Simbolismo Templare - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
Vai ai contenuti

Menu principale:

Simbolismo Templare

Templari
 
I Templari come ogni altra istituzione misterica utilizzarono il linguaggio dei simboli, che è una lingua ieratica. Il linguaggio simbolico non si posa su un ragionamento analitico e di conseguenza discorsivo, è al contrario per sua natura sintetico e si poggia sulla mente intuitiva. Ananda Coomaraswamy afferma che ogni simbolo porta con sé molteplici significati, perché è costruito sulla Legge di Corrispondenza e Analogia che lega fra loro tutti i mondi o tutti gli stati di esistenza. I Templari sull’esempio di Mosè seguirono la strada antica appresa in Egitto.
 
I Saggi Egizi, per comunicare la loro Sapienza, non si servirono dei caratteri scritti, per esprimere le loro dottrine, come se imitassero la voce e il discorso, essi nei loro templi disegnarono figure nei cui contorni è racchiuso il pensiero di ogni cosa” (Plotino, Enneadi, 8, 6).
 
I Templari come gli Egizi fecero disegnare e scolpire nella pietra delle loro sacre costruzioni (chiese e cattedrali) figure in cui è racchiusa un’idea. In modo che chi è pronto possa interpretare il simbolo applicando la legge di corrispondenza, riunendo il visibile (il simbolo) con l’invisibile, il conoscibile (la forma) con l’inconoscibile. La parola “simbolo” deriva dal sanscrito e significa: riunisco, raccolgo, metto insieme. Simbolo è ciò che collega, cioè che svolge il ruolo d’interprete.
 
 
Gesù disse: “Poiché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli mentre questo non è dato agli altri ... perché vedendo non vedano e udendo non intendano e non comprendano. Gesù disse: "Siate Saggi come i serpenti". Mosè viene fatto discendere da Levi, la tribù serpente. Il comando dato dal Signore a Mosè di appendere i capi del popolo “davanti al Signore contro il sole”, che è l’emblema di questo Signore, non lascia dubbi. “E Mosè costruì un altare e gli diede il nome di Jehova-NISSI”, o Iao-Nisi. II Serpente di bronzo messo su un’asta da Mosè adorato come un dio dagli Israeliti era un nis. I Templari utilizzarono il simbolo del Serpente su un asta o in forma di lettera "S". Una lastra templare a Utelle (Nizza) mostra il serpente che forma un otto rovesciato, il moderno simbolo matematico dell'infinito.
 
 
Sui fianchi del Duomo di Barga (Toscana) all’interno di formelle, troviamo un Nodo di Salomone fatto con un serpente annodato con la testa provvista di due orecchie capace di udire l’inudibile, quasi a volere alludere ai Serpenti di Saggezza Umani cioè agli Iniziati. I nodi sono databili al primo ampliamento del Duomo nel XII-XIII secolo, l’epoca dei Templari.
 
 
IL FIORE DI LYS – LA TRIADE <> IL MAESTRO TEMPLARE - MAESTRO COSTRUTTORE <> CAPUT LVIIIm <> I DUE SAN GIOVANNI <> I DUE SAN GIOVANNI <> LA DOPPIA SPIRALE <> IL LABIRINTO <> I MAESTRI D’OPERA COMACINI <> LE SCRITTE MISTERICHE DEI MAESTRI COSTRUTTORI <> NODI E COLONNE <> IL SIMBOLISMO DEL CENTAURO E DELLA CERVA <> I TEMPLARI E IL DRAGONE <> CAVALLO E CAVALIERE <> SAN MARTINO PATRONO OCCULTO DEI TEMPARI <> IL SEGRETO DELLE TESTE <> LA TESTA MISTERICA
IL FIORE DI LYS – LA TRIADE
 
Il simbolo templare dopo la croce che caratterizzò come una firma, i Templari, fu il giglio a tre petali, noto in Francia come il fiore di Lys. Il Fiore di Lys è onnipresente sia Cappella templare di Montsaunès sia nelle cattedrali gotiche. Il fiore appare nello stemma dei re di Francia[1] e della città di Firenze. Per quanto riguarda i Templari, il fiore è citato dal celebre versetto del Cantico dei Cantici (2, 1): “ego flos campi et lilium convallium” ripetuto e commentato molte volte da San Girolamo a San Bernardo. Quindi non è raro, fino alla fine del 12° secolo, vedere Cristo rappresentato tra gigli o fioroni stilizzati.
 
