conclusa sulla sommità da merli, fanno ritenere che l’edificio svolgesse anche una funzione di difesa.
[2] La scritta è posta su un’unica riga orizzontale.
[3] Nella chiesa a Pisa dei SS: Cosma e Damiano (XI secolo), oggi distrutta, vergata su tre righe e si trovava sullo stipite destro della porta, sopra un’altra iscrizione che citava gli artefici Giovanni e Venacio, che avevano lavorato alla porta stessa. La pietra con l’iscrizione è esposta presso il Museo Nazionale di San Matteo.
[4] http://www.duepassinelmistero.com/Il%20Duomo%20di%20BARGA.htm
[5] L’iscrizione si trovava incisa sulla cassa di piombo contenente le reliquie di San Ponziano (VIII sec.d.C.) che da Roma erano state trasferite a Lucca. La pietra su cui era incisa l'iscrizione scomparve nel ‘700 ma potrebbe trovarsi all’interno della cassa esterna che fu realizzata per contenere le reliquie del Santo. http://www.duepassinelmistero.com/
[6] L’Anima del Mondo è divisa in più parti secondo i criteri di proporzionalità e armonia le cui misure sono date dalle due quaterne (4 + 4) geometriche di: 1, 2, 4, 8 e 1, 3, 9, 27 che insieme formano una serie di Sette numeri: 1, 2, 3, 4, 8, 9, 27.
[7] Chrisma in Santa Maria de l'Assumpció de Cóll, La Vall de Boí, Spagna. Louis Charpentier riferendosi al Chrisma nel libro il Mistero di Compostela scrive: “È un marchio dei costruttori pirenaici”.
[8] I cristiani protestanti, in particolare i restaurazionisti, rifiutano il suo uso perché non utilizzato dai primi cristiani e poiché credono sia di origine pagana, vedendolo come un simbolo del dio sole.
[9] Titus Burckhardt - La nascita della cattedrale di Chartres.
[10] S. Clemente d’Alessandria.  
[11] http://www.duepassinelmistero.com/
IL SIMBOLISMO DEL CENTAURO E DELLA CERVA
     
In Francia, a Montsaunès sulla parete Ovest è dipinto un centauro accompagnato da un cane, nell’atto di scagliare una freccia, sembra contro una cerva raffigurata lontana, nella parte opposta (nord) del rosone. In Italia ritroviamo il motivo della cerva senza il centauro nei dipinti della Cappella Templare di San Bevignate, e a Lucca. In Austria sul portale dell’ossario templare di Mödling[1] si può ammirare un rilievo di un cavaliere che insegue un cervo che è inseguito da due cani[2].  A St. Gilles, nella Camargue in un’abbazia benedettina che poi divenne templare, ritroviamo scolpiti sull’architrave del portale d’ingresso, il tema del Centauro Sagittario che caccia la cerva. Il cane non è rappresentato, ha eseguito la sua funzione, centauro e cerva sono uniti in due cerchi intrecciati.  

Figura 1. Il motivo della cerva Montsaunès – St. Gilles – Lucca San Michele - Mödling
 
Il centauro rappresenta la doppia natura dell’uomo: animale il corpo da cavallo, spirituale il busto umano, è il simbolo della dualità. L’uomo è un animale e, al pari degli animali, possiede la qualità dell’istinto e della risposta istintiva al suo ambiente. Ma l’uomo è anche un essere umano: è razionale, può analizzare, criticare, possiede quel qualcosa che chiamiamo mente, questo è l’aspetto superiore del centauro. Il centauro lo troviamo a Lucca nella chiesa di San Michele scolpito metà asino e metà uomo in alto nel portale principale e intarsiato in marmo bicromo sul frontale. L’asino, a Chartres non è come sostenuto da diversi autori messo in mostra per dare una lezione morale, ma per invitare a capire ai passanti. Le Metamorfosi, di Apuleio, note come “L’asino d’oro”, raccontano le peripezie di Lucio, trasformato in asino e ridiventato uomo. Per gli ebrei l’asino è un animale privilegiato creato da Dio nel sesto giorno della creazione; l’Asinità è un simbolo della Sapienza nell’universo divino delle Sephiroth. Abramo prende un asino per trasportare la legna che servirà per il sacrificio del figlio Isacco. L’asina di Balaam, l’indovino, per volere di Dio acquista la parola e rimprovera il suo padrone; questo animale nel racconto biblico ha la capacità di vedere l’angelo con la spada sguainata mandato dal mondo divino.
 
Nella mitologia greca re Mida (re della Frigia), dopo essere stato punito da Apollo che gli ha fatto crescere delle enormi orecchie d’asino, crea il berretto frigio per nascondere i suoi nuovi attributi. Il berretto frigio di color rosso nasconde il segreto delle orecchie d’asino; esso, legato al significato della conoscenza dell’ultima fase della Grande Opera (opera al rosso), è considerato dagli adepti un importantissimo oggetto con valenze simboliche, il copricapo per eccellenza, il sigillo dell’iniziazione; attributo dell’Adeptato, veniva posto sul capo del novizio nei misteri eleusini mentre venivano pronunciate queste parole: “copriti con questo berretto, vale più della corona di un re”. Nella simbologia dell’arte medievale in diverse chiese gotiche l’alchimista è stato raffigurato come un uomo barbuto con il berretto frigio.