Questo fiore lo ritroviamo in Toscana nel Duomo di Barga (LU), nel duomo di San Martino a Lucca, dove troviamo una rappresentazione con quattro fiori di Lys a croce.

 
Figura 1. Lucca – San Martino Quattro fiori di Lys – Duomo di Barga
 
Il portale dell’ossario templare di Mödling è decorato con un motivo continuo con due fiori di Lys opposti tra loro.

 
Figura 2. Fiori di Lys portale dell’ossario templare di Mödling
 
I più antichi esempi conosciuti di Fleur-de-Lys si possono trovare sui bassorilievi assiri già dal 3° millennio a.C. Un re assiro (722 a.C.-705 a.C.) indossa un casco coronato con il Fleur-de-lys, che simboleggia la divinità. Si nota nel bassorilievo la simbologia del numero Tre codificato nell’Albero della Vita. Il sovrano è ritratto in piedi di fronte l’Albero della Vita, con il Fleur-de-lis, che simboleggia la sapienza, l’immortalità, e la rinascita divina. Alcune antiche monete indù riportano una doppia rappresentazione del Fleur-de-Lys, che forma quello che gli indù e i tibetani chiamano vajra, cioè fulmine.  

 
Figura 3. Fiore di Lys moneta indù e bassorilievo assiro
 
 
IL MAESTRO TEMPLARE - MAESTRO COSTRUTTORE
 
Durante il processo del 1310 a Lucera in Puglia, contro il templare catalano Galcerand de Teut (Teus?), dopo essere stato torturato egli, rivelò l’esistenza degli statuti segreti di Damietta redatti nella fortezza di Athlit.  Damietta, una città e porto dell’Egitto sul delta del Nilo, fu importante nel XII e XIII secolo durante il periodo delle Crociate. Questa fortezza fu fatta costruire nel 1218 dal Gran Maestro Guillaume de Chartres e nel 1291 fu poi abbandonata. Circondata da tre lati dal mare, munita di porticciolo e di un cantiere proprio era inespugnabile. In seguito a recenti scavi, in un cimitero della fortezza sono stati rinvenuti due loculi templari in cui oltre al simbolo della spada recano l’una un filo di piombo e una squadra, l’altra una squadra e un martello entrambi simboli dei Maestri Costruttori.
 
Figura 4. Utelle - Achitrave Templare
 
 
A Utelle nel retroterra di Nizza, nel centro storico su un architrave che porta il generico nome di “lastra del serpente”. In un rettangolo con rapporti lati 2:1 (formato da due quadrati), sono rappresentati un serpente con 6 piccole zampe, una squadra e un compasso, gli strumenti del Maestro d’Opera. A sinistra del rettangolo troviamo in un quadrato l’immagine del Sole con 9 raggi all’interno il Monogramma YHS.
 
Si presume che i Templari s’installarono nel borgo a metà del XIII secolo. I vecchi palazzi di Utelle portano ancora scolpito il sigillo dell’Ordine e una sorta di messaggi simbolici. Sopra la lastra ve é un anello che serviva ad attaccare il cavallo; il cavaliere era obbligato a leggerla! Tarde interpreta così il rebus: “Quando inizierai la tua opera pondera le tue capacità. Lavora con rettitudine (la squadra). Non deviare dalla tua strada (il serpente rappresenta la stella Polare, asse fisso del cosmo). Tu raggiungerai la Luce (rappresentata dal Sole)”. Il compasso è aperto a 26° gradi, ciò significa che forma un triangolo isoscele con angolo al vertice 26° e angoli di base 77°. Il numero 77 è la somma del settimo numero triangolare con il settimo numero quadratico(7r=28; 7£=49): 7r+7£=28+49=77.
 