 
Figura 2. Il motivo del Centauro – Lucca
 
La cerva tra i Celti era considerato un essere spirituale associato alla Dea Madre. La femmina del cervo, rappresentante del principio femminile, compare spesso nei racconti che narrano le gesta dei Fianna. Possiede leggerezza, fiuto e grandi capacità di mutare forma e ha il ruolo di condurre il cacciatore nel profondo della foresta dei misteri. Il mito greco narra che Euristeo, inviò Ercole a catturare la sacra cerva di Cerinea dalle corna d’oro, il cui sangue non poteva essere sparso. La cerva sacra rappresenta la ragion pura, l’intuizione. Vi sono moltissime leggende che iniziano con una caccia al cervo che spesso termina con un avvenimento soprannaturale. Nel medioevo il simbolismo del cervo era usato come sinonimo di Mistero. Il cervo era anche il simbolo del Cristo, metafora del credente, che anela a Dio come la cerva all’acqua di fonte. Come la  cerva anela ai rivi d’acqua, così l’anima ma a Te anela, o mio Dio. (Cantico dei Cantici, 42).  
Il Cane è un animale guida, che spesso conduce la ricerca verso l’Altrove … La ricerca ha luogo nella Foresta, che rappresenta il Labirinto. Il cane è un animale che vede e segue le tracce, guidando gli umani a trovare, per esempio, la terra in cui stabilirsi, in cui fondare un villaggio o una città, in cui costruire un tempio. Egli guida, cammina dinanzi a loro voltandosi di tanto in tanto per vedere se coloro che devono seguirlo sono rimasti indietro o sono a lui vicini. Il Cane conduce anche a trovare il luogo, fino a quel momento perduto e ignoto o di qualcosa che è stato perduto. Il Cane (o una muta di cani) riconosce il colpevole di un crimine, e spesso lo punisce, sbranandolo.
 
Perceval nella “Deuxième Continuation del Conte du Graal Perceval” entra in un castello abitato soltanto da una fanciulla che gli promette il suo amore in cambio della testa del cervo bianco, per cacciare il quale gli presta il suo bracco (cane). Wolfram von Eschenbach[3], il più importante poeta del Medio Evo tedesco, fu un franco Cavaliere certamente un Iniziato, un Cavaliere Templare. Nel Titurel di Wolfram von Eschenbach[4] c’è una parte a dir poco essenziale che riguarda solo e soltanto il cane e il suo inseguimento visto simbolicamente come percorso verso una meta spirituale e umana insieme, una meta di realizzazione interiore ed esteriore. Il bracco è la chiave privilegiata per comprendere il Titurel: da un lato, infatti, questo termine rimanda a uno specifico ordine che a quel tempo era rivolto ai cani durante la caccia, significando esattamente “rimani sulla traccia”; nello stesso tempo, allude al corretto comportamento nella via spirituale: “l’attenzione al sentiero”.
 
A Lucca nel Duomo di San Martino sono rappresentati due motivi della cerva, uno all’esterno in alto sulla facciata con un cane opposto alla cerva (come a Montsaunès), tra i due un fiore della vita a 6 petali. Il cane e la cerva rappresentano due forze opposte come le due spirali tra la croce templare. Entrambe le due figure sono accompagnate dal fiore di Lys. Sotto le due figure un arco con due serie di triangoli due serie di triangoli orientati in senso opposto; sotto ancora il motivo continuo floreale della doppia spirale.

 
Figura 3. Il motivo della cerva – Lucca San Martino
 
Il rifacimento del portico di facciata del XIII secolo fu fatto dal Maestro d’Opera Guidetto da Como scultore e architetto, di formazione comacina, già impegnato nel cantiere nel Duomo di Pisa, che fa bella mostra di se citandosi nel cartiglio che tiene in mano, nel pilastrino di fianco al campanile di S. Martino a Lucca con la data 1204.
 
L’altro motivo con la cerva lo ritroviamo nel lato sinistro del portico del Duomo in un doppio quadrato. Al posto del centauro abbiamo in un doppio cerchio un cavaliere a sinistra della cerva. Il cavaliere è circondato da una corona è formata da 2x7 motivi a spirale foglia opposti. Il diametro del cerchio con il cavaliere è uguale alla diagonale del quadrato. La cerva è in un cerchio all’interno dei quadrati nel luogo più spirituale. Il quadrato contente il cerchio, contiene a sua volta 32 quadrati rossi e altrettanti bianchi. Segue un’altra cornice contenente 40 quadrati bianchi, quattro volte i numeri della Tetractis. Questo quadrato come si è visto, è riproposto con altre varianti geometriche. Qui non abbiamo più il centauro, l’animale-uomo, ora cavallo e cavaliere sono separati: è avvenuta un’evoluzione, la natura animale è docile e sottomessa ai comandi dell’uomo spirituale. I Templari erano dei Cavalieri.
 