Figura 5. Lannion - Lapide Templare
 
La chiesa monumentale di Brélévenez in un sobborgo di Lannion (Département Côtes-d’Armor), secondo la tradizione locale, fu costruita dai Cavalieri Templari. La conferma è la scoperta di pietre lapidi dei Cavalieri Templari, dove possiamo ammirare in basso una squadra e un martello ai lati di una specie di Abacus, a prima vista una croce, e in alto in un quadrato ruotato a rombo una croce a bracci uguali. L’Abacus porta in cima la croce templare in un cerchio. Ai tre lati del rombo s’innestano nei bracci della croce tre Chrisma a sei raggi. Nel Medioevo il Chrisma era il potente simbolo della confraternita dei costruttori, i compagnons, visualizzato sotto la forma di una stella a sei punte.
 
 
 
CAPUT LVIIIm
 
Tra gli oggetti confiscati nel presidio templare di Parigi, era stato trovato un reliquario, una grande testa d’argento bellissima a forma di testa di donna, la parte superiore era mobile, all’interno vi erano due ossa del cranio, avvolte in un drappo di lino bianco e quindi un drappo rosso, i colori templari. Vi era fissata una targhetta con l’iscrizione CAPUT LVIIIm (tradotto, Testa 58m), dove “m” può essere sia la lettera M che indica Maria, la Madre, la Materia e sia l’errata trascrizione del simbolo astrologico della Vergine c. Sommando tali numeri si ottiene 5+8=13, un numero molto caro ai Templari.
 
La scritta può alludere alla Rosa a Cinque petali, posta al centro della Croce a 4+4=8 bracci uguali che rappresenta le otto direzioni dello spazio, nota come la rosa dei venti. Nel simbolismo rosacrociano, “Rosa Mundi” e “Rota Mundi[2] erano espressioni equivalenti, e la “Rosa Mundi” era precisamente raffigurata con otto raggi, corrispondenti agli elementi e alle qualità sensibili. In questo simbolo vi è la relazione segreta dei Templari dai Rosa-Croce che contrariamente a quanto si presume, non erano posteriori ai Templari ma antecedenti. Sovrapponendo la Croce templare delle Beatitudini[3] a otto punte come quella raffigurata nella Chiesa templare di San Francesco[4], a Sermoneta (LT) con la rosa a cinque petali si ottiene il simbolo a lato.
 
Figura 6. Croce Templare con rosa a cinque petali
 
 
I Rosacroce nascono probabilmente attorno al 1200. Taluni la fanno risalire a Raimondo IV conte di Tolosa (1042-1105), uno dei capi della prima Crociata, di nuovo si ha un raccordo con Montsaunès. Esiste un legame intenso tra Rosacroce e Templari[5]. Difficile dire se si tratti di due organizzazioni totalmente distinte, oppure esistessero elementi comuni già nel 1200. Scrive L. Charpentier nel Mistero di Compostela: “Ora, quando comparvero i grandi Rosa-Croce operativi del gotico, costruirono gli ampi rosoni luminosi esattamente al posto de crisma[6], dal crisma al rosone, il camino è diretto”. Un ammiratore dei Rosacroce e dei Templari è Dante, membro eminente dei Fedeli D’amore, un ramo segreto dei Rosa-Croce. Nella Divina Commedia, Dante alludeva sia pure velatamente, a tale collegamento: “In forma dunque di candida rosa Mi si mostrava la Milizia Santa che nel suo sangue Cristo fece sposa[7]. C’è da chiedersi come mai coloro che costituivano il “Collegio degli Invisibili”, altro nome con cui talvolta erano chiamati i Rosa-Croce, non furono mai individuati dall’Inquisizione domenicana, malgrado essa debba pure averne avuto qualche sentore; come del resto i “Fedeli d’Amore”, i “Fratelli del Libero Spirito”. Questo ci porta a riflettere che in realtà i Rosa-Croce costituissero una sorta di gerarchia invisibile capace di ispirare le varie organizzazioni iniziatiche occidentali. Per questo non hanno altro luogo di riunione se non “il Tempio dello Spirito Santo, che è dappertutto”. Da quanto detto si può presumere che i segreti misterici dei templari non caddero mai nelle mani degli inquisitori e dopo la fine dell’Ordine Templare un gruppo ristretto di Iniziati entrò in clandestinità. Scomparso l’Ordine dei Cavalieri del Tempio, s’iniziò a parlare dei Rosacroce.
 