A destra abbiamo un Grifone che contrasta il dragone. Originariamente il grifone era sacro al dio Apollo e alla dea Atena, infatti le sue caratteristiche sono la forza, la vigilanza e la saggezza. Esso è costituito da parti di corpo di leone e di aquila: sul busto di leone possono crescere testa e ali di un’aquila e, a volte, è presente anche una coda di drago. Durante il Medioevo la concezione del grifone è cambiata; in lui si vedeva la doppia natura umana e divina (si associava l’aquila al cielo e il leone alla terra) proprio come la possedeva Cristo. Il connubio aquila inteso come uccello del sole e leone inteso come animale del sole simboleggia la resurrezione: difatti il sole tramonta la sera per poi sorgere nuovamente il mattino.
 
 
I TEMPLARI E IL DRAGONE
 
Affreschi sulle pareti delle cappelle templari ne sono rimasti pochissimi, distrutti o perché templari o dall’incuria dell’uomo e degli elementi. Sulla parete ovest della Cappella dei Templari Cressac-Dognon in Francia, sopra la porta d’ingresso, s’identifica a sinistra un cavaliere che proteggere una donna mentre fronteggia e combatte un drago. I racconti mitici riguardanti l’uccisione del Drago, con le aggiunte del tesoro e della giovane tenuta prigioniera sono velate allusioni della conquista della saggezza. Sulle pareti della campata della Cappella di Montsaunès sul lato sud alla destra della finestra della seconda campata abbiamo raffigurato un drago alla cui coda una seconda testa.

 
Figura 4. Il Drago – Cappelle Templari Cressac-Dognon e Montsaunès
 
Nell’uomo il Drago è la Kundalini che dorme alla base della spina dorsale. Il primo compito del discepolo, dello yogi è di sconfiggere il drago del proprio letargo spirituale e liberare la ragazza gioiello, la sua shakti, in modo che essa possa divenire la sua guida spirituale verso la beatitudine di una vita immortale, di là dal sonno dell’inconsapevolezza. Nell’iconografia medioevale il guerriero combatte contro il drago per liberare una fanciulla prigioniera in una torre o in una caverna, cioè prigioniera della dura materia, come l’Anima è prigioniera della forma custodita dalle forze del sottosuolo. Beatrice per Dante un Fedele d’Amore rappresentava la sua parte spirituale, l’Anima. Un Iniziato completo era chiamato Drago, Serpente, perché lo aveva vinto e domato. Si davano i nomi di Serpente e di Drago ai Saggi, gli Adepti Iniziati dei tempi antichi.
 
San Michele, fin dalle origini, è stato festeggiato il 29 settembre, pochi giorni dopo l’equinozio autunnale poi, con l’ultima riforma liturgica negli anni settanta gli sono stati affiancati anche gli altri due arcangeli: Raffaele e Gabriele. L’esoterista francese M. Guinguand scrive: “Le cattedrali dedicate a San Michele hanno proprietà telluriche quasi identiche alle Notre-Dame, ma sono in grado di dominare in particolare le forze negative prima dell’autunno, prima dell’attacco dei draghi dell’inverno e delle forze nere, all’equinozio d’autunno[5]. Non è un caso che San Michele Arcangelo sia stato il patrono dei Cavalieri Templari, la festività dedicata a San Michele è il 29 settembre, subito dopo l’equinozio di autunno.

 
Figura 5. Lucca San Michele al Foro - architrave portale centrale
 
A Lucca l’architrave del portale della chiesa di San Michele in Foro al centro presenta San Michele che infilza verticalmente la bocca del drago. La “Mitologia Alchemica Medioevale” assegnava alla testa del drago il compito di reggere il peso intero della Terra. Trafiggere il drago significa bloccare un’energia caotica, che se controllata dona potere. M. Eliade descrive il modo di procedere dei costruttori di edifici sacri in India: “Prima che i muratori depongono la prima pietra, l’astronomo mostra loro il punto, dove deve essere collocata e questo punto deve trovarsi sopra il serpente che sostiene il mondo, il capo muratore affila un picchetto e lo introduce nel suolo esattamente nel punto indicato, con lo scopo di immobilizzare la testa del serpente. Pertanto la pietra angolare si trova al centro esatto del mondo ”. Nell’iconografia cristiana medioevale quest’atto è quello della testa del drago trafitta dalla lancia di San Michele. Al lato sinistro una sirena bifida a due code, indica sia una forza duplice dovuta a un incrocio di acqua sotterranea e un simbolo di fertilità e di eterna generazione.
 
Questo simbolo nasconde qualcos’altro, la volontà suprema dell’adepto che è rappresentata dalla Donna che schiaccia la testa del serpente e dall’Angelo risplendente che atterra il drago e lo tiene sotto la sua lancia. È la liberazione della volontà da ogni schiavitù della forma e dai legami della terra. Se la volontà dell’angelo di luce che è in noi non ci libera da quest’attrazione fatale, saremo riassorbiti nella corrente della forza che ha prodotto gli elementi terrestri di cui siamo composti. Ci liberiamo dagli abbracci dell’Antico Serpente solo mettendogli il piede sulla testa, cioè lo possiamo guidare secondo la nostra volontà. Il Drago che personifica i quattro elementi, ha delle ali, elemento Aria; cammina, elemento Terra; sputa, elemento Fuoco; nuota, elemento Acqua. Il trionfo dell’uomo sul drago è la vittoria dell’uomo sui quattro elementi che compongono la sua forma.
 