Un proverbio persiano dice: “Quanto più il cielo è scuro, tanto più fulgide brillano le stelle”. Così, nel buio firmamento dell’età medievale cominciarono ad apparire i misteriosi Fratelli della Rosacroce. Essi non formarono associazioni, non crearono collegi; perché, perseguitati da ogni parte come animali selvaggi, quando erano presi dalla chiesa cristiana, venivano senz’altro bruciati.[8]
 
Ritornando al simbolismo della testa templare, la scritta della targhetta è indubbiamente criptica, deve essere letta con apposite chiavi o codici. Complessivamente la scritta CAPUT LVIIIm è formata da 5+6=11 caratteri. Undici sono le spire, i giri del labirinto nella navata delle cattedrali gotiche, e dopo l’ingresso nel labirinto, la prima curva è quasi sempre nella 5° linea! Abbiamo due gruppi di lettere “CAPUT LVIII” composti di cinque caratteri maiuscoli 2x5=10 il numero Dieci dell’Uomo Celeste, seguiti da una lettera minuscola “m”, che rappresenta il segno astrologico della Vergine.

[1] Il fiore di Lys il giglio, oppure l’iris, secondo una versione risale al tempo di Clodoveo che nel V secolo fu scelto per avere vinto una battaglia in un campo paludoso disseminato di iris gialle. Secondo un altro racconto fu scelto da Luigi VII, secondo un’altra versione fu Luigi VIII, che dopo avere vinto una battaglia in un campo di iris, durante il sonno ebbe l’ispirazione di sceglierla per il proprio stemma. Vedendo gli iris che in file ordinate riempivano lo scudo, i francesi l’avevano chiamata fleur-de-Louis alludendo al re e nel parlare comune, velocemente, per contrazione ecco il fleur-de-lys, cioè fiore di giglio.
[2] Le ruote degli affreschi templari.
[3] All’inizio era utilizzata dai Templari, poi solo dai Cavalieri di Malta.
[4] Sulla facciata della chiesa due grosse Croci a otto punte di colore rosso e ormai consumate dal tempo, stanno a dimostrare l’appartenenza del posto ai Cavalieri Templari. I Templari occuparono la cappella dal 1162 al 1312, solo dopo lo scioglimento dell’Ordine del Tempio, l’edificio passò ai Fraticelli Francescani.
[5] Il pellicano è un noto simbolo adottato sia dai Templari sia dall’Ordine dei Rosa+Croce.
[7] Dante Alighieri Divina Commedia Paradiso, XXXI, 1-3.
[8] H.P. Blavatsky Iside Svelata, I.  
I DUE SAN GIOVANNI
Il punto di partenza dei Templari è Gerusalemme e l’incontro con il Patriarca Teoclete, il sessantasettesimo successore di Giovanni, ma di quale Giovanni? La risposta è Giovanni il Battista che si atteneva rigorosamente ai precetti austeri dell’Ordine dei Nazaria. La storia di Gesù e il cristianesimo primitivo furono comunicati a Hugh de Payens dal Patriarca di Gerusalemme, Teoclete, che era il grande pontefice dell’Ordine del Tempio della setta nazarena o joannita e da, verosimilmente fu iniziato. Dopo di che i segreti furono appresi da alcuni cavalieri in Palestina, scelti fra i più elevati e intelligenti membri della setta di San Giovanni, che furono iniziati ai Misteri. I Templari consideravano Giovanni Battista come loro patrono, ma non lo vedevano nella luce in cui è presentato nei Vangeli, erano attratti dall’alchimia, dall’astrologia, i talismani cabalistici, e accoglievano gli insegnamenti segreti dei loro capi dell’Oriente. Questa era la vera eresia templare. Giudicando perciò come eretici i discepoli di Giovanni Battista, la Chiesa di Pietro li perseguitò, li imprigionò e li condannò a morte sul rogo. Tali furono le sorti degli Ariani, dei Nestoriani, dei Templari, dei Catari e degli Albigesi.