All’esterno del Duomo di Barga una serie di riquadri (formelle), tra nodi e figure geometriche, una coppia mostra un guerriero armato con scudo e un drago che si fronteggiano a lato una formella con la croce templare. Il guerriero ha uno scudo templare a mandorla con cinque cerchi, la testa sormontata da un cappello frigio segno iniziatico, sembra mostrare tra il cappello e il collo e un unico grande occhio. È probabile che i cerchi fossero sei quello più in basso può essere stato eroso col tempo. Sei cerchi, richiamano i sei cerchi del Fiore della Vita. Il drago ha la coda avvolta a forma di otto o doppio vortice-spirale, vortice rappresentato in un’altra formella.

 
Figura 6. Duomo di Barga Guerriero con cappello frigio e Drago – Duomo di Lucca coppia di Draghi                                   
 
Una simile rappresentazione è espressa in modo più esplicito nel duomo di Lucca, dove si vede una coppia di draghi che si fronteggiano con le code che formato un otto perfetto. L’arco sottostante è ornato da due serie di triangoli che vanno in senso opposto, la dualità equilibrata. A sinistra dei draghi, in un cerchio una croce templare con quattro stelle a sei raggi. Il cerchio ha una corona formata da 30 triangoli bianchi e 30 triangoli azzurri. Trenta sono i raggi del Sole Misterico della Cappella Templare di Montsaunès. Sul lato destro in un cerchio a fondo azzurro, un fiore bianco a sette petali con la corolla formata da una stella bianca a sette raggi, in totale due volte sette.
 
A Lucca sulla semicolonna centrale del Duomo di San Martino, all’interno di un motivo a spirale un guerriero con una spada in mano che cavalca un Drago. Il significato è che ciascun di noi ha il suo drago da vincere e domare: tale battaglia, volta alla conquista del tesoro che sta nel fondo di noi stessi, è però, appunto perché tale, un’Iniziazione.

 
Figura 7. La lotta con il Drago
 
Il drago ci si presenta con due volti che sono, a loro volta, due “segni” rivelatori: da una parte è il custode del segreto, del luogo sacro, della ricchezza nascosta, e come tale il divoratore di chi tale segreto vuol profanare e di tale ricchezza si vuole appropriare; dall’altra è il rivomitatore dell’eroe, quindi il suo Iniziatore. Viollet-le-Duc scrive nel suo Dizionario ragionato di architettura medioevale, che tra due archi ogivali sulla volta nei sotterranei della vecchia sacrestia della chiesa abbaziale di Vezelay sono poste quattro figure scolpite, di uno di loro, raffigura un guerriero con un’armatura che ricorda le squame del Drago. Le gambe delle figure Drago e Guerriero sono attorcigliate per formare un cerchio (l’Urobos) con il Drago come morde la testa al Guerriero mentre questo lo trafigge.
 
    Nel Duomo di Barga il pulpito sorretto da quattro colonne. Le due colonne davanti appoggiano su due leoni che rappresentano la Forza Duplice: due leoni scolpiti erano posti ai lati del trono di Salomone. Uno dei due leoni di Barga atterra il drago simbolo della forza da domare, l’altro atterra un uomo che con una mano cerca di allontanare la bocca e l’altra lo pugnala. È la figura duale precedente, il Drago trafitto diviene il Leone e contemporaneamente cerca di mangiare l’uomo.

 
Figura 8. Barga - Leone stiliforo che viene pugnalato
 
Il leone è un indiscusso simbolo di Forza perciò, posto a guardia dello spazio sacro. Cristo è chiamato “il leone della tribù di Giuda”. Il leone è accanto al Trono divino nel libro dell’Apocalisse (5, 5).

[1] L’altro ossario a pianta circolare templare in Austria è di Hartberg (Stiria), il cui muro esterno è diviso in fasci di colonne terminanti in Nove Teste d’uomo, i nove fondatori dell’ordine.
[2] http://www.othmar.at/kirchen/karner/bilder_aussen/index.html
[3] Nato nel 1170 vissuto sino al 1220 circa.
[4] http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Animali-IL-CANE/D5141127.html. Violetta.
[5] M. Guinguand: Misteriose Cattedrali, Parigi, 1878.
CAVALLO E CAVALIERE

Il sigillo più famoso del Gran Maestro Pierre de Montaigu, mostra sul fronte due cavalieri su un unico cavallo e sul retro il Tempio di Salomone. Il Tempio di Salomone richiama all’insegnamento segreto o misterico ebraico. In ebraico, il cavallo di sella si dice “פ ר ש” “parash”, parola che significa anche spiegare, definire, dare l’intelligenza. La bibbia lo conferma, assimilando il cavaliere alla saggezza, e il cavallo all’intelligenza.  Il cavallo è assunto a simbolo dell’intelligenza terrena, che l’uomo deve governare, come il cavaliere guida il suo animale. I cavalieri del sigillo sono due, sembrano gemelli, come i Dioscuri Castore e Polluce, il primo è mortale, cioè materiale, il secondo la luce, cioè immortale; sono il simbolo dell’uomo duplice, il mortale e l’immortale. Se il cavallo rappresenta la parte terrena, la personalità, Il duplice cavaliere rappresenta la parte spirituale, l’uomo spirituale composto di anima e spirito. L’Anima rispetto allo Spirito è materiale.