Con il subentro del Cristianesimo all’antica religione pagana dei latini, il culto di Giano Bifronte, fu sdoppiato nel culto di due San Giovanni. Giano s’identificava con la luce del sole, con la divinità che illuminando fa vivere le cose e per tale immagine poteva ricordare l’inizio del vangelo di Giovanni Evangelista; l’altro giovanni, il Battista, aveva lo stesso nome, ma un significato simbolico opposto in ragione del necessario bifrontismo da conservare. Fu in questo modo che dopo molti tentativi e dopo un difficile studio, intorno all’anno 850 furono designati i nomi dei due San Giovanni, per sostituire liturgicamente le festività solstiziali: S. Giovanni Evangelista il 27 dicembre, al solstizio d’Inverno e S. Giovanni Battista il 24 giugno, al solstizio d’Estate. I due San Giovanni risultano perciò due punti di riferimento: il Battista annuncia la Rivoluzione cristiana, l’Evangelista chiude il libro del Mondo con l’Apocalisse. L’uno è all’inizio e l’altro alla fine. L’uno è l’alfa e l’altro l’omega. Giovanni Battista poiché dice di essere “la voce di colui che grida nel deserto” ha suggerito un’interpretazione simbolica con il gallo che canta all’alba, nel deserto della notte, per annunciare la venuta della Luce.
Nell’antica Roma Giano era il patrono dei Collegia opificum atque fabrorum[1], istituiti dall’etrusco re Numa e in suo onore le corporazioni degli artigiani romani celebravano le feste solstiziali. Nella teogonia pagana Giano aveva dunque il compito di assistere ai movimenti del carro solare, di presiedere alla sua uscita all’alba e al suo rientro al tramonto. In lui s’identificava il movimento del Sole, la divinità che dà la vita. I momenti solstiziali rappresentano un varco, un passaggio dopo del quale il movimento del sole prende un nuovo corso: il sole al solstizio equivale a una porta a un cambiamento di stato. Per l’antica cosmologia la Porta del Capricorno, il solstizio d’inverno, aveva un significato positivo perché apriva la fase dell’anno in cui il sole cresceva mentre la Porta del Cancro, il solstizio d’estate, aveva un significato negativo poiché annunciava il periodo buio.
Troviamo vicino a Montsaunès, sui Pirenei in Spagna, incorporata nella parte inferiore della torre, della chiesa romanica di Sant Tomas di Casarilh (Valle di Aran), una pietra[2] templare scolpita con tre cerchi con altrettanti simboli: al centro il Chrisma simbolo dei costruttori, a destra una Croce Templare, a sinistra un fiore a quattro petali, inclinati verso sinistra. In basso due teste in due particolari nicchie. Sotto i tre cerchi due nicchie fatte con 3+3 gradini, in totale 6+6 al cui interno due teste, i due San Giovanni della tradizione cristiana. In alto in corrispondenza delle due teste abbiamo i due fiori di Lys, uno rivolto verso l’alto, sole alto nei cieli, solstizio d’estate, Giovanni Battista, l’altro capovolto, sole nel fondo del cielo, solstizio d’inverno, Giovanni Evangelista.
                        Figura 1. Sant Tomas di Casarilh - Pietra templare
Nella tradizione, i due solstizi, separati da sei settori zodiacali, sono associati ai due S. Giovanni. La festa di San Giovanni Evangelista è il 27 dicembre, pochi giorni dopo il solstizio d’inverno; la festa di Giovanni il Battista è il 24 giugno subito dopo il solstizio d’estate, quando le giornate si accorciano: si va verso il tramonto verso occidente.