 
Figura 1. Sigilli: Gran Maestro Pierre de Montaigu – Celtico tre cavalli
 
In Portogallo a Tomar vi è il grande complesso templare con castello e chiesa, detta la Rotunda o Charola, costruita nella seconda metà del dodicesimo secolo dai Templari orientata secondo l’asse est-Ovest. La caratteristica di questa chiesa è che i Templari entravano a cavallo per assistere alla funzione religiosa. Louis Charpentier trattando la cattedrale di Chartres afferma la stessa cosa: “Il diritto dei cavalieri di entrare nella cattedrale a cavallo”. I cavalieri (CaBaLieros), simbolicamente sono coloro che “montano” la Kabbalah, Cabala, (CaBaL), quelli che sono istruiti dalla “Cabala”, la Scienza Misterica, nella scienza delle leggi e delle armonie del creato. E il Cavaliere, come un Templare degli ordini maggiori, deve essere dunque un “Iniziato” e in ciò gli è fedele alleato il cavallo, animale chiaroveggente e psicopompo per eccellenza. Cavaliere per i Templari era un titolo di nobiltà spirituale nel senso esoterico.
 
In Scandinavia i Celti Jomsvikings avevano un sigillo che rappresenta due lance incrociate.  Il loro capotto era bianco, la loro croce, dai rami uguali, rossa, e il loro cavallo nero. Nel momento in cui fu creato l’Ordine del Tempio, numerosi costruttori celtici entrarono nell’Ordine e molti erano iniziati.
 
Tra i Celti vi era un simbolo usato dai cavalieri: Tre cavalli tra i nodi celtici. Tre erano i cavalli che i Templari avevano a disposizione, il Maestro ne aveva quattro. Inoltre erano 3 i nemici che il Cavaliere poteva affrontare senza essere tacciato di vigliaccheria.
 
La chiesa di San Lorenzo a Porto Venere (La Spezia), è stata consacrata dallo stesso Innocenzo II, che fu il Papa che accolse nella pienezza della chiesa l’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo, prima inseriti nella chiesa del Patriarcato di Gerusalemme, con la regola di Sant’Agostino. Il fonte battesimale a vasca ha subito una scalpellazione dovuta alla damnatio memoriae, ma vi si possono leggere la croce decussata, il fiore della vita e il cavallo, come a Volastra di Riomaggiore[1].

 
Figura 2. San Lorenzo Porto Venere -  Fonte battesimale
 
San Michele, San Giorgio, San Martino, sono rappresentati a cavallo. San Martino rappresentato come un ufficiale romano a cavallo che dona metà del suo mantello a un povero. Le vesti di San Giorgio e San Martino sono quelle tipiche dei Templari, dai colori bianchi e rosso. San Martino negli affreschi della cappella templare di Montsaunès dei Pirenei francesi è rappresentato con abito rosso. A Fossa, situata a pochi chilometri dall’Aquila, si trova la chiesa templare di S. Maria ad Cryptas[2]. La chiesa, colpita duramente dall’ultimo sisma, è del XIII secolo (1200). A Santa Maria della Fossa vi è un affresco composto di due riquadri con una coppia di cavalieri su cavalli bianchi, che si guardano frontalmente. Nel riquadro di sinistra un cavaliere con scudo crociato identificato come San Giorgio, con una lancia trafigge la bocca del drago; nel riquadro di destra San Martino, con il suo mantello, osserva la scena del drago. Alla sinistra di entrambi i cavalieri, Due alberi a Cinque rami accompagnano la scena. Il numero cinque è quello del microcosmo, dell’uomo. I Pitagorici chiamavano il Cinque assenza di contesa.

 
Figura 3. Santa Maria della Fossa - San Giorgio e San Martino su cavalli bianchi

San Giorgio e San Martino idealmente formano il numero dieci o due volte cinque. Il Drago che normalmente collegato a San Giorgio e a san Michele, a Lucca è collegato mistericamente anche a San Martino. Sulla facciata del Duomo di Lucca[3], sotto i piedistalli della rappresentazione di San Martino a cavallo mentre dona metà del suo mantello, vi sono coppie di draghi. A destra, sotto la base di appoggio, in alto due leoni che guardano in direzione opposta, fronteggiando due draghi sul lato interno del piedistallo. Il Maestro d’Opera delle cattedrali gotiche francesi Villard de Honnecourt, raffigura nel suo taccuino due leoni, due trombettieri, appoggiati di schiena o che guardano in direzioni opposte per simboleggiare l’unione armonica dei contrari. In basso un uomo si abbraccia con un animale un orso con la testa d’aquila, simbolo della natura duale dell’uomo animale e divina. Sotto la base di sinistra, in alto due draghi che si fronteggiano, sui lati interni ancora coppie di draghi opposti. In basso, sono ritratti due draghi le cui code si annodano vicendevolmente, i due serpenti del Caduceo, le due polarità energetiche. Agli angoli due facce dalla cui bocca escono le code dei draghi, la forza duale.

 
Figura 4. Duomo di Lucca San Martino a cavallo – particolari piedistalli

 
 
SAN MARTINO PATRONO OCCULTO DEI TEMPARI
 
 
San Martino il patrono del Duomo di Lucca è rappresentato dietro un altare la cui parete frontale è un rettangolo con lati in proporzione 1/2 (il doppio quadrato) contenente al centro una Croce Templare rossa! Tutte le figure geometriche e tutti i simboli del Duomo sono rappresentati in campo bianco con il colore blu, il fatto che questa Croce sia rossa in campo bianco vuole confermare che si tratta proprio di una croce templare. Il pallio[4] del Santo è ornato sul davanti con tre croci templari. Il rettangolo frontale dell’altare contiene due gruppi di stelle a sei raggi bianchi su campo blu. Un gruppo di quattro stelle ha due punte verticali, l’altro gruppo ha le punte ruotate. In totale 4+4=8 stelle, e due fiori a sei petali. In totale 8+2=10 ruote a sei vibrazioni. In alto una cornice formata da 2x34 quadrati ruotati, cioè 4x17. Diciassette è la somma dei primi Quattro numeri primi: 17 = 2 + 3 + 5 + 7, una forma di Tetractis. Sopra l’altare il Calice della conoscenza divina e il libro sacro. Dal centro della testa del santo esce una fiamma, quella dell’Iniziato. Ai lati Quattro discepoli, due di questi reggono il libro sacro.
 
 
Figura 5. Lucca – San Martino con fiamma sulla testa
                            
La particolarità delle stelle a sei punte è la loro realizzazione con triangoli isosceli aurei, i 10 triangoli al centro del Decagono, il cosiddetto “poligono di Dio”.

 
Figura 6. Lucca – San Martino - Stelle a sei punte auree
 
San Martino lo troviamo rappresentato anche nella Cappella Templare di Montsaunès in una nicchia sulla seconda navata dall’ingresso Ovest, senza altre figure attorno, di fronte sulla parete opposta San Nicola, insieme una coppia entrambi protettori occulti dei Templari. San Martino è il patrono di Hartberg in Stiria (Austria) dove si trova un ossario (karner) templare a pianta circolare del XII secolo[5]. Sul muro esterno dell’ossario appaiono nove fasci di colonne che terminano con Nove protomi di Teste templari: le Nove Teste rappresentano i Nove Cavalieri che fondarono l’Ordine del Tempio che si ritroviamo su una colonna è scolpita con nove teste d’uomo sopra un carro che trasporta l’Arca dell’Alleanza nella Cripta di St. Denis a Parigi. Una croce templare in un cerchio sovrasta il portale dell’ossario di Hartberg dedicato a San Michele, decorato internamente con affreschi iniziatici[6]. Nell’abside è raffigurato un albero della vita nel cui centro ridiede in un motivo a mandorla (Vesica Piscis) la Vergine col Bambino. Intorno i 12 profeti e personaggi cari ai Templari come Salomone e Davide[7]. Altri motivi mostrano un cavaliere San Martino, e al centro è raffigurato San Michele che rimprovera Balaam[8].
 
[1] Enrico Calzolari. http://www.enricocalzolari.it/templariluni.html
[2] Presumibilmente la chiesa è stata costruita inizialmente come tempio in stile romano-bizantino nel IX o X secolo d.C. con una cripta dalla quale ne derivò il nome. Sul precedente tempio quattro secoli dopo fu costruito un edificio gotico-cistercense.
[3] Probabile opera del Maestro Comacino Guidetto, l’autore della facciata. In seguito ai restauri e per una migliore conservazione il complesso scultoreo è stato spostato dalla originaria sede e posto nella controfacciata, in facciata è comunque visibile una copia.
[4] Pallio, striscia di lana bianca, di dimensioni analoghe alla stola, sempre bianca con disegnate o cucite delle croci nere, anticamente queste erano di colore rosso.
[5] Un altro ossario templare si trova a Mödling in Austria.
[6] Enigmi di pietra, I misteri degli edifici medievali, di Helmut Lammer, Mohammed Y. Boudjada. Edizioni Arkeios.  
[7] http://www.3dpanorama.at/gallery/karner_hartberg/karner_hartberg.htm
[8] Balaam il cui potere era pari a quello di Mosè, lo ritroviamo negli affreschi templari della Cappella di Montsaunès.
IL SEGRETO DELLE TESTE
 
Sull’archivolto del portale principale della Cappella Templare di Montsaunès, in una fascia a semicerchio, sono scolpite 52 figure umane unite a coppie, cioè 2x13 per lato, in totale 4x13. Alcune sono serene, quasi sorridenti; altre sono grottesche animalesche con ghigni. Tredici il numero tanto caro ai Templari.

 
Figura 1. Cappella templare di Montsaunès - Archivolto con teste

Lungo il corridoio della parete circolare della parte principale del Tempio Templare di Londra, vi sono piccole colonne sormontate da capitelli a fogliame, che si collegano con una serie di archi a sesto acuto sopra i quali si notano otto blocchetti in rilievo e otto incassati, divisi in due schiere di 4+4, la dualità.  Sopra le colonne sono rappresentate 63 teste grottesche di personaggi simbolici. A Montsaunès le teste sono 4x14, a Londra le teste sono 4x9. Quando si esamina questi volti umani, sembrano per la maggior parte distorti e agonizzanti dal dolore, inoltre si vedono bestie che rosicchiano loro le orecchie e strappando con i loro artigli le teste calve di alcuni di loro, i cui denti saldamente compressi e labbra tremanti indicano chiaramente un dolore intenso.
 