LA DOPPIA SPIRALE
Il motivo a doppia spirale, tipico nell’antica Grecia, rappresenta l’azione dei due principi opposti, il Chiaro e l’Oscuro; il movimento nello spazio è rotatorio: la forza cosmica agisce in senso inverso nei due emisferi, le due metà del Cosmo o Uovo del mondo. I punti su cui si avvolgono le due spirali sono i due poli. La spirale descrive uno “spiritus” ovvero un Soffio Divino: espirazione e aspirazione universale (solve et coaugula). Ciò si manifesta nel macrocosmo così come nel microcosmo. Nella Cappella Templare di Montsaunès, le cornici che separano le pareti laterali verticali dalle volte sono fatte con motivi floreali che richiamano la doppia spirale. Lo stesso motivo si trova nella Cappella Templare di San Bevignate (PG), e nella Cappella dei Templari a Dognon in Francia. Il motivo floreale inizia e termina con tre foglie una specie di fiore di Lys, in totale 6 petali come quelli della Rotas, Rosas templare, o Fiore della Vita. L’architrave templare di Utelle presso Nizza, riporta un Drago-Serpente nella forma dei motivi floreali delle cappelle templari; le sei zampette assomigliano alle tre foglie o petali, sono la rappresentazione del Drago Cosmico con i suoi doppi movimenti  rotatori. Il bordo inferiore del pulpito marmoreo[3] del Duomo di Barga (LU) è ornato da un motivo continuo di fiori a tre petali avvolti a spirali opposte.
               
Figura 2. Doppia spirale - Utelle Drago - S.Bevignate - Barga - Montsaunès
Non scordiamoci poi di chiederci chi, all’epoca della costruzione del Duomo, e dei suoi ampliamenti, avrebbe potuto disporre di somme tali da permettere la realizzazione di una chiesa che per mole e magnificenza certo non sarebbe sfigurata in una città: non certo i poveri abitanti di un piccolo borgo medievale, ma certamente un ordine, come quello templare, che era in grado di disporre di somme ingenti.[4]
Figura 3. Duomo di Lucca Croce Patente e due gruppi di ruote a 6 petali
La parte frontale dell’altare di San Martino del Duomo di Lucca, mostra una croce patente rossa ai cui lati due coppie di fiori a sei petali rispettivamente inclinati in senso orario e antiorario.
Una pietra utilizzata per architrave sopra una porta della Commanderia Templare di Vaour mostra una Croce Templare all’interno di un quadrato contenuto a sua volta in un rettangolo con motivi a losanga fiancheggiato ai lati da due spirali, una oraria, l’altra antioraria.
Figura 4. Architrave - Commanderia Templare di Vaour
Nella Lunigiana a Pignone (Val di Vara), all’interno della chiesa si nota su un pilastro una Croce Templare affiancata dalle due Ruote a sei petali. In questa rappresentazione per differenziare la natura delle ruote, una è ruotata di 30° rispetto l’altra.
          Figura 5. Croci templari - Pignone (Lunigiana)
Sempre a Pignone si trova una rappresentazione di croce templare inclinata verso destra. L’inclinazione della croce sia a sinistra sia a destra è un altro modo di indicare il doppio moto rotatorio.