Figura 2. Londra - Round Church - Teste
 
 
In qualche caso si ha solo la rappresentazione di Iniziati o Maestri d’Opera, come per la Chiesa della Decollazione di San Giovanni Battista dell’antica commanderia dei Templari Paulhac[1]. Nella chiesa di San Giovanni Decollato, addossate sulla parete Sud a sinistra, vi sono dei triplici pilastrini alla cui base vi sono tre teste che appaiono come sapienti. Una di queste teste guarda in direzione dell’abside, ai cui lati due croci templari. È probabile che le teste[2] a Paulhac come nel Battistero di Pisa, siano un riferimento tanto ai Templari, quanto ai Maestri d’Opera.
 
Figura 3. Commanderia di Paulhac - teste dei Maestri d’Opera
 
 
Il viso per i Maestri d’Opera medioevali è simbolicamente la finestra dell’anima, una specie di documento d’identità spirituale. Abbiamo le rappresentazioni di visi sereni, grotteschi e animaleschi in relazione al risveglio dell’anima spirituale. L’energia del drago, kundalini, è racchiusa alla base della spina dorsale; nel cuore si trova il centro della vita sensibile; nella testa quello della mente e dei principi spirituali. Nella testa, è posta la sede dell’anima, questa, mediante il cervello, dona coscienza al corpo e, attraverso il cuore, trasmette la vita al fisico. Concentrandosi nella sede dell’anima ed attirando nella testa la forza latente alla base della colonna vertebrale l’individuo risveglia correttamente il drago Kundalini. In tal modo, l’anima ed il corpo s’incontrano, il padre e la madre si uniscono nella testa, dando luogo alle nozze mistiche e completando l’opera alchemica e rendono l’individuo consapevole dell’esistenza del Cristo interiore. La colonna nell’edificio sacro rappresenta la colonna vertebrale nell’uomo lungo cui scorre le’energia del drago.
 
Nel Duomo di Barga sulla transenna dove si appoggia il pulpito, si possono ammirare teste maschili femminili, si possono ammirare anche delle acquasantiere ornate di quattro teste poste originalmente nelle quattro direzioni di personaggi immersi in meditazione.
 
Figura 4. Duomo di Barga – acquasantiere con teste
 

     
Anche a Lucca, città templare, sulle facciate della chiesa di San Michele in Foro ai capi delle 44 colonne (suddivise in 7+7+15+15) della facciata si trovano ripetutamente rappresentate delle teste.
 
 
Figura 5. Lucca – San Michele in Foro – colonne con teste facciata principale

 
LA TESTA MISTERICA
 
 
Fra i simboli segreti di quest’Ordine vi era una testa mozzata di argento dorato di cui ufficialmente non si ha nessuna raffigurazione o reperto. I Templari avevano una particolare venerazione per San Giovanni Evangelista rappresentato con la testa mozzata.
 
Nella cattedrale di Amiens si trova il teschio di Giovanni Battista. Quello di Amiens non è l’unico cranio attribuito al Santo, l’altro si trova presso la Chiesa di San Silvestro in Capite, in pieno centro di Roma, che fu portato nella capitale italiana durante il pontificato di Innocenzo II (1130-1143). Il valore e l’importanza simbolica sono completamente diversi. Nella cattedrale gotica il teschio è tenuto in gran considerazione, nel suo prezioso reliquario all’interno della navata sinistra, mentre nella piccola chiesa romana il cranio si trova custodito in una semplice teca di vetro all'interno di una cappella laterale. Nella Cattedrale di Troyes, si trova la testa di San Bernardo di Chiaravalle, il sostenitore dell’Ordine dei Templari. Nel 1813, l’ultimo abate di Chiaravalle rimette al Prefetto della cattedrale il cranio di San Bernardo[3]. Il Prefetto inserisce questa preziosa reliquia nel tesoro della cattedrale. Dopo cinque secoli la cattedrale di Troyes che vide la nascita dei Templari - non a caso - riceve la testa del suo gran mentore.
 
Figura 6. Cattedrale Amiens – Teschio di S. Giovanni
 
 
La testa mozzata o separata dal corpo è un motivo dell’esoterismo templare e si trova rappresentata o custodita nelle cattedrali gotiche. I Templi gotici hanno spesso dei riferimenti a una testa mistica, staccata di netto dal busto come ad esempio a St. Denis, la testa del santo. Anziché la figura di San Giovanni Battista decollato, sul lato destro del Portale Nord della cattedrale di Notre-Dame di Reims è raffigurato San Nicosia (Nicaise) decollato, in quella di Notre-Dame di Parigi è raffigurato San Dionigi e in entrambe le sculture, al posto della testa due angeli pongono una corona.
 
Nel racconto gallese di Peredur, nella sala in cui supera la prova dell’anello, due uomini portano una lancia gigantesca dalla quale calano tre rivoli di sangue. Entrano quindi due giovani che recano un vassoio sul quale è posta una testa mozzata immersa nel sangue. Chrétien de Troyes mascherò il mistero testa grondante di sangue su un vassoio sostituendola con una coppa d’oro seguita dal vassoio[4]. A questo punto è rimarcata all’eroe la colpa di non porre la domanda, cioè di essere incapace di chiedere/comprendere il significato di tale apparizione. Quest’accusa è fatta anche a vari cavalieri del ciclo di Re Artù. Se Perendur avesse domandato di chi fosse la testa, e come ciò lo riguardasse, avrebbe saputo come sciogliere l’incantesimo della “terra desolata”. Nell’elenco delle accuse dell’Inquisizione contro i Templari è scritto che essi affermavano che: “La testa poteva salvarli, che faceva germogliare la terra e fiorire gli alberi e produrre ricchezze”. Queste proprietà coincidono con quelle attribuite dai romanzi del Graal.
 
Nel 1205 fu scritta la seconda versione del Graal, da titolo Perlesvaus, ufficialmente da un monaco dell’abazia di Glastonbury, secondo altri da un Templare. Qui il cavaliere Gawain cerca la spada che ha decapitato Giovanni Battista e che sanguina ogni giorno a mezzogiorno. Da notare che il mezzogiorno del ciclo annuale corrisponde al solstizio estivo, quando si festeggia San Giovanni Battista. In Perlesvaus i cercatori del Graal indossano abiti bianchi ornati da una croce rossa, proprio come i Templari. C’è anche una croce rossa in una foresta percossa con una canna in ogni parte da un prete. In un episodio l’eroe incontra un carro che trasporta circa 150 teste tagliate di cavalieri: alcune hanno una base d’oro, alcune d’argento altre di piombo. Poi c’è una giovane che tiene in una mano la testa di un re, con la base d’argento e nell’altra quella di una regina con la base di piombo. Uno dei custodi del Graal dice all’eroe: “Ci sono le teste con le basi in argento e quelle con le basi di piombo e i corpi cui le teste appartengono: ti dico tu devi riunire le teste del re e della regina”.
 
Tutto ciò ha il sapore di antichi misteri pagani, i cui ricordi sono ormai tramandati ai miti. Le reliquie più sacre per gli egizi erano la testa e il volto di Osiride. L’INSU, era il reliquiario che conservava in un vaso rivestito d’oro la testa di Osiride ad Abydos. La testa del dio Adone fu gettata in mare, mentre la testa di Orfeo il fondatore dei più importanti Misteri della Grecia, fu scagliata nel fiume Ebro. In latino la parola “testa” significava prima “vaso di terracotta”, poi “conchiglia” e infine “cranio”, immagini comunque rappresentative di un recipiente. Amoroso grembo materno, incarnato anche da Maria Vergine come “vaso spirituale”, “vaso dell’onore”, “vaso insigne di devozione”, secondo le espressioni utilizzate nelle Litanie. Nella simbologia alchemica il cranio era simbolo del vaso di trasformazione.
 
Il Cranio é il ricettacolo dei poteri divini e spirituali dell’uomo. Con la testa dei volenterosi, un tempo, si facevano preziose coppe nelle quali si beveva il vino durante le grandi solennità. E d’altronde il termine “coppa” (inglese Cup) é simile al termine “Capo”. Cranio é simile ai termini celtici “Karn”, cielo, e “Cairn” “il Monte Santo”, equivalente al Monte Meru, la cui vetta rappresenta in senso esoterico proprio il cranio. E non é un caso che Gesù fu crocifisso (morì a se stesso) sul Golgota, il luogo del Cranio. Interessante notare che, identificando il Golgota come una sfera, la croce su di essa configura lo stemma, secondo Laurence Gardner, dei Re Cainiti, cioè la croce sopra il cerchio, il Re del Mondo, la “RosiCrucis”, spesso rilevabile in dipinti ed opere alchemiche. Che l’intera simbologia derivi dall’Egitto e dai faraoni risulta dal termine egizio per “Giza“, chiamata in lingua originale “Rostau” che significa letteralmente “Rosacroce” (Ros é la Rosa – Tau é la croce)[5].


[1] Un villaggio nel comune di Saint-Étienne-de-Fursac nel dipartimento della Creuse.
[2] Nella Cripta di St. Denis vi è una colonna è scolpita con nove teste d’uomo sopra un carro che trasporta l’Arca dell’Alleanza. Nove Teste templari si ritrovano sul muro esterno dell’ossario romanico a pianta circolare del XII secolo di Hartberg in Stiria (Austria).
[3] I monaci di Clairvaux dal 1785 al 1788 aderiscono a una loggia massonica nella loro abbazia, chiamata Virtù.
[4] La storia celtica del Graal è di Peredur, un racconto gallese della fine del XII o dell’inizio del XIII secolo nel cosiddetto Libro Bianco di Rydderch. Oggi s’ipotizza che sia Chrétien de Troyes, e sia l’autore gallese utilizzarono la stessa fonte per scrivere i loro romanzi. Perceval di Chrétien de Troyes era anch’egli gallese.
[5] http://mikeplato.myblog.it/2012/08/31/baphometto-la-testa-d-oro/
Sapienza Misterica
Torna ai contenuti